Parrocchia San Lorenzo Martire. Santa Maria Oliveto

Parrocchia San Lorenzo Martire. Santa Maria Oliveto L'Attività della Parrocchia!

Terzo giorno del mese di maggio mese dedicato alla Vergine Maria.Affidiamoci tutti alla Sua intercessione, con una pregh...
03/05/2026

Terzo giorno del mese di maggio mese dedicato alla Vergine Maria.
Affidiamoci tutti alla Sua intercessione, con una preghiera di Papa Francesco tratta dalla Lumen Fidei.

Aiuta, o Madre, la nostra fede!
Apri il nostro ascolto alla Parola, perché riconosciamo la voce di Dio e la sua chiamata.
Sveglia in noi il desiderio di seguire i suoi passi,
uscendo dalla nostra terra e accogliendo la sua promessa.
Aiutaci a lasciarci toccare dal suo amore, perché possiamo toccarlo con la fede.
Aiutaci ad affidarci pienamente a Lui, a credere nel suo amore, soprattutto nei momenti di tribolazione e di croce, quando la nostra fede è chiamata a maturare.
Semina nella nostra fede la gioia del Risorto.
Ricordaci che chi crede non è mai solo.
Insegnaci a guardare con gli occhi di Gesù, affinché Egli sia luce sul nostro cammino. E che questa luce della fede cresca sempre in noi, finché arrivi quel giorno senza tramonto, che è lo stesso Cristo, il Figlio tuo, nostro Signore!

SANTI FILIPPO E GIACOMO IL MINORE, APOSTOLIEntrambi tra i Dodici Apostoli vicini a Gesù, sono ricordati lo stesso giorno...
03/05/2026

SANTI FILIPPO E GIACOMO IL MINORE, APOSTOLI

Entrambi tra i Dodici Apostoli vicini a Gesù, sono ricordati lo stesso giorno perché è quello in cui le rispettive reliquie, nel VI secolo, furono portate da Ierapoli e da Gerusalemme a Roma nella chiesa che oggi si chiama dei SS. Apostoli. Tutti e due sono morti da martiri.

Sono tante le cose che accomunano questi due Santi, conosciutisi in vita poiché entrambi tra i Dodici che Gesù chiamava apostoli, cioè i discepoli a Lui più vicini. Insieme hanno vissuto con Cristo e lo hanno seguito, entrambi intraprenderanno l’attività di evangelizzazione e moriranno per questo da martiri. Ancora insieme, sono sepolti nella Basilica dei SS. XII Apostoli a Roma, inizialmente dedicata solo a loro due.

“Filippo, vieni e seguimi”
Così dice Gesù a Filippo quando lo incontra, e tanto basta a questi per cambiare vita. Originario di Betsaida e già discepolo di Giovanni il Battista, Filippo da tempo aspetta il Messia. Così quando inizia la sua predicazione, Gesù lo premia: è tra i primi a ricevere la chiamata. E con Gesù è nel deserto poco prima del miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, a chiedergli dove avrebbero trovato il pane necessario a sfamare tutta la gente che era intervenuta. E con Gesù è anche alla fine, nell’Ultima Cena, quando chiede a Cristo di mostrare loro il Padre dei cieli. Dopo la Pentecoste attraversa l’Asia Minore per evangelizzare i popoli degli Sciti e dei Parti, dai quali ottiene molte conversioni. Giunto, alla fine, in Frigia, a Ierapoli, viene inchiodato a testa in giù su una croce a X sulla quale muore da martire.

