Santuario San Pasquale Baylon

Santuario San Pasquale Baylon Enzo Mencaroni
071-744890 Convento La costruzione della chiesa e dell’annesso convento francescano risale ai primi del seicento. Enzo Mencaroni

Pagina del Santuario di San Pasquale Baylon di Ostra Vetere (AN) Per qualsiasi tipo di informazione vi invitiamo a contattare i seguenti numeri:
333-9920934 Padre Vincenzo Brocanelli
333-4489810 Sig. Pagina del Santuario di San Pasquale Baylon situato nella città di Ostra Vetere (Ancona)

Il convento e la chiesa di S.Croce, conosciuta anche con il nome di Santuario San Pasquale , sorge fuori del c

entro urbano di Ostra Vetere in collina. L’edificio ha subito, nel tempo, vari rimaneggiamenti. L’interno, a navata unica con abside rettangolare, è decorato da lesene, stucchi e modanature dorate. Dietro l’altar maggiore abbiamo una Crocifissione con Santi, opera di Claudio Ridolfi detto “il Veronese” (1570-1644). A sinistra della navata vi è la ca****la dedicata a S. Pasquale, realizzata nel 1922-23. All’interno vi è anche un organo Callido, realizzato dal famoso costruttore veneto nel 1788. Ogni anno il 17 maggio vi si celebra, fin dalla sua fondazione, il culto del Santo di origine sp****la. Il cult, che richiama ogni anno a Ostra Vetere migliaia di fedeli, è documentato a Montenovo almeno dai primi del settecento. Per qualsiasi tipo di informazione, visite al santuario e tutto quello che lo riguarda, contattare il 333-4489810 Sig.

05/09/2026

DOMENICA ORDINARIA XXIII A. “Guadagnare” il fratello/la sorella.
6 settembre 2026 / Mt. 18, 15-20.
ASCOLTARE, CORREGGERE, PERDONARE.
Il brano del Vangelo è una parte del discorso più ampio di Gesù sulla comunità ecclesiale, nella quale ogni discepolo vive. Ogni comunità ha i propri limiti ed errori, peccati. Ogni comunità ha bisogno di crescere come fraternità. Per questo Gesù richiama ciascuno alla responsabilità personale, alla corresponsabilità ecclesiale, e dà indicazioni per una giusta “correzione fraterna”, mossi non da sentimenti di giudizio o di condanna, ma dall’amore fraterno.
Anzitutto è importante sentire ogni peccato pubblico come una “ferita” alla comunione fraterna e considerare chi ha sbagliato sempre come fratello/sorella da custodire e da proteggere, mai come un nemico, per evitare che nello smarrimento non si perda.
Lo scopo è di ricostruire le buone relazioni fraterne all’interno della comunità, e soprattutto “guadagnare” il fratello/la sorella, perché ciascuno è un tesoro per la fraternità.
Gesù suggerisce di praticare la “correzione fraterna” modellata sulla misericordia di Dio. E indica tre passi graduali: “ammonire” il fratello/la sorella in errore a tu per tu; poi magari alla presenza di testimoni; e se necessario davanti alla comunità. Tutto condotto con delicatezza, prudenza, umiltà, pazienza.
E se la persona non ascolta? Fino a che punto si può insistere? Se non ascolta, dice Gesù, «sia per te come il pagano e il pubblicano» (18,17). Un escluso, uno scarto? No. Con lui ci si comportera come ha fatto Gesù, che siede a mensa con i pubblicani per annunciare la bella notizia della tenerezza di un Dio chino su ciascuno dei suoi figli.
Poi Gesù conferisce a tutti i membri della comunità la facoltà di “legare e sciogliere” (18,18). Ossia di confermare la condizione di chi si è messo fuori della comunità, e di lasciare la porta aperta al perdono e alla possibile nuova accoglienza.
Infine, si ricorre alla preghiera comunitaria; «dove due o tre [sono] riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro» (18,20) e il Padre li esaudirà.
Tutto questo è possibile se c’è l’amore, la custodia amorosa dell’altro. Solo chi ama ha a cuore la comunione nella comunità, può ammonire con ca**tà chi ha sbagliato e guadagnare un fratello/sorella al Signore e alla comunità.

