Santuario Diocesano Madonna di Portosalvo - Parghelia

Santuario Diocesano Madonna di Portosalvo - Parghelia XVII), campanile in stile rococò terminato nel 1775 di Romania. Nello stesso istante la nave si mosse e riprese il suo viaggio. Maria di Romania e di PortoSalvo.

Edificato nelle attuali forme nel 1745, custodisce pregevoli tele settecentesche di Scuola Napoletana e di rinomati artisti locali, balaustra e altare maggiore in marmo policromo finemente lavorato (sec. Il Santuario della Madonna di PortoSalvo - ubicato nel territorio del comune di Parghelia in provincia di Vibo Valentia - fu eretto, nelle forme attuali, nel 1745 come attestato dalla data scolpita sull'architrave in granito del portale d'ingresso. La facciata del tempio costituisce uno dei più antichi esempi di architettura neoclassica del Meridione d’Italia. Il campanile, la cui cuspide in stile Rococò, fu completato nel 1775 come si evince dalla data riportata sulla cuspide dello stesso. Al suo interno troviamo custodita la prodigiosa icona di Santa Maria di PortoSalvo, oggi è meta di numerosi pellegrinaggi da ogni parte della Calabria ma non solo. L'icona venerata attualmente sull’altare maggiore potrebbe essere la rimodulazione dell'originaria ben più antica e raffigura la Vergine di PortoSalvo ed è stata nei secoli e continua ad essere ancora oggi oggetto di particolare venerazione da parte non solo di tutti i pargheliesi, ma anche degli abitanti dei paesi del circondario. Si tratta in effetti di una tela del periodo compreso tra il XVII e XVIII secolo, dell'originaria icona non vi è traccia se non in alcuni tratti del volto della Vergine che sembrano essere più antichi. La tradizione, sempre viva nel cuore dei pargheliesi tramandata da una generazione all'altra, narra che l'effigie della Madonna di PortoSalvo sia stata portata a Parghelia nello stesso giorno in cui a Tropea fu consegnata l'effigie di Maria Ss. Nell'Impero Bizantino, dal 726 sotto l'imperatore Leone Isaurico e Costantino Copronico fino all'842 sotto l'imperatrice Teodora, vedova di Teofilo, imperversava feroce la lotta contro il culto delle immagini sacre, delle reliquie dei Santi, ecc. Furono distrutte immagini, statue, altari e templi dedicati ai Santi e alla Madonna sotto diversi titoli: Iconoclastia. La tradizione dunque narra che una piccola nave, proveniente dai lidi della provincia di Costantinopoli, giunse nella rada di Tropea e non poté più proseguire in quanto il cielo, improvvisamente oscuratosi, minacciava tempesta. Malgrado il Capitano tentasse ogni mezzo, misteriosamente la nave restava immobile; né era possibile cambiare le vele, né muoverla a forza di remi. I Tropeani si riversarono in moltitudine al porto e allora i marinai della nave consegnarono loro l'immagine della Ss. Madonna (detta di Romania per la sua provenienza), che era nascosta a bordo unitamente al altra immagine. Ma per breve percorso, ché, davanti a Parghelia, il cielo si oscurò nuovamente, le onde s'ingrossarono infrangendosi impetuosamente contro un vicino scoglio, che tutt'ora è chiamato "Scoglio della Madonna". I marinai, nuovamente impauriti e memori del recente miracolo avvenuto istanti addietro a Tropea, presero il secondo quadro e agitandolo verso la riva, chiamarono quei pescatori che osservavano impotenti all'imminente naufragio. Il mare si calmò immediatamente ed il quadro fu consegnato ai pescatori di Parghelia, mentre la nave, con mare calmo e dolce brezza, a vele spiegate poteva proseguire il suo viaggio. Questa è la tradizione sulle immagini della Ss. La consegna del quadro a Parghelia avvenne nella spiaggia chiamata "Michelino". I pescatori osannanti lo portarono presso le poche povere casupole e lo depositarono in una chiesetta fuori l'abitato dalla parte che guarda il mare. Questa tradizione può essere vera, ma è discutibile, resta pertanto più verosimile la tesi che tali immagini siano state portate dai monaci Basiliani nella loro fuga dall'Oriente, per la persecuzione degli Iconoclasti. E' noto che l'imperatrice Pulcheria, madre di Teodosio II, imperatore di Costantinopoli, aveva fatto erigere sontuosi templi dedicati alla "Deipara", cioè a Maria Madre di Dio, facendoli ornare da tante immagini della Vergine in particolare quelle dipinte da S. Luca, affidandone la custodia ai monaci Basiliani, i quali inoltre erano incaricati di diffondere e difendere il culto della Deipara. E' ovvio che la persecuzione degli iconoclasti si rivolgesse in particolare contro di loro e che fossero costretti a fuggire. E vennero in Italia, a Roma, a Napoli ed in altre città. Vennero tanti e tanti in Calabria, ove nel 370 era già stato il loro fondatore S. Basilio, ed in Calabria costruirono molti conventi. E tra questi quello che a noi interessa, cioè il convento di S. Pietro in Menna, vicino al torrente La Grazia, tra Tropea e Parghelia. I monaci di questo convento volgevano ogni loro attività su Parghelia, mentre su Tropea quelli dei conventi di S. Angelo e di S. Isidoro. D'altra parte è storia e non tradizione il fatto che l'altare maggiore del Santuario di PortoSalvo, ove si venera la Madonna, è quello del convento di S. Pietro in Menna, andato distrutto per eventi naturali. Questa famosa icona misura m 1,45 di altezza e m 1,05 di larghezza: è dipinto ad olio a 4 cimose e dal 1757 fu adornato di cornice dorata. La sacra immagine è circondata da angeli librantesi a volo e da candide nubi. Nella destra tiene il Bambino Gesù, la sinistra poggiata sul petto e gli occhi pieni di soavità, par che, in dolce atto di amore, inviti i suoi devoti ad avvicinarsi con fiducia al suo trono di grazia e di misericordia. A contestare l'epoca e la origine si potrebbe osservare che il quadro della Madonna di PortoSalvo non è di stile bizantino, come dovrebbero essere tutte le immagini di quell'epoca com'è veramente l'effigie della Madonna di Romania colla quale si vorrebbero comuni la genesi e le vicende. Ma è anche facile constatare, senza il bisogno di essere artisti, che un altro pennello ha guastato o alterato l'opera primitiva, sorte toccata anche a quadri di classici autori; che gli angeli e il paese dipinto sotto i piedi della Madonna sono di stile diverso tra loro e gli uni e l'altro di stile diverso dall'Immagine stessa. Forse una devozione intesa a modo proprio consigliò altri a dipingere attorno alla Madonna gli angeli, altri a dipingere il paese di Parghelia, altri a tentare di ravvivare gli sbiaditi colori. Vi è pure chi crede che, distrutto il quadro primitivo quando fu demolito il vicino convento dei Basiliani, la pietà dei fedeli pargheliesi ne fece dipingere un altro, che proseguì a venerare col medesimo religioso entusiasmo, e col medesimo titolo di PortoSalvo. Sta di fatto che in tempo posteriore (s'ignora l'anno) da un rinomato artista napoletano, per vivo desiderio e cura dei devoti marinai e negozianti, si faceva aggiungere al detto quadro, sulla parte inferiore, il paesello, il lido con sette barchette, la collina che mena a Fitili e ai lati sei angioletti che circondano l'immagine della Madonna. Appagati così i loro desideri, essi non trascurarono di abbellire ed ingrandire il tempio, acquistando a mite prezzo durante i loro viaggi presso la riviera di Amalfi la rara balaustra in marmo e l'artistica ca****la. Sul Sancta Sanctorum, a destra e a sinistra di chi vi sale, si ammirano due dipinti ad olio: quello a destra rappresenta la Sacra Famiglia e l'altro a sinistra l'Annunciazione dell'Angelo. Tutti e due i dipinti attribuiti a Luca Giordano, soprannominato Lucafapresto (1632-1704); però da altri competenti son creduti lavori dell'Abate Ciccio Solimena di Nocera (1657-1747). Vi è pure da ammirare il bel dipinto della Deposizione che si vede appena si entra nel tempio sull'altare a sinistra. Né bisogna farsi sfuggire i quattro quadretti ovali ai lati di esso, attribuiti a valorosi discepoli di Luca Giordano, raffiguranti: lo Sposalizio della Vergine sul pergamo; la Fuga in