Confraternita San Giuseppe - Passo di Rigano - Palermo

Confraternita San Giuseppe - Passo di Rigano - Palermo organizzazione religiosa cattolica

08/09/2026

LE PAROLE DEI PAPI SUL VANGELO DI OGGI (08 SETTEMBRE 2026)

Il brano del Vangelo di Matteo ci presenta la "genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo" (Mt 1,1), sottolineando ed esplicitando ulteriormente la fedeltà di Dio alla promessa, che Egli attua non soltanto mediante gli uomini, ma con loro e, come per Giacobbe, talora attraverso vie tortuose e impreviste. Il Messia atteso, oggetto della promessa, è vero Dio, ma anche vero uomo; Figlio di Dio, ma anche Figlio partorito dalla Vergine, Maria di Nazaret, carne santa di Abramo, nel cui seme saranno benedetti tutti i popoli della terra. In questa genealogia, oltre a Maria, vengono ricordate quattro donne. Non sono Sara, Rebecca, Lia, Rachele, cioè le grandi figure della storia d’Israele. Paradossalmente, invece, sono quattro donne pagane: Racab, Rut, Betsabea, Tamar, che apparentemente "disturbano" la purezza di una genealogia. Ma in queste donne pagane, che appaiono in punti determinanti della storia della salvezza, traspare il mistero della chiesa dei pagani, l’universalità della salvezza. (…) Sono anche donne peccatrici e così appare in loro anche il mistero della grazia: non sono le nostre opere che redimono il mondo, ma è il Signore che ci dà la vera vita. (Benedetto XVI - Omelia nella Celebrazione Eucaristica con la Comunità del Centro "Aletti" di Roma, 17 dicembre 2009)

08/09/2026

Martedì 08 Settembre 2026
(Natività della Beata Vergine Maria)

VANGELO DEL GIORNO
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 1,1-16.18-23

Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo.
Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli, Giuda generò Fares e Zara da Tamar, Fares generò Esrom, Esrom generò Aram, Aram generò Aminadàb, Aminadàb generò Naassòn, Naassòn generò Salmon, Salmon generò Booz da Racab, Booz generò Obed da Rut, Obed generò Iesse, Iesse generò il re Davide.
Davide generò Salomone da quella che era stata la moglie di Urìa, Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abìa, Abìa generò Asaf, Asaf generò Giosafat, Giosafat generò Ioram, Ioram generò Ozìa, Ozìa generò Ioatàm, Ioatàm generò Acaz, Acaz generò Ezechìa, Ezechìa generò Manasse, Manasse generò Amos, Amos generò Giosìa, Giosìa generò Ieconìa e i suoi fratelli, al tempo della deportazione in Babilonia.
Dopo la deportazione in Babilonia, Ieconìa generò Salatièl, Salatièl generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiùd, Abiùd generò Eliachìm, Eliachìm generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliùd, Eliùd generò Eleàzar, Eleàzar generò Mattan, Mattan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo.
Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto.
Mentre però stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».
Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa Dio con noi.

Parola del Signore

07/09/2026

LE PAROLE DEI PAPI SUL VANGELO DI OGGI (07 SETTEMBRE 2026)

Nei Vangeli, molte pagine raccontano gli incontri di Gesù con i malati e il suo impegno a guarirli. Egli si presenta pubblicamente come uno che lotta contro la malattia e che è venuto per guarire l’uomo da ogni male: il male dello spirito e il male del corpo. (…) E quando un padre o una madre, oppure anche semplicemente persone amiche gli portavano davanti un malato perché lo toccasse e lo guarisse, non metteva tempo in mezzo; la guarigione veniva prima della legge, anche di quella così sacra come il riposo del sabato (cfr Mc 3,1-6). I dottori della legge rimproveravano Gesù perché guariva il sabato, faceva il bene il sabato. Ma l’amore di Gesù era dare la salute, fare il bene: e questo va sempre al primo posto! (…) Ecco la gloria di Dio! Ecco il compito della Chiesa! Aiutare i malati, non perdersi in chiacchiere, aiutare sempre, consolare, sollevare, essere vicino ai malati; è questo il compito (Francesco - Udienza generale, 10 giugno 2015)

07/09/2026

Lunedì 07 Settembre 2026
(Lunedì della 23° Settimana del Tempo Ordinario)

