Monastero Ortodosso di San Serafino di Sarov

Monastero Ortodosso di San Serafino di Sarov l Monastero Ortodosso di San Serafino di Sarov sorge sui primi declivi dell'Appennino Tosco-Emiliano in Lizzanello-san Felice

La fondazione risale al 1985 e si propone di creare un centro di testimonianza e di sviluppo della fede Ortodossa comune, nel primo Millennio, ad Oriente ed Occidente. Presso il Monastero funziona una Scuola Teologica intitolata a San Gregorio Magno. Il Monastero appartiene all'Associazione dei Cristiani Ortodossi in Italia (Giurisdizioni Tradizionali) - Ente Morale riconosciuto con Decreto del Presidente della Repubblica Italiana del 14 Gennaio 1998.

07/01/2014

Nella pagina "Facoltà Teologica Ortodossa San Gregorio Magno tiverete il programma del primo dei SEMINARI DI ALTA FORMAZIONE, aperti a tutti, di questo nuovo anno. Andate a visitare la pagina!

05/01/2014

ENCICLICA per il Natale del Signore del Mertropolita CIPRIANO II di Oropòs e Filì

Tutti i Parroci sono tenuti a leggere lentamente e con attenzione i due testi che seguono dopo il Santo Vangelo al posto dell’Omelia. Possono dopo, se vogliono, aggiungere poche parole di augurio.

Carissimi fratelli e sorelle e figli miei,
Cristo è nato per noi nella nostra carne mortale per renderci partecipi della Sua Divinità. Dio si è fatto uomo perché l’uomo possa diventare dio per grazia, è questo lo scopo della economia divina per la nostra salvezza.
In questo Natale dell’anno del Signore 2013/2014 ho deciso di non scrivere una mia Enciclica natalizia, ma di proporre a tutti voi, come fosse anche mia, la prima enciclica del nostro nuovo Metropolita Cipriano II° del quale condivido pienamente il pensiero e l’intenzione. Ascoltatela, leggetela, meditatela con grande attenzione. Per bocca del Vescovo è Cristo che ci parla e chiama ad un approfondimento della nostra Fede ed a una crescita nella Vita Cristiana.
Sia questo, mentre iniziamo l’anno giubilare per i dieci anni della nostra Eparchia ed Esarcato, l’augurio più sincero e paterno del vostro

+ Indegno vescovo Silvano

Enciclica per la festa della Natività del nostro Salvatore Cristo
«Cristo è sulla terra, elevatevi»
Nostro Progenitore • Nuovo Inizio • nostro Fratello

