10/07/2026
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𝐂𝐚𝐢𝐧𝐨 𝐞 𝐀𝐛𝐞𝐥𝐞 𝐚𝐛𝐢𝐭𝐚𝐧𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐨𝐫𝐚 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨
Viviamo in un tempo in cui la violenza sembra insinuarsi ovunque. Le cronache ci raccontano ogni giorno di odio, divisioni, vendette, guerre, soprusi e indifferenza. A volte ci chiediamo come sia possibile continuare a credere che ogni uomo sia nostro fratello quando, davanti ai nostri occhi, chiunque sembra poter diventare Caino.
Eppure, proprio in questo scenario, il Vangelo continua a rivolgerci una domanda esigente: come posso vedere nell'altro il volto di Dio e riconoscerlo come mio fratello?
I santi, con la loro vita prima ancora che con le loro parole, sembrano rispondere all'unisono.
San Francesco d'Assisi ci direbbe: «Guarda ogni persona con gli occhi con cui Cristo guarda te. Anche chi è caduto nel peccato conserva la dignità di figlio di Dio. Ama il peccatore, ma non il peccato.» Non è un invito ingenuo a ignorare il male, ma a non lasciare che il male abbia l'ultima parola. Francesco riuscì ad abbracciare perfino il lebbroso perché imparò a riconoscere Cristo proprio dove il mondo vedeva soltanto miseria e rifiuto.
San Carlo Acutis ci ricorderebbe che ogni persona è unica agli occhi di Dio: «Tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie.» Ci inviterebbe a nutrirci dell'Eucaristia, perché è davanti a Gesù realmente presente che il cuore impara a riconoscere la Sua presenza anche nei fratelli.
Santa Teresa di Calcutta ci direbbe: «Ogni volta che guardi negli occhi una persona, guarda Gesù che si nasconde in lei.» Anche quando quell'uomo o quella donna sono feriti, difficili da amare o sembrano aver smarrito ogni traccia di bene.
San Pio da Pietrelcina ci inviterebbe a non lasciarci vincere dallo scoraggiamento: «Prega, spera e non ti preoccupare.» Solo un cuore che vive unito a Dio può resistere alla tentazione dell'odio e del giudizio.
San Giovanni Paolo II, entrando nella cella dell'uomo che aveva tentato di ucciderlo per offrirgli il suo perdono, ci ricorda che il male non si sconfigge con altro male, ma soltanto con il bene.
La risposta più profonda, però, viene da Cristo.
Gesù non dice che ogni persona si comporta come un fratello; dice che ogni persona è un fratello, anche quando si comporta da Caino. Vedere il volto di Dio nell'altro non significa approvare ciò che fa, né giustificare il male che compie. Significa ricordare che nessuno può essere identificato soltanto con il proprio peccato. Ogni uomo conserva un'immagine che il peccato può ferire, ma non cancellare: quella di figlio amato dal Padre.
Se Dio non smette di cercare chi si è perduto, neppure noi possiamo smettere di riconoscerne la dignità.
Questa è la sfida del cristiano: condannare il male senza condannare la persona; cercare la giustizia senza rinunciare alla misericordia; difendere la verità senza perdere la ca**tà.
Quando il cuore fatica a vedere un fratello in chi fa il male, possiamo pregare così:
«Signore, io vedo il peccato e la ferita; Tu fammi vedere anche l'uomo che hai creato e che continui ad amare. Donami occhi capaci di riconoscere in ogni persona un fratello, senza chiudere gli occhi davanti al male, ma senza chiudere il cuore davanti a chi lo compie. Fa' che il mio cuore assomigli sempre di più al Tuo. Amen.»