VANGELO DEL GIORNO
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,6-11

Un sabato Gesù entrò nella sinagoga e si mise a insegnare. C’era là un uomo che aveva la mano destra paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano per vedere se lo guariva in giorno di sabato, per trovare di che accusarlo.
Ma Gesù conosceva i loro pensieri e disse all’uomo che aveva la mano paralizzata: «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Si alzò e si mise in mezzo.
Poi Gesù disse loro: «Domando a voi: in giorno di sabato, è lecito fare del bene o fare del male, salvare una vita o sopprimerla?». E guardandoli tutti intorno, disse all’uomo: «Tendi la tua mano!». Egli lo fece e la sua mano fu guarita.
Ma essi, fuori di sé dalla collera, si misero a discutere tra loro su quello che avrebbero potuto fare a Gesù.

Parola del Signore

06/09/2026

LE PAROLE DEI PAPI SUL VANGELO DI OGGI (06 SETTEMBRE 2026)

Se mio fratello commette una colpa contro di me, io devo usare carità verso di lui e, prima di tutto, parlargli personalmente, facendogli presente che ciò che ha detto o fatto non è buono. Questo modo di agire si chiama correzione fraterna: essa non è una reazione all’offesa subita, ma è mossa dall’amore per il fratello. (…) E se il fratello non mi ascolta? Gesù nel Vangelo odierno indica una gradualità: prima tornare a parlargli con altre due o tre persone, per aiutarlo meglio a rendersi conto di quello che ha fatto; se, malgrado questo, egli respinge ancora l’osservazione, bisogna dirlo alla comunità; e se non ascolta neppure la comunità, occorre fargli percepire il distacco che lui stesso ha provocato (…) Ciascuno, consapevole dei propri limiti e difetti, è chiamato ad accogliere la correzione fraterna e ad aiutare gli altri con questo particolare servizio. Un altro frutto della carità nella comunità è la preghiera concorde. Dice Gesù: “(…) dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”. La preghiera personale è certamente importante, anzi, indispensabile, ma il Signore assicura la sua presenza alla comunità che – pur se molto piccola – è unita e unanime, perché essa riflette la realtà stessa di Dio Uno e Trino, perfetta comunione d’amore. (…) Dobbiamo esercitarci sia nella correzione fraterna, che richiede molta umiltà e semplicità di cuore, sia nella preghiera, perché salga a Dio da una comunità veramente unita in Cristo. (Benedetto XVI, Angelus del 4 settembre 2011)

06/09/2026

Domenica 06 Settembre 2026
(23° Domenica del Tempo Ordinario)

VANGELO DEL GIORNO
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 18,15-20

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».

Parola del Signore

05/09/2026

LE PAROLE DI DON LUIGI EPICOCO SUL VANGELO DI OGGI (05 SETTEMBRE 2026)

Le spighe raccolte dai discepoli in giorno di sabato diventano motivo di rimprovero nei confronti di Gesù. Ma proprio questa contestazione offre al Signore l'occasione per ricordarci una verità che rischiamo continuamente di dimenticare: «Il Figlio dell'uomo è signore del sabato». In altre parole, persino una regola giusta deve rimanere a servizio della persona e non trasformare la persona in una schiava della regola. Questo non significa che le regole non servano. Una vita senza regole diventa inevitabilmente una vita affidata al caos che distrugge. Le regole sono necessarie proprio perché custodiscono qualcosa di prezioso. Ma quando dimentichiamo ciò che dovrebbero custodire, possono trasformarsi nel contrario di ciò per cui sono nate. Accade nelle nostre famiglie quando, pur di avere una casa perfettamente ordinata, rendiamo impossibile la vita a chi vi abita. Che senso ha avere tutto al proprio posto se nessuno si sente più a casa? Accade nelle amicizie quando una questione di principio diventa più importante della persona che abbiamo davanti. Possiamo persino avere ragione e, proprio per difendere quella ragione, perdere qualcuno a cui vogliamo bene. Accade nel lavoro quando l'efficienza, i risultati e le aspettative diventano così assoluti da far vivere le persone nella continua sensazione di non essere mai abbastanza. Una regola che dovrebbe aiutare a lavorare meglio può trasformarsi in una prigione che genera soltanto paura e ansia. Gesù ci insegna invece a recuperare continuamente il fine delle cose. Il sabato è un dono di Dio per l'uomo. La legge serve a custodire la vita, non a soffocarla. Le regole servono a rendere possibile una comunità, non a rendere impossibile la vita delle persone che ne fanno parte. Forse dovremmo domandarci quante volte, per difendere un principio, abbiamo dimenticato una persona. E quante volte abbiamo preteso dagli altri il rispetto di uno schema senza accorgerci della loro fatica concreta. Il Vangelo di oggi non ci invita a vivere senza regole. Ci invita a ricordare perché esistono. Ogni regola autenticamente buona dovrebbe custodire la dignità, la libertà e il bene delle persone. Quando invece una regola comincia a schiacciare ciò che avrebbe dovuto proteggere, abbiamo perso di vista il suo significato. Perché agli occhi di Dio una persona vale sempre più di uno schema.