Carissimi fratelli e sorelle in Cristo :
L'incoraggiante e fiduciosa esortazione della nostra Santa Madre Chiesa, più attuale che mai, si sente ancora una volta oggi «come la voce di molte acque»:
«Cristo è sulla terra, elevatevi!»
Cristo, nostro Signore e Dio, l' Unigenito Figlio e Verbo di Dio, è già sulla terra e in mezzo a noi .
L'increato, per mezzo della Theotokos e per l'azione del Santo Spirito, ha assunto il creato, la natura umana. Egli è divenuto uomo perché noi diventassimo dei per grazia .
L'Amore Divino lo ha condotto a un "esodo" fuori di sé, in modo da trovare ciò che era stato perduto, per abbracciarlo teneramente in un'unione eterna, e condurlo a Dio Padre. Egli è venuto nel mondo per offrire se stesso come un Agnello immacolato al Padre .
Egli si è fatto carne, Egli si è incarnato così da divenire progenitore di un Popolo Nuovo, una Stirpe Eletta che è una Nazione santa, regale, sacerdotale e profetica : la stirpe cristiana, quanti, cioè, sono stati battezzati nel nome del Padre, del Figlio e del Santo Spirito, nel Nome della Santissima Trinità .
Oggi, quindi , celebriamo un Nuovo Inizio; oggi celebriamo la nostra partecipazione a questo Nuovo Inizio, che è, in sostanza, lo stesso Cristo nostro Salvatore. Oggi, siamo chiamati a fare un nuovo inizio noi stessi, ripristinare il nostro rapporto misteriologico con Cristo nostro Dio, ed essere rinnovati nella Luce e nella gloria della Tuttasanta Triade.
***
Ma perché, miei cari fratelli e sorelle in Cristo, sono richiesti a noi cristiani ortodossi questa restaurazione, questo rinnovamento?
Tre sono le ragioni fondamentali che dimostrano con perfetta chiarezza la necessità di questo rinnovamento:
In primo luogo, è necessario ad ogni fedele personalmente, ma anche a tutti insieme collettivamente, confessare con sincerità e pentimento che stiamo tradendo, sia pure inconsapevolmente o inconsciamente, il nostro essere santificato e sacerdotale, i nostri carismi, la nostra natura regale e profetica.
In secondo luogo, siamo responsabili e colpevoli per il dato sociale sempre più dominante di abbandonare il nostro prossimo, la "Teologia del Prossimo", la preoccupazione per gli altri, il sacrificio di sé per il fratello hanno tutti assunto un ruolo marginale nella nostra cosiddetta coscienza cristiana.
In terzo luogo, siamo profondamente colpevoli, anche semplicemente per la nostra passività e inerzia dinanzi al fenomeno agghiacciante dell'estrema profanazione – e questo a livello collettivo – della santità della persona, immagine di Dio, nel nostro ambiente sociale .
Possiamo in questo giorno comprender più profondamente questo nostro triplice compito, se riflettiamo sul fatto che, come San Nicola Cabasilas scrive così bene e profondamente , «Egli», Cristo, «si abbassò a terra e trovò la sua immagine.»
Dio si è fatto carne e continua , nella Divina Liturgia, a farsi carne, in modo da permettere a noi di contemplare la sua Forma Divina in ogni immagine di Lui, in ogni uomo, affinché noi potessimo sperimentare la presenza di Cristo nella nostra vita e riconoscere questa Presenza nell'altro, in ogni nostro fratello e sorella , in ogni essere umano.
***
Gravati da questa triplice colpa, cosa può chiedere, allora, miei fratelli e sorelle, l'esortazione del santo innografo "elevatevi!" a ognuno di noi ?
Se non siamo ristabiliti e rinnovati, come possiamo, ahimè, essere spiritualmente "elevati" con la glorificazione e il rendimento di grazie? E come possiamo sollevare il mondo intero con noi al livello di un Nuovo Inizio, al Mistero di una Nuova Creazione, alla comunione della Santissima Trinità?
Egli "si abbassò " per trovare la Sua immagine. Ci "abbassiamo" noi con amore a cercare l'immagine di Lui nella persona del nostro fratello?
Egli ci ha dato il carisma di contemplarlo nella persona del nostro prossimo .Ma Lo contempliamo noi con timore, profondo rispetto e cura fino all'auto-sacrificio nella persona del nostro fratello?
È veramente una grande tragedia vedere, con sempre maggiore chiarezza, che, in generale, i cristiani – e non parliamo qui di quelli indifferenti alla fede ma piuttosto di coloro che sono vicini alla Chiesa – hanno allontanato dalla loro mente l'immagine di Dio,i loro fratelli e sorelle, si sono ritirati nei confini angusti dei loro affari e problemi personali, si sono dimenticati dell'amore di auto-sacrificio, un amore "costoso"; non offrono la loro vita l'uno per l'altro; negano in pratica la confessione della Santissima Trinità, dal momento che non vivono nel modo della Trinità, cioè in uno spirito di reciprocità e di amore reciproco .
«Quando, però, non viviamo uno per l'altro, siamo già morti», scrive un noto poeta greco contemporaneo.
***
Davanti alla divina culla di Betlemme, miei fratelli e sorelle in Cristo, poniamoci oggi qualche sincera autocritica .
Forse non viviamo affatto l'uno per l'altro? Forse siamo già morti ?
Forse non siamo affatto templi del Santo Spirito? Forse non abbiamo saputo rendere la nostra vita una liturgia. Una liturgia trina d'amore, in cui Dio, noi e il nostro fratello concelebriamo; una liturgia che, attraverso l'amore e nell'amore, santifica il mondo e bandisce gli elementi demoniaci e profani del mondo?
Rispondendo a queste domande in tutta sincerità , credo che saremo sostenuti in modo sostanziale, non solo nel celebrare il Nuovo Inizio inaugurato dal Dio incarnato, ma anche a partecipare risolutamente a questo nuovo inizio, sperimentando in tal modo, nella nostra vita, da questa momento in poi, il rinnovamento incessante tra la Luce e la gloria della Santissima Trinità.
È allora che saremo veramente " elevati ", allora potremo cantare con costanza dal cuore:
«Cristo nasce, glorificatelo!
Cristo scende dai cieli, andategli incontro.
Cristo è sulla terra, elevatevi!»
Che la protezione della Tutta Santa Madre di Dio e la benedizione del nostro Gheronda e Padre, il Metropolita Cipriano, di beata memoria , sia sempre con noi, a nostro rafforzamento, guida e consolazione. Amen !

