Parrocchia Pontassieve

Parrocchia Pontassieve Parrocchia di San Michele Arcangelo e San Giovanni Gualberto a Pontassieve

⛪️ Questa sera alle 21.00 nella chiesa di S.Michele Arcangelo recita del Rosario per ì malati delle nostre comunità parr...
06/09/2026

⛪️ Questa sera alle 21.00 nella chiesa di S.Michele Arcangelo recita del Rosario per ì malati delle nostre comunità parrocchiali.

📖 + Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,6-11)

Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo. Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo. Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita. Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

Parola del Signore

Il Vangelo di oggi va ascoltato con gli occhi perché la scena descritta è fatta più di gesti che di parole. È sabato, il giorno che gli Ebrei consacrano al culto di Dio, e ci troviamo nel tempio durante una celebrazione liturgica. L'attenzione dovrebbe essere tutta concentrata su Dio. In realtà, tra la folla c'è chi, cultore di un'osservanza legalista e senz'anima, sta cercando capi d'accusa contro Gesù. Tra i fedeli c'è un uomo con la mano paralizzata. Scribi e farisei fermano la loro attenzione sul limite che pone questa persona ai margini della società e che può fornire un ottimo pretesto per imputare a Gesù un eventuale trasgressione della Legge. Lo sguardo di Gesù, invece, è catturato dall'"uomo". Ed eccolo porre un gesto estremamente rivelativo del sentire di Dio: Gesù invita l'uomo e recuperare la sua centralità. Nessun limite fisico, psichico e neppure spirituale, quale potrebbe essere il peccato, fa scadere l'uomo agli occhi di Dio, così da sottrargli quella dignità che il Creatore gli ha conferito fin dal primo istante. È questa verità a dar ragione della stessa incarnazione e di tutta l'opera redentiva. L'uomo emargina il suo simile. Dio lo pone al centro. La distanza più grande che il nostro agire frappone tra noi e la divinità è proprio qui. Cerchiamo giustamente di eliminare il peccato dalla nostra vita perché ci allontana da Dio, e non ci rendiamo conto che ogni volta che fermiamo lo sguardo sul limite del fratello, ogni volta che puntiamo il dito e che emarginiamo l'altro, noi offuschiamo quell'immagine divina che Dio ha impresso in noi. Il nostro agire non ricalca il suo. Come le vergini stolte potremmo sentirci dire da Lui: "Io non vi conosco!".
Oggi mi chiedo seriamente se il mio modo di agire nei confronti degli altri mi rivela quale figlio di Dio sono, impegnato sempre a "porre l'uomo al centro", a riscattarlo dal limite che lo opprime e deprime. E mai, mai, per nessunissima ragione pronto a giudicare e condannare.

Buona giornata 🙏

📖 + Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18,15-20)In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà ...
05/09/2026

📖 + Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 18,15-20)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
»In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Parola del Signore

Non sono regole, non è un breve manuale d’istruzioni per imparare la vita sociale e familiare, e neanche un prontuario da sfogliare per cercare la cosa giusta da fare. Ciò che Gesù oggi ci lascia è piuttosto uno stile, il modo di custodire un legame quando ha provocato una ferita, o un graffio, di far sì che quella ferita non diventi infetta e ancora più dolorosa. Passi da fare in punta di piedi, senza sbandierare le tue ragioni, senza gridare la tua verità. Un modo discreto e sussurrato di ricomporre, di ricucire lo strappo: perché sì, Lui è anche un buon sarto, che inizia con il cercare di far combaciare i due lembi, di avvicinarli delicatamente per vedere se stanno insieme. Privatamente, a quattr’occhi e, se va bene, «avrai guadagnato tuo fratello». Ma in che senso? Cosa vuol dire «guadagnare»? Significa forse ottenere un profitto o realizzare un vantaggio? È come se il bilancio della nostra vita non si basasse sui titoli, sui conti in banca, gli appartamenti che siamo riusciti ad accumulare, ma sui volti, sulle persone che avremo custodito, sull’amore che avremo reso possibile. Rivoluziona la nostra economia, il nostro concetto di patrimonio questo Gesù. E l’altro, quello che mi ha ferito e graffiato, non è più l’avversario da vincere, da umiliare con le mie ragioni, ma diventa il bene che non voglio perdere, l’assenza che non voglio sentire. Per questo Gesù ci invita a non smettere di fare tentativi, di provare e riprovare fino allo sfinimento: e se proprio non ci riusciamo siano per noi come quei pubblicani con cui Lui mangiava e beveva, che chiamava per nome, ai quali lasciava sempre aperta la speranza, perché si sa, l’amore ragiona sempre così, non sa contare. Bastano per Lui anche solo due o tre che si mettono d’accordo per fargli fare cose strepitose: basta accordarsi come le corde di una chitarra, come gli strumenti di un’orchestra, ognuno col suo timbro, con la sua voce: la sinfonia è assicurata. Perché Lui sarà là, non sopra, non davanti, ma in mezzo, come il filo del sarto che tutto ricuce.

