27/11/2013
L’elezione e Intronizzazione del Metropolita Cipriano II
Filì 2 ottobre c.e. Festività del Santo Ieromartire Cipriano e della Santa Martire Diaconessa Giustina
Festa del Monastero dei SS. Cipriano e Giustina
Il Metropolita Cipriano II mentre legge il discorso dell’Intronizzazione
Nella adunanza della Sacra Sinodo dei Resistenti della Chiesa Greco-Ortodossa
del Calendario Patristico che si è tenuta il 4 e 5 Ottobre del calendario ecclesiastico
presso il Monastero dei Santi Cipriano e Giustina in Filì dell’Attica (Grecia) la Sacra
Sinodo della Gerarchia ha eletto, con voti unanimi il nuovo Metropolita Cipriano II
che succede al primate di santa memoria con lo stesso nome.
In successivo sabato nella Chiesa Cattedrale Metropolitana in Filì, presso il
Sacro Monastero, alla presenza di tutti i Vescovi della Sinodo, dell’Abate e dei Monaci
del Monastero, delle Monache del Monastero dei Santi Angeli e di altri Monasteri,
delle Autorità civili invitate, di clero e di fedeli che gremivano letteralmente la Chiesa
ed il matroneo, e non soltanto della nostra giurisdizione canonica, Il Metropolita
Crisostomo secondo ascendeva lentamente al Trono Metropolitano mentre il Diacono
glielo indicava recitando versetti della Sacra Scrittura “trono di gloria è il trono del tuo
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regno…”… Crisostomo II saliva lentamente i gradini di quella Cattedra che era stata
occupata dal suo amato Padre spirituale e Anziano ed omonimo, con timore
reverenziale e con le lacrime evidenti. Giunto sulla pedana della cattedra, con un
significativo gesto di umiltà, non si è seduto ma ha ascoltato in piedi la solenne lettura
del Verbale della sua Elezione Sinodica fatta da Cancelliere Sinodale il Vescovo di
Gardizio Clemente. Poi, sempre senza sedersi, ha preso gli appunti, pregati e meditati
nella notte, come tutte le sue le sue notti molto breve, ed ha iniziato il suo discorso che
riportiamo più sotto. Appena terminato il coro ha cantato il Policronio: “ Di Cipriano
Reverendissimo e da Dio protetto Metropolita, della Santissima e da Dio protetta
Metropolia di Oropòs e Filì, venerabilissimo Protos e Presiedente della Sacra Sinodo
dei Resistenti, nostro Padre, pastore e Primo Gerarca, siano MOLTI gli ANNI!”.
MOLTI ANNI !!! ha ripetuto più volte il clero ed il popolo in una acclamazione che
veniva da cuori visibilmente commossi. Dopo l’abbraccio di Pace ed il Bacio Santo di
noi suo fratelli Vescovi si è allontanato in silenzio e si è recato bella sala antistante la
cattedrale dove gli sono stati rivolti molti e significativi indirizzi di saluto da parte di
autorità, membri eminenti della Metropolia come la sig,ra Metallinòs consorte del
Protopresbitero dott. Giorgio Metallinòs celebre teologo e professore dell’Università di
Atene, presidentessa dell’Associazione caritativa della Metropolia intitolata al Santo
Filarete il Misericordioso. Ha parlato anche il Sindaco di Filì che il Metropolita è
andato a visitare il Lunedì successivo al Municipio dove è avvenuto uno scambio di
doni ed il Sindaco ha donato al Metropolita un magnifico Encolpio episcopale (foto
sotto).
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Discorso di Intronizzazione
“Cerca di compiere l’incarico che ti è stato dato
in nome del Signore”
(Col. IV, 17)
† Metropolita di Oropòse Filì Cipriano II, Presidente della Sacra Sinodo dei Resistenti
Reverendissimi e Santi Vescovi,
Onorevoli Padri e Fratelli,
Rispettabili Monaci e Monache,
Amati in Cristo Fratelli e Sorelle,
Illustri Autorità Locali,
In questo momento storico, ritrovandomi sulla Cattedra Episcopale della Sacra Metropoli di Oropòs e Filì sulla quale mi hanno innalzato l’amore e la fiducia dei venerabili Membri della nostra Sacra Sinodo, sento il bisogno di cominciare questo nuovo ed elevatissimo Servizio rendendo gloria al nostro Signore Iddio, e alla Triade Santa: “Gloria a Dio per tutto”! “Gloria al Padre, al Figlio, e al Santo Spirito”! “La mia Speranza, il Padre, il mio Rifugio, il Figlio, la mia Protezione, il Santo Spirito, Santa Triade, gloria a Te”!...