La Santa Natività di Nostro Salvatore Gesù Cristo , 2013
Il vostro umile intercessore davanti al nostro Signore incarnato,
† Metropolita Cipriano di Oropòs e Filì,
Presidente della Santa Sinodo in Resistenza

Raggiungi il sito della nostra diocesi vi troverai notizie e documenti su di noi, una Biblioteca on-line che si arricchi...
27/11/2013

Raggiungi il sito della nostra diocesi vi troverai notizie e documenti su di noi, una Biblioteca on-line che si arricchisce giorno dopo giorno e molto altro.. www.diocesidiluni.it

La Diocesi di Luni ed Esarcato d’Italia appartiene alla Chiesa Cristiana Ortodossa di Grecia, Santa Sinodo

27/11/2013

Chiesa Ortodossa, tra ricchezza e differenze




ORTODOSSI
Intervista al vescovo Silvano Livi che presenta una ricerca nella quale racconta l’ecumenismo visto dagli ortodossi
RAFFAELE GUERRA
ROMA

“L’Ortodossia e gli altri” (Il Cerchio, Rimini 2013) è un libro controverso, che desterà polemiche. È uno studio storico, puntuale e ricchissimo di documenti, sull’ecumenismo visto dagli ortodossi. Un’altra grande novità è che si tratta di un testo che ricostruisce in maniera obiettiva la storia della cosiddetta “Resistenza ortodossa”, cioè di diocesi e intere chiese che sono entrate in conflitto con i grandi patriarcati dopo la riforma del calendario liturgico del 1924 e l’ingresso nel World Council of Churches.
La prima parte del libro è una ricostruzione storica, la seconda, invece, presenta vari documenti in prima traduzione italiana: testi ufficiali di Pio IX, Leone XIII e dei patriarchi orientali, più il catechismo di Filarete di Mosca, “Le tesi ecclesiologiche dei resistenti ortodossi” del metropolita Cipriano di Oropos e Phili e “L’anatema contro l’ecumenismo” della Chiesa Russa Fuori Frontiera.

Abbiamo incontrato l’autore, il vescovo Silvano Livi, che è a capo della diocesi ortodossa di Luni, un esarcato italiano della Metropoli resistente greca di Oropos e Phili con sede a Pistoia, dove c’è anche una Facoltà Teologica Ortodossa.

Qual è l’intento del libro?
Innanzitutto questo libro si colloca sulla scia degli altri miei testi pubblicati in Italia, che vogliono rendere testimonianza della mia fede. Nel 1984, infatti, feci la scelta travagliata e sofferta di convertirmi all’Ortodossia, lasciando con dolore la Chiesa Cattolica in cui ero cresciuto, avevo ricevuto la formazione teologica e in cui esercitavo il ministero sacerdotale. Ho scritto questo nuovo libro soprattutto perché nel nostro paese le chiese della Resistenza ortodossa sono spesso confuse con chiese di vescovi autonominati, parasinagoghe, circoli strampalati più simili a sette che a realtà ecclesiali.

Nel libro individua una “grande rottura” nella storia contemporanea delle Chiese Ortodosse…
Sì, si tratta di una grande frattura storica, discontinua nel tempo. Nei primi del Novecento, il mondo che gravita intorno al Patriarcato di Costantinopoli, già diviso dopo la creazione dei patriarcati locali, subisce una frattura con l’enciclica del locum tenens patriarcale Doroteo di Prusa. La grande rottura della tradizione ortodossa, però, viene con l’opera del patriarca Melezio IV (Metaxakis) e i cambiamenti al calendario liturgico su modello di quello gregoriano. In questa riforma si trovano le basi dell’attuale ecumenismo e di un dialogo interconfessionale che non è basato sull’opportunità, la chiarezza, la Verità, la continuità della Tradizione biblico-patristica. In altri termini, si tratta di dinamiche estrinseche alla stessa Chiesa Ortodossa; basti pensare al ruolo giocatovi dalla massoneria: come sappiamo ormai dai documenti storici, il patriarca Melezio IV era un alto grado massonico.

Ad ogni modo, il rapporto del Patriarcato di Costantinopoli con la massoneria è continuato nel tempo: sappiamo che il patriarca Athenagoras I era anch’egli un alto grado massonico. Stiamo quindi parlando di un “ecumenismo politico”: il presidente greco Venizelos dell’inizio del Novecento e il Patriarca Melezio IV, entrambi massoni, concepivano la politica civile e quella ecclesiastica come parallele e convergenti. Cominciò così un rapporto falsificato con il mondo latino, in cui la Chiesa Ortodossa rinunciava improvvisamente ad essere l’Unica, Santa, Cattolica ed Apostolica Chiesa del Simbolo della fede e delle encicliche patriarcali dell’Ottocento. Il dialogo fra le due Chiese nasceva male e, a mio avviso, finirà male: con un aggravamento della frattura o con un umanismo sincretistico tra le fedi religiose.

