Parrocchia San Francesco - Pisa

Parrocchia San Francesco - Pisa La parrocchia si trova in Piazza San Francesco ed è affidata ai Frati Minori Conventuali della Provincia Italiana San Francesco d'Assisi. La chiesa della SS. B.

Dal 16 aprile 2016 le funzioni religiose si svolgono nella vicina chiesa di Santa Cecilia. Il primo insediamento francescano in Pisa avvenne già all’epoca della predicazione di Francesco d’Assisi, che, secondo un’antichissima tradizione, sarebbe passato per questa città nel 1211 e vi avrebbe lasciato un piccolo gruppo di suoi frati. In realtà i documenti che ne rimangono oggi attestano la presenza

a Pisa di Frati Minori soltanto otto anni dopo, ovvero dal 1219. In questo primo periodo si riunivano per le preghiere in una chiesetta dedicata alla SS. Trinità, che poi fu affidata, nel 1228, alle loro cure, grazie anche all’intervento del Legato Pontificio Gualfredo di Castiglione. Dopo alcuni anni costruirono una propria chiesa, molto più grande, dedicata a san Francesco. Trinità rimase all’interno del nuovo chiostro del convento e fu poi distrutta definitivamente nel 1660. Solo che ben presto anche la prima chiesa pisana dedicata a S. Francesco, risultò incapace a contenere le f***e dei fedeli. chiesa incisione 1834Fu cosi che nel 1261, per impulso anche dell’allora Arcivescovo di Pisa, Mons. Federico Visconti (1254-1277), i Frati Minori decisero di costruire una nuova chiesa, molto più grande della precedente, e che pare fu progettata e costruita da Giovanni di Simone – l’architetto del Camposanto Monumentale e della torre pendente di Pisa – secondo le direttive fissate dal Capitolo Generale dell’Ordine tenuto a Narbona nel 1260 per la costruzione degli edifici di culto francescani. Tali direttive decretavano linee architettoniche semplici, materiale povero, ma un’aula spaziosa (m.70 x18) e luminosa. Il nuovo edificio ebbe anche uno svettante campanile pensile, poggiato su due mensoloni raccordati ad arco, sul lato sinistro del transetto. La nuova grande chiesa venne costruita però molto lentamente, anche perché, progettata per accogliere grandi f***e di fedeli, nel corso della sua costruzione andò incontro a tempi tutt’altro che propizi a causa delle guerre e della diminuzione della popolazione cittadina. Facciata 1800 chiesa San Francesco di PisaNel 1318, dopo circa 60 anni dalla posa della prima pietra, ancora si lavorava al completamento della copertura. La facciata restò incompiuta, e fu terminata solo 3 secoli dopo, nel 1603. La chiesa si presenta ad una sola navata, separata da due grandi braccia, che formano il transetto mediante un grande arco trionfale, con sei cappelle terminali ai due lati dell’altare maggiore. Molte le opere d’arte che si conservano ancora oggi nelle cappelle laterali, tra cui: nella seconda ca****la da destra, la tomba del Conte Ugolino della Gherardesca, immortalato dal Sommo Poeta Dante Alighieri nella Divina Commedia, e il trittico con S. Antonio di Ventura Salimbeni; nella quarta ca****la da sinistra, la tavola raffigurante S. Francesco con storiette della sua vita del XIII secolo; nell’ultima ca****la a sinistra tracce di affresco raffigurante una battaglia tra Angeli e Demoni attribuito a Spinello Aretino. Grazie ad alcuni ricchi benefattori, come i Della Gherardesca, Conti di Donoratico, i Gualandi, i Gambacorti e altri, la chiesa, ormai completa nella sua struttura architettonica, durante il 1300 fu abbellita di pitture e di sculture: il conte Fazio di Donoratico, Signore di Pisa, erigendovi un monumentale sepolcro in memoria dell’avo e del padre – ora nel Camposanto Monumentale – mirò a farne un simbolo della vocazione politica e della potenza della propria casata; i Gambacorti, che nel 1342 acquistarono il diritto di farsi seppellire davanti all’altare maggiore, fecero decorare la ca****la maggiore dal più celebre scolaro di Giotto, Taddeo Gaddi, oltre a costruire la grande