Convento Santuario Santa Maria Occorrevole

Convento Santuario Santa Maria Occorrevole È luogo di formazione alla vita francescana dei novizi provenienti dalla Campania, Lucania, Puglia e Calabria.

PREGHIERA DEI FRATI

FERIALE
ore 7:00 Lodi Mattutine
ore 7:45 S. Messa
ore 12:00 Ora Media
ore 15:30 Ufficio delle Letture
ore 19:00 Vespri e Meditazione

FESTIVO
ore 8:00 Lodi Mattutine
ore 11:30 S. Messa
ore 17:00 Secondi Vespri (ore 18:00 luglio-agosto)
ore 18:00 S. Messa Vespertina (ore 19:00 luglio-
agosto)

NB
Gli orari possono subire variazioni in occasione di eventi past

orali o comunitari o dal periodo stagionale. Eventuali cambiamenti verranno comunicati attraverso Avvisi sulla Bacheca di questa pagina. Convento-Santuario dei Frati Minori
Noviziato Interprovinciale della COMPI - SUD
(Conferenza dei Ministri Provinciali Italiani - Sud Italia)

07/09/2026
Carissimi, condividiamo alcuni scatti della celebrazione di restituzione del Campanile di San Pasquale. La torre campana...
07/09/2026

Carissimi, condividiamo alcuni scatti della celebrazione di restituzione del Campanile di San Pasquale.
La torre campanaria che sovrasta la Valle sannio-alifana da oggi è ritornata a dar sentire la sua voce con il suono della grande Campana.
Ringraziamo il Signore per questo evento atteso da lungo tempo.

07/09/2026

Lunedì XXIII Settimana del Tempo Ordinario
1Cor 5,1-8 Sal 5 Lc 6,6-11

Mani che fanno

È consolante vedere che la durezza del cuore dell’uomo non ferma l’amore di Gesù. Egli nella sinagoga non compie nessun gesto, non stende la mano, non tocca, ma solo con la potenza della sua parola dice “stendi la mano” e la mano paralizzata dell’uomo torna a muoversi, guarita.
Gesù, così come siamo, con le nostre mani che spesso non si stendono a compiere il bene perché troppo impegnate a pensare ai nostri interessi, alle nostre ragioni, alla nostra giustizia, ci mette al centro del suo operare, si prende cura di noi e ci ridona la capacità di aprirci agli altri.
Impariamo che il vero senso del riposo sabbatico, di riservare un tempo al Signore, è quello di sospendere per un po’ il nostro agire e riconoscere l’agire di Dio verso di noi, per tornare a Lui ed essere guariti, e diventare sempre più capaci di “fare del bene” come Lui.

Insegnaci, o Signore, ad amare come ami tu!

Dalle Lettere ad Agnese di Boemia [FF 2888-2889]
Poni la tua mente nello specchio dell’eternità, poni la tua anima nello splendore della gloria, poni il tuo cuore nella figura della divina sostanza e trasformati tutta, attraverso la contemplazione, nell’immagine della sua divinità, per sentire anche tu ciò che sentono gli amici gustando la dolcezza nascosta che Dio stesso fin dall’inizio ha riservato ai suoi amanti. E lasciate completamente da parte tutte quelle cose che in questo fallace mondo inquieto prendono ai lacci i loro ciechi amanti, ama con tutta te stessa colui che tutto si è donato per amore tuo.

06/09/2026

6 Settembre 2026
XXIII Domenica del Tempo Ordinario - Anno A
(Liturgia delle Ore - III settimana del salterio)
Ez 33,1.7-9 Sal 94 Rm 13,8-10 Mt 18,15-20

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Guadagnare il fratello

Le parole con cui la preghiera di colletta trasforma in supplica la liturgia di questa domenica vanno dritte al cuore del vangelo, domandando a Dio la capacità di renderci «custodi attenti di ogni fratello». La ca**tà fraterna è presentata dalle letture non solo come un atto di aiuto nei confronti degli altri, ma come un atteggiamento indispensabile a noi, per approfondire e accogliere sempre più il dono della nostra salvezza.
Nella lettera ai Romani, l’apostolo esordisce con un invito di grande speranza e consolazione, affermando che

«non siamo debitori di nulla a nessuno» (Rm 13,8).