30/08/2026

DOMENICA ORDINARIA XXII A. Pensi secondo Dio o secondo gli uomini?
30 agosto 2026 / Mt. 16, 21-27.
«MI HAI SEDOTTO, SIGNORE!»
Dopo la bella professione di fede di Pietro e l’investitura che ne riceve a diventare la “roccia” su cui sarà fondata la Chiesa, Gesù annuncia ai discepoli che “deve” andare a Gerusalemme, dove sarà processato, ucciso, per poi risorgere “il terzo giorno”. Pietro non riesce ad accettare che il Messia possa soffrire, non accetta la Croce, la vede solo come sconfitta e non come offerta, e tenta di opporsi: «questo non ti accadrà mai!» (16, 22). Egli segue ancora la saggezza e la via degli uomini. Ma Gesù lo rimprovera e lo smaschera: «Tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini» (16, 23).
Questa è anche la nostra tentazione: separare la fede in Gesù dalla via della croce.
La visione della vita secondo il mondo si conforma alla mentalità dominante, segue le mode del momento, segue gli idoli cangianti, assolutizza il presente negando il futuro, fa del proprio io il vero dio.
«Nel mondo si fa così, ma non così tra voi» - ha detto Gesù (cf Mc 10,42-43). E san Paolo: «Non conformatevi a questo mondo» (Rom 12,2). La maniera evangelica di vivere è entrare in una logica diversa, anzi esattamente opposta; è avere il coraggio di una “vita altra”. In un mondo segnato dall’indifferenza noi dovremmo saper presentare una differenza comprensibile ed eloquente; la “differenza cristiana” appunto. Così Gesù ce la presenta:
«Se qualcuno vuole ve**re dietro a me, rinneghi se stesso» [ossia rifiuti l’idolatria che è dentro di sé, il proprio io], «prenda la sua croce» [ossia accetti anche le sofferenze, la debolezza e la fatica di un amore dato e non compreso] « mi segua» [ossia guardi a Gesù, senza distogliere mai lo sguardo da Lui] (16, 24). E poi aggiunge:
“Chi vuol salvare la propria vita”… perderla o salvarla. La vita si salva donandola, non trattenendola solo per sé. E una vita donata, spesa per gli altri, dona una grande gioia.
“Quale vantaggio”… cerchiamo per noi stessi? Ci sono vantaggi che esulano dall’amore che Gesù ci ha mostrato, vantaggi contrari all’amore. Il vantaggio che Dio ci offre in Gesù è quello dell’amore che vince la morte, dell’AMORE che per ciascuno di noi è morto e risorto, e che ci ha acquistato la vita eterna.
Così usciamo dalla mentalità di questo mondo, non seguiamo più la logica mondana, e salviamo veramente la nostra vita. L’uomo mondano pensa di salvarsi chiudendosi in sé stesso e conservandosi nel possesso egoista. Gesù ci propone di aprirci e donarci, e così troveremo il senso e la gioia della vita in pienezza. La proposta di Gesù non mortifica la persona, non nega la gioia di vivere, non impedisce la simpatia per il mondo; insegna solo a rinnegare l’idolatrica appartenenza a sé stesso, convinti che noi siamo fatti per Dio, il quale deve dunque avere il primo posto nella vita; che il mondo non è tutto per noi, perché il nostro cuore ha bisogno di Dio; e che la gioia e i doni sono veramente esaltati nella misura in cui viviamo nella logica della libertà e del dono.