05/09/2026

Sabato 05 Settembre 2026
(Santa Teresa di Calcutta, vergine)

VANGELO DEL GIORNO
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,1-5

Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani.
Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?».
Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?».
E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Parola del Signore

04/09/2026

LE PAROLE DI DON LUIGI EPICOCO SUL VANGELO DI OGGI (04 SETTEMBRE 2026)

Il rimprovero rivolto a Gesù a causa dei suoi discepoli diventa nel Vangelo di oggi un grande esame di coscienza anche per noi: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!». Dietro questa obiezione c'è una domanda seria: che cosa rende veramente religiosa la vita di una persona? Gesù risponde mettendo al centro non una pratica, ma una presenza. I suoi discepoli hanno lo Sposo con loro. La loro fede nasce innanzitutto dal rapporto con Qualcuno. È questa forse la differenza più radicale del cristianesimo: prima delle regole, delle pratiche e persino delle devozioni, c'è la persona di Gesù Cristo. Dovremmo allora domandarci con molta sincerità: che cos'è la fede per noi? Una serie di cose che facciamo oppure una relazione viva con Cristo? Questo non significa che la preghiera, il digiuno, il Rosario, la liturgia e tutte le altre pratiche della vita cristiana non siano importanti. Al contrario, sono preziosissime quando esprimono e alimentano una relazione. Diventano problematiche quando prendono il posto della relazione. Possiamo infatti recitare molte preghiere senza pregare veramente. Possiamo pronunciare le parole del Rosario e contemporaneamente tenere il cuore lontano da Cristo. Il Rosario non serve a evitare l'incontro con Gesù, ma ad aiutarci a entrare più profondamente in rapporto con Lui. È la stessa differenza che esiste tra parlare di una persona e parlare con una persona. Possiamo sapere moltissime cose su qualcuno senza avere nessun rapporto reale con lui. Anche con Dio può accadere così. Possiamo conoscere il catechismo, frequentare la Chiesa, osservare pratiche religiose e, nello stesso tempo, non permettere mai veramente a Cristo di entrare nelle nostre decisioni. Come possiamo capire se la nostra fede è una relazione autentica? Il Vangelo ci offre un criterio molto concreto: dai cambiamenti che produce. Dalla conversione, dalle scelte, dal modo in cui impariamo ad amare, perdonare, giudicare meno, servire di più. Se dopo anni di pratica religiosa rimaniamo esattamente uguali, forse dovremmo avere il coraggio di porci qualche domanda.

04/09/2026

Venerdì 04 Settembre 2026
(Venerdì della 22° Settimana del Tempo Ordinario)

VANGELO DEL GIORNO
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 5,33-39

In quel tempo, i farisei e i loro scribi dissero a Gesù: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!».
Gesù rispose loro: «Potete forse far digiunare gli invitati a nozze quando lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto: allora in quei giorni digiuneranno».
Diceva loro anche una parabola: «Nessuno strappa un pezzo da un vestito nuovo per metterlo su un vestito vecchio; altrimenti il nuovo lo strappa e al vecchio non si adatta il pezzo preso dal nuovo. E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi; altrimenti il vino nuovo spaccherà gli otri, si spanderà e gli otri andranno perduti. Il vino nuovo bisogna versarlo in otri nuovi. Nessuno poi che beve il vino vecchio desidera il nuovo, perché dice: “Il vecchio è gradevole!”».

Parola del Signore

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