Parrocchia Sant'Antonio di Padova - Pescara

Parrocchia Sant'Antonio di Padova - Pescara Ss. Messe
Feriale 6,30-8-9-19
Festivo 8-9,30-11-12,15-18-19,30
Orario Chiesa aperto 6-12 16,30-19,30

Numeri estratti della lotteria della Sagra
21/08/2026

Numeri estratti della lotteria della Sagra

15 Agosto 2026ASSUNZIONE DI MARIA AL CIELO L’Assunzione, il cielo che cambia il nostro abitare la terraNelle parole di L...
15/08/2026

15 Agosto 2026

ASSUNZIONE DI MARIA AL CIELO

L’Assunzione, il cielo che cambia il nostro abitare la terra

Nelle parole di Leone XIV e del suo predecessore Francesco, accompagnate da alcune grandi immagini della Visitazione e dell’Assunzione, la solennità del 15 agosto indica nella Vergine la meta del cammino dell’uomo, ma riconduce continuamente alla vita presente. Maria, “icona di speranza”, mostra che la Risurrezione non è soltanto promessa futura: comincia nella storia, nel servizio, nella fraternità e nella scelta quotidiana della vita.

L’Assunzione sembra indicare un movimento preciso: dalla terra al cielo. Maria, terminato il corso della vita terrena, è assunta “alla gloria celeste in anima e corpo”, secondo la definizione proclamata da Pio XII il 1° novembre 1950 (Munificentissimus Deus). Eppure, nelle parole dedicate negli ultimi anni alla Solennità del 15 agosto da Leone XIV e da Francesco, lo sguardo rivolto verso l’alto torna continuamente sulla terra. Il cielo è la meta, ma proprio per questo orienta il cammino; la Risurrezione è il destino ultimo dell’uomo, ma comincia a trasformare il presente. “In Maria di Nazaret c’è la nostra storia, la storia della Chiesa immersa nella comune umanità”, ha affermato Leone XIV nell’Omelia dell’Assunta del 2025. È un movimento che l’arte ha cercato per secoli di rendere visibile. Maria si mette in viaggio e incontra Elisabetta nelle Visitazioni, poi il suo corpo nelle grandi immagini dell’Assunzione si solleva, acquista slancio, sembra vincere progressivamente il peso della terra.

(Fonte Vatican news)

14 Agosto 2026S. MASSIMILIANO MARIA KOLBE francescano conventualeI primi anni di vitaMassimiliano Kolbe nasce il 7 genna...
14/08/2026

14 Agosto 2026

S. MASSIMILIANO MARIA KOLBE
francescano conventuale

I primi anni di vita

Massimiliano Kolbe nasce il 7 gennaio 1894 a Zduńska-Wola, in una regione polacca controllata dalla Russia. Il padre, un tessitore, e la madre, una levatrice, sono ferventi cristiani: nel Battesimo scelgono per lui il nome di Raimondo. Frequenta la scuola dei francescani a Leopoli. Nel 1910 entra nell’Ordine dei Frati Minori Conventuali assumendo il nome di Massimiliano. Inviato prima a Cracovia e poi a Roma, qui resta sei anni, laureandosi in filosofia all’Università Gregoriana e in teologia al Collegio Serafico. Viene ordinato sacerdote il 28 aprile 1918.

La Milizia dell'Immacolata

A Roma, mentre gioca a palla in aperta campagna, comincia a perdere sangue dalla bocca: è tubercolosi. La malattia l’accompagnerà per tutta la vita. Fonda con il permesso dei superiori la “Milizia dell’Immacolata”, associazione religiosa per la conversione di tutti gli uomini per mezzo di Maria. Ritornato in Polonia, a Cracovia, pur essendo laureato a pieni voti, a causa della malferma salute non può insegnare né predicare, non potendo parlare a lungo. Sempre col permesso dei superiori, si dedica alla promozione della “Milizia dell’Immacolata”, raccogliendo numerose adesioni fra i religiosi del suo Ordine, professori e studenti dell’Università, professionisti e contadini.

