Ancelle dell'Immacolata di Parma

Ancelle dell'Immacolata di Parma Congregazione religiosa fondata dalla Beata Anna Maria Adorni nel 1857. Le Ancelle sono presenti attualmente in Italia, Romania, Kenya e India.

Per la richiesta di materiale divulgativo sulla vita della Beata Anna Maria Adorni e sulle attività delle Ancelle, si può scrivere a:
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“L’ADORNI A BRUGNERA, UN ALTRO MIRACOLO” di Eddy LovaglioRisvegliato nel paese lo spirito della beata “Abbiate il coragg...
11/11/2025

“L’ADORNI A BRUGNERA, UN ALTRO MIRACOLO” di Eddy Lovaglio
Risvegliato nel paese lo spirito della beata “Abbiate il coraggio di seguire Gesù”. Domenica 12 si sono concluse le manifestazioni di quest’anno dedicate alla beata Anna Maria Adorni in un luogo simbolo: Brugnera, in provincia di Pordenone, là dove si compì il miracolo per intercessione di madre Adorni, nel 1939, che decretò la beatificazione della fondatrice delle Ancelle dell’Immacolata con cerimonia svoltasi nella Cattedrale di Parma il 3 ottobre 2010.

La giornata a Brugnera è iniziata con la celebrazione della Messa alle 10.15 nella chiesa parrocchiale dei Santi Giacomo e Nicola; sull’altare è stata esposta la teca con la reliquia della beata e a lato la grande immagine che la raffigura; dopo il rito religioso la reliquia è stata portata in processione fino all’abitazione della famiglia Buttignol, dove avvenne il miracolo, in via Nazario Sauro 14.

Durante l’omelia il parroco don Michele Favret ha affermato: “Ci troviamo qui oggi riuniti per ricordare un evento miracoloso frutto della misericordia di Dio attraverso Anna Maria Adorni, un evento avvenuto proprio nel nostro paese e che riguarda la guarigione di Giuseppe Buttignol, un nostro fratello che ha ricevuto questa misericordia divina salvandosi da una malattia degenerativa che porta inesorabilmente alla morte, affetto infatti da una encefalite letargica, malattia che per fortuna oggi è stata debellata. È stato un miracolo certificato con un processo apposito di riconoscimento che ha portato poi ad una ulteriore grazia e cioè quella della beatificazione di madre Adorni.” L’auspicio di don Favret è che qualcuno della famiglia Buttignol conservi queste vicende e le tramandino perché non vadano perdute, perché si conservi la memoria di Giuseppe.

Il sacerdote ha speso anche due parole sui Buttignol dichiarando che non meno miracolosa è stata questa famiglia che ha donato alla Congregazione delle Ancelle Filomena, divenuta suora col nome di Maria Albina che per tre mandati ricoprì il ruolo di madre generale. la famiglia Buttignol ha avuto ben tredici figli e questo è un segno di misericordia ed un vero miracolo di generosità e di fede se pensiamo che anni fa non c’erano certo le condizioni economiche di cui godiamo oggigiorno. Le sacre letture di questa domenica d’ottobre in cui si rende omaggio al carisma di madre Adorni sembrano andare incontro al suo operato poiché narrano del lebbroso e del suo ringraziamento a Gesù, un insegnamento che ci offre la possibilità di riflettere sulla testimonianza della beata e sulla sua dedizione verso il prossimo, verso gli emarginati dalla società, gli ammalati e i bisognosi non solo a livello materiale ma soprattutto spirituale. La vita di madre Adorni, che per quarant’anni andò nelle prigioni di Parma per redimere le detenute, è un esempio della sua importante opera sociale che ancora oggi viene attuata dalle sue eredi, le Ancelle dell’Immacolata. Il loro operato è un messaggio di speranza per tutte le persone che incontrano sul loro cammino: gli abitanti di Brugnera le hanno accolte calorosamente e questo evento è stato un po’ come un secondo miracolo che ha risvegliato i loro cuori e instillato in loro quella forza di cui era animata madre Adorni che nelle sue scritture ha affermato: “Abbiate il coraggio di seguire Gesù, accettando le croci quotidiane, nella certezza di poter risorgere con lui.”

Una partecipazione massiccia di fedeli ha affollato la chiesa di Brugnera incamminandosi in processione verso la casa dei Buttignol, in un percorso entusiasmante che ha visto ogni finestra o balcone adornato di fiori e di bandiere bianche e blu.

LA TARGA RICORDO, INVITO A RISCOPRIRE VALORE SOLIDARIETÀ

La banda “Amici della musica” ha accompagnato la processione fin dinanzi a casa Buttignol dove si è radunata una nutrita folla per assistere alla benedizione ed inaugurazione della targa a ricordo dell’evento.

La targa, scoperta da Flavio Buttignol, uno degli eredi del capostipite Giuseppe, riporta la data della beatificazione di madre Adorni del 3 ottobre 2010 e la data del miracolo della guarigione del signor Buttignol avvenuta il 1° marzo 1939.

Nel suo discorso don Michele Favret ha affermato che “questa targa ci rammenta qualcosa di prezioso da custodire, un segno di fede, un’occasione che spero rimanga nel cuore di molti e ci aiuti a crescere nella fede rimanendo ancorati al bene e alla grazia di Dio e che questo possa accompagnarci sempre".

Ha preso poi la parola il sindaco di Brugnera, Renzo Dolfi, il quale ha affermato che con questa targa si vuole ricordare un evento che ha segnato la storia spirituale ed umana della comunità: “Un miracolo attribuito per intercessione di madre Adorni avvenuto proprio in questa casa, e che la Chiesa nel 2010 riconobbe come autentico il prodigio della guarigione di Giuseppe Buttignol, un nostro cittadino colpito da encefalite letargica, guarigione ritenuta inspiegabile dalla scienza e che la fede ha riconosciuto come segno della vicinanza di Dio per intercessione di una donna straordinaria ed illuminata.