Giacomo, il “fratello” di Gesù
San Paolo lo chiama “fratello” di Gesù, epiteto che designava i parenti più prossimi della famiglia. Secondo alcune fonti, infatti, Giacomo sarebbe stato il cugino di Cristo, figlio di Alfeo che era fratello di San Giuseppe. Anche Giacomo ha un fratello, anche lui discepolo di Gesù: San Giuda Taddeo. Detto il Minore per distinguerlo da Giacomo il Maggiore, a questi succede alla guida della Chiesa di Gerusalemme, dove nel 50 presiede un importante Concilio in cui si parla di questioni assai importanti per l’epoca, come la circoncisione. Prima di questi fatti però lo ritroviamo accanto a Cristo che gli appare dopo la Resurrezione. Giacomo segue sempre una condotta esemplare: non mangia carne, non beve vino e osserva i voti, perciò non stupisce che sia soprannominato “il Giusto”. Autore delle prime Lettere “cattoliche” del Nuovo Testamento, si ricorda in particolare quella in cui osserva che “la fede è morta senza le opere”. Muore da martire, probabilmente per lapidazione, tra il 62 e il 66.

V Domenica di Pasqua. Buona domenica a tutti nella pace e gioia del Signore Gesù vincitore del peccato e della morte.“Ge...
03/05/2026

V Domenica di Pasqua. Buona domenica a tutti nella pace e gioia del Signore Gesù vincitore del peccato e della morte.

“Gesù è risorto, diamo vita a un mondo nuovo, di pace e unità”.(Leone XIV)

«Io sono la via, la verità e la vita»

Cristo è la via, la verità e la vita che conduce al Padre e prepara per noi una dimora eterna. Nel cammino della fede, spesso segnato da incertezze e domande, il Signore ci invita a non lasciarsi turbare, ma ad affidarci con fiducia al Padre, verso il quale egli stesso ci guida. Radunati come pietre vive attorno a Cristo, fondamento della nostra speranza, celebriamo l’Eucaristia, sacramento della sua presenza, chiedendo di essere edificati come comunità viva e testimoni credibili del Vangelo nel mondo.
Avvicinandosi la Passione, Gesù rassicura i suoi discepoli invitandoli a non avere timore e ad avere fede; poi instaura un dialogo con loro nel quale parla di Dio Padre (cfr Gv 14,2-9). Ad un certo punto, l’apostolo Filippo chiede a Gesù: «Signore, mostraci il Padre e ci basta» (Gv 14,8). Filippo è molto pratico e concreto, dice anche quanto noi vogliamo dire: “vogliamo vedere, mostraci il Padre”, chiede di “vedere” il Padre, di vedere il suo volto. La risposta di Gesù è risposta non solo a Filippo, ma anche a noi e ci introduce nel cuore della fede cristologica; il Signore afferma: «Chi ha visto me, ha visto il Padre» (Gv 14,9). In questa espressione si racchiude sinteticamente la novità del Nuovo Testamento, quella novità che è apparsa nella grotta di Betlemme: Dio si può vedere, Dio ha manifestato il suo volto, è visibile in Gesù Cristo. (…) In Gesù anche la mediazione tra Dio e l’uomo trova la sua pienezza. Nell’Antico Testamento vi è una schiera di figure che hanno svolto questa funzione, in particolare Mosè, il liberatore, la guida, il “mediatore” dell’alleanza, come lo definisce anche il Nuovo Testamento (cfr Gal 3,19; At 7,35; Gv 1,17). Gesù, vero Dio e vero uomo, non è semplicemente uno dei mediatori tra Dio e l’uomo, ma è “il mediatore” della nuova ed eterna alleanza (cfr Eb 8,6; 9,15; 12,24); «uno solo, infatti, è Dio - dice Paolo - e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù» (1 Tm 2,5; cfr Gal 3,19-20). In Lui noi vediamo e incontriamo il Padre; in Lui possiamo invocare Dio con il nome di “Abbà, Padre”; in Lui ci viene donata la salvezza. (Benedetto XVI - Udienza generale, 16 gennaio 2013)

