Parrocchia Pontassieve

Parrocchia Pontassieve Parrocchia di San Michele Arcangelo e San Giovanni Gualberto a Pontassieve

📖 + Dal Vangelo secondo Marco (Mc 11,27-33) In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, m...
29/05/2026

📖 + Dal Vangelo secondo Marco (Mc 11,27-33)

In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?». Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi».
Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: «Dal cielo», risponderà: «Perché allora non gli avete creduto? ». Diciamo dunque: «Dagli uomini»?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose»

Parola del Signore

Questo brano del Vangelo di San Marco Evangelista mette davanti a noi una domanda decisiva: da dove viene la vera autorità?Dal potere? Dal ruolo?Dall’apparenza? Oppure da una vita vissuta nella verità e nell’unione con Dio?I capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani interrogano Gesù non perché desiderino davvero capire, ma perché si sentono minacciati. Gesù aveva appena purificato il tempio, denunciando un culto diventato commercio e interesse personale. Per questo gli chiedono: “Con quale autorità fai queste cose?”. In realtà, non cercano la verità: cercano un modo per difendere il proprio potere.
Ed è qui che il Vangelo diventa attualissimo anche per noi.Quante volte rischiamo di vivere come quei capi religiosi?Magari non nel tempio di Gerusalemme, ma dentro le nostre relazioni, nei nostri ambienti, perfino nella nostra fede. Anche noi possiamo costruirci un’immagine da difendere, una posizione da mantenere, una maschera da salvare davanti agli altri. E allora smettiamo di ascoltare davvero Dio, perché abbiamo paura che la sua Parola cambi qualcosa dentro di noi.Gesù invece è libero.La sua autorità non nasce dall’imposizione, ma dalla comunione con il Padre. Non domina, non schiaccia, non manipola. La sua forza è l’amore. Per questo non teme il confronto, non teme il rifiuto e nemmeno la croce. Chi vive nella verità non ha bisogno di maschere.
Bellissimo è il silenzio finale di Gesù:
“Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose.”Non è un rifiuto arrogante. È quasi un dolore. Gesù comprende che chi ha il cuore chiuso non può capire. Dio non forza mai la libertà dell’uomo. Quando una persona non vuole ascoltare, anche la verità più luminosa diventa inutile. Ecco perché il silenzio di Dio, a volte, è una forma estrema di rispetto.Questo Vangelo allora ci invita ad andare in profondità.Non fermarci alle apparenze, alle domande superficiali, ai ragionamenti di convenienza. Gesù ci chiede:La mia fede è autentica o solo esteriore?
Cerco davvero la verità oppure soltanto conferme alle mie idee?
Mi lascio mettere in discussione dal Vangelo?
L’autorità che esercito — in famiglia, nel lavoro, nella Chiesa — è servizio o ricerca di controllo?
La vera conversione nasce quando smetto di mettere Dio sotto esame e permetto invece a Lui di leggere il mio cuore.E allora capisco che credere non significa semplicemente dire “Signore, Signore”, ma lasciarmi trasformare da Lui ogni giorno, con umiltà. La vera autorità cristiana non è il potere sugli altri, ma la capacità di amare, servire, custodire, donarsi.Come ha ricordato Papa Francesco:
“L’autorità è un servizio”.
Quando invece diventa ricerca di prestigio, paura di perdere il ruolo o desiderio di apparire, allora si svuota e diventa sterile.Oggi il Signore ci invita a togliere le maschere.
A essere veri.A non avere paura di convertirci.Perché solo un cuore aperto può riconoscere la presenza di Dio che passa nella propria vita.

Buona giornata 🙏

⛪️🌹 Questa sera alle 21.00 nella cappellina della chiesa di S.G.Gualberto recita del Rosario 📖 + Dal Vangelo secondo  Ma...
28/05/2026

⛪️🌹 Questa sera alle 21.00 nella cappellina della chiesa di S.G.Gualberto recita del Rosario

📖 + Dal Vangelo secondo Marco (Mc 11,11-25)

[Dopo essere stato acclamato dalla folla, Gesù] entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.
La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono.
Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: «La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni»? Voi invece ne avete fatto un covo di ladri». Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.
La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe».