Il successo della rivista "Il Cavaliere dell'Immacolata"

Durante il Natale del 1921, padre Kolbe fonda a Cracovia un giornale di poche pagine, “Il Cavaliere dell’Immacolata”, per diffondere lo spirito della “Milizia”. Trasferito a Grodno, a 600 chilometri da Cracovia, crea una piccola tipografia per la stampa del giornale, con vecchi macchinari: con questa iniziativa riesce ad attirare molti giovani, desiderosi di condividere uno stile di vita francescano ispirato a Maria. Il giornale si diffonde sempre di più. A Varsavia, grazie alla donazione di un terreno da parte del conte Lubecki, fonda “Niepokalanów”, la ‘Città di Maria’. Il centro si sviluppa rapidamente: dalle prime capanne si passa a edifici veri e propri, la vecchia stampatrice viene sostituita dalle nuove tecniche di composizione e stampa. Il “Cavaliere dell’Immacolata” raggiunge in breve una tiratura di milioni di copie, mentre vengono creati altri sette periodici.

La Città di Maria in Polonia e in Giappone

Con l’ardente desiderio di espandere il suo Movimento mariano oltre i confini polacchi, Kolbe si reca in Giappone, dove fonda la “Città di Maria” a Nagasaki. Qui, dopo l’esplosione della prima bomba atomica, avrebbero trovato rifugio gli orfani di Nagasaki. Collabora con ebrei, protestanti e buddisti, certo che Dio sparge semi di verità in ogni religione. Apre una Casa anche ad Ernakulam, sulla costa occidentale dell’India. Per curare la tubercolosi, torna in Polonia a Niepokalanów.

Niepokalanów, rifugio per profughi ed ebrei

Dopo l’invasione della Polonia, il 1° settembre 1939, i nazisti ordinano lo scioglimento di Niepokalanów. Ai religiosi costretti a lasciare il centro, padre Kolbe raccomanda una sola cosa: “Non dimenticate l’amore”. Restano circa 40 frati, che trasformano la cittadina in un luogo di accoglienza per feriti, ammalati e profughi. Il 19 settembre 1939, i tedeschi prelevano padre Kolbe e gli altri frati, portandoli in un campo di concentramento, da dove vengono inaspettatamente liberati l’8 dicembre. ritornati a Niepokalanów, riprendono la loro attività di assistenza per circa 3500 rifugiati, di cui 1500 ebrei. Dopo qualche mese, però, i rifugiati vengono cacciati o catturati e lo stesso Kolbe, dopo il rifiuto di prendere la cittadinanza tedesca per salvarsi, è imprigionato il 17 febbraio 1941 insieme a quattro frati. Dopo aver subito maltrattamenti dalle guardie del carcere, è costretto a indossare un abito civile, perché il saio francescano “disturbava” i nazisti. Il 28 maggio viene trasferito nel campo di sterminio ad Auschwitz. Con il numero 16670, viene messo insieme agli ebrei perché sacerdote e addetto ai lavori più duri, come il trasporto dei cadaveri al crematorio.

La vita ad Auschwitz e la testimonianza nel bunker

La sua dignità di sacerdote incoraggia gli altri prigionieri. Un testimone ricorda: “Kolbe era un principe in mezzo a noi”. Alla fine di luglio è trasferito al Blocco 14, dove i prigionieri sono addetti alla mietitura nei campi. Uno di loro riesce a fuggire: per questo dieci prigionieri vennero destinati dai nazisti al bunker della morte. Padre Kolbe si offre in cambio di uno dei “prescelti”, un padre di famiglia, suo compagno di prigionia. La disperazione dei condannati viene trasformata nella preghiera comune guidata da padre Kolbe. Dopo 14 giorni rimangono in vita solo in quattro, fra cui padre Massimiliano. Allora le guardie decidono di abbreviare la loro agonia con una iniezione di acido fenico. Padre Kolbe porge il braccio, dicendo “Ave Maria”: sono le sue ultime parole. E’ il 14 agosto 1941.

Papa Giovanni Paolo II lo proclamò santo il 10 ottobre 1982 e lo definì solennemente "martire della carità" perché il suo dono fu un atto d'amore supremo e non una morte subita per il solo rifiuto della fede (martirio classico).

