14/12/2025
Il 14 dicembre 1985,
grazie a don Paolo Aripoli, la basilica di San Foca a Priolo Gargallo, riapriva al culto, dopo anni di degrado e silenzio.
La chiesa di S. Foca, sorse nel suburbio, presso l’attuale Priolo, un vicus centro di antichità paleocristiane, dove la tradizione collocava la villeggiatura dei primi vescovi siracusani.
“Purtroppo i documenti cartacei su questa suggestiva basilica di San Foca tacciono; parla, però,il monumento stesso; ogni sua pietra pare che si illumina raccontandoci l’intreccio vario e multiforme dell’avvicendarsi di vicende fortunate e tristi.”
Per il 22° anniversario della riapertura al culto.
Così scriveva mons. Pasquale Magnano , nel 2007 in occasione della presentazione del libro:
La basilica di San Foca – le ‘memorie’ del primo cristianesimo nel suburbio siracusano.
Una monografia scritta a sei mani che raccoglie tutta la documentazione d'archivio, l'aspetto storico, architettonico, archeologico e che racconta di un popolo e della sua identità cristiana.
Contestualmente don Salvatore Vinci, arciprete e rettore della Basilica, predispose il logo e la cartolina che accompagnasse tale volume.
Grazie a mons. Giuseppe Greco, vicario all'epoca della Curia Arcivescovile di Siracusa, che si adoperò affinché tale testo venisse spedito in tutti i centri studi del mondo, ricevendo in seguito riconoscimenti, encomi e recensioni.
E il comune di Priolo, guidato dall'allora sindaco
dott. Massimo Toppi, finanziò il progetto di riqualificazione del sito da un punto di vista scientifico e archeologico, creando così una sinergia tra i vari enti , studiosi e parrocchia.
Ma tornando alla storia di questo luogo sacro, le prime notizie sulla basilica di San Foca , risalgono al secolo XVI, da una annotazione del canonico spagnolo Ludovico Cristoforo Scobar.
Nella sua opera De rebus praeclaris syracusanis, pubblicata a Venezia nel 1520, si legge: «Germanus aedificavit ecclesiam S. Pauli et S. Petri apostoli et ecclesiam Sancti Phoce, positus est in eodem templo».
Dalla visita pastorale che il vicario generale del vescovo Giovanni Orosco des Arzès (1562- 1574) fece a S. Foca, lasciò la seguente annotazione: «8 aprilis 1573. Multus magnificus et rev. mus Vicarius generalis conferens se de ordinatione et mandato multi Ill.mi ac rev.mi D.ni Syracusani Episcopi in terra Melilli ad effectum visitationis deinde ex itinere et in pheudo vocato de mostringaro et visitavit ecclesiam vocatam de San foca to quam reperit tanquam spelonca latronum sordidis et spurcitiis plenam et ovile boum et pecudum. Jussit quod otturatur porte et alie aperture ne possint amplius in eam ingredi belue et ne vituperetur misterium divinum».
La chiesa di S. Focà con l’annesso conventino è sita nell’ex feudo di Mostringiano, contrada della Guglia tenere Melilli. Stando ad un documento trascritto negli atti del 1748 e 1742 in notar Don Bartolomeo Albani, tanto la Chiesa che le case, poscia ridotte a conventino di eremiti, vennero erette nell’anno 326 per cura di monsignor Germano Primo, diciottesimo vescovo di Siracusa, rendendo celebre la chiesa per le sacre reliquie del Santo Vescovo Martire ivi portate e conservate; sed hactenus non inventis. È certo però che l’eremitaggio divenne uno tra i più insigni santuari, dove quotidianamente da diversi paesi venivano in pellegrinaggio i fedeli.
Col tremuoti dell’11 gennaro 1693 la chiesa in parte fu distrutta. La pietà e devozione di un siracusano a nome Giuseppe Cileni nel 1698, col permesso di mons. A. Termini dato il 21 luglio 1698, a proprie spese, e per limosine raccolte, venne rifabbricata in più ristrette proporzioni, per avere ricevuta dal Santo la guarigione d’un malore che seriamente lo angustiava.
Mons. Giovanni Battista Alagona (1773-1801) nella Nota dei Romitori e Romiti esistenti nella diocesi di Siracusa, inviata alla Regia Giunta nel 1776, annotò che «propriamente in Melilli vi ha un romitorio solo detto di S. Focà distante dal paese quattro miglia. I romiti che adesso vi risiedono sono tre. Il superiore fra Giuseppe Giuliano sirusano d’anni circa 50.
Questo è un contrabbandista celebre, che preso in Siracusa da romito per conrabbando di tabacco fu portato, non sono ancor due anni a santificare le carceri della vicaria di Palermo; onde se possa santificare quel romitorio si lascia alla pia considerazione. Fra Bernardo Platamone siracusano d’anni 60 circa. Fra Gesualdo Agricola di Spaccaforno d’anni 25 circa. Dal Superiore si possono argomentare i costumi degli altri. Supplicano al proprio sostentamento le limosine, ne danno una parte al cappellano per la messa in tutte le domeniche e feste».
Agli inizi del ‘900 Orsi, scrive: «Vicino al paese sono infatti due grandi gruppi cristiani: il meridionale fa capo al cimitero di Manomozza ed alla chiesetta di S. Focà, il settentrionale in c.da Riuzzo, discosti l’uno dall’altro un sei Km».
Ricordare oggi la sacralità di questo luogo, significa comprendere quello che le generazioni passate hanno voluto trasmettere in un percorso di Fede e comprendere quello che Soren Kierkegaard scrisse nel secolo XIX :
" Se fossi medico e uno mi domandasse un consiglio, risponderei: crea il silenzio!
Porta l'uomo al silenzio.
Così soltanto si può udire la parola di Dio. Crea quindi il silenzio".