Egitto; la Visita della Madonna alla cugina S. Elisabetta e la Presentazione della Vergine Maria al Tempio. Oltre alla tela raffigurante la Deposizione che orna l'altare della Madonna dei sette Dolori, altre tre tele settecentesche di artisti locali [fra tutti Giuseppe Gaetano Grimaldi (Tropea, 31 agosto 1690 – Tropea, 1748) e Carmelo Zimatore (1850-1933) e il giovane nipote Diego Antonio Grillo (1878-1963) di Pizzo svolsero una considerevole attività di pittori e decoratori che, fra Otto e Novecento, trova pochi riscontri analoghi in Calabria] ornano altrettanti altari laterali, trattasi di il Pio transito di San Giuseppe, l'Immacolata tra le sante Caterina d'Alessandria e Lucia e la Madonna del Monte Carmelo in atto di salvare le Anime del Purgatorio. Anche il pergamo in marmo bianco con fregi colorati è buon lavoro del 1854 a devozione dei negozianti. Merita altresì attenzione il tumulo in marmo del Proconsole di Spagna Lorenzo Mazzitelli (1741-1814), erettogli dalla sua famiglia che trasferitasi a Reggio Calabria divenne molto ricca pei fortunati guadagni ricavati dai commerci. Pure l'organo - ricostruito ex novo nel 2017 nel centenario della riconsacrazione del Santuario a seguito dei lievi danni causati dal terremoto dell'8 settembre 1905 - è di ottima fattura. Quantunque il protettore di Parghelia sia l'Apostolo Sant'Andrea, la maggiore festività rimane quella della Madonna di PortoSalvo, cadente nella seconda domenica di Agosto quando si fa memoria altresì della prima incoronazione con corone auree della sacra icona che avvenne il 10 agosto 1919. Il quadro della Madonna di Portosalvo viene portato in processione per le vie del paese. In una memoria conservata nell'Archivio Parrocchiale, scritta dall'Arciprete Antonio Taccone risulta che nel 1782, e precisamente il 29 agosto 1782, la Curia di Tropea concesse al clero "del Casale di Parghelia, per lo festivo giorno della protettrice S. Maria di PortoSalvo stabilito ab antiquo nella seconda domenica di agosto" di celebrare "l'ufficio e messa ut ad Nives". Il 24 gennaio 1917 Mons. Giuseppe Leo, Vescovo di Nicotera e Tropea, con suo rescritto "concesse che la festa ad onore della Vergine di PortoSalvo con messa ed ufficio della Madonna, si celebrasse con rito doppio di prima classe e l'ottava comune, da tutto il clero pargheliese, il sabato precedente la seconda domenica di agosto". Nel centro del soffitto del Santuario si può ammirare il quadro a vivi colori che ricorda il grande avvenimento di Parghelia, e cioè la battaglia contro i saraceni. Si notano le navi di Parghelia che inseguono quelle nemiche; queste affondano, i barbari sono sconfitti e il popolo vittorioso si abbandona al tripudio, cantando e agitando un cimiero di ferro messo su una lunga asta. La tradizione narra che questo cimiero di ferro fosse appartenuto ad un nemico caduto nella battaglia. Esso è attualmente conservato nell'attiguo Museo Parrocchiale come prezioso trofeo di guerra e ricordo della strepitosa vittoria. Sempre la tradizione vuole che proprio la Madonna aiutò la popolazione di Parghelia a respingere gli assalti dei nemici. All’interno del Museo Parrocchiale attiguo al Santuario si trovano molti ex voto che testimoniano l’importanza non secondaria di questo luogo di culto. Il culto della Madonna di PortoSalvo è connesso, come suggerisce lo stesso titolo, con la tradizione marinara degli abitanti di Parghelia, che affidavano alla protezione della Vergine la propria sicurezza sui mari, come si legge in molti documenti di archivio e come ancora oggi testimoniano i numerosi ex voto che si possono ammirare nel Museo. Al mare ci riporta anche la leggenda relativa all’arrivo dell’Immagine a Parghelia: la stessa nave che, giunta di fronte a Tropea, «trattenuta da una forza invisibile», non poté proseguire il suo viaggio, se non dopo aver consegnato alla città il quadro della Madonna di Romania, si fermò nuovamente «in modo misterioso, dopo pochi minuti, davanti a Parghelia, presso uno scoglio che anche oggi è chiamato lo scoglio della Madonna. [...]
Lasciato il secondo quadro, quello della Madonna di PortoSalvo, al lido di Parghelia, la nave proseguì il suo corso». Tale leggenda, che testimonia, comunque, al di là della sua attendibilità, l’antichità del culto e la profonda devozione delle popolazioni locali, è simile a molte altre pie tradizioni, diffuse in Calabria e altrove, che tendono a dare uno stabile fondamento alla rassicurante convinzione che la Vergine abbia eletto un particolare territorio cui destinare la sua materna protezione. La Chiesa, comunque, «nelle lezioni storiche dell’Ufficio della Madonna di Romania, la cui storia si vuole identica con quella della Vergine di Porto Salvo, ha approvato queste parole “de modo quo haec Imago ad Tropeae litus pervenerit, non parum ambigitur (sulla maniera in cui quest’immagine giunse al lido di Tropea vi sono non pochi dubbi)” e tale espressione si può, per analogia, applicare anche all’immagine venerata a Parghelia. Un’ipotesi abbastanza probabile, anche se non ancora dimostrata, è quella secondo la quale l’effigie della Madonna di PortoSalvo sarebbe giunta a Parghelia portata dai Monaci Basiliani, storicamente impegnati a diffondere, dopo il Concilio di Efeso, il culto della Madre di Dio e incaricati anche della custodia delle sue immagini. Sappiamo, poi, che l’ordine fondato da San Basilio si diffuse in maniera straordinaria fin dal IV secolo in Calabria, nella quale, intorno al X secolo, si potevano contare circa quattrocento conventi di Basiliani. «Che i padri Basiliani siano venuti in Calabria e vi abbiano portato delle Ss. Immagini sottratte al furore iconoclasta degli Eretici d’Oriente, ormai non può mettersi in dubbio», come è anche storicamente accertato che esistevano conventi basiliani nel territorio di Tropea: San Pietro in Menna, Sant’Isidoro, Sant’Angelo, San Sergio (passato, poi, ai frati minori, con il consenso del Pontefice Martino V). L'antichità del culto della Madonna di PortoSalvo non può mettersi in dubbio. Si potrà dubitare sulla genuinità e veridicità della tradizione la quale narra della nave misteriosamente arrestatasi e sulla attendibilità dell'opinione che vuole sia stata l'Immagine qua portata, come quella di Tropea, dalla pietà di un Vescovo diocesano recatosi al Concilio di Nicea o portata dai Basiliani; potrà l'Immagine essere stata alterata nelle sue primitive sembianze da un'altra mano; potrà forse, distrutta la prima, essere stata riprodotta un'altra dalla devozione dei Pargheliesi che non sapevano rinunciare al culto della Immagine venerata da gran tempo come protettrice principale del paese; ma sembra che non si possa punto dubitare dell'antichità del culto. E' vero che sola una tavola votiva, tra le molte che si conservavano, portava la data di poco posteriore al 1600; ma ve ne erano altre che portavano le tracce evidenti di un tempo assai più remoto ed erano così deteriorate ed oscurate dagli anni che non se ne poteva decifrare la data. E' risaputo che tele, tavole votive e molti altri ricordi sono stati consumati dal tempo; altri distrutti specie durante i lavori molte volte intrapresi a riparare, restaurare, ampliare la Chiesa la quale quando, la prima volta, accolse la prodigiosa Immagine, era una piccola e disadorna Ca****la; altri per varie guise perduti o sottratti; e questi assai probabilmente, per non dire certamente, dovevano essere di molto anteriori al secolo XVI. Questo Culto esiste ab immemorabili, ad antiquo. Dunque il culto alla Madonna di PortoSalvo è antico. E poiché lo si è voluto e lo si vuole contemporaneo alla Madonna di Romania che si venera in Tropea, ciò che noi pure abbiamo ragione di ritenere, pare che non si possa ragionevolmente attribuirlo ad altra epoca che a quella in cui i monaci dall'Oriente passarono in Occidente a salvezza di se stessi, delle Immagini e reliquie sacre, mentre infuriava la persecuzione iconoclastica, in tutto l'impero, dal 726 all'842.

