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Parrocchia Pontassieve Parrocchia di San Michele Arcangelo e San Giovanni Gualberto a Pontassieve

📖 + Dal Vangelo secondo Luca  (Lc 6,12-19)In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pre...
27/10/2026

📖 + Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,12-19)

In quei giorni, Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore.
Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne, che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.

Parola del Signore

La preghiera, la chiamata, la discesa e la forza che guarisce.Questo brano del Vangelo di Luca ci conduce nel cuore della missione di Gesù. In poche righe troviamo quattro movimenti spirituali fondamentali: Gesù sale sul monte per pregare, sceglie i suoi apostoli, scende in mezzo alla gente e lascia che la sua forza raggiunga le ferite dell'umanità.Non sono semplicemente quattro momenti della sua giornata. Sono quattro dimensioni della vita cristiana e anche della nostra esistenza: imparare ad ascoltare Dio, accogliere la propria vocazione, stare accanto agli uomini e lasciarsi trasformare dall'amore.La chiamata non trasforma automaticamente il cuore. Essere vicini a Gesù non significa aver già consegnato a Lui ogni parte di sé.È possibile frequentare luoghi sacri, conoscere le parole della fede, svolgere incarichi religiosi e tuttavia custodire dentro di sé zone di chiusura, risentimento o interesse personale.Gesù ci invita, dunque, non a giudicare superficialmente gli altri, ma a vigilare sul nostro cuore.Il monte rappresenta il raccoglimento, l'intimità con il Padre, il luogo della decisione. La pianura è invece il luogo della vita concreta, dove le persone soffrono, cercano risposte, portano malattie e attendono una speranza.
Gesù non rimane sul monte a contemplare Dio dimenticando gli uomini. E non resta neppure nella pianura, travolto dalle necessità di tutti, senza ritrovare il rapporto con il Padre.La sua vita unisce questi due movimenti: salire verso Dio e scendere verso l'uomo.Qui troviamo una correzione a due possibili deformazioni della fede.
La prima è una spiritualità che cerca Dio soltanto nelle emozioni religiose, nei momenti di silenzio e nelle esperienze interiori, ma fatica a tradursi in pazienza, perdono e servizio.La preghiera autentica ci restituisce agli altri con uno sguardo nuovo. E il servizio autentico ci riconduce alla preghiera, perché ci fa incontrare la carne concreta della vita umana.C'è poi un altro particolare: Gesù scende con loro. Non manda semplicemente gli apostoli a occuparsi della folla mentre Lui rimane distante.Li coinvolge nella sua missione e li conduce nel luogo in cui la sofferenza umana si rende visibile.Essere discepoli significa proprio questo: non limitarsi ad ammirare Gesù da lontano, ma imparare a stare dove Lui sceglie di stare.Non possiamo dire di aver incontrato veramente Cristo se il nostro incontro con Lui non cambia, almeno un poco, il modo in cui incontriamo le persone.Eppure, il Vangelo non ci invita a trasformare Gesù in un semplice strumento per ottenere ciò che desideriamo. La folla viene anche per ascoltarlo. La guarigione fisica e il desiderio di ascoltare la sua parola si trovano insieme.Gesù non vuole soltanto alleviare una sofferenza immediata; vuole aprire una strada nuova per tutta la persona.La sua salvezza riguarda il corpo, il cuore, le relazioni e il rapporto con Dio.Qui emerge un tratto fondamentale del volto di Dio che non guarda la sofferenza umana da spettatore; in Gesù, entra nella nostra storia per contrastare ciò che ci distrugge, le nostre fragilità.Il gesto del toccare ci ricorda anche che la fede cristiana non è soltanto un insieme di convinzioni interiori: è una relazione che prende corpo nella vita.L'amore diventa concreto quando si traduce in gesti, tempo donato, vicinanza, cura e responsabilità.E ci sono sofferenze che rimangono, davanti alle quali la guarigione non può essere promessa né imposta come condizione della fede.In ogni caso, non dobbiamo mai concludere che chi non guarisce abbia pregato poco, creduto male o meritato la propria sofferenza.Il mistero cristiano non elimina con una spiegazione facile il dolore dell'uomo. Ci annuncia che Dio non è indifferente al dolore e che, in Gesù, ci ha mostrato fino a che punto è disposto a condividere la nostra condizione.
La forza di Cristo non è una formula da usare. È una presenza alla quale affidarsi.