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Anzitutto, vorrei ringraziare il mio Signore e Dio, perché ha guardato all’umiltà del Suo servo e gli ha affidato, attraverso la nostra venerabile Gerarchia, la somma responsabilità di una triplice Diaconia.
Ogni Vescovo, come è noto, e così, in particolare, il “Primo” della Sinodo, quale Capo, e Guida, in un certo qual modo, fonda il suo Servizio sulle parole del nostro Signore Gesù Cristo: “Io sono la Via, la Verità, e la Vita” (Giov. XIV, 6).
Queste parole rimandano al Triplice Ufficio del nostro Signore, il quale agì come Re, Profeta, ed Sommo Sacerdote: come Profeta, ha insegnato il Vangelo, come Sacerdote, si offrì in Sacrificio soprannaturale e vivificante, come Re, vinse ed infranse il potere della morte.
Nella Chiesa, attraverso essa, il Vescovo incarna la forza ed i poteri Regali, Profetici e Sacerdotali, ovviamente sempre nei limiti liturgici e carismatici del Corpo del Cristo, ma esclusivamente al servizio del prossimo.
Il Vescovo, quale Re, serve da guida nella Vita Ecclesiastica (la Via); quale Profeta, è portatore della Verità Dogmatica (Verità); quale Sacerdote, è ministro del Mistero della Chiesa, centro del quale è la Divina Eucaristia, il Sacrificio, apice del Culto (Vita).
Il Vescovo, e specialmente il Metropolita, il “Primo” e Presidente (della Sinodo), quale
Via-Verità-Vita, per la grazia, esercita il suo Ministero con spirito di sacrificio, per la salvezza del suo Gregge fedele; si trova sulla Croce, crocifisso assieme al nostro Salvatore Gesù Cristo; scende con amore nell’Inferno dell’Altro, nella speranza della Resurrezione della Vita Eterna.
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Amati in Cristo Fratelli e Sorelle,
Ma per quale ragione ringraziare il nostro Signore Gesù Cristo adesso che mi carico sulle spalle un Ministero così pesante? A dire il vero, all’inizio il solo pensiero di una tale evenienza mi affliggeva profondamente; ancora di più, quando questa eventualità divenne ormai la decisione della nostra Gerarchia.
Il sentimento della mia varia debolezza mi impauriva, e consideravo inimmaginabile accettare di assumere un Ufficio di così grande potere e responsabilità. Ma ad un certo momento, una “luce” entrò nel mio cuore: l’Insegnamento del nostro Anziano, di eterna memoria, sull’Ubbidienza.
L’Ubbidienza all’Anziano ed Igumeno, come è noto, come ci insegna la nostra povera esperienza, è una sorgente di gioia per il Monaco Sottomesso:
• Primo, perché grazie a lei viene guarito il nostro essere, che si libera della malattia dell’amore di sé e dell’orgoglio;
• Secondo, perché questa ci trasforma in “mani” di Dio con le quali il nostro Signore compie la Sua opera;
• Terzo, perché essa ci da la gioia di Servire il Prossimo, il nostro Fratello, il Mondo, nel suo cammino verso il Regno dei Cieli.
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Amati in Cristo Fratelli e Sorelle,
Con questi pensieri umili, con questi sentimenti innanzi alla Diaconia che Dio mi affida, di Metropolita e “Primo” e Presidente della nostra Sacra Sinodo, con sentimenti di auto ammonimento, con contrizione e gratitudine, ma anche con Speranza nel Divino Edificatore della nostra Chiesa, ascolto adesso con attenzione, con molto più riverbero di prima, ma anche con soggezione, la Sua esortazione: “Cerca di compiere l’Incarico che ti è stato dato in nome del Signore” (Col. IV, 17).
Stai attento a compiere la Diaconia che ti è stata affidata con la volontà di Dio in modo perfetto!... Questa Diaconia è eccezionalmente onorifica, ma pure pesante e responsabile... Per compierla sono necessarie attenzione vigilante, impegno infaticabile, preghiera incessante, forza dall’Alto e saggezza.
Questa Diaconia mi introduce progressivamente nella Sala Alta della Cena Mistica, per celebrare il Mistero della Lavanda dei piedi del Popolo di Dio...
