Parrocchia dello Spirito Santo - Palermo

Parrocchia dello Spirito Santo - Palermo Pagina ufficiale della Parrocchia Spirito Santo di Palermo S. Messe festive:
sabato ore 18:00 - 19:30
domenica ore 8:30 - 10:00 - 11:30

Messa feriale:
Lunedì ore 18:00
Martedì ore 8:30
Mercoledì ore 18:00
Giovedi ore 8:30
Venerdì ore 18:00

S.

RISUSCITO'Un bacio...un bacio che tradisce ed è tradito nel suo mirabile significato di amore, ma che l'indescrivibile c...
05/04/2026

RISUSCITO'
Un bacio...un bacio che tradisce ed è tradito nel suo mirabile significato di amore, ma che l'indescrivibile compassione di Dio per l'uomo che Lui ha creato trasforma in preludio di salvezza. E la Luce che era venuta nel mondo in una piccola grotta, rifulge adesso nella sua pienezza. Tutto il mistero pasquale inizia proprio da lì, dalla ineguagliabile umiltà del Creatore dei cieli e della terra che, adesso, trionfa maestoso con il fulgore del Re che ha vinto la morte nella grande Pasqua!

"Resurrexit sicut dixit" (E'Risorto come aveva detto) e "Chi crede in me, vivrà!"

FUOCO E ACQUA
Due grandi segni caratterizzano la celebrazione liturgica della Veglia Pasquale. C’è innanzitutto il fuoco che diventa luce. La luce del cero pasquale, che nella processione attraverso la chiesa avvolta nel buio della notte diventa un’onda di luci, ci parla di Cristo quale vera stella del mattino, che non tramonta in eterno – del Risorto nel quale la luce ha vinto le tenebre. Il secondo segno è l’acqua. Essa richiama, da una parte, le acque del Mar Rosso, lo sprofondamento e la morte, il mistero della Croce. Poi però ci si presenta come acqua sorgiva, come elemento che dà vita nella siccità. Diventa così l’immagine del Sacramento del Battesimo, che ci rende partecipi della morte e risurrezione di Gesù Cristo.

Della liturgia della Veglia Pasquale, tuttavia, fanno parte non soltanto i grandi segni della creazione, luce e acqua. Caratteristica del tutto essenziale della Veglia è anche il fatto che essa ci conduce ad un ampio incontro con la parola della Sacra Scrittura. Prima della riforma liturgica c’erano dodici letture veterotestamentarie e due neotestamentarie. Quelle del Nuovo Testamento sono rimaste. Il numero delle letture dell’Antico Testamento è stato fissato a sette, ma può, a seconda delle situazioni locali, essere ridotto anche a tre letture. La Chiesa vuole condurci, attraverso una grande visione panoramica, lungo la via della storia della salvezza, dalla creazione attraverso l’elezione e la liberazione di Israele fino alle testimonianze profetiche, con le quali tutta questa storia si dirige sempre più chiaramente verso Gesù Cristo. Nella tradizione liturgica tutte queste letture venivano chiamate profezie. Anche quando non sono direttamente preannunci di avvenimenti futuri, esse hanno un carattere profetico, ci mostrano l’intimo fondamento e l’orientamento della storia. Esse fanno in modo che la creazione e la storia diventino trasparenti all’essenziale. Così ci prendono per mano e ci conducono verso Cristo, ci mostrano la vera Luce.
A Pasqua e dall’esperienza pasquale dei cristiani, però, dobbiamo ora fare ancora un ulteriore passo. Il Sabato è il settimo giorno della settimana. Dopo sei giorni, in cui l’uomo partecipa, in un certo senso, al lavoro della creazione di Dio, il Sabato è il giorno del riposo. Ma nella Chiesa nascente è successo qualcosa di inaudito: al posto del Sabato, del settimo giorno, subentra il primo giorno. Come giorno dell’assemblea liturgica, esso è il giorno dell’incontro con Dio mediante Gesù Cristo, il quale nel primo giorno, la Domenica, ha incontrato i suoi come Risorto dopo che essi avevano trovato vuoto il sepolcro. La struttura della settimana è ora capovolta. Essa non è più diretta verso il settimo giorno, per partecipare in esso al riposo di Dio. Essa inizia con il primo giorno come giorno dell’incontro con il Risorto. Questo incontro avviene sempre nuovamente nella celebrazione dell’Eucaristia, in cui il Signore entra di nuovo in mezzo ai suoi e si dona a loro, si lascia, per così dire, toccare da loro, si mette a tavola con loro. Questo cambiamento è un fatto straordinario, se si considera che il Sabato, il settimo giorno come giorno dell’incontro con Dio, è profondamente radicato nell’Antico Testamento. Se teniamo presente quanto il corso dal lavoro verso il giorno del riposo corrisponda anche ad una logica naturale, la drammaticità di tale svolta diventa ancora più evidente. Questo processo rivoluzionario, che si è verificato subito all’inizio dello sviluppo della Chiesa, è spiegabile soltanto col fatto che in tale giorno era successo qualcosa di inaudito. Il primo giorno della settimana era il terzo giorno dopo la morte di Gesù. Era il giorno in cui Egli si era mostrato ai suoi come il Risorto. Questo incontro, infatti, aveva in sé qualcosa di sconvolgente. Il mondo era cambiato. Colui che era morto viveva di una vita, che non era più minacciata da alcuna morte. Si era inaugurata una nuova forma di vita, una nuova dimensione della creazione. Il primo giorno, secondo il racconto della Genesi, è il giorno in cui prende inizio la creazione. Ora esso era diventato in un modo nuovo il giorno della creazione, era diventato il giorno della nuova creazione. Noi celebriamo il primo giorno. Con ciò celebriamo Dio, il Creatore, e la sua creazione. Sì, credo in Dio, Creatore del cielo e della terra. E celebriamo il Dio che si è fatto uomo, ha patito, è morto ed è stato sepolto ed è risorto. Celebriamo la vittoria definitiva del Creatore e della sua creazione. Celebriamo questo giorno come origine e, al tempo stesso, come meta della nostra vita. Lo celebriamo perché ora, grazie al Risorto, vale in modo definitivo che la ragione è più forte dell’irrazionalità, la verità più forte della menzogna, l’amore più forte della morte. Celebriamo il primo giorno, perché sappiamo che la linea oscura che attraversa la creazione non rimane per sempre. Lo celebriamo, perché sappiamo che ora vale definitivamente ciò che è detto alla fine del racconto della creazione: “Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona” (Gen1,31). Amen.
(BENEDETTO XVI)

