Santuario Diocesano Madonna di Portosalvo - Parghelia

Santuario Diocesano Madonna di Portosalvo - Parghelia XVII), campanile in stile rococò terminato nel 1775 di Romania. Nello stesso istante la nave si mosse e riprese il suo viaggio. Maria di Romania e di PortoSalvo.

Edificato nelle attuali forme nel 1745, custodisce pregevoli tele settecentesche di Scuola Napoletana e di rinomati artisti locali, balaustra e altare maggiore in marmo policromo finemente lavorato (sec. Il Santuario della Madonna di PortoSalvo - ubicato nel territorio del comune di Parghelia in provincia di Vibo Valentia - fu eretto, nelle forme attuali, nel 1745 come attestato dalla data scolpit

a sull'architrave in granito del portale d'ingresso. La facciata del tempio costituisce uno dei più antichi esempi di architettura neoclassica del Meridione d’Italia. Il campanile, la cui cuspide in stile Rococò, fu completato nel 1775 come si evince dalla data riportata sulla cuspide dello stesso. Al suo interno troviamo custodita la prodigiosa icona di Santa Maria di PortoSalvo, oggi è meta di numerosi pellegrinaggi da ogni parte della Calabria ma non solo. L'icona venerata attualmente sull’altare maggiore potrebbe essere la rimodulazione dell'originaria ben più antica e raffigura la Vergine di PortoSalvo ed è stata nei secoli e continua ad essere ancora oggi oggetto di particolare venerazione da parte non solo di tutti i pargheliesi, ma anche degli abitanti dei paesi del circondario. Si tratta in effetti di una tela del periodo compreso tra il XVII e XVIII secolo, dell'originaria icona non vi è traccia se non in alcuni tratti del volto della Vergine che sembrano essere più antichi. La tradizione, sempre viva nel cuore dei pargheliesi tramandata da una generazione all'altra, narra che l'effigie della Madonna di PortoSalvo sia stata portata a Parghelia nello stesso giorno in cui a Tropea fu consegnata l'effigie di Maria Ss. Nell'Impero Bizantino, dal 726 sotto l'imperatore Leone Isaurico e Costantino Copronico fino all'842 sotto l'imperatrice Teodora, vedova di Teofilo, imperversava feroce la lotta contro il culto delle immagini sacre, delle reliquie dei Santi, ecc. Furono distrutte immagini, statue, altari e templi dedicati ai Santi e alla Madonna sotto diversi titoli: Iconoclastia. La tradizione dunque narra che una piccola nave, proveniente dai lidi della provincia di Costantinopoli, giunse nella rada di Tropea e non poté più proseguire in quanto il cielo, improvvisamente oscuratosi, minacciava tempesta. Malgrado il Capitano tentasse ogni mezzo, misteriosamente la nave restava immobile; né era possibile cambiare le vele, né muoverla a forza di remi. I Tropeani si riversarono in moltitudine al porto e allora i marinai della nave consegnarono loro l'immagine della Ss. Madonna (detta di Romania per la sua provenienza), che era nascosta a bordo unitamente al altra immagine. Ma per breve percorso, ché, davanti a Parghelia, il cielo si oscurò nuovamente, le onde s'ingrossarono infrangendosi impetuosamente contro un vicino scoglio, che tutt'ora è chiamato "Scoglio della Madonna". I marinai, nuovamente impauriti e memori del recente miracolo avvenuto istanti addietro a Tropea, presero il secondo quadro e agitandolo verso la riva, chiamarono quei pescatori che osservavano impotenti all'imminente naufragio. Il mare si calmò immediatamente ed il quadro fu consegnato ai pescatori di Parghelia, mentre la nave, con mare calmo e dolce brezza, a vele spiegate poteva proseguire il suo viaggio. Questa è la tradizione sulle immagini della Ss. La consegna del quadro a Parghelia avvenne nella spiaggia chiamata "Michelino". I pescatori osannanti lo portarono presso le poche povere casupole e lo depositarono in una chiesetta fuori l'abitato dalla parte che guarda il mare. Questa tradizione può essere vera, ma è discutibile, resta pertanto più verosimile la tesi che tali immagini siano state portate dai monaci Basiliani nella loro fuga dall'Oriente, per la persecuzione degli Iconoclasti. E' noto che l'imperatrice Pulcheria, madre di Teodosio II, imperatore di Costantinopoli, aveva fatto erigere sontuosi templi dedicati alla "Deipara", cioè a Maria Madre di Dio, facendoli ornare da tante immagini della Vergine in particolare quelle dipinte da S. Luca, affidandone la custodia ai monaci Basiliani, i quali inoltre erano incaricati di diffondere e difendere il culto della Deipara. E' ovvio che la persecuzione degli iconoclasti si rivolgesse in particolare contro di loro e che fossero costretti a fuggire. E vennero in Italia, a Roma, a Napoli ed in altre città. Vennero tanti e tanti in Calabria, ove nel 370 era già stato il loro fondatore S. Basilio, ed in Calabria costruirono molti conventi. E tra questi quello che a noi interessa, cioè il convento di S. Pietro in Menna, vicino al torrente La Grazia, tra Tropea e Parghelia. I monaci di questo convento volgevano ogni loro attività su Parghelia, mentre su Tropea quelli dei conventi di S. Angelo e di S. Isidoro. D'altra parte è storia e non tradizione il fatto che l'altare maggiore del Santuario di PortoSalvo, ove si venera la Madonna, è quello del convento di S. Pietro in Menna, andato distrutto per eventi naturali. Questa famosa icona misura m 1,45 di altezza e m 1,05 di larghezza: è dipinto ad olio a 4 cimose e dal 1757 fu adornato di cornice dorata. La sacra immagine è circondata da angeli librantesi a volo e da candide nubi. Nella destra tiene il Bambino Gesù, la sinistra poggiata sul petto e gli occhi pieni di soavità, par che, in dolce atto di amore, inviti i suoi devoti ad avvicinarsi con fiducia al suo trono di grazia e di misericordia. A contestare l'epoca e la origine si potrebbe osservare che il quadro della Madonna di PortoSalvo non è di stile bizantino, come dovrebbero essere tutte le immagini di quell'epoca com'è veramente l'effigie della Madonna di Romania colla quale si vorrebbero comuni la genesi e le vicende. Ma è anche facile constatare, senza il bisogno di essere artisti, che un altro pennello ha guastato o alterato l'opera primitiva, sorte toccata anche a quadri di classici autori; che gli angeli e il paese dipinto sotto i piedi della Madonna sono di stile diverso tra loro e gli uni e l'altro di stile diverso dall'Immagine stessa. Forse una devozione intesa a modo proprio consigliò altri a dipingere attorno alla Madonna gli angeli, altri a dipingere il paese di Parghelia, altri a tentare di ravvivare gli sbiaditi colori. Vi è pure chi crede che, distrutto il quadro primitivo quando fu demolito il vicino convento dei Basiliani, la pietà dei fedeli pargheliesi ne fece dipingere un altro, che proseguì a venerare col medesimo religioso entusiasmo, e col medesimo titolo di PortoSalvo. Sta di fatto che in tempo posteriore (s'ignora l'anno) da un rinomato artista napoletano, per vivo desiderio e cura dei devoti marinai e negozianti, si faceva aggiungere al detto quadro, sulla parte inferiore, il paesello, il lido con sette barchette, la collina che mena a Fitili e ai lati sei angioletti che circondano l'immagine della Madonna. Appagati così i loro desideri, essi non trascurarono di abbellire ed ingrandire il tempio, acquistando a mite prezzo durante i loro viaggi presso la riviera di Amalfi la rara balaustra in marmo e l'artistica ca****la. Sul Sancta Sanctorum, a destra e a sinistra di chi vi sale, si ammirano due dipinti ad olio: quello a destra rappresenta la Sacra Famiglia e l'altro a sinistra l'Annunciazione dell'Angelo. Tutti e due i dipinti attribuiti a Luca Giordano, soprannominato Lucafapresto (1632-1704); però da altri competenti son creduti lavori dell'Abate Ciccio Solimena di Nocera (1657-1747). Vi è pure da ammirare il bel dipinto della Deposizione che si vede appena si entra nel tempio sull'altare a sinistra. Né bisogna farsi sfuggire i quattro quadretti ovali ai lati di esso, attribuiti a valorosi discepoli di Luca Giordano, raffiguranti: lo Sposalizio della Vergine sul pergamo; la Fuga in