06/09/2026
La parola della carità: XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO, 6 Settembre 2026.
di: Ferdinando Ricci
CORREZIONE FRATERNA
Premessa
In modo subdolo, quasi impercettibile, come
l'insinuarsi di un serpente fra le fessure di una
roccia, si fa strada anche fra i battezzati la
mentalità di questo mondo che valuta le
persone in base al successo che ottengono, alle
doti che hanno, alla ricchezza che accumulano.
I geni, gli atleti, le personalità eminenti,
chiunque dimostri di possedere attitudini
particolari è ricercato e ammirato; i deboli, i
poveri, gli incapaci, i portatori di handicap
appaiono a molti (anche se difficilmente lo si
ammette) quasi un bagaglio ingombrante.
La gente che si gloria dei suoi "eroi" e prova
un'inconfessata ripulsa per i peccatori che
considera zavorra, rami secchi, un "disonore"
per tutta la famiglia, mostra di aver assimilato i
criteri di questo mondo, non quelli di Dio che
si innamora degli ultimi, di coloro che non
contano.
Identica è la prospettiva di Gesù : al centro
delle attenzioni ci sono loro, i poveri di tutto il
mondo, che sono il tesoro di Dio, la perla
preziosa per cui vale la pena di perlustrare
ogni angolo del mondo, il gioiello che riempie
di gioia incontenibile chi lo trova (Mt 13,44 - 46).
Solo se abbiamo compreso i gusti di Dio che
"ha scelto i poveri" (Gc 2,5) e volge il suo
sguardo sull'umile (Is 66,2), siamo nella
disposizione giusta per cogliere il messaggio
delle letture di oggi.
Clicca qui per leggere il Vangelo 👇
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C' è un dettaglio fondamentale nel brano di oggi
che spesso rischiamo di farci sfuggire: Gesù
non ci sta dando un freddo manuale di
procedura legale per risolvere i contenziosi,
ma ci sta insegnando la custodia del fratello.
Come aiutare Dio a ritrovare il suo tesoro
Tutto parte da quel «va' e ammoniscilo fra te e
lui solo». La nostra tendenza naturale quando
subiamo un torto è l'opposto: parlare con tutti
tranne che con il diretto interessato.
Sfogarci con terzi, alimentando il pettegolezzo,
ci fa sentire dalla parte del giusto, ma
demolisce la comunità .
Gesù ci chiede un atto di coraggio e di
immensa carità : andare a tu per tu,
proteggendo la dignità di chi ha sbagliato,
senza esporlo alla gogna pubblica.
L'obiettivo della correzione fraterna non è mai
averla vinta o dimostrare di avere ragione, ma
«guadagnare il fratello».
Se poi l'altro non ascolta, il cerchio si allarga
gradualmente (un paio di testimoni, poi la
comunità ). E se rifiuta persino la comunità ?
Gesù dice: «sia per te come il pagano e il
pubblicano». Per noi suona spesso come una
condanna o una sentenza di sconsacrazione.
Ma ricordiamoci come Gesù trattava i pagani e
i pubblicani: li amava, ci mangiava insieme, li
cercava con ancora più ostinazione.
Essere per noi «come un pubblicano» significa
che diventa il nostro primo destinatario di
misericordia e di preghiera, non un nemico da
cancellare.
Infine, il Vangelo si chiude con una promessa
straordinaria sulla preghiera comunitaria. Non
siamo soli. Anche quando le relazioni si fanno
difficili e le ferite bruciano, la presenza di
Cristo si manifesta dove due o tre si uniscono
nel suo nome.
Non serve essere una folla oceanica; bastano
due cuori che si accordano per cercare la pace,
e lì, proprio in mezzo a quella fragilità
condivisa, c' è il Signore risorto.
Chiediamo oggi la grazia di saper parlare ai
fratelli e non dei fratelli, e il coraggio di essere
strumenti di riconciliazione nelle nostre
famiglie e comunità.