Osservatorio Antimafie Pavia

Osservatorio Antimafie Pavia Manteniamo viva l'attenzione sulle mafie promuovendo la conoscenza degli studenti di contrasto. Orga Queste non sono parole nostre. Dire di no. Nessuno escluso.

L’Osservatorio Antimafie di Pavia è nato nel 2009, dopo l’incontro con Nando Dalla Chiesa, fondatore di OMiCrON (Osservatorio milanese sulla criminalità organizzata al Nord). Proprio sul modello di quest’ultimo abbiamo deciso di fondare un osservatorio simile anche nella nostra città. E l’abbiamo fatto prima che Pavia finisse sulle prime pagine di tutti i giornali per il poco onorevole primato del

primo direttore di una Asl arrestato per mafia. Per il momento l’Osservatorio è costituito da un gruppo ristretto di partecipanti, prevalentemente studenti universitari. Ma, con il sostegno di esponenti di Omicron stesso e con la collaborazione indispensabile del Coordinamento per il diritto allo studio - UDU, stiamo cercando di sensibilizzare la cittadinanza sulla criminalità organizzata. Una questione che troppo spesso viene erroneamente percepita come lontana. L’idea che sta alla base di questa nostra attività si può sintetizzare in poche parole: «La lotta alla mafia è compito di ognuno di noi. Ognuno nel suo piccolo, ognuno per quello che può, ognuno per quello che sa. Non ci sono giustificazioni per nessuno, perché ognuno nel suo ambito, ognuno secondo le sue possibilità e capacità deve dare il meglio di se stesso. Ognuno di noi ha un compito ben preciso: guai a non assolverlo». Sono le parole che usò Paolo Borsellino, il magistrato che lavorò al fianco di Giovanni Falcone e che fu ucciso da Cosa Nostra nel luglio del 1992, a soli cinquantasei giorni dall’orrenda fine del suo compagno e amico a Capaci. Oggi, a più di vent’anni di distanza da quegli omicidi, quelle parole hanno ancora molto da dirci. Ci dicono che ciascuno di noi – non solo perché cittadino della Repubblica, ma perché essere umano –, deve opporsi con ogni forza a tutte le forme d’infiltrazione che la criminalità organizzata adotta per distruggere dalle fondamenta la nostra società. Essere giovani, vivere in una città come Pavia… Nulla di tutto ciò costituisce una scusante all’indifferenza. Nulla di tutto ciò ci deve fare arroccare sui soliti, vecchi pregiudizi: la mafia c’è, esiste anche tra noi. La mafia è al Sud come al Nord. Anche in Lombardia infatti la criminalità organizzata si fa sentire con omicidi, intimidazioni ed estorsioni. Ma soprattutto si manifesta sotto altre spoglie, ancor più subdole e devastanti. L’imprenditoria criminale e la penetrazione nel circuito economico e negli appalti. E poi ancora il dominio sul movimento terra, sul ciclo del cemento e dell’edilizia. Per arrivare fino alla speculazione selvaggia che avvelena il territorio e l’ambiente. Anche in Lombardia la mafia si cela dietro alcuni volti insospettabili, dietro la corruzione ed il clientelismo diffusi tra i cosiddetti “colletti bianchi” e i politici. Anche in Lombardia la mafia è dietro verità inquietanti conosciute da molti e omesse da troppi, nascoste dietro i giochi del potere. Forse, come scrive Roberto Saviano in “Gomorra”, chi entra a far parte dell’Osservatorio «ha la smaniosa sensazione di dover fare qualcosa, e di non riuscire a trovare pace fin quando non la realizza, o almeno tenta di farlo». Ma riteniamo irrinunciabile mettere a disposizione le nostre conoscenze e le nostre parole per aiutare a diffondere il più possibile la cultura della legalità. Fosse anche soltanto per rendere verità e speranza a tutti coloro che hanno pagato ad altissimo prezzo un impegno sfociato nell’eroismo. Per questo sin dalla nascita dell’Osservatorio, nel 2009, abbiamo affiancato il Coordinamento per il Diritto allo Studio - UDU organizzando insieme la settimana di incontri avviata dal Coordinamento stesso nel 2005, quando è stato fondato anche il Circolo ARCI Radio Aut, dedicato a Peppino Impastato, vittima della Mafia. La settimana, entrata tra gli appuntamenti fissi a Pavia ed è ormai nota a tutti come “Mafie”, ogni anno ad ottobre porta a Pavia giornalisti e magistrati, scrittori e uomini di cultura. Marco Travaglio e Nicola Gratteri, Giulio Cavalli e Roberto Saviano, Antonio Ingroia e Roberto Scarpinato, Nicola Prestipino e Maria Falcone, Alberto Nobili e Maurizio Romanelli: sono soltanto alcuni dei nomi che in questi anni sono venuti nella nostra città per parlare di mafia. Perché di antimafia non si parla mai abbastanza. Perché fare lotta alla mafia non richiede necessariamente di essere degli eroi. E’ sufficiente un minimo di coscienza civile per capire quanto sia fondamentale reagire. E reagire significa anche soltanto vigilare, raccontare, denunciare. E questo è alla portata di tutti. E’ un imprescindibile dovere di solidarietà umana che abbiamo nei confronti di chi la mafia la guarda negli occhi ogni giorno, e ogni giorno la combatte dalla prima linea. Anche a costo di enormi sacrifici, di una vita blindata. Anche a costo della vita. Noi abbiamo iniziato con sforzi infinitamente più piccoli, proporzionati alle nostre capacità e possibilità. E l’abbiamo fatto per dimostrare che il compito di salvaguardare la vita democratica del Paese è affidato a tutti. Ognuno per quello che può, ognuno per quello che sa.

