06/09/2026
⛪️ Questa sera alle 21.00 nella chiesa di S.Michele Arcangelo recita del Rosario per ì malati delle nostre comunità parrocchiali.
📖 + Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,6-11)
Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.
Parola del Signore
Il Vangelo di oggi va ascoltato con gli occhi perché la scena descritta è fatta più di gesti che di parole. È sabato, il giorno che gli Ebrei consacrano al culto di Dio, e ci troviamo nel tempio durante una celebrazione liturgica. L'attenzione dovrebbe essere tutta concentrata su Dio. In realtà, tra la folla c'è chi, cultore di un'osservanza legalista e senz'anima, sta cercando capi d'accusa contro Gesù. Tra i fedeli c'è un uomo con la mano paralizzata. Scribi e farisei fermano la loro attenzione sul limite che pone questa persona ai margini della società e che può fornire un ottimo pretesto per imputare a Gesù un eventuale trasgressione della Legge. Lo sguardo di Gesù, invece, è catturato dall'"uomo". Ed eccolo porre un gesto estremamente rivelativo del sentire di Dio: Gesù invita l'uomo e recuperare la sua centralità. Nessun limite fisico, psichico e neppure spirituale, quale potrebbe essere il peccato, fa scadere l'uomo agli occhi di Dio, così da sottrargli quella dignità che il Creatore gli ha conferito fin dal primo istante. È questa verità a dar ragione della stessa incarnazione e di tutta l'opera redentiva. L'uomo emargina il suo simile. Dio lo pone al centro. La distanza più grande che il nostro agire frappone tra noi e la divinità è proprio qui. Cerchiamo giustamente di eliminare il peccato dalla nostra vita perché ci allontana da Dio, e non ci rendiamo conto che ogni volta che fermiamo lo sguardo sul limite del fratello, ogni volta che puntiamo il dito e che emarginiamo l'altro, noi offuschiamo quell'immagine divina che Dio ha impresso in noi. Il nostro agire non ricalca il suo. Come le vergini stolte potremmo sentirci dire da Lui: "Io non vi conosco!".
Oggi mi chiedo seriamente se il mio modo di agire nei confronti degli altri mi rivela quale figlio di Dio sono, impegnato sempre a "porre l'uomo al centro", a riscattarlo dal limite che lo opprime e deprime. E mai, mai, per nessunissima ragione pronto a giudicare e condannare.
Buona giornata 🙏