Ccebam - Chiesa Cristiana Evangelica Battista di Mantova

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16/06/2026

Fino a quando? — Riflessione sul Salmo 13
Il Salmo 13 nasce da una domanda profondamente umana: “Fino a quando, Signore?”
Davide non nasconde la sua angoscia, non finge di essere forte, non usa parole religiose per mascherare il dolore. Egli apre il cuore davanti a Dio e confessa ciò che molti di noi, in qualche momento della vita, sentono: “Signore, sembra che Tu mi abbia dimenticato.”

A volte sviluppiamo una visione pessimista della vita. Pensiamo che certe condizioni siano eterne, che alcune stagioni non passeranno mai, che la notte non finirà, che l’ansia nell’anima rimarrà per sempre. Quando il dolore dura troppo, il cuore comincia a credere che la prova sia definitiva.

Davide dice:
“Fino a quando, Signore, mi dimenticherai? Sarà forse per sempre?”
“Fino a quando avrò l’ansia nell’anima e l’affanno nel cuore tutto il giorno?”
Queste parole mostrano una battaglia interiore. Non è solo una lotta contro i nemici esterni, ma anche contro i pensieri, contro la paura, contro la sensazione di abbandono. Quando l’anima è stanca, anche la percezione spirituale si indebolisce. Si comincia a pensare che il nemico abbia vinto, che la situazione sia senza uscita, che Dio sia lontano.

Ma il Salmo non finisce nella disperazione.
Davide passa dal lamento alla preghiera, e dalla preghiera alla fiducia. Egli dice:
“Guarda, rispondimi, o Signore, mio Dio; illumina i miei occhi…”
Questa è una richiesta molto importante: “illumina i miei occhi.”

Davide non chiede soltanto che la situazione cambi; chiede che Dio gli dia una nuova visione. Perché molte volte il problema non è soltanto ciò che stiamo vivendo, ma il modo in cui stiamo vedendo ciò che viviamo.
Quando i nostri occhi sono dominati dalla paura, vediamo solo sconfitta.
Quando i nostri occhi sono dominati dall’ansia, pensiamo che tutto sia perduto.
Quando i nostri occhi sono illuminati da Dio, cominciamo a vedere che la prova è reale, ma non è eterna; che il nemico combatte, ma non ha l’ultima parola; che il silenzio di Dio non significa assenza di Dio.

Alla fine, Davide dichiara:
“Quanto a me, io confido nella tua bontà; il mio cuore esulterà per la tua salvezza.”
Questa è la svolta del Salmo. La situazione esterna forse non era ancora cambiata, ma qualcosa era cambiato dentro Davide. La sua fede si rialza. Il suo cuore ricorda la bontà del Signore. La sua anima smette di ascoltare soltanto la voce del dolore e torna ad ascoltare la voce della promessa.

24 anni di CCEBAM: una storia di grazia, comunione e missioneAbbiamo celebrato con grande gioia il 24º anniversario dell...
15/06/2026

24 anni di CCEBAM: una storia di grazia, comunione e missione
Abbiamo celebrato con grande gioia il 24º anniversario della CCEBAM! È stato un momento profondamente significativo, segnato dalla presenza di Dio, dalla comunione fraterna e da una forte chiamata missionaria.

Oltre al nostro momento di agape, abbiamo vissuto una grande celebrazione con il gruppo di lode, guidato dal fratello Elailson, con la partecipazione del gruppo di coreografia e la presenza speciale di tanti ospiti che hanno reso questo giorno ancora più prezioso. Abbiamo avuto anche la gioia di ricevere il Pastore Silvio Simões, venuto da Viana do Castelo, Portogallo, che ci ha portato due messaggi potenti e profondamente edificanti.

La prima predicazione aveva come tema “L’invito d’oro”. In questi 24 anni di storia, possiamo pensare a circa 1.248 domeniche in cui la chiesa si è riunita per adorare, servire, accogliere e annunciare Cristo. Ma una domanda rimane davanti a noi: quante persone abbiamo invitato alla casa di Dio? La Parola ci mostra esempi meravigliosi di persone che hanno portato altri a incontrare il Signore: Andrea portò suo fratello Pietro a Gesù, Barnaba accolse Giovanni Marco, e Pietro fu chiamato nella casa di Cornelio, aprendo una porta straordinaria per la salvezza dei gentili.

Questo è il senso dell’invito d’oro: comprendere che abbiamo tra le mani il messaggio più potente del mondo, il Vangelo di Cristo. Invitare qualcuno non è un semplice gesto sociale; è un atto di amore, fede e obbedienza. È dire a una persona: “Vieni, perché c’è una Parola che può salvare, trasformare e dare nuova vita”.

