Unità pastorale 18 - Santa Famiglia di Nazareth

Unità pastorale 18 - Santa Famiglia di Nazareth Parrocchie di S. Martino in Campo, S. Martino in colle, Sant'Enea, s.Andrea d'Agliano, S. Maria Rossa

La parola della ca**tà: 31 maggio 2026, SANTISSIMA TRINITA’di: Ferdinando RicciNella prima domenica che segue il tempo p...
31/05/2026

La parola della ca**tà: 31 maggio 2026, SANTISSIMA TRINITA’
di: Ferdinando Ricci

Nella prima domenica che segue il tempo pasquale, terminato con la Pentecoste, la liturgia celebra la solennità della SS. Trinità , come se ci domandasse di fare sintesi dei giorni precedenti e di ritornare di nuovo alla meta della Pasqua: la salvezza di Dio che conduce l'uomo a una vita divina.

CLICCA QUI PER LEGGERE: la 1°lettura
Es.34,4-9; la 2° lettura 2Cor. 13,11-13 👇
https://drive.google.com/file/d/1wDHHNWeCE6tmnmWx15TwXq8_A--esj2O/view?usp=sharing

CLICCA QUI PER LEGGERE IL
VANGELO:(Gv 3,16-18) 👇
https://drive.google.com/file/d/1F26TxTuUdePJoJteKHe_N5ITxGXbnAVh/view?usp=sharing

Credo che sia giusto, con la liturgia di questa domenica, interrogarci tutti su chi sia Dio nella nostra esistenza, riscoprendo il significato della SS. Trinità .

Trinità: in quale Dio credi?
Non basta credere in Dio, è importante
verificare in quale Dio si crede.
I musulmani professano la loro fede in Allah, il
creatore del cielo e della terra, colui che
governa dall'alto, che ha stabilito prescrizioni
giuste e divieti santi e vigila, per premiare chi li
osserva e punire i trasgressori. Non
concepiscono che egli si abbassi al livello degli
uomini e che possa scendere per incontrarli e
dialogare con loro. È questo il Dio in cui
crediamo?
Nella tribù africana, dove è cresciuto un amico
sacerdote, si invoca Dio solo in tempo di
siccità . Si ritiene infatti che la pioggia dipenda
da Dio, mentre per gli altri bisogni si ricorre
agli antenati. Non ci si chiede nemmeno se Dio
si interessa delle malattie, delle disgrazie, dei
raccolti dei campi, delle faccende degli uomini.
E forse questo è il nostro Dio?
A queste domande diamo certo risposte
negative; ma proviamo a chiederci: quale
immagine di Dio si cela dietro la convinzione
che, nel giorno del giudizio, il Signore valuterà
con severità la vita di ogni uomo? A chi sono
soliti ricorrere i cristiani nei momenti difficili
per chiedere grazie?
Riconosciamolo:
adoriamo un Dio che conserva ancora molti
tratti delle divinità pagane, suscettibili, severe,
lontane.
La festa di oggi, della SS. Trinità , introdotta
molto tardi nel calendario liturgico (solo verso
il 1350), offre l' opportunità , attraverso la
riflessione sulla parola di Dio, di purificare
l'immagine che ci siamo fatta di lui e di
scoprire lineamenti nuovi e sorprendenti del
suo volto.
La Trinità è il dogma fondamentale della
teologia cristiana che definisce Dio come
un'unica essenza o natura divina in cui
coesistono tre persone distinte ma
inseparabili: il Padre (Dio), il Figlio ( Gesù
Cristo) e lo Spirito Santo.
Dio è uno solo: Dio è Uno e Trino. Tuttavia, la
divinità si esprime attraverso la relazione
d'amore e la comunione continua tra queste
tre Persone.
Pur operando sempre insieme, a ciascuna
persona è attribuito un ruolo specifico:
Il Padre: l'origine di tutto, il Creatore.
Il Figlio: generato dal Padre, è il Verbo
incarnato che ha redento l' umanità .
Lo Spirito Santo: procede dal Padre e dal
Figlio, ed è colui che guida e santifica la Chiesa.

Dio ha tanto amato il mondo.
Inizio assoluto di tutto è il fatto che «Dio ha
tanto amato il mondo». L'affermazione
potrebbe non sorprenderci, perché si sa che
Dio ama ; invece, in questa espressione ci sono
degli aspetti straordinari.
Nell'amore di Dio per il mondo c' è un aspetto
di assoluta gratuità e libertà , perché è un
amore che rischia di essere rifiutato, ed è un
amore che accetta la possibilità di incontrare
forze che si opporranno a lui fino alla morte.
L'espressione, inoltre, non è soltanto «Dio ha
amato il mondo», ma «Dio ha tanto amato il
mondo da dare...». L'amore di cui si parla non è
astratto, ma si rivela in un gesto concreto,
quello di dare il Figlio.
Credo che quanto Giovanni dica qui sia ripreso,
anche se in termini diversi, all'inizio del
racconto dell'ultima cena, dove si dice che Gesù
«dopo aver amato i suoi, li amò fino alla fine».
«Tanto da dare» e «fino alla fine» sono due
espressioni che alludono alla potenza e alla
profondità estrema a cui questo amore
originario è giunto.