Domenica 13 Settembre 2026 XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)Commento al brano del Vangelo di: Mt 18,21-35 del 1...
13/09/2026

Domenica 13 Settembre 2026

XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Commento al brano del Vangelo di: Mt 18,21-35 del 13 settembre 2026 a cura di don Luigi Maria Epicoco.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.

Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.

Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.

Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

Parola del Signore

*** *** ***

Commento al Vangelo di don Luigi Maria Epicoco

“Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette»”. Gesù prende come pretesto la domanda di Pietro per metterci davanti a una modalità di perdono insopportabile perché prevede l’infinito moltiplicato sette volte. Eppure questa eccessiva linea di pensiero di Gesù è spiegata immediatamente dopo dalla parabola che Egli stesso racconta: ci sono due debitori. Il primo ha un debito così grande che nemmeno dieci vite basterebbero per ripagarlo. Il secondo ha un debito ha un debito di pochi spicci. Al primo viene fatta la grazia non solo della pazienza di aspettare ma viene fatta la grazia di avere il debito condonato. Il secondo debitore invece che ha contratto il debito con l’uomo graziato, si ritrova per mano di quest’ultimo gettato in galera. Come è possibile che un uomo che ha sperimentato una grazia così grande non riesca a fare allo stesso modo con un suo simile? Sembra che Gesù voglia sottolineare lo scandalo di un simile gesto, quasi a suggerirci che il fatto che dobbiamo perdonare non nasce da una nostra capacità o bontà ma dalla semplice memoria che i primi ad essere stati perdonati siamo stati proprio noi, e che senza la memoria di questa grazia che abbiamo ricevuto non riusciremo mai a farlo anche noi di conseguenza. Allora il problema diventa un altro: abbiamo memoria di quanto siamo stati perdonati? Dire in confessione “non credo di peccare”, o “sono fondamentalmente una brava persona” non ci aiuta. Non metto in dubbio che c’è molta gente santa in giro, ma solitamente i santi dicono che sono dei grandi peccatori e riescono a scovare la loro fragilità nelle pieghe più nascoste della loro vita, mentre i più incalliti peccatori sembrano vivere beatamente nella convinzione che sono migliori degli altri. Si perdona solo se si domanda al Signore la grazia di vedere quanto noi stessi abbiamo bisogno di perdono.

IL SANTO DEL GIORNO - DOMENICA 13 SETTEMBRE 2026San Giovanni Crisostomo: Vescovo e dottore della Chiesa Nascita: 349 cir...
13/09/2026

IL SANTO DEL GIORNO - DOMENICA 13 SETTEMBRE 2026
San Giovanni Crisostomo: Vescovo e dottore della Chiesa

Nascita: 349 circa, Antiochia di Siria
Morte: 14 settembre 407, Comana sul Mar Nero

Tipologia: Memoria liturgica

Giovanni soprannominato Crisostomo, o bocca d'oro, per la sua meravigliosa eloquenza, nacque in Antiochia.

In giovanissima età fu privato del padre. Gli rimase la santa genitrice che ad altro non pensò se non ad adempiere fedelmente tutti gli obblighi di una madre cristiana verso i suoi figliuoli.

Il Crisostomo studiò retorica e filosofia sotto la scorta dei migliori maestri del suo tempo e fece progressi tali che lo stesso suo insegnante ne rimase meravigliato, e, interrogato una volta dai suoi amici quale dei suoi discepoli avrebbe preferito gli succedesse nella cattedra: Io nominerei, rispose, a mio successore Giovanni; se i Cristiani non ce l'avessero già involato.

Il vescovo di Antiochia, Melezio, conoscendo le rare qualità del Crisostomo, lo ordinò lettore. Flaviano, successore di S. Melezio, lo innalzò al sacerdozio, con l'incarico di predicar la parola di Dio, ufficio che Giovanni compì con zelo infaticabile e con grandissimo frutto. Egli spiegava Ie Scritture con molta chiarezza e proprietà; le sue istruzioni erano sode, le esortazioni vive e penetranti. Riprendeva con forza, esortava con carità e sapeva adattarsi alla mentalità di ciascuno.