22/08/2026

DOMENICA ORDINARIA XXI A. Chi è Gesù per te?
23 agosto 2026 / Mt 16, 13-20.
CHI SEI TU PER GESÙ?
Nell’incontro con i discepoli, Gesù si fa domanda. Questo metodo coinvolge le persone e genera un discernimento. Le domande di Gesù sono due e riguardano la sua persona: Cosa dice la gente? E voi che cosa dite?
Alla prima domanda – chi è “il Figlio dell’uomo” - si presentano due possibili risposte. Anzitutto la risposta del mondo che considera Gesù una persona priva d’importanza, che può solo suscitare meraviglia, e che non si esiterà a respingerlo e a eliminarlo.
E poi la risposta della gente comune, che identifica Gesù con uno dei personaggi del passato (Elia, Geremia, Giovanni Battista), retto e coraggioso, ma solo un uomo. Sono tutte opinioni che troviamo ampiamente in molti contemporanei.
Gesù non cerca consensi o pubblicità. Egli cerca le persone. Rivolgendosi ai discepoli, quasi in opposizione al pensiero comune, Gesù chiede: «MA voi, chi dite che io sia?». Come a dire: “Che cosa sono io per voi?” Gesù non vuole una definizione su sé stesso, cerca una relazione:
“Chi sono io per te? Che posto ho, che importanza ho nella tua vita?”. Gesù mi chiede se gli ho aperto il cuore, se mi sono innamorato di lui. È questo che chiederà a Pietro dopo la risurrezione: “Pietro, mi ami tu?”. Cristo è vivo solo se è dentro di me.
Pietro risponde a nome di tutti: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». Una professione di fede precisa, completa, ma frutto della “rivelazione” del Padre e non dell’intelligenza, dono di Dio, ma depositato sulla umana fragilità e povertà di Pietro. Gesù lo proclama “beato” e su questo dono ricevuto, Gesù proclama Pietro “roccia” della Chiesa, al quale consegna “le chiavi del regno dei cieli”.
Poco dopo però, Pietro si oppone a Gesù, che gli rivolge un aspro rimprovero: “Vai dietro, Satana!”.
Il contrasto tra la beatitudine e il rimprovero mette in evidenza la differenza tra la fede proclamata e la fede vissuta. Ill cristiano non è chi fa solo una professione di fede, ma chi “incontra” Cristo (“per te”), lo accoglie nel suo cuore, vive con Lui e per Lui.
Le domande di Gesù possiamo così tradurle per noi oggi: Chi è Gesù per gli altri e per me? Chi sono io per gli altri e per Gesù?

15/08/2026

DOMENICA ORDINARIA XX A. La fede dell’amore.
16 agosto 2026 / Mt. 15, 21-28.
“PIETÀ DI ME, SIGNORE!”
Il Vangelo ci offre un racconto straordinario, tessuto con un dialogo serrato tra Gesù e una donna cananea, pagana. La vera protagonista è questa donna, che sorprende e “converte” Gesù: lo fa passare da maestro d’Israele a pastore di tutto il dolore del mondo. La prima sua parola è un’antica preghiera: «Pietà di me, Signore» (15,22). Pietà non dei peccati, ma del suo dolore per la figlia posseduta dal demonio. Silenzio da parte di Gesù, quasi un rifiuto. La cananea non si scoraggia.
Il silenzio di Dio non coincide con la sua assenza, la vera fede non è legata al dono o ai doni, ma al donatore, perché la preghiera non serve a cambiare Dio ma il nostro cuore che deve imparare a fidarsi anche quando non comprende, perché non tutto si può comprendere, ma tutto con Dio si può vivere.
La donna insiste, si «prostra» davanti (Mt,25), sbarra il passo a Gesù e, con il cuore gonfio di dolore, grida: «Signore, aiutami» (15, 25). La risposta di Gesù è dura: il pane dei figli non lo si getta ai cani (15,26). La donna non reagisce con orgoglio, accetta l’umiliazione e coglie l’unico appiglio positivo: «È vero, Signore… eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni» (15,27). Questa donna cerca solo briciole, ma crede che per il Dio di Gesù non ci sono uomini e cagnolini, ma solo creature da guarire. Lei sa che il dolore è sacro e che le lacrime di una madre muovono la compassione di Dio. Quello della cananea, che non conosce le Scritture, è un grido di dolore che diventa fonte della sua fede. La sua forza interiore risiede nel suo amore materno e nella fiducia in Gesù, chiamato per tre volte “Signore”. «Possiamo dire che è l’amore che muove la fede, e la fede diventa il premio dell’amore» (Papa Francesco). Gesù si commuove e loda colei che aveva tenuto a distanza: «Donna, grande è la tua fede» (15,28). E la figlia fu guarita.
Gesù si lascia “vincere” dal grido, e riconosce che il pianto di una madre non è un capriccio, ma una preghiera potentissima. Si commuove sin nelle viscere e restituisce dignità alla donna cananea. E apre la salvezza anche ai pagani, e non solo al popolo eletto.
Questo incontro ci mostra come la fede autentica possa trovarsi anche dove noi non ce l’aspettiamo. La donna cananea diventa il segno che la salvezza di Dio non può essere rinchiusa nei confini di un popolo, di una cultura o delle nostre categorie. Il cuore di Dio è più grande dei nostri confini.
Nei momenti difficili, di dolore, bussiamo al cuore di Gesù che ci ama, con fiducia incrollabile e gridiamo: “Signore, se tu vuoi, puoi guarirmi”. Allora, l’amore chiama, e l’Amore risponde!