Parola del Signore

Il Vangelo di oggi ci mette davanti a due immagini forti: un fico pieno di foglie ma senza frutti, e un tempio pieno di attività ma vuoto di Dio. Due scene che sembrano diverse, ma che in realtà parlano della stessa malattia spirituale: l’apparenza senza verità. Il fico aveva foglie. Da lontano sembrava vivo, promettente, fecondo. Ma avvicinandosi, Gesù non trova nulla. È l’immagine di una fede che appare religiosa, che mantiene forme, parole, abitudini, ma che non genera amore, giustizia, misericordia, conversione. Una fede che occupa spazio ma non nutre nessuno. Ed è impressionante che Marco colleghi questo episodio alla cacciata dei venditori dal tempio. Anche lì c’è movimento, organizzazione, religione, offerte, sacrifici… ma il cuore si è allontanato da Dio. Il tempio, luogo dell’incontro con il Padre, è diventato mercato, interesse, calcolo. Non più casa della preghiera, ma luogo dove persino Dio rischia di essere usato. Gesù non ce l’ha con un povero albero né semplicemente con dei commercianti. Gesù colpisce una mentalità: quella che riduce la relazione con Dio a una faccenda esteriore, comoda, controllabile. È la tentazione di tutti noi: avere le foglie della fede senza i frutti della conversione. Anche noi possiamo vivere così: frequentare la Chiesa ma non perdonare, pregare ma restare pieni di rancore, parlare di Dio ma vivere solo per noi stessi, cercare il Signore senza mai lasciarci cambiare davvero. Per questo il Vangelo è duro. Perché Gesù non si accontenta delle foglie. Cerca frutti. Cerca autenticità. Cerca un cuore vivo. E subito dopo parla della preghiera: “Abbiate fede in Dio”. Ma attenzione: non parla di una fede magica, come se bastasse chiedere qualcosa per ottenerla. Gesù lega la fede al perdono: “Quando vi mettete a pregare, perdonate”. Questo significa che la vera preghiera cambia il cuore. Non serve moltiplicare parole se poi restiamo chiusi, rigidi, incapaci di amare. Il fico secca dalle radici. È un’immagine forte: quando il cuore si abitua all’apparenza, pian piano si inaridisce dentro. E il pericolo più grande non è sbagliare, ma diventare tiepidi, vivere una fede senza desiderio, senza lotta, senza verità. Allora questo Vangelo oggi ci provoca: che cosa trova Gesù quando si avvicina alla nostra vita? Solo foglie? Oppure frutti? Frutti di pazienza, di misericordia, di sincerità, di conversione concreta. Non possiamo aspettare “la stagione giusta” per amare, per cambiare, per ricominciare. Ogni momento è il tempo buono per portare frutto. E forse la grazia più grande è proprio questa: lasciare che Gesù rovesci dentro di noi i tavoli del nostro egoismo, delle nostre false sicurezze, delle nostre abitudini religiose vuote. Perché solo quando il tempio del nostro cuore viene purificato, allora può tornare a essere casa di preghiera, luogo vivo della presenza di Dio. Il Signore oggi non viene a condannarci, ma a salvarci dalla sterilità del cuore. Viene a dirci che possiamo ancora portare frutto. Ma bisogna lasciarsi convertire. Oggi, non domani

Buona giornata 🙏

⛪️🌹 Questa sera alle 21.00 nella cappellina della chiesa di S.G.Gualberto recita del Rosario 📖 + Dal Vangelo secondo Mar...
27/05/2026

⛪️🌹 Questa sera alle 21.00 nella cappellina della chiesa di S.G.Gualberto recita del Rosario

📖 + Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,46-52)

In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va’, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.