vetrata policroma, di cui oggi resta solo qualche piccolo riquadro, e probabilmente anche scolpire, da Tommaso di Andrea Pisano, la grande pala marmorea policromata e dorata dell’altare maggiore, come testimonia la firma lasciata dall’autore nella predella: “Tommaso figliolo del maestro Andrea faceva questo lavoro e fu pisano”. Sul finire del 1500, a causa delle sofferte vicende, spesso calamitose, dei tempi precedenti, la chiesa ebbe bisogno di sostanziali lavori di restauro, che furono occasione per compiere anche lavori di ammodernamento. Furono eliminati o ricoperti di calce gli affreschi trecenteschi, modificati i finestroni gotici, eretti dieci altari laterali, e dispersi quadri di autori come Cimabue e Giotto, sostituiti poi con quadri di pittori contemporanei. Tra i nuovi quadri, agli altari di destra: battesimo di Cristo di Iacopo Chimenti detto l’Empoli; resurrezione di Cristo di G. Paggi; consegna delle chiavi a S. Pietro di D. Cresti detto il Passignano; S. Francesco riceve le stimmate di Santi di Tito; mentre negli altari di sinistra la natività del Cigoli. I lavori finirono nel 1603, assieme al completamento della facciata. Lapidi chiesa San Francesco Pisa (12)Quando nel 1817 la chiesa – che dal 1786 era passata assieme al convento agli Agostiniani – fu restituita ai Francescani, furono recuperate, per quanto fu possibile, le lastre sepolcrali del chiostro, anche se ormai ridotte in frammenti, purché leggibili, disponendole nel pavimento della chiesa nel modo che ancora oggi possiamo ammirare. Sono ben 354, stando all’elenco del Sepoltuario settecentesco del convento, che formano un candido funereo tappeto al centro della chiesa, lungo le pareti e nel presbiterio. Tra queste sono da segnalare: lungo la parete di sinistra quella di un Fra Bartolomeo, forse autore delle “Conformità di S. Francesco”; lungo la parete del transetto di destra quella per Giovanni di Castruccio Castracani, giovane figlio del signore di Lucca, morto in battaglia nel 1342, con la sua armatura di cavaliere; lungo la parete del transetto di sinistra quella di un Podestà di Pisa. Nel 1863, a seguito della legge nr. 384/1861, la chiesa ed il convento di San Francesco furono sconsacrati e destinati a caserma militare. Tutti gli oggetti, i quadri e gli ornamenti vennero ufficialmente ritirati dalle famiglie, che vi avevano esercitato i diritti di Patronato, come emerge dall’inventario redatto dall’ultimo Priore. Il 7 luglio 1866 la chiesa venne trasformata in magazzino di proprietà del Regio Demanio. Il 4 marzo 1875 il Comune di Pisa riuscì ad ottenere “l’espropriazione per pubblica utilità” di diversi immobili di proprietà del Regio Demanio, tra cui l’ex chiesa di San Francesco, che fece sorgere un lungo e complesso contenzioso giuridico sulle indennità e sulle modalità dell’esproprio effettuato. Il 25 ottobre 1888 il Ministero della Pubblica Istruzione dichiarò l’ex chiesa ed il vicino ex convento monumento nazionale, prendendoli in consegna dal Regio Demanio. Il 22 maggio 1893 chiesa e Convento furono adibiti a museo civico. Il 15 giugno 1899 il Comune di Pisa concedeva alla Curia Arcivescovile l’ex chiesa “per il solo uso del culto” e “per la conservazione delle opere d’arte” che la Curia Arcivescovile avrebbe eventualmente provveduto a collocare. La Curia riuscì a riaprire al culto la chiesa, fortemente degradata all’interno, solo nel 1901, grazie ai cospicui interventi economici di un comitato cittadino – si parla di oltre 10mila lire dell’epoca – e di cui fecero parte molti cittadini e famiglie dei vecchi Patronati, tra cui gli Agostini, riaffidandola alla cura pastorale dei Frati Francescani Minori Conventuali, che ancora oggi l’amministrano. Il Comitato cittadino ricostruì anche le vetrate della chiesa, secondo nuovi disegni e decorazioni di Galileo Chini e di Francesco Mossmeyer nello stabilimento Quentin. Scheda a cura di Franco Mariani e Nicola Nuti