Ricordare oggi questo avvenimento significa onorare un legame profondo tra la nostra comunità ed un esempio di vita che appartiene alla storia di tutti. Anna Maria Adorni ha incarnato una dote universale: la solidarietà verso chi soffre, l’impegno per la dignità della persona, la fiducia nel p***eguire il bene anche nei momenti più difficili. Con la sua opera e la sua fede ha saputo trasformare il dolore in speranza, la sofferenza in servizio, la solitudine in amore e rispetto verso gli altri. Il miracolo di Brugnera ci ricorda che la sua presenza, ed il suo esempio, continuano a generare fiducia verso il prossimo.

Questa targa non è solo un segno di memoria ma un invito per le generazioni future a costruire la spiritualità, a riscoprire il valore della solidarietà, anche nei piccoli gesti quotidiani. Essere qui oggi mi fa sentire parte di quello che era l’Adorni e per quello che ha trasmesso a tutti noi: la solidarietà verso chi soffre e la fiducia nel bene e nelle opere di ca**tà. Sono orgoglioso di essere a capo di questo Comune che è solidale ai principi fondamentali di madre Adorni”.

“LA SANTITÀ DI ANNA MARIA PUÒ ESSERE ANCHE LA NOSTRA”

A Brugnera era presente una delegazione delle Ancelle dell’Immacolata di Parma, partite di buon’ora per presenziare a questa importante manifestazione che celebrava la loro fondatrice. Suor Maria Assunta Pedrinzani, vicaria generale della Congregazione, è intervenuta durante l’inaugurazione della targa, affissa su palazzo Buttignol: “Quest’anno stiamo celebrando i 220 anni dalla nascita di Anna Maria Adorni e l’evento di questa giornata ricorda anche i quindici anni dalla beatificazione. È stato un anno molto ricco di celebrazioni religiose e culturali e l’evento a Brugnera chiude questo anno di grazia. Possiamo dire che oggi si è compiuto un evento che sicuramente ci fa riflettere su questa beata che ha saputo vivere evangelicamente tutte le stagioni della sua vita. La santità di Anna Maria può essere anche la nostra santità. Tutti siamo chiamati a camminare sulla via della santità, e questa via ha un nome, un volto: il volto di Gesù Cristo, riconosciuto nel povero, nell’affamato, nell'ammalato, nello sfruttato, nel detenuto e nell'abbandonato. Vi assicuro che avvicinando queste persone è più quello che si riceve di quello che si dona. Una targa nella casa dove è avvenuto il miracolo è una benedizione e un pregio per la famiglia Buttignol, ma anche per tutti voi abitanti di Brugnera che ora siete sotto la sua protezione. Noi Ancelle dell’Immacolata siamo molto grate alla comunità di Brugnera per averci dato vocazioni religiose che ci permettono di continuare nel mondo l'avventura di amore iniziata dalla fondatrice. Un particolare ricordo a Suor Albina Buttignol, per diciotto anni superiora generale della nostra congregazione. Donna di grande amore verso tutti, sempre attenta e vicino alle sofferenze altrui. È stata mamma e guida non solo per le suore ma anche per tante ragazze accolte nella nostra casa. Una vera figlia della nostra fondatrice. Così Suor Cecilia Rigo e le altre sorelle di Brugnera."

Suor Pedrinzani ha concluso affermando che madre Adorni è stata una persona di grande fede e ca**tà: “La sua luce brillava anche nei luoghi più oscuri, umile e generosa nell’arte del dono e donna straordinaria che ci trasmette il desiderio di essere migliori. Pregatela perché faccia rifiorire la speranza dove si è perduta e porti pace e amore nelle famiglie di Brugnera e in tutto il mondo. La sua intercessione è potente presso Dio."

Questa giornata si è conclusa con un momento conviviale di fraternità nell’oratorio della parrocchia, organizzato da Don Michele Favret con i suoi collaboratori e collaboratrici, al quale hanno partecipato tutti i fedeli e le autorità civili, militari e religiose. Un dolce creato appositamente da un maestro pasticcere ha riportato l’immagine di madre Adorni con scritto di fianco “Grazie. Questa piccola grande parola esprime più di ogni altra cosa la nostra gratitudine per ciò che ha fatto questa donna dell’Ottocento che ancora oggi ci insegna e ci aiuta a coltivare una fede che possa illuminare sempre il nostro cammino.

GIUSEPPE BUTTIGNOL, GUARITO PER SUA INTERCESSIONE

Tra i miracoli attribuiti a madre Adorni, venne scelto quello della guarigione del signor Giuseppe Buttignol, avvenuta il 1° marzo 1939 a Brugnera, allora provincia di Udine.

Buttignol nacque il 13 febbraio 1865 a Brugnera. Durante l’adolescenza, tra i quindici e i diciassette anni, soffrì di febbre tifoidea, verso i cinquant’anni di una leggera forma di difterite.

