04/10/2026
OMELIA - Messa di saluto - Parrocchia Spirito Santo Paternò, di Don Salvatore Alì
Carissimi fratelli e sorelle,
con grande emozione celebro questa santa Eucarestia nella ventisettesima domenica del Tempo ordinario, unitamente a Don Innocent e Don Dickson, novelli diaconi.
Saluto il Vicario Generale della Diocesi di Kahama, diocesi di origine dei nostri Diaconi, Mons. Pietro Kudundu e Padre Mimmo Evola, P. Giuseppe Caponnetto e il Don Vincenzo Ciravolo.
La Parola di Dio che abbiamo ascoltato ci parla di una vigna e non è questo un fatto casuale, per noi che celebriamo questa Eucaristica in ringraziamento al Signore per quanto ha fatto in questi anni.
1.La vigna non è nostra.
Isaia, nella prima lettura, dice: ‟Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. L’aveva dissodata, sgombrata dai sassi, vi aveva piantato viti pregiate, vi aveva costruito una ‟torreˮ. Che cos’è questa vigna? Quella della vigna è una immagine fortemente presente in tutta la Scrittura. Nella Bibbia la vigna rappresenta Israele, o è meglio dire la vita di Israele e, dunque, la vita di noi suo popolo, oggi. Ecco perché possiamo dire che questa Parola parla di noi. Noi siamo la vigna che il Signore ama e di cui si prende cura.
Ma Gesù aggiunge: ‟la diede in affitto a dei contadiniˮ. Per undici anni il Signore ha dato in affitto a me questa vigna. Non era mia. Non è mai stata mia. È sua. Io sono stato solo uno dei contadini, un operaio a cui è stato detto: custodiscila. È quello che ho cercato di fare. E quando un parroco lo capisce, può partire in pace. Perché la vigna rimane. La torre rimane. Il torchio rimane. Ma soprattutto rimane il Padrone, che è il Signore. Io me ne vado, ma Lui resta qui con voi. Questa è la nostra fede.
Se in questi undici anni ho fatto qualcosa di buono, non è stato merito mio. È perché il Padrone ha continuato ad amare la sua vigna, nonostante il contadino. Se qualche pietra è stata tolta, qualche vite è stata piantata, qualche frutto è venuto, è perché Lui ha lavorato con noi. E stasera, mentre ringrazio il Signore, devo chiedere perdono. Perdonatemi per quando invece di acini dolci ho prodotto acini acerbi. Per le volte che mi sono stancato, che ho chiuso il cuore, che non ho ascoltato. La Parola di oggi è un esame di coscienza anche e soprattutto per me: che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Signore, quello che non sono stato capace di fare realizzalo e completalo tu!
2.Dio non si stanca di mandare.
Il Vangelo è sconvolgente per la estrema pazienza del padrone. Il padrone manda i servi, poi altri servi più numerosi, poi alla fine il figlio. Tutto ciò ci dice che Dio non si stanca di noi. Egli si aspetta che cresciamo e portiamo frutti, ma spesso, invece di produrre frutti buoni, produciamo acini amari. Eppure Dio continua ad amarci e a prendersi cura di noi.
Se pensiamo alla storia di questa comunità parrocchiale, che vi ricordo tra due anni celebrerà il cinquantesimo della sua istituzione, possiamo veramente dire che Dio non si è mai stancato di questa sua sposa. Egli in questi anni vi ha mandato tanti servi. E voglio ringraziarlo stasera insieme a voi per i sacerdoti e parroci che prima di me hanno curato e servito questa amata comunità: Padre Emilio Manitta e i padri Cappuccini, Padre Francesco Sicurella, Padre Alfio Consoli, Padre Mimmo Evola, Padre Tony Milazzo, Padre Nunzio Chirieleison.
Un grazie al Signore per Padre Giuseppe Caponnetto che in questi anni con la sua presenza e il suo servizio è stato un aiuto prezioso per me e una presenza apostolica per la comunità. Insieme a lui ringrazio Don Vincenzo Ciravolo per il suo ministero di diacono svolto in mezzo a noi e per la sua sempre pronta disponibilità. Come un pensiero grato va all’accolito Nino Laudani, affidato a questa parrocchia e da subito a servizio di tutti e all’aspirante diacono Alberto Sirna.
