23/03/2024
Il “senale” di Maria
Questa sera, per la prima volta, dopo 65 anni abbiamo riportato in processione questa antica immagine della Madonna Addolorata, grazie al meticoloso lavoro di restauro del suo abito, da tutti ammirato per la sua bellezza, per i suoi ricami preziosi, per la sua incredibile lucentezza.
Però permettete che mi chieda: è proprio questo l’abito che Maria indossava?
Penso proprio di no, e penso che lo pensiate anche voi!
I Vangeli non ci descrivono l’outfit di Maria, ci raccontano invece molto del suo “in-fit”, della sua interiorità, della sua anima.
Possiamo, però, immaginare che vestisse come tutte le ragazze del suo tempo, anche se, a mio parere, c’è un capo al quale lei non rinunciava mai, un capo essenziale, non firmato, che vestiva la sua quotidianità o meglio la sua identità: “ U SNEGH” (il senale, ciò che ricopre il seno). Quel grembiule (che appunto si riferisce al grembo) che è il segno identificativo del suo essere donna, madre e, come lei stessa si è autoproclamata, la serva del Signore.
Il “senale” è il segnale del servizio alla vita, il segno della sua continua alimentazione per strapparla alla morte, luogo di contatto e relazione, condotto vitale attraverso il quale si trasmette, ininterrottamente, l’amore di madre in figlio. L’allattamento è una iniezione di speranza e una provocazione all’esistenza.
Com’è dolce quel passaggio dell’Ave Maria in cui diciamo: “Benedetto il frutto del tuo seno, Gesù”.
Noi tutti forse ricordiamo il senale delle nostre mamme o meglio delle nostre nonne. Era davvero un mistero!
Da una parte il grembiule nascondeva sempre grandi sorprese: dalla tasca anteriore, la nonna estraeva caramelle in quantità che non finivano mai. Là dentro la meraviglia non si esauriva mai perché era lo strumento con cui si alimentava la serenità e il sorriso dei bambini.
Dall’altra parte era un mistero di consolazione: quante volte siamo andati a piangere dentro quel grembiule! Quante volte la mamma ci ha avvolti in quel panno già colorato di intenso sudore, farina e lavoro.
Una delle scene più tenere e forti che io ricordo è le volte in cui capitava, dopo aver mangiato un bel gelato, di avvicinarci alla mamma che, con energia senza limiti, a quello stesso senale ci ripuliva il muso (rende meglio “strusciava”!)… Simbolo di attenzione, di tenerezza, di cura e … irrimediabile abrasione d’amore!!.!
Allora questa sera vorrei lasciarvi tre inviti.
Il primo. Non allontaniamoci mai dal grembiule nostre mamme e dei nostri papà. A volte lo facciamo per poca attenzione, altre volte li trascuriamo con i nostri silenzi o le nostre facili assenze pseudo giustificate dal tempo che ci manca. Non dimentichiamo che loro il tempo ce lo hanno donato.
Quante volte li abbiamo anche definitivamente allontanati per una questione di principio, per una presunta non equità di comportamenti con i nostri fratelli e sorelle, per una questione legata ad un testamento che non ci convince. Ma come è possibile chiudere definitivamente con la nostra mamma e col nostro papà!
Se un testamento ti fa perdere la testa, rimani da solo con la tua menzogna (mento!)
STIAMO come Maria (stabat) più tempo con loro fino a quanto sarà possibile, e prima che sia troppo tardi.
Numero due. Non c’è posto più bello nella nostra preghiera che tuffarci nel grembiule di Maria. Andiamo a piangere da Lei che è l’unica che può comprendere tutto il nostro dolore, la nostra angoscia, le nostre sofferenze. Lasciamo che le nostre lacrime disegnino la forma del nostro dolore sul suo grembiule, il sudario della nostra afflizione. Solo Maria può comprenderci e, senza dire una parola, continuare a stare accanto a noi.
Lei non ci dirà mai:”Non è niente!”, ma ci dirà sempre “Tu sei tutto per me!”.
Solo il mistero di Maria, quel nome ripetuto nella preghiera del Santo Rosario, estratto da una pausa della nostra vita frenetica, può diventare per noi fonte di benedizione e di vera consolazione. Non ci sono altri grembiuli al mondo che possano accogliere ferite che non si richiuderanno mai.
Terzo. Col seno non si scherza! Sempre più ragazzi delle ultime generazioni si permettono beffassi o di scherzare su quella che è la fonte della nostra nutrizione e il posto dove più al mondo ci sentiamo al sicuro.
Di lì siamo nati.
Abbiamo il dovere di insegnare a questi ragazzi ad onorare il corpo altri, a contemplarlo e mai a manipolarlo a proprio piacimento. Al seno va dato ris-petto perché è da quel “petto” che la nostra esistenza si è nutrita.
Guai a chi con prepotenza, con violenza, con ferocia non umana, lo deturpa!
Santa Maria, Vergine Addolorata, nel tuo “senale” questa sera noi deponiamo tutte le nostre lacrime: quelle che abbiamo versato, quelle che non ancora abbiamo versato, quelle che ormai stentano anche ad uscire, perché non abbiamo più occhi per piangere.
Non ti chiediamo di asciugarle, ma di accoglierle.
Non ti chiediamo di fermarle, ma di unirle alla tue perchè non c’è consolazione che nasca dal com-pianto e disperazione che nasca dal rim-pianto.
Tienile sempre con te perché quello straccio che porti addosso possa rimanere sempre umido del nostro amore versato e del nostro dolore liquefatto.
E quando nel combattimento ti chiederemo ancora aiuto, sapremo di poter sempre contare aull’AR-senale della tua potente intercessione al tuo Figlio Gesù, il Vittorioso, che cingendosi il grembiule, ha salvato il mondo. Amen