L’11 febbraio del 1939, quando stava per compiere 74 anni, ebbe disturbi visivi, forte mal di testa e disturbi del sonno. Due giorni più tardi, si acuirono i sintomi fino al punto di chiedere egli stesso i sacramenti che ricevette dal parroco, don Amadeo Gorin. Il medico condotto, dottor Cosimo Giarletta, vista la permanente sonnolenza del malato, con perdita totale della coscienza e paresi degli sfinteri a***e e vescicale, si convinse della natura encefalitica del male. Chiamato a consulto il primario dell’Ospedale di Sacile, professor Marco Meneghini, confermò la diagnosi di encefalite letargica, aggiungendo il sospetto di meningite a causa della rigidità della nuca del malato. Giuseppe Buttignol rimase in stato comatoso per sedici giorni, dall’11 febbraio al 1°marzo 1939, e secondo la testimonianza dei suoi figli Luigi e Giuseppe, non poteva essere nutrito né idratato. La respirazione era lenta e presto si fece presente il rantolo. Intanto veniva curato con terapia adeguata per l’epoca ma inefficace. Non vi erano segni di alcun miglioramento e non restava che attendere la sua morte che sarebbe sopraggiunta da un momento all’altro.

Il signor Giuseppe Buttignol aveva una figlia religiosa, Filomena (suor Albina Buttignol) appartenente alla Congregazione fondata da madre Adorni. Questa figlia informata dai fratelli delle gravi condizioni del padre, si recò in giornata al suo capezzale, vistolo in quelle condizioni disperate, pensò subito di ottenere dal Signore ciò che la medicina non poteva dare, e chiese poi alla superiora generale di inviare immaginette della serva di Dio, Anna Maria Adorni, con preghiera e una reliquia. La reliquia fu posta sotto il capo del morente, e una immagine sul comò, davanti alla quale la famiglia pregava. Nella famiglia Buttignol era ben nota la figura della santa fondatrice della Congregazione a cui apparteneva suor Albina e c’era anche la consapevolezza che molti affermavano di avere ricevuto grazie speciali per intercessione di Anna Maria Adorni.

Il sesto giorno di questa novena avvenne improvvisamente la guarigione del malato, completa, duratura e scientificamente inspiegabile. Era il 1° marzo 1939 il malato si svegliò improvvisamente come da un sonno, e riprese tutte e perfettamente le sue facoltà mentali. Domandò ai familiari perché si trovassero lì e dove stava il suo portafoglio con all’interno i soldi della pensione. Chiese da mangiare e da fumare, poi, tutto arzillo, prese la bicicletta percorrendo alcuni chilometri. Visse fino all’età di 88 anni senza mai soffrire il minimo disturbo della pregressa malattia: conservò chiare le sue facoltà mentali fino alla morte.

Dopo un lungo processo canonico papa Benedetto XVI riconosce il miracolo avvenuto per intercessione di Anna Maria Adorni, e il 3 ottobre 2010 viene proclamata beata nella Cattedrale di Parma. La prima beatificazione fatta fuori le mura vaticane.

Vita Nuova (il settima***e ufficiale della Diocesi di Parma), domenica 26 ottobre 2025, pagina 4

UNA TARGA PER RICORDARE IL MIRACOLO COMPIUTO DALLA BEATA MADRE ADORNI di L. M.Le celebrazioni per i 220 anni dalla nasci...
29/10/2025

UNA TARGA PER RICORDARE IL MIRACOLO COMPIUTO DALLA BEATA MADRE ADORNI di L. M.
Le celebrazioni per i 220 anni dalla nascita di Anna Maria Adorni e i 15 anni dalla beatificazione, si sono conclusi a Brugnera (Pordenone) con una cerimonia altamente simbolica.

È stata infatti posata una targa nella casa in cui il 1° marzo 1939, avvenne il miracolo della guarigione istantanea di Giuseppe Buttignol, malato di encefalite letargica, per intercessione di Madre Adorni.

La celebrazione era composta da vari momenti e ha visto, tra gli altri, la presenza delle Ancelle dell’Immacolata, del sindaco Renzo Dolfi, del parroco don Michele Favret e della banda musicale, oltre che della famiglia Buttignol.

Suor Maria Assunta Pedrinzani, vicaria generale della congregazione, per l'occasione ha tracciato un ricordo della beata, ripercorrendo la storia del miracolo e la sua testimonianza di fede,
"il signor Giuseppe Buttignol, malato di encefalite letargica - ha ricordato - aveva una figlia religiosa, Filomena (suor Albina Buttignol) appartenente alla congregazione fondata da Madre Adorni. Questa figlia informata dai fratelli delle gravi condizioni del padre, si recò in giornata al suo capezzale, vistolo in quelle condizioni disperate, pensò subito di ottenere dal Signore ciò che la medicina non poteva dare, e chiese poi alla superiora generale di inviare immaginette della Serva di Dio Anna Maria Adorni con preghiera e una reliquia. La reliquia fu posta sotto il capo del morente, e una immagine sul comò, davanti alla quale la famiglia pregava. Nella casa Madre si iniziò una novena e anche i familiari del malato fecero la novena".

Nella famiglia Buttignol “era ben nota la figura della santa fondatrice della Congregazione a cui apparteneva suor Albina - ha proseguito - e c’era anche la consapevolezza che molti affermavano di avere ricevuto grazie speciali per intercessione di Anna Maria Adorni. Il sesto giorno di questa novena avvenne improvvisamente la guarigione del malato, completa, duratura e scientificamente inspiegabile".

Era il 1° marzo 1939 “il malato si svegliò improvvisamente come da un sonno, e riprese tutte e perfettamente le sue facoltà mentali - ha spiegato -. Domandò ai familiari perché si trovassero lì e dove stava il suo portafoglio con all’interno i soldi della pensione. Chiese da mangiare e da fumare, poi, tutto arzillo, prese la bicicletta percorrendo alcuni chilometri. Visse fino all’età di 88 anni senza mai soffrire il minimo disturbo della pregressa malattia: conservò chiare le sue facoltà mentali fino alla morte".