Ma permettetemi stasera di ringraziare Dio per due servi speciali che ha mandato in questa vigna: Don Dickson e Don Innocent. Loro sono stati per noi il segno che la Chiesa è grande, che è cattolica. Sono arrivati da lontano, con un’altra cultura, un’altra lingua, e sono diventati figli di questa comunità, fratelli nostri. Hanno studiato, hanno annunciato la Parola, hanno servito all’altare, hanno condiviso la nostra vita. Hanno imparato cosa vuol dire essere parrocchia in Sicilia. Grazie, Don Dickson. Grazie, Don Innocent. Avete dissodato con noi presbiteri e diacono questa vigna, soprattutto il campo difficile dei giovani. Ve lo dico qui davanti a tutti: siete stati un dono di Dio non solo per la nostra comunità, ma in particolare per me e il mio sacerdozio. La vostra freschezza nelle fede, il vostro entusiasmo, il vostro affetto hanno ricaricato e ravvivato il dono del presbiterato che ho ricevuto. Spero di essere stato anche io di aiuto e di esempio per voi. Quello che avete imparato qui, portatelo come seme buono dove il Signore vi manda. E non dimenticate Paternò.
Fratelli e sorelle, la vigna del Signore non finisce qui. Il Signore continua e continuerà a mandare altri operai, primo tra tutti Don Antonino Catalfo, vostro nuovo parroco. A voi, comunità, chiedo una cosa: accoglietelo come avete accolto me. Con lo stesso amore. Con lo stesso affetto. Con la stessa pazienza che avete avuto con me.
3.Ciò che conta è il frutto.
Ed, infine, non possiamo non fare riferimento a San Paolo che nella seconda lettura dice una cosa bellissima: ‟Tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato... sia oggetto dei vostri pensieriˮ. Alla fine della mia permanenza non voglio lasciarvi rimpianti, ma un metodo. Non vi lascio un programma, vi lascio un invito, quello di continuare a portare frutto. Qual’è il frutto che il Padrone si aspetta? Isaia è chiaro: ‟si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressiˮ.
Il frutto non è fare tante attività, anche se noi in questi anni ne abbiamo fatte tante. Il frutto è amarci di più. È l’amore in famiglia e nella comunità, la rettitudine sul lavoro, il perdono reciproco, l’attenzione ai poveri e agli ultimi. Se la parrocchia non produce questo, è sterile, anche se è piena di gente. Per undici anni abbiamo cercato di costruire la torre, che è la comunione. Se vi ricordate era quello che mi prefissavo quando sono venuto la prima volta tra voi. Ci sono riuscito? Non lo so, lo sa Dio. Non voglio peccare di presunzione, ma penso che un piccolo seme è stato messo, se è vero che niente si è perso, ma la comunità si è arricchita di carismi e ministeri nuovi. Ora tocca a voi custodirla questa comunione e sono certo che lo farete. Perché siete una comunità bella, matura, adulta nella fede.
E allora stasera, miei cari, non vi dico ‟addioˮ. Dico come Paolo a Mileto: ‟Vi affido a Dio e alla parola della sua graziaˮ. Non vi affido a un nuovo parroco, anche se certamente sarà bravo, anzi più bravo di me. Non vi affido ai ricordi, che resteranno incisi nel mio cuore. Vi affido a Dio. Io vado in Cattedrale, lo sapete, chiamato a un altro servizio. Ma porto con me ognuno di voi e “rendo grazie al mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi” (Fil 1,3).
Siete stati la mia famiglia. Continuate a pregare per me, ne ho tanto bisogno, come io pregherò per voi. E quando passerete dalla Cattedrale, entrate. La porta per voi, come per tutti, sarà sempre aperta. Non solo la porta della Chiesa, ma soprattutto la porta del mio cuore.
Vergine santissima del Cenacolo, Sposa dello Spirito Santo, custodisci tu questa parrocchia che ho amato con tutto me stesso. Amen.
RINGRAZIAMENTO E SALUTO
PARROCCHIA SPIRITO SANTO – PATERNÒ.
