Basilica Di San Pietro Pg

Basilica Di San Pietro Pg Tesoro Benedettino nel cuore di Perugia
1000 anni di fede, arte e liturgia. Visite guidate ed eventi culturali,
celebrazione matrimoni

XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A Che cosa fa crescere la vita, e che cosa la spegne?Non dipende solo da ciò che ...
29/08/2026

XXII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A

Che cosa fa crescere la vita, e che cosa la spegne?

Non dipende solo da ciò che accade: la stessa prova può indurire il cuore o purificarlo. Nel cuore si decide tutto — è lì che ascoltiamo le voci e scegliamo la strada.

Dentro di noi passano pensieri opposti: paure, desideri, ricordi, giudizi. Non basta "pensare positivo": c'è una voce che ci precede, una verità che non produciamo da soli. Discernere significa riconoscere quale voce conduce davvero alla vita.

Ci sono ispirazioni che fanno crescere: visitare un malato quando sarebbe più comodo rimandare, perdonare quando avremmo ragione, chiedere scusa, restare accanto senza soluzioni da offrire. Gesti che costano — eppure non impoveriscono: rendono più grandi.

E ci sono suggestioni che chiudono, anche quelle "buone": il risentimento, la paura, l'orgoglio. Ma anche l'affetto e la prudenza possono diventare ostacolo, se pretendono di decidere da soli il bene.

È ciò che accade a Pietro (Mt 16,21-27). Gesù annuncia la croce; Pietro lo ferma: «Questo non ti accadrà mai». Non parla per odio, ma per amore. Ed è proprio qui che Gesù lo chiama "Satana" — non quando lo rinnegherà, ma ora, mentre cerca di proteggerlo. Anche l'amore, se vuole salvare senza la croce, diventa ostacolo.

«Chi vorrà salvare la propria vita, la perderà; ma chi la perderà per causa mia, la troverà» (Mt 16,25).

Rinnegare se stessi non è annullarsi. Prendere la croce non è amare il dolore: è libertà di non fare di sé il criterio ultimo di tutto.

Non basta chiedersi "che cosa mi succede?", ma "quale voce sto ascoltando in ciò che mi succede?"

Anche chi ama può, per un istante, smettere di essere discepolo. Ma ciò che sembra perdita, attraversato liberamente nell'amore, può diventare il luogo in cui la vita non finisce — ma rinasce.

26/08/2026
XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO ASai riconoscere chi ti ama veramente?Passiamo molto tempo a cercare conferme de...
22/08/2026

XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A

Sai riconoscere chi ti ama veramente?

Passiamo molto tempo a cercare conferme dell’amore degli altri, spesso tentando di guadagnarcelo: essere abbastanza interessanti, brillanti, capaci, abbastanza da non essere sostituiti da qualcuno “migliore”. È estenuante vivere così, come se l’amore fosse una prestazione da rinnovare ogni giorno.

Il problema è che conosciamo bene le nostre contraddizioni, le fragilità, le parti che non raccontiamo a nessuno. E allora nasce il sospetto: se sapesse davvero chi sono, continuerebbe a scegliermi? Da qui viene la paura di non essere mai abbastanza, una competizione silenziosa che entra anche nel rapporto con Dio: pensiamo che il suo amore dipenda dalla nostra capacità di essere all’altezza.

Il Vangelo rovescia tutto.

A Cesarea di Filippo, luogo segnato dal culto e dal potere, Gesù domanda: «Voi, chi dite che io sia?». Pietro risponde: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Non un Dio da placare o da comprare con le nostre prestazioni, ma il Dio che si dona.

E subito Gesù restituisce a Pietro la domanda sull’identità: «Tu sei Pietro». Non gli dice: lo diventerai quando sarai perfetto, quando non avrai più paura, quando non sbaglierai. Lo chiama per nome sapendo già che Pietro cadrà, avrà paura, arriverà persino a rinnegarlo.

Questo è il duplice riconoscimento del Vangelo: Pietro riconosce chi è Cristo e Cristo rivela a Pietro chi è Pietro. Comprendiamo davvero chi siamo quando comprendiamo chi è Dio per noi.

Anche le chiavi acquistano allora un significato nuovo: chi si scopre amato gratuitamente riceve la responsabilità di aprire agli altri la stessa porta. Chi è stato perdonato può perdonare. Chi è stato rialzato può rialzare. Chi scopre di non essere sostituibile davanti a Dio può smettere di trattare gli altri come sostituibili.

Forse riconosci chi ti ama davvero quando incontri qualcuno che non ti chiede continuamente di dimostrare quanto vali, ma ti chiama per nome dentro la tua fragilità e proprio da lì ti apre un futuro.

E tu: stai ancora cercando di diventare abbastanza da meritare amore, oppure hai il coraggio di lasciarti amare prima ancora di meritartelo?

16/08/2026

Commento al Vangelo della XX Domenica del Tempo Ordinario.

15/08/2026

Commento al Vangelo della Solennità dell'Assunzione della Beata Vergine Maria.

ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA Che senso ha festeggiare una dipartita? Perché fare festa proprio quando qualcuno s...
14/08/2026

ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA

Che senso ha festeggiare una dipartita? Perché fare festa proprio quando qualcuno se ne va?

L’Assunzione di Maria sembra quasi una festa dell’assenza. Più facile comprendere l’Immacolata Concezione: lì celebriamo un inizio, una presenza che entra nella storia. Oggi invece Maria sembra uscire dal nostro orizzonte terreno. Assunta in cielo in anima e corpo, sottratta alla corruzione del sepolcro, potrebbe apparirci ancora più lontana: Cristo asceso al cielo, Maria nella gloria, e noi ancora qui, “gementi e piangenti in questa valle di lacrime”.

Eppure proprio qui si nasconde la buona notizia.

Ogni amore umano porta dentro di sé la possibilità della separazione. Appena ami davvero qualcuno, diventi vulnerabile alla possibilità di perderlo. Tutto ciò che stringiamo sembra destinato, prima o poi, a sfuggirci dalle mani. Ma siamo davvero sicuri che la morte abbia l’ultima parola su ciò che abbiamo amato?

Elisabetta dice a Maria: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto». Maria ha creduto in una Parola invisibile, più reale delle evidenze visibili. E l’Assunzione è il compimento di questa fede: quel legame con Dio, vissuto per tutta la vita, si rivela più forte perfino della morte.

Per questo Maria non è l’eccezione che ci umilia, ma l’umanità che ci precede. Non lascia la terra perché la disprezza: porta la terra in cielo. Porta con sé la nostra carne, la nostra fragilità, la nostra storia. Ci mostra fin dove può arrivare l’uomo quando si lascia prendere totalmente da Dio.

E allora l’Assunzione non è la festa dell’assenza di Maria, ma di una presenza diventata universale.

Come entrò nella casa di Elisabetta portando Cristo e facendo sussultare di gioia, così chiediamole di entrare nelle nostre case, nelle nostre paure, nei nostri lutti, nelle nostre fragilità.

Maria non ci guarda da lontano. Ci mostra la strada.

L’uomo non è fatto soltanto per stare meglio sulla terra.

È fatto per il cielo.

09/08/2026

Commento al Vangelo della XIX Domenica del Tempo Ordinario.

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A Ti senti mai affondare?Non sempre la vita procede tranquilla, a vele spiegate. A...
09/08/2026

XIX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO ANNO A

Ti senti mai affondare?
Non sempre la vita procede tranquilla, a vele spiegate. A volte il vento diventa contrario: una malattia, un lutto, un fallimento sconvolgono in un istante i nostri progetti. Altre volte affondiamo lentamente, quasi senza accorgercene, nelle sabbie mobili dell’ansia, del risentimento, di una dipendenza o di una stanchezza mai ascoltata.

Possedere una barca non significa possedere il mare. Le nostre sicurezze sono necessarie, ma diventano idoli quando pretendiamo che ci rendano invulnerabili. Non siamo padroni dell’esistenza. E spesso non affondiamo soltanto per il peso dei problemi, ma perché lasciamo che un problema diventi tutto: non diciamo più «ho fallito», ma «sono un fallimento»; non «non vedo una via», ma «non esiste alcuna via».

I discepoli, lontani dalla riva e sconvolti dalle onde, scambiano Gesù per un fantasma. Anche noi, nella paura, possiamo non riconoscere proprio chi viene a salvarci. Eppure Cristo viene quando la notte è più buia, attraversa il caos e ci dice: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». Quel «Sono io» rivela che anche nell’abisso Dio è presente. Come con Elia, egli non coincide con il fragore che ci sconvolge: spesso ci raggiunge nella voce sottile di una presenza, di una parola, di una mano amica.

Pietro non cammina sull’acqua: cammina su una parola. Scende dalla barca perché Gesù gli dice: «Vieni». La fede non è incoscienza né assenza di paura: è fidarsi di una voce più solida delle onde. Ma quando Pietro fissa soltanto il vento, comincia ad affondare. Proprio allora pronuncia la preghiera più vera: «Signore, salvami!». E Gesù subito tende la mano e lo afferra.

La Chiesa è questa barca: una comunità non di invulnerabili, ma di impauriti e salvati. Cristo non promette che ogni tempesta cesserà immediatamente. Talvolta la sua mano ci raggiunge attraverso un amico, una comunità, un medico, uno psicologo, un sacramento. La pace cristiana non è sempre un mare senza onde: è la certezza che le onde non saranno la nostra tomba.

E se la fede non fosse riuscire a non affondare mai, ma scegliere da quale mano lasciarti afferrare quando l’acqua ti arriva alla gola?

Indirizzo

Borgo XX Giugno, 74
Perugia
06126

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Basilica Di San Pietro Pg pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta Il Luogo Di Culto

Invia un messaggio a Basilica Di San Pietro Pg:

Scelte rapide

Condividi