Nel libro parla anche di una grande frattura storica all’interno dell’Ortodossia russa, fondamentale per comprendere le dinamiche di oggi.
Sì, diciamo che, tra la fine degli anni Venti e i Trenta, mentre molti santi gerarchi della Chiesa russa morivano nei gulag insieme agli intellettuali e ai dissidenti del popolo, il metropolita Sergio conduceva una vita lussuosa piegando la Chiesa sotto il Partito Comunista, avviando così quella che è, in Russia, la chiesa patriarcale di oggi. Questa è la grande frattura dell’Ortodossia russa, consumatasi nell’Unione Sovietica, e di cui oggi, ripeto, vediamo la prosecuzione. Anche in Russia, ai tempi dell’URSS come oggi, politica civile e politica ecclesiastica erano e sono parallele: cos’è il Patriarcato di Cirillo se non un sostegno incondizionato religioso della politica autoritaria di Putin?

Dunque possibile un altro tipo di dialogo tra le confessioni cristiane?

Il dialogo è possibile e auspicabile, ma a condizione che sia condotto veramente nel segno della Verità e non del compromesso. Credo sinceramente che oggi abbiamo bisogno di un tale dialogo. Proprio il papa Francesco I ha paragonato la Chiesa ad un campo su cui sia avvenuta una battaglia, parlando dell’umanità ferita dei nostri contemporanei nel tempo della secolarizzazione, in cui gli esseri umani si allontanano dalle chiese, tanto in Italia quanto in Grecia. Questo mondo ha bisogno di aiuto, amore, misericordia. La Chiesa, però, deve essere misericordiosa senza scendere nelle scempiaggini sentimentali che hanno un subitaneo effetto mediatico. Essa deve essere misericordiosa, ma avendo alle spalle la solidità della regola della fede e della disciplina, senza compromessi. La Fede è quella che ci viene dagli Apostoli e dai sette Concili Ecumenici, più quello presieduto da san Fozio il Grande, in cui i cinque patriarcati storici si ritrovarono uniti, grazie anche alla grande figura del papa Giovanni VIII.

Cosa pensa delle attuali dinamiche del movimento ecumenico?
Penso che la Chiesa Cattolica dialoghi spesso con maggiore buona fede di molti gerarchi ortodossi. Per fare un esempio, il Patriarcato di Costantinopoli ha certamente firmato la Dichiarazione di Balamand e riconosce la validità del battesimo cattolico. Se però Costantinopoli si impegna nella conversione di un chierico, questi viene ribattezzato in Grecia, lontano dal clamore. Infatti, molti influenti ambienti ortodossi, a partire dal Monte Athos, non accetterebbero mai un chierico ortodosso che non abbia ricevuto il battesimo ortodosso. Insorgerebbero. Del resto, il Patriarcato di Costantinopoli è tollerato in Grecia solo per ragioni puramente storiche e nazionalistiche.

Le Chiese Ortodosse “in resistenza”, contrarie all’ecumenismo attuale e ai cambiamenti nel calendario liturgico ortodosso, sono state oggetto di forti e violente persecuzioni, soprattutto in Grecia. Perché l’Ortodossia è così legata al calendario liturgico giuliano da avviare una Resistenza ecclesiastica e un grande movimento di popolo contro la sua manomissione?

In primo luogo, il calendario cosiddetto “nuovo” imposto nel 1924 da Melezio IV, dividendo i cicli pasquali da quelli fissi, crea una confusione liturgica enorme. Allo stesso tempo, il calendario giuliano, diventando un ibrido, perde una delle caratteristiche fondamentali per un qualsiasi calendario liturgico: l’armonia e la ritmicità. La questione, però, oltre che liturgica e canonica, è dogmatica: il calendario “nuovo” è per gli ortodossi il primo cedimento di ecumenismo politico all’Occidente.

Spesso i Patriarcati maggiori accusano la Resistenza Ortodossa di “non-canonicità”. Come risponde a un’affermazione del genere?

Nel libro c’è un articolo, scritto con il padre Stefano Dell’Isola, intitolato “Canonicità e cattolicità”. Esso trova il suo senso fondamentale proprio nella congiunzione dei due concetti: è canonica una Chiesa che è cattolica. Il principio di cattolicità , quindi di canonicità, non è estrinseco alla Chiesa, ovvero non è dato dalla comunione di una Chiesa con un’altra, ma è interno a ciascuna Chiesa locale. Questa è cattolica e canonica se si verificano tre condizioni: segue la regula fidei (Apostoli, Concili, Padri), segue la regula disciplinae (canoni etici e disciplinari dei Concili ecumenici), è presieduta da un vescovo che possiede la successione apostolica. Questa è la dottrina di sant’Ignazio di Antiochia, il fondatore dell’ecclesiologia. Nella Resistenza ortodossa sussistono senza dubbio le tre condizioni fondanti della Chiesa. L’accusa di non canonicità è ridicola. La Russian Orthodox Church Outside Russia, ad esempio, fu sempre ritenuta non-canonica dal Patriarcato di Mosca, eppure nel 2007 le due Chiese si sono unite come se nulla fosse. È mero opportunismo delle circostanze.

