Basilica Di San Pietro Pg

Basilica Di San Pietro Pg Tesoro Benedettino nel cuore di Perugia
1000 anni di fede, arte e liturgia. Visite guidate ed eventi culturali,
celebrazione matrimoni

Ultimo incontro di "RivelArti". Vi aspettiamo Domenica 7 Giugno alle ore 17.00!
03/06/2026

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31/05/2026
SANTISSIMA TRINITÀ- ANNO  ALa vita è solo un insieme di cose da gestire, oppure è un mistero da contemplare?A volte vivi...
30/05/2026

SANTISSIMA TRINITÀ- ANNO A

La vita è solo un insieme di cose da gestire, oppure è un mistero da contemplare?

A volte viviamo come amministratori stanchi dell’esistenza: agenda, messaggi, problemi, scadenze, preoccupazioni. Corriamo, rispondiamo, organizziamo, controlliamo. Eppure, ogni tanto, accade qualcosa: un volto amato, una parola ricevuta al momento giusto, un silenzio pieno, una pace improvvisa. E lì intuiamo che la vita non è solo fatica: è dono, bellezza, mistero.

La festa della Santissima Trinità ci ricorda che al fondo della realtà non c’è il caso, non c’è il nulla, non c’è una solitudine cosmica. Al fondo della realtà c’è comunione. C’è amore. C’è relazione.

Dio non è un enigma freddo da decifrare, ma un mistero vivo da abitare.

Il Padre ci dice che siamo voluti. Non veniamo dal caso. Siamo pensati, desiderati, amati prima di ogni merito, prima di ogni riuscita, prima persino di ogni nostro errore.

Il Figlio ci dice che siamo salvati. Cristo entra nella notte dell’uomo per strapparci alla paura, al peccato, alla morte, all’anonimato.

Lo Spirito ci dice che siamo consolati. Non elimina magicamente il buio, ma accende una luce dentro il buio. Non ci toglie sempre la croce, ma ci impedisce di portarla da soli.

Nicodemo incontra Gesù di notte. Anche la nostra notte può diventare il luogo di una ricerca nuova. Quando pensiamo di esserci perduti, possiamo scoprire di essere cercati.

Il mondo non è vuoto. La vita non è assurda. L’amore non è un’illusione. La comunione non è un sogno ingenuo. È la verità più profonda di tutto.

Viviamo come condannati al nulla, o come figli immersi nel mistero luminoso di un Amore che ci precede, ci salva e ci accompagna?

24/05/2026

Commento al Vangelo della Domenica di Pentecoste.

DOMENICA DI PENTECOSTE - ANNO A
23/05/2026

DOMENICA DI PENTECOSTE - ANNO A

17/05/2026

Commento al Vangelo della Domenica dell'Ascensione del Signore.

ASCENSIONE DEL SIGNORE - ANNO ATi sei mai svegliato nel mezzo della notte con la sensazione che il silenzio pesasse più ...
16/05/2026

ASCENSIONE DEL SIGNORE - ANNO A

Ti sei mai svegliato nel mezzo della notte con la sensazione che il silenzio pesasse più di qualsiasi rumore? Che tutto ciò che hai costruito — relazioni, abitudini, certezze — fosse in realtà una scenografia, e tu l’unico spettatore di una commedia che non ti riguarda più?
La solitudine non è un incidente di percorso. È architettonica. È intessuta nel modo in cui siamo fatti. Nasce solo chi nasce, muore solo chi muore. E nel mezzo, costruiamo ponti sapendo che il fiume scorre sempre più veloce di quanto riusciamo ad attraversarlo.
Sotto ogni solitudine, se scavi abbastanza, trovi una paura. Non quella generica del buio: la paura che tutto ciò che ami ti venga strappato. La morte non è il contrario della vita, è il contrario dell’amore. Ed è lì che la solitudine mostra il suo volto più vero.
Il Vangelo oggi non ci risparmia nulla: anche gli undici discepoli, testimoni diretti della Risurrezione, dubitarono. Il dubbio, dunque, non è il contrario della fede, è la sua forma più onesta. Il problema non è dubitare: è arrendersi. Il dubbio tiene viva la domanda. Il cinismo la seppellisce.
Ma ecco il paradosso dell’Ascensione: prima di salire, Cristo scende. Si avvicina. Entra negli inferi della nostra solitudine non per osservarla dall’alto, ma per abitarla con noi e trascinarci fuori. L’ultima parola del Vangelo non è un addio, è una promessa: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Non nei giorni belli. Tutti i giorni. Anche quelli in cui il silenzio pesa.
Cristo non promette l’assenza della notte. Promette la sua presenza nella notte.
Se qualcuno ti promettesse di non lasciarti mai, saresti disposto a smettere di costruire la tua solitudine come una fortezza, e a cominciare ad abitarla come una soglia?

10/05/2026

Commento al Vangelo della VI Domenica di Pasqua.

VI DOMENICA DI PASQUA - ANNO ASei capace di ricevere amore?È forse la domanda più sovversiva che un essere umano possa p...
09/05/2026

VI DOMENICA DI PASQUA - ANNO A

Sei capace di ricevere amore?
È forse la domanda più sovversiva che un essere umano possa porsi. Questo interrogativo ci parla di una ferita che nessun successo, nessuna perfezione morale riesce a guarire: il sospetto di non essere abbastanza. Che l’amore vero debba essere meritato, strappato a fatica.
E se questo sospetto fosse non solo falso, ma teologicamente distruttivo?
C’è un inganno sottile: l’idea che l’amore di Dio sia il premio di un percorso virtuoso. Prima si sale la montagna, poi si riceve. Prima diventi buono, poi Dio ti accoglierà.
Il Vangelo inverte esattamente questa direzione: “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti.” L’osservanza è conseguenza dell’amore ricevuto, non sua premessa. Chi ama non obbedisce per paura, bensì perché la volontà dell’amato è diventata, lentamente, la sua.
E poi c’è quella parola che Gesù pronuncia oggi, che merita di essere guardata in faccia: orfano. “Non vi lascerò orfani.” L’orfano non è soltanto chi ha perso il padre. È chi si muove nel mondo senza un’origine che lo sostenga, senza una casa a cui tornare. La modernità ha prodotto, su scala inedita, questa figura: l’uomo che si trova nel mondo come un dato di fatto insensato, costretto a costruirsi un’identità dal nulla.
Il Paraclito che Gesù promette è il dono lasciato a persone strutturalmente incapaci di farcela da soli: agli apostoli che lo tradiranno, lo abbandoneranno, lo rinnegheranno. Lo Spirito porta una logica incompatibile con quella del mercato: la logica del dono.
Dunque, sei disposto a ricevere un amore che non hai guadagnato?

Indirizzo

Borgo XX Giugno
Perugia

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