Mentre abbiamo sempre l’impressione che ogni cosa abbia un prezzo da pagare, Paolo propone di andare alla radice della grazia battesimale, ricordando che l’unico «dovere» di un figlio di Dio è quello di riconoscere l’altro come qualcuno da poter sempre ricominciare ad amare, «un fratello per il quale Cristo è morto» (1Cor 8,11). Non dovremmo mai dimenticare che la libertà inaugurata dal vangelo ha ridotto la lista dei nostri debiti a un solo vincolo, quello «dell’amore vicendevole» (Rm 13,8). Questa è l’unica cosa che Dio non può e non vuole fare al nostro posto. Tutto il resto — i nostri limiti, i nostri vuoti, i nostri peccati — Dio è capace di assumerli, e lo fa volentieri, per condurli a «pienezza» (13,10) attraverso la sua misericordia.
Le voci del profeta Ezechiele e del Signore Gesù sembrano cospirare insieme per ricordarci che la correzione fraterna non può essere vista come un optional, ma come un’esigenza di verità delle nostre relazioni umane. Infatti, se non richiamiamo il fratello che si sta comportando da «malvagio» (Ez 33,8), paradossalmente siamo noi a rischiare di non essere più dentro uno spazio di salvezza. Se, da un lato, la vita del fratello è costantemente affidata (anche) alla nostra vigilanza — come ricorda bene il profeta — dall’altro è pur vero che il modo più autentico di volere il suo bene non può che tradursi nella capacità di rispettare fino in fondo il mistero della sua libertà, fino ad assumere il rischio che il nostro amore possa restare anche incompreso o rifiutato.
Certo, una frettolosa lettura delle parole di Gesù nel vangelo potrebbe autorizzare un graduale allontanamento della «mela marcia» presente nella trama delle nostre relazioni. Se ascoltiamo invece con attenzione l’insegnamento del Signore, ci accorgiamo che le sue parole non sono altro che la confessione di come la misericordia possa e debba sempre restare il criterio di fondo della comunità dei credenti. Se «un fratello» commette «una colpa» (Mt 18,15) – dice Gesù – dobbiamo sentirci, prima personalmente, poi comunitariamente, molto responsabili nei suoi confronti, con la speranza di poterlo recuperare alla comunione nel più breve tempo possibile. Tuttavia, con grande realismo, se non dovessimo riuscire a guadagnarlo, non dobbiamo né giudicarci, né giudicarlo:

«Sia per te come il pagano e il pubblicano» (Mt 18,17).

Non si tratta di un’esortazione al disimpegno, ma alla fiducia in quel Dio capace di trasformare in vita nuova ogni distanza e ogni peccato.
Il profeta Ezechiele direbbe che ciascuno è chiamato a diventare una «sentinella» (Ez 33,7), il cui principale compito consiste nel vegliare e scrutare l’orizzonte, ben sapendo di potersi esporre, così facendo, al rischio di essere la prima persona a poter subire l’invasione del nemico. Accettare la sorte del fratello significa assumere il destino della sentinella, che è la prima persona a poter soccombere, ma anche l’unica a poter fare qualcosa in caso di necessità. Il finale del vangelo ci svela quale imprescindibile missione sia consegnata nelle mani di ogni comunità e di ogni discepolo di Cristo:

«Tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo» (Mt 18,18).

Prima, e ben al di là, di qualsiasi interpretazione giuridica, il Signore Gesù allude qui alla grande responsabilità affidata a chi ha conosciuto l’amore del Padre di dover incarnare, già in questo mondo, la qualità di quei rapporti che saranno un giorno la sostanza dell’eternità del cielo. Non siamo autorizzati dunque a nessuna esclusione, ma solo incoraggiati a percorrere con fede ogni cammino di inclusione. Senza mai dimenticare che il fratello sempre bisognoso di essere guadagnato — a caro prezzo — siamo anzitutto noi.

05/09/2026

Sabato XXII Settimana Tempo Ordinario
1Cor 4,6-15 Sal 144 Lc 6,1-5

Signore del sabato

La religiosità farisaica, che Gesù contesta, è davvero triste: rigida, senza libertà e gioia, priva di generosità e di amore verso l’altro. Perché manca la consapevolezza dello sguardo di misericordia rivolto a noi dal Padre. Se non facciamo esperienza di questo amore gratuito, immeritato, continuamente riversato nei nostri cuori, difficilmente possiamo guardare l’altro con comprensione. Senz’altro prevarrà l’intransigenza, la preoccupazione della sola regola. Ma se vivo questo sguardo come certezza, come unica àncora di salvezza per la mia vita, allora sarò anche felice di camminare e vivere insieme agli altri, mi scoprirò più solidale e capace di amare. A quanti lo accusano di trasgredire la legge, Gesù ricorda un gesto che Davide fece mentre fuggiva da Saul, per salvare la sua vita e quella dei suoi compagni.