Buona domenica 🙏

PELLEGRINAGGIO DEL VICARIATO AL SANTUARIO DI MONTEFIESOLE
05/09/2026

PELLEGRINAGGIO DEL VICARIATO AL SANTUARIO DI MONTEFIESOLE


📖 + Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,1-5)Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiav...
04/09/2026

📖 + Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,1-5)

Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani. Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?». Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?». E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Parola del Signore

«Perché fate ciò che non è permesso di sabato?». La considerazione che fanno i farisei è più che corretta. Infatti l’impressione è che i discepoli di Gesù si sentano particolarmente al di sopra delle regole. Ma se essere cristiani significa trasgredire le regole, non potremmo forse convincerci che il messaggio di Gesù sia un pericoloso “fai da te” morale?Effettivamente a una lettura superficiale potrebbe sembrare così, ma ciò che Gesù contesta non è il sabato, ma l’idolatria del sabato. Infatti possiamo attaccarci in maniera malata a una regola dimenticandoci il motivo per cui una regola esiste. Essa è lì come una grande indicazione, come un segnale, come una bussola, ma non è il viaggio, non è la meta, non è il fine. Stare alle regole solo per stare alle regole, significa aver perso di vista il motivo per cui vale la pena una regola. Il sabato serve a ricordarsi che il primato della nostra vita è di Dio, e se è di Dio allora noi siamo liberi, per questo almeno un giorno alla settimana bisogna astenersi dal lavoro, per ricordarci che non siamo nati per lavorare, ma che lavoriamo per vivere.I discepoli di Gesù, stando con Gesù, sono fisicamente con il motivo per cui esiste il sabato. Infatti è Lui il “Signore del sabato”, cioè è Colui che il sabato indica quando chiede di deporre il fare per ricordarci chi siamo. Pensare che un mezzo sia più importante del fine significa aver pervertito alla base il principio stesso della morale.La conversione che ci chiede il vangelo di oggi non consiste nella trasgressione delle regole, ma nel recuperare il motivo per cui una regola vale la pena. Solo davanti a questa consapevolezza potremmo anche stare certi che siamo davvero attaccati a un bene. Chi si attacca troppo alle regole è perché forse ha perso di vista il vero Bene, ma non si accorge che la cieca obbedienza a una regola non è in sostituzione dell’attività della propria coscienza.

Buona giornata 🙏

SABATO 5 SETTEMBREPELLEGRINAGGIO DEL VICARIATO AL SANTUARIO DI MONTEFIESOLE Ore 16:00 Ritrovo presso il parcheggio di Mo...
04/09/2026

SABATO 5 SETTEMBRE

PELLEGRINAGGIO DEL VICARIATO AL SANTUARIO DI MONTEFIESOLE

Ore 16:00
Ritrovo presso il parcheggio di Monterifrassine e cammino in preghiera verso il Santuario.