Qual è secondo lei il livello generale della convivenza interreligiosa in Italia? Pensa che lo Stato italiano abbia una propria politica religiosa?

Dico chiaramente che lo Stato italiano non ha alcuna politica religiosa al di fuori di quella che vede gli schieramenti politici impegnati ad assicurarsi gli appoggi della CEI e della Chiesa Cattolica. Anche dopo la presentazione della proposta d’intesa allo Stato italiano, ho scritto a vari esponenti politici e di governo per sensibilizzarli sul tema della libertà religiosa. Non ho mai ottenuto un solo rigo di risposta. Eppure la nostra diocesi ortodossa è quella che ha più italiani tra ministri di culto e fedeli, in proporzione. In Italia, però, non c’è uguaglianza religiosa. Nella nostra Costituzione la Chiesa Cattolica è riconosciuta indipendente e sovrana: non è lo Stato del Vaticano ad avere riconosciuta la sovranità, ma l’istituzione religiosa. La Chiesa Cattolica sarà quindi sempre “più uguale” delle altre confessioni. Ad esempio, un divorzio emanato da un tribunale ecclesiastico della Chiesa Cattolica viene omologato, nel suo valore, da una corte d’appello italiana. Un divorzio pronunciato secondo il diritto canonico ortodosso da un tribunale ecclesiastico ortodosso di una Chiesa pur riconosciuta dallo Stato come la nostra non ha invece alcun valore civile. Ci spieghino i nostri politici se questa è uguaglianza.


Come considera la politica delle intese fra Stato e confessioni religiose? Non pensa si tratti di una peculiare anomalia italiana nel contesto europeo?

I diritti civili non assicurati in Italia sono ancora molti. Oggi si pensa a quelli di moda, liberal-chic, come ai più importanti. Se però si legge Locke, il padre del liberalismo, si vede che il diritto alla libertà e all’uguaglianza religiosa dovrebbe essere tra i primi ad essere riconosciuto. Quando i padri costituenti redassero la Costituzione pensavano alle intese come qualcosa di simmetricamente opposto a quello che sono diventate oggi. Essi, infatti, si aspettavano che una delle prime leggi da approvare fosse una legge-quadro sull’uguaglianza religiosa che sostituisse quella del 1929. Le intese, nelle loro intenzioni, dovevano ridursi a strumenti di soluzione di problemi particolari delle singole confessioni. Ad esempio, il riconoscimento dei giorni festivi doveva passare attraverso le intese, in quanto si tratta di una questione particolare di ciascuna singola confessione, non risolvibile all’interno di una legge-quadro. Le intese si sarebbero dovute inserire nella loro particolarità all’interno di una legge-quadro uguale per tutte le confessioni. In Italia, però, manca tutt’ora una legge-quadro e quella fascista del 1929 è quasi inesistente, in quanto è stata progressivamente falcidiata dalla Corte Costituzionale. L’intesa, quindi, supplisce alla mancanza di una legge-quadro. C’è stato un completo deragliamento.

In questa secolare continuità della Tradizione Ortodossa, che lei ha richiamato, come si colloca la libertà cristiana e le esigenze concrete, anche storiche e contingenti, degli esseri umani?

La Chiesa Ortodossa non ha mai rinunciato alla misericordia, né alla libertà. Ad esempio, pur credendo fermamente nella indissolubilità del matrimonio, ha sempre concesso, in ragione di economia pastorale, ai coniugi divorziati le seconde nozze, sebbene a certe condizioni. La Chiesa Ortodossa ha sempre lasciato alla facoltà di discernimento dei padri spirituali di poter decidere non solo sulla base della legge e dei canoni, che devono essere al servizio della persona, ma soprattutto sulla base della libertà cristiana. È fondamentale, però, la saldezza di una regula fidei e di una regula disciplinae. Il relativismo non aiuterà alcun dialogo. La Chiesa deve fondarsi su tre pilastri: Scrittura, Concili, Padri. Su queste basi la Chiesa deve dispensare l’economia divina e la misericordia. Per andare incontro alle esigenze degli esseri umani, la Chiesa non deve fondarsi su una mentalità liberal-chic di matrice umanistico-borghese, in cui tutto è permesso, ma sul Vangelo.

Come deve porsi, a suo giudizio, l’Ortodossia nei confronti della secolarizzazione dei nostri giorni?