Padre nostro, nessuno viene a Te se non per mezzo del Figlio tuo Gesù. Fa che sappiamo seguirlo e accogliere la sua Parola che salva.

Dalla Vita seconda di Tommaso da Celano [FF 608]
Una notte, una di quelle pecorelle, mentre le altre dormivano, si mise a gridare: “Muoio, fratelli, ecco, muoio di fame!”. Il saggio pastore si alzò immediatamente e si affrettò a portare l’aiuto opportuno alla pecorella infermiccia. Ordinò di preparare la mensa, anche se con cibi alla buona, dove l’acqua, come il più delle volte, suppliva alla mancanza di vino. Proprio lui cominciò a mangiare per primo ed invitò a quel dovere di ca**tà gli altri frati, perché il poverino non avesse ad arrossire. Preso il cibo col timore del Signore, affinché fosse completo l’atto di ca**tà, il Padre tenne ai figli un lungo discorso sulla virtù della discrezione. Prescrisse di offrire sempre a Dio un sacrificio condito di prudenza, ammonendoli accortamente di tener conto, nel servizio divino, delle proprie forze.

04/09/2026

Venerdì XXII Settimana del Tempo Ordinario
1Cor 4,1-5 Sal 36 Lc 5,33-39
Santa Rosa da Viterbo - memoria facoltativa

Solo il nuovo

Gesù promette la vita eterna, ci fa comprendere il Bene che lui porta, la gioia che desidera far sperimentare a chi sta con Lui. È lo sposo che ci accoglie alla sua festa davanti ad un lauto banchetto che sazia. La sua presenza è solo novità e non rimpianto, tristezza, malinconia. La parola “strappo” usata nella parabola della stoffa, in greco significa scisma, indica divisioni, conflitti. È una novità che non si adatta al vecchio. In forza della sua potenza, chiede di cambiare proprio il vestito e gli otri per poterla contenere. Gesù non sta dicendo che il vecchio è da buttare, che la stoffa vecchia o l’otre vecchio sono inutili, sono sbagliati. Ma che Lui porta un nuovo tempo e un nuovo approccio a Dio, che non può essere miscelato con le antiche tradizioni.

Grazie Signore Gesù, perché la tua presenza è gioia e porta in noi la nuova Alleanza, la salvezza eterna e la bellezza dell’amore del Padre.

Dalla Leggenda dei Tre Compagni [FF 1410]
Mentre un giorno Francesco implorava con più ardente fervore la misericordia di Dio, il Signore gli fece capire che fra poco gli avrebbe rivelato cosa dovesse fare. Da quell’istante si trovò così ricolmo di gioia, che non si sapeva tenere dal manifestare alla gente, anche senza volerlo, qualche sentore del suo segreto.

Carissimi, è con gioia annunciare che sono definitivamente terminati i lavori di messa in sicurezza del Campanile che ca...
03/09/2026

Carissimi, è con gioia annunciare che sono definitivamente terminati i lavori di messa in sicurezza del Campanile che campeggia sulla Valle Sannio-Alifana.
Siete invitati a prendere parte alla cerimonia di Inaugurazione.
Ringraziamo il Signore per questo evento tanto atteso.

03/09/2026

Giovedì XXII Settimana del Tempo Ordinario
1Cor 3,18-23 Sal 23 Lc 5,1-11
San Gregorio Magno, Papa e Dottore della Chiesa - memoria

Benedetta inutilità

Gesù parla alla folla e anche Pietro lo ascolta, e lo ascolta tanto, da vicino, stando con lui sulla barca. Probabilmente qualcosa lo aveva già toccato quando Gesù gli chiede una cosa che sembra inutile. Tanto che Pietro lo fa: getta le reti sulla sua Parola. Di fronte al risultato straordinario, la reazione è di prostrazione. E dice: sono limitato, sono peccatore, in confronto a te sono nulla, allontanati da me. Si sente inutile. Pietro dice una verità che riguarda ciascuno di noi. Ma questo non è certo il motivo per cui Gesù si dovrebbe allontanare, anzi. Spesso pensiamo che chi ha debolezze non possa servire al Signore; spesso pensiamo che l’incontro spiacevole con i nostri limiti e vizi sia il punto terminale di un cammino di dono. Gesù dice: no, non è così. “Non temere”, staremo sempre insieme. Infatti Gesù guarda il limite e il peccato in modo diverso dal nostro, e ci offre sempre un di più, se noi diciamo “sì, ci sto. Le redini della mia vita le consegno a te”. Pietro dovrà fare più volte questo passo. Una coscienza umiliata è il miglior punto di partenza per l’opera di Dio in noi, è il suo terreno fertile perché la persona smette di illudersi di essere sapiente e giusta.

