03/06/2026
*Non rimanere prigioniero delle tue ferite!*
Dietro la domanda che i sadducei pongono a Gesù si nasconde qualcosa di più profondo. Infatti la donna viene trattata quasi come un oggetto da assegnare a qualcuno. È come se la sua persona contasse meno del problema teorico che i suoi interlocutori vogliono porre a Gesù. Gesù con la sua risposta restituisce dignità alla persona. Non ragiona in termini di possesso, ma di vita. Allora c’è da chiedersi: Quante persone, ancora oggi, sono messe ai margini, ferite, utilizzate? Persone che vengono considerate più per il ruolo che ricoprono che per la loro dignità. E ancora quante persone, soprattutto le più fragili, finiscono per sentirsi definite dalle circostanze della loro vita anziché dal loro valore davanti a Dio?. Cari fratelli e sorelle la grande novità del Vangelo è che nessuno è riducibile alla propria storia. La risurrezione significa anche questo: Dio restituisce a ciascuno la propria verità più profonda. Nessuno è destinato a rimanere prigioniero delle ferite, delle ingiustizie o delle etichette che il mondo gli ha imposto. Vivere nella logica della risurrezione significa allora imparare a guardare le persone come le guarda Dio. Significa aiutare chi è stato emarginato a rialzarsi, chi è stato usato a ritrovare la propria dignità, chi è stato ferito a riscoprire la propria bellezza. Perché il Dio annunciato da Gesù non è il Dio del possesso, ma il Dio della vita. E davanti a Lui ogni persona vale infinitamente più di qualsiasi ruolo, condizione o storia che porta con sé.