Dopo un lungo processo canonico Papa Benedetto XVI riconosce il miracolo avvenuto per intercessione di Anna Maria Adorni, e il 3 ottobre 2010 viene proclamata beata nella Cattedrale di Parma. La prima beatificazione fatta fuori le mura vaticane.

Una targa nella casa dove è avvenuto il miracolo “è una benedizione e un pregio per la famiglia Buttignol, ma anche per tutti voi abitanti di Brugnera che ora siete sotto la sua protezione” ha concluso.

Gazzetta di Parma, sabato 25 ottobre 2025, pagina 23

MADRE ADORNI, CELEBRATO XV BEATIFICAZIONE di Eddy LovaglioIl canto del “Gloria” della cripta del Duomo si è levato al ci...
22/10/2025

MADRE ADORNI, CELEBRATO XV BEATIFICAZIONE di Eddy Lovaglio
Il canto del “Gloria” della cripta del Duomo si è levato al cielo in segno di osanna per la ricorrenza della beatificazione di Anna Maria Adorni lo scorso 3 ottobre, a quindici anni dal giorno della sua beatificazione avvenuta proprio nella Basilica Cattedrale di Parma e per la prima volta al di fuori delle porte di Roma.

La Messa è stata celebrata dal vescovo Solmi in una cripta affollata di fedeli e simpatizzanti di madre Adorni, una donna carismatica che ha portato dentro di sé la grazia divina fin dall’infanzia e, pur divenendo moglie e madre, si è votata al Signore senza mai avere incertezze.

Ha lottato contro le avversità materiali e immateriali di quel periodo dell’Ottocento in cui è vissuta e, soprattutto, per la redenzione e la salvezza delle anime. Illuminata dall’amore verso il Signore, ha donato luce, speranza e fede a quanti avvicinava. Le sue opere di misericordia sono ben note ancora oggi, che si celebrano i duecentovent’anni dalla sua nascita. Le Ancelle dell’Immacolata continuano l’operato della loro fondatrice e sono attive anche con le missioni all’estero: in Romania, in Kenya e in India dove portano la parola di Dio e aiutano gli indigenti, i disagiati, prestando particolare attenzione ai bambini. Altro ente benefico fondato da madre Adorni è l’Istituto del Buon Pastore che accoglie, aiuta e conforta madri in difficoltà e loro figli.

Questo momento di preghiera e di raccoglimento nel giorno del suo anniversario, allietato dai canti del coro “Il Pellegrino” diretto dal m° Gregorio Pedrini, è importante per ricordare questa donna avviata alla santità e ribadire il suo messaggio di amore nei confronti del Signore ma anche nei confronti del prossimo. Il vescovo nell’omelia ha affermato che “Anna Maria Adorni ha lasciato una traccia indelebile in quel periodo dell’Ottocento insieme ad altre figure importanti come il venerabile Agostino Chieppi, il cardinal Ferrari e Guido Maria Conforti a cui proprio madre Adorni diede sostegno e incoraggiamento, figure che hanno dedicato la loro vita alla misericordia e ca**tà cristiana.”

Monsignor Solmi ha poi ricordato quanto in questo momento di tragedie e sofferenze nel mondo sia importante un appello alla pace e alla speranza. Anche suor Maria Assunta Pedrinzani, nel suo intervento, ha ricordato l’opera sociale e misericordiosa della loro fondatrice e come in lei non c’era frattura tra contemplazione e azione. Suor Mariana, superiora generale, ha sottolineato invece la forza di madre Adorni nell’affrontare ogni situazione con fede e determinazione.

Il presidente dell’Istituto del Buon Pastore, il dottor notaio Antonio Caputo, ha rimarcato quanto l’Adorni ancora oggi possa unire preti provenienti da diverse diocesi così come autorità civili e militari. Erano, infatti, presenti il sindaco del paese natale dell’Adorni, Fivizzano, Gianluigi Giannetti, la sindaca di Neviano degli Arduini, Raffaella Devincenzi, per il Comune di Parma l’assessora Daria Jacopozzi, Andrea Pagliaro, comandante dei Carabinieri, Giulia Fava, commissario maggiore della Polizia Locale, Silvio di Gregorio, provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria, luogo dove ancora oggi le Ancelle dell’Immacolata si recano a portare conforto ai detenuti come fece per quarant’anni la loro fondatrice.
Proclamata beata a seguito del miracolo avvenuto a Brugnera (Pordenone) nel marzo del 1939, con la guarigione improvvisa ed inspiegabile di Giuseppe Buttignol affetto da encefalite letargica, ed in coma da sedici giorni, è proprio in questo comune friulano che il prossimo 12 ottobre sarà affissa una targa su casa Buttignol a memoria della beata Adorni nel ricordo di quel miracolo. La giornata a Brugnera fa parte degli eventi organizzati quest’anno dalle Ancelle dell’Immacolata di Parma insieme all’Istituto del Buon Pastore.

Vita Nuova (settima***e ufficiale della Diocesi di Parma), domenica 12 ottobre 2025, pagina 4

MIRACOLO A BRUGNERA di Franco PozzebonGiuseppe Buttignol venne guarito da un encefalite letargica per intercessione dell...
13/10/2025

MIRACOLO A BRUGNERA di Franco Pozzebon
Giuseppe Buttignol venne guarito da un encefalite letargica per intercessione della beata Anna Maria Adorni

Una targa presso un’abitazione di Brugnera per fare memoria che lì è avvenuto un miracolo per intercessione della beata Anna Maria Adorni.

L’evento della posa della targa è in programma domenica 12 ottobre, che sarà un giorno davvero speciale per la comunità di Brugnera.

