NOTE SUL NOME
Il nome deriva dalla località in cui è situato il santuario
DEDICAZIONE
Maria Santissima degli Angeli
DIOCESI
La diocesi originaria è quella di Potenza, arrestata sin dall'XI secolo. Il 25 ottobre 1970 la diocesi di Muro fu unita ad personam del vescovo di Potenza. Con costituzione apostolica dell'11 febbraio 1973 Potenza fu elevata a sede arcivescovile, e con lettera apostolic
a del 21 agosto 1976 Paolo VI la elevava a sede Metropolitana della Basilicata. Con decreto della Sede Apostolica del 30 novembre 1986, le chiese di Potenza, Marsico Nuovo e Muro Lucano sono confluite nell'unica arcidiocesi di Potenza-Muro Lucano-Marsico Nuovo. PAESAGGIO E TERRITORIO
Il santuario si trova a circa 4 Km a sud-ovest di Pignola, nell'omonima frazione di Pantano, in una zona caratterizzata da estesi campi coltivati, circondata dai monti dell'Appenino lucano e ricca di boschi di faggio e di sorgenti. Non è lontano dal lago Pantano
ORIGINE DEL CULTO CRISTIANO
Sin dagli inizi del XIV secolo si ha notizia di una comunità benedettina maschile dipendente dal monastero di S. Maria del Pantano è citato infatti fra i partecipanti ad un sinodo tenutosi nel 1310 ad Acerenza. Il è menzionato anche nelle Rationes decimarum del 1324
OGGETTO DEL CULTO
Secondo la tradizione locale, originariamente sarebbe stata venerata una scultura lapidea, quella che attualmente si trova nella nicchia sovrastante il portale d'ingresso del santuario. Solo successivamente sarebbe stata realizzata la nuova scultura lignea, più facilemente trasportabile in processione. La statua, databile tra i secoli XVIII e XIX è in legno intagliato, dipinto, stuccato e dorato, e raffigura la Madonna in piedi con le mani giunte leggermente alzate verso l'alto. La gamba destra, sotto la tunica, appare leggermente spinta in avanti e il manto stellato scende dalle spalle a coprire tutto il corpo vestito con una tunica anch'essa stellata. Ai piedi della Madonna, due angeli sorreggono e levano in alto piccole anfore. Tutta la figura è contornata da una mandorla di piccoli angeli oranti. A destra e sinistra del volto altri due angeli, di più ampie dimensioni, sembrano indicare la corona che copre il capo della Vergine. Nella complessa doratura dell'intero manufatto le uniche note cromatiche emergenti sono costituite dal nero dei capelli e dall'incarnato del volto. L'intera stanza ha come sfondo una ridondante reggiera che sorregge la sequenza di angeli e cherubini. ELEMENTI STRUTTURALI E ARTISTICI
La chiesa, edificata su una più antica preesistenza, ha un impianto ad unica navata con cupola centrale che divide lo spazio interno in tre distinte zone ingresso, navata e presbiterio. In prossimità della zona centrale dell'invaso sono quattro semipilastri angolari e modanati sui quali girano quattro archi a tutto sesto che sorreggono la cupola. Quest'ultima, a sesto leggermente ribassato, si raccorda ad essi con dei pennacchi. Al di sopra dei capitelli è disegnata una trabeazione che corre lungo tutto il perimetro interno della chiesa. Cornici e capitelli sono realizzati in stucco, così come la stella a otto punte disegnata nell'intradosso della cupoletta. La volta a vela della zona absidale ha unghie in corrispondenza delle finestre laterali, ed un affresco nel suo intradosso che raffigura una Madonna con Bambino tra angeli. LEGGENDA DI FONDAZIONE
La statua sarebbe pervenuta misteriosamente nella zona del Pantano su un carro trainato da buoi e subito sparito. Secondo un’altra versione alcuni monaci “basiliani” avrebbero introdotto la venerazione verso una statua in pietra rinvenuta sotto terra sul posto indicato dalla Madonna stessa in un’apparizione a tre fanciulli che pascolavano il gregge: il sito corrisponderebbe all’altare dell’attuale Santuario. Ancora un’altra leggenda racconta di un contadino che sognò di trovare un’immaginetta della Vergine nel bosco tra Pignola e Pantano, in un punto oggi contrassegnato da una croce di ferro. Il contadino si recò sul luogo, scavò e trovò l’icona, un rettangolino di stoffa ricamato in oro, oggi conservato ed esposto nel Santuario, e una statua di pietra raffigurante la Vergine. In un sogno successivo il contadino ebbe la visione di un altro luogo, dove fu poi edificato il Santuario, in cui sotterrò una statua lignea della Madonna, in seguito ricostruita a somiglianza dell’immaginetta del primo miracoloso ritrovamento. Una differente versione collega la nascita del Santuario al rito della uglia: la statua sarebbe stata ritrovata nel bosco da otto abitanti della frazione Pantano e da quattro pignolesi, numeri facenti probabilmente riferimento alla tradizione di conservare la statua per otto mesi nel Santuario del Pantano e per i restanti quattro nella Chiesa Madre di Pignola. Alcune persone però, non convinte dell’origine miracolosa della statua, si opposero alla sua venerazione. Un gruppo di pignolesi decise allora di sottoporsi alla prova del fuoco e così, portando la statua a spalla, attraversarono fiamme e carboni ardenti uscendone incolumi, facendo in tal modo cambiare opinione agli scettici. Un’ultima versione, pure collegata al simbolo del fuoco, narra di un pastorello povero, cui la Madonna dava da mangiare e cuciva i pantaloni. Quando il fatto divenne noto alla popolazione, molti si recarono a vedere la Vergine e lei si fece trovare nei pressi di una barriera di fuoco che attraversò.