Parrocchia Sant'Antonio di Padova - Pescara

Parrocchia Sant'Antonio di Padova - Pescara Ss. Messe
Feriale 6,30-8-9-19
Festivo 8-9,30-11-12,15-18-19,30
Orario Chiesa aperto 6-12 16,30-19,30

11/06/2026
22 Maggio 2026S.RITA DA CASCIAÉ la piccola borgata di Roccaporena, in Umbria, a dare i natali, molto probabilmente nel 1...
22/05/2026

22 Maggio 2026

S.RITA DA CASCIA

É la piccola borgata di Roccaporena, in Umbria, a dare i natali, molto probabilmente nel 1371, a Margherita Lotti, chiamata col diminutivo “Rita”. I genitori, modesti contadini e pacieri, provvedono a farle avere una buona educazione scolastica e religiosa nella vicina Cascia, dove l’istruzione è curata dai frati agostiniani. Matura in tale contesto la devozione verso Sant’Agostino, San Giovanni Battista e Nicola da Tolentino, che Rita sceglie come suoi santi protettori.

Rita moglie e madre
Intorno al 1385 sposa Paolo di Ferdinando di Mancino. Contese e rivalità politiche sono i tratti che contraddistinguono la società di allora; anche il marito di Rita ne è coinvolto. Ma la giovane sposa, con la preghiera, la sua pacatezza e con quella capacità di pacificare appresa dai genitori, lo aiuta pian piano a vivere una condotta più autenticamente cristiana. Con l’amore, la comprensione e la pazienza, quella di Rita e Paolo diviene così un’unione feconda, allietata dall’arrivo di due figli maschi: Giangiacomo e Paolo Maria. Al sereno focolare domestico si contrappone però la spirale d’odio delle fazioni dell’epoca. Lo sposo di Rita vi si trova coinvolto anche per i vincoli di parentela, e viene assassinato. Per evitare di indurre i figli alla vendetta, nasconde loro la camicia insanguinata del padre. In cuor suo Rita perdona chi ha ucciso il marito, ma la famiglia di Mancino non si rassegna, fa pressioni; ne scaturiscono rancori ed ostilità. Rita non smette di pregare perché non si sparga altro sangue e fa della preghiera la sua arma e consolazione. Eppure le tribolazioni non vengono meno. Una malattia provoca la morte di Giangiacomo e Paolo Maria: l’unico conforto è pensare le loro anime salve, non più nel pericolo della dannazione nel clima di ritorsioni suscitato dall’assassinio del coniuge.

Monaca agostiniana
Rimasta sola, Rita comincia una vita di più intensa preghiera, per i suoi cari defunti, ma anche per i “di Mancino”, perché perdonino e trovino la pace. All’età di 36 anni chiede di essere accolta tra le monache agostiniane del Monastero Santa Maria Maddalena di Cascia, ma la sua richiesta viene respinta: le religiose, forse, temono con l’ingresso di Rita - vedova di un uomo assassinato - di mettere a repentaglio la sicurezza della loro comunità. Le preghiere di Rita e le intercessioni dei suoi santi protettori portano invece alla pacificazione tra le famiglie coinvolte nell’uccisione di Paolo di Mancino e dopo tanti ostacoli avviene l’ingresso in monastero. Si racconta che, durante il noviziato, la badessa, per provare l’umiltà di Rita, le abbia chiesto di innaffiare un arido legno e che la sua obbedienza sia stata premiata da Dio con una vite tutt’ora rigogliosa. Negli anni Rita si distingue come religiosa umile, zelante nella preghiera e nei lavori affidatile, capace di frequenti digiuni e penitenze. Le sue virtù divengono note anche fuori dalle mura del monastero, pure a motivo delle opere di ca**tà cui Rita si dedica insieme alle consorelle, che alla vita di preghiera affiancano le visite agli anziani, la cura degli ammalati, l’assistenza ai poveri.

La santa delle rose
Sempre più immersa nella contemplazione di Cristo, Rita chiede di poter partecipare alla sua Passione e nel 1432, assorta in preghiera, si ritrova sulla fronte la ferita di una spina della corona del Crocifisso che persiste fino alla morte, per 15 anni. Nell’inverno che precede la sua morte Rita, malata e costretta a letto, chiede a una cugina, venuta in visita da Roccaporena, di portarle due fichi e una rosa dall’orto della casa paterna. É il mese di gennaio, la donna l’asseconda, pensandola nel delirio della malattia. Rientrata, trova, stupefatta, la rosa e i fichi e li porta a Cascia. Per Rita sono segno della bontà di Dio che ha accolto in cielo i suoi due figli e il marito. Rita spira nella notte tra il 21 e il 22 maggio dell’anno 1447. Per il grande culto fiorito immediatamente dopo, il suo corpo non è mai stato sepolto. Oggi lo custodisce un’urna in vetro. Rita ha saputo fiorire nonostante le spine che la vita le ha riservato, donando il buon profumo di Cristo e sciogliendo il gelido inverno di tanti cuori. Per tale ragione, e a ricordo del prodigio di Roccaporena, il simbolo ritiano per eccellenza è la rosa.