Buona giornata 🙏

📖 + Dal Vangelo secondo Luca  (Lc 13,18-21)In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cos...
26/10/2026

📖 + Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13,18-21)

In quel tempo, diceva Gesù: «A che cosa è simile il regno di Dio, e a che cosa lo posso paragonare? È simile a un granello di senape, che un uomo prese e gettò nel suo giardino; crebbe, divenne un albero e gli uccelli del cielo vennero a fare il nido fra i suoi rami». E disse ancora: «A che cosa posso paragonare il regno di Dio? È simile al lievito, che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata».

Parola del Signore

La Parola del Signore è sorprendente: quando la incontriamo è piccola come un granello di senape, breve come un versetto di Vangelo, leggera come parole sospinte da un sussurro di vento, ma poi… quando attecchisce nel nostro cuore, lievita insieme all’amore, cresce a dismisura, fino diventare un albero possente: “tanto che gli uccelli del cielo vengono a fare il nido fra i suoi rami“. Un granellino, un seme piccolo piccolo – quasi invisibile – che cresce, prende forma, e origina un qualcosa di nuovo, un qualcosa di vivo, un qualcosa di grande, un qualcosa che offre riparo dal sole cocente per l’uomo, un luogo sicuro dove gli uccelli vengono a fare il nido, per creare insieme nuova vita.
Il Vangelo è così, ne ascoltiamo un piccolo brano. Come nella parabola del seminatore molte parole finiranno disperse nel vento, qualcuna cadrà tra i sassi, qualcun’altra verrà soffocata dalle spine, ma… alcune entreranno nel nostro cuore, cresceranno e vivranno per sempre con noi.«Il Regno dei Cieli – ci insegna Gesù – è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo». «Il Regno dei Cieli è simile al lievito che una donna prese e mescolò in tre misure di farina, finché non fu tutta lievitata». Un seme: un uomo lo raccoglie e lo semina nel campo. Il lievito: una donna lo unisce al suo impasto e lo lavora. In entrambi i casi, Dio cerca la collaborazione dell’uomo, ci coinvolge nella costruzione del Regno di Dio: dobbiamo mettere le nostre mani in pasta, dobbiamo darci da fare, scavare un buco nella terra per piantare il seme.Bisogna avere fiducia che il Regno di Dio, ossia “Dio nella mia vita” non va in vacanza, mai: sta sempre “lavorando nel segreto” per darmi maggior vita, vita piena, in abbondanza. Per questo Gesù è venuto sulla terra.E allora diamoci una mano, gli uni con gli altri e mettiamoci tutti insieme a costruire.
“Il Regno di Dio si è fatto vicino, Dio è vicino. Guardiamoci attorno: il mondo che a noi sembra avvitato in una crisi senza uscita, è anche un immenso laboratorio di idee nuove, di progetti, esperienze di giustizia e pace. Questo mondo porta un altro mondo nel grembo, che cresce verso più consapevolezza, più libertà, più amore e più cura verso il creato. Di tutto questo Lui ha gettato il seme, nessuno lo potrà sradicare dalla terra. Manca però qualcosa, manca chi lavori al buono di oggi. Mancano operai del bello, mietitori del buono, contadini che sappiano far crescere i germogli di un mondo più giusto, di una mentalità più positiva, più umana”.
Questi versetti dal libro dell'Apocalisse ce lo ricordano.
"E quando il Regno sarà costruito potremo prendervi dimora ed abitarci con Dio, immersi nel suo infinito amore: e qui non ci sarà alcuna maledizione; in essa sarà il trono di Dio e dell’Agnello e i suoi servi lo serviranno; essi vedranno la sua faccia e porteranno il suo nome sulla loro fronte. E qui non ci sarà più notte alcuna e non avranno bisogno di luce di lampada né di luce di sole, perché il Signore Dio li illuminerà, ed essi regneranno nei secoli dei secoli”.