Parola del Signore

Mendicanti di luce come il cieco nato.Siamo tutti, come Bartimeo, dei mendicanti di luce, seduti ai bordi di una strada, mentre la vita ci scorre a fianco. Seduti, perché tanto ogni strada si equivale e molte non portano da nessuna parte.Un mendicante cieco. Cosa c’è di più perduto, di più inutile alla storia, di più naufrago nella vita? E proprio per questo lì accanto un giorno passa il Signore. Accanto ai nostri naufragi. Bartimeo alza la voce sopra il rumore della folla e grida la sua disperata speranza: «Figlio di David abbi pietà di me». Un grido. C’è nell’uomo un gemito di cui abbiamo perso l’alfabeto, un grido su cui non riusciamo a sintonizzarci. Come la folla dei discepoli che fa muro e comincia a dire: «Taci, non domandare, non disturbare; rassegnati, tanto non è possibile guarire; accontentati, non c’è altro da vedere; cosa vai cercando, non vogliamo straccioni nel corteo». La folla che gli dà dell’illuso. Ma lui non si scoraggia, è uno che non molla. Come lui, anche noi non ci rassegniamo al buio di oggi, non ci accontentiamo di una vita a tentoni. Anzi, il peggio che ci possa accadere è di innamorarci della nostra cecità, o del nostro mendicare, seduti ai bordi della vita. E Gesù lo chiama, ha compassione. E nella compassione, nella voce che lo accarezza, Bartimeo comincia a guarire. Guarisce come uomo prima che come cieco. Esce dal suo naufragio umano perché Qualcuno si è accorto, si è fermato, ha fermato tutti gli altri per lui, lo tocca con la voce, ha ascoltato le sue ferite, la sua tenebra, la sua angoscia. L’ultimo si riscopre uno come gli altri.La guarigione di Bartimeo si fa irruente quando subito alla voce balza in piedi, getta il mantello, lascia ogni sostegno, per avanzare senza vedere, le mani avanti, verso quella Voce che lo chiama. Guidato, orientato solo dalla parola di Cristo che ancora vibra nell’aria. E proprio per questo è il nostro modello, di noi che ci orientiamo senza vedere, che camminiamo nella vita senza certezze assolute, fidandoci solo delle vibrazioni della Parola di Dio, captata con l’ansia e la finezza del cuore. Anche noi andiamo, guidati solo da una Voce. Anche noi talvolta dietro alla Parola del Vangelo abbiamo abbandonato i nostri angoli bui, le vecchie strade, e forse, buttandoci nel volo, ci siamo accorti di quelle ali che non sapevamo di avere. Che cosa vuoi che io ti faccia? Parla un Dio che non è il padrone, ma il servitore della vita: dimmi che cosa Tu vuoi. Signore, che io veda! E che cosa mai vuole vedere? Non i paesaggi o la polvere dorata della Palestina, il mendicante di luce vede una strada. Dice il Vangelo: e subito, riacquistò la vista e prese a seguirlo per la strada. Bartimeo vede l’uomo Gesù, vede la sua via, il suo Vangelo, e sarà per lui come «Un sole che sorge dall’alto». Sia per noi ogni parola del Signore se non un sole, almeno tanta luce quanto basta al primo passo.

Buona giornata 🙏

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26/05/2026

⛪️🌹 Questa sera alle 21.00 nella cappellina della chiesa di S.G.Gualberto recita del Rosario

📖 + Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,32-45)

In quel tempo, mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti ai discepoli ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti. Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà».Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra». Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete.Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Parola del Signore