Cari fratelli e sorelle, cara comunità dello Spirito Santo…
Parlare oggi non è facile, perché questo è uno di quei momenti in cui le parole
sembrano insufficienti per contenere tutto ciò che vorrei esprimere. Dico questo perché
dentro di me convivono diverse emozioni: sento già la nostalgia, consapevole di quanto
mi mancherete, ma provo anche un profondo senso di gratitudine, perché nel mio
cammino c’è una parte di ognuno di voi. Per questo vorrei guardare negli occhi ciascuno
di voi e dirgli: Grazie! Ti voglio bene!
Tutto è iniziato con quel nostro arrivo in Italia, 1° ottobre 2023. Non conoscevamo
nessuno e perfino il suono della lingua e il ritmo della cultura ci risultavano estranei.
Insieme a Innocent, mio prezioso compagno di strada, eravamo sommersi dalle difficoltà,
imprigionati in quello che somigliava sempre più a un incubo a occhi aperti. Dopo appena
un mese dal nostro arrivo, il peso di quel mondo sconosciuto mi ha schiacciato. Non ce
la facevo più. Un giorno ho rivolto il mio grido direttamente a Gesù, attraverso una lettera
privata scritta a mano, di notte, dicendogli: «Vorrei solo tornare a casa, riabbracciare la
mia famiglia, i miei amici, i compagni di una vita e i miei vicini. Sei Tu che mi hai chiesto
di lasciare la mia terra, ma la solitudine dello straniero è un macigno troppo pesante. "Ora,
ascuta a mia!" Farò così: mi sforzerò per un solo anno. Se dopo dodici mesi nulla sarà
cambiato, tornerò a casa». Ma Gesù non ha voluto attendere un anno prima di raccogliere
quelle lacrime. È bastato un solo mese perché guidasse i nostri passi verso questa
comunità, spalancandoci le porte di una vera casa, una vera famiglia.
Per questo un immenso e filiale grazie va al Signore, «perché ha compiuto progetti
meravigliosi, fedeli e veri» nella mia vita (cfr. Isa 25, 1). Così fa per ognuno di noi. È Lui
che guida i nostri passi, che traccia strade inaspettate e che mi ha donato la grazia di
camminare insieme a voi in questo tratto di strada. Sono consapevole che rendere grazie
a Lui sia il modo migliore per custodire la bellezza di tutto ciò che abbiamo condiviso.
Un ringraziamento particolare e profondo lo vorrei rivolgere a te, Padre Salvatore
Alì. So che le parole non basteranno mai per ringraziarti di ciò che sei per me e di tutto
quello che hai fatto per la mia vita e per il mio cammino verso il ministero. Ci hai accolti
e amati con la totalità del tuo cuore, dedicando la tua vita anche a noi. La tua generosità
mi lascia sempre senza parole, ma ciò che mi tocca di più è l’amore immenso che c’è
dietro ogni tuo gesto. Voglio che tu sappia che non considero affatto scontato il tuo aiuto,
né il tuo esserci sempre stato in modo così totale. Non hai donato solo risorse, energie e
tempo: mi hai regalato un pezzo della tua stessa vita. Spero di poter essere, un giorno,
all’altezza del bene che mi hai fatto. Sei stato, e continui a essere, un vero Padre per me,
un papà; ma ancora di più, sei un segno vivo dell’amore di Dio, un amore che non si
risparmia in nulla. Ti voglio tanto bene e ti sono immensamente grato.
A tutta la comunità parrocchiale dello Spirito Santo: grazie dal profondo del cuore.
Grazie per avermi accolto senza riserve, per avermi spalancato le porte delle vostre case
e, soprattutto, per avermi amato e accompagnato. Mi avete fatto sentire parte di una vera famiglia. E grazie anche per avermi fatto mangiare così bene!
Il mio abbraccio riconoscente va a tutti i gruppi che animano e rendono viva questa
Parrocchia: a quelli con cui ho potuto condividere diverse esperienze da vicino e a quelli che, per varie ragioni, ho accompagnato più da lontano. Grazie alla Caritas, ai fratelli del
Cammino Neocatecumenale, all’UNITALSI, ai giovani e agli Scout, ai cori, ai catechisti,
all’Amore Misericordioso, ai ministranti, ai sacrestani, a tutte le famiglie e, in modo
speciale, a tutte le mamme, i nonni e le nonne!