Lo scopo dell'amore
Un secondo motivo di sorpresa che cogliamo
all'inizio è dato dalla finalità , che è una
manifestazione e un'espressione del tanto
amore. Dio, infatti, non chiede amore per sé ,
anzi, non chiede niente per sé ; lo scopo
dell'amore e dell'invio del Figlio è che chi crede
in lui abbia la vita eterna, cioè abbia la sua
stessa vita divina.
Lo scopo dell'amore di Dio è che il mondo
possa partecipare alla sua stessa vita, vale a
dire che il mondo possa entrare in comunione
con Lui.
È così importante questa finalità che viene
ribadita ancora con altri termini. Viene
introdotto il verbo «condannare», che
appartiene al linguaggio giuridico. Dunque
precisa Gesù - il Figlio non è venuto per un
giudizio di condanna; ma per salvare.
Ora, «salvare» non è esattamente l'opposto di
«condannare»; attraverso questo verbo che
manifesta l'intenzione originaria dell'amore di
Dio, siamo condotti nuovamente in un campo
non di tipo legale, ma personale, di relazione,
di comunione. «Salvare» è sinonimo di «dare la
vita eterna». Non c' è altro motivo nell'invio di
Gesù .
Che cosa renda possibile il compiersi di questa
salvezza, che cosa renda possibile avere la vita
eterna è detto ripetutamente attraverso
l'espressione «credere in».

“Credere in”
Ora, il verbo credere si puo costruire in molti
modi; Giovanni sceglie qui la preposizione «in»
che esprime un movimento, un andare verso.
Non si tratta percio di credere in una serie di
contenuti, ma di entrare in una relazione
personale di affidamento, di fiducia, si tratta di
affidare la propria vita al Signore. Credere in
Gesu percio e gia avere la salvezza, la vita
eterna, e cioe gia partecipare alla vita di Dio,
essere in una relazione di comunione con Lui.
Non c’e salvezza che in Gesu, per questo chi
non crede in lui e gia stato giudicato, cioe non
entra nella relazione che salva e, di
conseguenza, perisce.
Mi sembra evidente che le parole di Gesu
alludano alla Trinita, che e relazione di
comunione nell’amore e dall’amore.
Possiamo pensare che sia lo Spirito diffuso a
Pentecoste che ci permette di affidarci senza
paura a Gesu (cf. Gv 14ss) e che la vita eterna,
che ci e gia data nella fede in Gesu, sia vita
nello Spirito

28/05/2026

Corpus domini
7 giugno 2026

*Ore 9:30 - Santa messa*
*Ore 11:00 - Attività sinodale*
( Iscriviti al link entro il 01 giugno: https://forms.gle/xahJwktekhhQSnQk6 )
*Ore 13:15 - Pranzo* (iscriviti entro il 01 giugno)

Per il pranzo ci sono incaricati in ogni parrocchia oppure chiama Nando 3297339758

La parola della ca**tà:  24 maggio 2026, PENTECOSTE.di: Ferdinando RicciIl dono dello Spirito: speranza di un mondo nuov...
24/05/2026

La parola della ca**tà: 24 maggio 2026, PENTECOSTE.
di: Ferdinando Ricci

Il dono dello Spirito: speranza di un mondo nuovo

Per la solennità di Pentecoste, la liturgia
propone la lettura di una brevissima sezione
del capitolo 20 di Giovanni.
La scelta è significativa: con questa festa
termina il tempo pasquale e la Chiesa ci riporta
al primo giorno della settimana, quello di
Pasqua.
La Pentecoste è l'evento che spezza la paura e
dona il "respiro di Dio". La Pentecoste
sottolinea come lo Spirito Santo non crei
un' uniformità omologante, ma esalti le
differenze e la genialità creativa di ogni persona.

1° lettura Atti 2,1-11
2° lettura 1 Corinzi 12,3-7.12-13 👇
https://drive.google.com/file/d/1NfjNYUz2nPjNiaPvAC0vY9WFzAE0QHOc/view?usp=sharing

VANGELO Giovanni 20,19-23 👇
https://drive.google.com/file/d/1PkCQGa3oZBNvGLWkz9KN4iG4t_u5Yscy/view?usp=sharing

Premessa
Con lo Spirito Santo, le parole non ce la fanno.
Lo Spirito è Dio in libertà e non sopporta
recinti, nemmeno di parole sacre. Lui forza
tutte le porte.
I fenomeni naturali che più impressionano la
fantasia dell'uomo, come il fuoco, la folgore,
l'uragano, il terremoto e i tuoni (Es 19,16-19),
sono impiegati nella Bibbia per raccontare le
manifestazioni di Dio.
Anche per presentare l'effusione dello Spirito
del Signore, gli autori sacri sono ricorsi a
immagini.
Hanno detto che lo Spirito è soffio di vita (Gn
2,7), pioggia che irrora la terra e trasforma il
deserto in un giardino (Is 32,15; 44,3). Tutte
immagini vigorose che suggeriscono l'idea di
un'incontenibile esplosione di forza.
Dove giunge lo Spirito, avvengono sempre
sconvolgimenti e trasformazioni radicali:
cadono barriere, si spalancano porte, tremano
tutte le torri costruite dalle mani dell'uomo e
progettate dalla "sapienza di questo mondo",
scompaiono la paura, la passività , si
sviluppano iniziative e si fanno scelte
coraggiose.
Chi è insoddisfatto e aspira al rinnovamento
del mondo e dell'uomo può contare sullo
Spirito: nulla resiste alla sua forza.