Ore 17:00
Celebrazione della S.messa

📖 + Dal Vangelo secondo Luca  (Lc 5,33-39)In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giova...
03/09/2026

📖 + Dal Vangelo secondo Luca (Lc 5,33-39)

In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere; così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!». Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”».

Parola del Signore

I discepoli di Gesù appaiono così diversi da quelli di Giovanni Battista e dei farisei, non per il modo di pregare o per il rigore con il quale assolvono i precetti della Legge, ma per quello che appare, agli occhi di chi li giudica, uno stile di vita allegro. La critica mossa a loro potrebbe essere tradotta così: I discepoli del Battista e dei farisei sono seri mentre i tuoi si danno alla bella vita. Mangiare e bere, ancora oggi significa godersi la vita. In questa critica, come in tutte quelle che nascono da un paragone messo in piedi per esaltare alcuni e denigrare gli altri, si intravede una buona dose d’invidia generata da una tristezza cronica. Per quanto si moltiplichino gli sforzi di essere fedele alle regole e si impieghino molte energie a rispettarle fin nei minimi particolari capita di non sentire nel cuore la gioia che invece nasce da un rapporto personale che ti lega affettivamente ad una persona. Il motivo della gioia dei discepoli di Gesù è il fatto che lui è con loro. La sua presenza e il rapporto con lui creano un clima di fraterna allegria che è una delle espressioni della comunione. È questo il segreto della gioia! Essa traspare dai gesti quotidiani. La fede non può ridursi a riti abitudinari altrimenti invecchia e si corrompe. Ma anche i gesti della vita quotidiana richiedono di essere costantemente motivati dalla fede per evitare che diventino uno stanco esercizio del proprio dovere. Il rapporto amichevole con Gesù, che si declina nella condivisione festosa della sua Parola e del suo Corpo, mantiene sempre nuova e bella la vita fatta di piccoli e semplici gesti quotidiani come lo sono i fili che compongono la trama di un vestito. Le relazioni tra i fratelli rimangono salde e si crea vera comunione tra loro nella misura in cui stabile e fedele è il rapporto con Gesù. Il rinnovamento è anche una scelta personale e una sfida lanciata a noi stessi soprattutto quando la paura del cambiamento resiste alla conversione necessaria perché il vino nuovo dello Spirito Santo, donatoci da Cristo dalla croce nei sacramenti, possa veramente maturare in opere di misericordia e di giustizia.
La fede non è un dovere, ma il sereno godimento del giardino della vita,e il Dio «sensibile al cuore», nel giorno del giudizio, secondo una tradizione ebraica, chiederà a ciascuno:
perché non hai goduto di tutte le cose belle che ho creato per te? Perché non sei stato felice con le mie cose buone?
La fede è partecipazione alla gioia di Dio.

Buona giornata 🙏

📖 + Dal Vangelo secondo Luca (Lc 5,1-11)In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola ...
02/09/2026

📖 + Dal Vangelo secondo Luca (Lc 5,1-11)

In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle f***e dalla barca.Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare. Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini». E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

