31/05/2026
La parola della ca**tà: 31 maggio 2026, SANTISSIMA TRINITA’
di: Ferdinando Ricci
Nella prima domenica che segue il tempo pasquale, terminato con la Pentecoste, la liturgia celebra la solennità della SS. Trinità , come se ci domandasse di fare sintesi dei giorni precedenti e di ritornare di nuovo alla meta della Pasqua: la salvezza di Dio che conduce l'uomo a una vita divina.
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Credo che sia giusto, con la liturgia di questa domenica, interrogarci tutti su chi sia Dio nella nostra esistenza, riscoprendo il significato della SS. Trinità .
Trinità: in quale Dio credi?
Non basta credere in Dio, è importante
verificare in quale Dio si crede.
I musulmani professano la loro fede in Allah, il
creatore del cielo e della terra, colui che
governa dall'alto, che ha stabilito prescrizioni
giuste e divieti santi e vigila, per premiare chi li
osserva e punire i trasgressori. Non
concepiscono che egli si abbassi al livello degli
uomini e che possa scendere per incontrarli e
dialogare con loro. È questo il Dio in cui
crediamo?
Nella tribù africana, dove è cresciuto un amico
sacerdote, si invoca Dio solo in tempo di
siccità . Si ritiene infatti che la pioggia dipenda
da Dio, mentre per gli altri bisogni si ricorre
agli antenati. Non ci si chiede nemmeno se Dio
si interessa delle malattie, delle disgrazie, dei
raccolti dei campi, delle faccende degli uomini.
E forse questo è il nostro Dio?
A queste domande diamo certo risposte
negative; ma proviamo a chiederci: quale
immagine di Dio si cela dietro la convinzione
che, nel giorno del giudizio, il Signore valuterà
con severità la vita di ogni uomo? A chi sono
soliti ricorrere i cristiani nei momenti difficili
per chiedere grazie?
Riconosciamolo:
adoriamo un Dio che conserva ancora molti
tratti delle divinità pagane, suscettibili, severe,
lontane.
La festa di oggi, della SS. Trinità , introdotta
molto tardi nel calendario liturgico (solo verso
il 1350), offre l' opportunità , attraverso la
riflessione sulla parola di Dio, di purificare
l'immagine che ci siamo fatta di lui e di
scoprire lineamenti nuovi e sorprendenti del
suo volto.
La Trinità è il dogma fondamentale della
teologia cristiana che definisce Dio come
un'unica essenza o natura divina in cui
coesistono tre persone distinte ma
inseparabili: il Padre (Dio), il Figlio ( Gesù
Cristo) e lo Spirito Santo.
Dio è uno solo: Dio è Uno e Trino. Tuttavia, la
divinità si esprime attraverso la relazione
d'amore e la comunione continua tra queste
tre Persone.
Pur operando sempre insieme, a ciascuna
persona è attribuito un ruolo specifico:
Il Padre: l'origine di tutto, il Creatore.
Il Figlio: generato dal Padre, è il Verbo
incarnato che ha redento l' umanità .
Lo Spirito Santo: procede dal Padre e dal
Figlio, ed è colui che guida e santifica la Chiesa.
Dio ha tanto amato il mondo.
Inizio assoluto di tutto è il fatto che «Dio ha
tanto amato il mondo». L'affermazione
potrebbe non sorprenderci, perché si sa che
Dio ama ; invece, in questa espressione ci sono
degli aspetti straordinari.
Nell'amore di Dio per il mondo c' è un aspetto
di assoluta gratuità e libertà , perché è un
amore che rischia di essere rifiutato, ed è un
amore che accetta la possibilità di incontrare
forze che si opporranno a lui fino alla morte.
L'espressione, inoltre, non è soltanto «Dio ha
amato il mondo», ma «Dio ha tanto amato il
mondo da dare...». L'amore di cui si parla non è
astratto, ma si rivela in un gesto concreto,
quello di dare il Figlio.
Credo che quanto Giovanni dica qui sia ripreso,
anche se in termini diversi, all'inizio del
racconto dell'ultima cena, dove si dice che Gesù
«dopo aver amato i suoi, li amò fino alla fine».
«Tanto da dare» e «fino alla fine» sono due
espressioni che alludono alla potenza e alla
profondità estrema a cui questo amore
originario è giunto.
Lo scopo dell'amore
Un secondo motivo di sorpresa che cogliamo
all'inizio è dato dalla finalità , che è una
manifestazione e un'espressione del tanto
amore. Dio, infatti, non chiede amore per sé ,
anzi, non chiede niente per sé ; lo scopo
dell'amore e dell'invio del Figlio è che chi crede
in lui abbia la vita eterna, cioè abbia la sua
stessa vita divina.
Lo scopo dell'amore di Dio è che il mondo
possa partecipare alla sua stessa vita, vale a
dire che il mondo possa entrare in comunione
con Lui.
È così importante questa finalità che viene
ribadita ancora con altri termini. Viene
introdotto il verbo «condannare», che
appartiene al linguaggio giuridico. Dunque
precisa Gesù - il Figlio non è venuto per un
giudizio di condanna; ma per salvare.
Ora, «salvare» non è esattamente l'opposto di
«condannare»; attraverso questo verbo che
manifesta l'intenzione originaria dell'amore di
Dio, siamo condotti nuovamente in un campo
non di tipo legale, ma personale, di relazione,
di comunione. «Salvare» è sinonimo di «dare la
vita eterna». Non c' è altro motivo nell'invio di
Gesù .
Che cosa renda possibile il compiersi di questa
salvezza, che cosa renda possibile avere la vita
eterna è detto ripetutamente attraverso
l'espressione «credere in».
“Credere in”
Ora, il verbo credere si puo costruire in molti
modi; Giovanni sceglie qui la preposizione «in»
che esprime un movimento, un andare verso.
Non si tratta percio di credere in una serie di
contenuti, ma di entrare in una relazione
personale di affidamento, di fiducia, si tratta di
affidare la propria vita al Signore. Credere in
Gesu percio e gia avere la salvezza, la vita
eterna, e cioe gia partecipare alla vita di Dio,
essere in una relazione di comunione con Lui.
Non c’e salvezza che in Gesu, per questo chi
non crede in lui e gia stato giudicato, cioe non
entra nella relazione che salva e, di
conseguenza, perisce.
Mi sembra evidente che le parole di Gesu
alludano alla Trinita, che e relazione di
comunione nell’amore e dall’amore.
Possiamo pensare che sia lo Spirito diffuso a
Pentecoste che ci permette di affidarci senza
paura a Gesu (cf. Gv 14ss) e che la vita eterna,
che ci e gia data nella fede in Gesu, sia vita
nello Spirito