15/08/2026

MARIA ASSUNTA IN CIELO. «Segno di sicura speranza e di consolazione»
Sabato 15 agosto 2026 / Lc 1, 39-56
IL CIELO ABBRACCIA LA TERRA
Maria di Nazaret, scelta da Dio e resa “piena di grazia” (Immacolata) per accogliere suo Figlio e dargli la carne della nostra umanità, è divenuta la Madre dell’Uomo-Dio, Gesù Cristo. Dio «non ha voluto che conoscesse la corruzione del sepolcro Colei che ha generato il Signore della vita» (Liturgia). Come in un “sonno” (dormitio) Maria si è risvegliata “anima e corpo” (con tutta la sua umanità) alla vita eterna, come primo frutto della morte e risurrezione del suo Figlio Risorto. E in cielo è stata accolta da Dio Padre quale sua figlia, da Dio Figlio quale sua madre, dallo Spirito Santo quale sua sposa. Ed ora è nella gloria del cielo, sopra il coro degli angeli, accanto a suo Figlio Gesù, re dell’universo, quale madre e regina dei cristiani.
La liturgia la celebra con un’immagine grandiosa: «Una donna vestita di sole (di Dio, con cuore di luce), con la luna sotto i suoi piedi (immagine della mortalità) e, sul capo, una corona di dodici stelle (le 12 tribu d’Israele, tutto il popolo di Dio); era incinta (portatrice di vita) […] il drago [voleva] divorare il bambino appena lo avesse partorito […] », ma il figlio maschio (evidente allusione a Gesù) «fu rapito verso Dio» e la « donna fuggì nel deserto» (Apocalisse).
Maria in cielo ha vinto il drago, l’amore ha vinto il male, la vita ha cancellato la morte. Maria dice a noi tutti: coraggio, alla fine vince l’amore!
Questa festa non ci parla di un passato lontano, ma di una promessa che ci riguarda intimamente, poiché Maria nella gloria del cielo ci indica il traguardo verso cui tendere e camminare. Maria ci mostra che il nostro corpo è santo, non è destinato alla polvere eterna, ma sarà trasfigurato e avrà lo stesso destino dell’anima. Tutto il nostro essere è chiamato alla gloria. Maria assunta non è distante, rimane accanto a noi, suoi figli, è la compagna del nostro cammino, conosce le fatiche della nostra vita. Affidiamoci a Lei senza riserve. Cerchiamo la sua intercessione con il cuore aperto. Parliamo a Maria come parleremmo a una madre che ci conosce intimamente e ci ama senza condizioni.