Egitto; la Visita della Madonna alla cugina S. Elisabetta e la Presentazione della Vergine Maria al Tempio. Oltre alla tela raffigurante la Deposizione che orna l'altare della Madonna dei sette Dolori, altre tre tele settecentesche di artisti locali [fra tutti Giuseppe Gaetano Grimaldi (Tropea, 31 agosto 1690 – Tropea, 1748) e Carmelo Zimatore (1850-1933) e il giovane nipote Diego Antonio Grillo (1878-1963) di Pizzo svolsero una considerevole attività di pittori e decoratori che, fra Otto e Novecento, trova pochi riscontri analoghi in Calabria] ornano altrettanti altari laterali, trattasi di il Pio transito di San Giuseppe, l'Immacolata tra le sante Caterina d'Alessandria e Lucia e la Madonna del Monte Carmelo in atto di salvare le Anime del Purgatorio. Anche il pergamo in marmo bianco con fregi colorati è buon lavoro del 1854 a devozione dei negozianti. Merita altresì attenzione il tumulo in marmo del Proconsole di Spagna Lorenzo Mazzitelli (1741-1814), erettogli dalla sua famiglia che trasferitasi a Reggio Calabria divenne molto ricca pei fortunati guadagni ricavati dai commerci. Pure l'organo - ricostruito ex novo nel 2017 nel centenario della riconsacrazione del Santuario a seguito dei lievi danni causati dal terremoto dell'8 settembre 1905 - è di ottima fattura. Quantunque il protettore di Parghelia sia l'Apostolo Sant'Andrea, la maggiore festività rimane quella della Madonna di PortoSalvo, cadente nella seconda domenica di Agosto quando si fa memoria altresì della prima incoronazione con corone auree della sacra icona che avvenne il 10 agosto 1919. Il quadro della Madonna di Portosalvo viene portato in processione per le vie del paese. In una memoria conservata nell'Archivio Parrocchiale, scritta dall'Arciprete Antonio Taccone risulta che nel 1782, e precisamente il 29 agosto 1782, la Curia di Tropea concesse al clero "del Casale di Parghelia, per lo festivo giorno della protettrice S. Maria di PortoSalvo stabilito ab antiquo nella seconda domenica di agosto" di celebrare "l'ufficio e messa ut ad Nives". Il 24 gennaio 1917 Mons. Giuseppe Leo, Vescovo di Nicotera e Tropea, con suo rescritto "concesse che la festa ad onore della Vergine di PortoSalvo con messa ed ufficio della Madonna, si celebrasse con rito doppio di prima classe e l'ottava comune, da tutto il clero pargheliese, il sabato precedente la seconda domenica di agosto". Nel centro del soffitto del Santuario si può ammirare il quadro a vivi colori che ricorda il grande avvenimento di Parghelia, e cioè la battaglia contro i saraceni. Si notano le navi di Parghelia che inseguono quelle nemiche; queste affondano, i barbari sono sconfitti e il popolo vittorioso si abbandona al tripudio, cantando e agitando un cimiero di ferro messo su una lunga asta. La tradizione narra che questo cimiero di ferro fosse appartenuto ad un nemico caduto nella battaglia. Esso è attualmente conservato nell'attiguo Museo Parrocchiale come prezioso trofeo di guerra e ricordo della strepitosa vittoria. Sempre la tradizione vuole che proprio la Madonna aiutò la popolazione di Parghelia a respingere gli assalti dei nemici. All’interno del Museo Parrocchiale attiguo al Santuario si trovano molti ex voto che testimoniano l’importanza non secondaria di questo luogo di culto. Il culto della Madonna di PortoSalvo è connesso, come suggerisce lo stesso titolo, con la tradizione marinara degli abitanti di Parghelia, che affidavano alla protezione della Vergine la propria sicurezza sui mari, come si legge in molti documenti di archivio e come ancora oggi testimoniano i numerosi ex voto che si possono ammirare nel Museo. Al mare ci riporta anche la leggenda relativa all’arrivo dell’Immagine a Parghelia: la stessa nave che, giunta di fronte a Tropea, «trattenuta da una forza invisibile», non poté proseguire il suo viaggio, se non dopo aver consegnato alla città il quadro della Madonna di Romania, si fermò nuovamente «in modo misterioso, dopo pochi minuti, davanti a Parghelia, presso uno scoglio che anche oggi è chiamato lo scoglio della Madonna. [...]
Lasciato il secondo quadro, quello della Madonna di PortoSalvo, al lido di Parghelia, la nave proseguì il suo corso». Tale leggenda, che testimonia, comunque, al di là della sua attendibilità, l’antichità del culto e la profonda devozione delle popolazioni locali, è simile a molte altre pie tradizioni, diffuse in Calabria e altrove, che tendono a dare uno stabile fondamento alla rassicurante convinzione che la Vergine abbia eletto un particolare territorio cui destinare la sua materna protezione. La Chiesa, comunque, «nelle lezioni storiche dell’Ufficio della Madonna di Romania, la cui storia si vuole identica con quella della Vergine di Porto Salvo, ha approvato queste parole “de modo quo haec Imago ad Tropeae litus pervenerit, non parum ambigitur (sulla maniera in cui quest’immagine giunse al lido di Tropea vi sono non pochi dubbi)” e tale espressione si può, per analogia, applicare anche all’immagine venerata a Parghelia. Un’ipotesi abbastanza probabile, anche se non ancora dimostrata, è quella secondo la quale l’effigie della Madonna di PortoSalvo sarebbe giunta a Parghelia portata dai Monaci Basiliani, storicamente impegnati a diffondere, dopo il Concilio di Efeso, il culto della Madre di Dio e incaricati anche della custodia delle sue immagini. Sappiamo, poi, che l’ordine fondato da San Basilio si diffuse in maniera straordinaria fin dal IV secolo in Calabria, nella quale, intorno al X secolo, si potevano contare circa quattrocento conventi di Basiliani. «Che i padri Basiliani siano venuti in Calabria e vi abbiano portato delle Ss. Immagini sottratte al furore iconoclasta degli Eretici d’Oriente, ormai non può mettersi in dubbio», come è anche storicamente accertato che esistevano conventi basiliani nel territorio di Tropea: San Pietro in Menna, Sant’Isidoro, Sant’Angelo, San Sergio (passato, poi, ai frati minori, con il consenso del Pontefice Martino V). L'antichità del culto della Madonna di PortoSalvo non può mettersi in dubbio. Si potrà dubitare sulla genuinità e veridicità della tradizione la quale narra della nave misteriosamente arrestatasi e sulla attendibilità dell'opinione che vuole sia stata l'Immagine qua portata, come quella di Tropea, dalla pietà di un Vescovo diocesano recatosi al Concilio di Nicea o portata dai Basiliani; potrà l'Immagine essere stata alterata nelle sue primitive sembianze da un'altra mano; potrà forse, distrutta la prima, essere stata riprodotta un'altra dalla devozione dei Pargheliesi che non sapevano rinunciare al culto della Immagine venerata da gran tempo come protettrice principale del paese; ma sembra che non si possa punto dubitare dell'antichità del culto. E' vero che sola una tavola votiva, tra le molte che si conservavano, portava la data di poco posteriore al 1600; ma ve ne erano altre che portavano le tracce evidenti di un tempo assai più remoto ed erano così deteriorate ed oscurate dagli anni che non se ne poteva decifrare la data. E' risaputo che tele, tavole votive e molti altri ricordi sono stati consumati dal tempo; altri distrutti specie durante i lavori molte volte intrapresi a riparare, restaurare, ampliare la Chiesa la quale quando, la prima volta, accolse la prodigiosa Immagine, era una piccola e disadorna Ca****la; altri per varie guise perduti o sottratti; e questi assai probabilmente, per non dire certamente, dovevano essere di molto anteriori al secolo XVI. Questo Culto esiste ab immemorabili, ad antiquo. Dunque il culto alla Madonna di PortoSalvo è antico. E poiché lo si è voluto e lo si vuole contemporaneo alla Madonna di Romania che si venera in Tropea, ciò che noi pure abbiamo ragione di ritenere, pare che non si possa ragionevolmente attribuirlo ad altra epoca che a quella in cui i monaci dall'Oriente passarono in Occidente a salvezza di se stessi, delle Immagini e reliquie sacre, mentre infuriava la persecuzione iconoclastica, in tutto l'impero, dal 726 all'842.