Ma chi sono questi uomini che si sono alzati e si sono messi in cammino dietro a Gesù? Non sono eroi, sono uomini complicati, alcuni perfino imbarazzanti, proprio come me.
Due di loro sono così irruenti e rumorosi che Gesù ha confezionato per loro un soprannome forte e bello: “figli del tuono”. Un complimento,Gesù era grande anche nel lodare!
I due fratelli si avvicinano: Cosa volete che io faccia per voi? Lo chiederà anche al cieco di Gerico, lui non cerca potere, vuole la luce: che io veda! Siamo tutti un po’ come Bartimeo,mendicanti di luce appesi a qualcuno che ci guardi e ci paghi una piccola moneta.I due fratelli invece non chiedono luce, ma potere: facci sedere una a destra e uno a sinistra del Tuo trono.In questa richiesta riconosco la più diffusa di tutte le nostre umane preghiere, quando invochiamo di essere esauditi in ciò che paure, fragilità o passioni generano nell’intimo: volontà di prendere, salire, comandare. Tre verbi che fanno male. Perciò tre verbi maledetti.Ci sono anche domande benedette, che nascono da fame di luce e di gioia, da amore che manca come il pane, da verbi benedetti, come dare, scendere, servire.Ma neppure questo basta, perché non si prega per ottenere, ma per essere trasformati.Non si prega per aggrapparci, ma per stupirci.Dopo tre anni di strade, di malati guariti, di pane che traboccava dalle mani e dalle ceste, dopo tre annunci di morte in croce, è come se i discepoli non avessero ancora capito niente.E Gesù, invece di scoraggiarsi, riprende a spiegare ancora una volta il suo sogno di cieli nuovi e terra nuova.Va bene, a patto che sappiate fare quello che io farò:potete bere il mio stesso calice?Come no, certo che possiamo!E infatti, sotto la croce c'era solo Giovanni. E Gesù li chiama a sé di nuovo, consegna loro la chiave di volta del mondo in pace, in una espressione bellissima, ribadita con forza per tre volte: tra voi non sia così. Non così tra voi!Nel mondo vincono i più forti, i più furbi, i più ricchi; tra voi non è così;nel mondo hanno ragione i potenti, gli intelligenti, i più numerosi, tra voi non è così. Voi siete nel mondo ma non del mondo, non omologatevi al pensiero dominante.“I grandi del mondo si costruiscono imperi con il dominio e la forza. Non così in Dio”. Lui non ha troni, si cinge un asciugamano,s’inginocchia davanti a ciascuno, il suo impero è quel poco di spazio che basta a lavare i tuoi piedi.Da lì, dal basso cerca gli occhi d’ogni figlio, cerca le mie ferite per fasciarle con bende di luce.Essere sopra l’altro è la massima distanza possibile dal fratello.
Dio invece si pone alla massima vicinanza: ai tuoi piedi.

Buona giornata 🙏

⛪️🌹Questa sera alle 21.00 nella cappellina della chiesa di S.G.Gualberto recita del Rosario 👉Questa sera alle 21.00 nei ...
25/05/2026

⛪️🌹Questa sera alle 21.00 nella cappellina della chiesa di S.G.Gualberto recita del Rosario

👉Questa sera alle 21.00 nei locali sotto la chiesa di S.G.Gualberto riunione dei partecipanti alla vacanza a Fai della Paganella dall' 8 al 15 agosto
Per chi è interessato ci sono ancora camere libere

📖 + Dal Vangelo secondo Marco (Mc 10,28-31)

In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c’è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».

