29/05/2026
📖 + Dal Vangelo secondo Marco (Mc 11,27-33)
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?». Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi».
Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: «Dal cielo», risponderà: «Perché allora non gli avete creduto? ». Diciamo dunque: «Dagli uomini»?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose»
Parola del Signore
Questo brano del Vangelo di San Marco Evangelista mette davanti a noi una domanda decisiva: da dove viene la vera autorità?Dal potere? Dal ruolo?Dall’apparenza? Oppure da una vita vissuta nella verità e nell’unione con Dio?I capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani interrogano Gesù non perché desiderino davvero capire, ma perché si sentono minacciati. Gesù aveva appena purificato il tempio, denunciando un culto diventato commercio e interesse personale. Per questo gli chiedono: “Con quale autorità fai queste cose?”. In realtà, non cercano la verità: cercano un modo per difendere il proprio potere.
Ed è qui che il Vangelo diventa attualissimo anche per noi.Quante volte rischiamo di vivere come quei capi religiosi?Magari non nel tempio di Gerusalemme, ma dentro le nostre relazioni, nei nostri ambienti, perfino nella nostra fede. Anche noi possiamo costruirci un’immagine da difendere, una posizione da mantenere, una maschera da salvare davanti agli altri. E allora smettiamo di ascoltare davvero Dio, perché abbiamo paura che la sua Parola cambi qualcosa dentro di noi.Gesù invece è libero.La sua autorità non nasce dall’imposizione, ma dalla comunione con il Padre. Non domina, non schiaccia, non manipola. La sua forza è l’amore. Per questo non teme il confronto, non teme il rifiuto e nemmeno la croce. Chi vive nella verità non ha bisogno di maschere.
Bellissimo è il silenzio finale di Gesù:
“Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose.”Non è un rifiuto arrogante. È quasi un dolore. Gesù comprende che chi ha il cuore chiuso non può capire. Dio non forza mai la libertà dell’uomo. Quando una persona non vuole ascoltare, anche la verità più luminosa diventa inutile. Ecco perché il silenzio di Dio, a volte, è una forma estrema di rispetto.Questo Vangelo allora ci invita ad andare in profondità.Non fermarci alle apparenze, alle domande superficiali, ai ragionamenti di convenienza. Gesù ci chiede:La mia fede è autentica o solo esteriore?
Cerco davvero la verità oppure soltanto conferme alle mie idee?
Mi lascio mettere in discussione dal Vangelo?
L’autorità che esercito — in famiglia, nel lavoro, nella Chiesa — è servizio o ricerca di controllo?
La vera conversione nasce quando smetto di mettere Dio sotto esame e permetto invece a Lui di leggere il mio cuore.E allora capisco che credere non significa semplicemente dire “Signore, Signore”, ma lasciarmi trasformare da Lui ogni giorno, con umiltà. La vera autorità cristiana non è il potere sugli altri, ma la capacità di amare, servire, custodire, donarsi.Come ha ricordato Papa Francesco:
“L’autorità è un servizio”.
Quando invece diventa ricerca di prestigio, paura di perdere il ruolo o desiderio di apparire, allora si svuota e diventa sterile.Oggi il Signore ci invita a togliere le maschere.
A essere veri.A non avere paura di convertirci.Perché solo un cuore aperto può riconoscere la presenza di Dio che passa nella propria vita.
Buona giornata 🙏