Grazie al nostro vicario generale, Padre Peter Kadundu per essere qui con noi a
nome del nostro vescovo Christopher e a nome di tutta la nostra diocesi di Kahama.
Vi porto tutti nel mio cuore, tutti avete un posto speciale in esso. Ognuno di voi
ha lasciato un’impronta indelebile nella mia vita. Mi avete dato tanto, molto più di quanto
io sia riuscito a donare a voi. Pregherò sempre per voi. Che lo Spirito Santo continui a
guidarvi e a unirvi sempre.
Infine, non vi dico addio e neanche arrivederci, ma ci rivedremo. Ci rivedremo
lungo le strade che il Signore continuerà a tracciare per ciascuno di noi. E ricordatevi che,
non si scorda mai il primo amore! In qualsiasi angolo del mondo io mi trovi, non saremo
mai davvero lontani, perché ci ritroveremo ogni giorno attorno a colui che ci ama tutti, e
come dice San Paolo nulla potrà mai separarci da Lui. Benvenuti a Mascalucia. Vi voglio
bene.
Dickson Nyarumbe Nyaga
Diacono
03 ottobre 2026.
SALUTO ALLA COMUNITÀ DELLO SPIRITO SANTO
Cari e amati membri della famiglia parrocchiale dello Spirito Santo,
In un momento di saluto è difficile per molti, me compreso, trovare le parole giuste a braccio. Per questo ho deciso di scrivervi e di leggervi ciò che ho preparato.
Tutto quello che ascolterete si racchiude in un'unica parola: "Grazie".
Innanzitutto, grazie a Dio Onnipotente. Ci uniamo al salmista dicendo: "Grandi cose ha fatto il Signore per noi, ci ha colmati di gioia" (Sal 126, 3). E davvero siamo felici, non solo noi, ma anche voi. Il motivo della nostra gioia l'ho appena detto: il Signore ha fatto grandi cose per noi e, insieme, siamo stati testimoni di queste grandezze. Sia lode e gloria a Dio!
Il 1° ottobre abbiamo compiuto tre anni dal nostro arrivo qui in Italia e, soprattutto, all'interno di questa famiglia piena d'amore e di gioia della parrocchia dello Spirito Santo. Le grandi cose di Dio che abbiamo testimoniato insieme si compiono proprio allo scadere di questi tre anni.
Prima di proseguire, desidero ringraziare il Vicario Generale della nostra diocesi di Kahama, Padre Peter Kadundu, per essere venuto. Padre, è qui che abbiamo vissuto in tutti questi anni. Grazie di cuore per esserti unito a noi nel ringraziare Dio per tutto ciò che ha fatto per noi. Cari parrocchiani, il Padre Vicario è stato nostro parroco in passato: è una grande gioia averlo qui con noi. Grazie di cuore, Padre.
Vorrei fare una piccola testimonianza della nostra vita qui, specialmente dei primi giorni. La sfida più grande che abbiamo affrontato è stata sicuramente la lingua. Ricordo quei giorni in cui cercavamo di comunicare con Padre Salvatore: usavamo Google Traduttore! Scrivevamo noi, scriveva lui, ci mostravamo le schermate, restavamo in silenzio... E non solo con lui, ma anche all'università. Lì è stata la fatica più grande: entrare in aula senza capire una singola parola di italiano e doversi mettere a studiare è stata una vera sofferenza. Ma il modo in cui siamo riusciti a uscire da quella situazione per arrivare a questo traguardo... davvero non posso che usare le parole di Santa Teresa: "Tutto è grazia". Sì, è solo per grazia che siamo quello che siamo.
