14/06/2026
Il "Chicco di Grano" di Partanna, Padre Calogero Russo
Ci sono vite che non si misurano semplicemente in anni, ma nell’amore immenso che sono riuscite a seminare giorno dopo giorno. La storia di Monsignor Calogero Russo — che per tutti noi sarà sempre, semplicemente, l'amatissimo Padre Russo o Don Calogero — è proprio questo: il racconto di una dedizione totale, spirituale e sociale, che ha cambiato per sempre il volto di Partanna e dell'intera Diocesi di Mazara del Vallo.
Scomparso nell'agosto del 2022 alla venerabile età di 104 anni, Padre Russo ci ha lasciati dopo ben 81 anni di straordinario sacerdozio. Ma la sua non è stata solo una vita straordinariamente longeva, è stata una carezza costante sul cuore della nostra comunità.
Una vocazione precoce e il dono di Papa Pio XII
La sua avventura con il Signore inizia prestissimo. Nato a Partanna il 21 maggio 1918 in una famiglia numerosa e ricca di sani principi, Calogero entra in seminario a soli 11 anni. Ragazzo dall'intelligenza vivace e dalla fede profonda, brucia letteralmente le tappe. Studia con così tanto profitto da trovarsi pronto all'ordinazione a soli 22 anni: un'età troppo giovane per le regole del tempo, tanto che per permettergli di diventare sacerdote l'8 marzo 1941 fu necessaria una speciale dispensa nientemeno che da Papa Pio XII.
Il pastore del Belìce: l'auto di Paolo VI e il fango delle baraccopoli
Da quel momento, Padre Russo diventa il custode delle nostre anime, ma è nel momento della prova più grande che la sua figura si fa gigantesca. Nel 1968, quando il tragico terremoto devasta la Valle del Belìce, Don Calogero è l'arciprete della Chiesa Madre di Partanna.
In quei giorni bui, mentre la terra trema e la paura stringe il cuore di tutti, Padre Russo non resta a guardare. Si rimbocca le maniche e scende nel fango, tra le baracche degli sfollati, portando non solo parole di fede, ma aiuto materiale, cibo e speranza. La sua instancabile ca**tà fa così tanto rumore da arrivare fino in Vaticano: colpito dal suo esempio, Papa San Paolo VI gli dona personalmente un'utilitaria per permettergli di raggiungere più facilmente le famiglie disagiate, i malati e i bisognosi. Quell'auto diventerà il simbolo di una Chiesa che cammina accanto agli ultimi.
Il valore del silenzio e dell'ascolto
Testimone della storia, Padre Russo ha attraversato ben dieci pontificati, incontrando giganti della fede come Papa Giovanni XXIII e San Giovanni Paolo II. Eppure, nonostante gli onori, è sempre rimasto l'uomo del popolo. Chi ha avuto il privilegio di incrociare il suo sguardo lo ricorda come un uomo di profonda preghiera, silenzioso e quasi contemplativo. Ma il suo silenzio non era assenza: era lo spazio necessario per fare posto all'altro. Don Calogero aveva la rara capacità di ascoltare davvero, accogliendo i dubbi, le gioie e i dolori di chiunque bussasse alla sua porta.
L'ultimo altare e un'eredità che non muore
Anche quando le forze fisiche lo hanno costretto a lasciare la guida ufficiale della parrocchia, il suo cuore ha continuato a ba***re per la liturgia e per la sua gente. Nella sua abitazione, circondato dall'affetto infinito dei nipoti e dei concittadini, ha allestito un piccolo altare privato per continuare a celebrare la Messa quotidiana. Fino all'ultimo respiro. Nel 2021 abbiamo avuto la gioia immensa di stringerci attorno a lui per i suoi 80 anni di sacerdozio, un traguardo storico e commovente.
Al momento del suo ritorno alla Casa del Padre nel 2022, è stato ricordato con commozione dai vertici della Chiesa siciliana — tra cui il vescovo partannese Mons. Mariano Crociata — come un "chicco di grano" che si è consumato per far fiorire la sua terra.
Oggi, a Partanna, il nome di Padre Russo non appartiene solo al passato. Il suo ricordo è una presenza viva nei nostri vicoli, nelle nostre case e nelle nostre preghiere. È il sinonimo più puro di ciò che significa amare, donarsi e servire. Grazie, Don Calogero, per essere stato il nostro pastore e la nostra guida. La tua luce continua a illuminare i nostri passi