Certo, a prima vista, è un’ Ufficio molto pesante, che provoca all’inizio un timore giustificato; finalmente, tuttavia, prevale la gioia nello Spirito Santo, perché lavando i piedi dei discepoli, i piedi del popolo di Dio, si concretizza l’identità episcopale...
È proprio allora che il Vescovo diventa imitatore di Colui che, il Giovedì Santo, durante la Cena Mistica, si inchinò, si inginocchiò e lavò i piedi dei Suoi Discepoli... E addirittura cominciò da Giuda!...
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In questo momento si svelarono pienamente l’Estremo Amore e l’Estrema Nobiltà del nostro Signore, il Quale innanzi al Suo ingrato discepolo diede un esempio eterno di Clemenza, di Umiltà e di reale Nobiltà d’animo...
E solo in questo modo può esserci speranza che il Popolo di Dio, le pecorelle razionali del Signore, conoscano la Via –Verità -Vita, e sia rivelata la Luce della Santa Triade.
Se un uomo non viene impietosito e sconvolto dal Mistero della lavanda dei suoi piedi da un Pastore-Vescovo, allora egli è degno di un altra via, la quale non conduce certo verso la Luce, non conduce alla Sala Alta della Pentecoste...
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Amati in Cristo Fratelli e Sorelle,
In conclusione, chiedo il sostegno di tutti voi, sostenetemi ed accompagnatemi con la vostra preghiera piena di amore, l’uno con l’altro; specialmente nella Diaconia per eccellenza dell’Unione e della Riunione degli Ortodossi, poiché la loro divisione costituisce una vera tragedia.
In questo difficoltoso accordo storico, la nostra Sacra Sinodo – rappresentata principalmente dal “Primo”-Presidente – si è assunto una pesante responsabilità, probabilmente il peso maggiore: celebrare il Mistero dell’Unità della Chiesa, poiché l’Unità è lo stesso modo di essere della Chiesa...
E il Vescovo è chiamato a celebrare questo Mistero e consumarsi per questo, soffrire, inginocchiarsi, ed essere crocifisso... E questa sua esperienza vissuta, esperienza di profonda e immutabile umiltà, ha un Ideale escatologico: l’Ideale non solo che il Mondo in generale si unisca – certo nella Volontà di Dio, nell’Amore di Dio, nella Verità di Dio – ma che siano inoltre scongiurate eventuali tendenze di divisione dentro la Chiesa, che siano guariti gli eventuali scismi e divisioni che per invidia del maligno colpiscono il Corpo Immacolato del nostro Signore.
E il Vescovo agisce in questo modo, ha siffatto Ideale, perché – ripeto – l’Unità è il modo stesso di essere della Chiesa.
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Amati in Cristo Fratelli e Sorelle,
Con questi umili pensieri, mi sono avviato verso la “clausura” del nostro Monastero per scendere in questa Chiesa santa e benedetta, allo scopo di salire sulla Cattedra Episcopale della Sacra Metropoli di Oropòs e Filì, invocando la benedizione del nostro veneratissimo Anziano, il nostro Metropolita Cipriano di eterna memoria; e sono sceso – che ciò non Vi sembri strano – sono sceso con gioia!... Questa gioia non era e non è la gioia del mondo, la gioia di vedersi realizzare ambizioni avvinte – che Dio non lo permetta!... Questa mia gioia è dono e benedizione del Padre, del Figlio e del Santo Spirito, perché mi abbandono all’Ubbidienza della Chiesa e assumo
un Diaconia Ecclesiastica; perché, quale Vescovo, ho il sentimento che scendendo, già salgo per entrare nella Sala Alta della Cena Mistica, per inginocchiarmi e dedicarmi
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tutto intero a Lavare i piedi del Popolo di Dio, per l’intercessione della Madre di Dio e di tutti i Santi, con la forza della Preziosa Croce.
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Pregate, per favore, perché questo Ideale non svanisca mai dagli occhi della mia mente, perché
dal momento che il Vescovo abbandona questo Ideale, immediatamente annienta se stesso, non ha più nessuna ragione di esistere nella Chiesa...
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“Che la Grazia del nostro Signore Gesù Cristo,
l’Amore di Dio Padre, la Comunione dello Spirito
Santo siano con tutti voi”!
† Cipriano di Oropòs e Filì
Fili Attiki, 6 Ottobre 2013 cal. eccl.
Santo Apostolo Tommaso, Sinassi dell’Icona della Madre di Dio “O Madre Tutta-lodata”