Il dono della pace
La manifestazione di Gesù risorto ai suoi discepoli avviene di sera, mentre essi hanno chiuso le porte del luogo in cui si trovavano, perché hanno paura.
La descrizione iniziale ci trasmette l'immagine e la sensazione dello smarrimento e del timore che attanagliano il cuore dei discepoli: sono soli e smarriti, chiusi loro stessi nella paura, come lo spazio che occupano, e avvolti nelle tenebre della notte imminente, che sembra riflettere quanto hanno nell'animo.
In questa situazione viene Gesù e si ferma. Il suo ingresso è come l'irrompere della luce nelle tenebre.
Il silenzio della paura è rotto dalla parola che porta la pace e dal gesto che, mostrando i segni della crocifissione, invita a credere non soltanto nella verità di colui che si sta manifestando, ma anche nel significato della sua morte, nella vittoria sulla morte del suo amore giunto fino alla fine.
Il dono della pace permette di superare il timore e questo superamento è una vittoria della fede.

Parola e gesto
Il Signore Gesù , giungendo risorto in mezzo ai
suoi, trasforma in consolazione una situazione
vicina alla desolazione.
Non lo fa magicamente, ma mediante la parola
e il gesto, così come avveniva prima della sua
morte.
Ascoltare la Parola si rivela così rimedio alla
desolazione che prende il cuore, prima ancora
del gesto che fa vedere.
La Parola porta la pace, la parola annuncia che
le tenebre e il peccato sono già sconfitti.
La Parola si ripete e dà nuovo significato al
gesto del mostrare i segni della passione. In tal
modo la pace è accompagnata dal gesto e,
mostrando i segni della passione, Gesù dona la
pace.
Le parole che seguono sgorgano da qui, hanno
in questo legame tra Parola e gesto il loro
fondamento.
A uomini che fanno della vita la pace nelle
relazioni di pace, cioè che possono vincere la
paura, è affidata la missione.
Ciò che conta è riconoscere e ricordare il
legame con Gesù e la sua missione; quella degli
uomini ne costituirà un prolungamento e uno
sviluppo, ma non sarà altra, non sarà diversa;
se lo fosse, non è quella affidata dal Signore.
Per poterla svolgere è necessario ricevere lo
Spirito, essere creati di nuovo; per questa
ragione Gesù soffia sui discepoli perché
possano ricevere lo Spirito. Il Cristo lo aveva
già consegnato al momento della morte in
croce, ora quel dono giunge a pieno
compimento, perché è finalmente ricevuto.

La morte e il peccato sono vinti
Prima i discepoli sono raggiunti dallo Spirito di Gesù , poi, in forza del dono del Risorto, saranno in grado di rimettere i peccati, manifestando nel tempo la vittoria del loro Signore sul peccato e sulla morte.
Sta ai discepoli decidere che il peccato sia perdonato o non perdonato. Per questo hanno bisogno dello Spirito del Risorto per poter discernere e per poter agire come il loro Maestro Gesù .
Il dono dello Spirito è perciò creazione di un cuore che sa perdonare, ed è il dono che permette di vivere la vita di Gesù Risorto.
Il perdono è possibile solo nell'accoglienza e in forza dello Spirito di Gesù .
Lo Spirito Santo, il misterioso cuore del mondo, è Dio in libertà , un vento che porta pollini dove vuole primaveri .
Dio in libertà , che non sopporta statistiche, che nella vita e nella Bibbia non segue mai degli schemi.
Libero e liberante come lo è il vento, la cosa più libera che ci sia, che alle volte è una brezza leggera, alle volte un uragano che scuote la casa; che è voce di silenzio sottile, ma anche fuoco ardente (Ger 20,9).
Pentecoste è una festa rivoluzionaria di cui non abbiamo ancora colto appieno la portata.
Lo Spirito «vi insegnerà ogni cosa»: lui ama insegnare, accompagnare oltre, far scoprire paesaggi inesplorati, portare i credenti a vivere in « modalità esplorativa», non come esecutori di ordini, ma come inventori di strade.
Lo Spirito è creatore e vuole discepoli geniali e creativi , a sua immagine. Vento che non tace mai, per cui ogni credente ne è avvolto e intriso, così che ognuno ha tanto Spirito Santo quanto ne hanno i pastori.
Il popolo di Dio evangelizza se stesso, continuamente.
"Nella grande Cattedrale che Dio va costruendo con le nostre persone, ognuno di noi è una pietra insostituibile" (G. Vannucci).
Che opera compie lo Spirito? L'opera che ha realizzato con Marco, Matteo, Luca e Giovanni: genera evangelisti.
Ognuno di noi lo è , col suo vangelo da proclamare. E nessuno ci può sostituire proprio là , dove Dio ci ha posto.
Lo Spirito compie in noi l'opera stessa realizzata in Santa Maria: incarna in me la Parola, la fa crescere, ci rende tutti e tutte madri di Dio.

