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02/10/2026

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Le ceneri di Don Lanfranco Casali sono diventate un diamante blu. Una notizia che inevitabilmente ha fatto discutere, ma...
16/09/2026

Le ceneri di Don Lanfranco Casali sono diventate un diamante blu. Una notizia che inevitabilmente ha fatto discutere, ma credo che concentrarsi soltanto sul diamante rischi di farci perdere la parte più importante della vicenda.

Don Lanfranco aveva pensato alla propria morte, aveva scelto e aveva spiegato il perché della propria decisione. Ed è proprio da qui che nasce la riflessione che ho voluto sviluppare nel mio nuovo articolo pubblicato su Lutto e Memoria.

Il diritto funerario italiano è ancora fortemente legato a una concezione della morte diversa da quella che sta emergendo nella società contemporanea. Il D.P.R. 285/1990 rimane il pilastro nazionale della polizia mortuaria, la Legge 130/2001 ha rappresentato un passaggio fondamentale per cremazione e dispersione delle ceneri, ma nel frattempo il mondo è cambiato enormemente.

È cambiato il rapporto con la religione. È cambiata la famiglia. È cambiato il modo di vivere il lutto. Sono cambiate le tecnologie e stanno cambiando persino le forme attraverso le quali desideriamo conservare la memoria di una persona.

La normativa, invece, è cambiata molto meno.

Quando compare qualcosa di nuovo, troppo spesso proviamo a inserirlo forzatamente nelle categorie che già conosciamo: urna, ceneri, dispersione, affidamento, sepoltura, cimitero.

Ma cosa succede quando la società e la tecnologia creano qualcosa che quelle categorie non avevano previsto?

È proprio allora che dovrebbe intervenire il legislatore. Non per autorizzare indiscriminatamente qualsiasi pratica. Servono limiti, procedure, garanzie, tracciabilità e tutela della dignità umana. Ma serve anche il coraggio di disciplinare ciò che esiste già, invece di comportarsi come se una realtà smettesse di esistere perché il nostro ordinamento non l’ha ancora descritta.

Anche il funerale sta cambiando. Il rito standardizzato sta lentamente lasciando spazio a qualcosa che prova a rappresentare maggiormente la biografia della persona. Credo che il professionista funebre del futuro dovrà essere capace proprio di questo: non imporre un catalogo di morte, ma riuscire a tradurre una vita in un commiato.

Il caso di Don Lanfranco, quindi, per me pone una domanda molto più grande della diamantificazione:

quanto spazio siamo realmente disposti a lasciare alla volontà di una persona quando quella volontà non assomiglia alla nostra?

Ne parlo nel mio nuovo articolo su LuttoeMemoria.it

Nicholas Cavalca | NikFuneralManager
Fondatore di NormativaFunebre.it

15/09/2026
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08/09/2026

Polemica settembrina.

Poi ci lamentiamo del progressivo decadimento della professionalità nel settore funebre.

Ma forse dovremmo iniziare a chiederci chi forma i professionisti di domani e, soprattutto, con quali criteri viene scelto chi sale in cattedra.

Perché partiamo già da una situazione tutt’altro che semplice.

Il sistema normativo funebre italiano è quello che è: vecchio, frammentato, stratificato, con norme nazionali, regionali e disposizioni locali che troppo spesso lasciano spazio a interpretazioni differenti.

Un sistema nel quale la stessa situazione può essere letta diversamente a seconda del territorio, dell’ente o persino dell’interlocutore.

E alla fine chi ne paga le conseguenze?

Il cittadino italiano medio, che di fronte a un lutto dovrebbe trovare certezze, procedure chiare e professionisti preparati, non l’ennesimo labirinto di interpretazioni.

Proprio per questo la formazione dovrebbe essere una cosa tremendamente seria.

Se nei corsi per necrofori, direttori tecnici e operatori del settore le docenze vengono affidate sulla base di amicizie, conoscenze e consuetudini, anziché dopo una seria verifica delle reali competenze, dell’esperienza e della preparazione del docente, il risultato non dovrebbe sorprendere nessuno.

La competenza non si certifica con una stretta di mano.

E una cattedra non trasforma automaticamente qualcuno in un esperto.

Poi c’è un altro piccolo particolare che alcuni enti di formazione sembrano dimenticare:

la professionalità si paga.

Quando chiamate un professionista a tenere una lezione, non state pagando soltanto le ore trascorse davanti a un’aula.

State pagando gli anni di studio.
Gli anni di esperienza sul campo.
Gli errori già commessi e dai quali si è imparato.
Le norme studiate quando gli altri facevano altro.
Gli aggiornamenti continui.
Le responsabilità assunte.
La capacità di rispondere a una domanda senza dover improvvisare.

In sostanza, state pagando tutto ciò che permette a quelle ore di lezione di avere un valore.

Se invece cercate semplicemente qualcuno che costi poco e riempia una casella nel calendario del corso, almeno abbiate la decenza di non chiamarla “formazione professionale”.

Perché in un settore già costretto a muoversi dentro una normativa antiquata, frammentata e spesso interpretabile, la mediocrità nella formazione non è soltanto mediocrità. Moltiplica i problemi.

E se scegliamo i docenti per conoscenza e pretendiamo la competenza a prezzo di saldo, non stiamo formando il settore.

Stiamo organizzando professionalmente il suo impoverimento.

06/09/2026

Diamanti della Memoria

🚨 CENERI DIVISE TRA DUE PAESI: SI PUÒ FARE?Un caso emerso a Cervia riporta al centro una questione tanto delicata quanto...
31/08/2026

🚨 CENERI DIVISE TRA DUE PAESI: SI PUÒ FARE?

Un caso emerso a Cervia riporta al centro una questione tanto delicata quanto poco conosciuta: è possibile dividere le ceneri di una persona dopo la cremazione e destinarne una parte in Italia e una parte all’estero?

Nel caso raccontato dalla stampa, una parte delle ceneri sarebbe stata dispersa in Australia, mentre la famiglia avrebbe voluto riportare l’altra parte in Italia per collocarla nella tomba di famiglia.

Ed è qui che nasce il problema.

In Italia la disciplina sulla destinazione delle ceneri non consente semplicemente di trattare l’urna come qualcosa che possa essere suddiviso liberamente tra familiari o luoghi diversi.

Ma il caso apre questioni ancora più interessanti: cosa accade quando una parte delle ceneri proviene dall’estero? Quale legge deve essere considerata? E soprattutto, è corretto parlare automaticamente di conseguenze penali oppure il problema è prima di tutto amministrativo?

Su NormativaFunebre.it approfondiremo il caso andando oltre il titolo della notizia e cercando, come sempre, la risposta nelle norme.

Nicholas Cavalca | NikFuneralManager
Fondatore di NormativaFunebre.it

Indirizzo

Parma
43123

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