Buona giornata 🙏

📢 𝐄𝐕𝐄𝐍𝐓𝐎 𝐀𝐍𝐍𝐔𝐋𝐋𝐀𝐓𝐎Siamo spiacenti di comunicare che 𝐥’𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐅𝐫𝐚 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐁𝐞𝐧𝐚𝐧𝐭𝐢, 𝐝𝐚𝐥 𝐭𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨 “𝐈𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚...
26/10/2026

📢 𝐄𝐕𝐄𝐍𝐓𝐎 𝐀𝐍𝐍𝐔𝐋𝐋𝐀𝐓𝐎

Siamo spiacenti di comunicare che 𝐥’𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐜𝐨𝐧 𝐅𝐫𝐚 𝐏𝐚𝐨𝐥𝐨 𝐁𝐞𝐧𝐚𝐧𝐭𝐢, 𝐝𝐚𝐥 𝐭𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨 “𝐈𝐧𝐭𝐞𝐥𝐥𝐢𝐠𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞, 𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚, 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐞 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞”, 𝐩𝐫𝐞𝐯𝐢𝐬𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐞𝐫𝐚, 𝐥𝐮𝐧𝐞𝐝𝐢̀ 𝟐𝟔 𝐨𝐭𝐭𝐨𝐛𝐫𝐞, 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐨𝐫𝐞 𝟐𝟏.𝟎𝟎, 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐢𝐥 𝐓𝐞𝐚𝐭𝐫𝐨 𝐂𝐢𝐧𝐞𝐦𝐚 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐏𝐨𝐧𝐭𝐚𝐬𝐬𝐢𝐞𝐯𝐞, 𝐞̀ 𝐬𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐚𝐧𝐧𝐮𝐥𝐥𝐚𝐭𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐦𝐨𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐥𝐢 𝐝𝐞𝐥 𝐫𝐞𝐥𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞.

Questa sera alle ore 21:00 al Teatro Cinema Italia parleremo di :📌 Intelligenza Artificiale💻 tra etica, futuro del lavor...
25/10/2026

Questa sera alle ore 21:00 al Teatro Cinema Italia parleremo di :

📌 Intelligenza Artificiale
💻 tra etica, futuro del lavoro
📈 e responsabilità sociale

Ci aiuterà ad affrontare il tema Fra Paolo Benanti teologo francescano docente ed esperto di etica delle tecnologie e intelligenza artificiale voce fra le più autorevoli sul rapporto tra innovazione, persona e sviluppo sociale
Siamo tutti invitati a partecipare

INGRESSO LIBERO

In concomitanza con l'incontro non verrà recitato il Rosario a S.Michele Arcangelo

📖 + Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13,10-17)

In quel tempo, Gesù stava insegnando in una sinagoga il giorno di sabato. C’era là una donna che aveva da diciotto anni uno spirito che la teneva inferma; era curva e non poteva drizzarsi in nessun modo. Gesù la vide, la chiamò a sé e le disse: «Donna, sei libera dalla tua infermità», e le impose le mani. Subito quella si raddrizzò e glorificava Dio.
Ma il capo della sinagoga, sdegnato perché Gesù aveva operato quella guarigione di sabato, rivolgendosi alla folla disse: «Ci sono sei giorni in cui si deve lavorare; in quelli dunque venite a farvi curare e non in giorno di sabato». Il Signore replicò: «Ipocriti, non scioglie forse, di sabato, ciascuno di voi il bue o l’asino dalla mangiatoia, per condurlo ad abbeverarsi? E questa figlia di Abramo, che satana ha tenuto legata diciott’anni, non doveva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato?». Quando egli diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, mentre la folla intera esultava per tutte le meraviglie da lui compiute.