La seconda predicazione aveva come tema “SOS”. Il pastore ha iniziato ricordando la richiesta di soccorso trasmessa durante lo tsunami in Indonesia. Con il passare del tempo, quei segnali diminuivano, non perché il pericolo fosse finito, ma perché molte persone stavano morendo.Che avvertimento potente per la Chiesa!Anche oggi ci sono innumerevoli persone che stanno gridando SOS. Gente ferita, sola, confusa, oppressa, senza speranza, senza Cristo. Il mondo sta chiedendo soccorso, e spesso noi, come Chiesa, non stiamo ascoltando con la dovuta urgenza.

Ma siamo stati chiamati proprio per questo: rispondere al grido del mondo con l’amore di Cristo. Non possiamo restare indifferenti. Non possiamo celebrare 24 anni guardando solo al passato. Dobbiamo guardare avanti con rinnovato impegno, passione e responsabilità spirituale.

La CCEBAM non è solo una chiesa con una storia. È una comunità chiamata a continuare annunciando il Vangelo, accogliendo persone, formando discepoli e rispondendo al bisogno spirituale di questa generazione. Che questo anniversario sia più di una celebrazione. Che sia un nuovo inizio. Un rinnovamento del nostro amore per Dio, per la Chiesa e per le anime.

Abbiamo ricevuto un invito d’oro. Ora siamo chiamati a estenderlo agli altri.
Abbiamo ascoltato il SOS del mondo. Ora dobbiamo rispondere con il Vangelo di Cristo.
A Dio sia tutta la gloria per questi 24 anni di CCEBAM!

24 anni di CCEBAM: una storia di grazia, comunione e missioneAbbiamo celebrato con grande gioia il 24º anniversario dell...
15/06/2026

24 anni di CCEBAM: una storia di grazia, comunione e missione

Abbiamo celebrato con grande gioia il 24º anniversario della CCEBAM! È stato un momento profondamente significativo, segnato dalla presenza di Dio, dalla comunione fraterna e da una forte chiamata missionaria. Oltre al nostro momento di agape, abbiamo vissuto una grande celebrazione con il gruppo di lode, guidato dal fratello Elailson, con la partecipazione del gruppo di coreografia e la presenza speciale di tanti ospiti che hanno reso questo giorno ancora più prezioso.

Abbiamo avuto anche la gioia di ricevere il Pastore Silvio Simões, venuto da Viana do Castelo, Portogallo, che ci ha portato due messaggi potenti e profondamente edificanti. La prima predicazione aveva come tema “L’invito d’oro”. In questi 24 anni di storia, possiamo pensare a circa 1.248 domeniche in cui la chiesa si è riunita per adorare, servire, accogliere e annunciare Cristo. Ma una domanda rimane davanti a noi: quante persone abbiamo invitato alla casa di Dio?

La Parola ci mostra esempi meravigliosi di persone che hanno portato altri a incontrare il Signore: Andrea portò suo fratello Pietro a Gesù, Barnaba accolse Giovanni Marco, e Pietro fu chiamato nella casa di Cornelio, aprendo una porta straordinaria per la salvezza dei gentili. Questo è il senso dell’invito d’oro: comprendere che abbiamo tra le mani il messaggio più potente del mondo, il Vangelo di Cristo. Invitare qualcuno non è un semplice gesto sociale; è un atto di amore, fede e obbedienza. È dire a una persona: “Vieni, perché c’è una Parola che può salvare, trasformare e dare nuova vita”.

La seconda predicazione aveva come tema “SOS”. Il pastore ha iniziato ricordando la richiesta di soccorso trasmessa durante lo tsunami in Indonesia. Con il passare del tempo, quei segnali diminuivano, non perché il pericolo fosse finito, ma perché molte persone stavano morendo. Che avvertimento potente per la Chiesa! Anche oggi ci sono innumerevoli persone che stanno gridando SOS. Gente ferita, sola, confusa, oppressa, senza speranza, senza Cristo. Il mondo sta chiedendo soccorso, e spesso noi, come Chiesa, non stiamo ascoltando con la dovuta urgenza. Ma siamo stati chiamati proprio per questo: rispondere al grido del mondo con l’amore di Cristo. Non possiamo restare indifferenti. Non possiamo celebrare 24 anni guardando solo al passato. Dobbiamo guardare avanti con rinnovato impegno, passione e responsabilità spirituale.

La CCEBAM non è solo una chiesa con una storia. È una comunità chiamata a continuare annunciando il Vangelo, accogliendo persone, formando discepoli e rispondendo al bisogno spirituale di questa generazione. Che questo anniversario sia più di una celebrazione. Che sia un nuovo inizio. Un rinnovamento del nostro amore per Dio, per la Chiesa e per le anime. Abbiamo ricevuto un invito d’oro. Ora siamo chiamati a estenderlo agli altri. Abbiamo ascoltato il SOS del mondo. Ora dobbiamo rispondere con il Vangelo di Cristo.

