Edificato nelle attuali forme nel 1745, custodisce pregevoli tele settecentesche di Scuola Napoletana e di rinomati artisti locali, balaustra e altare maggiore in marmo policromo finemente lavorato (sec. Il Santuario della Madonna di PortoSalvo - ubicato nel territorio del comune di Parghelia in provincia di Vibo Valentia - fu eretto, nelle forme attuali, nel 1745 come attestato dalla data scolpit
a sull'architrave in granito del portale d'ingresso. La facciata del tempio costituisce uno dei più antichi esempi di architettura neoclassica del Meridione d’Italia. Il campanile, la cui cuspide in stile Rococò, fu completato nel 1775 come si evince dalla data riportata sulla cuspide dello stesso. Al suo interno troviamo custodita la prodigiosa icona di Santa Maria di PortoSalvo, oggi è meta di numerosi pellegrinaggi da ogni parte della Calabria ma non solo. L'icona venerata attualmente sull’altare maggiore potrebbe essere la rimodulazione dell'originaria ben più antica e raffigura la Vergine di PortoSalvo ed è stata nei secoli e continua ad essere ancora oggi oggetto di particolare venerazione da parte non solo di tutti i pargheliesi, ma anche degli abitanti dei paesi del circondario. Si tratta in effetti di una tela del periodo compreso tra il XVII e XVIII secolo, dell'originaria icona non vi è traccia se non in alcuni tratti del volto della Vergine che sembrano essere più antichi. La tradizione, sempre viva nel cuore dei pargheliesi tramandata da una generazione all'altra, narra che l'effigie della Madonna di PortoSalvo sia stata portata a Parghelia nello stesso giorno in cui a Tropea fu consegnata l'effigie di Maria Ss. Nell'Impero Bizantino, dal 726 sotto l'imperatore Leone Isaurico e Costantino Copronico fino all'842 sotto l'imperatrice Teodora, vedova di Teofilo, imperversava feroce la lotta contro il culto delle immagini sacre, delle reliquie dei Santi, ecc. Furono distrutte immagini, statue, altari e templi dedicati ai Santi e alla Madonna sotto diversi titoli: Iconoclastia. La tradizione dunque narra che una piccola nave, proveniente dai lidi della provincia di Costantinopoli, giunse nella rada di Tropea e non poté più proseguire in quanto il cielo, improvvisamente oscuratosi, minacciava tempesta. Malgrado il Capitano tentasse ogni mezzo, misteriosamente la nave restava immobile; né era possibile cambiare le vele, né muoverla a forza di remi. I Tropeani si riversarono in moltitudine al porto e allora i marinai della nave consegnarono loro l'immagine della Ss. Madonna (detta di Romania per la sua provenienza), che era nascosta a bordo unitamente al altra immagine. Ma per breve percorso, ché, davanti a Parghelia, il cielo si oscurò nuovamente, le onde s'ingrossarono infrangendosi impetuosamente contro un vicino scoglio, che tutt'ora è chiamato "Scoglio della Madonna". I marinai, nuovamente impauriti e memori del recente miracolo avvenuto istanti addietro a Tropea, presero il secondo quadro e agitandolo verso la riva, chiamarono quei pescatori che osservavano impotenti all'imminente naufragio. Il mare si calmò immediatamente ed il quadro fu consegnato ai pescatori di Parghelia, mentre la nave, con mare calmo e dolce brezza, a vele spiegate poteva proseguire il suo viaggio. Questa è la tradizione sulle immagini della Ss. La consegna del quadro a Parghelia avvenne nella spiaggia chiamata "Michelino". I pescatori osannanti lo portarono presso le poche povere casupole e lo depositarono in una chiesetta fuori l'abitato dalla parte che guarda il mare. Questa tradizione può essere vera, ma è discutibile, resta pertanto più verosimile la tesi che tali immagini siano state portate dai monaci Basiliani nella loro fuga dall'Oriente, per la persecuzione degli Iconoclasti. E' noto che l'imperatrice Pulcheria, madre di Teodosio II, imperatore di Costantinopoli, aveva fatto erigere sontuosi templi dedicati alla "Deipara", cioè a Maria Madre di