Deve tenere ferma come certezza la verità della fede, proprio perché proveniente da una Rivelazione e non dall’empiria. Questa verità è sempre più necessaria nel mondo secolarizzato. Oggi la scienza promette la liberazione dall’angoscia e dalla morte, un paradiso terrestre, in un certo senso sostituendosi alle promesse che in passato appartenevano alla religione. La scienza, però, non è più quella della verità incontrovertibile e si basa su un metodo ipotetico e probabilistico. Il suo paradiso è dunque ipotetico e probabile, e non può che generare senso di precarietà e angoscia. Lo stesso vale per la filosofia: l’idea di un pensiero debole è sempre trionfante. In un tale contesto, solo la vera e incontrovertibile fede cristiana può liberare l’essere umano dall’angoscia assoluta che si prospetta. Eppure, in Occidente vedo affermarsi teologie che hanno rinunciato alla certezza e all’incontrovertibilità; teologie basate su un umanesimo cristiano e non sulla verità del dogma. Esse stesse, dunque, possono diventare fonte di angoscia. L’Ortodossia rimane il baluardo della certezza e della incontrovertibilità della fede. Se essa stessa perderà questa fermezza, per l’essere umano sarà persa ogni speranza.

27/11/2013

L’elezione e Intronizzazione del Metropolita Cipriano II
Filì 2 ottobre c.e. Festività del Santo Ieromartire Cipriano e della Santa Martire Diaconessa Giustina
Festa del Monastero dei SS. Cipriano e Giustina
Il Metropolita Cipriano II mentre legge il discorso dell’Intronizzazione
Nella adunanza della Sacra Sinodo dei Resistenti della Chiesa Greco-Ortodossa
del Calendario Patristico che si è tenuta il 4 e 5 Ottobre del calendario ecclesiastico
presso il Monastero dei Santi Cipriano e Giustina in Filì dell’Attica (Grecia) la Sacra
Sinodo della Gerarchia ha eletto, con voti unanimi il nuovo Metropolita Cipriano II
che succede al primate di santa memoria con lo stesso nome.
In successivo sabato nella Chiesa Cattedrale Metropolitana in Filì, presso il
Sacro Monastero, alla presenza di tutti i Vescovi della Sinodo, dell’Abate e dei Monaci
del Monastero, delle Monache del Monastero dei Santi Angeli e di altri Monasteri,
delle Autorità civili invitate, di clero e di fedeli che gremivano letteralmente la Chiesa
ed il matroneo, e non soltanto della nostra giurisdizione canonica, Il Metropolita
Crisostomo secondo ascendeva lentamente al Trono Metropolitano mentre il Diacono
glielo indicava recitando versetti della Sacra Scrittura “trono di gloria è il trono del tuo
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regno…”… Crisostomo II saliva lentamente i gradini di quella Cattedra che era stata
occupata dal suo amato Padre spirituale e Anziano ed omonimo, con timore
reverenziale e con le lacrime evidenti. Giunto sulla pedana della cattedra, con un
significativo gesto di umiltà, non si è seduto ma ha ascoltato in piedi la solenne lettura
del Verbale della sua Elezione Sinodica fatta da Cancelliere Sinodale il Vescovo di
Gardizio Clemente. Poi, sempre senza sedersi, ha preso gli appunti, pregati e meditati
nella notte, come tutte le sue le sue notti molto breve, ed ha iniziato il suo discorso che
riportiamo più sotto. Appena terminato il coro ha cantato il Policronio: “ Di Cipriano
Reverendissimo e da Dio protetto Metropolita, della Santissima e da Dio protetta
Metropolia di Oropòs e Filì, venerabilissimo Protos e Presiedente della Sacra Sinodo
dei Resistenti, nostro Padre, pastore e Primo Gerarca, siano MOLTI gli ANNI!”.
MOLTI ANNI !!! ha ripetuto più volte il clero ed il popolo in una acclamazione che
veniva da cuori visibilmente commossi. Dopo l’abbraccio di Pace ed il Bacio Santo di
noi suo fratelli Vescovi si è allontanato in silenzio e si è recato bella sala antistante la
cattedrale dove gli sono stati rivolti molti e significativi indirizzi di saluto da parte di
autorità, membri eminenti della Metropolia come la sig,ra Metallinòs consorte del
Protopresbitero dott. Giorgio Metallinòs celebre teologo e professore dell’Università di
Atene, presidentessa dell’Associazione caritativa della Metropolia intitolata al Santo
Filarete il Misericordioso. Ha parlato anche il Sindaco di Filì che il Metropolita è
andato a visitare il Lunedì successivo al Municipio dove è avvenuto uno scambio di
doni ed il Sindaco ha donato al Metropolita un magnifico Encolpio episcopale (foto
sotto).
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Discorso di Intronizzazione
“Cerca di compiere l’incarico che ti è stato dato
in nome del Signore”
(Col. IV, 17)