A Dio sia tutta la gloria per questi 24 anni di CCEBAM

14/06/2026

Culto in diretta Domenica 14 Giugno - Ore 10:00
Predica: Past. Silvio Simoes
Tema: l’invito

09/06/2026

In Giobbe 22:21-30, Elifaz pronuncia parole forti: invita Giobbe a riconciliarsi con Dio, ad accogliere la Sua parola, ad allontanare l’iniquità e a fare dell’Onnipotente il suo vero tesoro. Anche se, nel contesto del libro, Elifaz sbaglia nel giudicare Giobbe come colpevole, alcune delle sue parole contengono principi spirituali veri: la pace dell’uomo si trova nella comunione con Dio.

Il testo si apre con un invito profondo: “Riconciliati dunque con Dio e avrai pace”. La pace non nasce semplicemente dall’assenza di problemi, ma dalla presenza di Dio nella vita. Giobbe era nel dolore, nella perdita e nell’incomprensione, ma la vera questione dell’uomo resta sempre questa: dove cerca sicurezza? Dove cerca rifugio? Dove deposita il suo cuore?

Elifaz dice anche: “Ricevi istruzione dalla sua bocca, e riponi le sue parole nel tuo cuore”. Qui troviamo un principio essenziale: non basta ascoltare la Parola, bisogna custodirla. La Parola di Dio non deve rimanere solo nella mente, ma scendere nel cuore, trasformare le scelte, correggere le vie e illuminare i passi.

Un altro punto forte del testo è l’invito a non fare dell’oro il proprio tesoro. Elifaz afferma che, quando l’uomo considera Dio come il suo oro e la sua ricchezza più preziosa, allora ritrova la gioia nell’Onnipotente. Questo parla direttamente al nostro tempo: molti cercano sicurezza nel denaro, nella posizione, nell’approvazione degli altri, nei beni materiali. Ma tutto ciò può essere perso. Solo Dio rimane.

Il brano presenta poi una promessa di comunione: “Lo pregherai, ed egli ti esaudirà”. La preghiera nasce da un cuore che si avvicina a Dio. Non è un mezzo per manipolare il Signore, ma un cammino di dipendenza, fiducia e intimità. Chi cammina con Dio impara non solo a chiedere, ma anche ad ascoltare, aspettare e obbedire.

Infine, il testo parla di restaurazione e intercessione: l’uomo che torna a Dio diventa anche strumento di benedizione per altri. “Egli libererà perfino chi non è innocente”. C’è qui un’immagine potente: una vita riconciliata con Dio può diventare canale di grazia, preghiera e soccorso per chi è caduto.

La grande lezione di questo testo è questa: quando Dio torna a essere il centro, la pace ritorna al cuore. Non sempre cambiano subito le circostanze, ma cambia la posizione dell’anima davanti a Dio. E un cuore riconciliato con il Signore trova luce anche nei giorni più oscuri.

07/06/2026

Culto in diretta Domenica 07 Giugno - Ore 10:00
Predica: Past. Evandro Coelho
Tema: Eliù - quando il silenzio prepara una parola giusta
Giobbe 32

02/06/2026

Giobbe 5:17-24 ci ricorda che la disciplina del Signore non è segno di abbandono, ma di amore, cura e allineamento spirituale. “Beato l’uomo che Dio corregge”: questa frase ci insegna che il processo di Dio, anche quando è doloroso, ha uno scopo santo.

A volte il Signore permette ferite necessarie. Non sono ferite per distruggere, ma per trattare ciò che deve essere curato dentro di noi. Dio ferisce, ma le sue mani guariscono; Egli permette il processo, ma non ci lascia soli nel dolore. La stessa mano che corregge è la mano che restaura, consola e rialza.

Chi passa attraverso la disciplina di Dio con fede impara a riconoscere la sua voce, a dipendere dalla sua grazia e a camminare in maggiore obbedienza. Il testo mostra che, dopo il processo, ci sono risultati spirituali: protezione nei giorni della fame, liberazione nei momenti di pericolo, sicurezza davanti alla distruzione e pace nella propria casa.

Questo significa che la guarigione di Dio non tocca solo il cuore dell’uomo, ma raggiunge anche la sua vita, la sua famiglia e il suo futuro. Quando Dio ci allinea alla sua volontà, Egli porta ordine dove c’era confusione, pace dove c’era paura e speranza dove c’erano ferite.

Ieri abbiamo vissuto una domenica davvero benedetta alla presenza del Signore.La nostra giornata è iniziata alle 08:45 c...
01/06/2026

Ieri abbiamo vissuto una domenica davvero benedetta alla presenza del Signore.
La nostra giornata è iniziata alle 08:45 con la Scuola Biblica Domenicale, un tempo prezioso di apprendimento, crescita e condivisione della Parola di Dio. È sempre una grande benedizione poter cominciare la domenica cercando insieme la conoscenza delle Scritture e preparando il cuore per il culto.