La parola della ca**tà:17  maggio 2026, ASCENSIONE: Dove il cuore trova casadi: Ferdinando RicciIn questa domenica dell'...
17/05/2026

La parola della ca**tà:
17 maggio 2026, ASCENSIONE: Dove il cuore trova casa

di: Ferdinando Ricci

In questa domenica dell'Ascensione si
sottolinea un Dio che, pur nel dubbio dei
discepoli, non se ne va, ma si fa "vicino" per
sempre.
Gesù affida la sua missione a una comunità
ferita e zoppicante, non a perfetti,
promettendo la sua presenza "tutti i giorni".
Mi trafigge il cuore una parola che collega tra
loro come un filo rosso le tre letture ( At 1 ,11; Ef
1,17-23; Mt 28,16-20), e la parola "forza".
Nella prima lettura: "riceverete la forza dello
Spirito Santo", nella seconda lettura: " Possiate
cogliere l'efficacia della sua forza", e nel
Vangelo : "A me è stato dato ogni potere in cielo
e sulla terra".
Come credente, io affermo che la mia vita è
attraversata da una forza più grande di me, che
non verrà mai meno e che fa la vita più forte
delle sue ferite.

1° lettura At.1,1-11
2° lettura Ef. 1,17-23 👇
https://drive.google.com/file/d/1yXSaMhvQifnRSZMmnxCvkcaqkhWpGuRr/view?usp=sharing

IL VANGELO Mt.28,16-20 👇
https://drive.google.com/file/d/1_vq0qVVzBIik-1HP94paE-gmNTPKCk63/view?usp=sharing