Domenica 21 Giugno 2026XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)Commento al brano del Vangelo di: Vangelo Mt 10,26-33 di...
21/06/2026

Domenica 21 Giugno 2026

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Commento al brano del Vangelo di: Vangelo Mt 10,26-33 di domenica 21 giugno 2026 a cura di Paolo Curtaz

Dio non vuole
Abbiamo paura, e ne abbiamo ancora tanta.

L’arroganza dei potenti, le continue guerre, l’economia in mano a pochi (avidi e divorati dalla bramosia), il destino del mondo che viene ridisegnato. Ogni giorno è uno spavento, una sottile e perniciosa inquietudine che ci avvelena la vita, che ci scoraggia, che ci impedisce di sperare, confusi e disperati, angosciati dal futuro per i nostri figli.

È dura, siamo sinceri. Anche se cristiani.

E Gesù, sorridendo, ci consegna una Parola che illumina, incoraggia, scuote.

Non abbiate paura.

Noi discepoli siamo capaci di non avere paura.

Possiamo non avere paura.

Perché abbiamo scoperto che Dio sa.

Perché abbiamo scoperto di valere. Perché ci siamo scoperti amati.

Non abbiate paura

Per tre volte in pochi versetti (10,26.28.31) Gesù ci chiede di non avere paura.

La prima paura da fuggire è degli uomini, cioè di coloro che accusano Gesù e noi di essere del demonio, della tenebra (Mt 10,24-25). Di coloro che giudicano. Di coloro che, puntando sui troppi scandali, sulle troppe incoerenze, sull’inadeguatezza, accusano la Chiesa di essere al capolinea.