Il miracolo è quello della guarigione di Giuseppe Buttignol, classe 1865, padre di 13 figli, che abitava in Via Nazario Sauro. Nel febbraio del 1939, all’età di 72 anni, l’uomo si ammalò di encefalite letargica, una malattia che per lo più portava o alla morte oppure a una sicura infermità, manifestando anche i sintomi di una meningite che rendeva ancora più preoccupante il quadro clinico.
Poiché le condizioni dell’uomo si aggravarono nel giro di pochi giorni, tanto da essere dichiarato in imminente pericolo di vita, una delle sue figlie, che si era consacrata al Signore nell’Istituto di madre Adorni, le Ancelle dell’Immacolata, con il nome di suor Albina, si fece inviare una reliquia della madre Adorni e la mise sotto la testa del padre, iniziando insieme ai famigliari una novena di preghiere. Al sesto giorno Giuseppe si svegliò improvvisamente come da un sonno, e da quel momento riprese tutte le sue facoltà, potendo condurre una vita normale fino alla bella età di 88 anni senza accusare più alcun disturbo relativo alla malattia.

Per ricordare questo miracolo domenica giungerà a Brugnera una quindicina di suore in rappresentanza della Congregazione delle Ancelle dell’Immacolata di Parma. Alle 10.15 ci sarà la messa solenne nella chiesa parrocchiale, al termine della quale si terrà una processione fino alla casa di via Nazario Sauro, accompagnata dalla banda di Tamai. Lì ci saranno la benedizione e l’installazione della targa presso la casa dei Buttignol dove avvenne il miracolo. Al termine, presso l’oratorio di Brugnera si terrà un momento conviviale.

In questo modo verranno ricordate la vita e le opere della beata Adorni. Nata a Fivizzano, in provincia di Massa Carrara nel 1805 e morta a Parma nel 1893, dedicò la sua vita da religiosa al servizio delle carcerate, delle donne traviate e delle orfane, superando tanti pregiudizi e vivendo in modo eroico - come è stato riconosciuto dalla Chiesa - la virtù teologale della Speranza non solo per se stessa, ma anche per le tante disperate che incontrava nella sua missione cittadina a Parma.

Il miracolo della guarigione di Giuseppe Buttignol attribuito all’intercessione della madre Adorni è stato riconosciuto dal papa Benedetto XVI nel marzo 2010, mentre la celebrazione per la sua beatificazione è avvenuta nel duomo di Parma il 3 ottobre, sempre del 2010. E la Chiesa celebra la memoria liturgica della beata Adorni il 7 febbraio, giorno della sua morte.

Il settima***e "L’Azione", Dai nostri paesi, Friuli, 12 ottobre 2025, pagina 27

12/10/2025

BRUGNERA - GRANDE FESTA ADORNIANA!!!

BRUGNERA – TARGA A MEMORIA DEL MIRACOLO PER INTERCESSIONE DI ANNA MARIA ADORNIOggi, domenica 12 ottobre 2025, a Brugnera...
12/10/2025

BRUGNERA – TARGA A MEMORIA DEL MIRACOLO PER INTERCESSIONE DI ANNA MARIA ADORNI
Oggi, domenica 12 ottobre 2025, a Brugnera, provincia di Pordenone, nella Chiesa Parrocchiale di SS. Giacomo e Nicola, il parroco Don Michele Favret celebra la Santa Messa e poi in processione con accompagnamento della banda “Amici della musica” raggiungeranno il luogo dove è avvenuto il miracolo di guarigione di Giuseppe Buttignol per l’intercessione della Beata Adorni, presso la famiglia Buttignol in Via N. Sauro, n. 14. Lì verrà installata la targa a memoria di questo grande evento. Da Parma viaggiano verso Brugnera una delegazione di Ancelle e amici con un gruppo di alcuni parenti della famiglia Buttignol che abitano a Parma.

Questo evento conclude l’anniversario di 220 anni dalla nascita di Anna Maria Adorni e 15 dalla sua beatificazione. È anche il quinto dopo gli altri quattro:
Celebrazione solenne della memoria liturgica del 7 febbraio 2025, nella Chiesa di “Cristo Risorto” della Nuova parrocchia Beata Anna Maria Adorni, Parma
Festa all’Istituto del Buon Pastore - fondato da Anna Maria Adorni, 11 maggio 2025, Parma
Pellegrinaggio a Fivizzano, provincia di Massa, - paese natale di Anna Maria Adorni, 15 giugno 2025
Celebrazione solenne nella Cattedrale di Parma, 3 ottobre 2025 - dove è avvenuta la beatificazione di Anna Maria Adorni il 3 ottobre 2010.

Rendiamo grazie al Signore per averci donato Anna Maria Adorni e invitiamo tutti i fedeli a seguire il suo esempio di fedeltà al Vangelo e di amore verso tutti, specialmente i più bisognosi dell'aiuto di Dio.

Beata Anna Maria Adorni, prega per noi!

10/10/2025
MADRE ADORNI, UN FARO DELLA FEDE CHE ILLUMINA ATTRAVERSO I SECOLI di Sara MagnacavalloA oltre due secoli dalla nascita, ...
06/10/2025

MADRE ADORNI, UN FARO DELLA FEDE CHE ILLUMINA ATTRAVERSO I SECOLI di Sara Magnacavallo

A oltre due secoli dalla nascita, proprio nella Cattedrale in cui venne beatificata, la memoria di Madre Anna Maria Adorni parla ancora al cuore dei più fedeli. Ed è proprio nel cuore del Duomo, giù nella cripta, che ieri pomeriggio si è tenuta la messa solenne per i 220 anni dalla sua nascita e il quindicesimo anniversario della beatificazione, avvenuta il 3 ottobre 2010. Dalla volontà della Congregazione delle Ancelle dell'Immacolata e dell’Istituto del Buon Pastore di Parma, la messa presieduta dal vescovo Enrico Solmi ha raccolto a sé un folto numero di fedeli.

