17/11/2023
“Siete in queste settimane i soggetti più importanti su cui Israele può contare, oltre ovviamente a sé stessa”. Così la Presidente Noemi Di Segni ha portato il saluto dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane durante il ###IV Congresso Nazionale della Federazione delle Associazioni Italia – Israele.
“Avete dinanzi a voi solo questa chiarezza senza interessi sovrapposti. Il popolo di Israele non dimentica. Non solo vi è chiaro, ma avete il coraggio di dirlo a voce alta. Magari molti italiani che non scendono alle manifestazioni propal lo pensano, ma voi lo dite – ha dichiarato Noemi Di Segni – tutti i giorni, ma ovviamente in giorni così drammatici, si sceglie da che parte stare. Fare i buoni pacifisti è un bel sentimento ma non porta veramente né pace ne tutela delle vittime, che siano i cittadini israeliani ma neanche i palestinesi stessi. E aggiungo neanche gli europei che adorano sbandierare le loro, nostre, liberà. Questa cecità mi fa bollire il sangue: più quella europea che araba musulmana, più quella delle organizzazioni umanitarie o Onu. Oggi è evidente quello che da anni sosteniamo, gli atteggiamenti di ogni grado di antisionismo o antisraelianismo come espressione precisa di antisemitismo. E il tunnel che parte da Israele arriva in Europa. Le continue notizie quotidiane, dalle piazze alle scuole, dagli attacchi fisici alla profanazione dei simboli e l’odio sulla rete sono tutti profondi di minacce e per questo abbiamo bisogno di amici così intelligenti anche qui per le nostre Comunità. Bisogna avere il coraggio di statuire le cose come stanno. Grazie a voi che vi unite alla solidarietà che attraversa Israele, il dolore è lenito. Ogni foto di famiglia è direttamente associata allo strazio delle famiglie trucidate e agli affetti sottratti; il pensiero degli ostaggi è di inconcepibile dolore. Siamo preoccupati per l’antisemitismo: la guerra finirà, ne sono certa, ma l’antisemitismo non ha nessuna pausa e nessun cessate il fuoco. Si alimenta di distorsione di tutto ciò che è troppo evidente. Siamo nell’ottantesimo dalle deportazioni: che significato avranno le celebrazioni per il Giorno della Memoria? Non può essere solo teoria e dolore per una storia teorica, se non si sa leggere il presente. Se tutto l’odio era incanalato sul concetto di razza/ebrei, quello che abbiamo subito allora non può ripetersi, perché esiste oggi lo Stato di Israele. L’integrazione di strategie e di difesa di un unico popolo deve essere ancora più marcata. Abbiamo letto nella Parashà della scorsa settimana il concentrato delle promesse di D. ad Abramo (patriarca comune) di territorio, discendenza, fede. C’è posto per tutti, basta volerla la convivenza. Due stati due popoli è un auspicio in cui noi crediamo, ma è un percorso che presuppone riconoscimento del diritto di Israele e una leadership palestinese degna di guidare verso la vita il proprio popolo; ma purtroppo l’accettazione da parte palestinese di questa soluzione è stata rigettata più volte nell’arco della storia. E allora l’auspicio – ha concluso la Presidente Di Segni – che si possano seppellire con dignità i nostri morti, che ritornino gli ostaggi, che si sappia qualcosa dei missing di cui nessuno parla”.