Come se esistesse la Chiesa e non, piuttosto, i discepoli. Noi.

È una paura radicata e diffusa che, addirittura, rischiamo di santificare credendola devota e gradita a Dio quando, confondendo umiltà con arrendevolezza e depressione, pensiamo di non valere nulla. Essere giudicati dagli altri, dover dimostrare di valere, dimostrarlo anche a noi stessi, rischia di farci sprofondare nella paura. Gli altri ci vedono male, ci vedono come il male, giudicano ciò che facciamo.

È un percorso lungo e doloroso quello dell’autostima e Gesù ne suggerisce la direzione: dall’intimo al pubblico, da dentro a fuori. Dio solo conosce e vede con autenticità ciò che siamo, ciò che desideriamo, davanti a lui tutto è n**o e intellegibile. Questa parte curiamo di noi, senza preoccuparci troppo del giudizio degli altri.

La seconda paura è nei confronti di coloro che uccidono il corpo. E quanti ce ne sono! Coloro che ci sfiniscono, che pretendono (dalla linea, alla bellezza, al carattere, di nuovo in pieno nel giudizio!). Il rischio, ammonisce Gesù è di concentrarci talmente tanto su questi giudizi da dimenticare che abbiamo un’anima, dono di Dio. Quanto è trascurata la nostra anima!

La terza paura è quella di non valere. Di non essere amati, di essere sbagliati, di essere inutili, superflui, uno fra miliardi, un nulla assurdo e senza senso. E cedere alla follia del mondo che ci propone di emergere, di contare, costi quel che costi. L’unica cura è la meditazione dei passeri!

Guardate i passeri

C’è una preziosa indicazione che, oggi, il Maestro ci rivolge per superare la paura e il giudizio, per non lasciare che la nostra anima, la nostra parte più preziosa, che ci identifica, muoia: guardate i passeri.

Non contano niente, i passerotti. Due passeri si vendono per un soldo, pochi centesimi.

Eppure, Dio li conosce. E mi emoziona e spaventa un Dio capace di conoscere i passeri, di amarli, di accudirli. Mi emoziona e mi spaventa un Dio che conosce anche i capelli del mio capo.

Come resistere nella paura? E nella tentazione? E davanti alla diffidenza che avvelena le relazioni?

Confidando nel Dio che ci conosce e ci ama, che conta i capelli del capo e le vicissitudini dei passeri.

Dio ci conosce, ci protegge, non permette che ci perdiamo, che ci lasciamo travolgere dalla paura.

E il passero non cade a terra perché Dio lo vuole, come traduce erroneamente il nostro testo, ma il passero non cade in terra lontano da Dio.

Davanti alle accuse, alla paura, al disfacimento del nostro mondo, ancora una volta siamo chiamati ad avere un’immensa fiducia nel Padre.

Testimonianza

Questo è il tempo della testimonianza.

Questo è il tempo di rimettere al centro la nostra fede. Di capire cosa, anche attraverso il caos mondiale, possiamo ridefinire la rotta delle nostre comunità, per passare da un cristianesimo sbiadito e stanco a un cristianesimo che incida nel cuore il Vangelo.

Gesù ci chiede di riconoscerlo davanti agli uomini.

Di rendere visibile, rintracciabile la nostra fede. A volte anche con le parole. Ma, sempre, con la vita e con le scelte, con l’attenzione e la costanza, vivendo la nostra vita con la leggerezza di chi ha scoperto un Dio che ama i passeri.

Un secondo aspetto, già accennato, è la possibilità di far morire l’anima.

Abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geenna e l’anima e il corpo.

Gesù dà delle indicazioni: il corpo portato nelle Geenna, una delle vallate ai piedi di Gerusalemme, mai abitata perché in passato vi si praticavano sacrifici umani e, al tempo di Gesù, era usata come immondezzaio, spegne l’anima.

Se lasciamo scivolare il nostro corpo, cioè la nostra vita, il nostro pensiero, il nostro giudizio, verso l’immondizia, e il sacrificio degli altri, mancando di rispetto, svalutando le persone e le cose, sfruttandole, mortificandole, uccidiamo la nostra anima.

Occuparsi del corpo, delle emozioni, delle relazioni, coltivandole e onorandole, significa nutrire l’anima. Di coloro che ci spingono verso la Geenna dobbiamo avere paura! Di coloro che vedono il male ovunque, che disprezzano la vita, che la irridono e la annientano, dobbiamo avere paura!
Si tratta di custodire i corpi, di coltivare l’anima!

Non cade foglia

Dio sa, Dio conosce.

Ma non determina a priori il nostro cammino, non assiste, distratto, alle nostre vicende e alle nostre disgrazie, non è un burattinaio che tutto decide a prescindere.

Non cade foglia che Dio non voglia.

Non è così. Bisognerebbe correggere questo detto popolare.

Non cade foglia che Dio non sappia.

E se anche il passero cade dal nido delle sue mani, come scrive magnificamente l’amico Ermes Ronchi, Dio è pronto a riprenderlo e ad accudirlo. Io valgo. Valgo più di molti passeri, dice il Signore.

Dio ci ama, perciò siamo liberi, anche di cedere alla paura, al giudizio, anche di lasciar appassire l’anima.

Dio non vuole le guerre, i morti per fame, l’egoismo delle nazioni, l’arroganza e la violenza. Ci ha creati liberi per fiorire, non per tagliare le radici di chi ci sta accanto.

Dio non vuole che ci distruggiamo.

E noi?

IL SANTO DEL GIORNO - DOMENICA 21 GIUGNO 2026San Luigi Gonzaga: ReligiosoNome di battesimo: Luigi GonzagaNascita: 9 marz...
21/06/2026

IL SANTO DEL GIORNO - DOMENICA 21 GIUGNO 2026
San Luigi Gonzaga: Religioso

Nome di battesimo: Luigi Gonzaga

Nascita: 9 marzo 1568, Castiglione delle Stiviere, Mantova
Morte: 21 giugno 1591, Roma

Tipologia: Commemorazione

Protettore: dei giovani, giovani cattolici, dei malati di AIDS, ministranti, degli studenti

Beatificazione: 19 ottobre 1605, Roma, papa Paolo V
Canonizzazione: 31 dicembre 1726, Roma, papa Benedetto XIII

Nacque da Maria Santena di Chieri e dal marchese Ferdinando, discendente dalla nobile e potente famiglia dei Gonzaga, nel 1568. Dalla madre, insieme col latte succhiò pure i primi germi di santità, facendo prevedere l'eccelso grado di perfezione a cui sarebbe sì rapidamente asceso.