Parola del Signore

Ci sono ferite che non si vedono, dolori che non si riescono a spiegare e pesi che, con il passare degli anni, diventano così familiari da farci dimenticare persino come si vive a testa alta. Ci sono persone che continuano a camminare, a lavorare, a sorridere e a prendersi cura degli altri, ma dentro sono curve, schiacciate da qualcosa che non riescono più a sostenere.È proprio in questo luogo di sofferenza silenziosa che entra Gesù.
Il Vangelo di oggi non parla soltanto di una donna guarita da una malattia. Parla di ogni essere umano che, per qualche ragione, ha perso la libertà di essere pienamente se stesso. Parla di quelle parti della nostra anima che si sono piegate sotto il peso della paura, delle delusioni, dei sensi di colpa, delle umiliazioni, delle ferite mai guarite e delle battaglie combattute troppo a lungo.Lì, nella sinagoga, chi guardava questa donna deforme era convinto che avesse una cattiva disposizione interiore, una grave stortura morale. Era la mentalità del tempo: si pensava che l’aspetto fisico fosse il riflesso dell’interiorità. Tra gli ebrei, poi, la malattia era considerata come un colpo di coda del Maligno, il che rendeva questa povera donna ancor più disgraziata, una “prigioniera”, dice Gesù.
Una cosa è certa: l’alterazione della sua colonna vertebrale, costringendola a stare perennemente a testa bassa e con gli occhi fissi a terra, le impediva di guardare davanti a sé, d’incrociare lo sguardo degli altri e di volgere gli occhi al cielo. Questa condizione, al di là di ogni credenza, era davvero deprimente. Ancor più grave se pensiamo che durava da 18 anni, una vita.“Gesù la vide” – Più volte i vangeli notificano questo dettaglio. Gesù è uno che ‘vede’ gli altri,a differenza nostra,perché il dolore più grande che oggi registriamo nel chiuso dei nostri palazzi, metafora di un mondo sempre più chiuso alle relazioni umane, è proprio questo: io ci sono, ma nessuno mi vede!Gesù ha una predilezione per le vite che nessuno vede, per le storie di un’umanità invisibile che vive ai margini, nel ghetto di una solitudine imposta dal giudizio degli altri. E a Lui non importa se a dettare questo giudizio sia la malattia o il peccato, la condizione sociale o il credo religioso. È la persona che conta, per quello che è e non per quello che ha fatto o non ha fatto. E capita pure, come nel caso di questa donna, che Lui decida di chiamarla a sé. Questo verbo, nell’originale greco, è lo stesso che Gesù utilizza per chiamare i suoi discepoli. Dunque non significa semplicemente “avvicinati, fatti avanti”, ma “Io scelgo te, Io desidero che tu stia con Me”. È il verbo dell’intimità con Lui, che precede spesso quello della missione. Che poi Gesù faccia tutto questo di sabato, suscitando lo sdegno del capo della sinagoga, è un’ulteriore salutare provocazione: al centro, nel cuore di Dio, non ci sono le prescrizioni, le etichette, la burocrazia, ma la vita dell’uomo. E c’è un perché: averne davvero rispetto umanizza e compie ogni regola! Ricordiamocelo quando, in nome delle nostre leggi, calpestiamo la vita di un’umanità che continua a curvarsi sotto il peso del nostro egoismo. La donna non chiede nulla. Non sappiamo se abbia invocato Gesù, se abbia gridato il proprio dolore o se abbia cercato di attirare la sua attenzione.
Il Vangelo dice semplicemente: «Gesù la vide, la chiamò a sé».
È Gesù a prendere l'iniziativa.
Questo particolare è profondamente consolante. Ci dice che l'amore di Dio non comincia necessariamente quando noi riusciamo a pregare bene, quando troviamo le parole giuste o quando siamo abbastanza forti da chiedere aiuto.A volte siamo troppo stanchi perfino per pregare,quando il dolore ci toglie le parole. A volte non riusciamo nemmeno a immaginare una via d'uscita.Eppure, la nostra incapacità di alzare lo sguardo non impedisce a Dio di posare il suo su di noi.Ecco una delle prime conversioni che questo Vangelo ci chiede: imparare a guardare gli altri senza identificarli con ciò che li ferisce.Prima di giudicare, siamo chiamati a vedere.
Prima di correggere, a riconoscere.Prima di parlare, a lasciarci raggiungere dalla realtà dell'altro.Perché la misericordia comincia quando qualcuno smette di considerarci un problema e torna a riconoscerci come persone.Questo è il modo in cui Dio si avvicina alla nostra fragilità: non per umiliarci, ma per aprire un futuro.

Buona giornata 🙏

📖 + Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,34-40)In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sad...
24/10/2026

📖 + Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,34-40)

In quel tempo, i farisei, avendo udito che Gesù aveva chiuso la bocca ai sadducèi, si riunirono insieme e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?». Gli rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente». Questo è il grande e primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti».