Dio, facendoli ornare da tante immagini della Vergine in particolare quelle dipinte da S. Luca, affidandone la custodia ai monaci Basiliani, i quali inoltre erano incaricati di diffondere e difendere il culto della Deipara. E' ovvio che la persecuzione degli iconoclasti si rivolgesse in particolare contro di loro e che fossero costretti a fuggire. E vennero in Italia, a Roma, a Napoli ed in altre città. Vennero tanti e tanti in Calabria, ove nel 370 era già stato il loro fondatore S. Basilio, ed in Calabria costruirono molti conventi. E tra questi quello che a noi interessa, cioè il convento di S. Pietro in Menna, vicino al torrente La Grazia, tra Tropea e Parghelia. I monaci di questo convento volgevano ogni loro attività su Parghelia, mentre su Tropea quelli dei conventi di S. Angelo e di S. Isidoro. D'altra parte è storia e non tradizione il fatto che l'altare maggiore del Santuario di PortoSalvo, ove si venera la Madonna, è quello del convento di S. Pietro in Menna, andato distrutto per eventi naturali. Questa famosa icona misura m 1,45 di altezza e m 1,05 di larghezza: è dipinto ad olio a 4 cimose e dal 1757 fu adornato di cornice dorata. La sacra immagine è circondata da angeli librantesi a volo e da candide nubi. Nella destra tiene il Bambino Gesù, la sinistra poggiata sul petto e gli occhi pieni di soavità, par che, in dolce atto di amore, inviti i suoi devoti ad avvicinarsi con fiducia al suo trono di grazia e di misericordia. A contestare l'epoca e la origine si potrebbe osservare che il quadro della Madonna di PortoSalvo non è di stile bizantino, come dovrebbero essere tutte le immagini di quell'epoca com'è veramente l'effigie della Madonna di Romania colla quale si vorrebbero comuni la genesi e le vicende. Ma è anche facile constatare, senza il bisogno di essere artisti, che un altro pennello ha guastato o alterato l'opera primitiva, sorte toccata anche a quadri di classici autori; che gli angeli e il paese dipinto sotto i piedi della Madonna sono di stile diverso tra loro e gli uni e l'altro di stile diverso dall'Immagine stessa. Forse una devozione intesa a modo proprio consigliò altri a dipingere attorno alla Madonna gli angeli, altri a dipingere il paese di Parghelia, altri a tentare di ravvivare gli sbiaditi colori. Vi è pure chi crede che, distrutto il quadro primitivo quando fu demolito il vicino convento dei Basiliani, la pietà dei fedeli pargheliesi ne fece dipingere un altro, che proseguì a venerare col medesimo religioso entusiasmo, e col medesimo titolo di PortoSalvo. Sta di fatto che in tempo posteriore (s'ignora l'anno) da un rinomato artista napoletano, per vivo desiderio e cura dei devoti marinai e negozianti, si faceva aggiungere al detto quadro, sulla parte inferiore, il paesello, il lido con sette barchette, la collina che mena a Fitili e ai lati sei angioletti che circondano l'immagine della Madonna. Appagati così i loro desideri, essi non trascurarono di abbellire ed ingrandire il tempio, acquistando a mite prezzo durante i loro viaggi presso la riviera di Amalfi la rara balaustra in marmo e l'artistica ca****la. Sul Sancta Sanctorum, a destra e a sinistra di chi vi sale, si ammirano due dipinti ad olio: quello a destra rappresenta la Sacra Famiglia e l'altro a sinistra l'Annunciazione dell'Angelo. Tutti e due i dipinti attribuiti a Luca Giordano, soprannominato Lucafapresto (1632-1704); però da altri competenti son creduti lavori dell'Abate Ciccio Solimena di Nocera (1657-1747). Vi è pure da ammirare il bel dipinto della Deposizione che si vede appena si entra nel tempio sull'altare a sinistra. Né bisogna farsi sfuggire i quattro quadretti ovali ai lati di esso, attribuiti a valorosi discepoli di Luca Giordano, raffiguranti: lo Sposalizio della Vergine sul pergamo; la Fuga in Egitto; la Visita della Madonna alla cugina S. Elisabetta e la Presentazione della Vergine Maria al Tempio. Oltre alla tela raffigurante