18/10/2026
Tutto il mondo che ci circonda lo osserviamo con i nostri occhi che ci restituiscono un'immagine nitida, colorata, apparentemente sincera di quel che c'è, di quello che accade. Ma se ti dicessi che il sole che vedi per qualche istante non è affatto giallo come ti hanno insegnato a colorarlo da piccolo? Se ti dicessi che è verde, mi crederesti? Si, la stella del nostro sistema solare emette una luce verde, ma noi la percepiamo gialla/bianca. Solo in alcuni istanti, sulla linea dell'orizzonte al tramonto, a volte si scorge il lampo verde del suo vero colore. Se ti dicessi che il sole che osservi in realtà non è più lì dove lo stai guardando, perché la sua luce impiega 8 minuti e 20 secondi a raggiungere i tuoi occhi e quindi si trova più in là, come le stelle di notte dove vediamo il riflesso del loro passato ed alcune non esistono più, perché la loro luce impiega anni luce ad arrivare a noi. Così quando guardiamo la moglie, il marito, il figlio, il padre, la madre, si stiamo vedendo una sagoma, un corpo, un volto, ma la nostra mente e cuore non si ferma a quello "scatto", ma colora l'immagine con giudizi, sentimenti, ricordi, pensieri, ora carichi d'amore, ora carichi di rabbia o vuoti per l'indifferenza. Come cambia l'immagine del nostro papà negli anni, da supereroe che non sbaglia mai e sa tutto, a perfetto imbranato con tutti i suoi difetti ed errori. Che immagine abbiamo di noi stessi, del riflesso allo specchio? A volte splendida, a volte inguardabile, ma pur sempre immagine è e quanto siamo condizionati da essa, ogni istante della giornata, della vita. Ma quante volte ci chiederemo se quest'immagine sia la stessa icona che Dio voleva dipingere di me, se avrebbe usato questi colori, questi lineamenti, questi dettagli e accorgendoci del disastro di quest'opera, ci viene da dire che qualcuno dei due ha sbagliato. Quanto siamo lontani dall'immagine di Dio e siamo invece più simili a quella di Cesare, imitando e somigliando a persone sbagliate, presi come modelli idealizzati, stereotipati per poi accorgerci che siamo ancora pagani nel nostro Pantheon a mirare déi muti. Ma quand'è l'ultima volta che hai desiderato di somigliare a Dio? Quand'è l'ultima volta che ti sei detto: "ora facciamo le cose come Cristo comanda", perché altrimenti roviniamo tutto. Abbiamo un'immagine di famiglia alla mulino bianco che non ridice con le nostre case, l'immagine in testa del matrimonio fermandoci all'immaginario comune dell'abito da sposa, i fiori, il fotografo, la navata con la guida, ma non ci dicono quel che vien dopo, perché ci si ferma allo scatto, al riso, al bacio. L'immagine di uomo, di donna, di Dio quanto è sfigurata al giorno nostro, immagini pornografiche di quel che un tempo era una bellezza perduta, una semplicità, una dignità che diventava signorilità e regalità. Così Francesco non somiglia più ad un soldato che porta la guerra, ma un santo che porta la pace, con le mani e i piedi che hanno le stesse identiche ferite di Cristo. Ma ormai siamo bombardati costantemente da immagini che ci imprimono come devi essere, dove devi andare, cosa devi mangiare e bere, cosa devi dire, quanto devi guadagnare, come ti devi truccare e vestire e sono tutte tuniche romane, non ce ne è una che somigli alla veste bianca, non una che sia quella che ti ha dato Dio nel giorno del battesimo, un giorno lontano dove sicuramente in quel bagno santo di umiltà, verità e grazia sei tornato all'immagine ed icona che Dio aveva di te. Dai a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio.
Tratto dall'omelia di Don Lorenzo Perri