Vicina è la Parola

Vicina è la Parola Commenti alla liturgia del giorno, meditazioni, liturgia...

"Anzi, questa parola è molto vicina a te, è nella tua bocca e nel tuo cuore, perché tu la metta in pratica" (Dt 30,14)

Pagina personale di Matteo Ferrari, monaco di Camaldoli.

Esercizi spirituali al S. Eremo di Camaldoli: 0575 556021 - eremo@camaldoli.it
02/05/2026

Esercizi spirituali al S. Eremo di Camaldoli: 0575 556021 - [email protected]

Ritiro di Pentecoste 2026 a Camaldoli
25/04/2026

Ritiro di Pentecoste 2026 a Camaldoli

Quaresima al S. Eremo di CamaldoliDurante il tempo di Quaresima è possibile trascorrere qualche giorno di ritiro persona...
25/02/2026

Quaresima al S. Eremo di Camaldoli
Durante il tempo di Quaresima è possibile trascorrere qualche giorno di ritiro personale condividendo il ritmo della preghiera liturgica della Comunità monastica, nell'ascolto della Parola, nel silenzio.
0575 556021 - [email protected]

Mercoledì delle CeneriGl 2,12-18; Sal 50; 2Cor 5,20-6,2; Mt 6,1-6.16-18ELEMOSINA, PREGHIERA, DIGIUNOOgni anno l’inizio d...
18/02/2026

Mercoledì delle Ceneri
Gl 2,12-18; Sal 50; 2Cor 5,20-6,2; Mt 6,1-6.16-18

ELEMOSINA, PREGHIERA, DIGIUNO

Ogni anno l’inizio della Quaresima è segnato dal brano del Vangelo di Matteo che abbiamo ascoltato, nel quale Gesù fa riferimento a tre elementi fondamentali della spiritualità ebraica: elemosina, preghiera, digiuno. Nelle Pirqè Avot, le “Parole dei Padri”, troviamo un detto attribuito a Simeone il Giusto che afferma: «Il mondo poggia su tre colonne: lo studio della Torah, la preghiera (‘avodà) e le opere di misericordia» (Pirqè Avot 1,2). Mancherebbe il digiuno, che tuttavia compare accanto a preghiera ed elemosina nei giorni penitenziali. Il digiuno (Ta’anit) non è uno dei tre pilastri originari dei Pirqè Avot, ma è uno strumento centrale per la conversione. La liturgia, quindi, ci propone di iniziare la Quaresima guardando a questi “tre pilastri”, che possono sostenere il nostro cammino di conversione, di ritorno al Signore, di riscoperta del nostro Battesimo.

Innanzitutto l’elemosina: «quando fai l’elemosina». Il primo pilastro per un cammino di conversione sono le opere di misericordia. Si parte dall’elemento più concreto ed esterno, più visibile, che tocca le nostre relazioni interpersonali. Noi forse partiremmmo dalla preghiera, dall’ascolto della Parola. E, da un certo punto di vista, sarebbe giusto. Anche Benedetto ci dice di non anteporre nulla all’Ufficio divino. Eppure il Vangelo parte dalla misericordia vissuta in gesti concreti nei confronti dei fratelli e delle sorelle. La prima dimensione, che può smuovere il nostro cuore e sgretolare le nostre resistenze, consiste nel vivere la misericordia attraverso gesti concreti. L’elemosina va vissuta in modo da non apparire, da non farne un motivo di vanto.

Ma poi c’è la seconda colonna, la preghiera: «quando pregate». La seconda colonna è quella centrale e quindi, forse, la più importante. Non ci può essere autentica conversione senza preghiera e senza ascolto della Parola di Dio. Solo nella relazione con Dio può avvenire la conversione, che è opera dello Spirito in noi e non frutto dei nostri sforzi. Qui si inserisce anche l’ascolto della Parola, che non ha una funzione “informativa”, ma possiede la forza di convertire il nostro cuore e di renderci veri discepoli e discepole del Signore. La preghiera va fatta «nel segreto», cioè deve essere vera, vissuta a tu per tu con il Signore, in uno spazio anche esteriore che permetta l’ascolto.

Infine il digiuno: «quando digiunate». La conversione ha bisogno anche di gesti concreti che tocchino il nostro corpo. Il nutrirsi è l’elemento che ci mantiene in vita. Se guardiamo alle tre colonne del mondo della tradizione ebraica che abbiamo citato, forse il digiuno può corrispondere anche all’ascolto della Parola. Infatti: «Non di solo pane vive l’uomo, ma l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore» (Dt 8,3). Il digiuno non è solamente ascesi per irrobustire la nostra volontà, né soltanto sobrietà per condividere con chi è nel bisogno; il digiuno è creare un vuoto dentro di noi per ascoltare la Parola di Dio, che è il vero nutrimento che ci mantiene in vita e che converte il nostro cuore. Digiunare significa riconoscere che la fame della Parola è la risposta più autentica alle tante fami che segnano la nostra esistenza. Occorre digiunare nella gioia, profumarsi il capo, per annunciare che è la Parola che ci fa vivere e che ci custodisce nella gioia vera.