la Deposizione che orna l'altare della Madonna dei sette Dolori, altre tre tele settecentesche di artisti locali [fra tutti Giuseppe Gaetano Grimaldi (Tropea, 31 agosto 1690 – Tropea, 1748) e Carmelo Zimatore (1850-1933) e il giovane nipote Diego Antonio Grillo (1878-1963) di Pizzo svolsero una considerevole attività di pittori e decoratori che, fra Otto e Novecento, trova pochi riscontri analoghi in Calabria] ornano altrettanti altari laterali, trattasi di il Pio transito di San Giuseppe, l'Immacolata tra le sante Caterina d'Alessandria e Lucia e la Madonna del Monte Carmelo in atto di salvare le Anime del Purgatorio. Anche il pergamo in marmo bianco con fregi colorati è buon lavoro del 1854 a devozione dei negozianti. Merita altresì attenzione il tumulo in marmo del Proconsole di Spagna Lorenzo Mazzitelli (1741-1814), erettogli dalla sua famiglia che trasferitasi a Reggio Calabria divenne molto ricca pei fortunati guadagni ricavati dai commerci. Pure l'organo - ricostruito ex novo nel 2017 nel centenario della riconsacrazione del Santuario a seguito dei lievi danni causati dal terremoto dell'8 settembre 1905 - è di ottima fattura. Quantunque il protettore di Parghelia sia l'Apostolo Sant'Andrea, la maggiore festività rimane quella della Madonna di PortoSalvo, cadente nella seconda domenica di Agosto quando si fa memoria altresì della prima incoronazione con corone auree della sacra icona che avvenne il 10 agosto 1919. Il quadro della Madonna di Portosalvo viene portato in processione per le vie del paese. In una memoria conservata nell'Archivio Parrocchiale, scritta dall'Arciprete Antonio Taccone risulta che nel 1782, e precisamente il 29 agosto 1782, la Curia di Tropea concesse al clero "del Casale di Parghelia, per lo festivo giorno della protettrice S. Maria di PortoSalvo stabilito ab antiquo nella seconda domenica di agosto" di celebrare "l'ufficio e messa ut ad Nives". Il 24 gennaio 1917 Mons. Giuseppe Leo, Vescovo di Nicotera e Tropea, con suo rescritto "concesse che la festa ad onore della Vergine di PortoSalvo con messa ed ufficio della Madonna, si celebrasse con rito doppio di prima classe e l'ottava comune, da tutto il clero pargheliese, il sabato precedente la seconda domenica di agosto". Nel centro del soffitto del Santuario si può ammirare il quadro a vivi colori che ricorda il grande avvenimento di Parghelia, e cioè la battaglia contro i saraceni. Si notano le navi di Parghelia che inseguono quelle nemiche; queste affondano, i barbari sono sconfitti e il popolo vittorioso si abbandona al tripudio, cantando e agitando un cimiero di ferro messo su una lunga asta. La tradizione narra che questo cimiero di ferro fosse appartenuto ad un nemico caduto nella battaglia. Esso è attualmente conservato nell'attiguo Museo Parrocchiale come prezioso trofeo di guerra e ricordo della strepitosa vittoria. Sempre la tradizione vuole che proprio la Madonna aiutò la popolazione di Parghelia a respingere gli assalti dei nemici. All’interno del Museo Parrocchiale attiguo al Santuario si trovano molti ex voto che testimoniano l’importanza non secondaria di questo luogo di culto. Il culto della Madonna di PortoSalvo è connesso, come suggerisce lo stesso titolo, con la tradizione marinara degli abitanti di Parghelia, che affidavano alla protezione della Vergine la propria sicurezza sui mari, come si legge in molti documenti di archivio e come ancora oggi testimoniano i numerosi ex voto che si possono ammirare nel Museo. Al mare ci riporta anche la leggenda relativa all’arrivo dell’Immagine a Parghelia: la stessa nave che, giunta di fronte a Tropea, «trattenuta da una forza invisibile», non poté proseguire il suo viaggio, se non dopo aver consegnato alla città il quadro della Madonna di Romania, si fermò nuovamente «in modo misterioso, dopo pochi minuti, davanti a Parghelia, presso uno scoglio che anche oggi è chiamato lo scoglio della Madonna. [...]
