24/10/2026
Altra disputa, altra occasione per il Maestro di consegnarci una importante catechesi su come si possa (e debba) essere veri discepoli.
“Qual è il grande comandamento nella Legge?”. Già, la Legge, la santa Torah di Dio: in tutte le scuole - come in quella di rabbi Hillel o di rabbi Shammai - si discuteva sia sui precetti da suddividere in “leggeri” e “gravi”, sia sulla possibilità di riassumere il contenuto della santa Legge in un'unica regola d'oro. Le prescrizioni elencate dagli scribi assommavano a ben 613 precetti, di cui 365 proibizioni - quanti i giorni dell'anno - e 248 prescrizioni - quante le parti del corpo umano, secondo l'anatomia corrente. Come a dire che niente, né il tempo né la vita, sfugge al santo volere di Dio.
Gesù non si sottrae alla questione e risponde con la recita dello Shemà - che riguarda l'amore verso Dio (Dt 6,5). Ma accanto a questo pone il comandamento dell'amore del prossimo (Lv 19,18). L'amore verso Dio è dichiarato da Gesù “il grande e primo comandamento”. Il secondo - “Amerai il tuo prossimo come te stesso” - è sullo stesso piano: è altrettanto importante. Quindi Gesù conclude: “Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti” (Lambiasi).
Il Maestro ci dà le vere coordinate per orientare la nostra vita di fede, che deve tenere insieme l'amore a Dio e al prossimo, ritenuti entrambi necessari ed interdipendenti.
“Gesù risponde alla domanda del dottore della legge con le parole stesse della Scrittura. Cita un passo del Deuteronomio che chiede di rispondere con l'amore all'amore di Dio; questo amore coinvolge tutta la persona, le sue capacità fisiche, spirituali, affettive e mentali. A questo Gesù aggiunge un “secondo” comandamento, che definisce “simile a quello”, e cita un passaggio del libro del Levitico: amerai il tuo prossimo come te stesso. Per Gesù il comandamento principale ha due facce, che non si possono separare: l'amore per Dio, in risposta ai suoi doni, e l'amore per gli altri. Gesù non crea questi comandamenti, ci sono già nella Bibbia (nella prima lettura il testo dell'Esodo presenta alcuni importanti precetti divini sull'amore verso le persone più bisognose: il forestiero, l'orfano e la vedova). Gesù tuttavia porta una grande novità: li mette uno accanto all'altro, li considera per così dire un solo comandamento, la cosa più importante che Dio chiede al suo popolo in risposta al suo amore” (Paris).
L’amore autentico a Dio, e non quello che si trincera dietro improbabili giustizie e legalismi, illumina e sostiene la nostra relazionalità, che dovrà sempre misurarsi con l’altro da me.
“Se noi pensiamo di amare Dio da solo, chiudendoci in una fede intimista, fatta solo di devozioni e di sguardi rivolti al cielo, rischiamo di cadere nell'idolatria. Creiamo un Dio a nostra i mmagine e somiglianza, un anestetico per le nostre coscienze che ci tiene lontani dalle fatiche della storia. Un amore per Dio che non si sporca le mani con il fratello è un'illusione.
Allo stesso tempo, però, se pensiamo di amare il prossimo da solo, riducendo la Chiesa o la nostra vita a una pur bellissima agenzia di servizi, a una filantropia sociale o a un attivismo esasperato, rischiamo di svuotarci. Se tagliamo il legame con la sorgente, che è l'amore di Dio, la nostra spinta prima o poi si esaurisce. Diventiamo funzionari del bene, spesso nervosi e delusi.
Chi agisce nel mondo ha bisogno della preghiera. Come ci ricordano spesso i Santi, "chi prega non spreca il suo tempo". La preghiera non ci distoglie dai doveri quotidiani, ma ci dà gli occhi di Dio per guardare chi ci sta accanto - non come un peso o un dovere, ma come un fratello. Il prossimo non è solo chi fa parte del nostro clan o della nostra cerchia; prossimo è il forestiero, l'orfano, la persona sola della porta accanto” (Cerutti).
“Come, dunque, sono chiamato ad amare me nella mia totalità, quella stessa totalità con cui prima desideravo amare Dio, così adesso sono chiamato ad amare l’altro così com’è, con i suoi difetti, le sue fragilità, le sue ombre. Allora potremmo dire di amare veramente. Le parole di Gesù sono inequivocabilmente un appello alla totalità: non esiste l’amore a metà, l’amore parziale, l’amore a ore alterne.
E saperlo non basta: il dottore della Legge conosceva già tutte queste parole, eppure non le viveva. Così, tante volte anche noi, pretendiamo di sapere Dio, di conoscerlo, eppure non lo amiamo. E dunque non siamo felici. Conoscere qualcosa su Dio e amarlo non sono la stessa cosa: l’amore si vede nei fatti, non nelle intenzioni” (Piccolo). Buona domenica.