† Metropolita di Oropòse Filì Cipriano II, Presidente della Sacra Sinodo dei Resistenti
Reverendissimi e Santi Vescovi,
Onorevoli Padri e Fratelli,
Rispettabili Monaci e Monache,
Amati in Cristo Fratelli e Sorelle,
Illustri Autorità Locali,
In questo momento storico, ritrovandomi sulla Cattedra Episcopale della Sacra Metropoli di Oropòs e Filì sulla quale mi hanno innalzato l’amore e la fiducia dei venerabili Membri della nostra Sacra Sinodo, sento il bisogno di cominciare questo nuovo ed elevatissimo Servizio rendendo gloria al nostro Signore Iddio, e alla Triade Santa: “Gloria a Dio per tutto”! “Gloria al Padre, al Figlio, e al Santo Spirito”! “La mia Speranza, il Padre, il mio Rifugio, il Figlio, la mia Protezione, il Santo Spirito, Santa Triade, gloria a Te”!...
* * *
Anzitutto, vorrei ringraziare il mio Signore e Dio, perché ha guardato all’umiltà del Suo servo e gli ha affidato, attraverso la nostra venerabile Gerarchia, la somma responsabilità di una triplice Diaconia.
Ogni Vescovo, come è noto, e così, in particolare, il “Primo” della Sinodo, quale Capo, e Guida, in un certo qual modo, fonda il suo Servizio sulle parole del nostro Signore Gesù Cristo: “Io sono la Via, la Verità, e la Vita” (Giov. XIV, 6).
Queste parole rimandano al Triplice Ufficio del nostro Signore, il quale agì come Re, Profeta, ed Sommo Sacerdote: come Profeta, ha insegnato il Vangelo, come Sacerdote, si offrì in Sacrificio soprannaturale e vivificante, come Re, vinse ed infranse il potere della morte.
Nella Chiesa, attraverso essa, il Vescovo incarna la forza ed i poteri Regali, Profetici e Sacerdotali, ovviamente sempre nei limiti liturgici e carismatici del Corpo del Cristo, ma esclusivamente al servizio del prossimo.
Il Vescovo, quale Re, serve da guida nella Vita Ecclesiastica (la Via); quale Profeta, è portatore della Verità Dogmatica (Verità); quale Sacerdote, è ministro del Mistero della Chiesa, centro del quale è la Divina Eucaristia, il Sacrificio, apice del Culto (Vita).
Il Vescovo, e specialmente il Metropolita, il “Primo” e Presidente (della Sinodo), quale
Via-Verità-Vita, per la grazia, esercita il suo Ministero con spirito di sacrificio, per la salvezza del suo Gregge fedele; si trova sulla Croce, crocifisso assieme al nostro Salvatore Gesù Cristo; scende con amore nell’Inferno dell’Altro, nella speranza della Resurrezione della Vita Eterna.
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* * *
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Amati in Cristo Fratelli e Sorelle,
Ma per quale ragione ringraziare il nostro Signore Gesù Cristo adesso che mi carico sulle spalle un Ministero così pesante? A dire il vero, all’inizio il solo pensiero di una tale evenienza mi affliggeva profondamente; ancora di più, quando questa eventualità divenne ormai la decisione della nostra Gerarchia.
Il sentimento della mia varia debolezza mi impauriva, e consideravo inimmaginabile accettare di assumere un Ufficio di così grande potere e responsabilità. Ma ad un certo momento, una “luce” entrò nel mio cuore: l’Insegnamento del nostro Anziano, di eterna memoria, sull’Ubbidienza.
L’Ubbidienza all’Anziano ed Igumeno, come è noto, come ci insegna la nostra povera esperienza, è una sorgente di gioia per il Monaco Sottomesso:
• Primo, perché grazie a lei viene guarito il nostro essere, che si libera della malattia dell’amore di sé e dell’orgoglio;
• Secondo, perché questa ci trasforma in “mani” di Dio con le quali il nostro Signore compie la Sua opera;
• Terzo, perché essa ci da la gioia di Servire il Prossimo, il nostro Fratello, il Mondo, nel suo cammino verso il Regno dei Cieli.
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Amati in Cristo Fratelli e Sorelle,
Con questi pensieri umili, con questi sentimenti innanzi alla Diaconia che Dio mi affida, di Metropolita e “Primo” e Presidente della nostra Sacra Sinodo, con sentimenti di auto ammonimento, con contrizione e gratitudine, ma anche con Speranza nel Divino Edificatore della nostra Chiesa, ascolto adesso con attenzione, con molto più riverbero di prima, ma anche con soggezione, la Sua esortazione: “Cerca di compiere l’Incarico che ti è stato dato in nome del Signore” (Col. IV, 17).
Stai attento a compiere la Diaconia che ti è stata affidata con la volontà di Dio in modo perfetto!... Questa Diaconia è eccezionalmente onorifica, ma pure pesante e responsabile... Per compierla sono necessarie attenzione vigilante, impegno infaticabile, preghiera incessante, forza dall’Alto e saggezza.