Parola del Signore

«“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente”. Questo è il primo comandamento. Il secondo poi è simile a quello: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”.«Qual è il più grande comandamento?», gli chiedono, che è come dire: «Cosa conta davvero? Tra le tante norme e prescrizioni, tra riti e digiuni da osservare, tra salmi e preghiere da recitare, qual è davvero il succo spremuto della fede?». Apre una voragine questa domanda, quasi si avverte che ci deve essere un filo nascosto, un midollo incandescente che lega regole e leggi, che dà loro il senso, il gusto, il fine. In fondo anche in noi risuona questa domanda: «Cosa conta davvero? Che cosa tiene insieme la mia vita?». E Lui risponde: «Amerai… con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutta la mente.». Qualcuno ha detto che il cuore è il nostro baricentro, quel punto cioè in cui troviamo l’equilibrio, un centro di gravità invisibile che orienta e non consente deviazioni o deragliamenti o pericolose inclinazioni, come quando si sta in piedi su una barca. Ogni vita ha un centro, come uno sguardo fisso su qualcosa: il lavoro, il denaro, l’immagine che si dà di sé, una ferita, una paura, un torto ricevuto, il cercare di piacere o compiacere: tutta roba che se ne sta là, nel nostro cuore, depositata come un macigno che pesa e che ci impone la sua direzione. «Tutto il cuore, anima, mente», ci dice oggi Gesù: se ami non basta un pezzetto, un rimasuglio, un angolino della vita. Ci chiede un amore intero, da innamorati, quando non c’è cellula del nostro corpo, né pensiero, né respiro che non sia rivolto alla persona amata. Un amore difficile, completo, che completamente muove, dirige, orienta. Un amore che non riguarda soltanto il cuore, ma anche il modo in cui pensiamo, perché possiamo scegliere, decidere, comprendere a partire dall’amore. È come se Gesù oggi ci dicesse: «Se vuoi che la tua vita ritrovi il suo equilibrio, torna all’amore». E poi arriva il secondo comandamento dell’inarrestabile Gesù, un comandamento “simile”, cioè che partecipa della stessa forma, della stessa qualità, dello stesso carattere del primo. “Simile” è parola che mette in relazione e Lui lega ciò che noi siamo tentati di separare: Dio e l’uomo, cielo e terra, visibile e invisibile. Indissolubili. E allora è come se ci dicesse: «Il Dio che non vedi ha il volto di chi puoi vedere, di chi ti cammina accanto, che chiede riparo, compassione, misericordia». È un unico movimento dell’anima, è amore, tutto intero. Tutto converge qui, in una parola che ha il peso dell’eternità.

Buona domenica 🙏

📖 + Dal Vangelo secondo Luca   (Lc 13,1-9)In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galil...
23/10/2026

📖 + Dal Vangelo secondo Luca (Lc 13,1-9)

In quel tempo, si presentarono alcuni a riferire a Gesù il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici. Prendendo la parola, Gesù disse loro: «Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subìto tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».
Diceva anche questa parabola: «Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: «Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?». Ma quello gli rispose: «Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai».