09/08/2026
08/08/2026

DOMENICA ORDINARIA XIX A. Gesù ci guida e ci salva nelle tempeste della vita
9 Agosto 2026 / Mt. 14, 22-33.
“SIGNORE, SALVACI!”
Il Vangelo ci presenta una scena intima tra Gesù e i suoi discepoli. Dopo la moltiplicazione dei pani, che aveva suscitato nella gente entusiasmo per Gesù, fino a volerlo fare re, il Signore rimanda la folla, “costringe” i discepoli a salire sulla barca per andare all’altra riva del lago, e lui stesso si ritira sul monte, per incontrarsi con il Padre. Questo racconto della “traversata” del lago si presenta come la metafora del nostro viaggio che è la vita: attraversando difficoltà e tempeste, ritroviamo anche noi la comunione con Gesù e il sostegno della fede.
I discepoli sulla barca sono messi alla prova sulla loro capacità di restare uniti con Gesù nella sua assenza fisica. Ma Gesù si rende presente con la sua parola: “Vieni!”, dice a Pietro e a noi. L’invito di Gesù chiama a uscire dalle paure e dai dubbi, a lasciare l’ansiosa solitudine e ritrovare la comunione con Lui.
La barca è “agitata” e i discepoli sono “sconvolti”, hanno “paura”. Anche Pietro, dopo un primo atto di coraggio, ripiomba nella paura di annegare. Gesù lo afferra per la mano e lo salva, e poi, salito sulla barca, il vento “cessò”. Gesù può ridonarci la quiete, la pace sulla barca della vita.
L’angoscia della tormenta ha fatto nascere tanti interrogativi e dubbi nei discepoli. La persona stessa di Gesù che va loro incontro sulle acque è percepita come un “fantasma”, proiezione delle loro emozioni. Ma Gesù, afferra la mano di Pietro che aveva distolgo lo sguardo da Gesù e stava affondando, e lo rimprovera: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”.
La “traversata” dei discepoli ci indica cos’è la fede e come questa ci sostiene nelle difficoltà.
Anzitutto la fede è osare, avere coraggio, come Pietro che è sceso sulle acque sorretto dalla parola di Gesù. Credere è obbedire: “Vieni!” e Pietro che ha obbedito alla parola del Maestro è stato fatto partecipe dei poteri di Gesù: camminare sull’acqua! La fede richiede anche tanta fiducia, senza condizioni. Fiducia che si esprime nella richiesta di aiuto: “Signore, salvami!”. Credere è anche proclamare pubblicamente la propria adesione a Gesù: “Tu sei veramente il Figlio di Dio!”. Ma soprattutto credere è tenere fisso lo sguardo su Gesù, non distoglierlo mai, non guardare le onde delle difficoltà. Così la fede ha in sé la sua forza e ci sostiene.

01/08/2026

DOMENICA ORDINARIA XVIII A. Gesù nutre la nostra vita.
2 agosto 2026 / Mt 14, 13-21.
L’EUCARESTIA È UN DONO DA DONARE
Gesù si ritira in un luogo solitario con i suoi discepoli per riposarsi. Ma la folla lo segue e lo raggiunge a piedi. È una folla che rappresenta l’umanità tormentata da una fame molteplice: fame di cibo, ma soprattutto fame di parole di verità, di valori per la vita, di felicità, fame di Dio! Gesù sente “compassione” della gente, Egli è il Messia misericordioso volto del Padre della misericordia, Egli è la risposta ai bisogni dell’uomo.
I discepoli pensano subito di rimandare la gente alle loro case, non se ne vogliono impicciare. Gesù invece non li abbandona, vuole prendersene cura e cerca di coinvolgere i suoi discepoli: «Date loro voi stessi da mangiare!» (14, 16).
Certo, c’è una sproporzione tra la scarsità dei mezzi (5 pani e 2 pesci) e la smisurata necessità della folla (cinque mila uomini, più le donne ei bambini). Ma il poco, messo nelle mani di Gesù, si moltiplica fino all’abbondanza.
«Gesù spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla» (14,19). Sono i gesti che Gesù farà nell’ultima Cena e che il sacerdote ripete in ogni celebrazione dell’Eucarestia. Quel poco pane basta per tutti perché condiviso, Quello che si spartisce con gli altri poi si accresce. Quando il pane da mio diventa nostro, anziché diminuire si moltiplica. Per questo Gesù ci fa chiedere il “nostro” pane quotidiano, che non è solo il cibo materiale, ma anche la parola, il pane eucaristico che è Gesù stesso.
Il miracolo della moltiplicazione dei pani è un segno potente della tenerezza di Dio che continua ad offrire all’umanità il pane della vita. Nello stesso tempo è un appello alla responsabilità. Il Signore chiede la nostra collaborazione: il poco che abbiamo e che siamo nelle sue mani diventa il molto per gli altri. L’Eucarestia, pane di vita eterna, è un dono da donare agli altri. Condividere moltiplica (12 ceste di avanzi!), trattenere e accumulare impoverisce. Dio può sfamare l’umanità attraverso le nostre mani.