Dodici anni continuò nel suo ufficio, quando venne a morire il vescovo di Costantinopoli, Nettario. Nell'elezione il pensiero corse subito a Giovanni, che a voce di popolo fu eletto successore il 26 febbraio dell'anno 398. Lo zelo per riformare i costumi gli attirò molti nemici.

Avendo pubblicamente ripreso dal pulpito alcune colpe dell'imperatrice, questa se ne volle vendicare. Lo fece quindi arrestare, e radunò il consiglio per escogitare cosa fare al Crisostomo. Chi proponeva l'esilio, chi la morte, chi la prigione perpetua, e chi altro. Finalmente uno che conosceva l'animo del Santo disse: « Ouanto avete proposto, altro non serve che a rallegrare il Vescovo. Con una cosa sola voi potete fargli del male, cioè facendogli commettere anche un solo peccato; ma fare questo non è in vostro potere ».

Si decise di esiliarlo in Bitinia. La notte appresso vi fu in Costantinopoli un terribile terremoto che tutti riguardarono come un effetto della collera divina. L'imperatrice medesima si spaventò e scongiurò l'imperatore a richiamare il santo Vescovo.

Tornò Giovanni in mezzo al suo popolo plaudente, ma per poco tempo, perché i suoi nemici non desistettero, e tanto fecero che l'imperatore fu costretto a esiliarlo nuovamente. Giovanni, per l'avanzata età e per gli strapazzi del viaggio, a stento poté arrivare alla città destinata; il giorno dopo il Signore lo chiamò a sè: era il 14 settembre del 407. Varie e pregevolissime sono le opere scritte da lui, e la Chiesa lo dichiarò Dottore.

PRATICA Non temete i mali di coloro che vi vogliono spaventare, ma temete il peccato che vi può mandare eternamente all'inferno.

PREGHIERA. La grazia celeste, deh! Signore, amplifichi la tua Chiesa, la quale hai voluto illustrare con i meriti gloriosi e la dottrina del tuo beato Giovanni, vescovo e confessore.

MARTIROLOGIO ROMANO. Memoria di san Giovanni, vescovo di Costantinopoli e dottore della Chiesa, che, nato ad Antiochia, ordinato sacerdote, meritò per la sua sublime eloquenza il titolo di Crisostomo e, eletto vescovo di quella sede, si mostrò ottimo pastore e maestro di fede. Condannato dai suoi nemici all’esilio, ne fu richiamato per decreto del papa sant’Innocenzo I e, durante il viaggio di ritorno, subendo molti maltrattamenti da parte dei soldati di guardia, il 14 settembre, rese l’anima a Dio presso Gumenek nel Ponto, nell’odierna Turchia.

Domenica 13 Settembre 2026XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)Grado della Celebrazione: DOMENICAColore liturgico: ...
13/09/2026

Domenica 13 Settembre 2026

XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)

Grado della Celebrazione: DOMENICA

Colore liturgico: Verde

Prima lettura

Sir 27,33-28,9
Perdona l’offesa al tuo prossimo e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati.

Dal libro del Siràcide

Rancore e ira sono cose orribili,
e il peccatore le porta dentro.
Chi si vendica subirà la vendetta del Signore,
il quale tiene sempre presenti i suoi peccati.
Perdona l’offesa al tuo prossimo
e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati.
Un uomo che resta in collera verso un altro uomo,
come può chiedere la guarigione al Signore?
Lui che non ha misericordia per l’uomo suo simile,
come può supplicare per i propri peccati?
Se lui, che è soltanto carne, conserva rancore,
come può ottenere il perdono di Dio?
Chi espierà per i suoi peccati?
Ricòrdati della fine e smetti di odiare,
della dissoluzione e della morte e resta fedele ai comandamenti.
Ricorda i precetti e non odiare il prossimo,
l’alleanza dell’Altissimo e dimentica gli errori altrui.

Parola di Dio

Salmo responsoriale

Sal 102

Il Signore è buono e grande nell’amore.

Benedici il Signore, anima mia,
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tutti i suoi benefici.

Egli perdona tutte le tue colpe,
guarisce tutte le tue infermità,
salva dalla fossa la tua vita,
ti circonda di bontà e misericordia.

Non è in lite per sempre,
non rimane adirato in eterno.
Non ci tratta secondo i nostri peccati
e non ci ripaga secondo le nostre colpe.

Perché quanto il cielo è alto sulla terra,
così la sua misericordia è potente su quelli che lo temono;
quanto dista l’oriente dall’occidente,
così egli allontana da noi le nostre colpe.

Seconda lettura

Rm 14,7-9
Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani

Fratelli, nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso, perché se noi viviamo, viviamo per il Signore, se noi moriamo, moriamo per il Signore.
Sia che viviamo, sia che moriamo, siamo del Signore.
Per questo infatti Cristo è morto ed è ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi.

Parola di Dio

Canto al Vangelo

Gv 13,34

Alleluia, alleluia.
Vi do un comandamento nuovo, dice il Signore:
come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Alleluia.

Vangelo

Mt 18,21-35
Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: «Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?». E Gesù gli rispose: «Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto.
Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello».

Parola del Signore

Il Signore è buono e grande nell'amore.Potremmo domandarci: «Come si fa a perdonare sempre? C'è un limite, ci si stanca....
13/09/2026

Il Signore è buono e grande nell'amore.

Potremmo domandarci: «Come si fa a perdonare sempre? C'è un limite, ci si stanca...», ma Gesù rimane saldo nella sua affermazione. Perché? Perché anche noi dobbiamo essere misericordiosi, come è misericordioso il Padre nostro celeste.

Riflessione sul Vangelo

PREGHIERA DELLA SERA PRIMA DI DORMIREsabato 12 Settembre 2026SABATO - XXIII SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO - III SETTIMAN...
13/09/2026

PREGHIERA DELLA SERA PRIMA DI DORMIRE
sabato 12 Settembre 2026

SABATO - XXIII SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO - III SETTIMANA DEL SALTERIO

Compieta dopo i Primi Vespri - XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - IV SETTIMANA DEL SALTERIO

V. O Dio, vieni a salvarmi
R. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

A questo punto, è bene sostare alquanto in silenzio per l'esame di coscienza.

INNO

Al termine del giorno,
o sommo Creatore,
vegliaci nel riposo
con amore di Padre.

Dona salute al corpo
e fervore allo spirito,
la tua luce rischiari
le ombre della notte.

Nel sonno delle membra
resti fedele il cuore,
e al ritorno dell'alba
intoni la tua lode.

Sia onore al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo,
al Dio trino ed unico
nei secoli sia gloria. Amen.

Oppure:

Gesù, luce da luce,
sole senza tramonto,
tu rischiari le tenebre
nella notte del mondo.

In te, santo Signore,
noi cerchiamo il riposo
dall'umana fatica,
al termine del giorno.