Ancora piccolo, molte volte fu veduto dai servi e dalla stessa madre in un angolo remoto del palazzo assorto in preghiera.

Il marchese suo padre, intanto, ignaro di tutto il lavoro soprannaturale che la grazia divina operava nel suo caro Luigino, e sedotto dal desiderio di grandezza, intendeva fare del figlio una celebrità. Perciò non cessava di mandarlo or da questo, or da quell'altro grande, senza avvedersi che un tale modo di agire contribuiva mirabilmente a rendere uggiosa al giovane principe la vita pomposa, vuota e sciocca delle corti.

Nel 1580 ricevette la Prima Comunione da Carlo Borromeo in visita nella Diocesi di Brescia. Nel 1581 si recò a Madrid per due anni, come paggio d'onore del principe Diego (il padre era al servizio di Filippo II di Spagna). A Madrid Luigi studiò logica, filosofia, teologia e matematica, mostrando la sua precoce intelligenza.

Luigi contava appena sedici anni quando chiese al padre di entrare nella Compagnia di Gesù. Questi, vedendo fallite e deluse tutte le sue speranze, si oppose, ma invano. Il nostro Santo insistè con tanto coraggio e fermezza, che vinse le opposizioni paterne. Luigi, con il sostegno del Padre Generale Acquaviva, fuggì da casa nel 1584 e alla fine Ferrante cedette: il 2 novembre 1585 Luigi firmò a Mantova l’atto di rinuncia al marchesato. Ed eccolo finalmente, dopo la bufera, approdare al porto desiderato della Compagnia di Gesù. Fin dal suo primo ingresso nella religione, egli si prefisse un programma di vita: dietro l'illuminata guida dei suoi superiori, avrebbe fatto tutto quello che tornasse gradito al Signore e fuggito come peste e veleno tutto ciò che in qualche modo potesse offenderlo.

Il 4 novembre partì per Roma, attraversando il Po in un clima di “grande allegrezza”. Fu ospitato dal cugino Scipione Gonzaga e il 23 novembre 1585 fu ricevuto da papa Sisto V; il giorno dopo partecipò alla Messa al Gesù e il 25 novembre entrò nel noviziato di Sant’Andrea al Quirinale, dove provò pace e gioia.

Dopo un breve soggiorno a Napoli, fu trasferito al Collegio Romano per completare gli studi di filosofia. Il 25 novembre 1587 emise i primi voti religiosi e iniziò lo studio della teologia, chiedendo di partire per le missioni in India. Nel 1588 ricevette gli ordini minori in San Giovanni in Laterano.

Nel 1589, su consiglio dei padri Bellarmino e Acquaviva, fu inviato a riconciliare il fratello Rodolfo con il duca di Mantova. In quell’occasione, un suo discorso sull’eucaristia spinse molte persone alla confessione.

Nonostante la sua innocenza, non risparmiò duri colpi di flagello al suo corpo, perché noi tutti, non innocenti e dalla carne guasta, imparassimo quale è il mezzo per spegnere la triste fiamma della passione. A questo aggiunse una semplice ma affettuosa devozione a Maria SS, a cui consacrò il suo giglio profumato col voto di perpetua verginità. Ventiquattrenne fu trovato maturo per il cielo.

A Roma serpeggiava la peste micidiale, che seminava ovunque le sue vittime. Il santo giovane chiese di essere mandato in soccorso dei poveri appestati, e fu accontentato, ma egli stesso contrasse il morbo. Dopo pochi giorni di malattia, circondato dai confratelli, se ne volava serenamente al cielo il 21 giugno del 1591. Il suo corpo è tumulato nella chiesa di Sant'Ignazio a Roma, nello splendido altare barocco di Andrea Pozzo e Pierre Legros, mentre il suo cranio è conservato nella basilica a lui intitolata a Castiglione delle Stiviere. La mandibola è custodita nella Chiesa Madre di Rosolini, in provincia di Siracusa.

Papa Benedetto XIII propose Luigi a modello di tutta la gioventù tanto che fu dichiarato patrono dei giovani. Canonizzato nel 1726 sempre da Papa Benedetto XIII, fu in seguito da quest'ultimo dichiarato protettore degli studenti, mentre Pio XI lo nominò nel 1926 patrono della gioventù cattolica.

PRATICA Per custodire la purezza occorre la preghiera, la mortificazione e la fuga delle occasioni pericolose.

PREGHIERA. O angelico S. Luigi, facci comprendere che la cosa più importante su questa terra e il farci santi.

MARTIROLOGIO ROMANO. Memoria di san Luigi Gonzaga, religioso, che, nato da stirpe di principi e a tutti noto per la sua purezza, lasciato al fratello il principato avito, si unì a Roma alla Compagnia di Gesù, ma, logorato nel fisico dall’assistenza da lui data agli appestati, andò ancor giovane incontro alla morte.

Domenica 21 Giugno 2026XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)Grado della Celebrazione: DOMENICAColore liturgico: Verd...
21/06/2026

Domenica 21 Giugno 2026

XII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Grado della Celebrazione: DOMENICA

Colore liturgico: Verde

Prima lettura

Ger 20, 10-13
Ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori.

Dal libro del profeta Geremìa

Sentivo la calunnia di molti:
«Terrore all'intorno!
Denunciàtelo! Sì, lo denunceremo».
Tutti i miei amici aspettavano la mia caduta:
«Forse si lascerà trarre in inganno,
così noi prevarremo su di lui,
ci prenderemo la nostra vendetta».
Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso,
per questo i miei persecutori vacilleranno
e non potranno prevalere;
arrossiranno perché non avranno successo,
sarà una vergogna eterna e incancellabile.
Signore degli eserciti, che provi il giusto,
che vedi il cuore e la mente,
possa io vedere la tua vendetta su di loro,
poiché a te ho affidato la mia causa!
Cantate inni al Signore,
lodate il Signore,
perché ha liberato la vita del povero
dalle mani dei malfattori.