……“Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”.
Ci proviamo, Signore, con tutte le forze, con la nostra poca fede. Ci proviamo ma fatichiamo.
È un tempo difficile, certo, in cui predomina la violenza, l’aggressività, in cui i capi delle nazioni sono impazziti, tutti. Allora è bene che il mite Leone ruggisca: Basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra! La vera forza si manifesta nel servire la vita.
Si, ci credo. Credo nella beatitudine di coloro che sono costruttori di pace, un metro quadrato alla volta. Credo nel dialogo. Credo che l’uomo non sia un animale feroce ma che sia stato redento.
Ma la paura rimane, Signore, scusa.
Sono un piccolo discepolo id**ta spaventato.
Queste sono le parole che sgorgano dal cuore di ogni credente in questi giorni.
Lamentele che diventano preghiera, nel desiderio sincero e cristallino di andare oltre.
Ma tu insisti: credete in me, io sono nel Padre.
E ci accorgiamo che queste parole il Maestro le ha dette poche ore prima di essere arrestato.
Quando Gesù aveva tutto il diritto di essere turbato. E di avere paura. Invece no.
Entriamo nel mistero. Le nostre parole di sabbia si spengono.
Ci mettiamo in ascolto.
…..Gesù è la verità. Verità che esiste e che chiede di essere accolta in un mondo che nega la possibilità stessa che esista una verità (eccetto una: quella che non esiste nessuna verità!), o che riduce la verità a livello di opinione, in un malinteso senso di tolleranza, mettendo tutto e tutti sullo stesso piano, come se la libertà significasse che nulla più è autentico.
In un mondo che tutto relativizza, Gesù, con determinazione ma senza arroganza, con autorevolezza ma senza supponenza, pretende di conoscere la verità su Dio e sugli uomini.
All’uomo contemporaneo che, come Pilato, gioca a fare il cinico e chiede cos’è la verità, la Chiesa proclama non una dottrina ma, nuovamente, una persona: Gesù è la verità, dice la verità, ci conduce alla verità. E la verità è evidente, si impone, non ha da convincere. Ma solo un cuore onesto, disincantato, ragionevole è in grado di coglierla.
Ciò che il cercatore di Dio è invitato a fare è mettersi in gioco, fino in fondo, non barare, non impigrirsi ma cercare, restare aperto e disponibile alla crescita intellettuale ed interiore. E, se possibile, dedicare qualche energia alla conoscenza: non se ne può più di un cristianesimo approssimativo e solo emotivo!
Vita
Chi ha scoperto Gesù nel proprio percorso può affermare con assoluta verità che il Signore gli ha donato la vita. Esiste una vita biologica che può anche essere intesa e coinvolgente.
Ma una vita interiore, spirituale, allarga l’orizzonte, ci situa in un progetto di cui siamo chiamati a far parte, ci cambia radicalmente la vita biologica, riempiendola di una gioia intima, profonda, eterna.
Gesù è la vita e dona la vita e il cristiano ama la vita e la dona.
Anche se la propria vita è acciaccata o dolorante, il discepolo sa che è un gigantesco progetto d’amore quello che si sta manifestando nel nostro mondo.
Ci siamo scoperti amati. Abbiamo scelto di amare. Fino in fondo, come il Signore.
Ora sappiamo, come Tommaso. Anche noi, come lui, dobbiamo passare sotto l’epifania di Gesù in croce per capire la pienezza di queste parole. Anche attraversare il mare dell’incredulità e della prova. Ma dopo, lo sappiamo, il risorto è lì che ci attende.
Sì, così ce la posso fare. E anche tu, se ci pensi. Se vuoi.(P. Curtaz)

Dagli Atti degli Apostoli 6,1-7

In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell'assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove.
Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola».
Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani.
E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede.

Dalla prima lettera di san Pietro apostolo 2,4-9

Carissimi, avvicinandovi al Signore, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo. Si legge infatti nella Scrittura: «Ecco, io pongo in Sion una pietra d'angolo, scelta, preziosa, e chi crede in essa non resterà deluso».
Onore dunque a voi che credete; ma per quelli che non credono la pietra che i costruttori hanno scartato è diventata pietra d'angolo e sasso d'inciampo, pietra di scandalo.
Essi v'inciampano perché non obbediscono alla Parola. A questo erano destinati. Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa.