Il vescovo ha aperto la celebrazione ricordando l’importanza e l’influenza di questa figura: “Gli anni passano veloci, e il ricordo ancora palpitante della celebrazione della beatificazione di Adorni sopravvive; è un ricordo che si rinnova non tanto come memoria storica, quanto come una testimonianza continua di uno spirito guida e creativo”. Il vescovo ha quindi lanciato un sentito appello alla platea di fedeli in Cattedrale, “la stessa che ci vede tutti raccolti, ma non ci nasconde le tragedie del mondo, la schiavitù e le catastrofi delle guerre”. Ciò che invoca in un momento di tanta sofferenza, “è la pace dei cuori”: un ritorno alla pace e la misericordia divina per ognuno dei peccati commessi, nel segno di una fede che diventa forza di speranza.

“Ricordiamo oggi una donna che si è dedicata agli ultimi e alle persone prive di libertà, come gli emarginati e i detenuti”, commenta suor Maria Assunta Pedrinzani della Congregazione delle Ancelle dell’Immacolata. Una vita che, così come spiega Pedrinzani, parla attraverso “i volti degli ultimi e delle persone che soffrono”. Le stesse persone a cui le Ancelle continuano a tendere la mano nelle loro missioni all’estero: alle periferie più desolate della Romania, dell’Africa e dell’India, le Ancelle offrono “cibo e educazione ai bambini”, nel nome della loro fondatrice, affinché la ca**tà di Madre Adorni diventi gesto quotidiano e concreto.

Un’affollata partecipazione che rende evidente il segno lasciato da Madre Adorni, secondo il presidente dell’Istituto del Buon Pastore di Parma Antonio Caputo: “Con l’eccezionale partecipazione di tanti sacerdoti, insieme alle autorità civili e militari, si sottolinea non solo la vocazione religiosa ma anche l’impegno di tante opere di ca**tà e unità. Anna Maria continua a unire sacerdoti di diverse diocesi e comunità civili attorno a un messaggio che rimane attuale", ha commentato.

Il ricordo di Madre Adorni, infatti, ha chiamato a sé non solo i credenti ma anche un cospicuo numero di autorità provenienti da Parma e provincia: tra queste, il sindaco di Fivizzano Gianluigi Giannetti, la sindaca di Neviano Arduini Raffaella Devincenzi, l’assessora alla Partecipazione, associazionismo, quartieri del Comune di Parma Daria Jacopozzi, il comandante provinciale dei carabinieri di Parma Andrea Pagliaro, il commissario maggiore del Corpo di Polizia locale di Parma Giulia Fava e il provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria per l’Emilia-Romagna Silvio di Gregorio. “Un riconoscimento a questa donna del’Ottocento, che tutt’ora la sua vita ci parla”, conclude suor Pedrinzani.

Gazzetta di Parma, 4 ottobre 2025, pagina 20

IL MIRACOLO DI ANNA MARIA ADORNI CONTINUA di Pino AgnettiQuesta è una storia di risvegli. Non necessariamente tutti mira...
05/10/2025

IL MIRACOLO DI ANNA MARIA ADORNI CONTINUA
di Pino Agnetti
Questa è una storia di risvegli. Non necessariamente tutti miracolosi come quello che, in una fredda mattina del marzo 1939, fece esclamare a un contadino del comune veneto di Brugnera: “Non son mai stat ben come adess, me par de aver p***e diese anni e pensè che ne ho settantasinque!!!...” Quel contadino si chiamava Giuseppe Buttignol e per sedici giorni e sedici notti da quando era entrato in coma tutti, non solo i parenti ma fior di luminari, lo avevano dato per irrimediabilmente spacciato. Finchè, all’alba di quel di fatidico di 86 anni fa, il locale medico condotto non bussò alla porta di casa Buttignol. Di fronte alle facce confuse e stralunate che si trovò di fronte una volta entrato, il dottor Cosimo Giarletta pensò che fosse giunto il momento di porre la domanda tenuta lungamente in serbo: “È morto?”. Mezz’ora più tardi, quel bravo e scrupoloso medico usciva dall’abitazione mormorando fra sé e sé ancora smarrito e incredulo: “Questo è un miracolo!”. Concetto ribadito di lì a poco anche dal parroco di Brugnera, don Amedeo Gorin, accorso a sua volta di gran carriera giusto in tempo per ritrovarsi a tu per tu con l’ex morituro che, tutto vispo e arzillo, strigliava moglie e figli incitandoli a occuparsi una buona volta di lui: “Porteme da magnar che son debol” e “Deme anche la p**a, che voi far una fumadina.”