Parola di Dio

Salmo responsoriale

Sal 68

℟. Nella tua grande bontà rispondimi, o Dio.

Per te io sopporto l'insulto
e la vergogna mi copre la faccia;
sono diventato un estraneo ai miei fratelli,
uno straniero per i figli di mia madre.
Perché mi divora lo zelo per la tua casa,
gli insulti di chi ti insulta ricadono su di me. ℟

Ma io rivolgo a te la mia preghiera,
Signore, nel tempo della benevolenza.
O Dio, nella tua grande bontà, rispondimi,
nella fedeltà della tua salvezza.
Rispondimi, Signore, perché buono è il tuo amore;
volgiti a me nella tua grande tenerezza. ℟

Vedano i poveri e si rallegrino;
voi che cercate Dio, fatevi coraggio,
perché il Signore ascolta i miseri
non disprezza i suoi che sono prigionieri.
A lui cantino lode i cieli e la terra,
i mari e quanto brulica in essi. ℟

Seconda lettura

Rm 5, 12-15
Il dono di grazia non è come la caduta.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e, con il peccato, la morte, così in tutti gli uomini si è propagata la morte, poiché tutti hanno peccato.
Fino alla Legge infatti c’era il peccato nel mondo e, anche se il peccato non può essere imputato quando manca la Legge, la morte regnò da Adamo fino a Mosè anche su quelli che non avevano peccato a somiglianza della trasgressione di Adamo, il quale è figura di colui che doveva ve**re.
Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo tutti morirono, molto di più la grazia di Dio, e il dono concesso in grazia del solo uomo Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti.

Parola di Dio

Canto al Vangelo

Gv 15,26.27

Alleluia, alleluia.
Lo Spirito della verità darà testimonianza di me,
dice il Signore,
e anche voi date testimonianza.
Alleluia.

Vangelo

Mt 10, 26-33
Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli:
«Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto. Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze.
E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima; abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geènna e l’anima e il corpo.
Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!
Perciò chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anch’io lo riconoscerò davanti al Padre mio che è nei cieli; chi invece mi rinnegherà davanti agli uomini, anch’io lo rinnegherò davanti al Padre mio che è nei cieli».

Parola del Signore

Nella tua grande bontà rispondimi, o Dio.Il Padre ha sempre cura di noi e ai suoi occhi siamo molto più preziosi di tutt...
21/06/2026

Nella tua grande bontà rispondimi, o Dio.

Il Padre ha sempre cura di noi e ai suoi occhi siamo molto più preziosi di tutte le altre creature; valiamo certamente di più dei passeri e dei gigli dei campi, che tuttavia vengono nutriti e protetti. Dunque, di che cosa dobbiamo avere paura?

Riflessione sul Vangelo

PREGHIERA DELLA SERA PRIMA DI DORMIRESabato 20 Giugno 2026Compieta dopo i Primi VespriSABATO - XI SETTIMANA DEL TEMPO OR...
21/06/2026

PREGHIERA DELLA SERA PRIMA DI DORMIRE
Sabato 20 Giugno 2026
Compieta dopo i Primi Vespri

SABATO - XI SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO - III SETTIMANA DEL SALTERIO

V. O Dio, vieni a salvarmi
R. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

A questo punto, è bene sostare alquanto in silenzio per l'esame di coscienza.

INNO

Al termine del giorno,
o sommo Creatore,
vegliaci nel riposo
con amore di Padre.

Dona salute al corpo
e fervore allo spirito,
la tua luce rischiari
le ombre della notte.

Nel sonno delle membra
resti fedele il cuore,
e al ritorno dell'alba
intoni la tua lode.

Sia onore al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo,
al Dio trino ed unico
nei secoli sia gloria. Amen.

Oppure:

Gesù, luce da luce,
sole senza tramonto,
tu rischiari le tenebre
nella notte del mondo.

In te, santo Signore,
noi cerchiamo il riposo
dall'umana fatica,
al termine del giorno.

Se i nostri occhi si chiudono,
veglia in te il nostro cuore;
la tua mano protegga
coloro che in te sperano.

Difendi, o Salvatore,
dalle insidie del male
i figli che hai redenti
col tuo sangue prezioso.

A te sia gloria, o Cristo,
nato da Maria vergine,
al Padre e allo Spirito
nei secoli dei secoli. Amen.

1 ant. Pietà di me, o Signore: ascolta la mia preghiera.
oppure
In te confido, Signore, e in pace mi addormento.

SALMO 4 Rendimento di grazie

E Dio che disse: «Rifulga la luce dalle tenebre», rifulse
nei nostri cuori per far risplendere la conoscenza della gloria
divina, che rifulge sul volto di Cristo (2 Cor 4, 6).

Quando ti invoco, rispondimi,
Dio, mia giustizia: †
dalle angosce mi hai liberato; *
pietà di me, ascolta la mia preghiera.
Fino a quando, o uomini, sarete duri di cuore? *
Perché amate cose vane
e cercate la menzogna?

Sappiate che il Signore
fa prodigi per il suo fedele: *
il Signore mi ascolta quando lo invoco.
Tremate e non peccate, *
sul vostro giaciglio riflettete e placatevi.

Offrite sacrifici di giustizia *
e confidate nel Signore.
Molti dicono: «Chi ci farà vedere il bene?». *
Risplenda su di noi, Signore,
la luce del tuo volto.

Hai messo più gioia nel mio cuore *
di quando abbondano vino e frumento.
In pace mi corico e subito mi addormento: *
tu solo, Signore, al sicuro mi fai riposare.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia

1 ant. Pietà di me, o Signore: ascolta la mia preghiera.
oppure
In te confido, Signore, e in pace mi addormento.

2 ant. Nella notte, benedite il Signore.

SALMO 133 Orazione notturna nel tempio

Lodate il nostro Dio, voi suoi servi, voi che lo temete,
piccoli e grandi (Ap 19, 5).

Ecco, benedite il Signore, *
voi tutti, servi del Signore;
voi che state nella casa del Signore *
durante le notti.