Dal Vangelo secondo Giovanni 14,1-12

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me. Nella casa del Padre mio vi sono molte dimore. Se no, vi avrei mai detto: “Vado a prepararvi un posto”? Quando sarò andato e vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me, perché dove sono io siate anche voi. E del luogo dove io vado, conoscete la via».
Gli disse Tommaso: «Signore, non sappiamo dove vai; come possiamo conoscere la via?». Gli disse Gesù: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere.
Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch’egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre».

Secondo giorno del mese di Maggio mese dedicato alla Vergine Maria.Affidiamoci tutti alla Sua intercessione, con una pre...
02/05/2026

Secondo giorno del mese di Maggio mese dedicato alla Vergine Maria.
Affidiamoci tutti alla Sua intercessione, con una preghiera di Papa Francesco.

Vergine Santa e Immacolata, a Te, che sei l’onore del nostro popolo e la custode premurosa della nostra città, ci rivolgiamo con confidenza e amore.
Tu sei la Tutta Bella, o Maria! Il peccato non è in Te.
Suscita in tutti noi un rinnovato desiderio di santità: nella nostra parola rifulga lo splendore della verità, nelle nostre opere risuoni il canto della ca**tà, nel nostro corpo e nel nostro cuore abitino purezza e castità, nella nostra vita si renda presente tutta la bellezza del Vangelo.
Tu sei la Tutta Bella, o Maria! La Parola di Dio in Te si è fatta carne.
Aiutaci a rimanere in ascolto attento della voce del Signore: il grido dei poveri non ci lasci mai indifferenti, la sofferenza dei malati e di chi è nel bisogno non ci trovi distratti, la solitudine degli anziani e la fragilità dei bambini ci commuovano, ogni vita umana sia da tutti noi sempre amata e venerata.
Tu sei la Tutta Bella, o Maria! In Te è la gioia piena della vita beata con Dio.
Fa’ che non smarriamo il significato del nostro cammino terreno: la luce gentile della fede illumini i nostri giorni, la forza consolante della speranza orienti i nostri passi, il calore contagioso dell’amore animi il nostro cuore, gli occhi di noi tutti rimangano ben fissi là, in Dio, dove è la vera gioia.
Tu sei la Tutta Bella, o Maria! Ascolta la nostra preghiera, esaudisci la nostra supplica: sia in noi la bellezza dell’amore misericordioso di Dio in Gesù, sia questa divina bellezza a salvare noi, la nostra città, il mondo intero.
Amen.

SANT'ATANASIO, VESCOVO DI ALESSANDRIA D'EGITTO E DOTTORE DELLA CHIESAPer 46 anni vescovo di Alessandria d’Egitto, al Con...
02/05/2026

SANT'ATANASIO, VESCOVO DI ALESSANDRIA D'EGITTO E DOTTORE DELLA CHIESA

Per 46 anni vescovo di Alessandria d’Egitto, al Concilio di Nicea Sant’Anastasio è l’unica voce dell’ortodossia contro il dilagante arianesimo che nega il dogma trinitario. Egli stesso non era teologo, anche se il suo maestro fu Sant’Antonio abate. Muore nel 373.

Fin da fanciullo Atanasio si convinse che un buon teologo doveva necessariamente essere anche un buon cristiano, un santo. E i contatti con Antonio abate, patriarca del monachesimo, gli erano di grande conforto, perché coglieva come quest’uomo povero e isolato sapeva molto di più e molto meglio di tanti studiosi della città:
“Oltre allo studio e alla vera conoscenza delle Scritture c’è bisogno di una vita retta e di un’anima pura e della virtù secondo Cristo affinché, camminando nella virtù, l’intelletto possa raggiungere e comprendere ciò che desidera, per quanto la natura umana può comprendere del Dio Verbo. Infatti, senza un intelletto puro e una vita modellata sui santi, non si possono comprendere le parole dei santi… Così chi vuol comprendere il pensiero dei teologi deve purificare l’anima…”.

