07/09/2026
🔴 “Umanità, dove caspita stai andando?”
Questa mattina, presso il Centro Caritas "A Casa di Leo" a Potenza si è tenuto un partecipato incontro dal titolo "Il Cantiere del nostro tempo: Co-costruire bene comune alla luce della Magnifica humanitas", un'intensa sessione di riflessione che ha visto intrecciarsi le testimonianze e le visioni pastorali di Mons. Francesco Savino e dell'Arcivescovo Mons. Davide Carbonaro.
Con la provocatoria e appassionata domanda “Umanità, dove caspita stai andando?”, Mons. Francesco Savino (Vescovo di Cassano allo Jonio e Vicepresidente della CEI per l'Italia Meridionale) ha aperto una riflessione accorata e senza filtri, richiamando tutti all'essenziale. Il Vescovo ha messo in guardia dal rischio di trasformare la complessa questione dei migranti in un capro espiatorio o in una distrazione di massa, ricordando come il reale dramma che nega il futuro ai nostri territori sia rappresentato dall'inverno demografico e dal progressivo spopolamento. Nel guardare al processo di scristianizzazione in atto, Mons. Savino ha lanciato un avvertimento severo sulla necessità della credibilità: se la Chiesa e la Caritas perdono credibilità, a perdere è l'intera comunità. Per evitare la "tentazione pelagiana", occorre - dunque - riscoprire la dimensione interiore e spirituale, trovando nella preghiera quotidiana la forza del proprio agire per fare della Caritas un cantiere del bene comune in cui tessere relazioni autentiche e superare le logiche "gruppettarie". Un cantiere che affonda le radici nei pilastri della Dottrina Sociale della Chiesa, a partire dalla sussidiarietà orizzontale e verticale. Richiamando l'enciclica Magnifica Humanitas, ha ricordato che ogni persona possiede una dignità ontologica da rispettare e che l'essere umano fiorisce proprio attraverso i suoi limiti. In una società che esalta l'uomo vincente e performante, di fronte ai rischi del paradigma tecnocratico e dell'intelligenza artificiale, la sfida primaria resta quella di custodire l'umano e la fragilità, ricordando che nessuno si salva da solo e nessuno deve essere lasciato indietro. L'eco di questo messaggio ha trovato piena continuità nelle parole dell'Arcivescovo Mons. Davide Carbonaro, il quale ha sottolineato con forza che "è tempo di responsabilità" per co-costruire la comunità partendo dall’ascolto dei fragili e dei poveri, un atteggiamento radicato nel Dna della Chiesa che la tiene lontana da polarizzazioni ideologiche. Invocando le domande fondamentali del Creatore e l’enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone, Mons. Carbonaro ha contrapposto la logica disumanizzante di Babele — fondata su calcolo, tecnocrazia ed efficienza — alla pazienza costruttiva di Gerusalemme, un'opera condivisa capace di ricucire i legami sociali prima ancora delle pietre. La vera corresponsabilità richiede infatti la centralità delle persone come soggetti attivi del bene comune, custodi di una sapienza pratica che nessuna macchina potrà mai sostituire. Volgendo lo sguardo alla Basilicata, segnata da spopolamento, fuga dei giovani, lavoro precario, isolamento delle aree interne e dalla dolorosa ferita dell'accesso al diritto alla salute, l'Arcivescovo ha evidenziato la necessità per la Chiesa di raccogliere e accompagnare il grido della gente con franchezza e coerenza. Infine, ringraziando la direttrice Marina Buoncristiano, gli operatori e i volontari Caritas, li ha esortati a fare rete senza sostituirsi alle istituzioni, restando un segno vivo sul territorio capace di accendere speranze e custodire sogni con reale cuore evangelico.