Donaci, o Padre, una fede decisa nel tuo aiuto e perdono.

Dalla Vita Prima di Tommaso da Celano [FF 324]
(…) cominciò a far nessun conto di sé e a disprezzare ciò che prima aveva ammirato ed amato. Non tuttavia in modo perfetto e reale, perché non era ancora libero dai lacci della vanità, né aveva scosso a fondo il giogo della perversa schiavitù. Abbandonare le consuetudini è infatti molto arduo: una volta impiantatesi nell’animo, non si lasciano sradicare facilmente; lo spirito, anche dopo lunga lontananza, ritorna ai primitivi atteggiamenti, e il vizio finisce per diventare una seconda natura. Pertanto Francesco cerca ancora di sottrarsi alla mano divina; quasi immemore della correzione paterna, arridendogli la fortuna, accarezza pensieri terreni: ignaro del volere di Dio, sogna ancora grandi imprese per la gloria vana del mondo.

02/09/2026

Mercoledì XXII Settimana del Tempo Ordinario
1Cor 3,1-9 Sal 127 Lc 4,38-44

Il migliore stato di salute

La suocera di Pietro incontra Gesù e recupera la sua salute. Con le forze riacquistate, si mette subito a servire la famiglia e la comunità dei discepoli. Una delle poche indicazioni che Gesù dà di sé stesso nel Vangelo, è di essere venuto tra noi non per essere servito, ma per servire (cfr. Lc 10,45). Questa donna guarita, probabilmente, continua a fare ciò che ha sempre fatto. Ma ora, forse, il suo servizio esprime la gioia nuova della gratitudine. È una donna poco importante, senza nome, silenziosa, certamente anziana. Dopo aver vissuto l’esperienza della misericordia del Signore, ora lo imita nel servizio, perché gli altri abbiano il necessario, mangino e stiano bene. Gesù ci guarisce dalle nostre febbri, ci libera dagli egoismi quotidiani perché lo seguiamo con gioia ed energia rinnovata. Perché, come Lui, offriamo la vita generosamente perché altri abbiano gioia.

Signore, Tu ci fai capire che la vera grandezza ed il migliore “stato di salute”, è perdere la vita per Te e per il bene dei fratelli.

Dalla Leggenda maggiore di San Bonaventura [FF 1163]
Cristo Gesù crocifisso dimorava stabilmente nell’intimo del suo spirito, come borsetta di mirra posta sul suo cuore in Lui bramava trasformarsi totalmente per eccesso ed incendio d’amore.

01/09/2026

Martedì XXII Settimana del Tempo Ordinario
1Cor 2,10-16 Sal 144 Lc 4,31-37

Le cose dello Spirito

Il vangelo inizia e si conclude con la stessa domanda, stupita prima e timorosa poi: «che parola è mai questa, che comanda con autorità?». Possiamo chiederci anche noi cosa è questa autorità? Cosa dice alla nostra vita?
Una prima riflessione ci porta a dire che Gesù è ascoltato, è significativo nelle sue relazioni, perché dice cose «insegnate dallo Spirito Santo». Infatti Gesù è libero, non è lui al centro quando parla: la sua autorità viene dallo Spirito che gli fa parlare la sua lingua di autentica consolazione. Offre agli altri parole di bene che fanno crescere in libertà e spingono al dono di sé.
L’autorità di Gesù infatti si manifesta nel servizio coerente. Gesù era al servizio della gente, non un insegnante della legge. Per questo stupiva: ascoltava le persone e le serviva, con il solo desiderio che incontrassero l’amore del Padre.
Anche a noi viene chiesto di essere autorevoli nel bene, cioè testimoni di “cose spirituali” dice san Paolo, ben sapendo che con le sole nostre forze non ce la faremo a vivere un’autorità umile, coerente e al servizio della libertà altrui. Abbiamo bisogno di essere mossi dallo Spirito altrimenti la nostra autorità sarà “mondana”.

O Padre, donaci questa coscienza viva della nostra povertà e concedici di avere il pensiero di Cristo.

Dalla Vita Prima di Tommaso da Celano [FF 363]
Il beato padre Francesco, ricolmo ogni giorno più della grazia dello Spirito Santo, si adoperava a formare con grande diligenza e amore i suoi nuovi figli, insegnando loro, con princìpi nuovi, a camminare rettamente e con passo fermo sulla via della santa povertà e della beata semplicità.

Indirizzo

Via Nuova Monte Muto 62
Piedimonte D'Alife
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Telefono

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