Il coraggio dei martiri, la debolezza dei lapsi
Nato ad Alessandria nel 295 circa da famiglia cristiana, ricevette una buona formazione culturale. La sua infanzia coincise con la persecuzione di Diocleziano (303-313) e Atanasio ebbe modo di ammirare il coraggio dei martiri da una parte, e dall’altra la mancanza di coraggio, dettata dalla debolezza umana, dei lapsi, i “ricaduti”, pronti a sacrificare agli dei di fronte al pericolo, e poi chiedere di essere riammessi nella comunione con la Chiesa, terminata la persecuzione.

La Trinità: Dio uno e trino
Atanasio visse periodi non facili. Da una parte, la Chiesa era appena uscita da un duro periodo di persecuzioni e doveva ancora trovare un corretto rapporto con l’autorità imperiale, dato che questa ancora influiva sulle nomine, sulle convocazioni di Concili e Sinodi e sulle formulazioni dottrinali; dall’altra, emergevano incomprensioni dottrinali che rischiavano di mettere a repentaglio l’intera esperienza cristiana, in particolare con l’arianesimo (da Ario, sacerdote della chiesa di Alessandria). Di fatto, nella cultura greca credere nell’unico Dio non era un problema: si trattava però di aiutare i nuovi cristiani a comprendere che Dio era Uno e Trino. Il diffondersi di una tale “dottrina” avrebbe significato far passare il messaggio che la salvezza si poteva raggiungere con le proprie forze e avrebbe quindi reso inutile l’incarnazione. Atanasio era consapevole dei due pericoli – di autorità e di dottrina – e s’impegnò per tutta la vita a dare il suo contributo dottrinale.

Il Concilio di Nicea
Nel 325, da diacono, partecipò al Concilio di Nicea quale assistente del vescovo Alessandro. In questa sede venne affrontata la questione di Ario, e i Vescovi presenti proclamarono solennemente che il Figlio è “della stessa sostanza del Padre”. Nel 328 il vescovo Alessandro morì e Atanasio ne divenne il successore. Come Vescovo decise di far visita nella Tebaide ai monaci di san Pacomio: Atanasio, infatti, era ben consapevole che il monachesimo poteva offrire un grande contributo nei confronti del popolo. A quella visita però Pacomio non si presentò perché temeva d’essere ordinato sacerdote e ritrovarsi coinvolto nell’impegno pastorale dell’amico Atanasio, che lo comprese cordialmente.

I meleziani e la difesa di Atanasio
Durante la visita alle varie comunità, i meleziani (discepoli del vescovo Melezio di Licopoli - +328) guidati da Giovanni Arkaf, lo accusarono presso l’imperatore di essersi fatto ordinare vescovo troppo giovane e aver imposto ingiusti tributi ai cristiani. Non fu difficile per Atanasio difendersi dalle accuse, ma queste erano solo il preludio di quanto ancora sarebbe accaduto. Verso la fine del 332 fu accusato di aver fatto uccidere il vescovo Arsenio di Ipsele, mentre questi era semplicemente nascosto in un monastero di monaci e comparve vivo e vegeto in tribunale. Fu un grande smacco per gli accusatori di Atanasio.
Anche gli ariani non smisero di creargli problemi. I meleziani gli sottoposero un documento con la formula di fede da sottoscrivere: poteva apparentemente sembrare ortodossa, ma mancava l’espressione “della stessa sostanza”. L’imperatore chiese ad Atanasio di riammettere Ario, ma dopo aver letto il documento, il vescovo si rifiutò. A questo punto, nel 335 i vescovi ariani e meleziani indissero il Concilio a Tiro che – di fronte alla maggioranza pilotata di ariani e meleziani – decretò l’esilio di Atanasio. Nel frattempo ad Alessandria era stato nominato Vescovo Giovanni Arkaf, ma la sua presenza durò poco perché presto venne espulso dai cristiani stessi. Da quel momento la cattedra d’Alessandria non fu occupata da altri vescovi eretici, in quanto i cristiani della città riconoscevano solo Atanasio come loro vescovo.

