08/09/2026
Polemica settembrina.
Poi ci lamentiamo del progressivo decadimento della professionalità nel settore funebre.
Ma forse dovremmo iniziare a chiederci chi forma i professionisti di domani e, soprattutto, con quali criteri viene scelto chi sale in cattedra.
Perché partiamo già da una situazione tutt’altro che semplice.
Il sistema normativo funebre italiano è quello che è: vecchio, frammentato, stratificato, con norme nazionali, regionali e disposizioni locali che troppo spesso lasciano spazio a interpretazioni differenti.
Un sistema nel quale la stessa situazione può essere letta diversamente a seconda del territorio, dell’ente o persino dell’interlocutore.
E alla fine chi ne paga le conseguenze?
Il cittadino italiano medio, che di fronte a un lutto dovrebbe trovare certezze, procedure chiare e professionisti preparati, non l’ennesimo labirinto di interpretazioni.
Proprio per questo la formazione dovrebbe essere una cosa tremendamente seria.
Se nei corsi per necrofori, direttori tecnici e operatori del settore le docenze vengono affidate sulla base di amicizie, conoscenze e consuetudini, anziché dopo una seria verifica delle reali competenze, dell’esperienza e della preparazione del docente, il risultato non dovrebbe sorprendere nessuno.
La competenza non si certifica con una stretta di mano.
E una cattedra non trasforma automaticamente qualcuno in un esperto.
Poi c’è un altro piccolo particolare che alcuni enti di formazione sembrano dimenticare:
la professionalità si paga.
Quando chiamate un professionista a tenere una lezione, non state pagando soltanto le ore trascorse davanti a un’aula.
State pagando gli anni di studio.
Gli anni di esperienza sul campo.
Gli errori già commessi e dai quali si è imparato.
Le norme studiate quando gli altri facevano altro.
Gli aggiornamenti continui.
Le responsabilità assunte.
La capacità di rispondere a una domanda senza dover improvvisare.
In sostanza, state pagando tutto ciò che permette a quelle ore di lezione di avere un valore.
Se invece cercate semplicemente qualcuno che costi poco e riempia una casella nel calendario del corso, almeno abbiate la decenza di non chiamarla “formazione professionale”.
Perché in un settore già costretto a muoversi dentro una normativa antiquata, frammentata e spesso interpretabile, la mediocrità nella formazione non è soltanto mediocrità. Moltiplica i problemi.
E se scegliamo i docenti per conoscenza e pretendiamo la competenza a prezzo di saldo, non stiamo formando il settore.
Stiamo organizzando professionalmente il suo impoverimento.