Quanto avete appena letto non è altro che la cronaca del miracolo che, al termine di un lunghissimo e laborioso “processo” avviato nel 1940 dall’allora Vescovo di Parma Evasio Colli e conclusosi nel 2010 con la Beatificazione da parte di Papa Benedetto XVI, la Chiesa ha riconosciuto come tale attribuendo proprio ad Anna Maria Adorni: la “Madre Teresa di Parma” come sono solito chiamarla da quando, una quindicina di anni fa, iniziai a occuparmi di lei e della straordinaria Congregazione religiosa delle “Ancelle dell’Immacolata” da lei fondata. Chi avrà letto due libri che ho dedicato ad entrambe, sa già che Anna Maria Carolina (in realtà l’atto di battesimo riporta come terzo nome “Carlotta”) Emilia Adorni, di Matteo Adorni e Antonia Zanetti, era nata il 19 giugno 1805 in quel di Fivizzano, provincia di Massa- Carrara. È quello il punto di partenza di una vita interamente vissuta nel e per il Vangelo. A cominciare da quando, ad appena 7 anni, la piccola Anna Maria fugge da casa insieme a una amichetta per raggiungere il porto di Livorno e da lì imbarcarsi alla volta delle Indie (guarda caso la stessa meta un secolo più tardi della “vera” Madre Teresa) smaniosa di portarvi l’insegnamento e l’amore di Gesù. Primo tentativo fallito per il tempestivo intervento del padre che fa in tempo a raggiungere le due intrepide “Thelma e Louise” in miniatura prima che si perdano fra i boschi della Lunigiana. Ma un fallimento che porterà solo un gran bene a Parma e ai parmigiani, visto che, rimasta orfana del genitore, Anna Maria approda insieme alla madre nella nostra città trovandovi la benevola accoglienza della famiglia Ortalli. È il 1820. E, anche se ancora non può saperlo, la ragazzina appena quindicenne di Fivizzano ha appena trovato le “sue” Indie.

La capitale del Ducato sui cui regna Maria Luigia d’Austria si rivelerà infatti la terra cercata e sognata fin dall’infanzia da questa formidabile “condottiera della ca**tà” completamente disarmata e sola. Ma proprio per questo capace di toccare il cuore anche alla figlia di un Imperatore divenuta a sua volta Imperatrice. Tutto ciò, sullo sfondo di una vicenda storica tumultuosa, segnata dal vento della Rivoluzione francese e dalla successiva ondata restauratrice, dalla non lontana epopea risorgimentale e dallo scontro fra vecchie e nuove ideologie. Come e non di meno da un dilagante degrado materiale, sociale e più ancora umano e morale descritto dal più famoso medico della Parma del tempo, Luigi Gambara, nel seguente modo: “Erano i tempi degli ultimi Duchi. La miseria nella nostra città era grande: da un lato l’aristocrazia a stento conservava qualche apparenza; ma (non v’era) nessuna industria, l’agricoltura negletta, poche scuole, innumerevole il numero dei poveri e dei disoccupati, degli affamati… Con la miseria, l’abbandono e il vizio!”- Ed ecco come in uno dei suoi scritti la stessa Anna Maria tratteggia il “panorama” locale dell’epoca: “Qui a Parma vi è una quantità di ragazzette di sette, otto o più anni che, trascurate dai loro parenti, sono sempre per la strada, per i caffè, per le osterie, in abbandono. In questo modo cominciano a perdere l’onestà per un solo baiocco… Alcune sono avviate dalle loro madri a quel mestiere che loro stesse in gioventù han fatto. Altre innocenti ragazzine vengono tradite all’età di sei anni circa.” Sei anni! Per Anna Maria, che aveva cominciato a fare da istitutrice alle sue coetanee più abbienti fin da quando si era stabilita con la madre Antonia al civico 11 di piazza Pescheria Vecchia (oggi piazzale Cesare Battisti), quelle bambine che si aggirano fra i muri neri e umidi dell’Oltretorrente di Parma non sono altro che figlie sue. Un mestiere, quello di madre, proseguito con i sei figli avuti dal matrimonio celebrato nel 1829 con un funzionario della corte di Maria Luigia, Domenico Botti. Il quale, dopo una lunga e dolorosa malattia, la lascia vedova e con quattro figli (i primi due erano morti subito dopo la nascita) a 39 anni.

Il calendario segna l’anno di grazia 1844. Anna Maria non ha mai smesso di prestare ascolto alle mille voci della Parma meno ricca e fortunata. Quella segnata, nonostante gli sforzi riformatori di una sovrana fra le più illuminate d’Europa, dalla pellagra e dalla tubercolosi endemica, come da fame che attanaglia le masse cenciose dei disoccupati e del sottoproletario agricolo sparso per le campagne. Adesso poi che dopo la scomparsa del marito si è dovuta trasferire in una più modesta abitazione di borgo del Becco (l’attuale borgo Riccio), è proprio questa la città che ogni giorno si mette in fila speranzosa davanti alla sua porta. Ai figli, la vedova Botti non si stanca di ripetere: “Date loro il pane fresco che forse non mangiano mai. Mangiamo noi, qualche volta, il pane raffermo”. Ma c’è una vista capace di sconvolgerla più di ogni altra. Ed è quella delle “traviate” e delle “pericolanti” di ogni età che affollano le strade pronte come si è già visto, a “vendersi per un baiocco”. Una madre non può reggere di fronte a tanto scempio. Né può continuare a occuparsi solamente, pur amandoli infinitamente, dei frutti del proprio sangue e della propria carne. A distanza di 24 anni dal suo arrivo a Parma, Anna Maria intravede infine la via. Che non è la vita monacale, da cui pure continua a sentirsi irresistibilmente attratta, ma il perdersi e l’annullarsi definitivamente negli altri. Un benedettino, divenuto il suo direttore spirituale, le indica l’approdo decisivo: il carcere femminile di Parma. La casa delle reiette da tutto e da tutti che, da quel momento, diverranno le sue figlie, sorelle e compagne di vita predilette: pr******te, figlie di pr******te, ladre, assassine, infanticide. Un vento nuovo e travolgente sta per abbattersi sul Ducato. Ed è un vento di riscatto e di resurrezione.
Ma ascoltiamo come lei stessa ci descrive l’impatto con la “Casa di Correzione” ricavata nell’ex-convento di S. Elisabetta (oggi Casa della Musica): “Andando io nelle prigioni di questa città ad istruire nella santa nostra religione le detenute, per comando del mio direttore spirituale, il mio cuore restò sopraffatto di dolore. Non mi reggeva l’animo nel veder perire tante anime… nel veder perdersi tante belle creature fatte a immagine dello stesso mio Creatore”. Anna Maria esce dalle sue prime visite nel carcere femminile di Parma, popolato da un centinaio circa di detenute per lo più giovani e giovanissime, profondamente turbata. Ma al tempo stesso consapevole che tutte quelle infelici hanno bisogno di qualcosa di più di una semplice parola di conforto e di una preghiera recitata insieme. La fanciulleta di Fivizzano divenuta donna, sposa e madre sta già guardando molto più avanti. Lei, tutte quelle “belle creature” le vuole fuori da quell’oceano di promiscuità e di abiezione. E le vuole fuori tutte! Così, comincia a organizzarsi. Prima di restare vedova, ha avuto modo di conoscere diverse nobildonne e dame di corte. Una di queste è la Contessa Teresa Botteri Lusardi. Le due riescono a raccogliere altre alleate. Nasce così la “Società delle pie Signore per l’assistenza spirituale alle detenute” (dette anche “Dame Visitatrici delle carceri”), il cui motto divenne: “Io ero in carcere e voi veniste a me”. Il 27 luglio 1847, la società viene ufficialmente approvata con un decreto da Maria Luigia che si spegne nel novembre dello stesso anno. Prima di essere traslata a Vienna, la sua salma resterà esposta per sei giorni nel palazzo Ducale di Parma. Nascosta fra la folla accalcata di fronte alla reggia per dare l’ultimo saluto alla “Buona Duchessa”, c’è anche Anna Maria. Sarà l’ultimo incontro fra “la minima di tutte” e l’Imperatrice figlia di un Imperatore il cui nome resterà legato per sempre alla storia di Parma.