La diatriba tra ariani e Atanasio
Alla morte di Costantino nel 337, Atanasio – con il consenso degli imperatori d’Occidente e d’Oriente – fece ritorno ad Alessandria. Ma ancora una volta gli ariani si opposero e invocarono un altro Concilio per discutere sulla posizione di Atanasio; a questo punto, lui si ritirò con i monaci. Papa Giulio I, saputo dov’era, lo convocò a Roma per il Concilio romano, durante il quale Atanasio fu riconosciuto innocente. Non potendo però rientrare ad Alessandria ebbe modo di insegnare con le sue catechesi – tra il 339 e il 346 – che il pericolo dell’arianesimo svuotava la fede cristiana. Nello stesso tempo, diffondeva l’esperienza del monachesimo a riprova che tutto è grazia, tutto è dono di Dio per chi in Lui crede e a Lui si affida.

Il rientro di Atanasio ad Alessandria
Solo nel 346, dopo il Concilio del 343 nell’attuale Sofia, il vescovo di Alessandria fu dichiarato deposto e Atanasio invitato a rientrare, cosa che avverrà solo tre anni dopo, in un tripudio di festeggiamenti. Gregorio Nazianzeno racconta che all’ingresso in Alessandria, innanzi al proprio pastore, la gente gettava a terra i mantelli e le palme. L’azione pastorale di Atanasio seppe conquistare cuori e intelligenze, come lui stesso scriverà nella Storia degli ariani raccontata ai monaci: “Quante donne in età da marito, già preparate e decise per le nozze, restarono vergini per Cristo! Quanti giovani, vedendo il loro esempio, abbracciarono la vita monastica! Quanti padri persuasero i propri figli e quanti figli convinsero i propri padri a non abbandonare la vita cristiana…”. San Basilio, che iniziava in quegli anni il suo ministero episcopale, riconobbe nell’ormai anziano Atanasio l’unico capace di dialogare con tutti, perché nessuno come lui “aveva la sollecitudine di tutte le Chiese”. Quando morì, il 2 maggio 373, Basilio lo ricordò come “anima grande e apostolica”.

Sabato della IV settimana di Pasqua. Buona giornata a tutti nella pace e gioia del Signore Gesù vincitore del peccato e ...
02/05/2026

Sabato della IV settimana di Pasqua. Buona giornata a tutti nella pace e gioia del Signore Gesù vincitore del peccato e della morte.

“Gesù è risorto, diamo vita a un mondo nuovo, di pace e unità”.(Leone XIV)

SANT'ATANASIO, VESCOVO DI ALESSANDRIA D'EGITTO E DOTTORE DELLA CHIESA

Durante l’Ultima Cena, avendo Gesù affermato che conoscere Lui significava anche conoscere il Padre (cfr Gv 14,7), Filippo quasi ingenuamente gli chiese: “Signore, mostraci il Padre, e ci basta» (Gv 14,8). Gesù gli rispose con un tono di benevolo rimprovero: “Filippo, da tanto tempo sono con voi e ancora non mi conosci? Colui che vede me, vede il Padre! Come puoi tu dire: «Mostraci il Padre»? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? ... Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me” (Gv 14,9-11). Queste parole sono tra le più alte del Vangelo di Giovanni. Esse contengono una rivelazione vera e propria. Al termine del Prologo del suo Vangelo, Giovanni afferma: “Dio nessuno lo ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, che è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato” (Gv 1,18). Ebbene, quella dichiarazione, che è dell’evangelista, è qui ripresa e confermata da Gesù stesso. Ma con una nuova sfumatura (…) Per esprimerci secondo il paradosso dell’Incarnazione, possiamo ben dire che Dio si è dato un volto umano, quello di Gesù, e per conseguenza d’ora in poi, se davvero vogliamo conoscere il volto di Dio, non abbiamo che da contemplare il volto di Gesù! Nel volto di Gesù vediamo realmente chi è Dio e come è Dio! (Benedetto XVI - Udienza generale, 6 settembre 2006)