(Fonte Vatican news)

STASERA 13 AGOSTO S. MESSA ALLE 19 E A SEGUIRE LA CELEBRAZIONE DEL TRANSITO DI S. MASSIMILIANO KOLBE
13/08/2026

STASERA 13 AGOSTO
S. MESSA ALLE 19 E A SEGUIRE LA CELEBRAZIONE DEL TRANSITO DI S. MASSIMILIANO KOLBE

11 Agosto 2026S. Chiara di Assisi Chiara nasce ad Assisi, nel 1193, dalla nobile famiglia di Favarone degli Offreducci. ...
11/08/2026

11 Agosto 2026

S. Chiara di Assisi

Chiara nasce ad Assisi, nel 1193, dalla nobile famiglia di Favarone degli Offreducci. È ancora bambina quando in città scoppia una guerra civile tra i nobili e la nascente borghesia e Chiara deve rifugiarsi, con la sua famiglia, a Perugia, dove rimane fino alla giovinezza. Tornata ad Assisi, con il desiderio di appartenere solo a Cristo e attratta dall’esempio di san Francesco, la notte della domenica delle Palme 1212 abbandona la casa paterna e, alla Porziuncola, abbraccia la Forma di Vita evangelica sulle orme del Signore e della sua santissima madre. La sua vita si consuma nel piccolo chiostro del monastero di San Damiano, in una gioiosa sequela di Cristo povero e crocifisso. In una vita semplice, laboriosa e fraterna, attraverso la via della povertà, ella si apre al mistero di Dio. Il dono della fraternità è frutto di questo cammino: con lei nasce una nuova forma di vita, quella delle Sorelle Povere, poi chiamate Clarisse. All’età di trent’anni per Chiara inizia una lunga malattia che la renderà inferma. Malgrado ciò continua ad essere per le sue sorelle una madre premurosa, una guida sapiente e un esempio di vita veramente evangelica. A San Damiano, l’11 agosto 1253 compie il suo beato transito al cielo, celebrando il dono della vita e il suo Autore: Va’ sicura, in pace, anima mia benedetta, perché hai buona scorta nel tuo viaggio! Infatti Colui che ti ha creata, ti ha resa santa e, sempre guardandoti come una madre il suo figlio piccolino, ti ha amata con tenero amore. E tu, Signore, sii benedetto perché mi hai creata”. Chiara ci ha lasciato, oltre alla Regola, il Testamento, la Benedizione e quattro Lettere indirizzate a sant’Agnese di Praga.

(Fonte Basilica di S. Chiara in Assisi)

11/06/2026
22 Maggio 2026S.RITA DA CASCIAÉ la piccola borgata di Roccaporena, in Umbria, a dare i natali, molto probabilmente nel 1...
22/05/2026

22 Maggio 2026

S.RITA DA CASCIA

É la piccola borgata di Roccaporena, in Umbria, a dare i natali, molto probabilmente nel 1371, a Margherita Lotti, chiamata col diminutivo “Rita”. I genitori, modesti contadini e pacieri, provvedono a farle avere una buona educazione scolastica e religiosa nella vicina Cascia, dove l’istruzione è curata dai frati agostiniani. Matura in tale contesto la devozione verso Sant’Agostino, San Giovanni Battista e Nicola da Tolentino, che Rita sceglie come suoi santi protettori.

Rita moglie e madre
Intorno al 1385 sposa Paolo di Ferdinando di Mancino. Contese e rivalità politiche sono i tratti che contraddistinguono la società di allora; anche il marito di Rita ne è coinvolto. Ma la giovane sposa, con la preghiera, la sua pacatezza e con quella capacità di pacificare appresa dai genitori, lo aiuta pian piano a vivere una condotta più autenticamente cristiana. Con l’amore, la comprensione e la pazienza, quella di Rita e Paolo diviene così un’unione feconda, allietata dall’arrivo di due figli maschi: Giangiacomo e Paolo Maria. Al sereno focolare domestico si contrappone però la spirale d’odio delle fazioni dell’epoca. Lo sposo di Rita vi si trova coinvolto anche per i vincoli di parentela, e viene assassinato. Per evitare di indurre i figli alla vendetta, nasconde loro la camicia insanguinata del padre. In cuor suo Rita perdona chi ha ucciso il marito, ma la famiglia di Mancino non si rassegna, fa pressioni; ne scaturiscono rancori ed ostilità. Rita non smette di pregare perché non si sparga altro sangue e fa della preghiera la sua arma e consolazione. Eppure le tribolazioni non vengono meno. Una malattia provoca la morte di Giangiacomo e Paolo Maria: l’unico conforto è pensare le loro anime salve, non più nel pericolo della dannazione nel clima di ritorsioni suscitato dall’assassinio del coniuge.