30/07/2026

Questa fotografia custodisce una pagina fondamentale della storia della lotta a Cosa Nostra.

Ritrae alcuni tra i servitori dello Stato che hanno avuto il coraggio di affrontare la mafia quando farlo significava convivere ogni giorno con il rischio di essere uccisi.

Tra loro ci sono figure straordinarie come Rocco Chinnici, Giovanni Falcone e Ninni Cassarà, uomini che, con il loro lavoro, hanno cambiato per sempre il contrasto alla criminalità organizzata.

Rocco Chinnici ebbe la straordinaria intuizione di creare il Pool Antimafia, un metodo innovativo che consentì ai magistrati di condividere informazioni, strategie e responsabilità, spezzando l'isolamento in cui Cosa Nostra cercava di relegare chi la combatteva.

Giovanni Falcone trasformò quell'intuizione in un modello investigativo senza precedenti. Grazie alla sua visione, alle indagini sui collaboratori di giustizia e al lavoro svolto insieme ai colleghi del Pool, fu possibile istruire il Maxiprocesso di Palermo, che inflisse il primo durissimo colpo giudiziario a Cosa Nostra.

Ninni Cassarà, vice questore della Squadra Mobile di Palermo, fu uno dei più grandi investigatori della sua generazione. Le sue indagini furono determinanti per ricostruire gli assetti di Cosa Nostra e fornire ai magistrati elementi fondamentali per le loro inchieste.

Erano uomini diversi, ma uniti dallo stesso senso dello Stato e dalla stessa determinazione. Tutti pagarono con la vita la fedeltà al proprio dovere.

Il loro sacrificio non appartiene soltanto alla storia: continua a ricordarci che la giustizia, la libertà e la democrazia hanno avuto un prezzo altissimo.

Ricordarli significa mantenere viva la loro eredità.

Perché la memoria non è soltanto un ricordo: è un impegno verso il futuro.

02/07/2026
10/06/2026
29/05/2026
10/05/2026

È il primo 9 maggio senza Salvo Vitale. Per quarantasette anni è stato la memoria storica di Peppino Impastato, ha portato la sua storia e le loro lotte in giro per l'Italia. Fa strano non vederlo più al corteo di Cinisi ma siamo sicuri che da lassù stia marciando al fianco di Peppino, gridando insieme a lui che la mafia è una montagna di m***a.
***a

Il Ministro Valditara dimostra di non conoscere fatti gravissimi e enormi della nostra storia. Che vergogna!!!!!
07/05/2026

Il Ministro Valditara dimostra di non conoscere fatti gravissimi e enormi della nostra storia. Che vergogna!!!!!

Il Ministro "dell'Istruzione e del Merito" Valditara ha inaugurato oggi una scuola intitolata a Piersanti Mattarella, fratello del Presidente Sergio Mattarella, e nel punto stampa dopo ha attribuito il suo assassinio alle Brigate Rosse.

Peccato non sia vero.

Per la cronaca: Piersanti Mattarella fu ucciso dalla mafia il 6 gennaio 1980 a Palermo, da Cosa Nostra. Un fatto che a noi siciliani (e non solo) è rimasto stampato nella mente.

E dovrebbe esserlo anche per un Ministro della Repubblica, tanto più uno che si occupa di istruzione pubblica.

"All'epoca avevo 18 anni, quasi 19, ma ricordo quella foto drammatica del presidente Sergio Mattarella che prendeva in braccio suo fratello assassinato dalle Brigate rosse e lo tirava fuori dalla macchina".

Peccato per i colpevoli sbagliati. Ma cosa volete che sia...

Il tutto alla cerimonia in cui, testualmente, voleva «lanciare un messaggio forte di legalità» alle nuove generazioni.

Messaggio ricevutissimo.

PS. Promemoria: questo signore decide i programmi di storia nelle scuole italiane.

Indirizzo

Via Faruffini, 4
Pavia
27100

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