04/06/2026
𝗙𝗘𝗦𝗧𝗔 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗡𝗦𝗢𝗟𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝟮𝟬𝟮𝟲
Omelia per la festa della Consolazione
31 maggio 2026 - Don Giovanni Carollo.
Carissimi devoti della Madonna della Consolazione,
questa sera siamo in paradiso, non solo perché è la festa della Madonna, ma perché celebriamo la solennità della Santissima Trinità. Vi invito, allora, a cantare insieme il desiderio di vivere qui il paradiso. Lo facciamo con un canto tratto dal film su S. Filippo Neri:
“Paradiso, Paradiso,
preferisco il Paradiso
Paradiso, Paradiso, Paradiso
Paradiso, Paradiso,
preferisco il Paradiso
Paradiso, Paradiso, Paradiso...”
Permettetemi, adesso, di continuare a manifestare il desiderio del paradiso con le parole di S. Luigi Orione:
Canto la Madonna: lasciatemi amare e cantare!
Sono un povero pellegrino che cerco luce e amore:
vengo al santuario con il Rosario in mano
per diventare lo sgabello dei piedi immacolati di Maria in eterno.
Vengo a cercarle luce e amore di Dio e delle anime.
Vengo a lei per non perdermi, dopo essere passato
tra profondità, frane, altezze, precipizi, montagne, uragani, abissi,
oscurità di spirito, ombre nere.
Amo e canto la Madonna!
In queste parole di Don Orione, l'immagine dominante è quella del cammino, del pellegrino, di un uomo in ricerca e che non si sente arrivato davanti a Dio.
La vita, anche la nostra, appare come un percorso accidentato, piena di prove interiori ed esteriori…ma Dio è con noi, come abbiamo ascoltato nella prima lettura, dove ci è stato detto che Mosè si era alzato di buon mattino e saliva sul Monte Sinai per accogliere il Signore che scendeva nella nube per fermarsi con il suo popolo.
Anche noi siamo saliti su questo Colle di Paternò per vegliare sulla nostra città, come ha fatto la Madre della consolazione, per poi riscendere in città a portare la consolazione di Gesù Risorto.
Venendo qui, come diceva Don Orione, siamo lo sgabello ai piedi di Maria, ovvero ci mettiamo a disposizione di Dio, come hanno fatto alcuni nostri amici che questa sera saranno riconosciuti e insigniti come promotori di consolazione per la nostra città.
Lasciamo, carissimi, che la Madonna ci conduca a Dio, ci introduca nella famiglia trinitaria, alla quale apparteniamo in Gesù Figlio. Noi, infatti, siamo l'eredità di Dio. E’ vero, la Trinità è un mistero, ma ci abita. Tutto in noi esprime la grazia di essere nella Trinità, di essere amati dal Padre nel Figlio, per opera dello Spirito Santo.
Quindi sentiamoci amati, come dice Gesù nel Vangelo: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”.
Ma anche Maria questa sera, da questo collo a lei tanto caro, ripete con Gesù questa dichiarazione d'amore da parte della Trinità: “Perché nessuno vada perduto”.
Come diceva Don Orione, siamo chiamati ad andare da Maria “per cercarle luce e amore di Dio e delle anime”. Infatti, amare la Madonna porta ad amare Cristo, la Chiesa e gli uomini, specialmente i poveri e, tra i più poveri, “i Giuda”.
Siamo costituiti e chiamati ad essere custodi gli uni degli altri, anche del “Giuda nostro fratello”, come diceva don Primo Mazzolari. Andiamo in soccorso dei tanti Giuda che conosciamo e che incontriamo sul nostro cammino, anche del Giuda che abita dentro di noi e che, per orgoglio, non vogliamo riconoscere.
Quando non rispetti la tua vita e quella degli altri, sei un Giuda.
Quando non ami la tua città, sei un Giuda.
Quando sei indifferente alle sofferenze fisiche, psicologiche, morali e spirituali del tuo fratello, sei un Giuda.
Quando vivi una spiritualità autoreferenziale, ripiegata su te stesso, sei un Giuda.
La Madonna ci dice: “Coraggio!”. Maria, infatti, è madre, guida e rifugio. Noi, uomini e donne, siamo viandanti che non si possono salvare da soli. Dio ci salva. Dio, infatti, non ci condanna! Ci condanniamo da soli e condanniamo anche gli altri ad una vita infelice, ad una vita senza senso. Condanniamo con i giudizi, con le calunnie, con la violenza, con azioni illecite, con comportamenti mafiosi. Oggi noi diciamo no alla cultura mafiosa!
Vogliamo cercare luce, amore nella Trinità per amare come Dio ha amato noi. Anche perché lo Spirito Santo ci abita e ci abilita ad amare.
Chi elimina, dunque, il fratello, il Giuda, non è figlio di Dio, ma è figlio della morte perché, come dice S. Giovanni, “chi non ama non è generato da Dio”.
Chi elimina il fratello, anche il Giuda di turno, è un assassino di Dio. Il mafioso, infatti, uccide con un’arma, mentre possiamo uccidere con la lingua, con la prepotenza e con l’indifferenza.
Chi si sente invece amato da Dio entra nella comunione trinitaria con il Padre, con il Figlio, e tra di noi suoi figli, e con lo Spirito Santo.
Questo, allora, è paradiso! Maria ci consola e ci rende consolatori dei fratelli.
Grazie a coloro che si sono distinti in bontà. Con la Madonna della consolazione avete vegliato e benedetto Paternò.
Come Don Orione si è sempre sentito consolato e ha consolato tante anime portando loro l'amore di Dio e la tenerezza di Maria, così anche voi avete avuto a cuore la cura del bene e del bello comune di Paternò.
Riscendiamo da questo Colle con la consolazione di essere accolti e custoditi nell'amore eterno del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.
Cantiamo insieme a Don Orione:
“Amo e canto, te Maria,
Tu sei la Madre del Signore.
Tu mi porti da Gesù,
amo e canto te, Maria”.