Alle 10:00 abbiamo celebrato il nostro servizio al Signore, con momenti di lode, adorazione, comunione e grande gioia. È stato bello vedere la chiesa riunita, i fratelli e le sorelle insieme, e anche rivedere cari fratelli che da un po’ di tempo non incontravamo. Questi momenti ci ricordano quanto sia preziosa la comunione del corpo di Cristo e quanto sia importante camminare insieme nella fede.

Durante il culto abbiamo vissuto anche un momento molto speciale e commovente: la presentazione e consacrazione al Signore della piccola principessa Giulia Garcia Antunes, figlia della cara coppia Fernando e Giovanna. È stato un tempo di gratitudine, preghiera e benedizione, nel quale la chiesa ha potuto unirsi alla famiglia per consacrare questa preziosa vita al Signore, chiedendo a Dio di guidare, proteggere e benedire Giulia in ogni fase della sua crescita.

La predicazione della Parola ha avuto come tema:
“Elementi basilari della ricostruzione” Testo base: Neemia 1:1—2:20
Attraverso la vita di Neemia, siamo stati portati a riflettere sul fatto che la ricostruzione secondo Dio non riguarda soltanto mura, strutture o cose esteriori, ma prima di tutto il cuore, la vita spirituale, la famiglia, la chiesa e la nostra testimonianza davanti al mondo.

Il sermone ci ha ricordato che Neemia non rimase indifferente davanti alla situazione di Gerusalemme. Quando ascoltò che le mura erano distrutte e le porte consumate dal fuoco, il suo cuore fu profondamente toccato. Egli pianse, digiunò e pregò davanti al Dio del cielo. Questo ci insegna che ogni vera ricostruzione comincia con una sensibilità spirituale: non possiamo abituarci alle rovine, alla freddezza, alla mancanza di preghiera e alla perdita della santità.

Abbiamo imparato anche che Neemia non rimase fermo soltanto nel dolore. Le sue lacrime lo portarono alla preghiera, e la preghiera lo condusse all’azione. C’è un tempo per piangere, ma c’è anche un tempo per alzarsi e costruire. Dio usa persone che sentono il peso della rovina, ma che sono disposte a trasformare quel peso in obbedienza.

Un altro punto importante è stato il bisogno di una vita governata dai frutti dello Spirito. Neemia non era conosciuto come un uomo sempre triste e lamentoso; infatti, quando apparve triste davanti al re, il re se ne accorse. Questo ci ha fatto riflettere sul fatto che la tristezza non deve diventare lo stile di vita del credente. Il Regno di Dio è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo. Anche nei momenti difficili, il popolo di Dio è chiamato a vivere con fede, pace, equilibrio e maturità spirituale.

Prima di rispondere al re, Neemia pregò. Anche in un momento di decisione immediata, egli cercò il Dio del cielo. Questo ci insegna che dobbiamo vivere in una condizione spirituale tale da poter pregare prima di parlare, prima di decidere e prima di agire.

Infine, abbiamo visto che per realizzare il suo progetto, Dio spesso ci muove dal nostro posto. Neemia viveva nel palazzo, in una posizione di stabilità e sicurezza, ma Dio lo chiamò a lasciare quel luogo per andare verso Gerusalemme, verso le rovine, verso il campo della missione. Il favore ricevuto dal re non era per il suo conforto personale, ma per il compimento dell’opera di Dio.

La Parola ci ha sfidati a non rimanere spettatori davanti alle brecce, ma a rispondere alla chiamata del Signore. Dio continua a cercare ricostruttori: uomini e donne sensibili alla sua voce, maturi nello Spirito e disponibili a essere mossi da Lui per compiere la sua volontà.

Siamo grati al Signore per questa domenica di comunione, lode, edificazione, rinnovamento e consacrazione. Che Dio continui a ricostruire in noi le mura della preghiera, della santità, della fede, della comunione e della testimonianza.

E che la piccola Giulia Garcia Antunes cresca sotto la grazia del Signore, circondata dall’amore della sua famiglia e della chiesa, imparando fin dai primi anni a conoscere, amare e servire Gesù. “Il Dio del cielo ci farà riuscire; noi, suoi servi, ci alzeremo e costruiremo.” Neemia 2:20

31/05/2026

CULTO IN DIRETTA DOMENICA 31 MAGGIO| ORE 10:00
Elementi basilari della ricostruzione
Past. Evandro Coelho

Indirizzo

Via Monteverdi, 7
Porto Mantovano
46047

Orario di apertura

Mercoledì 20:00 - 21:00
Domenica 10:00 - 12:00
18:00 - 20:00

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