Parola del Signore

Il Vangelo oggi ci mette davanti a una domanda che brucia dentro ogni epoca, ma forse ancora di più dentro la nostra: che cosa stiamo
rincorrendo?Viviamo in un mondo pieno di possibilità, di oggetti, di connessioni, di impegni,corriamo da mattina a sera, sempre con qualcosa da fare, qualcosa da dimostrare, qualcosa da ottenere. Eppure, proprio mentre abbiamo tutto a disposizione, spesso ci scopriamo vuoti, stanchi, inquieti. Come diciamo tante volte: “si tira avanti”. Non si vive davvero: si resiste.Pietro, nel Vangelo, rappresenta anche noi. Dice a Gesù: «Noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito». Dietro queste parole non c’è solo orgoglio; c’è anche fatica, dubbio, forse persino la paura di aver sbagliato tutto. È la domanda nascosta che tante volte portiamo nel cuore: “Ne vale davvero la pena?”.
Gesù non risponde promettendo una vita facile. Non dice che chi lo segue sarà risparmiato dal dolore, dalle persecuzioni o dalle delusioni. Ma promette qualcosa di più grande: una vita piena. Una vita che non si misura con ciò che possiedi, ma con ciò che ami. Perché il problema non è avere tanto o poco; il problema è quando il cuore si riempie di cose e non lascia più spazio all’essenziale.E allora quelle parole forti — «Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi» — diventano una provocazione per noi. In un mondo dove conta apparire, arrivare, vincere, accumulare, Gesù capovolge tutto. I “primi” secondo il mondo sono quelli che trattengono per sé; i “primi” secondo Dio sono quelli che sanno donarsi. Perché la vera ricchezza non nasce dall’accumulo, ma dalla capacità di amare.Quante volte cerchiamo sicurezza nei soldi, nella carriera, nell’immagine, nell’approvazione degli altri. Pensiamo che basti riempire la vita di cose per sentirci completi. Ma ci accorgiamo presto che nessun materiale riesce a colmare davvero la fame profonda del cuore. «Tutto è niente» se non sai per chi viverlo e donarlo.Seguire Cristo allora non significa impoverirsi, ma liberarsi. Significa smettere di vivere trattenendo tutto per paura di perdere, e iniziare finalmente a fidarsi. La fede non è una catena che limita la vita; è una porta che la allarga. Non toglie gioia: insegna dove trovarla davvero.E il “cento volte tanto” di cui parla Gesù non è una ricompensa materiale, quasi fosse un affare conveniente. È la scoperta di una vita nuova: relazioni vere, pace interiore, speranza, fraternità, capacità di amare e sentirsi amati. È quella serenità che nessun successo compra e che nessun fallimento può distruggere.Certo, non è facile. Vivere il Vangelo oggi significa spesso andare controcorrente. In una società che misura tutto con il profitto e l’apparenza, chi sceglie la gratuità, la fedeltà, l’onestà o il perdono può sembrare ingenuo. Ma Gesù ci ricorda che non è tempo perso amare davvero. Non è tempo perso spendersi per il bene.Forse allora il Signore oggi ci invita a chiederci: che cosa sto trattenendo per paura? Che cosa invece dovrei imparare a lasciare andare? Perché solo chi lascia spazio a Dio scopre che il cuore umano non è fatto per sopravvivere, ma per vivere pienamente.E alla fine, la vera vittoria non sarà aver accumulato tanto, ma aver amato tanto. Quando la sera poggiamo la testa sul cuscino, ciò che dona pace non è il conto in banca o il successo raggiunto, ma sapere di aver vissuto con verità, di aver donato qualcosa di noi, di non aver sprecato la vita inseguendo ciò che passa.

Buona giornata 🙏

⛪️🌹 Questa sera alle 21.00 nella cappellina della chiesa di S.G.Gualberto recita del Rosario 📖 + Dal Vangelo secondo Gio...
24/05/2026

⛪️🌹 Questa sera alle 21.00 nella cappellina della chiesa di S.G.Gualberto recita del Rosario

📖 + Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 19,25-34)

In quel tempo, stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l’aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
Era il giorno della Parasceve e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato – era infatti un giorno solenne quel sabato –, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all’uno e all’altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua .

Parola del Signore

Il Vangelo oggi ci conduce su Maria ai piedi della croce, non per fermarci soltanto sul dolore , ma per imparare a guardare il mondo con occhi nuovi. Il centro del Vangelo non è la disperazione, ma una consegna: «Ecco tua madre». Gesù, morendo, non lascia un testamento di tristezza, ma una relazione. Affida gli uni agli altri perché il Calvario continua ancora oggi. Non è soltanto il monte fuori Gerusalemme: è ogni luogo dove l’uomo soffre, dove la guerra distrugge, dove una famiglia si spezza, dove qualcuno si sente solo, scartato, ferito. Il mondo porta ancora infinite croci e davanti a tutto questo potremmo pensare che il male abbia l’ultima parola.Ma il Vangelo ci sorprende: proprio mentre tutto sembra finire, Gesù parla ancora di madre, di figlio, di amore. Sul Golgota nasce una nuova umanità. Maria non è solo la donna del dolore: è la donna che rimane, che custodisce, che continua ad amare anche nel buio. E Giovanni diventa il simbolo di ogni discepolo chiamato ad accogliere Maria “tra le sue cose care”, cioè nel cuore della propria vita.Il Signore oggi dice anche a noi: “Guarda tua madre”. Impara da Maria. Impara il silenzio che sa ascoltare. Impara la forza che non fugge davanti al dolore. Impara la capacità di stare accanto alle croci senza voltare lo sguardo.Viviamo in un tempo segnato dall’odio, dalla paura, dalla durezza dei rapporti,e il male più grande è credere che distruggere possa salvare il mondo. Ma Cristo non distrugge: Cristo ricostruisce. Anche sulla croce non maledice, ma crea legami; non spegne la vita, la riaccende.E allora la vocazione del cristiano è chiara: custodire la vita. Essere madre e figlio per qualcuno. Diventare presenza che consola, mano che rialza, parola che incoraggia. Forse non possiamo cambiare il mondo intero, ma possiamo piantare un ulivo: compiere un gesto di pace, seminare bontà, proteggere una speranza.Maria Addolorata ci insegna proprio questo: stare sotto la croce senza perdere la fede. Credere che il dolore non è sterile quando è attraversato dall’amore. Credere che il mondo è sì “un immenso pianto”, ma anche “un immenso parto”: Dio continua a generare vita nuova dentro la storia ferita degli uomini.
Chiediamo allora alla Vergine Addolorata di donarci occhi di madre e cuore di figlio. Occhi capaci di vedere chi soffre. Cuore capace di custodire, amare e non arrendersi al male. E che, accanto alle croci del nostro tempo, possiamo essere non uomini che distruggono, ma discepoli che edificano il Regno di Dio.

Buona giornata 🙏

📖 + Dal Vangelo secondo Giovanni  (Gv 20,19-23)La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le ...
23/05/2026

📖 + Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 20,19-23)

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Parola del Signore

Sempre chiuse quelle porte, sempre sbarrate dalla paura: ancora una volta troviamo i discepoli rintanati in casa. Cosa si dicevano tra loro? Di cosa parlavano? E cosa facevano tra quelle quattro mura? E di quanto avrà accelerato il loro cuore nel vedere il Maestro in mezzo a loro? Come prima, come sempre, come quando insieme percorrevano le strade polverose della Galilea o sostavano in riva al lago. Tra di loro. Perché Lui torna, torna sempre, anche quando abbiamo nel cuore i macigni dei dubbi, dei tradimenti, anche quando crediamo di averlo deluso troppo, di non meritare più nessuna giustificazione o perdono. Invece risuonano quelle Sue parole: “Pace a voi” a spazzare via i rimorsi, a far rotolare i macigni. Lui torna e mostra loro le Sue ferite, quasi come se tutta la Sua vita, quella di prima con loro e quella da Risorto, fosse tutta là, in quei segni, in quelle spaccature; come se il sangue non avesse incontrato ed oltrepassato la morte. Quasi come se fossero distintivi sulla pelle, carta di identità del suo possessore. Lui torna e scioglie le paure ed i nodi soffocanti dei rimpianti, come a dire “La mia pace è amarvi ancora, amarvi sempre, a prescindere da tutto quel che avete combinato, a prescindere da ogni vostro tradimento, da ogni vostra incoerenza.” Pace, parola che ha sapore di inizio, di un ricominciare lavati e profumati, di una porta che si apre, finalmente. E il Maestro lega la pace del cuore al soffio del vento: “Ricevete il mio Spirito”. Vento che, per eccesso di amore, per sua sproporzione, sa scuotere i nuvoloni dei rimorsi, dei peccati, delle ansie. Vita nuova da respirare, da far entrare dentro e lasciarsi ripulire, ossigeno puro. E subito dopo, Gesù affida loro il compito: “A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati, fate quello che ho fatto Io, scuotete le nubi, portate la pace.” Non li manda quando sono forti, ma ora, mentre sono ancora fragili; non quando saranno diventati perfetti, ma ora, perdonati. Basta, può bastare la consapevolezza di essere stati raggiunti dall’amore. Perché Lui torna, torna sempre, anche per noi, anche lì dove pensiamo ci possa essere solo paura o fallimento Lui è già in mezzo a noi, al centro di noi stessi. E continua a ripetere con pazienza infinita: “Pace a te”.
A prescindere.