Parola del Signore


Annunci di morte oggi nel Vangelo e grandi domande.
Che colpa avevano quegli uomini? È Dio che guida le armi? Che colpa avevano i diciotto morti sotto la torre crollata a Siloe? E chi è colpito dal terremoto, dalla guerra, dalla malattia, è forse castigato da Dio?
La risposta di Gesù è netta: non è Dio che fa cadere torri o palazzi, non è la mano di Dio ad architettare stragi.
Piuttosto, convertitevi e amatevi, altrimenti vi distruggerete.
Conversione è l'inversione di rotta della nave che va diritta sugli scogli. Non serve fare la conta dei buoni e dei cattivi, bisogna riconoscere che il mondo intero deve cambiare direzione: nelle relazioni,nella politica,
nell’economia, nell’ecologia.Mai come oggi sentiamo attuale questo appello accorato di Gesù. Mai come oggi capiamo che tutta la terra è in stretta connessione: se ci sono milioni di disperati in pianto, sarà il mondo intero ad essere una collina di croci; se la natura è avvelenata, muore anche l'umanità; l'estinzione di una sola specie vivente equivale a una mutilazione di tutti.
Gesù prende le difese sia di Dio, sia degli uccisi: non è Dio che arma la mano di Pilato, che aggiunge sangue a sangue, che abbatte torri. «Ma dov'è Dio?» Ci domandiamo in ogni giorno di dolore. Dio è lì, certamente.
Ma non si frappone fra vittima e carnefice; è ancora e di nuovo e per sempre crocifisso con la vittima; non spezza le lance degli uccisori, ne è trafitto insieme.
Dio sta nel riflesso più profondo di tutte le lacrime, e si fa confine alle tue con la speranza, con l’attesa della risurrezione.E’ un padre che crede in me prima ancora che io dica sì, perché il tempo di Dio è l'anticipo, il suo amore è preveniente, e la sua misericordia corre avanti al pentimento; la pecorella è trovata quando è ancora lontana e non torna, e il padre abbraccia l’atteso figlio tornato prima ancora che apra bocca; per questo lui non c’entra nulla con il male dilagante: l’amore è impotente, vive ai suoi antipodi.Ancora un anno, ancora un giorno, ancora sole, pioggia e lavoro: quest'albero è buono! Tu sei buono! Darai frutto, il frutto tuo.
Il Dio contadino, si prende cura come nessuno di questo campo, di questo piccolo orto che io sono; mi lavora, mi pota, sento le sue mani ogni giorno. «Forse, l'anno prossimo porterà frutto». Questo “forse”, una piccola probabilità, uno stoppino fumigante gli è sufficiente per sperare. Si accontenta, si aggrappa a un fragile forse, forte solo di ciò che l'amore può.Perciò abbi fiducia, sii indulgente verso tutti e anche verso te stesso, e vedremo la primavera che non si lascia sgomentare, che la Pasqua non si arrende.
Perché questo io so: Dio si coinvolge. Potente come l'amore.

Buona giornata 🙏

𝟐𝟔 𝐨𝐭𝐭𝐨𝐛𝐫𝐞, 𝐨𝐫𝐞 𝟐𝟏.𝟎𝟎📍𝐓𝐞𝐚𝐭𝐫𝐨 𝐂𝐢𝐧𝐞𝐦𝐚 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚FRA PAOLO BENANTITeologo francescano ed esperto di etica delle tecnologie e In...
23/10/2026

𝟐𝟔 𝐨𝐭𝐭𝐨𝐛𝐫𝐞, 𝐨𝐫𝐞 𝟐𝟏.𝟎𝟎

📍𝐓𝐞𝐚𝐭𝐫𝐨 𝐂𝐢𝐧𝐞𝐦𝐚 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚

FRA PAOLO BENANTI

Teologo francescano ed esperto di etica delle tecnologie e Intelligenza Artificiale, tra le voci più autorevoli in Italia sul rapporto tra innovazione, persona e società.
Sarà un’occasione per riflettere sulle opportunità e sulle sfide dell’IA nel mondo del lavoro, nella formazione e nella vita quotidiana con uno sguardo particolare al futuro delle nuove generazioni.

👉🏻𝐈𝐍𝐆𝐑𝐄𝐒𝐒𝐎 𝐋𝐈𝐁𝐄𝐑𝐎 𝐄
𝐆𝐑𝐀𝐓𝐔𝐈𝐓𝐎

📖 + Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,54-59)In quel tempo, Gesù diceva alle f***e: «Quando vedete una nuvola salire da pon...
22/10/2026

📖 + Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,54-59)

In quel tempo, Gesù diceva alle f***e: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto? Quando vai con il tuo avversario davanti al
magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