(Fonte Vatican news )

Da domani, Venerdì 1 Maggio cambia l'orario della S. Messa vespertina, si sposta un ora avanti. La Messa feriale dalle 1...
30/04/2026

Da domani, Venerdì 1 Maggio cambia l'orario della S. Messa vespertina, si sposta un ora avanti.
La Messa feriale dalle 18 passa alle 19 e le due Messe festive dalle 17 e 18,30 passano alle 18 e alle 19,30 (vedi locandina allegata).
Le Ss Messe della mattina restano invariate
📣 La Chiesa, il pomeriggio, dal 1 Maggio al 30 Settembre, apre alle ore 16,30.

25 Aprile 2026S. MARCO Dell’evangelista Marco, nato da famiglia ebrea benestante, si sa soltanto quanto riferiscono gli ...
25/04/2026

25 Aprile 2026

S. MARCO

Dell’evangelista Marco, nato da famiglia ebrea benestante, si sa soltanto quanto riferiscono gli Atti degli Apostoli e alcune lettere dei santi Pietro e Paolo; non fu un discepolo del Signore, anche se qualche studioso lo identifica con il ragazzo, figlio della vedova Maria, che seguì Gesù dopo l’arresto nell’orto del Getsemani, avvolto in un lenzuolo. Marco collaborò invece con l'apostolo Paolo, conosciuto a Gerusalemme. Fu con lui a Cipro e poi a Roma. Nel 66 san Paolo dalla prigione romana scrive a Timoteo: “Prendi Marco e portalo con te, perché mi sarà utile per il ministero” (2Tm 4,11).

San Marco a Roma e gli altri viaggi
Non si sa se Marco giunse a Roma in tempo per assistere al martirio di Paolo, ma certamente nella capitale dell’Impero si mise al servizio di Pietro. La Basilica romana di San Marco, in pieno centro storico, testimonia la sua presenza, visto che si dice eretta sul luogo in cui sorgeva la casa in cui l’evangelista visse. Pietro cita spesso il nome di Marco. Nella sua Prima lettera ad esempio leggiamo: “Vi saluta la comunità che è stata eletta come voi e dimora in Babilonia (Roma); e anche Marco, mio figlio” (1Pt 5,13).

O ancora, negli Atti degli Apostoli, dopo la “miracolosa” liberazione di Pietro dalla prigione: “Dopo aver riflettuto, si recò alla casa di Maria, madre di Giovanni detto anche Marco, dove si trovava un buon numero di persone raccolte in preghiera” (Atti 12,12).

Dopo la morte del Principe degli Apostoli, di Marco si perdono le tracce: un’antica tradizione lo vuole evangelizzatore in Egitto e fondatore della chiesa di Alessandria. Un altra riferisce che, prima di rientrare in Egitto, fu ad Aquileia per curare l’evangelizzazione dell'area nord-est dell’Impero. Qui convertì Ermagora diventato primo vescovo della città. Lasciata Aquileia pare che a causa di una tempesta approdasse sulle isole Rialtine, nucleo originario della futura Venezia. Addormentatosi sognò un angelo che gli promise che in quella terra avrebbe dormito in attesa dell’ultimo giorno.

La testimonianza suprema di San Marco
L’evangelista Marco morì probabilmente tra il 68 e il 72, forse martire ad Alessandria d'Egitto. Così scrivono gli Atti di Marco del IV secolo: "Il 24 aprile venne trascinato dai pagani per le vie di Alessandria, legato con funi al collo. Gettato in carcere, venne confortato da un angelo ma il giorno dopo subì lo stesso atroce tormento e morì". Il suo corpo era destinato alle fiamme, ma venne salvato dai fedeli e sepolto in una grotta. Da lì nel V secolo fu traslato in una chiesa. Secondo una leggenda, nell’828 due mercanti veneziani avrebbero portato il corpo, minacciato dagli arabi, nella città di Venezia dove è tutt’ora custodito nella Basilica a lui dedicata. Alcune sue reliquie sono conservate anche al Cairo, in Egitto, nella cattedrale di San Marco, sede del patriarca copto ortodosso Tawadros II.

Il Vangelo “concreto” di Marco
Marco viene considerato “lo stenografo” di Pietro: il suo Vangelo fu scritto tra il 50 e il 60. Secondo la tradizione, egli trascrisse la predicazione di Pietro e le sue catechesi, rivolte specialmente ai primi cristiani di Roma, senza elaborarle o adattarle ad uno schema personale; per questo il suo Vangelo offre la vivacità e la schiettezza di un racconto popolare. La lingua è il greco, la più parlata a quei tempi; l’obiettivo dei racconti è dimostrare la potenza del Gesù Cristo, Figlio di Dio, che si manifesta nell’operare molti miracoli. Le parole del Vangelo di Marco: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura”, ha spiegato una volta Papa Francesco, indicano chiaramente che cosa Gesù vuole dai suoi discepoli.