Con l'Ascensione di Gesù al cielo nella gloria
del Padre è cambiato qualcosa sulla terra?
Esteriormente nulla. La vita degli uomini ha
continuato ad essere quella di prima: seminare
e mietere, commerciare, costruire case,
viaggiare, piangere e fare festa, tutto come
prima.
Anche gli apostoli non hanno ricevuto alcuno
sconto sui drammi e le angosce sperimentati
dagli altri uomini.
Tuttavia, qualcosa di incredibilmente nuovo è
accaduto:
in un giorno di nebbia,
improvvisamente compare il sole. Le
montagne, il mare, i campi, gli alberi del bosco,
i profumi dei fiori, il canto degli uccelli
rimangono gli stessi, ma diverso è il modo di
vederli e di percepirli.
Accade anche a chi è illuminato dalla fede in
Gesù asceso al cielo: vede il mondo con occhi
rinnovati. Tutto acquista un senso, nulla
rattrista, nulla più spaventa.
Ma purtroppo una scena si ripete ogni giorno:
qualcuno guarda in alto. Il cielo è tornato ad
essere pieno di droni, di satelliti, di antenne
che cercano connessione.
Eppure, raramente, chi guarda in su si aspetta
qualcosa. Molto spesso quel qualcuno è
disorientato o semplicemente distratto. L'alto
non è il luogo da cui ci si attende una risposta.
S. Agostino,
predicando l'Ascensione del
Signore a Cartagine, riconosce il problema. Che
anche i suoi fedeli rischiano di guardare il cielo
nel modo sbagliato.
Scrive S. Agostino nel Discorso 261: "Salite
insieme a Cristo, e tenete in alto il cuore. Nel
salire però non insuperbiamoci".
La distinzione che traccia è tagliente: c' è
un'altezza che è fuga dalla realtà e c' è
un'altezza che è rifugio in Dio.
"Avere il cuore in alto ma non rivolto al Signore
significa essere superbi; invece avere il cuore in
alto rivolto al Signore significa rifugiarsi in lui"
(Discorso 261.1).
Il cielo non è conquista. È accoglienza.
La logica di S. Agostino sull'Ascensione si fonda
su una inversione vertiginosa: "Ascese, ma chi?
Colui che prima discese. È disceso per guarirti;
ascende per elevarti. Cadrai se vorrai elevarti
da te stesso, rimarrai in alto se ti eleverà lui"
(Discorso 261.1).
L'epoca in cui viviamo è ossessionata dall'auto
elevazione (self-improvement), performance
misurata in follower.
Agostino conosce questa tentazione e la
chiama: superbia. Chi si eleva da solo cade,
perché il peso della propria fragilità è ciò che
nessuna tecnica di autopotenziamento può
sostenere.
L'Ascensione di Cristo è il gesto di qualcuno che
sale portando con sé il peso degli altri.
L'uomo di oggi è abituato a identificare il reale
con il visibile, il verificabile, il misurabile.
Siamo nell'epoca dell'immagine onnipresente:
tutto deve essere fotografato. Postato. Eppure,
l'immagine non basta.
S. Agostino, secoli prima dell'algoritmo, sapeva
già che la presenza autentica non dipende dalla
visibilità .
Inoltre, oggi viviamo in una cultura dell'ansia
escatologica laica: la prossima crisi climatica, il
prossimo collasso dei mercati, la prossima
pandemia.
Mentre invece Agostino ci ricorda che non è
importante sapere quando verrà il giudizio
universale; è importante essere pronti.
Non è indifferenza verso il futuro. È una
diversa relazione con il tempo: non il tempo
come minaccia da calcolare, ma come spazio in
cui formare la propria vita in vista
dell'incontro con la vita Eterna.
Il gesto di Cristo Risorto che ascende è anche il
gesto di chi lascia un' eredità indivisibile.
La tunica senza cuciture, tirata a sorte sotto la
croce, diventa il simbolo che Agostino rilancia:
"In quella veste (tunica) venne raccomandata
l'unità, in quella veste venne predicata la
ca**tà" (Discorso 265.6.7) .
In un tempo in cui le fratture culturali,
politiche o ecclesiali sembrano approfondirsi
ogni giorno, questa immagine della tunica
mantiene tutta la sua forza.
Oltre le sventure, le fatalità , le miserie, gli
errori dell'uomo, s'intravede sempre il Signore
che costruisce il suo regno.
Un esempio di questa prospettiva
completamente nuova potrebbe essere il modo
di considerare gli anni della vita.
Tutti conosciamo, e forse sorridiamo, degli
ottantenni che invidiano chi ha meno anni di
loro, si vergognano della loro età ... insomma,
volgono lo sguardo al passato, non al futuro.
La certezza dell'Ascensione capovolge questa
prospettiva. Mentre trascorrono gli anni,
l'uomo che si fida di Cristo è soddisfatto perché
vede avvicinarsi il giorno dell'incontro
definitivo con Lui.
È lieto di essere vissuto, non invidia i più
giovani, li guarda con tenerezza.
E poi le ultime parole, il testamento: "Io sono
con voi, tutti i giorni, fino alla fine del mondo".
Con voi, sempre, mai soli.
Cosa sia l'Ascensione lo capiamo da queste
parole. Gesù non è andato lontano o in alto, ma
si è fatto più vicino di prima. Non è andato al di
là delle nubi, ma al di là delle forme.
È asceso nel profondo delle cose, nell'intimo
del creato e delle creature, e da dentro preme
verso l'alto come forza ascensionale.
Chi sa sentire e godere questo mistero,
cammina sulla terra come dentro un
tabernacolo, dentro un battesimo infinito.
Cristo ci affida la bella notizia, la parola di
felicità , per farla dilagare in ogni paesaggio del
mondo come fresca acqua chiara, in ruscelli
splendenti, a dissetare ogni filo d'erba, a
portare vita a ogni vita che vive.
"E io sarò con voi tutti i giorni. " Sarò con voi
senza condizioni. Nei giorni della fede e in
quelli del dubbio; sarò con voi fino alla fine del
tempo, senza vincoli né clausole, come seme
che cresce, come inizio di guarigione.

11/05/2026

AVVISI DELLA DOMENICA

1) Sono aperte le iscrizioni del GrEst.
Info sul sito o chiamando l’oratorio
https://santafamigliadinazareth.it/grest/

2) Giovedì 14 la messa è alle 21 e non alle 18 a San Martino in campo

3) Sabato 16 apriamo la festa dei rioni alle ore 20:30 con la messa in onore della madonna della Scala a San Martino in Campo invece che alle 18. La messa di sant’Enea rimane alle 18.

4) Domenica 17 messa a Sant’Andrea ore 18:30 e non alle 8:30

La parola della ca**tà: VI° DOMENICA DI  PASQUA, 10 maggio 2026.di: Ferdinando RicciNoi nati per Amore e per amareVangel...
10/05/2026

La parola della ca**tà: VI° DOMENICA DI PASQUA, 10 maggio 2026.
di: Ferdinando Ricci

Noi nati per Amore e per amare

Vangelo Giovanni 14,15-21
15 Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16 e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, 17 lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. 18 Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19 Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20 In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. 21 Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui.

In questa domenica, il Vangelo di Giovanni
evidenzia l'amore come il fulcro della relazione
con Gesù , non inteso come sforzo, ma come
risposta all'amore ricevuto.
Dunque, la fede si basa sull'esperienza
dell'amore vissuto con Cristo e sulla presenza
interiore dello Spirito Santo ricevuto con il
battesimo, che abilita a vivere in pienezza.
Per cui, il criterio principale è amare: il che
porta la vita a fiorire, a portar frutto e gioia
piena.