Se i nostri occhi si chiudono,
veglia in te il nostro cuore;
la tua mano protegga
coloro che in te sperano.

Difendi, o Salvatore,
dalle insidie del male
i figli che hai redenti
col tuo sangue prezioso.

A te sia gloria, o Cristo,
nato da Maria vergine,
al Padre e allo Spirito
nei secoli dei secoli. Amen.

1 ant. Pietà di me, o Signore: ascolta la mia preghiera.
oppure
In te confido, Signore, e in pace mi addormento.

SALMO 4 Rendimento di grazie

E Dio che disse: «Rifulga la luce dalle tenebre», rifulse
nei nostri cuori per far risplendere la conoscenza della gloria
divina, che rifulge sul volto di Cristo (2 Cor 4, 6).

Quando ti invoco, rispondimi,
Dio, mia giustizia: †
dalle angosce mi hai liberato; *
pietà di me, ascolta la mia preghiera.
Fino a quando, o uomini, sarete duri di cuore? *
Perché amate cose vane
e cercate la menzogna?

Sappiate che il Signore
fa prodigi per il suo fedele: *
il Signore mi ascolta quando lo invoco.
Tremate e non peccate, *
sul vostro giaciglio riflettete e placatevi.

Offrite sacrifici di giustizia *
e confidate nel Signore.
Molti dicono: «Chi ci farà vedere il bene?». *
Risplenda su di noi, Signore,
la luce del tuo volto.

Hai messo più gioia nel mio cuore *
di quando abbondano vino e frumento.
In pace mi corico e subito mi addormento: *
tu solo, Signore, al sicuro mi fai riposare.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia

1 ant. Pietà di me, o Signore: ascolta la mia preghiera.
oppure
In te confido, Signore, e in pace mi addormento.

2 ant. Nella notte, benedite il Signore.

SALMO 133 Orazione notturna nel tempio

Lodate il nostro Dio, voi suoi servi, voi che lo temete,
piccoli e grandi (Ap 19, 5).

Ecco, benedite il Signore, *
voi tutti, servi del Signore;
voi che state nella casa del Signore *
durante le notti.

Alzate le mani verso il tempio *
e benedite il Signore.
Da Sion ti benedica il Signore, *
che ha fatto cielo e terra.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia

2 ant. Nella notte, benedite il Signore.

LETTURA BREVE Dt 6, 4-7

Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai.

RESPONSORIO BREVE

R. Signore, * nelle tue mani affido il mio spirito.
Signore, nelle tue mani affido il mio spirito.
V. Dio di verità, tu mi hai redento:
nelle tue mani affido il mio spirito.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Signore, nelle tue mani affido il mio spirito.

Ant. Nella veglia salvaci, Signore, nel sonno non ci abbandonare:
il cuore vegli con Cristo e il corpo riposi nella pace.

CANTICO DI SIMEONE Lc 2, 29-32

Cristo, luce delle genti e gloria di Israele

Ora lascia, o Signore, che il tuo servo *
vada in pace secondo la tua parola;
perché i miei occhi han visto la tua salvezza, *
preparata da te davanti a tutti i popoli,
luce per illuminare le genti *
e gloria del tuo popolo Israele.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia

Ant. Nella veglia salvaci, Signore, nel sonno non ci abbandonare:
il cuore vegli con Cristo e il corpo riposi nella pace.

ORAZIONE

Veglia su di noi in questa notte, o Signore: la tua mano ci ridesti al nuovo giorno perché possiamo celebrare con gioia la risurrezione del tuo Figlio, che vive e regna nei secoli dei secoli.

Il Signore ci conceda una notte serena e un riposo tranquillo.
R. Amen.

Si conclude con un’antifona della Beata Vergine Maria.

Ave, o Maria, piena di grazia,
il Signore è con te.
Tu sei benedetta fra le donne
e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.

Santa Maria, Madre di Dio,
prega per noi peccatori,
adesso e nell'ora della nostra morte. Amen.

SETTEMBRE - XII. GIORNOUn pensiero al giorno con Montfort.Un giorno la santa Vergine apparve a santa Matilde portando su...
13/09/2026

SETTEMBRE - XII. GIORNO

Un pensiero al giorno con Montfort.

Un giorno la santa Vergine apparve a santa Matilde portando sul suo seno l’Ave Maria scritta con lettere d’oro e le disse: «Sappi, figlia mia, che nessuno mi può onorare con un saluto più gradito di quello che mi ha fatto recare l’adorabile Trinità, e per mezzo del quale mi ha elevata alla dignità di madre di Dio. Con la parola Ave, che corrisponde a Eva, ho appreso che Dio, nella sua onnipotenza, mi aveva preservata da ogni peccato e dalle miserie cui fu soggetta la prima donna. Il nome Maria, che significa “signora di luce”, indica che Dio mi ha colmata di sapienza e di luce, come un astro che brilla, per rischiarare il cielo e la terra. Le parole piena di grazia mi ricordano che lo Spirito Santo mi ha colmata di tante grazie che io posso con abbondanza farne parte a coloro che le chiedono per mezzo mio. Dicendo il Signore è con te, mi si rinnova la gioia ineffabile che ho provato quando il Verbo eterno si è incarnato nel mio grembo. Quando mi si dice: tu sei benedetta tra tutte le donne, io lodo la divina misericordia che mi ha innalzata a questo alto grado di felicità. Alle parole benedetto il frutto del tuo seno, Gesù, tutto il cielo gioisce con me nel vedere Gesù, mio Figlio, adorato e glorificato per aver salvato gli uomini».

Il segreto meraviglioso del Santo Rosario, 48

NOVENA A SAN GENNARO MARTIREdal 10 settembre al 18 settembreRecita con amore la novena a San Gennaro martireDa recitarsi...
13/09/2026

NOVENA A SAN GENNARO MARTIRE

dal 10 settembre al 18 settembre

Recita con amore la novena a San Gennaro martire

Da recitarsi per i nove giorni

12 SETTEMBRE - TERZO GIORNO

† Nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo.Amen

I. Gloriosissimo nostro Protettore San Gennaro, ammiriamo il fervente vostro zelo, e la cura pastorale che esercitaste con tanta premura pei vantaggi spirituali del vostro gregge. Umilmente vi preghiamo, che vogliate ora dal Cielo provvedere ai bisogni di questa nostra Città, come delle nostre case e famiglie.

Pater, Ave, Gloria

II. Gloriosissimo nostro Protettore San Gennaro, ammiriamo la vostra generosa costanza con la quale confessaste avanti il tiranno Timoteo la santa Fede di Gesù Cristo. Umilmente vi preghiamo d’intercederci costanza e fedeltà per confessare ed osservare la santa legge di Dio.

Pater, Ave, Gloria

III. Gloriosissimo nostro Protettore San Gennaro, ammiriamo la vostra confidenza in Dio segnandovi col segno della santa Croce, ed entrando in quella accesa fornace, donde ne usciste illeso. Umilmente vi preghiamo che, come Voi per divino aiuto foste liberato da quelle voraci fiamme, così noi siamo liberi da quelle dell’inferno mediante la vostra intercessione.