Parola del Signore

Ricordo, da bambino, che la sera, soprattutto d’inverno, stavamo tutti appiccicati davanti alla tv per vedere "Il tempo in Italia" con le previsioni meteo del colonnello Bernacca. E mio nonno puntualmente zittiva la noia delle nostre chiacchiere di sottofondo dicendo: “Da grandi capirete quanto è importante conoscere il tempo per organizzare bene il lavoro dell’indomani!”.Oggi capisco che aveva ragione! E non solo pensando al colonello Bernacca.Quanto è importante conoscere il tempo che vivi e discernere i segni che, strada facendo, il Signore ti pone dinanzi perché tu possa capire “ciò che è giusto”! Lo ribadisce oggi Gesù in questo Vangelo,e nel dirLo, la Sua ironia ci provoca: insomma, siete tutti bravi a fare il colonnello Bernacca, ma quando si tratta di discernere il tempo presente, fate finta di non capire, lasciate cadere l’opportunità di dare una risposta a Dio. Non vedete perché non volete vedere. Non sentite perché non volete ascoltare. Eppure, quello che state vivendo qui, oggi, attraverso Me, è il "kairòs" è il tempo opportuno in cui Dio ti dà una chance imperdibile per convertirti davvero. Se fai finta di non capire, sei un ipocrita perché oggi hai un segno evidente davanti a te, e sono Io che ti parlo!Credo, a questo punto, che anche noi dobbiamo riconoscere la nostra ignoranza colpevole. Ogni giorno il Signore, attraverso le piogge e lo scirocco della vita, ci offre dei segni evidenti che dicono: cambia, datti una mossa, fai qualcosa per evitare il disastro che vivi!E la breve parabola che segue in questo Vangelo ci mette davvero alle strette.
«Nell’intimo della coscienza l’uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire. Questa Voce, che lo chiama sempre ad amare, a fare il bene e a fuggire il male, al momento opportuno risuona nell’intimità del cuore: fa questo, evita quest’altro… La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità».Nel cuore di ciascuno di noi – nessuno escluso – parla Dio che è misericordia, in quel luogo misterioso e prezioso che è la coscienza personale. A noi la responsabilità di decidere nella nostra vita, tendendo un orecchio a ciò che ci accade e l’altro a questo dialogo, intimo e liberante, con il Dio della vita che non ci abbandona mai.

Buona giornata 🙏

⛪️ Questa sera dalle 19:00 alle 22:00 nei locali sotto la chiesa di S.G.Gualberto presentazione del sussidio : GIONA e R...
21/10/2026

⛪️ Questa sera dalle 19:00 alle 22:00 nei locali sotto la chiesa di S.G.Gualberto presentazione del sussidio : GIONA e RUT proposto dalla Diocesi di Firenze per la catechesi degli adulti ,guiderà l'incontro Diletta Rigoli Docente della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale.
Sono particolarmente invitati i gruppi di ascolto e chi è interessato a conoscere la Parola di Dio.

Verrà preparata la cena!

📖 + Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12,49-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Parola del Signore

Sono venuto a portare il fuoco sulla terra. E come vorrei che divampasse. È stato detto che la religione era l'oppio dei popoli, ottundimento e illusione. Nell'intenzione di Gesù il Vangelo è invece «l'adrenalina dei popoli» , porta «il morso del più», più visione, più coraggio, più creatività, più fuoco. Pensate che Io sia venuto a portare la pace? No, vi dico, ma la divisione.Dio non è neutrale: vittime o carnefici non sono la stessa cosa davanti a Lui, tra ricchi e poveri ha delle preferenze e si schiera. Il Dio biblico non porta la falsa pace della neutralità o dell'inerzia, ma «ascolta il gemito» e prende posizione contro i faraoni di sempre. La divisione che porta evoca il coraggio di esporsi e lottare contro il male. «Perché si uccide anche stando alla finestra» , muti davanti al grido dei poveri e di madre terra, mentre soffiano i veleni degli odi, si chiudono approdi, si alzano muri, avanza la corruzione.Non si può restarsene inerti a contemplare lo spettacolo della vita che ci scorre a fianco, senza alzarsi a lottare contro la morte, ogni forma di morte. Altrimenti il male si fa sempre più arrogante e legittimato. Sono venuto a portare il fuoco, l'alta temperatura morale in cui soltanto avvengono le trasformazioni positive del cuore e della storia. E come vorrei che divampasse! Come quella fiammella che a Pentecoste si è posata sul capo di ogni discepolo e ha sposato una originalità propria, ha illuminato una genialità diversa per ciascuno. Abbiamo bisogno estremo di discepoli geniali, con fuoco.La Evangelii gaudium invita i credenti a essere creativi, nella missione, nella pastorale, nel linguaggio. Propone instancabilmente non l'omologazione, ma la creatività; invoca non l'obbedienza ma l'originalità dei cristiani. Fino a suggerire di non temere eventuali conflitti che ne possono seguire, perché senza conflitto non c'è passione. Perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto? Un invito pieno di energia, rivolto alla folla cioè a tutti: non seguite il pensiero dominante, non accodatevi alla maggioranza o ai sondaggi d'opinione.Giudicate da voi stessi, intelligenti e liberi, svegli e sognatori, andando oltre la buccia delle cose: «La differenza decisiva non è tra chi crede e chi non crede, ma tra chi pensa e chi non pensa diceva il Cardinal Martini. Tra chi si domanda che cosa c'è di buono o di sbagliato in ciò che accade, e tra chi non si domanda più niente.Giudicate da voi... Siate profeti - invito forte ma quante volte disatteso! - siate profeti anche scomodi, dice il Signore Gesù, facendo divampare quella goccia di fuoco che lo Spirito ha seminato in ogni vivente.
Come Gesù, così anche noi siamo inviati a usare la nostra intelligenza non per venerare il tepore della cenere, ma per custodire il bruciore del fuoco , siamo una manciata, un pugno di calore e di luce gettati in faccia alla terra, non per abbagliare, ma per illuminare e riscaldare quella porzione di mondo che è affidata alle nostre cure.

Buona giornata 🙏

📖 + Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12, 39-48)In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: Cercate di capire questo: se il ...
20/10/2026

📖 + Dal Vangelo secondo Luca (Lc 12, 39-48)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.
Allora Pietro disse:
Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?Il Signore rispose:Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire” e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli. Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.

Parola del Signore

Il Vangelo di oggi, in continuità con quello di ieri, riunisce le altre due parabole che esortano alla vigilanza. Gesù si rivolge ai suoi discepoli insegnando loro come prendersi cura del popolo di Dio che hanno avuto affidato. Li invita a vivere secondo la logica dell’amore, dell’attenzione, della tenerezza, della vigilanza.Ogni cristiano è amministratore dei misteri di Dio: della vita che ci ha dato, dell’amore intratrinitario nel quale viviamo – figli di Dio Padre nel Figlio attraverso lo Spirito Santo –, dei talenti e delle capacità con le quali ci ha arricchito, delle persone che ci ha affidato. E nessuno ci può sostituire in questo compito.Quando dimentichiamo che tutti questi beni ci sono stati affidati, quando pensiamo che li meritiamo e non ci rendiamo conto del perché li abbiamo, finiamo col chiuderci in noi stessi, pieni della nostra superbia, delle nostre invidie, dei nostri rancori, dei nostri giudizi critici. E allora non solo non badiamo agli altri, ma finiamo col maltrattarli, incapaci di guardarli con lo sguardo di Cristo.Come faceva notare Benedetto XVI, «questa vigilanza significa, da una parte, che l’uomo non si rinchiuda nel momento presente dandosi alle cose tangibili, ma alzi lo sguardo al di là del momentaneo e della sua urgenza. Ciò che conta è tenere libera la visione su Dio, per ricevere da Lui il criterio e la capacità di agire in modo giusto. Vigilanza significa soprattutto apertura al bene, alla verità, a Dio, in mezzo a un mondo spesso inspiegabile e in mezzo al potere del male. Significa che l’uomo cerchi con tutte le forze e con grande sobrietà di fare la cosa giusta, non vivendo secondo i propri desideri, ma secondo l’orientamento della fede».Gesù vuole che la nostra esistenza sia feconda, che non abbassiamo la guardia, per ricevere con gratitudine e pieni di meraviglia tutti i tesori del Suo cuore. Vuole che rimaniamo vigilanti per mettere al servizio degli altri i nostri talenti e le nostre capacità, il nostro sorriso, il nostro perdono, il nostro lavoro quotidiano, la nostra vita di fede di speranza e di amore.
Cristo ci presenta la vita come una missione: stare “a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito”. La nostra vita è una missione. Veniamo sulla terra per qualcosa. o meglio, per qualcuno: per le nostre famiglie, per le nostre amicizie. Dal modo in cui le trattiamo dipende, in gran parte, la felicità eterna di queste persone.

Buona giornata 🙏

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