Sette versetti, nei quali Gesù ripropone, per
sette volte, il centro del suo messaggio: in
principio a tutto e a compimento di tutto, e
posta la stessa azione: amare, pietra d'angolo e
chiave di volta della vita viva.
Gesù non detta regole, si fa mendicante
d'amore rispettoso e paziente. Entra silenzioso
e a piedi nudi nel tessuto più intimo della vita.
Non rivendica amore per sé , lo spera. Lo fa con
estrema delicatezza, mettendo a capo di tutto
un "se".
Il punto di partenza più umile, fragile,
fiducioso, paziente: «se mi amate». Nessuna
minaccia, nessun ricatto.
Puoi accogliere o no, in totale libertà , ma sii
felice e sentiti libero.

Senza lo Spirito "Paraclito", il vangelo è dottrina.
Spesso mi chiedono : che cos' è il Paraclito?
Bene, è un termine teologico che indica lo Spirito Santo come consolatore, difensore e intercessore.
Siamo soliti immaginare lo Spirito come qualcosa di invisibile, di intangibile, tutto l'opposto di ciò che è materiale, ma questo modo di intenderlo non è biblico.
Lo Spirito è molto reale, è un soffio, un alito forte. Dio è Spirito in quanto in Lui esiste una forza travolgente e incontenibile, simile al vento impetuoso.
Il sogno dell'uomo è di poter essere reso partecipe di questo Spirito Paraclito.
I rabbini (i dottori della legge ebraica, esperti della Torah) insegnavano che nell'uomo ci sono due inclinazioni: una cattiva che nasce al momento del concepimento e una buona che si manifesta soltanto all' età di tredici anni.
La cattiva inclinazione esercita il suo potere sin da quando l'uomo è in embrione e può dominarlo fino a settanta e anche ottant'anni.
Come poter resistere al potere cattivo?
I rabbini davano questi suggerimenti: "Dio ha creato la cattiva inclinazione e ha creato la Toràh, la Legge, come antidoto ad essa. Se vi occuperete della Toràh , non cadrete nel suo potere. " "Se una tentazione spregevole vi viene incontro, trascinatela fino alla casa dove si studia la Toràh."
"Quando vi occupate della Toràh, la vostra cattiva inclinazione è data in vostro potere e non voi in potere del male. "
Si sbagliavano. La Toràh è come la segnaletica: indica la direzione giusta, ma non muove la macchina. Questa ha bisogno di una forza motrice che la porti a destinazione.
Gesù non ha insegnato solo "la via", ha comunicato il suo Spirito, la sua forza per raggiungere la meta.
Amare Gesù è pericoloso: l'amore è una parola che brucia le labbra se pronunciata male, se suona incoerente.
«Se mi amate, osserverete...» un bellissimo automatismo, radice della coerenza: solo se ami, osservi.
Che cosa? «I miei comandamenti».
Non le tavole di pietra del Sinai, ma il suo, il nuovo, l'unico: Gesù che si perde dietro alla pecora perduta, dietro ai pubblicani e pr******te e vedove povere, che fa dei bambini i principi del regno, che ama per primo e nella perdita.

"Osservare" vuol dire anche
"accogliere" e "custodire"
Una prima osservazione riguarda il verbo
"osservare", che potrebbe farci pensare a una
sorta di obbedienza in cui non c' è
partecipazione da parte dell'uomo con i suoi
sentimenti, la sua intelligenza, la sua libertà .
Invece, nel linguaggio biblico, "osservare" vuol
dire innanzitutto "accogliere" e "custodire": si
sceglie di aderire ai comandamenti e la loro
esecuzione nasce dal fatto che essi fanno parte
della mia vita, fanno parte delle mie cose,
rientrano in tutto ciò che abita nel mio cuore,
che faccio oggetto di riflessione e di custodia
amorosa. "Osservare" è già un atto d'amore.
In realtà , in queste parole di Gesù è custodito
un messaggio altissimo: amare - lo sappiamo
vuol dire donare la vita per chi si ama, nelle
molteplici forme in cui questo si può
concretizzare.
Colui che ha donato e dona la sua vita è il
Signore stesso, e lo ha fatto non soltanto dando
vita, ma dando la sua vita fino a morire.
È lui l'origine di ogni vita (cf. «io sono la vita»).
Ma allora, qui Gesù invita a fare come fa lui,
pone l'esigenza che il suo discepolo, reso libero
di poterlo fare, si conformi, agisca, viva come
chi è l'origine della vita.
Amare vuol dire raggiungere la propria verità ,
quella di essere a somiglianza di Dio stesso (cf.
«io sono la verità »).
Perché questo si possa realizzare, occorre
osservare i suoi comandamenti, dice Gesù . Essi
non sono imperativi dati per limitare la libertà
dell'uomo, ma la modalità con cui la libertà
può nascere e diventare matura.
Solo chi è liberato può obbedire e, obbedendo,
diventa libero. Solo chi è amato può obbedire e,
obbedendo, ama.
Facendo così, il discepolo entra nella stessa
relazione che esiste tra il Figlio e il Padre, per
questo il Padre lo amerà , per questo il Figlio lo
amerà e si manifesterà a lui.