Devo essere sincero: nella mia lunga vita ho incontrato molti credenti e pochi cristiani. Intendo dire che sono ancora molte le persone che credono in Dio, che cercano una risposta alle grandi domande della vita, che frequentano le comunità cristiane. Ma quando mi confronto con loro, mi accorgo che la loro idea di Dio ha ben poco a che vedere con il Padre che Gesù è venuto ad annunciare. Nel dialogo con Filippo, Gesù, quasi stupito, ribadisce all’amato apostolo di origini straniere, di essere in profonda comunione con il Padre. La comunità cristiana, dopo la resurrezione del Signore, capirà il significato di quella sconcertante affermazione: Gesù e Dio sono una cosa sola, egli è in Dio e Dio è in lui, non attraverso una particolare sensibilità spirituale, ma in una vera e propria identificazione. Gesù è il figlio di Dio che ci rivela il vero volto del Padre. Superiamo, allora, la più che parziale visione di Dio che portiamo nel cuore per fidarci di ciò che Gesù ha detto e per convertirci, infine, alla sua vera identità. In Gesù anche noi diventiamo figli adottivi, abbiamo accesso a Dio e cresciamo nella sua conoscenza.(P. Curtaz)

Dagli Atti degli Apostoli 13,44-52

Il sabato seguente quasi tutta la città [di Antiòchia] si radunò per ascoltare la parola del Signore. Quando videro quella moltitudine, i Giudei furono ricolmi di gelosia e con parole ingiuriose contrastavano le affermazioni di Paolo.
Allora Paolo e Bàrnaba con franchezza dichiararono: «Era necessario che fosse proclamata prima di tutto a voi la parola di Dio, ma poiché la respingete e non vi giudicate degni della vita eterna, ecco: noi ci rivolgiamo ai pagani. Così infatti ci ha ordinato il Signore: "Io ti ho posto per essere luce delle genti, perché tu porti la salvezza sino all'estremità della terra"».
Nell'udire ciò, i pagani si rallegravano e glorificavano la parola del Signore, e tutti quelli che erano destinati alla vita eterna credettero.
La parola del Signore si diffondeva per tutta la regione. Ma i Giudei sobillarono le pie donne della nobiltà e i notabili della città e suscitarono una persecuzione contro Paolo e Bàrnaba e li cacciarono dal loro territorio. Allora essi, scossa contro di loro la polvere dei piedi, andarono a Icònio.
I discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo.

Dal Vangelo secondo Giovanni 14,7-14

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Se avete conosciuto me, conoscerete anche il Padre mio: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre. Come puoi tu dire: "Mostraci il Padre"? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso; ma il Padre, che rimane in me, compie le sue opere. Credete a me: io sono nel Padre e il Padre è in me. Se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità io vi dico: chi crede in me, anch'egli compirà le opere che io compio e ne compirà di più grandi di queste, perché io vado al Padre. E qualunque cosa chiederete nel mio nome, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.

Primo giorno del mese di maggio! mese dedicato alla Vergine Maria.Affidiamoci tutti alla Sua intercessione!Noi ti lodiam...
01/05/2026

Primo giorno del mese di maggio! mese dedicato alla Vergine Maria.
Affidiamoci tutti alla Sua intercessione!

Noi ti lodiamo, ti benediciamo, ti glorifichiamo nella memoria della beata Vergine Maria.
All'annuncio dell'angelo, accolse nel cuore immacolato il tuo Verbo e meritò di concepirlo nel grembo verginale; divenendo Madre del suo creatore segnò gli inizi della Chiesa.
Ai piedi della croce, per il testamento di amore del tuo Figlio, estese la sua maternità a tutti gli uomini, generati dalla morte di Cristo per una vita che non avrà mai fine.
Immagine e modello della Chiesa orante, si unì alla preghiera degli Apostoli nell'attesa dello Spirito Santo. Assunta alla gloria del cielo, accompagna con materno amore la Chiesa e la protegge nel cammino verso la patria fino al giorno glorioso del Signore. Amen.

