03/04/2026
Abbiamo seguito il Signore in questi giorni nel suo cammino verso il calvario. Mentre saliamo verso il monte della croce, ci accompagnano uomini e donne di ogni nazione, popolo, lingua. Sono i sofferenti di questo mondo, i crocifissi, quelli che nessuno ha accompagnato, nessuno ha voluto, nessuno ha amato. Sono come quei due ladri che erano appesi alla croce con il Signore. In questi giorni sono anche le donne e gli uomini colpiti dalla guerra, coloro che sono stati portati via dalla morte e tutti quelli che hanno perso quanto avevano.
Guardare al crocifisso, che è collocato al centro di ogni nostra chiesa, è diventato talvolta un’abitudine. Eppure lì si trova il cuore della fede cristiana e della nostra vita. La croce attira il nostro sguardo, perché non è qualcosa che normalmente verrebbe desiderio di vedere, tanto meno di esperimentare. Davanti a uno che soffre, si fugge, non si sa cosa fare, che dire. Il dolore mette paura. Per questo i vecchi molte volte sono lasciati soli, i poveri disprezzati, i deboli considerati inutili e abbandonati. Gesù in croce ci costringe in un certo senso a non fuggire. Per questo siamo qui. Per questo egli attira i nostri sguardi: noi fissiamo i nostri occhi in lui, per una volta non ce ne andiamo, lo vediamo sofferente in modo del tutto ingiusto. Comprendiamo il suo amore del tutto gratuito, offerto a noi che non ne saremo mai degni per la nostra poca fede e per il nostro peccato.
Oggi, guardando la croce di Gesù, i nostri occhi si aprono sulle croci del mondo e il suo corpo sofferente e morente ci distoglie da noi stessi per un po’ a ci aiuta a guardare oltre.