Parrocchia Maria SS. delle Grazie Petrosino

Parrocchia Maria SS. delle Grazie Petrosino Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Parrocchia Maria SS. delle Grazie Petrosino, Organizzazione religiosa, P. zza F. de Vita, Petrosino.

Nuovi orari delle Sante Messe per il mese di Settembre
08/09/2026

Nuovi orari delle Sante Messe per il mese di Settembre

04/09/2026

Il rimprovero rivolto a Gesù a causa dei suoi discepoli diventa nel Vangelo di oggi un grande esame di coscienza anche per noi: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!». Dietro questa obiezione c'è una domanda seria: che cosa rende veramente religiosa la vita di una persona? Gesù risponde mettendo al centro non una pratica, ma una presenza. I suoi discepoli hanno lo Sposo con loro. La loro fede nasce innanzitutto dal rapporto con Qualcuno. È questa forse la differenza più radicale del cristianesimo: prima delle regole, delle pratiche e persino delle devozioni, c'è la persona di Gesù Cristo. Dovremmo allora domandarci con molta sincerità: che cos'è la fede per noi? Una serie di cose che facciamo oppure una relazione viva con Cristo? Questo non significa che la preghiera, il digiuno, il Rosario, la liturgia e tutte le altre pratiche della vita cristiana non siano importanti. Al contrario, sono preziosissime quando esprimono e alimentano una relazione. Diventano problematiche quando prendono il posto della relazione. Possiamo infatti recitare molte preghiere senza pregare veramente. Possiamo pronunciare le parole del Rosario e contemporaneamente tenere il cuore lontano da Cristo. Il Rosario non serve a evitare l'incontro con Gesù, ma ad aiutarci a entrare più profondamente in rapporto con Lui. È la stessa differenza che esiste tra parlare di una persona e parlare con una persona. Possiamo sapere moltissime cose su qualcuno senza avere nessun rapporto reale con lui. Anche con Dio può accadere così. Possiamo conoscere il catechismo, frequentare la Chiesa, osservare pratiche religiose e, nello stesso tempo, non permettere mai veramente a Cristo di entrare nelle nostre decisioni. Come possiamo capire se la nostra fede è una relazione autentica? Il Vangelo ci offre un criterio molto concreto: dai cambiamenti che produce. Dalla conversione, dalle scelte, dal modo in cui impariamo ad amare, perdonare, giudicare meno, servire di più. Se dopo anni di pratica religiosa rimaniamo esattamente uguali, forse dovremmo avere il coraggio di porci qualche domanda.

a cura di don Luigi Maria Epicoco.

03/09/2026

Che cos'è un discepolo? Forse la pagina del Vangelo di oggi ci suggerisce una risposta molto semplice: è qualcuno che presta la barca della propria vita a Gesù perché Egli possa salirvi sopra. Pietro mette a disposizione ciò che possiede, la sua barca, il suo lavoro, la sua quotidianità. E proprio lì, dentro ciò che sembrava ordinario, accade qualcosa di straordinario. La vita spirituale comincia esattamente così: permettendo a Cristo di entrare nella nostra vita reale. Non in quella che vorremmo avere, non in quella ideale, ma in quella che abbiamo adesso, con le sue fatiche, le sue delusioni, le sue reti vuote. Pietro, infatti, ha lavorato tutta la notte senza prendere nulla. Conosce bene quella sensazione che conosciamo anche noi quando abbiamo dato tutto e ci ritroviamo comunque con le reti vuote. Possiamo sperimentarla in un matrimonio, in un'amicizia, nel lavoro, in una vocazione. Ci impegniamo, tentiamo, ricominciamo, eppure dentro rimane un senso di insoddisfazione. Gesù non cambia la barca di Pietro. Non gli dà un altro mare e nemmeno un'altra vita. Sale sulla sua stessa barca e gli chiede di prendere nuovamente il largo. È questo il miracolo della fede. Quando Cristo entra veramente nella nostra esistenza, le stesse cose che prima sembravano vuote possono cominciare a riempirsi di un significato nuovo. Le reti dell'insoddisfazione possono riempirsi di gratitudine e di gioia. Molto spesso, invece, quando qualcosa non funziona pensiamo immediatamente di dover cambiare tutto. Cambiare lavoro, relazione, ambiente, situazione. A volte certamente è necessario. Ma altre volte il problema non è cambiare barca. È capire chi c'è sulla nostra barca. Per questo il segreto della vita cristiana non consiste semplicemente nel comportarsi meglio. Il cristianesimo non è una tecnica per diventare persone più efficienti. È una relazione con Cristo capace di raggiungere la radice della nostra esistenza. Noi siamo bravissimi a curare i sintomi. Tentiamo di aggiustare continuamente ciò che non funziona all'esterno, ma raramente ci domandiamo che cosa stia accadendo nel profondo. Forse allora, prima di cambiare tutto, dovremmo cominciare dalla preghiera. Perché pregare significa precisamente questo: far salire Gesù sulla propria barca. E quando Lui è davvero a bordo, non è detto che cambi immediatamente il mare. Ma certamente comincia a cambiare il modo con cui noi navighiamo.

a cura di don Luigi Maria Epicoco.