Monaca agostiniana
Rimasta sola, Rita comincia una vita di più intensa preghiera, per i suoi cari defunti, ma anche per i “di Mancino”, perché perdonino e trovino la pace. All’età di 36 anni chiede di essere accolta tra le monache agostiniane del Monastero Santa Maria Maddalena di Cascia, ma la sua richiesta viene respinta: le religiose, forse, temono con l’ingresso di Rita - vedova di un uomo assassinato - di mettere a repentaglio la sicurezza della loro comunità. Le preghiere di Rita e le intercessioni dei suoi santi protettori portano invece alla pacificazione tra le famiglie coinvolte nell’uccisione di Paolo di Mancino e dopo tanti ostacoli avviene l’ingresso in monastero. Si racconta che, durante il noviziato, la badessa, per provare l’umiltà di Rita, le abbia chiesto di innaffiare un arido legno e che la sua obbedienza sia stata premiata da Dio con una vite tutt’ora rigogliosa. Negli anni Rita si distingue come religiosa umile, zelante nella preghiera e nei lavori affidatile, capace di frequenti digiuni e penitenze. Le sue virtù divengono note anche fuori dalle mura del monastero, pure a motivo delle opere di carità cui Rita si dedica insieme alle consorelle, che alla vita di preghiera affiancano le visite agli anziani, la cura degli ammalati, l’assistenza ai poveri.

La santa delle rose
Sempre più immersa nella contemplazione di Cristo, Rita chiede di poter partecipare alla sua Passione e nel 1432, assorta in preghiera, si ritrova sulla fronte la ferita di una spina della corona del Crocifisso che persiste fino alla morte, per 15 anni. Nell’inverno che precede la sua morte Rita, malata e costretta a letto, chiede a una cugina, venuta in visita da Roccaporena, di portarle due fichi e una rosa dall’orto della casa paterna. É il mese di gennaio, la donna l’asseconda, pensandola nel delirio della malattia. Rientrata, trova, stupefatta, la rosa e i fichi e li porta a Cascia. Per Rita sono segno della bontà di Dio che ha accolto in cielo i suoi due figli e il marito. Rita spira nella notte tra il 21 e il 22 maggio dell’anno 1447. Per il grande culto fiorito immediatamente dopo, il suo corpo non è mai stato sepolto. Oggi lo custodisce un’urna in vetro. Rita ha saputo fiorire nonostante le spine che la vita le ha riservato, donando il buon profumo di Cristo e sciogliendo il gelido inverno di tanti cuori. Per tale ragione, e a ricordo del prodigio di Roccaporena, il simbolo ritiano per eccellenza è la rosa.

(Fonte Vatican news )

Da domani, Venerdì 1 Maggio cambia l'orario della S. Messa vespertina, si sposta un ora avanti. La Messa feriale dalle 1...
30/04/2026

Da domani, Venerdì 1 Maggio cambia l'orario della S. Messa vespertina, si sposta un ora avanti.
La Messa feriale dalle 18 passa alle 19 e le due Messe festive dalle 17 e 18,30 passano alle 18 e alle 19,30 (vedi locandina allegata).
Le Ss Messe della mattina restano invariate
📣 La Chiesa, il pomeriggio, dal 1 Maggio al 30 Settembre, apre alle ore 16,30.

25 Aprile 2026S. MARCO Dell’evangelista Marco, nato da famiglia ebrea benestante, si sa soltanto quanto riferiscono gli ...
25/04/2026

25 Aprile 2026

S. MARCO

Dell’evangelista Marco, nato da famiglia ebrea benestante, si sa soltanto quanto riferiscono gli Atti degli Apostoli e alcune lettere dei santi Pietro e Paolo; non fu un discepolo del Signore, anche se qualche studioso lo identifica con il ragazzo, figlio della vedova Maria, che seguì Gesù dopo l’arresto nell’orto del Getsemani, avvolto in un lenzuolo. Marco collaborò invece con l'apostolo Paolo, conosciuto a Gerusalemme. Fu con lui a Cipro e poi a Roma. Nel 66 san Paolo dalla prigione romana scrive a Timoteo: “Prendi Marco e portalo con te, perché mi sarà utile per il ministero” (2Tm 4,11).