Ormai, Anna Maria è un turbine inarrestabile. Sul finire dell’anno, prende in affitto alcune stanze per le sue protette al numero 8 di via San Quintino, l’attuale via XXII Luglio. Con la pensione lasciatale dal marito che non basta neppure per il sostentamento suo e dei figli, una autentica follia. A cui si aggiungono, puntuali, i mormorii fra il maligno e lo scandalizzato che iniziano a pioverle copiosi addosso: “Poverina, ma come farà senza un soldo?”, “Si vede bene che questa donna è un’illusa” e “Quanto prima si dovrà mandarla all’ospedale dei pazzi.” Nulla però è in grado di farla minimamente deflettere dalla rotta intrapresa, come di nuovo è sempre lei spiegarci di persona: “Ma nulla io temevo appoggiata tutta alla Divina Providenza…”

A rimanere fortemente impressionata dalla sua forza semplice e indomabile è anche la Duchessa reggente Luisa Maria di Borbone, la quale le assegna un sussidio di cento franchi con cui Anna Maria prende in affitto una nuova casa in borgo della Canadella (l’attuale via Primo Groppi). Nel 1853, per effetto di un apposito decreto ducale, la casa viene eretta a “Stabilimento destinato al ricovero e all’educazione civile e religiosa delle femmine ravvedute”. L’anno seguente, Anna Maria ottiene dalla “pietosa Signora” che l’ha presa sotto la propria ala protettrice il via libera a realizzare l’altro grande sogno della sua vita: fondare una congregazione religiosa con sede nell’ex Convento di S. Cristoforo. La sera del 18 gennaio 1856, forte anche della autorizzazione rilasciata dal Vescovo di Parma Felice Cantimorri, Anna Maria riceve le chiavi del convento di S. Cristoforo posto all’inizio dell’attuale via Madre Anna Maria Adorni e dal 1985 sede dell’Impresa Pizzarotti. Da quel momento, la sua fama non smetterà più di diffondersi, facendo di lei un fondamentale punto di riferimento anche di due futuri santi: San Giovanni Bosco e San Guido Maria Conforti. Quest’ultimo, ancora giovane seminarista tormentato dall’idea che i gravi problemi di salute da cui era afflitto potessero pregiudicargli la carriera sacerdotale, si sentirà dire da lei: “Vai a Fontanellato. Là troverai la Madonna che ti attende… Sarai sacerdote e vescovo!”. Ed è sempre nel convento di S. Cristoforo che Anna Maria riceverà sul letto di morte la notizia tanto attesa del definitivo riconoscimento della sua Congregazione religiosa. Sono le 19,30 del 7 febbraio 1893 quando la bambina di Fivizzano, circondata da 12 delle sue amatissime “ravvedute”, si addormenta sorridente sul suo giaciglio imbottito di foglie di melica: il cibo per antonomasia dei poveri. In quel preciso momento, la campana del convento si mette a suonare: come testimoniato poi da tutti i presenti, senza che nessuno l’abbia neppure sfiorata. Il viaggio di Anna Maria si è compiuto. Non però la sua opera che, grazie alle “Ancelle” sue eredi e all’Istituto del Buon Pastore sempre da lei fondato a Parma, non ha più smesso di proseguire e di allargarsi: dall’Italia alla Romania, dal Kenya (in un villaggio di nome Kibiko) e da ultimo (per ora!) all’India. D’altra parte, le sue ultime parole prima di morire sono state: “Non temete… Questo istituto benedetto da Dio fiorirà e io pregherò per voi e per coloro che vi aiuteranno”. A distanza di oltre due secoli dal suo arrivo a parma e a 15 anni dalla sua solenne Beatificazione in Cattedrale del 3 ottobre 2010, il miracolo di Anna Maria continua.

Gazzetta di Parma, 3 ottobre 2025, pagine 18-19

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Via Domenico Maria Villa, 6
Parma
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