Buona domenica 🙏

📖 + Dal Vangelo secondo Giovanni  (Gv 21,20-25)In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che G...
22/05/2026

📖 + Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 21,20-25)

In quel tempo, Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato «Signore, chi è che ti tradisce?». Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».
Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera. Vi sono ancora molte altre cose compiute da Gesù che, se fossero scritte una per una, penso che il mondo stesso non basterebbe a contenere i libri che si dovrebbero scrivere.

Parola del Signore

Una delle omelie più vere su questo Vangelo è quella che riesce a portarci dentro la vita concreta: le gelosie, i confronti, le paure, il bisogno di sentirci amati come gli altri.Il dialogo tra Pietro e Gesù non parla solo di Giovanni. Parla di noi.Pietro ha appena ricevuto una missione enorme: “Pasci le mie pecore”. Eppure subito guarda l’altro. È umano. Succede anche a noi: invece di custodire la nostra strada, perdiamo tempo a guardare quella degli altri.“Perché lui sì e io no?”
“Perché lei è più amata?”
“Perché quella persona sembra avere una vita migliore della mia?”Gesù non umilia Pietro. Lo riporta semplicemente all’essenziale:“Tu seguimi”.Come a dire:non vivere di confronti;non spiare la felicità altrui;non misurare il tuo valore con quello degli altri;pensa a custodire il rapporto tra te e Me.
Questa è una parola fortissima per la nostra vita oggi.Viviamo in un tempo in cui guardiamo continuamente la vita degli altri: social, successi, relazioni, lavoro, famiglia. E quasi sempre il confronto ci ruba pace. Ci fa sentire in ritardo, meno importanti, meno riusciti.Ma Dio non fa copie.
Giovanni non deve diventare Pietro e Pietro non deve diventare Giovanni.E tu non devi vivere la vita di un altro.
C’è una santità che passa attraverso la tua storia concreta: le tue ferite, il tuo carattere, i tuoi limiti, persino le tue cadute. Pietro è fragile, impulsivo, geloso… eppure Gesù lo ama lo stesso e gli affida la Chiesa. Questo consola molto: Dio non aspetta persone perfette per amarle.E Giovanni?Giovanni rappresenta quell’anima che si lascia amare. Non deve dimostrare forza. Sta vicino a Gesù, appoggia il capo sul suo petto, rimane sotto la croce. Ci ricorda che la fede non è prima di tutto “fare tante cose”, ma restare nell’amore.
Forse il punto più bello del Vangelo è proprio questo:Pietro insegna che possiamo ricominciare anche dopo i tradimenti;Giovanni insegna che la felicità nasce dall’intimità con Cristo.E allora il Vangelo di oggi ci lascia una domanda semplice:
Sto vivendo la mia chiamata, oppure sto consumando la vita guardando quella degli altri?Perché la pace arriva quando smettiamo di confrontarci e iniziamo finalmente a seguire davvero Gesù, con la nostra storia unica.

Buona giornata 🙏

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