21/07/2020
Lo scorso agosto sono partita per quella che è "missione Albania". Non mi sembrava di andare veramente in missione visto che il volo durava meno di due ore ma non mi sono mai sbagliata così tanto. Ho capito che la missione non é solo quando si va dall'altra parte del mondo. A pochi km da casa mia era tutto diverso, e non me lo aspettavo. Ho incontrato bambini che per giocare con noi facevano mezz'ora in bici o ci aspettavano in strade isolate per poi fare metà strada in un pullman sgangherato, altri che saltavano la corda con infradito di 2 numeri piu piccoli. Persone che mi hanno ospitato in casa loro, che hanno cucinato per me e che mi ringraziavano per essere lì, ma ero io che mi sentivo di ringraziare loro . Ho passato un pomeriggio nel centro gestito dalle suore di Madre Teresa con ragazze con gravi patologie e lì mi sono sentita piccolissima e inutile e mi sono pentita di tutte le volte che mi sono lamentata della mia vita. Non sapevo come poter essere utile a quelle ragazze in poche ore ma poi ho fatto quello che mi riesce meglio, farle ridere cantando "whisky il ragnetto" per rendere diverso quel pomeriggio e le loro risate mi hanno fatto capire che per quelle poche ore ero nel posto giusto a fare la cosa giusta. Ricordo che quando ho notato il modo in cui le suore e i volontari si occupavano di quelle ragazze ho pensato che l'amore di Dio era tutto in quell'edificio, chiuso in un cerchio magico che nessuno poteva infrangere e tutti quelli che attraversavano quel cancello potevano assorbire quell'amore così forte. Questa esperienza mi ricorda di tenere sempre gli occhi aperti perché anche il nostro vicino può aver bisogno di noi.
Bianca guerriero