Pater, Ave, Gloria

IV. Gloriosissimo nostro Protettore San Gennaro, ammiriamo la vostra eroica sofferenza in sopportare tanti crudeli tormenti. Umilmente vi preghiamo ad ottenerci da Dio sofferenza per tollerare con merito i travagli di questa misera vita.

Pater, Ave, Gloria

V. Gloriosissimo nostro Protettore San Gennaro, ammiriamo la sublime gloria a cui vi ha innalzato Iddio per i vostri eccelsi meriti. Umilmente vi preghiamo d’intercederci da Lui che, vivendo una santa vita ed imitando le vostre eroiche virtù, possiamo far parte della vostra gloria in Cielo.

Pater, Ave, Gloria ...

RECITA CON AMORE LA NOVENA A SAN GIUSEPPE DA COPERTINO(Inizio: 9 Settembre - Festa: 18 Settembre)12 SETTEMBRE - QUARTO G...
13/09/2026

RECITA CON AMORE LA NOVENA A SAN GIUSEPPE DA COPERTINO

(Inizio: 9 Settembre - Festa: 18 Settembre)

12 SETTEMBRE - QUARTO GIORNO

† Nel nome del Padre, del Figlio, e dello Spirito Santo. Amen

I. Glorioso s. Giuseppe, che, non pago di tollerar sempre in pace i duri trattamenti che aveste a soffrire nella vostra domestica educazione, vi aggiungeste ancora spontaneamente, non solo la fuga costante d’ogni anche lecito divertimento, ma anche l’assiduità la più instancabile a prender parte al servizio del divin culto, non che la macerazione la più penosa dell’ innocente vostro corpo; ottenete a noi tutti la grazia di non querelarci giammai dei mali trattamenti che ci venissero usati dal nostro prossimo e di trarne anzi per frutto un più cordiale ed assoluto distacco dai falsi beni del mondo, per più sollecitamente operare la nostra compita santificazione con la pratica del ritiro e della penitenza, indispensabili a preservarci dalla corruzione del secolo.

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli.

II. Glorioso s. Giuseppe, che, malgrado l’imputata vi deficienza d’intellettuale perspicacia,non entraste appena a far parte del Francescano Istituto che vi diveniste tosto l’oggetto dell’universale ammirazione, per la pratica sempre perfetta d’ogni monastica regola, e specialmente per la prontezza della vostra obbedienza a qualsiasi più arduo comando, e per la sincerità del vostro amore alle umiliazioni e ai patimenti nel disimpegnare sempre con giubilo gli uffici più abbietti e faticosi; ottenete a noi tutti la grazia di non amare altra scienza che quella di Gesù crocifisso nel rinnegamento continuo d’ogni nostro men retto appetito, o nell’adempimento sempre fedele di tutti quanti i doveri del nostro stato.

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli.

III. Glorioso s. Giuseppe, che, elevato contro ogni vostra aspettazione, dall’umile condizion di converso al sublime grado di sacerdote, vi riguardaste mai sempre come il più gran peccatore, indegno dell’abito monastico, non che dell’onor di ministro dei santi altari, o perciò, non pago di appropriarvi le colpe indebitamente a voi imputate, e i conseguenti rimproveri non mai da voi meritati, sceglieste ancora per vostra stanza la cella più disagiata ed oscura, rifiutando in essa quei pochi comodi che vi eran dalla regola acconsentiti, e cercaste sempre la solitudine dei più derelitti Oratori per meglio occultare gli slanci del vostro fervore col divino ed unico oggetto dell’amor vostro; ottenete a noi tutti la grazia di non invanirci giammai per l’altrui stima e le altrui distinzioni, o di farci scala allo più intime comunicazioni con Dio per mezzo di un continuo distacco da tutti gli agi e i piaceri di questa vita.

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli.

IV. Glorioso s. Giuseppe che della tenerissima divozione che voi professaste mai sempre a Maria santissima qual vostra madre, e alla Passione del divino suo Figlio qual’unica vostra speranza, dei continui digiuni da voi protratti a più odierni col solo ristoro di erbe e frutta secche, delle desolantissime aridità da cui foste per gran tempo travagliato, e delle umiliantissime prove cui foste più volto assoggettato da che non era ben conscio del vostro spirito, foste anche in vita largamente compensato coi più straordinari favori, fino a non chieder mai altro che d’esser sempre più acceso del santo amore di Dio, e passar spesso più giorni senza nutrirvi di altro che della santissima Eucaristia, e poi infiammarvi nel volto, ed elevarvi gran tratto da terra nel trattare i santi misteri, e ciò con tanta altrui edificazione che, se i buoni alla vostra vista si infervoravan nel bene, i cattivi lasciavan per sempre la via del male, e i più distinti fautori dell’eresia rinunziavano solennemente ai propri errori; ottenete a noi tutti la grazia di condurci sempre cosi santamente fra le più dure traversie della vita da edificare col nostro contegno tutti quanti i nostri fratelli, e meritarci dal cielo le più distinte benedizioni.

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli.

V. Glorioso s. Giuseppe, che per la chiarezza veramente ammirabile con cui da voi si spiegavano i più profondi misteri, per la prudenza affatto divina con cui da voi si avviavano alla santità più sublime quanti imploravano l’opera vostra per propria spiritual direzione; per lo spirito di profezia e il poter dei miracoli, divenuti in voi famigliari specialmente a consolazione e conforto dei dubbiosi e degli afflitti, vedeste ossequiosi ai vostri piedi i primi potenti del secolo e i primi principi della Chiesa, in voi veneranti di cuore un lucidissimo specchio di sacerdotale e monastica perfezione, un singolarissimo tipo di continua intimissima comunicazione con Dio,e un nuovo gloriosissimo lustro del Minoritico Ordine nella conventuale Famiglia; ottenete a noi tutti la grazia di modellarci sì bene sul vostro esempio in ogni circostanza del viver nostro da meritarci sempre speciale la vostra protezione qui in terra per poi partecipar con larghezza ai vostri gaudii nel cielo.

Gloria al Padre al Figlio e allo Spirito Santo come era in principio ora e sempre nei secoli dei secoli.

