01/04/2026
MASCHERE DI CERA SUL PULPITO
La persona investita da una carica religiosa non è scissa da quella che si muove nel mondo quotidianamente.
Il modo in cui ci comportiamo nel nostro privato riflette un'immagine molto accurata di come ci approcciamo al rapporto col divino e le sue svariate forme; e, a mio avviso, sono del tutto vani i tentativi di nascondere questo inevitabile allineamento. A ben vedere, chi ci prova, inoltre, ammette - almeno a se stesso - di agire in maniera discutibile.
Ci troviamo in quella che, nell'Antica Grecia, fu definita Età del Ferro, era di grande sofferenza e corruzione. Così, anche nella cosmologia induista, il concetto di Kali Yuga insegna proprio che l'epoca attuale è caratterizzata da un progressivo declino di moralità e spiritualità, dove quest'ultima è divenuta merce di scambio per arrivare al potere. Quale potere, poi, mi viene da chiedere. Nel farlo, però, ammetto ingenuità, perché non considero, - prime tra le altre - le tre grandi potenze mondiali: supremazia, denaro e sesso. Su quest'ultimo spendo due parole, dicendo che lungi da me demonizzarlo, tutt'altro; ma conosco bene le dinamiche entro le quali anche la sessualità viene insozzata, pretesa e violata.
Nessun essere umano è immune da errori. Ben vengano, se ce ne si prende tutte le responsabilità e fungano da apriporta per migliorie e crescita. Io ne ho fatti moltissimi solo negli ultimi anni; ma dopo essermi battuta per diverso tempo il petto, ho capito che colpevolizzarsi deve lasciare spazio all'apprendimento. Le maschere che ci consentono di stare in società non dovrebbero diventare pesanti strati densi e cerosi celanti la verità degli intenti. Perché questo, amici e amiche, è imbrogliare. Ed è deplorevole in ogni caso, ma quando per riuscirci si sfoggiano mani giunte in preghiera, diventa disgustoso. Perché si fa leva sulla speranza degli altri; sulla loro fede; sulla fiducia.
Non si può andare d'amore e d'accordo con tutti. Umanamente è impossibile, e professare pace e unità ad ogni occasione suona falso e strumentale. Ancor di più quando a questo si addiziona la purtroppo ben nota, vecchia e infelice manovra per cui "i nemici dei miei nemici sono miei amici". Quanta ipocrisia, signori e signore mie.
Abbiamo personalità uniche. Ci adattiamo e possiamo essere civili tra di noi, collaborare se gli scopi sono comuni, ma professarsi apolitici, membri danzanti di un girotondo affettuoso grande quanto il globo, quello no. Quella è strategia. Vista. Stravista. Smascherata. Inutile. D'altra parte, nemmeno dare addosso a tutto e tutti, puntando sempre il dito sulla comunità neopagana, accusandola di essere incapace e disattenta, non credo serva a granché. Se ne siete membri, fate la vostra parte, invece di stare solo a lagnarvi in un angolino, sul vostro pulpito stantio, dal quale le prediche, ormai, sono diventate molto più che noiose e prevedibili.
Non scambiate la diplomazia con la cecità. La supremazia succitata, il bisogno di emergere, vendere, guadagnare, comandare - benché se ne siano dette su di me, da qui, alla sacrosanta luna - non mi appartengono; e come dice Caparezza "superare il concetto stesso di superamento mi fa stare bene". Dovrebbe far stare bene tutti, almeno quelli e quelle che si professano Ministri e Ministre del divino.
Ma io ci vedo. Io vi vedo. Dal mio buchetto sotterraneo, dalla tana che tanto mi è cara e sicura, percepisco molte, moltissime cose. Ma vengo fuori solo se ne vale la pena, come oggi. Perché, secondo me, di bella gente, uomini e donne di buona volontà, ce ne sono. Ed è bene che si palesino, come del resto già fanno, per essere utili più di alcune personalità che sembrano star lì al solo scopo di dimostrarci cosa non vogliamo essere. Onore anche a queste, dunque, perché fanno parte, in qualche modo, di un disegno più grande.