San Marco a Roma e gli altri viaggi
Non si sa se Marco giunse a Roma in tempo per assistere al martirio di Paolo, ma certamente nella capitale dell’Impero si mise al servizio di Pietro. La Basilica romana di San Marco, in pieno centro storico, testimonia la sua presenza, visto che si dice eretta sul luogo in cui sorgeva la casa in cui l’evangelista visse. Pietro cita spesso il nome di Marco. Nella sua Prima lettera ad esempio leggiamo: “Vi saluta la comunità che è stata eletta come voi e dimora in Babilonia (Roma); e anche Marco, mio figlio” (1Pt 5,13).

O ancora, negli Atti degli Apostoli, dopo la “miracolosa” liberazione di Pietro dalla prigione: “Dopo aver riflettuto, si recò alla casa di Maria, madre di Giovanni detto anche Marco, dove si trovava un buon numero di persone raccolte in preghiera” (Atti 12,12).

Dopo la morte del Principe degli Apostoli, di Marco si perdono le tracce: un’antica tradizione lo vuole evangelizzatore in Egitto e fondatore della chiesa di Alessandria. Un altra riferisce che, prima di rientrare in Egitto, fu ad Aquileia per curare l’evangelizzazione dell'area nord-est dell’Impero. Qui convertì Ermagora diventato primo vescovo della città. Lasciata Aquileia pare che a causa di una tempesta approdasse sulle isole Rialtine, nucleo originario della futura Venezia. Addormentatosi sognò un angelo che gli promise che in quella terra avrebbe dormito in attesa dell’ultimo giorno.

La testimonianza suprema di San Marco
L’evangelista Marco morì probabilmente tra il 68 e il 72, forse martire ad Alessandria d'Egitto. Così scrivono gli Atti di Marco del IV secolo: "Il 24 aprile venne trascinato dai pagani per le vie di Alessandria, legato con funi al collo. Gettato in carcere, venne confortato da un angelo ma il giorno dopo subì lo stesso atroce tormento e morì". Il suo corpo era destinato alle fiamme, ma venne salvato dai fedeli e sepolto in una grotta. Da lì nel V secolo fu traslato in una chiesa. Secondo una leggenda, nell’828 due mercanti veneziani avrebbero portato il corpo, minacciato dagli arabi, nella città di Venezia dove è tutt’ora custodito nella Basilica a lui dedicata. Alcune sue reliquie sono conservate anche al Cairo, in Egitto, nella cattedrale di San Marco, sede del patriarca copto ortodosso Tawadros II.

Il Vangelo “concreto” di Marco
Marco viene considerato “lo stenografo” di Pietro: il suo Vangelo fu scritto tra il 50 e il 60. Secondo la tradizione, egli trascrisse la predicazione di Pietro e le sue catechesi, rivolte specialmente ai primi cristiani di Roma, senza elaborarle o adattarle ad uno schema personale; per questo il suo Vangelo offre la vivacità e la schiettezza di un racconto popolare. La lingua è il greco, la più parlata a quei tempi; l’obiettivo dei racconti è dimostrare la potenza del Gesù Cristo, Figlio di Dio, che si manifesta nell’operare molti miracoli. Le parole del Vangelo di Marco: “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura”, ha spiegato una volta Papa Francesco, indicano chiaramente che cosa Gesù vuole dai suoi discepoli.

Marco , Patrono di Venezia
Già nel 1071 San Marco fu scelto come titolare della Basilica e Patrono principale della Serenissima. Nel tempo, Venezia restò indissolubilmente legata alla sua persona, il cui simbolo di evangelista, il leone alato che poggia la zampa su un libro con la scritta: “Pax tibi Marce evangelista meus”, divenne lo stemma della città, posto in ogni suo angolo ed elevato in ogni luogo dove la Serenissima portò il suo dominio.
San Marco è patrono dei notai, degli scrivani, dei vetrai, degli ottici. E’ venerato come santo da varie chiese cristiane: oltre a quella cattolica, anche dalla chiesa ortodossa e da quella copta, che lo considera proprio patriarca.

(Fonte Vatican news)

Indirizzo

Viale Regina Margherita, 148
Pescara
65123

Orario di apertura

Lunedì 06:00 - 12:00
16:00 - 18:30
Martedì 06:00 - 12:00
16:00 - 18:30
Mercoledì 06:00 - 12:00
16:00 - 18:30
Giovedì 06:00 - 12:00
16:00 - 18:30
Venerdì 06:00 - 12:00
16:00 - 18:30
Sabato 06:00 - 12:00
16:00 - 18:30
Domenica 07:00 - 12:45
16:00 - 19:15

Telefono

+390854211161

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