Alzate le mani verso il tempio *
e benedite il Signore.
Da Sion ti benedica il Signore, *
che ha fatto cielo e terra.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia

2 ant. Nella notte, benedite il Signore.

LETTURA BREVE Dt 6, 4-7

Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai.

RESPONSORIO BREVE

R. Signore, * nelle tue mani affido il mio spirito.
Signore, nelle tue mani affido il mio spirito.
V. Dio di verità, tu mi hai redento:
nelle tue mani affido il mio spirito.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Signore, nelle tue mani affido il mio spirito.

Ant. Nella veglia salvaci, Signore, nel sonno non ci abbandonare:
il cuore vegli con Cristo e il corpo riposi nella pace.

CANTICO DI SIMEONE Lc 2, 29-32

Cristo, luce delle genti e gloria di Israele

Ora lascia, o Signore, che il tuo servo *
vada in pace secondo la tua parola;
perché i miei occhi han visto la tua salvezza, *
preparata da te davanti a tutti i popoli,
luce per illuminare le genti *
e gloria del tuo popolo Israele.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia

Ant. Nella veglia salvaci, Signore, nel sonno non ci abbandonare:
il cuore vegli con Cristo e il corpo riposi nella pace.

ORAZIONE

Veglia su di noi in questa notte, o Signore: la tua mano ci ridesti al nuovo giorno perché possiamo celebrare con gioia la risurrezione del tuo Figlio, che vive e regna nei secoli dei secoli.

Il Signore ci conceda una notte serena e un riposo tranquillo.
R. Amen.

Si conclude con un’antifona della Beata Vergine Maria.

Ave, o Maria, piena di grazia,
il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.

Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen

GIUGNO - XX. GIORNOUn pensiero al giorno con Montfort.Quando si donano a Gesù Cristo Signore, per le mani della sua sant...
21/06/2026

GIUGNO - XX. GIORNO

Un pensiero al giorno con Montfort.

Quando si donano a Gesù Cristo Signore, per le mani della sua santa Madre, tutte le proprie buone opere, questa buona Sovrana le purifica e le abbellisce, ornandole dei suoi meriti e virtù.
È come se un contadino, che vuole guadagnare l’amicizia e la benevolenza del re, andasse dalla regina e le presentasse una mela, che è tutto il suo avere, perché ella la presenti al re. La regina, dopo aver accettato il piccolo e povero dono del contadino, metterebbe questa mela al centro di un grande e bel vassoio d’oro e la presenterebbe così al re, da parte del contadino.
In questo modo la mela, sebbene indegna per sé di essere presentata al re, diventerebbe degna della sua maestà a causa del vassoio d’oro sul quale è posta e della persona che la presenta.

Trattato della vera devozione a Maria, 146-147

𝙉𝙊𝙑𝙀𝙉𝘼 𝘼𝙇𝙇𝘼 𝙈𝘼𝘿𝙊𝙉𝙉𝘼 𝘿𝙀𝙇𝙇𝘼 𝙈𝙀𝘿𝘼𝙂𝙇𝙄𝘼 𝙈𝙄𝙍𝘼𝘾𝙊𝙇𝙊𝙎𝘼(da ripetersi nei nove giorni precedenti la ricorrenza della Medaglia del 2...
21/06/2026

𝙉𝙊𝙑𝙀𝙉𝘼 𝘼𝙇𝙇𝘼 𝙈𝘼𝘿𝙊𝙉𝙉𝘼 𝘿𝙀𝙇𝙇𝘼 𝙈𝙀𝘿𝘼𝙂𝙇𝙄𝘼 𝙈𝙄𝙍𝘼𝘾𝙊𝙇𝙊𝙎𝘼

(da ripetersi nei nove giorni precedenti la ricorrenza della Medaglia del 27 novembre, esattamente dal 18 al 26 novembre, e prima dell'ultima domenica di giugno)

SECONDO GIORNO, 20 Giugno:

+ Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

O Dio, vieni a salvarmi. Signore vieni presto in mio aiuto.

I. O Vergine Immacolata, sii benedetta per aver voluto scegliere un'umile figlia di San Vincenzo per manifestare la tua sollecitudine materna verso gli uomini. O nostra Avvocata pietosa che nella prima apparizione a santa Caterina Labourè ti degnasti dimostrarti piangente sulle miserie dei tuoi figli e sulle calamità che stavano per colpirli, specialmente sulla persecuzione che stava per scatenarsi contro il clero e le comunità religiose, e che promettesti la tua particolare protezione ai tuoi devoti, rivolgi di nuovo i tuoi occhi misericordiosi sul tuo popolo, tormentato dalle stesse miserie, minacciato dalle stesse calamità ed abbi pietà di noi. difendi e santifica il clero, proteggi la Chiesa, esalta il suo augusto Capo e fa' che per mezzo della tua Medaglia tanti tuoi figli erranti si convertano e si salvino.

- Ave Maria...

- O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te.

II. O Vergine Immacolata, nostra potente Regina, Ti mostrasti alla tua serva con le mani piene di anelli splendenti che ricoprivano la terra con i loro raggi, simbolo delle grazie che spargesti sui tuoi devoti, e aggiungesti anche con dolore che gli anelli che non mandavano luce indicavano le grazie che Tu vorresti concedere, ma che noi non ti domandiamo. O Madre di Misericordia, non guardare alla nostra indegnità, ma, per l'amore che ci porti, fai splendere su di noi la tua potenza in tutto il suo splendore e concedi tutte quelle grazie che la tua bontà tiene in serbo per chi Te le domanda con fiducia.

- Ave Maria...

- O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te.

III. O Vergine Immacolata, nostro sicuro rifugio, sii esternamente esaltata, perchè, dandoci la tua Medaglia come potente scudo contro i nostri nemici spirituali e sicuro scampo contro ogni pericolo del corpo, ci hai insegnato la supplica che Ti dobbiamo presentare per muovere il tuo cuore a pietà. Ebbene, o Madre, ecco che noi prostrati ai tuoi piedi Ti invochiamo con la giaculatoria che ci hai portata dal cielo e, ricordandoti il glorioso privilegio della tua Immacolata concezione, Ti domandiamo in virtù di esso le grazie di cui abbiamo bisogno.

-Ave Maria...

- O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te.