SAN GIUSEPPE LAVORATORE, SPOSO DELLA B.V. MARIA, PROTETTORE DEI LAVORATORISi ricorda oggi San Giuseppe, il padre terreno...
01/05/2026

SAN GIUSEPPE LAVORATORE, SPOSO DELLA B.V. MARIA, PROTETTORE DEI LAVORATORI

Si ricorda oggi San Giuseppe, il padre terreno di Gesù, nella sua veste di falegname, a testimonianza del fatto che anche il lavoro umile può rendere l’uomo partecipe del progetto divino della salvezza. I lavoratori cristiani lo venerano come Patrono.

Fabbro, falegname, carpentiere. San Giuseppe era tutto questo – come insegnano i Vangeli – oltre a essere lo sposo di Maria e il padre terreno di Gesù. Con la sua vita di onesto lavoratore, San Giuseppe nobilita il lavoro manuale con il quale mantiene la sua Santa Famiglia e partecipa al progetto della salvezza.

Giuseppe, il “Giusto”
Così viene chiamato nelle Scritture: con l’appellativo “il Giusto”, che nel linguaggio biblico definisce chi ama e rispetta la Legge in quanto espressione della volontà di Dio. Giuseppe lo fa. Discendente della Casa di Davide, non è assolutamente in età avanzata quando si fidanza con Maria. E, come la sua sposa, anche lui dice il suo “sì” a un angelo, quello che lo visita in sogno per rassicurarlo sulla gravidanza di Maria, in quanto frutto dello Spirito Santo. È il nascondimento la sua caratteristica, il suo farsi da parte. Quando Gesù inizia la sua vita pubblica, alle nozze di Cana, il Nuovo Testamento non lo cita più: probabilmente è morto, ma non sappiamo né dove né quando, né tantomeno sappiamo dove sia sepolto.

Il lavoro: partecipazione al disegno divino
Come quei padri che insegnano il proprio lavoro ai figli, così fa anche Giuseppe con Gesù. Egli stesso, più volte, viene chiamato nei Vangeli “il figlio del carpentiere” oppure “del legnaiuolo”. Più di tutti, quindi, San Giuseppe rappresenta la dignità del lavoro umano che è dovere e perfezionamento dell’uomo che così esercita il suo dominio sul Creato, prolunga l’opera del Creatore, offre il suo servizio alla comunità e contribuisce al piano della salvezza. Giuseppe ama il suo lavoro. Non si lamenta mai della fatica, ma da uomo di fede la eleva a esercizio di virtù; sa essere sempre contento perché non ambisce alla ricchezza e non invidia i ricchi: per lui il lavoro non è un mezzo per soddisfare la propria cupidigia, ma solo strumento di sostentamento per la sua famiglia. Poi, come viene prescritto agli ebrei, il sabato osserva il riposo settimanale e prende parte alle celebrazioni. Non deve stupire questa concezione nobile del lavoro più umile, quello manuale: già nell’Antico Testamento, infatti, Dio viene simboleggiato di volta in volta come vignaiolo, seminatore, pastore.

La festa di San Giuseppe Artigiano
Fu istituita ufficialmente da Pio XII il Primo Maggio del 1955 per aiutare i lavoratori a non perdere il senso cristiano del lavoro così espresso, ma già il Beato Pio IX aveva in qualche modo riconosciuto l’importanza di San Giuseppe come lavoratore quando proclamò il Santo patrono universale della Chiesa. Il principio del lavoro come mezzo per la salvezza eterna sarà ripreso anche da San Giovanni Paolo II nella sua Enciclica Laborem Exercens, in cui lo chiama “il Vangelo del lavoro”. Sembra, poi, che anche il cardinale Roncalli – futuro San Giovanni XXIII - eletto al soglio di Pietro avesse pensato di farsi chiamare Giuseppe, tanto era devoto al Santo padre terreno di Gesù. Infine, devoti di San Giuseppe sono stati anche molti altri Santi, come Santa Teresa d’Avila.

Indirizzo

Via San Lorenzo S. N. C Santa Maria Oliveto
Pozzilli
86077

Sito Web

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