25/07/2026

DOMENICA ORDINARIA XVII A. La scoperta che cambia la vita
26 luglio 2026 / Mt. 13, 44-52.
DOV’È IL TUO TESORO, LÀ È IL TUO CUORE (Mt. 6,21).
Gesù ci presenta ancora due parabole sull’importanza del regno di Dio, che è paragonato ad un tesoro scoperto da un contadino o ad una perla cercata e trovata da un commerciante. Il messaggio è chiaro: il Regno di Dio – che è rappresentato da Gesù e dalla sua Parola - è un valore supremo, di una preziosità unica e inestimabile. Vale la pena affrontare qualsiasi sacrificio e rinuncia per ottenerlo, per farne parte. La parabola sottolinea la saggezza di chi prende la decisione pronta e radicale di puntare tutto sul tesoro trovato, sacrificando ad esso tutto il resto. La scoperta del tesoro riempie di gioia il contadino. Ma quel tesoro è “nascosto”. Va scoperto. Dobbiamo distogliere lo sguardo dalle molte cose materiali che ci attirano per scoprire il tesoro.
La parabola della perla propone altri aspetti. Essa è anzitutto preziosissima e poi di una bellezza incomparabile. Il mercante l’ha trovata perché l’ha “cercata” senza tregua, mentre il contadino il tesoro se l’est trovato senza cercarlo. L’aver trovato il tesoro/la perla, che è Gesù, ha significato incontrarlo: un incontro che prende tutta la persona, colma di gioia, e fa dire che vale la pena “vendere” tutto ciò che è superficiale e secondario per darsi totalmente a Lui. Gesù è l'investimento più intelligente, è l'affare più vertiginoso che possa accadere a una persona. La preziosità della scoperta spinge a ri-organizzare, a dare una svolta decisiva alla propria vita: “Là dove è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore” (Mt 6,21).
Chi sceglie Gesù, non perde, ma guadagna, perché Gesù non toglie nulla, dona tutto e gratuitamente. Forse noi cristiani non siamo più buoni degli altri, ma più ricchi sì, perché con Gesù abbiamo un tesoro di speranza, di vita, di coraggio, di libertà, di amore ricevuto e donato. Incontrare e vivere Gesù come il tesoro della nostra vita ci fa assaporare il piacere di amare Dio, ci fa vivere la festa del cuore, della mente, dell’anima. Per questo dobbiamo chiederci se veramente Gesù è per noi la perla preziosa della vita o solo un dovere, qualcuno a cui dobbiamo soltanto ubbidire. Ma aver trovato non significa possedere il tesoro. Mai sentirsi arrivati o soddisfatti. Non abbassare mai la guardia, contro la tentazione di non vedere più la necessità del tesoro, la bellezza della perla. Saper “vendere”, perdere, subito ciò che può cercare di prendere il posto di Dio nella vita. Ritornare invece spesso all’essenziale e coltivare una relazione gioiosa e costante con il Signore .

Indirizzo

Via S. Croce 32
Ostra Vetere
60010

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 12:00
16:00 - 19:00
Martedì 08:00 - 12:00
16:00 - 19:00
Mercoledì 08:00 - 12:00
16:00 - 19:00
Giovedì 08:00 - 12:00
16:00 - 19:00
Venerdì 08:00 - 12:00
16:00 - 19:00
Sabato 08:00 - 12:00
16:00 - 19:00
Domenica 07:00 - 12:00
16:00 - 19:00

Telefono

+393339920934

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