Lasciato il secondo quadro, quello della Madonna di PortoSalvo, al lido di Parghelia, la nave proseguì il suo corso». Tale leggenda, che testimonia, comunque, al di là della sua attendibilità, l’antichità del culto e la profonda devozione delle popolazioni locali, è simile a molte altre pie tradizioni, diffuse in Calabria e altrove, che tendono a dare uno stabile fondamento alla rassicurante convinzione che la Vergine abbia eletto un particolare territorio cui destinare la sua materna protezione. La Chiesa, comunque, «nelle lezioni storiche dell’Ufficio della Madonna di Romania, la cui storia si vuole identica con quella della Vergine di Porto Salvo, ha approvato queste parole “de modo quo haec Imago ad Tropeae litus pervenerit, non parum ambigitur (sulla maniera in cui quest’immagine giunse al lido di Tropea vi sono non pochi dubbi)” e tale espressione si può, per analogia, applicare anche all’immagine venerata a Parghelia. Un’ipotesi abbastanza probabile, anche se non ancora dimostrata, è quella secondo la quale l’effigie della Madonna di PortoSalvo sarebbe giunta a Parghelia portata dai Monaci Basiliani, storicamente impegnati a diffondere, dopo il Concilio di Efeso, il culto della Madre di Dio e incaricati anche della custodia delle sue immagini. Sappiamo, poi, che l’ordine fondato da San Basilio si diffuse in maniera straordinaria fin dal IV secolo in Calabria, nella quale, intorno al X secolo, si potevano contare circa quattrocento conventi di Basiliani. «Che i padri Basiliani siano venuti in Calabria e vi abbiano portato delle Ss. Immagini sottratte al furore iconoclasta degli Eretici d’Oriente, ormai non può mettersi in dubbio», come è anche storicamente accertato che esistevano conventi basiliani nel territorio di Tropea: San Pietro in Menna, Sant’Isidoro, Sant’Angelo, San Sergio (passato, poi, ai frati minori, con il consenso del Pontefice Martino V). L'antichità del culto della Madonna di PortoSalvo non può mettersi in dubbio. Si potrà dubitare sulla genuinità e veridicità della tradizione la quale narra della nave misteriosamente arrestatasi e sulla attendibilità dell'opinione che vuole sia stata l'Immagine qua portata, come quella di Tropea, dalla pietà di un Vescovo diocesano recatosi al Concilio di Nicea o portata dai Basiliani; potrà l'Immagine essere stata alterata nelle sue primitive sembianze da un'altra mano; potrà forse, distrutta la prima, essere stata riprodotta un'altra dalla devozione dei Pargheliesi che non sapevano rinunciare al culto della Immagine venerata da gran tempo come protettrice principale del paese; ma sembra che non si possa punto dubitare dell'antichità del culto. E' vero che sola una tavola votiva, tra le molte che si conservavano, portava la data di poco posteriore al 1600; ma ve ne erano altre che portavano le tracce evidenti di un tempo assai più remoto ed erano così deteriorate ed oscurate dagli anni che non se ne poteva decifrare la data. E' risaputo che tele, tavole votive e molti altri ricordi sono stati consumati dal tempo; altri distrutti specie durante i lavori molte volte intrapresi a riparare, restaurare, ampliare la Chiesa la quale quando, la prima volta, accolse la prodigiosa Immagine, era una piccola e disadorna Ca****la; altri per varie guise perduti o sottratti; e questi assai probabilmente, per non dire certamente, dovevano essere di molto anteriori al secolo XVI. Questo Culto esiste ab immemorabili, ad antiquo. Dunque il culto alla Madonna di PortoSalvo è antico. E poiché lo si è voluto e lo si vuole contemporaneo alla Madonna di Romania che si venera in Tropea, ciò che noi pure abbiamo ragione di ritenere, pare che non si possa ragionevolmente attribuirlo ad altra epoca che a quella in cui i monaci dall'Oriente passarono in Occidente a salvezza di se stessi, delle Immagini e reliquie sacre, mentre infuriava la persecuzione iconoclastica, in tutto l'impero, dal 726 all'842.