Marco , Patrono di Venezia
Già nel 1071 San Marco fu scelto come titolare della Basilica e Patrono principale della Serenissima. Nel tempo, Venezia restò indissolubilmente legata alla sua persona, il cui simbolo di evangelista, il leone alato che poggia la zampa su un libro con la scritta: “Pax tibi Marce evangelista meus”, divenne lo stemma della città, posto in ogni suo angolo ed elevato in ogni luogo dove la Serenissima portò il suo dominio.
San Marco è patrono dei notai, degli scrivani, dei vetrai, degli ottici. E’ venerato come santo da varie chiese cristiane: oltre a quella cattolica, anche dalla chiesa ortodossa e da quella copta, che lo considera proprio patriarca.

(Fonte Vatican news)

Numeri estratti Domenica 19 Aprile alle ore 191° premio n. 07752° premio n. 33043° premio n. 19084° premio n. 12185° pre...
20/04/2026

Numeri estratti Domenica 19 Aprile alle ore 19

1° premio n. 0775
2° premio n. 3304
3° premio n. 1908
4° premio n. 1218
5° premio n. 1171

Autorizzazione n. 0016375 del 12/03/2026

Oggi giornata in festa con il Terzo Ordine Francescano regionale. Tutte le realtà abruzzesi Araldini, Gifra e OFS, riuni...
19/04/2026

Oggi giornata in festa con il Terzo Ordine Francescano regionale. Tutte le realtà abruzzesi Araldini, Gifra e OFS, riunite presso di noi per celebrare questa giornata di condivisione fraterna e di preghiera 🎊🙏🏻❤️

La Domenica di Pasqua è il giorno della gioia, il giorno della prova che Gesù Risorto è davvero il Figlio di Dio, Redent...
05/04/2026

La Domenica di Pasqua è il giorno della gioia, il giorno della prova che Gesù Risorto è davvero il Figlio di Dio, Redentore di tutte le cose che esistono e che possono essere salvate. Ma mentre la Pasqua come evento storico, essendosi verificato migliaia di anni fa, è in sé concluso e irripetibile, non così è il mistero che questa solennità porta con sé: cioè l’evento non più storico, ma salvifico che a ogni celebrazione del rito si rinnova. È un giorno nuovo, in cui Dio conferma l’alleanza con l’uomo attraverso Gesù, il Figlio prediletto che con la sua obbedienza ha realizzato il progetto originario che Dio aveva fin dai tempi della Creazione.

(fonte Vatican news)

3 Aprile 2026LITURGIA IN MORTE DOMINI eADORAZIONE DELLA CROCEIl Venerdì Santo è nato come giorno della morte di Gesù. Gi...
03/04/2026

3 Aprile 2026

LITURGIA IN MORTE DOMINI e
ADORAZIONE DELLA CROCE

Il Venerdì Santo è nato come giorno della morte di Gesù. Giorno di lutto cui si partecipava con il “digiuno”, a tal punto che sarà poi esteso a tutti i venerdì dell’anno. La liturgia è composta da tre momenti: Liturgia della Parola, l’adorazione della Croce e la Comunione. In questo giorno e attraverso questa liturgia, i fedeli sono invitati a fissare lo sguardo a Gesù, il Crocifisso. Egli è morto in croce per portare a compimento la missione di salvezza che il Padre gli ha affidato: “Ecco l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”. “Egli – dice Isaia – si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio” (Is 52,13-53,12). Gesù con la sua vita ha pagato il prezzo più alto della nostra disobbedienza e lo ha fatto con amore e per amore: “Gesù, da ricco che era si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà” (2Cor 8,9). All’ombra del Venerdì Santo ciascuno di noi può portarsi innanzi alla Croce e confrontarsi con il Signore Gesù sui propri problemi, i propri drammi, le proprie sofferenze. Ogni interrogativo della vita viene illuminato dalla Croce, a tal punto che veramente potremmo dire che “il cuore ha ragioni che la ragione non comprende”. Il Signore Gesù va seguito nell’amore, fino alla fine. Come Lui ci ha amati.

(Fonte Vatican news)

Indirizzo

Viale Regina Margherita, 148
Pescara
65123

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Lunedì 06:00 - 12:00
16:00 - 18:30
Martedì 06:00 - 12:00
16:00 - 18:30
Mercoledì 06:00 - 12:00
16:00 - 18:30
Giovedì 06:00 - 12:00
16:00 - 18:30
Venerdì 06:00 - 12:00
16:00 - 18:30
Sabato 06:00 - 12:00
16:00 - 18:30
Domenica 07:00 - 12:45
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