Questa Diaconia mi introduce progressivamente nella Sala Alta della Cena Mistica, per celebrare il Mistero della Lavanda dei piedi del Popolo di Dio...
Certo, a prima vista, è un’ Ufficio molto pesante, che provoca all’inizio un timore giustificato; finalmente, tuttavia, prevale la gioia nello Spirito Santo, perché lavando i piedi dei discepoli, i piedi del popolo di Dio, si concretizza l’identità episcopale...
È proprio allora che il Vescovo diventa imitatore di Colui che, il Giovedì Santo, durante la Cena Mistica, si inchinò, si inginocchiò e lavò i piedi dei Suoi Discepoli... E addirittura cominciò da Giuda!...
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In questo momento si svelarono pienamente l’Estremo Amore e l’Estrema Nobiltà del nostro Signore, il Quale innanzi al Suo ingrato discepolo diede un esempio eterno di Clemenza, di Umiltà e di reale Nobiltà d’animo...
E solo in questo modo può esserci speranza che il Popolo di Dio, le pecorelle razionali del Signore, conoscano la Via –Verità -Vita, e sia rivelata la Luce della Santa Triade.
Se un uomo non viene impietosito e sconvolto dal Mistero della lavanda dei suoi piedi da un Pastore-Vescovo, allora egli è degno di un altra via, la quale non conduce certo verso la Luce, non conduce alla Sala Alta della Pentecoste...
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Amati in Cristo Fratelli e Sorelle,
In conclusione, chiedo il sostegno di tutti voi, sostenetemi ed accompagnatemi con la vostra preghiera piena di amore, l’uno con l’altro; specialmente nella Diaconia per eccellenza dell’Unione e della Riunione degli Ortodossi, poiché la loro divisione costituisce una vera tragedia.
In questo difficoltoso accordo storico, la nostra Sacra Sinodo – rappresentata principalmente dal “Primo”-Presidente – si è assunto una pesante responsabilità, probabilmente il peso maggiore: celebrare il Mistero dell’Unità della Chiesa, poiché l’Unità è lo stesso modo di essere della Chiesa...
E il Vescovo è chiamato a celebrare questo Mistero e consumarsi per questo, soffrire, inginocchiarsi, ed essere crocifisso... E questa sua esperienza vissuta, esperienza di profonda e immutabile umiltà, ha un Ideale escatologico: l’Ideale non solo che il Mondo in generale si unisca – certo nella Volontà di Dio, nell’Amore di Dio, nella Verità di Dio – ma che siano inoltre scongiurate eventuali tendenze di divisione dentro la Chiesa, che siano guariti gli eventuali scismi e divisioni che per invidia del maligno colpiscono il Corpo Immacolato del nostro Signore.
E il Vescovo agisce in questo modo, ha siffatto Ideale, perché – ripeto – l’Unità è il modo stesso di essere della Chiesa.
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Amati in Cristo Fratelli e Sorelle,
Con questi umili pensieri, mi sono avviato verso la “clausura” del nostro Monastero per scendere in questa Chiesa santa e benedetta, allo scopo di salire sulla Cattedra Episcopale della Sacra Metropoli di Oropòs e Filì, invocando la benedizione del nostro veneratissimo Anziano, il nostro Metropolita Cipriano di eterna memoria; e sono sceso – che ciò non Vi sembri strano – sono sceso con gioia!... Questa gioia non era e non è la gioia del mondo, la gioia di vedersi realizzare ambizioni avvinte – che Dio non lo permetta!... Questa mia gioia è dono e benedizione del Padre, del Figlio e del Santo Spirito, perché mi abbandono all’Ubbidienza della Chiesa e assumo
un Diaconia Ecclesiastica; perché, quale Vescovo, ho il sentimento che scendendo, già salgo per entrare nella Sala Alta della Cena Mistica, per inginocchiarmi e dedicarmi
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tutto intero a Lavare i piedi del Popolo di Dio, per l’intercessione della Madre di Dio e di tutti i Santi, con la forza della Preziosa Croce.
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Pregate, per favore, perché questo Ideale non svanisca mai dagli occhi della mia mente, perché
dal momento che il Vescovo abbandona questo Ideale, immediatamente annienta se stesso, non ha più nessuna ragione di esistere nella Chiesa...
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“Che la Grazia del nostro Signore Gesù Cristo,
l’Amore di Dio Padre, la Comunione dello Spirito
Santo siano con tutti voi”!
† Cipriano di Oropòs e Filì
Fili Attiki, 6 Ottobre 2013 cal. eccl.
Santo Apostolo Tommaso, Sinassi dell’Icona della Madre di Dio “O Madre Tutta-lodata”

Indirizzo

Via Di Lizzanello 1 Frazione Lizzanello/San Felice (Pistoia)
Pistoia
51100

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