Ritorno alla parola da cui sono partito: "Grazie". Questa volta al nostro Parroco, Padre Salvatore. Voi lo conoscete meglio di noi, è stato con voi per 11 anni, mentre noi siamo stati qui solo per tre. Non voglio elencare tutto ciò che hai fatto per noi, Padre, ma voglio solo dire che solo Dio sa come ricompensarti. Da parte mia ti prometto le mie preghiere, pregherò sempre per te. Ho assaporato la bellezza di un padre e di una guida spirituale. Sei davvero un punto di riferimento e un esempio da seguire. Prometto di mettere in pratica tutto ciò che mi hai insegnato; cercherò con tutte le mie forze di seguire il tuo insegnamento e il tuo nobile esempio.
Insieme a te, desidero
ringraziare il Viceparroco, Padre Giuseppe. Grazie di cuore, Padre, per ogni singola cosa. Prometto di pregare sempre anche per te.
Ora desidero ringraziare tutti voi: i nostri fratelli, le nostre madri e padri, e tutti i membri della famiglia di questa parrocchia dello Spirito Santo. Ci avete fatti sentire parte della vostra famiglia e ne siamo stati testimoni. Ci avete amati con tutto il cuore fin dal primo giorno. Ci siete stati vicini come veri genitori e fratelli, tanto che persino le nostre famiglie a casa, specialmente le nostre mamme, hanno iniziato a chiederci: "Ma cosa sta succedendo? Come mai vi vediamo così luminosi e in salute?". E noi rispondevamo: "Tranquille, siamo insieme a persone piene d'amore. Le nostre mamme di qui sono al lavoro!".
Non dimenticherò mai quello che ci dicevate all'inizio: "Mangiate, che dovete crescere!". L'amore che ci avete dimostrato è stato il motivo per cui abbiamo potuto vivere con gioia e proseguire la nostra formazione con serenità.
Tutti insieme siamo stati testimoni delle grandi cose di Dio: l'anno scorso quando abbiamo ricevuto il ministero del Lettorato, all'inizio di quest'anno l'Accolitato e, soprattutto, il 30 settembre, quando abbiamo contemplato con i nostri occhi ciò che abbiamo sempre desiderato e chiesto nella preghiera: il Sacro Ordine del Diaconato.
Ci siete stati vicini e avete rappresentato degnamente i nostri genitori che, per motivi indipendenti dalla nostra volontà, non hanno potuto essere presenti. Personalmente non ho avuto alcun timore, perché guardandovi vedevo i miei genitori e i miei fratelli. Grazie di cuore per averci accolti come figli. Anche i nostri genitori vi ringraziano infinitamente per questo, pregano per voi e vi invitano ad andare a trovarli in Tanzania. Non ho dubbi che verrete: il Vescovo ci ha detto che l'Ordinazione Sacerdotale si terrà in Tanzania, quindi le nostre famiglie si uniranno lì per testimoniare la grandezza di Dio. Pregate per noi affinché Colui che ha iniziato in noi quest'opera buona la porti a compimento.
Ora siamo Diaconi. Iniziamo il nostro ministero come chierici. Senza la grazia di Dio non possiamo compiere nulla di buono. Siamo ancora giovani e non sappiamo come regolarci (1 Re 3, 7): non lasciateci soli, pregate per noi e aiutateci affinché possiamo compiere l'opera di Dio con grande umiltà e fedeltà, così come abbiamo promesso davanti a Dio, davanti alla Chiesa e davanti a tutto il popolo.
Siamo stati trasferiti per svolgere il nostro servizio a Mascalucia: un posto nuovo per noi, persone nuove e tutto nuovo. Pregate per noi affinché possiamo fare del bene anche lì, per la santificazione degli uomini e per la gloria di Dio. Sarete sempre i nostri genitori e fratelli: non smettete di aprirci la porta quando verremo a bussare, e noi vi accogliamo fin d'ora con tutto il cuore nella nostra nuova casa.
In ultimo, ma non per importanza: grazie di cuore per le preghiere, per i buoni auguri e anche per i regali che ci avete fatto, sia come singoli che come parrocchia. Grazie davvero. Non abbiamo modo di sdebitarci per tutto questo, se non promettendovi di ricordarvi sempre nella preghiera. Vi auguriamo le benedizioni di Dio, e che possiate avere gioia e pace in ogni cosa.
Chiediamo scusa per quello che vi ha rattristato da parte nostra.
Grazie.
Il vostro carissimo Innocent.