27/10/2026
📖 + Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,12-19)
In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.
Parola del Signore
La preghiera, la chiamata, la discesa e la forza che guarisce.Questo brano del Vangelo di Luca ci conduce nel cuore della missione di Gesù. In poche righe troviamo quattro movimenti spirituali fondamentali: Gesù sale sul monte per pregare, sceglie i suoi apostoli, scende in mezzo alla gente e lascia che la sua forza raggiunga le ferite dell'umanità.Non sono semplicemente quattro momenti della sua giornata. Sono quattro dimensioni della vita cristiana e anche della nostra esistenza: imparare ad ascoltare Dio, accogliere la propria vocazione, stare accanto agli uomini e lasciarsi trasformare dall'amore.La chiamata non trasforma automaticamente il cuore. Essere vicini a Gesù non significa aver già consegnato a Lui ogni parte di sé.È possibile frequentare luoghi sacri, conoscere le parole della fede, svolgere incarichi religiosi e tuttavia custodire dentro di sé zone di chiusura, risentimento o interesse personale.Gesù ci invita, dunque, non a giudicare superficialmente gli altri, ma a vigilare sul nostro cuore.Il monte rappresenta il raccoglimento, l'intimità con il Padre, il luogo della decisione. La pianura è invece il luogo della vita concreta, dove le persone soffrono, cercano risposte, portano malattie e attendono una speranza.
Gesù non rimane sul monte a contemplare Dio dimenticando gli uomini. E non resta neppure nella pianura, travolto dalle necessità di tutti, senza ritrovare il rapporto con il Padre.La sua vita unisce questi due movimenti: salire verso Dio e scendere verso l'uomo.Qui troviamo una correzione a due possibili deformazioni della fede.
La prima è una spiritualità che cerca Dio soltanto nelle emozioni religiose, nei momenti di silenzio e nelle esperienze interiori, ma fatica a tradursi in pazienza, perdono e servizio.La preghiera autentica ci restituisce agli altri con uno sguardo nuovo. E il servizio autentico ci riconduce alla preghiera, perché ci fa incontrare la carne concreta della vita umana.C'è poi un altro particolare: Gesù scende con loro. Non manda semplicemente gli apostoli a occuparsi della folla mentre Lui rimane distante.Li coinvolge nella sua missione e li conduce nel luogo in cui la sofferenza umana si rende visibile.Essere discepoli significa proprio questo: non limitarsi ad ammirare Gesù da lontano, ma imparare a stare dove Lui sceglie di stare.Non possiamo dire di aver incontrato veramente Cristo se il nostro incontro con Lui non cambia, almeno un poco, il modo in cui incontriamo le persone.Eppure, il Vangelo non ci invita a trasformare Gesù in un semplice strumento per ottenere ciò che desideriamo. La folla viene anche per ascoltarlo. La guarigione fisica e il desiderio di ascoltare la sua parola si trovano insieme.Gesù non vuole soltanto alleviare una sofferenza immediata; vuole aprire una strada nuova per tutta la persona.La sua salvezza riguarda il corpo, il cuore, le relazioni e il rapporto con Dio.Qui emerge un tratto fondamentale del volto di Dio che non guarda la sofferenza umana da spettatore; in Gesù, entra nella nostra storia per contrastare ciò che ci distrugge, le nostre fragilità.Il gesto del toccare ci ricorda anche che la fede cristiana non è soltanto un insieme di convinzioni interiori: è una relazione che prende corpo nella vita.L'amore diventa concreto quando si traduce in gesti, tempo donato, vicinanza, cura e responsabilità.E ci sono sofferenze che rimangono, davanti alle quali la guarigione non può essere promessa né imposta come condizione della fede.In ogni caso, non dobbiamo mai concludere che chi non guarisce abbia pregato poco, creduto male o meritato la propria sofferenza.Il mistero cristiano non elimina con una spiegazione facile il dolore dell'uomo. Ci annuncia che Dio non è indifferente al dolore e che, in Gesù, ci ha mostrato fino a che punto è disposto a condividere la nostra condizione.
La forza di Cristo non è una formula da usare. È una presenza alla quale affidarsi.
Buona giornata 🙏