Parola del Signore

Il Vangelo oggi comincia in un luogo molto umano: una barca, delle reti vuote, la stanchezza di una notte trascorsa senza risultati. Pietro non è alla ricerca di qualcosa di straordinario; sta semplicemente cercando di rimettere ordine dopo una delusione. Ed è proprio da lì che Gesù decide di entrare nella sua vita. Non aspetta che Pietro sia pronto, forte o soddisfatto di sé: lo incontra nella sua fragilità.Gesù gli chiede prima una cosa piccola: di spostare la barca dalla riva. Poi, quasi senza che Pietro se ne accorga, quella piccola disponibilità diventa una chiamata più grande: «Prendi il largo». È come se Gesù gli dicesse che non può vivere rimanendo ancorato alla paura, alla delusione o alla sicurezza di ciò che già conosce. Il largo è il luogo dove non tutto è sotto controllo, ma anche il luogo in cui può nascere qualcosa di nuovo.Pietro ha buoni motivi per non fidarsi. Ha lavorato tutta la notte, sa come si pesca e sa che quel momento non sembra favorevole. Eppure pronuncia una delle frasi più belle del Vangelo: «Sulla tua parola getterò le reti». La fede, forse, comincia proprio qui: non quando abbiamo tutte le risposte, ma quando scegliamo di fidarci di una parola che ci invita a riprovare.La pesca miracolosa, però, non è soltanto una ricompensa. È una rivelazione. Pietro comprende di trovarsi davanti a qualcosa di più grande di lui e, improvvisamente, vede anche la propria povertà: «Sono un peccatore». Ma Gesù non gli chiede di diventare perfetto prima di seguirlo. Non cancella il suo passato e non nega le sue fragilità. Gli dice semplicemente: «Non temere». È questa la parola più importante: Dio non ci chiama perché siamo già all’altezza della sua chiamata; ci chiama proprio mentre siamo ancora in cammino.Anche il nostro fallimento può allora diventare un luogo di incontro con Dio. Ci sono momenti in cui le nostre reti rimangono vuote: progetti che non riescono, relazioni che ci feriscono, fatiche che sembrano inutili, preghiere alle quali non vediamo risposta. La tentazione è pensare che quella notte dica qualcosa sul nostro valore. Gesù, invece, ci invita a non confondere un fallimento con la nostra identità.E c’è un altro particolare prezioso: Gesù non distrugge ciò che Pietro è, lo
trasforma. Pietro rimane pescatore, ma la sua pesca cambia significato: d’ora in poi sarà chiamato a raccogliere uomini per la vita. Dio non vuole cancellare la nostra storia, le nostre capacità o ciò che siamo; vuole prenderlo e orientarlo verso qualcosa di più grande.Alla fine Pietro e gli altri lasciano le barche. Non perché fossero diventate inutili, ma perché hanno scoperto un mare più grande nel quale navigare. È questo il passaggio della fede: smettere di chiedersi soltanto «che cosa posso ottenere dalla vita?» e iniziare a domandarsi «per chi posso diventare un dono?».Oggi Gesù sale anche sulla nostra barca, proprio quella che porta i segni della fatica e delle reti vuote. Non ci rimprovera. Ci chiede soltanto un piccolo spazio e ci invita a prendere il largo. E quando la paura ci fa pensare di non essere abbastanza, continua a ripeterci: «Non temere». Perché la nostra barca, anche con le sue crepe, può ancora diventare il luogo da cui ripartire.

Buona giornata 🙏

📖 + Dal Vangelo secondo Luca  (Lc 4,38-44)In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagòga, entrò nella casa di Simone. La suo...
01/09/2026

📖 + Dal Vangelo secondo Luca (Lc 4,38-44)

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagòga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò. E subito si alzò in piedi e li serviva. Al calar del sole, tutti quelli che avevano infermi affetti da varie malattie li condussero a lui. Ed egli, imponendo su ciascuno le mani, li guariva. Da molti uscivano anche demòni, gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!». Ma egli li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era lui il Cristo.
Sul far del giorno uscì e si recò in un luogo deserto. Ma le f***e lo cercavano, lo raggiunsero e tentarono di trattenerlo perché non se ne andasse via. Egli però disse loro: «È necessario che io annunci la buona notizia del regno di Dio anche alle altre città; per questo sono stato mandato». E andava predicando nelle sinagòghe della Giudea.