24/08/2026

«Natanaele esclamò: “Da Nazaret può ve**re qualcosa di buono?”. Filippo gli rispose: “Vieni e vedi”». È sorprendente che proprio nella festa di san Bartolomeo, identificato dalla tradizione con Natanaele, il Vangelo ci consegni innanzitutto un suo limite: il pregiudizio. Anche un potenziale santo può essere prigioniero dei propri pregiudizi. In fondo Natanaele ci assomiglia molto. Anche noi siamo spesso convinti di avere capito una persona, una situazione, persino Dio, semplicemente sulla base delle nostre impressioni, di ciò che abbiamo sentito raccontare, delle esperienze passate o delle categorie attraverso cui siamo abituati a leggere la realtà. Il pregiudizio funziona esattamente così: pretende di conoscere prima ancora di aver incontrato. Ci offre una spiegazione anticipata della realtà e, proprio per questo, ci impedisce di lasciarci sorprendere da essa. Filippo non tenta di convincere Natanaele con un ragionamento. Non gli dice che si sbaglia e non comincia una discussione. Gli propone qualcosa di molto più efficace: «Vieni e vedi». Cioè: fai esperienza, verifica personalmente, incontra Colui sul quale hai già formulato un giudizio. È forse questa l'unica vera cura contro il pregiudizio: l'esperienza diretta. Anche i cristiani, essendo esseri umani come tutti, possono vivere di pregiudizi. La fede, però, dovrebbe educarci a non considerarli mai l'ultima parola. Un credente dovrebbe essere qualcuno disposto continuamente a lasciarsi smentire dalla realtà e soprattutto da Dio. La cosa più bella della storia di Natanaele è che egli accetta l'invito. Va a vedere. Ed è proprio lì che accade l'incontro con Gesù. Colui che aveva cominciato domandandosi se da Nazaret potesse ve**re qualcosa di buono finisce per riconoscere in quell'uomo il Figlio di Dio. Forse anche nella nostra vita Dio si nasconde dietro qualcosa che abbiamo già scartato. Una persona che abbiamo giudicato, una situazione che abbiamo classificato, una strada che abbiamo escluso. Soltanto chi accetta di andare oltre ciò che pensa di sapere può ancora lasciarsi sorprendere da Dio.

a cura di don Luigi Maria Epicoco.

21/08/2026
21/08/2026

Domani 22 Agosto 2026 alle ore 8.30 celebrerò la messa in onore di Maria regina e alla fine benedirò i presenti con l'olio di San Charbel e con le reliquie del Santo.

19/08/2026

Preghiera di Intercessione in Vece di Chi non Prega

​Misericordioso Padre, Dio della vita e dell'amore infinito,
oggi mi presento davanti al tuo altare portando nel cuore non solo le mie necessità,
ma facendomi voce di tutti i miei fratelli che non ti conoscono,
di chi si è allontanato da Te o di chi, preso dalle frenesie e dai dolori del mondo,
trascura il dono della preghiera e dimentica di rivolgerti lo sguardo.
​Signore Gesù, tu che hai dato la vita per ciascuno di noi e conosci il nome di ogni creatura,
ti offro il mio lode, il mio grazie e la mia supplica anche per loro.
Lì dove nei loro cuori c'è il silenzio dell'indifferenza, la durezza del dubbio
o il peso della disperazione, supplisci tu con la tua grazia sovrabbondante.
Tocca le loro coscienze, accendi una scintilla di speranza
e fa' sentire a ognuno di loro la tenerezza del tuo abbraccio.
​Padre santo, perdona le mancanze, le dimenticanze e le chiusure di chi non prega.
Fa' che il mio piccolo atto di fede possa essere un ponte d'amore e di riparazione,
un eco che sale al cielo per portare anche le loro attese, i loro dolori inespressi
e le loro gioie nascoste.
​Spirito Santo, soffia nei cuori inariditi, sciogli le freddezze
e guida i passi di ogni anima smarrita verso la luce della tua verità.
Che nessun tuo figlio vada perduto e che un giorno tutti insieme possiamo lodarti
nella tua dimora di pace eterna.
​Amen.

19/08/2026

Il vero amore è aiutare l'altro a trovare uno scopo per cui vivere. È questa forse la chiave più bella per comprendere la parabola degli operai della vigna che Gesù racconta nel Vangelo di oggi. Il padrone continua a uscire durante tutta la giornata per cercare lavoratori. Potremmo pensare che sia preoccupato semplicemente della sua vigna, ma sembra esserci qualcosa di più profondo: non vuole che nessuno rimanga senza un motivo per vivere la propria giornata. Il lavoro, nella parabola, non rappresenta soltanto ciò che permette di guadagnarsi da vivere. Rappresenta soprattutto la possibilità di avere uno scopo. E c'è chi ha la grazia di trovarlo molto presto. C'è chi comprende presto per che cosa vale la pena vivere, amare, donarsi. Altri lo scoprono a metà del cammino. Altri ancora soltanto quando la giornata sembra ormai finita. La cosa straordinaria è che per Dio non è mai troppo tardi. La grazia non considera nessuno definitivamente perduto. Finché c'è vita, c'è ancora la possibilità di trovare un senso, di cambiare direzione, di ricominciare. È proprio questo che gli operai della prima ora fanno fatica a comprendere. Essi trasformano la relazione con il padrone in una contabilità: abbiamo lavorato di più, dunque meritiamo di più. Ma il Regno di Dio non funziona secondo la logica del confronto. Se guardiamo continuamente ciò che ricevono gli altri, finiamo per non riconoscere più la grazia che abbiamo ricevuto noi. Chi ha incontrato Dio all'inizio della propria vita non dovrebbe sentirsi penalizzato perché qualcun altro lo incontra alla fine. Dovrebbe invece essere grato di aver potuto trascorrere un'intera giornata sapendo per chi e per che cosa vivere. Il buon ladrone è forse l'immagine più scandalosa e più consolante di questa logica. Arriva all'ultima ora e proprio lì incontra la misericordia. Non è ingiustizia. È la gratuità di Dio, e questa è una buona notizia perché la maggior parte di noi è più ladrone che giusto.

a cura di don Luigi Maria Epicoco.

Indirizzo

P. Zza F. De Vita
Petrosino
91032

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Parrocchia Maria SS. delle Grazie Petrosino pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi