28/10/2026
𝗦𝗔𝗡𝗧𝗜 𝗦𝗜𝗠𝗢𝗡𝗘 𝗘 𝗚𝗜𝗨𝗗𝗔 𝗧𝗔𝗗𝗗𝗘𝗢
𝟮𝟴 𝗢𝗧𝗧𝗢𝗕𝗥𝗘
𝗣𝗥𝗘𝗚𝗛𝗜𝗘𝗥𝗔 𝗔𝗜 𝗦𝗔𝗡𝗧𝗜 𝗔𝗣𝗢𝗦𝗧𝗢𝗟𝗜 𝗦𝗜𝗠𝗢𝗡𝗘 𝗘 𝗚𝗜𝗨𝗗𝗔
Gloriosissimi Apostoli Simone e Giuda, che, dopo aver faticato per tanti anni nella diffusione del Vangelo, secondo la tradizione concludeste insieme la vostra missione in Persia con il martirio, ottenete a noi la grazia di rimanere fedeli a Cristo in ogni circostanza della vita.
Voi che consacraste ogni vostra energia all'annuncio della Parola e alla testimonianza della fede, intercedete per noi, affinché non ci lasciamo vincere dalla paura, dallo scoraggiamento o dalle difficoltà. Aiutateci a vivere con coerenza ciò che professiamo con le labbra e a glorificare il Signore attraverso la santità delle nostre opere.
San Simone e San Giuda Taddeo, pregate per noi. Amen.🙏
📖Ci sono Apostoli di cui conosciamo molti episodi della vita e altri che sembrano essere rimasti nell'ombra. Simone e Giuda Taddeo appartengono a questo secondo gruppo. I Vangeli ci hanno lasciato poche informazioni su di loro e le tradizioni successive raccontano vicende che non sempre concordano tra loro. Eppure, anche attraverso questo silenzio, possiamo scoprire qualcosa di importante: entrambi furono scelti da Gesù per far parte dei Dodici e condivisero con Lui il cammino che avrebbe cambiato la loro vita.
La Chiesa li celebra insieme il 28 ottobre, ricordandoli come Apostoli e testimoni della fede. I loro nomi compaiono negli elenchi dei Dodici riportati nei Vangeli e negli Atti degli Apostoli. Non sappiamo con precisione come si svolsero le loro giornate accanto a Gesù, quali fossero le loro occupazioni prima della chiamata o quali episodi personali li abbiano segnati. Sappiamo però che Gesù li volle con sé, affidando anche a loro la missione di annunciare il Regno di Dio.
𝗦𝗔𝗡 𝗦𝗜𝗠𝗢𝗡𝗘, 𝗟𝗢 𝗭𝗘𝗟𝗢𝗧𝗔
Simone è ricordato con due appellativi: Matteo e Marco lo chiamano Cananeo, mentre Luca lo definisce Zelota. Non si tratta necessariamente di un riferimento alla provenienza geografica. Le due espressioni sono generalmente ricondotte a un termine che richiama lo zelo, l'ardore e la dedizione.
È possibile che Simone fosse un uomo animato da un forte attaccamento alla propria fede e alla Legge di Dio. Non possiamo invece affermare con certezza che appartenesse al movimento politico degli Zeloti, che si opponeva al dominio romano. Questo particolare, spesso ripetuto nelle ricostruzioni della sua vita, rimane un'ipotesi.
C'è però un aspetto interessante che Benedetto XVI mise in evidenza nella sua catechesi dedicata a questi due Apostoli: Gesù chiamò persone molto diverse tra loro. Nel gruppo dei Dodici troviamo, infatti, anche Matteo, che prima della chiamata esercitava il mestiere di pubblicano, un'attività malvista da molti suoi contemporanei. Simone e Matteo, con le loro storie e sensibilità differenti, furono chiamati a camminare insieme.
È una circostanza che ci fa riflettere. Gesù non chiede che tutti siano uguali, né seleziona i suoi discepoli in base alle categorie con cui gli uomini sono soliti giudicarsi. Li chiama e li riunisce attorno a sé. È Lui il centro della loro comunione.
Dopo la Risurrezione, secondo antiche tradizioni, Simone avrebbe portato il Vangelo in terre lontane, fino alla Persia, dove avrebbe incontrato Giuda Taddeo. La tradizione li associa nella predicazione e nel martirio. Le notizie sui loro viaggi e sulla loro morte, tuttavia, non sono abbastanza sicure da permetterci di ricostruire una biografia precisa. Simone viene spesso raffigurato con una sega, perché alcuni racconti tradizionali riferiscono che sarebbe stato ucciso con questo strumento.
𝗦𝗔𝗡 𝗚𝗜𝗨𝗗𝗔 𝗧𝗔𝗗𝗗𝗘𝗢, 𝗗𝗜𝗦𝗖𝗘𝗣𝗢𝗟𝗢 𝗘 𝗔𝗡𝗡𝗨𝗡𝗖𝗜𝗔𝗧𝗢𝗥𝗘 𝗗𝗘𝗟 𝗩𝗔𝗡𝗚𝗘𝗟𝗢
Il nome di Giuda può generare confusione, perché viene spontaneo pensare a Giuda Iscariota, l'Apostolo che tradì Gesù. Ma si tratta di due persone diverse. Nei Vangeli di Matteo e Marco questo Apostolo è chiamato Taddeo, mentre nel Vangelo di Luca e negli Atti degli Apostoli compare come Giuda di Giacomo. La tradizione cristiana lo identifica come Giuda Taddeo.