Parola del Signore

Se non ci fosse il male sulla terra, chi penserebbe a Dio? Una giornata a Cafarnao, Gesù immerso nella folla, assediato da un crescendo turbinoso di malattie e demoni che si acquieta nella preghiera segreta, sul monte.Dopo il tramonto, finito il sabato con i suoi 1.521 divieti, tutto il dolore di Cafarnao si riversa sulla casa di Simone.Gesù esce dalla sinagoga ed entra in quella casa. È con alcuni amici: non resta che prepararsi a chiudere la giornata nel modo migliore, con un pasto in comune. Ma l’inatteso, il
non-programmato, entra in scena, chiama attenzione, si impone. Gesù mostra una grande sensibilità verso ciò che accade in maniera non prevista, verso quegli accadimenti di cui è tanto ricco il nostro quotidiano e verso cui sono tanto sensibili i Vangeli. L’inatteso è l’altro che ti chiama mentre cammini per strada, inattesa è una richiesta di aiuto non prevista, inattesa – per Gesù – è la febbre che schiaccia a letto la suocera di Pietro e la preghiera d’intercessione degli amici.La donna guarisce, si alza e si mette al servizio. Spesso è il dolore a farci ricordare del Signore; talvolta è il bisogno. Non c’è da vergognarsi: siamo noi, esseri del bisogno. Nel nostro rapporto con il Nazareno può esservi tanto di inatteso: che mentre tendiamo la mano possiamo scoprire Lui, la dolcezza del suo chinarsi su di noi, la possibilità di accettare in dono il suo amore.Non cerchiamo di fronte al dolore innocente risposte che non ci sono,ma cerchiamo i gesti di Gesù:che ascolta,si avvicina,si accosta,prende per mano e “rialza”.
È il verbo della risurrezione.

Buona giornata 🙏

📖 + Dal Vangelo secondo Luca (Lc 4,31-37)In quel tempo, Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabat...
31/08/2026

📖 + Dal Vangelo secondo Luca (Lc 4,31-37)

In quel tempo, Gesù scese a Cafàrnao, città della Galilea, e in giorno di sabato insegnava alla gente. Erano stupiti del suo insegnamento perché la sua parola aveva autorità. Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». Gesù gli ordinò severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male. Tutti furono presi da timore e si dicevano l’un l’altro: «Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?». E la sua fama si diffondeva in ogni luogo della regione circostante.

Parola del Signore

Nella sinagoga c’era un uomo che era posseduto da un demonio impuro; cominciò a gridare forte: «Basta! Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!». Gesù gli ordinò
severamente: «Taci! Esci da lui!». E il demonio lo gettò a terra in mezzo alla gente e uscì da lui, senza fargli alcun male.“Nella sinagoga c’era un uomo”
È impressionante vedere quanto potente e liberante sia la Parola di Dio. È impressionante rendersi conto di quanti demoni, quasi tutti vestiti da angeli imperversano oggi, ovunque per il mondo. Ma è ancor più impressionante osservare Gesù. Notare il Suo atteggiamento in quei momenti descritti dal Vangelo. Mentre infatti noi, ascoltando questo brano, così come tutti coloro che erano presenti allora nella Sinagoga, ci concentriamo sugli “schiamazzi” e sulle “gesta” compiuti dal demonio, Gesù invece, fissa lo sguardo e il Cuore, su quell’uomo stesso. Per Lui nella Sinagoga non c’era un demonio. Per Lui “Nella Sinagoga c’era un uomo” tenuto in catene dal male. Può Lui non provare compassione, misericordia, tenerezza? Tutto il Suo Amore viene fuori dal Suo Cuore. «Taci! Esci da lui!». Basta una sola Sua Parola, e quest’uomo è nuovamente libero. Basta una sola Sua Parola, e quest’uomo è nuovamente “un uomo”. È la stessa pietà provata verso questo nostro fratello, che Gesù ha provato, e prova, anche ora, nei nostri confronti. Ed è questa stessa “pietà” che ci interroga e ci punta il dito contro oggi. Perché, soprattutto in coloro che ci avversano, noi smettiamo spesso di vedere “un uomo”, e al loro posto vediamo solo un “demonio”. Eppure a volte, basterebbe una sola “nostra Parola”, detta con fermezza e autorità, con cui ridoniamo al nemico la chance di tornare a essere “nostro amico”. Basterebbe soltanto “una nostra parola”, detta con fermezza e autorità, per liberare un uomo, dalla prigione del dolore e del rancore che opprimono noi e gli altri. Anche noi, amando e perdonando, possiamo operare grandi esorcismi. Il male teme più questi atti forse, che le preghiere. Anche se, senza pregare, certi atti, non riusciremo a compierli mai. Tutte queste cose noi già le sappiamo. Allora perché fatichiamo tanto a metterle in pratica? Allora come mai, la nostra bocca e il nostro cuore, certe Parole non riescono a pronunciarle? E come mai, chi si rende conto di aver sbagliato, non riesce a dire con sincerità: “scusa”, e sempre sinceramente, non cerca di cambiare i suoi atteggiamenti? Che il Signore venga presto anche nelle “Sinagoghe” dei nostri cuori, scacci via da esse il male, e ciò che “fa’ male” alle nostre anime. Che Gesù ci aiuti a “compiere il bene”, che non è solo “astenersi dal fare il male”, ma forse, qualcosa in più. Che abbia ancora pietà. Pietà di quei “poveri diavoli” che siamo noi.