12 SETTEMBRE - QUARESIMA IN ONORE DI SAN MICHELE ARCANGELO - VENTINOVESIMO GIORNO𝙇𝙖 𝘾𝙤𝙧𝙤𝙣𝙖 𝘼𝙣𝙜𝙚𝙡𝙞𝙘𝙖 𝙚 𝙡𝙖 𝙙𝙚𝙫𝙤𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙖 𝙎𝙖𝙣...
13/09/2026

12 SETTEMBRE - QUARESIMA IN ONORE DI SAN MICHELE ARCANGELO - VENTINOVESIMO GIORNO

𝙇𝙖 𝘾𝙤𝙧𝙤𝙣𝙖 𝘼𝙣𝙜𝙚𝙡𝙞𝙘𝙖 𝙚 𝙡𝙖 𝙙𝙚𝙫𝙤𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙖 𝙎𝙖𝙣 𝙈𝙞𝙘𝙝𝙚𝙡𝙚 𝘼𝙧𝙘𝙖𝙣𝙜𝙚𝙡𝙤 𝙙𝙞 𝙎. 𝙁𝙧𝙖𝙣𝙘𝙚𝙨𝙘𝙤

La devozione all’Arcangelo Michele, soprattutto nel suo santuario di Monte S.Angelo al Gargano, dove è apparso, nel Medioevo è particolarmente forte e divulgata. Anche San Francesco d’Assisi nel 1216 passò in visita al santuario di San Michele Arcangelo, ma, non sentendosi degno di entrare nella grotta, si fermò in preghiera e raccoglimento all’ingresso, baciando ripetutamente la terra e incidendo su una pietra il segno di croce in forma di “T” (Tau), segno che ancor oggi è visibile e venerato come una reliquia del passaggio del Santo di Assisi nella Celeste e angelica Basilica (in realtà è una copia, essendo il graffito originale andato distrutto dalle “orde” napoleoniche). Presso la porta della grotta, a sinistra, fu poi eretto un altare in onore del Santo e a ricordo del suo pellegrinaggio.

Da alcuni anni è rinata un’antica devozione quasi dimenticata, con importanti implicazioni per la battaglia spirituale: la cosiddetta Quaresima di San Michele. Si tratta di un periodo di quaranta giorni che inizia quaranta giorni prima della festa di San Michele Arcangelo e che affonda le sue radici nel Medioevo, giungendo persino a ricollegarsi alla figura di San Francesco d’Assisi.

Che cos’è la Quaresima di San Michele?
Il team del programma Exodus descrive questo periodo come un tempo estivo di rinnovamento, sotto la guida degli angeli celesti, ideale per riflettere e meditare alla luce della figura biblica di Tobia, un israelita esiliato a Ninive – l’attuale Iraq – fedele ai comandamenti del Signore in mezzo a una cultura pagana e dedito alle opere di misericordia.

La storia di Tobia si intreccia con l’intervento dell’arcangelo Raffaele, che, travestito da viaggiatore, guida e protegge in un cammino pieno di pericoli spirituali suo figlio Tobia. Raffaele lo libera dagli attacchi demoniaci, libera la sua futura sposa e restituisce la vista al padre, portando guarigione e libertà a tutta la famiglia attraverso il potere della grazia di Dio.

Basandosi su questo passo biblico, la Quaresima di San Michele si presenta come un tempo di lotta spirituale, un invito ai cristiani a prestare maggiore attenzione ai modi in cui il diavolo cerca di manipolare i fedeli, per poter rispondere con maggiore efficacia a questi attacchi.

DATA E DURATA

La devozione si celebra tra la solennità dell’Assunzione della Vergine Maria, il 15 agosto, e la festa dei Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, il 29 settembre, più o meno un periodo quaresimale. Nel 2026, la Quaresima di San Michele inizia sabato 15 agosto e si conclude martedì 29 settembre. Qui riportiamo la Corona Angelica o Rosario di San Michele Arcangelo con le litanie e la Consacrazione.

San Michele è l’angelo custode della Chiesa, che scacciò Lucifero dal cielo e protesse il popolo d’Israele durante tutto l’Antico Testamento. Per onorare il suo ruolo di nostro protettore, nel Medioevo nacque la pratica di imitare la sua purezza e il suo potere angelico attraverso quaranta giorni di preghiera e ascetismo”.

Secondo Jamie Baxter, fondatore e direttore esecutivo di Exodus, questo esercizio spirituale mira a far vivere il cristiano «più isolato dal rumore del mondo e più in sintonia con il dialogo con il Signore», ricordando che «come seguaci di Cristo, siamo chiamati a cercarlo sempre, durante tutto l’anno e sì, anche durante l’estate».

Jared Staudt invita: «Venite a leggere con noi questo meraviglioso libro della Bibbia. È pieno di esempi dell’attività protettrice e punitiva degli angeli. San Michele è presentato come il grande capo degli angeli nella loro battaglia contro il nemico, indicandoci come anche noi possiamo superare i suoi attacchi rimanendo fedeli a Dio».

ORIGINI DELLA DEVOZIONE

Sebbene ci siano pochi resoconti dettagliati sulle sue origini, siti web come Fish Eaters, Exodus o Crisis concordano sul fatto che la pratica risale al 1224 e a San Francesco d’Assisi. Il santo era solito celebrare una seconda Quaresima all’anno, che iniziava il 15 agosto e terminava con la festa di San Michele.

Durante quei giorni, San Francesco intensificava il digiuno, la penitenza e le mortificazioni, con l’obiettivo di lodare Dio e perseverare nella virtù. Fu proprio in questo periodo, mentre si trovava sul Monte La Verna, che ricevette le stimmate.

La blogger e scrittrice D.L. Sayles racconta che, per San Francesco, questo periodo rappresentava un’opportunità per purificare la propria anima, un ritiro spirituale che rafforzava la sua vita di preghiera e la sua lotta contro le tentazioni.

PROPOSTA PENITENZIALE
Tra le pratiche raccomandate per vivere questo tempo ci sono:

- Leggere e riflettere quotidianamente sul Libro di Tobia.
- Dedicare 30 minuti al giorno alla preghiera.
- Fare un’offerta quotidiana al risveglio.
- Esame di coscienza prima di andare a dormire.
- Dormire 8 ore al giorno e alzarsi sempre alla stessa ora.
- Evitare i social network e le notizie durante tutta la Quaresima.
- Digiunare il mercoledì e il venerdì.
-;Non mangiare carne in quei giorni.
- Fare la doccia con acqua fredda il mercoledì e il venerdì.
- Partecipare a un’ora di adorazione notturna il venerdì.
- Incontro settimanale con altri cristiani per condividere i progressi.
- Celebrare in modo speciale la domenica.

La Quaresima di San Michele è un invito a rafforzare la fede, purificare il cuore e resistere alle tentazioni con l’aiuto dei santi arcangeli. Siamo immersi in un mondo con infiniti attacchi spirituali e questo periodo di quaranta giorni diventa un’opportunità per rifocalizzare la vita su Dio, rinnovare la preghiera e vivere con maggiore vigilanza e coraggio. Come San Michele, che proclama con il suo nome “Chi è come Dio?”, ogni cristiano è chiamato a rispondere a questa domanda con la propria vita, combattendo il male con le armi della grazia e della perseveranza.