IV. O Vergine Immacolata, Consolatrice dei tribolati, sii in eterno benedetta perchè hai voluto fare della tua Medaglia lo strumento delle tue più stupende misericordie in favore di tutti gli infelici, convertendo con essa i peccatori, guarendo gli ammalati, consolando ogni sorta di miserie.
Non permettere, o Madre pietosa, che si smentisca il nome che il popolo riconoscente volle dare alla tua Medaglia, ma versa anche su di noi e sulle persone che Ti raccomandiamo le tue grazie e i tuoi prodigi, facendo sì che la tua Medaglia sia anche per noi veramente Miracolosa.

- Ave Maria...

- O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te.

V. O Vergine Immacolata, Tu hai voluto essere rappresentata nell'atteggiamento trionfale di schiacciare il capo al serpente infernale e ci additasti nella devozione alla tua Medaglia il segreto della vittoria, ebbene, o Maria, invitta debellatrice dell'inferno, volgi lo sguardo su di noi che per non essere vittime del nostro e tuo nemico, ci siamo rifugiati sotto la tua protezione, ci siamo iscritti alla tua milizia.
Fa' che la tua Medaglia sia per noi scudo sicuro e arma potente, affinché dopo aver anche noi vinto il demonio, possiamo in eterno esaltare la tua Immacolata concezione.

- Ave Maria...

- O Maria concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te.

PREGHIERA

O Immacolata Madre nostra, ci presentiamo davanti al trono della tua misericordia per ottenere da Te le grazie di cui abbiamo bisogno. Per mezzo di una figlia spirituale del grande apostolo San Vincenzo de' Paoli, manifestasti la tua immagine raggiante di luce, simbolo della tua misericordia per gli uomini; illumina, o Madre, i figli delle tenebre e rendili figli della Chiesa e tuoi devoti. Spargi sul mondo intero i raggi della grazia di Dio di cui sei Tesoriera, e salva la povera umanità. La tua luce risplenda sulla chiesa, mistica Sposa del tuo Figlio e santifichi i sacerdoti, converta i peccatori e dia perseveranza ai giusti; fa' che sulla bocca di tutti risuoni la bella preghiera: "O Maria, concepita senza peccato, prega per noi che ricorriamo a Te".

- Salve Regina, madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, esuli figli di Eva; a te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi. E mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

NOVENA A SAN GIOVANNI BATTISTA(Si recita dal 15 al 23 giugno)6° giorno (20 giugno)O glorioso San Giovanni che instancabi...
21/06/2026

NOVENA A SAN GIOVANNI BATTISTA

(Si recita dal 15 al 23 giugno)

6° giorno (20 giugno)

O glorioso San Giovanni che instancabilmente insegnasti la via della salvezza a tutti quelli che ricorrevano a te, ottienici la grazia di istruire continuamente il nostro prossimo nelle verità della fede, edificandolo sempre con le parole e soprattutto con l’esempio.

Gloria al Padre...

San Giovanni Battista, prega per noi.

*** *** ***

Litanie a San Giovanni Battista

Signore, pietà. Signore pietà
Cristo, pietà. Cristo pietà
Signore, pietà. Signore pietà

Cristo, ascoltaci. Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici. Cristo, esaudiscici

Padre del cielo, che sei Dio, Abbi pietà di noi.
Figlio, Redentore del mondo, che sei Dio, Abbi pietà di noi.
Spirito Santo, che sei Dio, Abbi pietà di noi.
Santa Trinità, unico Dio, Abbi pietà di noi.

S. Giovanni Battista, precursore del Signore, prega per noi.
S. Giovanni, inclito nel tuo stesso nome, "
S. Giovanni fin dal seno materno ricco di grazia,
S. Giovanni nunzio di gaudio per i popoli,
S. Giovanni nato tra prodigi di grazia,
S. Giovanni benedetto dalla Madre di Dio,
S. Giovanni cresciuto mirabilmente nel deserto,
S. Giovanni voce che prepara le vie del Signore,
S. Giovanni instancabile predicatore della conversione,
S. Giovanni istitutore del battesimo di penitenza,
S. Giovanni testimone della SS. Ma Trinità,
S. Giovanni che additi alle f***e l'Agnello di Dio,
S. Giovanni che rendi testimonianza alla Luce che è Cristo,
S. Giovanni che battezzi Gesù nel Giordano,
S. Giovanni che doni a Gesù i tuoi discepoli,
S. Giovanni amico dello Sposo celeste,
S. Giovanni specchio della penitenza,
S. Giovanni prodigio di umiltà,
S. Giovanni amante della povertà,
S. Giovanni giglio di perfetta castità,
S. Giovanni vindice della divina legge,
S. Giovanni lucerna ardente e luminosa,
S. Giovanni il più grande dei nati di donna,
S. Giovanni il più eccelso dei profeti,
S. Giovanni splendore dei martiri,
S. Giovanni esemplare dei monaci,
S. Giovanni sostegno dei confessori,
S. Giovanni maestro degli evangelizzatori,
S. Giovanni modello delle anime consacrate,
S. Giovanni sollievo degli afflitti e dei carcerati,
S. Giovanni luce per chi soffre le tenebre dell'anima,
S. Giovanni fiducia per chi ti invoca,
S. Giovanni flagello dei demoni,
S. Giovanni conforto per chi muore,
S. Giovanni tutela per tutta la Chiesa,

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, perdonaci, o Signore.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, ascoltaci, o Signore.
Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi.

Prega per noi o San Giovanni Battista,
affinché siamo fatti degni delle promesse di Cristo

Preghiamo
San Giovanni Battista, che fosti chiamato da Dio a preparare la via al Salvatore del mondo e invitasti le genti alla penitenza e alla conversione, fa' che il nostro cuore sia purificato dal male perché diveniamo degni di accogliere il Signore.
Tu che avesti il privilegio di battezzare nelle acque del Giordano il Figlio di Dio fatto uomo e di indicarlo a tutti quale Agnello che toglie i peccati del mondo, ottienici l'abbondanza del doni dello Spirito Santo e guidaci nella via della salvezza e della pace.
Amen

Indirizzo

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Parghelia
89861

Orario di apertura

09:00 - 10:00

Telefono

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