30/08/2026
ll mio saluto alla comunità
Carissimi,
mentre scrivo queste righe di saluto a conclusione del mio servizio di parroco della Basilica Cattedrale, cerco di non far prevalere l’emozione sulla serenità che il Signore mi concede in un momento particolare quale è quello che sto vivendo. Ho passato un lungo tratto della mia vita in mezzo a voi - ben venticinque anni - e, riandando a questo periodo, il primo sentimento che provo è quello di esprimere una commossa gratitudine al Signore al vescovo Carlo e a voi tutti. Sono consapevole che c’è un abisso tra quello che ho ricevuto e quello che ho dato: per tale motivo mi sento debitore nei vostri riguardi.
Da sempre ho amato la mia Chiesa di Pozzuoli che continuerò ad amarla e a servirla nella Curia Diocesana. Una Chiesa che ha sempre evidenziato la sua vocazione “di famiglia”, di comunità unita da legami saldi, che dà significato e dignità alle cose più semplici; una Chiesa incarnata nella vita delle persone, una Chiesa vicina alla gente.
Sono stato edificato da tante sorelle e fratelli appartenenti a quella categoria che Papa Francesco definiva “la classe media della santità”, una categoria che non compie gesti clamorosi, ma che vive l’eroismo della fedeltà quotidiana al Signore, alla propria famiglia; che è capace di sacrifici e dedizione gratuita, sensibile ai bisogni e alle necessità degli altri, solidale con chi vive momenti di difficoltà e il mio pensiero corre verso le tante persone che non ci sono più ma che continuano a vivere dentro di me.
Per ca**tà, non intendo presentare una situazione talmente ideale da renderla quasi irreale. I difetti, le fragilità, le contraddizioni, le incoerenze fanno parte di ogni cristiano, quindi anche delle nostre comunità; ma c’è un tessuto di valori che permea ancora la nostra realtà ecclesiale puteolana ed è quello che permette di guardare al presente e al futuro con speranza e fiducia nonostante la preoccupante emergenza bradisismica che ha messo in ginocchio la nostra Chiesa.
Con la gratitudine sento di dover chiedere perdono per i limiti della mia persona e per il bene che non ho fatto: anche questa non è un’affermazione di circostanza. Sono consapevole dei miei limiti e per questo mi affido alla benevolenza del Signore e alla vostra comprensione. Spero che l’affetto che mi è stato dimostrato in tante occasioni “copra” le mie inadempienze.
L’invocazione che mi viene spontanea in questa stagione della vita è quella rivolta al “pellegrino sconosciuto” da parte dei due discepoli di Emmaus: “Resta con noi perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”. Il Signore ha accolto l’invito, si è assiso con loro a mensa e ha ridato loro l’entusiasmo di essere annunciatori della sua resurrezione. Che il Signore si sieda alla mia, alla vostra mensa e ci renda capaci di continuare ad annunciarlo con gioia.
Con affetto profondo, Pozzuoli, 30 Agosto 2026 Franco, presbitero