~•~•~•~•~•~•~

LA CORONA ANGELICA

Questo pio esercizio fu rivelato dall’Arcangelo Michele stesso alla serva di Dio Antonia de Astonac in Portogallo. Il Principe degli Angeli apparendo alla Serva di Dio disse che voleva essere venerato con nove invocazioni in ricordo dei nove Cori degli Angeli. Ogni invocazione doveva comprendere il ricordo di un Coro angelico e la recita di un Padre nostro e tre Ave Maria. La Corona Angelica doveva concludersi con la recita di quattro Padre nostro: il primo in suo onore, gli altri tre in onore di S.Gabriele, S.Raffaele e degli Angeli custodi. L’Arcangelo promise ancora di ottenere da Dio che colui che l’avesse venerato con la recita di questa coroncina prima della Comunione, sarebbe stato accompagnato alla sacra Mensa da un Angelo di ciascuno dei novi Cori. A chi l’avesse recitata ogni giorno prometteva la continua particolare assistenza sua e di tutti gli Angeli santi durante la vita e in Purgatorio dopo la morte. La speranza di ricevere le grazie promesse e’ stata alimentata e sostenuta dal fatto che il Sommo Pontefice Pio IX fece arricchire di numerose indulgenze questo pio e salutare esercizio.

INIZIO DELLA PREGHIERA
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

O Dio, vieni a salvarmi.
Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, nei secoli dei secoli. Amen.

Recitare il Credo.

“San Michele Arcangelo, difendici nella lotta, per essere salvati nell’estremo giudizio”

1 INVOCAZIONE Ad intercessione di S.Michele e del celeste Coro dei Serafini, ci renda il Signore degni della fiamma di perfetta carita’.
Un Padre nostro e tre Ave Maria al 1 Coro Angelico.

2 INVOCAZIONE Ad intercessione di S.Michele Arcangelo e del Coro celeste dei Cherubini, voglia il Signore darci grazia di abbandonare la vita del peccato e correre in quella della cristiana perfezione.
Un Padre nostro e tre Ave Maria al 2 Coro Angelico.

3 INVOCAZIONE Ad intercessione di S.Michele Arcangelo e del sacro Coro dei Troni, infonda il Signore nei nostri cuori lo spirito di vera e sincera umilta’.
Un Padre nostro e tre Ave Maria al 3 Coro Angelico.

4 INVOCAZIONE Ad intercessione di S.Michele e del Coro celeste delle Dominazioni, ci dia grazia il Signore di dominare i nostri sensi e correggere le corrotte passioni.
Un Padre nostro e tre Ave Maria al 4 Coro Angelico.

5 INVOCAZIONE Ad intercessione di S.Michele e del celeste Coro delle Potesta’, il Signore si degni di proteggere le anime nostre dalle insidie e tentazioni del demonio.
Un Padre nostro e tre Ave Maria al 5 Coro Angelico.

6 INVOCAZIONE Ad intercessione di S.Michele e del Coro delle ammirabili Virtu’celesti, non permetta il Signore che cadiamo nelle tentazioni, ma ci liberi dal male.
Un Padre nostro e tre Ave Maria al 6 Coro Angelico.

7 INVOCAZIONE Ad intercessione di S.Michele e del Coro celeste dei Principati, riempia Dio le anime nostre dello spirito di vera e sincera obbedienza.
Un Padre nostro e tre Ave Maria al 7 Coro Angelico.

8 INVOCAZIONE Ad intercessione di S.Michele e del Coro celeste degli Arcangeli, ci conceda il Signore il dono della perseveranza nella fede e nelle opere buone.
Un Padre nostro e tre Ave Maria al 8 Coro Angelico.

9 INVOCAZIONE Ad intercessione di S.Michele e del Coro celeste di tutti gli Angeli, si degni il Signore concederci di essere da essi custoditi nella vita presente e poi introdotti nella gloria dei cieli.
Un Padre nostro e tre Ave Maria al 9 Coro Angelico.

ALLA FINE DELLA CORONA: Un Padre nostro a San Michele. Un Padre nostro a San Gabriele. Un Padre nostro a San Raffaele. Un Padre nostro all’Angelo Custode.

PREGHIAMO
Onnipotente, sempiterno Dio, che con prodigio di bontà e misericordia, per la salvezza degli uomini hai eletto a Principe della tua Chiesa il glorioso San Michele, concedici, mediante la sua benefica protezione, di essere liberati da tutti i nostri spirituali nemici. Nell’ora della nostra morte non ci molesti l’antico avversario, ma sia il tuo Arcangelo Michele a condurci alla presenza della tua divina Maesta’. Amen

LITANIE DI S.MICHELE ARCANGELO

Signore, pietà. Signore, pietà
Cristo, pietà. Cristo, pietà
Signore, pietà Signore, pietà

Cristo, ascoltaci Cristo, ascoltaci
Cristo, esaudiscici Cristo, esaudiscici

Padre celeste, che sei Dio abbi pietà di noi
Figlio redentore del mondo, che sei Dio abbi pietà di noi
Spirito Santo, che sei Dio abbi pietà di noi

Santa Trinità, unico Dio abbi pietà di noi

Santa Maria prega per noi
S. Michele Arcangelo prega per noi
S. Michele Principe dei Serafini prega per noi
S. Michele Ambasciatore del Signore, Dio d’Israele prega per noi
S. Michele Assessore della Ss. Trinità prega per noi
S. Michele Preposito del Paradiso prega per noi
S. Michele chiarissima stella dell’ordine angelico prega per noi
S. Michele Mediatore delle divine grazie prega per noi
S. Michele sole splendissimo di carita’ prega per noi
S. Michele primo modello di umilta’ prega per noi
S. Michele esempio di mansuetudine prega per noi
S. Michele prima fiamma di ardentissimo zelo prega per noi
S. Michele degno di ammirazione prega per noi
S. Michele degno di venerazione prega per noi
S. Michele degno di lode prega per noi
S. Michele ministro della divina clemenza prega per noi
S. Michele duce fortissimo prega per noi
S. Michele consolatore degli sfiduciati prega per noi
S. Michele Angelo di pace prega per noi
S. Michele consolatore dei malati prega per noi
S. Michele guida degli erranti prega per noi
S. Michele sostegno di coloro che sperano prega per noi
S. Michele custode di chi ha fede prega per noi
S. Michele protettore della Chiesa prega per noi
S. Michele dispensatore generoso prega per noi
S. Michele rifugio dei poveri prega per noi
S. Michele sollievo degli oppressi prega per noi
S. Michele vincitore dei demoni prega per noi
S. Michele nostra fortezza prega per noi
S. Michele nostro rifugio prega per noi
S. Michele nostro difensore prega per noi
S. Michele duce degli angeli prega per noi
S. Michele conforto dei Patriarchi prega per noi
S. Michele guida dei Profeti prega per noi
S. Michele guida degli Apostoli prega per noi
S. Michele sollievo dei Martiri prega per noi
S. Michele letizia dei Confessori prega per noi
S. Michele custode delle Vergini prega per noi
S. Michele onore di tutti i Santi prega per noi

PREGHIAMO
O Signore, la potente intercessione del tuo Arcangelo Michele ci protegga sempre e in ogni luogo: ci liberi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Per Cristo nostro Signore. Amen

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