Ecco le tre colonne del mondo, le tre colonne che sostengono il nostro cammino quaresimale. Si tratta di dimensioni fondamentali della nostra vita umana e di fede, che esigono gesti concreti, decisioni e scelte capaci di toccare la nostra esistenza, non per auto-convertirci, ma per fare spazio all’azione di Dio nella nostra vita, per ritornare a Lui con tutto il cuore.

Una Parola che ci interroga e ci provoca all’inizio della Quaresima: tu che cosa intendi fare perché questo cammino di quaranta giorni nel deserto porti frutto in te?

Matteo Ferrari, Priore di Camaldoli

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###IV domenica del Tempo ordinario C - CRISTO SIGNORE DELL’UNIVERSO
2 Sam 5, 1-3; Col 1, 12-20; Lc 23, 35-43

“OGGI”

«L'escatologia cristiana non parla del futuro in generale. […] L'escatologia cristiana parla di Gesù Cristo e del suo futuro; riconosce la realtà della risurrezione di Gesù e annuncia il futuro del risorto».
(J. MOLTMANN, Teologia della Speranza).

Il clima di questi giorni, la luce tenue dell’autunno, la natura che si assopisce… rimandano a qualcosa di “invecchiato” che sta per finire. In questa atmosfera che la natura ci dona troviamo il “linguaggio” capace di annunciare l’oltre del tempo e ci guida a guardare verso un orizzonte che non è un limite invalicabile, ma il punto dal quale guardare la nostra storia con occhi differenti.

Un caro amico ha scritto che un “eccesso di passato” può paralizzare il nostro presente. La celebrazione di oggi che contempla la Signoria di Cristo sulla storia dell’umanità e sul tempo ci salva dal rischio dell’“eccesso di passato” per farci vivere già oggi di futuro.

Noi siamo abituati a parlare di ciò di cui possiamo fare esperienza. Allora come fa la liturgia di oggi a parlarci del futuro? Lo fa nel modo proprio alla teologia cristiana di parlare del futuro a partire dalla storia di Gesù e dal suo futuro… anzi lo fa a partire dalla storia di Israele, da Davide. Nel momento in cui Gesù è crocifisso e fa esperienza dell’ingiustizia e della morte, avviene un annuncio di speranza che “contraddice” la morte e ne rivela l’impotenza nei confronti della vita.
Questo confronto tra vita e morte nel nostro brano emerge soprattutto nel dialogo tra Gesù e uno dei malfattori (“il buon ladrone”) crocifissi con lui. Questo malfattore è il “primo uomo” – eccettuati Enoc ed Elia nel Primo Testamento – a mettere piede nell’eternità del Regno di Dio; egli è il primo “attratto” da Cristo innalzato da terra, esaltato alla destra del Padre.

Quest’uomo il rappresentante dell’umanità peccatrice che Gesù, come pastore buono, è venuto a cercare e a salvare; è il rappresentante di ogni “malfattore” – di me, di noi – che sa che la sua vita non è ancorata al peso della propria povertà. Quest’uomo è tutta l’umanità, gli uomini e le donne che “anelano”, incatenati al male che li circonda, al bene che vogliono ma che non sanno realizzare.

A quest’uomo Gesù, dalla croce, si rivolge dicendo: «Oggi sarai con me in paradiso!». Questo “oggi” nel Vangelo di Luca è particolarmente importante e significativo. Nel Vangelo di Luca infatti abbiamo cinque grandi “oggi” (2,11; 4,21; 5,26; 19,9; 23,43). Ognuna delle ricorrenze del termine riguarda il compiersi della salvezza: la nascita di Gesù, l’inaugurazione della sua missione nella sinagoga di Nazareth, l’espressione di stupore dei suoi contemporanei di fronte alle sue opere, l’incontro con il pubblicano Zaccheo e, infine, le parole rivolte al malfattore crocifisso con lui.

Il malfattore crocifisso con Gesù sente rivolgere a sé questo “oggi”. Ma quell’uomo come abbiamo detto è il rappresentante di ogni uomo e di ogni donna che in ogni tempo può essere raggiunto dall’oggi della salvezza che si è realizzata nella pasqua di Gesù.
Il compimento della storia, come ci dice il libro dell’Apocalisse, consiste nel progressivo allargamento ad ogni “mancanza” di bene della Pasqua-risurrezione di Cristo, la sua “Signoria” estesa ad ogni realtà.

La festa che oggi celebriamo ci dice che questo “oggi” può essere pronunciato anche per noi ora e che già nel presente possiamo vivere qualcosa del “futuro” e partecipare all’“oggi” della Signoria di Gesù che sta progressivamente, anche se in una logica che noi spesso non sappiamo riconoscere, trasfigurando la storia in cammino verso quei cieli nuovi e quella terra nuova nella quale l’umanità vivrà sotto la stessa tenda di Dio.

Matteo Ferrari OSB Cam

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