11/09/2026
13 SETTEMBRE 2026– XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
DAL VANGELO SECONDO MATTEO 18, 21-35
La questione del perdono e delle esigenze che provengono dalla pagina del Vangelo di questa domenica ci lasciano interdetti. Gesù risponde alla domanda di Pietro in modo chiaro. Quante volte devo perdonare, chiede Pietro, sempre, risponde Gesù. La reazione del cristiano, dinanzi all’offesa ingiusta, deve manifestarsi come una novità. Il cristiano all’offesa risponde non con la vendetta, ma con il perdono. È con questa risposta che il cristiano vuole rompere la spirale della violenza.
Nella parabola che Gesù racconta a Pietro, per far comprendere il senso del perdono cristiano, il Signore fa capire che esso anzitutto si basa sul perdono che noi abbiamo ricevuto e riceviamo da Dio. Diversamente noi non potremmo comprendere il senso delle affermazioni di Gesù. Chi dinanzi a Dio si sente apposto ed in coscienza si crede giusto davanti all’Onnipotente, farà fatica a capire le esigenze di un perdono incondizionato senza se e senza ma.
Ma in che cosa consiste il perdono? Nella purificazione di ogni sentimento di odio e di rancore verso colui che ci ha offeso, nonché nella capacità di amarlo. Il perdono nasce dal nostro cuore pacificato da Dio e con Dio. Non possiamo perdonare se lasciamo alle nostre ferite ed ai nostri rancori prendere la parola. Diversamente il perdono cristiano ci risulta impossibile da vivere. Noi siamo sempre in debito con Dio ed il debito che abbiamo con lui è insostenibile, impossibile da onorare. Al di fuori della metafora della parabola, il debito che abbiamo con il Signore, ci è stato condonato grazie all’infinita misericordia di Dio e non per i nostri meriti. Tutto parte da qui. Altrimenti le esigenze del Vangelo sono mostruose, impossibili da realizzare.