Buona giornata 🙏

📖 + Dal Vangelo secondo Luca  (Lc 4,16-30)In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo soli...
30/08/2026

📖 + Dal Vangelo secondo Luca (Lc 4,16-30)

In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato». Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Parola del Signore

Gesù ha cercato con cura quel brano nel rotolo: conosce bene le Scritture, ci sono mille passi che parlano di Dio, ma Lui sceglie questo, dove l’umanità è definita con quattro aggettivi: povera, prigioniera, cieca, oppressa.
Adamo è diventato così, ed è per questo che Dio diventa Adamo.Allora chiude il libro, apre la vita, vi si immerge: il suo programma è portare gioia, libertà, occhi guariti,
liberazione. Un Messia che non impone pesi, ma li toglie; che non porta precetti, ma orizzonti. Luca ci racconta un’icona da stampare nel cuore. Lo fa quasi alla moviola per farci comprendere l’estrema
importanza di questo momento.Nella sinagoga gremita Gesù si alza, prende, cerca con cura, legge.
Poi arrotola il volume, lo riconsegna, si siede. Tutti gli occhi sono fissi su di Lui, e nel grande silenzio risuonano le prime parole ufficiali di Gesù: “oggi la parola di Isaia si realizza”.Ed è così forte questa affermazione: il Vangelo non è una chiacchiera, la Parola non è teoria, cambia le cose, orienta
le scelte, è spada a due tagli.Gesù nella proclamazione ha censurato il profeta Isaia, non legge il versetto successivo che parla di predicare la vendetta del Signore. No, Dio non sprecherà l’eternità in vendette, nemmeno un minuto.Tutti gli occhi erano fissi su di Lui.Lo conoscono bene quel giovane, sparito per un po’ e appena ritornato al villaggio, dov’era cresciuto a pane e lavoro,
sinagoga e Torah.Gesù davanti a loro presenta il suo sogno di un mondo nuovo, senza prigionieri né poveri, senza occhi malati, senza vittime.
Adamo è povero più che peccatore; è fragile prima che colpevole; è che abbiamo le ali tarpate, ci vediamo male e ci sbagliamo facilmente, per questo inciampiamo.Del Vangelo mi sorprende sempre quel parlare di poveri più che di peccatori; di sofferenze più che di colpe. “Il Vangelo non è una morale, ma una sconvolgente liberazione”. La sinagoga di Nazaret si riempiva di umanità ferita e fragile, di poveri e di ultimi , diventati i principi del Regno. E Dio che si mette alla loro destra, alla loro ombra.A Gesù non importa se il povero o il cieco sono giusti o peccatori, se il lebbroso meriti o no la guarigione, se l’adultera avesse o meno buone giustificazioni per il suo gesto.C’è buio e dolore, sofferenza e bisogno, e tanto basta per far piaga nel cuore di Dio.
“Forse Dio è stanco di solenni e austeri devoti, di eroi dell’etica, di eremiti pii e pensosi, forse vuole dei giullari alla san Francesco, felici di vivere. Gesù vuole prigionieri usciti dalle segrete, che danzano nel sole.

Buona giornata 🙏

Indirizzo

Largo Cuccuini, 1
Pontassieve
50065

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