Per Francesco la preghiera del Padre Nostro è fiducia: non si tratta di convincere Dio, ma di fare la sua volontà. Già c...
18/06/2026

Per Francesco la preghiera del Padre Nostro è fiducia: non si tratta di convincere Dio, ma di fare la sua volontà.

Già con la parola Padre egli assapora la relazione intima, affettuosa con un Dio che non è distante, ma vicino.

Egli fa del «pane quotidiano» la concretezza della propria vita, simbolo del necessario: cibo, relazioni, Eucaristia.

Consapevole della propria fragilità, riconosce di dover chiedere forza contro le prove, protezione dal maligno e aiuto nel perdono: “quello che noi non rimettiamo pienamente, tu, Signore, fa’ che pienamente perdoniamo, cosicché, per amor tuo, amiamo sinceramente i nemici e devotamente intercediamo per loro presso di te, non rendendo a nessuno male per male» (FF 273).

Ecco: Francesco vive il Padre Nostro come l’invito del Signore a costruire fraternità e non a chiudersi nell’egoismo.

17/06/2026
Francesco comprende che il rapporto tra l’uomo e il Padre si fonda sulla misericordia e non sui sacrifici offerti, che i...
17/06/2026

Francesco comprende che il rapporto tra l’uomo e il Padre si fonda sulla misericordia e non sui sacrifici offerti, che il «segreto» in cui il Padre vede non è isolamento, ma interiorità.

Le Fonti narrano: «Trascorreva tutto il suo tempo in santo raccoglimento per imprimere nel cuore la sapienza; temeva di tornare indietro se non progrediva sempre» (FF 681).

Circa il digiuno da vivere senza esibizioni, quel digiuno vero che apre lo spazio alla comunione, le Fonti ci raccontano di come Francesco si prendesse cura dei suoi confratelli: «ognuno tenga conto della propria condizione fisica. Se uno di voi riesce a sostenersi con meno cibo di un altro, non voglio che chi abbisogna di un nutrimento più abbondante si sforzi di imitare l’altro su questo punto; ma, adeguandosi alla propria complessione, dia quanto è necessario al proprio corpo» (FF 1568).

E, infine, vede l’elemosina come un dono di un cuore libero che solo il Signore potrà premiare (cfr. FF 31).

Francesco ha imparato che il compimento della legge sta nell’amore e non in uno sforzo personale. Solo abbandonandosi ad...
16/06/2026

Francesco ha imparato che il compimento della legge sta nell’amore e non in uno sforzo personale.

Solo abbandonandosi ad una piena relazione con il Padre egli raggiunge l'apertura del cuore che lo porta anche ad amare il nemico.

I suoi gesti, narrati nelle Fonti, rivelano la sua trasformazione evangelica.

Per esempio, nel 1219 si reca ad Ancona per imbarcarsi alla volta della Siria, dove da due anni è in corso la quinta crociata, non per combattere, ma per il desiderio di annunciare da profeta la pace, di testimoniare la presenza di Dio nella sua vita.

Con questa forza riesce ad incontrare e dialogare con il sultano Al-Malik Al-Kâmil (cfr. FF 422).

O quando ordina ai frati di portare del buon pane e del buon vino ai «fratelli briganti» e, solo dopo averli saziati, di dialogare con loro per scoraggiarli a continuare a fare del male (cfr FF 1669).

Francesco e Chiara sono espressione della rivoluzione della mitezza, invitano sempre al perdono e alla compassione. Fran...
15/06/2026

Francesco e Chiara sono espressione della rivoluzione della mitezza, invitano sempre al perdono e alla compassione.

Francesco è riconosciuto come costruttore di pace e di giustizia fondate solo sull’amore che Cristo ci insegna; la sua predicazione di armonia universale vede la pace vera non come assenza di guerra, ma come conversione interiore e amore per tutti.

Anche Chiara non si oppone al malvagio.

Nell’assedio di Assisi reagisce con la preghiera, esponendo il Santissimo Sacramento e chiedendo protezione a Dio per il monastero, per le sue sorelle e per tutta la città (cfr. FF 3201-3202).

La loro storia dimostra che i due santi non si sono limitati a rifiutare la vendetta, ma hanno cercato attivamente la pace e sono stati instancabili nell’esortare i fratelli e le sorelle all’osservanza fedele del Vangelo e delle Regole da loro stessi donate.

DOMENICA 14 GIUGNO 2026XI domenica del Tempo Ordinario "Il regno dei cieli è vicino".
14/06/2026

DOMENICA 14 GIUGNO 2026
XI domenica del Tempo Ordinario

"Il regno dei cieli è vicino".

Buona Solennità di Sant'Antonio di Padova a tutti e auguri di buon onomastico a chi porta questo nome!!!
13/06/2026

Buona Solennità di Sant'Antonio di Padova a tutti e auguri di buon onomastico a chi porta questo nome!!!

Mai come oggi la figura di sant’Antonio è modello per noi. Si può imparare da lui a riappropriarsi con passione della Pa...
13/06/2026

Mai come oggi la figura di sant’Antonio è modello per noi.

Si può imparare da lui a riappropriarsi con passione della Parola di Dio da annunciare con nuovi linguaggi.

Occorre riscoprire il valore, la vitalità e centralità della Sacra Scrittura.

La Parola è credibile se incarnata nella vita.

Un annuncio non è solo catechismo o laboratorio teologico, né può essere semplicemente oggetto di letture spiritualistiche.

È un dialogo tra Dio e l’uomo, perché Dio attende un nostro vangelo.

È vita.

Anche Francesco rivolge l’invito a convertirsi ed annuncia il Vangelo «a tutti i cristiani, religiosi, chierici e laici, uomini e donne, a tutti gli abitanti del mondo intero» (cfr. FF 179).

Non è semplice, ci viene chiesto di avere coraggio e coerenza, prima forma di evangelizzazione.

Indirizzo

Piazza San Francesco 4
Pisa
56127

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