05/04/2026
C'è una sedia vuota a tavola, c'è un nome che nessuno pronuncia ad alta voce, ma che tutti portano dentro.
C'è un posto vuoto che nessuna festa riempie.
A voi, che nelle grandi feste sentite il silenzio più forte del rumore, a voi che sorridete per gli altri, ma dentro cercate un volto che non c'è più, queste parole sono per voi:
Il mattino di Pasqua Maria di Magdala
andò al sepolcro e lo trovò vuoto.
Corse da Pietro e Giovanni ed entrarono.
Videro i teli posati là
e il sudario piegato a parte.
E il Vangelo dice una cosa immensa:
"Vide e credette".
Non vide il risorto, vide il vuoto
e in quel vuoto credette.
Perché quel sepolcro vuoto non diceva assenza, diceva passaggio.
Non diceva " Non c'è più ", diceva
"Non è qui perché è oltre".
Forse è questo il segreto che la Pasqua sussurra a chi piange:
"Il vuoto che sentite non è il nulla, è la forma che l'amore prende quando attraversa la morte. È lo spazio che resta quando qualcuno è andato avanti. La sedia vuota non è vuota davvero. È il segno che qualcuno ha amato così tanto da lasciare un'impronta che niente può cancellare.
E se Giovanni davanti a quel sepolcro vuoto vide e credette, allora forse anche noi, davanti alle nostre assenze, possiamo imparare a guardare il vuoto con occhi nuovi, non come un luogo dove qualcuno manca, ma come la promessa che l'amore è più forte: più forte della morte, più forte perfino di questa nostalgia che ci stringe il cuore.
A tutti voi che portate un'assenza nel cuore, non siete soli e quel vuoto che sentite, non è la fine della storia, è l'espressione di un'immensa attesa che un giorno troverà il suo compimento.
Condividiamo questa riflessione per rinnovare i nostri più sinceri auguri di una Santa Pasqua