Di lui il Vangelo di Giovanni ci ha conservato un episodio particolarmente significativo, ambientato durante l'Ultima Cena. Gesù sta parlando ai discepoli del suo rapporto con il Padre e della promessa di manifestarsi a coloro che lo amano. A quel punto Giuda gli rivolge una domanda: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?» (Gv 14,22).
È una domanda che ci permette di intravedere qualcosa della sua attesa e del suo desiderio di comprendere. Perché Gesù si manifesta ai discepoli e non a tutti in modo evidente? Perché non mostra apertamente al mondo intero la propria gloria?
La risposta del Signore non è quella che ci si potrebbe aspettare. Gesù spiega che la sua presenza è legata all'amore e all'accoglienza della sua parola: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola, e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui» (Gv 14,23).
Non una manifestazione imposta dall'esterno, dunque, ma una presenza che chiede di essere accolta nella vita e nel cuore. È una delle poche parole di Giuda che i Vangeli ci hanno conservato, ma è sufficiente a lasciarci un insegnamento prezioso: la fede non consiste soltanto nel vedere segni straordinari, ma nell'aprire la propria vita a Dio e nel custodire la sua parola.
A Giuda Taddeo è tradizionalmente attribuita anche la Lettera di Giuda, uno degli scritti del Nuovo Testamento. Si tratta di un testo breve e intenso, che esorta i credenti a rimanere saldi nella fede ricevuta, a non lasciarsi sviare da insegnamenti contrari al Vangelo e a perseverare nell'amore di Dio. La paternità della lettera è tradizionalmente riferita a Giuda, anche se non può essere dimostrata con certezza storica.
Le tradizioni raccontano che Giuda avrebbe annunciato il Vangelo in diverse regioni del Medio Oriente e che avrebbe raggiunto la Persia, dove avrebbe condiviso la missione e il martirio con Simone. Anche in questo caso, i racconti sulle circostanze della sua morte sono discordanti e non consentono di stabilire con sicurezza né il luogo né le modalità del martirio.
La devozione verso San Giuda Taddeo si è diffusa in molti Paesi, dove è invocato in modo particolare nelle situazioni difficili e disperate. È una devozione che parla soprattutto a chi attraversa momenti in cui sembra non esserci più una via d'uscita, a chi porta nel cuore preoccupazioni, sofferenze e intenzioni che fatica persino a esprimere. Affidarsi alla sua intercessione significa chiedere di non perdere la fiducia in Dio anche quando la risposta tarda ad arrivare e il cammino appare incerto.
𝗗𝗨𝗘 𝗔𝗣𝗢𝗦𝗧𝗢𝗟𝗜, 𝗨𝗡𝗔 𝗦𝗧𝗘𝗦𝗦𝗔 𝗠𝗜𝗦𝗦𝗜𝗢𝗡𝗘
La tradizione cristiana associa Simone e Giuda anche nella venerazione delle loro reliquie, custodite nella Basilica di San Pietro in Vaticano. La loro festa comune ci ricorda che, pur conoscendo pochi particolari delle loro vicende personali, la Chiesa li riconosce come testimoni della missione affidata da Gesù agli Apostoli.
Forse siamo abituati a pensare che per lasciare un segno nella storia occorra compiere imprese straordinarie o essere ricordati attraverso molti racconti. La vita di questi due Apostoli ci invita a guardare oltre. Non sappiamo tutto di loro, ma sappiamo che furono chiamati da Gesù e che la loro memoria è rimasta viva nella comunità cristiana.
La loro testimonianza ci invita a essere fedeli anche quando non riceviamo riconoscimenti, a non scoraggiarci davanti alle difficoltà e a continuare ad annunciare il Vangelo attraverso la vita di ogni giorno. Perché non sempre conosciamo i frutti di ciò che facciamo, ma ogni gesto compiuto con amore, ogni parola di speranza e ogni scelta di bene possono diventare una testimonianza del Signore.
📷 𝗟’𝗔𝗟𝗧𝗔𝗥𝗘 𝗗𝗜 𝗦𝗔𝗡 𝗚𝗜𝗨𝗦𝗘𝗣𝗣𝗘 𝗡𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗕𝗔𝗦𝗜𝗟𝗜𝗖𝗔 𝗗𝗜 𝗦𝗔𝗡 𝗣𝗜𝗘𝗧𝗥𝗢
Nella Basilica di San Pietro in Vaticano, questo altare monumentale si distingue per le grandi colonne marmoree, le decorazioni dorate della parte superiore e il dipinto centrale che raffigura San Giuseppe con il Bambino Gesù. Ai lati si trovano due immagini ovali che richiamano i Santi Simone e Giuda Taddeo.
Proprio in questa zona della Basilica, sotto l’altare dedicato a San Giuseppe, sono custodite le reliquie venerate come quelle dei due Apostoli. La loro presenza è legata alla storia dell’antica Basilica Vaticana: già nel vecchio edificio esisteva un altare dedicato a Simone e Giuda, presso il quale le loro reliquie erano oggetto di venerazione. Nel corso della costruzione della nuova Basilica, nel XVII secolo, furono trasferite nell’attuale edificio.
L’altare, inizialmente legato alla memoria dei due Apostoli, fu successivamente dedicato a San Giuseppe. La venerazione delle loro reliquie rimane così legata a questo luogo, nel quale la storia della Basilica si intreccia con la memoria di due discepoli che la Chiesa celebra insieme il 28 ottobre.
Un luogo che ci invita a ricordare non soltanto i nomi degli Apostoli, ma anche la fede con cui, secondo la tradizione cristiana, dedicarono la loro vita all’annuncio del Vangelo.