MARIA, DONNA DEL SABATO SANTO Santa Maria, donna del Sabato santo, estuario dolcissimo nel quale almeno per un giorno si...
04/04/2026

MARIA, DONNA DEL SABATO SANTO

Santa Maria, donna del Sabato santo, estuario dolcissimo nel quale almeno per un giorno si è raccolta la fede di tutta la Chiesa, tu sei l'ultimo punto di contatto col cielo che ha preservato la terra dal tragico blackout della grazia. Guidaci per mano alle soglie della luce, di cui la Pasqua è la sorgente suprema.

Stabilizza nel nostro spirito la dolcezza fugace delle memorie, perché nei frammenti del passato possiamo ritrovare la parte migliore di noi stessi. E ridestaci nel cuore, attraverso i segnali del futuro, una intensa nostalgia di rinnovamento, che si traduca in fiducioso impegno a camminare nella storia.

Santa Maria, donna del Sabato santo, aiutaci a capire che, in fondo, tutta la vita, sospesa com'è tra le brume del venerdì e le attese della domenica di Risurrezione, si rassomiglia tanto a quel giorno. È il giorno della speranza, in cui si fa il bucato dei lini intrisi di lacrime e di sangue, e li si asciuga al sole di primavera perché diventino tovaglie di altare.

Ripetici, insomma, che non c'è croce che non abbia le sue deposizioni. Non c'è amarezza umana che non si stemperi in sorriso. Non c'è peccato che non trovi redenzione. Non c'è sepolcro la cui pietra non sia provvisoria sulla sua imboccatura. Anche le gramaglie più nere trascolorano negli abiti della gioia. Le rapsodie più tragiche accennano ai primi passi di danza. E gli ultimi accordi delle cantilene funebri contengono già i motivi festosi dell'alleluia pasquale.

Santa Maria, donna del Sabato santo, raccontaci come, sul crepuscolo di quel giorno, ti sei preparata all'incontro col tuo figlio Risorto. Quale tunica hai indossato sulle spalle? Quali sandali hai messo ai piedi per correre più veloce sull'erba? Come ti sei annodata sul capo i lunghi capelli di nazarena? Quali parole d'amore ti andavi ripassando segretamente, per dirgliele tutto d'un fiato non appena ti fosse apparso dinanzi?

Madre dolcissima, prepara anche noi all'appuntamento con lui. Destaci l'impazienza del suo domenicale ritorno. Adornaci di vesti nuziali. Per ingannare il tempo, mettiti accanto a noi e facciamo le prove dei canti. Perché qui le ore non passano mai (D.Tonino Bello).

SE VUOI SAPERE QUANTO TI AMA DIO, GUARDA IL CROCIFISSO 🙏
03/04/2026

SE VUOI SAPERE QUANTO TI AMA DIO, GUARDA IL CROCIFISSO 🙏

VENERDÌ SANTO Oggi tutto è spoglio, nella chiesa e sull'altare. Tutto è silenzio. La stessa liturgia è più silenziosa e ...
03/04/2026

VENERDÌ SANTO
Oggi tutto è spoglio, nella chiesa e sull'altare. Tutto è silenzio. La stessa liturgia è più silenziosa e tutti ci siamo prostrati, già all'inizio, sentendo una indicibile oppressione. È come crollato un grande muro e ora appaiono unicamente le macerie. Si sente solo un pianto: quello di Dio. Sì, Dio piange con quel singhiozzo, con quella reiterata insistenza, con quello sconforto, con quella immensa angoscia che potremmo somigliare alle nostre disperazioni dolorose. Se ci lasceremo toccare, nella liturgia odierna, dal pianto del Signore, non lo dimenticheremo più, e nulla sentiremo mai di maggiormente grande e triste. «Popolo mio, che cosa ti ho fatto, perché tu mi met­tessi in croce?» Così piange Dio, davanti a noi, come nessuna donna ha pianto sopra il suo sposo o sopra i suoi figli. «Popolo mio, che male ti ho fatto? In che ti ho provocato? Dammi risposta!». E, sgomento, il Signore continua a non darsi pace: «lo ho aperto davanti a te il mare, e tu mi hai aperto con la lancia il costato. lo ti ho fatto strada con la nube, e tu mi hai condotto al pretorio di Pilato. lo ti ho dissetato dalla rupe con acqua di salvezza, e tu mi hai dissetato con fiele e aceto. lo ti ho posto in mano uno scettro regale, e tu hai posto sul mio capo una corona di spine». Non si dà pace il Signore: «Che altro avrei dovuto fare e non l'ho fatto?». Questo pianto, tante volte è inascoltato. Presi come siamo da noi stessi, non lo sentiamo più. Ecco perché la nostra vita è spesso così arida e sciocca, e le nostre città sono così crudeli, soprattutto con i più deboli. Ognuno sembra come rinchiuso nel versare le lacrime solo su se stesso, sui propri guai, sul proprio destino. Lacrime sterili, perché non scendono in un terreno che dà frutti buoni, ma in quello dell'amore per sé che genera solo amarezza e violenza.
Quel giorno, come oggi, Gesù, chinato il capo, spirò.
Da quel giorno sono passati duemila anni. Oggi, in questo giorno anniversario, il vero nostro dovere consiste nel non lasciare solo Gesù e accorrere sotto la sua croce.
Noi siamo qui. Sì, è vero. Ma con quale amore?
Il dramma di questo giorno è proprio qui: il Signore, che ha dato la sua vita per noi, non è da noi amato. «O popolo mio, che cosa ti ho fatto di male? cosa non ti ho fatto di bene?». Questo lamento scende oggi dalla croce, per ognuno di noi. (Mons.Vincenzo Paglia)

Le 12 candele accese sull'altare associate al contesto del Venerdì Santo e, in particolare, all'antica tradizione dell' ...
03/04/2026

Le 12 candele accese sull'altare associate al contesto del Venerdì Santo e, in particolare, all'antica tradizione dell' Ufficio delle Tenebre (tradizione sia cattolica che anglicana e ortodossa) hanno un significato simbolico preciso legato alla Passione di Cristo. Le 12 candele rappresentano gli Apostoli che hanno seguito Gesù, vengono spente una ad una, dopo ogni salmo, per ricordare l'abbandono del Signore da parte degli stessi Apostoli e la Sua Morte che lascia il mondo nelle tenebre.
Ne rimane accesa una posta lontano dall' altare, che non si estingue e che rappresenta Cristo.

Memoriale della Messa in Coena Domini e Reposizione del Santissimo La chiesa è spoglia, in lutto per la morte di Gesù. S...
02/04/2026

Memoriale della Messa in Coena Domini e Reposizione del Santissimo

La chiesa è spoglia, in lutto per la morte di Gesù. Solo qui ci sono luci e fiori.
La tradizione ci porta a chiamare questo luogo “sepolcro”, ma non è affatto così: non sei davanti ad una tomba dove è stato deposto un corpo senza vita! Al contrario!
Dietro la porticina del tabernacolo, c’è Gesù, il Figlio di Dio, Risorto, VIVO nel Pane Eucaristico!
Questo per ricordarti che anche nei momenti che sembrano più difficili, Lui c’è, quando tutto intorno sembra buio e arido, Lui è presente, è vivo e ti ama!
Con questa certezza, trascorri un po’ di tempo insieme al tuo amico Gesù: ti sta aspettando!

Ore 22:30 momento di preghiera e adorazione.

LAVANDA DEI PIEDI "Il Re in ginocchio"Prima di consegnarsi, Gesù fece qualcosa che nessuno re farebbe. "Si alzò da tavol...
02/04/2026

LAVANDA DEI PIEDI

"Il Re in ginocchio"
Prima di consegnarsi, Gesù fece qualcosa che nessuno re farebbe.
"Si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugatoio di cui si era cinto"(Gv 13,4-5).
Gesù, il Maestro, il Messia, il Figlio di Dio, in ginocchio lava i piedi sporchi, polverosi, puzzolenti dei suoi discepoli, piedi che avrebbero corso via quando sarebbe stato arrestato. I piedi di Giuda che aveva già in tasca le 30 monete, i piedi di Pietro che lo avrebbe rinnegato di lì a poco, i piedi di tutti, con tenerezza, i piedi di coloro che lo avrebbero abbandonato nella notte più buia.
E questo non era soltanto un esempio di umiltà, ma di qualcosa molto più grande. Ci stava mostrando che chi governa serve e che il cammino verso l'alto, nel Regno di Dio, comincia in ginocchio.
Il mondo dice: "Fatti servire, comanda", Gesù dice: "Servi, scendendo in basso, all'ultimo posto" ed è proprio questa la forza più grande, non è affatto debolezza, perché per farlo ci vuole il coraggio della fede.

Vi prego di fare attenzione: quelle mani non sono mani qualsiasi.Sono il profumo di Dio per il mondo, perché sono mani s...
02/04/2026

Vi prego di fare attenzione: quelle mani non sono mani qualsiasi.
Sono il profumo di Dio per il mondo, perché sono mani sacerdotali che assolvono, benedicono, ungono, accarezzano.
Guai a chi le profana, le maltratta o ne parla male. "Guai a chi tocca i miei consacrati", dice il Signore: siano essi buoni, cattivi, santi o peccatori.
Sono fragili quelle mani, è vero, sono vasi di creta, a volte possono diventare dei pugni chiusi, eppure rimangono la nostra speranza perché sono tese verso Dio e a partire da Dio sono tese verso di noi.
Perché la grazia opera in loro. Oltre qualsiasi indegnità personale che potremmo reclamare.
Quelle mani sono lì anche per te che non ti confessi da anni, per te che non partecipi all'Eucaristia domenicale.
Sono mani che ti aspettano per accoglierti, per dirti: "ritorna", per esortarti a gustare la bellezza di quella Confessione nella quale vieni trasformato, rialzato e riempito di misericordia e amore.
Allora potrai accostarti a quella "Comunione", che è salvifica per chi si riconcilia con Dio.
Perché non è Pasqua senza Riconciliazione.
Grazie sacerdoti, per il vostro sí a Lui. Un sì incompreso, criticato e combattuto dal mondo, eppure necessario per il mondo stesso.
Non ti chiediamo sacerdoti perfetti, Signore.
Vogliamo imparare ad amarli fragili come sono, perché è con la loro debolezza che Tu impasti cose nuove, come facesti con i tuoi Apostoli.
Grazie Signore, per tutti i Giovedì Santo della storia, nei quali ci ricordi che le Tue mani ci raggiungono proprio per mezzo di queste mani.
(Fra Andrea Palmintura)

02/04/2026

Celebrazione liturgica solenne che ci introduce al Triduo Pasquale nella quale vengono consacrati gli Oli Santi (il Crisma, l'olio dei catecumeni e quello degli infermi). Simboleggia l'unità della Chiesa locale intorno al suo pastore e il rinnovo delle promesse sacerdotali.

DOMENICA DELLE PALME Passione di nostro Signore Gesù Cristo Mt 26,14-27,66Il racconto della Passione non è un notiziario...
29/03/2026

DOMENICA DELLE PALME
Passione di nostro Signore Gesù Cristo
Mt 26,14-27,66

Il racconto della Passione non è un notiziario e nemmeno una rilettura nostalgica di fatti che sono avvenuti, non è nemmeno una devozione o una prassi stagionale perché ci ritroviamo tutti in queste pagine, oggi e nel tempo che ancora deve ve**re. Noi siamo Giuda, siamo i sacerdoti, siamo la folla, i soldati, siamo Pilato…forse siamo le donne che piangono e Giuseppe e Nicodemo che affidano alla terra il Figlio di Dio. Possiamo soltanto chiedere a Lui che rimuova, con la forza, la pietra del rimorso che si affaccia nel nostro cuore e faccia rinascere la misericordia che aveva seminato agli inizi.

Indirizzo

Via Filippo Juvara 43
Palermo
90138

Orario di apertura

Lunedì 07:30 - 12:00
16:00 - 19:00
Martedì 07:30 - 12:00
16:00 - 19:00
Mercoledì 07:30 - 12:00
16:00 - 19:00
Giovedì 07:30 - 19:00
Venerdì 07:30 - 12:00
16:00 - 19:00
Sabato 16:30 - 20:30
Domenica 07:30 - 12:00

Telefono

+39091584868

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