26/03/2026
𝟮𝟱 𝙈𝙖𝙧𝙯𝙤 – 𝙎𝙤𝙡𝙚𝙣𝙣𝙞𝙩𝙖̀ 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝘼𝙣𝙣𝙪𝙣𝙘𝙞𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚 𝙙𝙚𝙡 𝙎𝙞𝙜𝙣𝙤𝙧𝙚
𝙄𝙡 “𝙨𝙞̀” 𝙘𝙝𝙚 𝙝𝙖 𝙘𝙖𝙢𝙗𝙞𝙖𝙩𝙤 𝙡𝙖 𝙨𝙩𝙤𝙧𝙞𝙖
𝙋𝙍𝙀𝙂𝙃𝙄𝘼𝙈𝙊
O Maria, Vergine dell’ascolto,
nel silenzio di Nazareth hai accolto la voce di Dio
e hai risposto con un “Eccomi” pieno di fiducia.
Ottienici un cuore docile,
capace di riconoscere la volontà del Padre
anche quando non comprendiamo tutto.
Nelle prove, nelle paure e nelle incertezze,
insegnaci a non tirarci indietro,
ma a credere che Dio opera anche nella nostra piccolezza.
Fa’ che ogni giorno possiamo dire il nostro “sì”,
senza riserve, senza timore,
perché anche attraverso la nostra vita
possa compiersi il suo disegno d’amore.
O Madre della Chiesa,
cammina accanto a noi e sostienici nel cammino della fede.
Amen.
𝙉𝘼𝙍𝙍𝘼𝙕𝙄𝙊𝙉𝙀
Il 25 marzo la Chiesa celebra la Solennità dell’Annunciazione del Signore, il giorno in cui l’angelo Gabriele annuncia a Maria che diventerà la Madre di Gesù, e il Figlio di Dio si fa uomo nel suo grembo.
Nella semplice casa di Nazareth, lontano dai luoghi del potere e della gloria, Dio entra nella storia in modo silenzioso e sorprendente.
L’angelo Gabriele viene inviato a Maria, una giovane donna, e le porta un annuncio che supera ogni comprensione: «Concepirai un figlio… sarà chiamato Figlio dell’Altissimo». Non è un annuncio qualsiasi: è l’inizio dell’Incarnazione, il momento in cui il Verbo eterno si fa carne.
Davanti a questo mistero, Maria non comprende tutto, ma si fida. Non chiede segni straordinari, non oppone resistenza. Pronuncia invece una delle parole più decisive della storia:
«𝙀𝙘𝙘𝙤 𝙡𝙖 𝙨𝙚𝙧𝙫𝙖 𝙙𝙚𝙡 𝙎𝙞𝙜𝙣𝙤𝙧𝙚: 𝙖𝙫𝙫𝙚𝙣𝙜𝙖 𝙥𝙚𝙧 𝙢𝙚 𝙨𝙚𝙘𝙤𝙣𝙙𝙤 𝙡𝙖 𝙩𝙪𝙖 𝙥𝙖𝙧𝙤𝙡𝙖».
In quel “sì” umile e totale, il Figlio di Dio entra nel mondo.
Colui che esiste da sempre si fa uomo nel suo grembo: per noi, per la nostra salvezza.
La data del 25 marzo, posta esattamente nove mesi prima del Natale, ci ricorda proprio questo mistero: ciò che celebriamo a Betlemme ha avuto inizio qui, nel silenzio di Nazareth. È una festa di Cristo, perché si celebra la sua Incarnazione, ma anche di Maria, perché tutto passa attraverso la sua libera accoglienza.
Fin dall’antichità, la Chiesa ha riconosciuto in questo giorno l’inizio della redenzione: Dio non entra nel mondo con forza, ma con amore; non impone, ma chiede un sì libero.
L’Annunciazione non è solo un evento del passato. È una chiamata viva per ogni credente. Anche noi, come Maria, siamo raggiunti ogni giorno dalla voce di Dio: nelle scelte, nelle prove, nelle responsabilità, nei piccoli “sì” nascosti che costruiscono la nostra vita.
E come lei, siamo chiamati a rispondere.
Il suo “fiat” diventa così modello per ciascuno di noi:
dire “sì” anche quando non vediamo tutto,
fidarci anche quando il cammino è incerto,
credere che Dio opera proprio nella nostra fragilità.
Perché ogni “sì” donato a Dio, anche il più piccolo,
non va perduto: entra nel suo disegno e diventa fecondo.
E proprio lì, nella semplicità di una vita che si apre a Dio,
il Verbo continua a farsi carne anche oggi,
nel cuore di chi crede,
nella storia di chi si affida,
nel quotidiano di chi dice: “Eccomi”.
𝘾𝙤𝙣 𝙡’𝘼𝙣𝙣𝙪𝙣𝙘𝙞𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙚, 𝙈𝙖𝙧𝙞𝙖 𝙝𝙖 𝙙𝙚𝙩𝙩𝙤 𝙞𝙡 𝙨𝙪𝙤 “𝙨𝙞̀” 𝙖𝙡 𝙎𝙞𝙜𝙣𝙤𝙧𝙚.
𝘼𝙘𝙘𝙖𝙙𝙖 𝙖𝙣𝙘𝙝𝙚 𝙥𝙚𝙧 𝙣𝙤𝙞 𝙘𝙤𝙨𝙞̀.
📷 Assisi - Basilica di Santa Maria degli Angeli, la Porziuncola.
La Tavola di Prete Ilario
Entrando in Porziuncola, si è subito inondati dalla luce e dai colori della Pala di altare di Prete Ilario da Viterbo (1393).
Al centro è raffigurata l’Annunciazione. Nella successione degli altri cinque quadri è narrata la storia del Perdono di Assisi.
In basso, sotto il dipinto dell’Annunciazione, si legge una lunga iscrizione composta da caratteri gotici in oro: Istam tabulam fecit fieri frater Franciscus de Sa.o Gemino de helemosinisi procuratis. A.D.ni MCCCL###XIII.
Incepta de mense augusti conpleta de mense nove.bris. In itis partibus durante guerra et caristia.
Presbiter Ylarius de Viterbo Pix. (Questa tavola fu fatta realizzare da Frate Francesco da Sangemini, con una raccolta di offerte, nell’anno del Signore 1393.
Iniziata nel mese di agosto, fu terminata nel mese di novembre, mentre da queste parti infieriva la guerra e la carestia. La dipinse Prete Ilario da Viterbo).