La promessa del Paraclito
Gesù fa una promessa ai Suoi , quella di un
Paraclito che rimanga con loro per sempre.
Il Paraclito che verrà per i discepoli è lo Spirito
di verità , cioè lo stesso Spirito di Gesù che è la
verità .
E questo lo Spirito che permetterà ai suoi
discepoli di riconoscere il senso autentico di
ciò che è accaduto al Calvario e che li renderà
coraggiosi annunciatori della Parola e
testimoni della Vita.
Gesù potrà non essere più visibile agli occhi di
tutti e, tuttavia, sarà visibile agli occhi di chi lo
ha conosciuto e lo riconosce.
Il luogo in cui è possibile il riconoscimento di
Gesù è quello in cui si manifesta la vita di cui
lui è l'origine.
Attraverso lo Spirito di verità , il Paraclito, che
trasforma qualsiasi situazione significante la
morte in situazione di vita, il discepolo potrà
"vedere" Gesù , perché è lui la vita, perché è
colui che ha vinto la morte e potrà scoprire di
vivere per lui.
Nello Spirito di verità il discepolo scoprirà di
appartenere al Signore Gesù qualunque sia la
sua condizione, di essere amato da lui. Nello
Spirito di verità , il discepolo potrà a sua volta
amare.
Voi tutti ricorderete la celebre frase di
S. Agostino: "Ama e poi fai quello che vuoi". Se
ami, non potrai ferire, tradire, derubare,
ingannare.
Amare cambia la vita. Se ami, non potrai che
soccorrere, accogliere, benedire. Ama e poi
quello che ti senti di fare, mettiti a farlo con
tutto il cuore.

Tra pochi giorni aprono le iscrizioni del GREST che inizierà subito al termine della scuola. Quindi, tenetevi pronti e n...
08/05/2026

Tra pochi giorni aprono le iscrizioni del GREST che inizierà subito al termine della scuola. Quindi, tenetevi pronti e non perdetevi un mese di divertimento e cura dei vostri bambini.

Potrete iscrivervi sul nostro sito: https://santafamigliadinazareth.it/grest/

Per tutte le domande, potete contattare l’Oratorio al numero: +39 351 6395715

La parola della ca**tà: V° DOMENICA DI PASQUA, 03 MAGGIO 2026.Vuoi vedere Dio? Guarda GesùServo di Dio Giampiero Moretti...
03/05/2026

La parola della ca**tà: V° DOMENICA DI PASQUA, 03 MAGGIO 2026.

Vuoi vedere Dio? Guarda Gesù
Servo di Dio Giampiero Morettini

di: Ferdinando Ricci

Vangelo di Giovanni 14,1-12

1Non sia turbato il vostro cuore.
Abbiate fede in Dio e abbiate
fede anche in me. 2Nella casa del
Padre mio vi sono molte
dimore. Se no, vi avrei mai
detto: “Vado a prepararvi un
posto”? 3Quando sarò andato e
vi avrò preparato un posto,
verrò di nuovo e vi prenderò
con me, perché dove sono io
siate anche voi. 4E del luogo
dove io vado, conoscete la via».
5Gli disse Tommaso: «Signore,
non sappiamo dove vai; come

possiamo conoscere la via?».
6Gli disse Gesù: «Io sono la via,
la verità e la vita. Nessuno viene
al Padre se non per mezzo di
me. 7Se avete conosciuto me,
conoscerete anche il Padre mio:
fin da ora lo conoscete e lo
avete veduto».

8Gli disse Filippo: «Signore,
mostraci il Padre e ci basta».
9Gli rispose Gesù: «Da tanto
tempo sono con voi e tu non mi
hai conosciuto, Filippo? Chi ha
visto me, ha visto il Padre. Come
puoi tu dire: “Mostraci il
Padre”? 10Non credi che io sono
nel Padre e il Padre è in me? Le

parole che io vi dico, non le dico
da me stesso; ma il Padre, che
rimane in me, compie le sue
opere. 11Credete a me: io sono
nel Padre e il Padre è in me. Se
non altro, credetelo per le opere
stesse.

12In verità, in verità io vi dico:
chi crede in me, anch’egli
compirà le opere che io compio
e ne compirà di più grandi di
queste, perché io vado al Padre.

Comincia con questa domenica la lettura del
cap. 14 di Giovanni, che proseguirà anche nella
prossima.
Siamo all'inizio del lungo discorso di addio di
Gesù ai suoi discepoli durante l'ultima cena,
dopo la lavanda dei piedi, l'annuncio del
tradimento di Giuda e del rinnegamento di
Pietro e la consegna del comandamento nuovo:
" Ama il prossimo come te stesso" (cioè tratta
gli altri con la stessa cura, rispetto e amore che
si riserva a se stessi... e questo è
il comandamento nuovo).

Carissimi amici della Parola, ho sempre
pensato che Giampiero Morettini, seminarista
della nostra UP 18 Santa Famiglia di Nazareth
fino al 21 agosto 2014, giorno in cui è salito al
cielo, è già dal 2021 un servo di Dio; egli ci ha
lasciato un "tesoro" in un foglietto di carta,
scritto prima della sua dipartita al cielo, il
quale si intreccia con il Vangelo di questa
domenica.
Queste sono le parole del Servo di Dio Giampiero.
Come disse Gesù: "Io vado a preparare un
posto", sono tranquillo che al momento giusto ci
rivedremo al posto giusto.
Giampiero, con questa testimonianza, ci invita a
meditare che l'unica risposta per superare
qualsiasi condizione di difficoltà nella nostra
vita è quella di avere fede in Dio e in Gesù .

Turbamento e fede
Nel Vangelo di oggi, anche il cuore dei discepoli
è turbato. Il turbamento è il sentimento che si
prova (in particolare) davanti alla morte.
Quanto Gesù ha detto a proposito della sua
partenza e ai fatti ad essa collegati mette i
discepoli davanti a eventi di cui essi
percepiscono la drammaticità , e che
producono paura, scoraggiamento, incertezza,
tutti sentimenti che abitano nel cuore turbato
dalla morte, e che toccano la capacità non solo
di sentire, ma anche di pensare, di scegliere, di
decidere.
L'unica risposta di Gesù per superare tale
condizione è quella di avere fede in Dio e in lui.
È l'invito a rivolgere il cuore, sentimenti,
intelligenza, volontà , affidandosi a Dio e a lui.
In questo brano, Gesù comincia a parlare della
fede, utilizzando i verbi credere,
sapere/conoscere, vedere, fare le opere, che
rispecchiano lo spazio concreto della vita di
ogni uomo (casa, posto, luogo, via), mostrando
che la fede non è un sentimento generico, ma
ha un preciso fondamento e perciò è affidabile.
La fede si fonda sul fatto che Gesù non va via
per sempre: egli va al Padre per tornare dai
suoi dopo aver preparato il posto.
È un'immagine della cura previdente di Gesù
che si preoccupa di garantire la vita dei suoi
discepoli e di preparare la comunione piena e
definitiva con Dio Padre.
La fede si fonda sul fatto che, nella vita e nella
morte, apparteniamo al Signore, siamo suoi,
non siamo lasciati soli, condividiamo la meta
del suo andare.

La risposta alla vita? Imitare Gesù
Tommaso raccoglie e dà voce all'ignoranza e ai
dubbi di tutti gli altri discepoli. Davanti al suo
interrogativo, che mostra l'incomprensione dei
suoi («Signore, non sappiamo dove vai; come
possiamo conoscere la via?»), Gesù non si tira
indietro, anzi , fa una delle rivelazioni
più alte del Vangelo , introdotta dalla formula
«io sono»: «io sono la via, la verità , la vita».
Questa rivelazione: «io sono la via, la verità , la
vita» va considerata nel suo insieme, senza che
uno dei termini abbia un accento maggiore
degli altri.
Se ci pensiamo, «via, verità e vita» sono, in un
certo senso, la sintesi di tutto ciò che il nostro
cuore desidera davvero per avere pienezza e
compimento.
Sapere dove si va e come, conoscere la verità ,
che non è solo un fatto di conoscenza
intellettuale, ma è esperienza di libertà , di
autenticità , di pace, al contrario della
menzogna che imprigiona nella paura, avere e
godere la vita e dunque la sua bellezza, la sua
intensità : tutto questo è ciò che il nostro cuore
desidera.
Il nostro cuore desidera Gesù , desidera
incontrare lui, affidarsi, avere fede in lui. Lui è
la risposta.
Gesù ha già detto questo, alla fine del cap. 12
(vv. 44-45): «chi crede in me, crede in colui che
mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi
ha mandato».

Quali opere nella quotidianità?
Come premesso in questa riflessione, le opere
di Gesù sono testimoniate con la passione e la
morte, la lavanda dei piedi, il gesto del boccone
offerto a Giuda, come segno di un perdono
concesso in anticipo sul tradimento, la sua
consegna ai soldati, il dialogo con Pilato, la
crocifissione.
Queste sono le opere di Gesù e, vedendo lui,
vediamo e conosciamo chi è Dio.
Imita Gesù , colui che si china a lavare i piedi
agli altri in un gesto che conferisce loro
dignità ; oppure colui che non si ferma davanti
al tradimento dell'amico, ma lo prende su di sé ,
accettando lui stesso di morire, perché l'altro,
il traditore, viva per convertirsi al bene
comune...
Sono queste le opere che ci permettono di
avere fede in Dio e in Gesù . Sono queste le
opere che, avendo fede, anche io o anche tu,
possiamo concretamente fare.
Dunque, abbandoniamoci all'intercessione del
nostro caro amico Giampiero Morettini, Servo
di Dio, affinché ci aiuti a realizzare nella vita
quotidiana le opere di Gesù.

Indirizzo

Via Primo Maggio, 29
Perugia
06132

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Unità pastorale 18 - Santa Famiglia di Nazareth pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi