Parrocchia Sant'Angelo Martire Osidda

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10/09/2026

"DONIAMO A PIENE MANI":

Donare non è un gesto di resa né un calcolo di convenienza, ma è un atto col quale restituiamo peso e sostanza alle cose.
Infatti quando apriamo le nostre braccia per donare a piene mani rompiamo l'illusione di bastare a noi stessi trattenendo le cose per noi.
È chiaro che non si tratta soltanto di donare dei soldi presi dal portafoglio o di oggetti che cambiano di scaffale, ma di "tempo regalato" senza guardare l'orologio, dell'ascolto che offriamo prima che ci sia chiesto, o anche di momenti di pazienza donati a chi sembra non averne più.
Nel gesto del donare a piene mani c'è una forza differente e sottile, una "forza di gravità" buona, che sa rimettere sempre in equilibrio le relazioni.
Chi dona senza risparmiarsi non lo fa per avere un credito in banca, ma perché riconosce che il valore delle risorse, materiali o spirituali che siano, consiste nel farle circolare.
Trattenere infatti inaridisce, mentre condividere, moltiplica!
In un tempo come il nostro che misura ogni passo sulla base del ritorno economico e del vantaggio personale, la scelta di fidarsi degli altri, di donare energie, cura e benevolenza senza aspettarsi niente in cambio, di credere che il mondo non si impoverisce quando si aprono braccia e mani per donare, ma anzi ci impoveriamo quando le mani rimangono chiuse, diventa un atto veramente rivoluzionario.
Alla fine infatti quello che teniamo stretto prima o poi ci sfugge e perde valore, mentre ciò che abbiamo donato a piene mani rimane l'unico bene che mai andrà perduto.
Dove?... Quando?
Semplice! E se fosse quel sorriso stupendo che un giorno ci accoglierà in Dio aprendoci così le porte del Cielo!
Sì, sì, a piene mani…
Ne vale la pena!

Don Nino Carta
10.9.2026

09/09/2026

"ESSERE GRATI":

Essere grati non significa soltanto dire un semplice "grazie" pronunciato per cortesia, né indica un comportamento passivo di fronte alla vita. Essere grati è una scelta consapevole, uno sguardo serio che, anziché rincorrere quello che sembra ci manchi, decide di posarsi su ciò che c'è.
In un mondo che spinge in tutti i modi a volere sempre di più (più successo, più possesso, più perfezionismo…) l'essere grati agisce come una vera rivoluzione: ci riporta al presente, insegnandoci ad apprezzare l'ordinario di ogni giorno per cercare di trasformarlo in straordinario.
Essere grati vuol dire saper riconoscere il valore dei piccoli dettagli, come il profumo di un caffè caldo al mattino, un sorriso inaspettato, una parola di conforto quando le cose non vanno come vorremmo o anche, chissà, la presenza improvvisa di una difficoltà che però ci insegna ad essere più forti.
Sì! È proprio vero che imparare a dire grazie col cuore tante volte cambia la nostra prospettiva, e non perché i problemi sembrano quasi scomparire magicamente, ma perché smettono di occupare tutto lo spazio del nostro vivere, liberando la mente dall'ansia e ridonandoci la serenità.
"Essere grati" diventa anche un ponte verso gli altri: sforzandoci infatti di vivere la gratitudine sviluppiamo una maggiore empatia, un ascolto più attento e così tanti giudizi lentamente scompaiono.
Per esempio dire all'altro "ti ringrazio per quello che sei" o anche "apprezzo molto quello che hai fatto", ha il potere di illuminare la giornata dell'altro e crea legami più autentici non solo a livello umano, ma anche cristiano.
Essere grati è anche un atto di rispetto verso la nostra stessa vita: è riconoscere che ogni momento, con le sue difficoltà e le sue bellezze, può diventare una opportunità unica, è smettere di perdere tempo aspettando i grandi traguardi, mentre la vera felicità consiste nella capacità di guardarci intorno e riscoprire tanta bellezza che abbiamo già tra le mani.
Concludendo:
1- Essere grati non significa attendere che tutto sia perfetto, ma riconoscere intorno a noi la bellezza di ogni giorno, anche se piccola.
2- Essere grati è una forma silenziosa di ricchezza vera: più la coltiviamo nel cuore, più il mondo intorno a noi ne svela il suo valore.
Ogni momento vissuto così mai smetterà di stupirci.

Don Nino Carta
9.9.2026

08/09/2026

"RICONOSCERE L'AMORE CHE RICEVIAMO" :

Molte volte capita di trascorrere qualche giorno con lo sguardo rivolto a ciò che ci manca, rincorrendo chissà risposte o gesti straordinari che stentano ad arrivare.
Così facendo però, corriamo il rischio ancora più grande di diventare ciechi e sordi di fronte al tanto bene che già ci circonda.
L'amore vero infatti raramente fa rumore, anzi preferisce rivestirsi di quotidianità, pazienza e semplicità.
Così si nasconde in un attenzione inaspettata, in un sorriso sincero incrociato per strada o nel tempo che qualcuno decide di regalarci senza chiedere nulla in cambio come nel silenzio partecipe di chi sa semplicemente esserci.
Riconoscere l'amore che riceviamo richiede un atto di profonda umiltà e la disponibilità ad aprire gli occhi del cuore. Significa ancora smettere di dare tutto per scontato, iniziando a leggere a leggere la presenza degli altri come un dono immeritato.
Quando iniziamo a scorgere queste piccole scintille di luce nelle nostre giornate, qualcosa dentro di noi cambia radicalmente; la gratitudine prende il posto dell'ansia e del continuo pretendere e la sensazione di solitudini si scioglie, lasciando spazio ad una gioia piena e ad una pace inattesa.
E anche il ringraziare per il bene ricevuto diventa il primo e fondamentale passo per diventare anche noi capaci di amare con la stessa generosità vivendo continuamente con la gratitudine nel cuore non solo verso Dio sempre generoso nei suoi doni, ma verso tutti.
A tal punto che il grazie, più che un qualcosa da dire e da vivere, diventa in noi una vera esperienza vitale e sempre più il nostro essere.
E così, più che dire grazie per l'amore che riceviamo, ci scopriamo di essere un grazie vivo, per cui più che dire grazie, viene quasi naturale dire non solo a Dio, ma a tutti con la nostra vita:
"SONO GRAZIE!"

Don Nino Carta
8.9.2026

07/09/2026

"L'AMORE CI FA LIBERI":

Esiste un paradosso profondo nella nostra esperienza umana: tendiamo a pensare alla libertà come all'assenza di vincoli o, come ho letto in un libro, a un prato aperto dove correre senza legami né responsabilità.
Eppure una libertà priva di punti di ancoraggio rischia di trasformarsi in solitudine o in smarrimento, ed è proprio qui che si inserisce la forza rivoluzionaria dell'amore.
L'amore autentico infatti non è una gabbia dorata né un possedere che stringe i polsi, anzi è proprio il contrario! È un terreno fertile che ci permette di essere esattamente chi siamo, senza filtri e senza paura del giudizio degli altri.
Infatti quando ci sentiamo amati e quando anche noi a nostra volta amiamo, perdiamo la necessità di indossare delle “maschere” per difenderci perché ci liberiamo delle nostre paure, e questa è la prima vera forma di emancipazione e di libertà.
Amare qualcuno infatti significa desiderare e aiutare la sua crescita, la sua autonoma valorizzazione anche quando prende direzioni inaspettate.
L’amore non è un contratto di appartenenza, ma uno slancio di libertà e di fiducia:
"Ti vedo, ti accolgo come sei e ti sostengo, affinché tu possa spiccare il volo nella libertà".
L'amore non abbatte la nostra individualità, anzi la amplifica, le dà un senso più profondo e ci aiuta a liberarci dal nostro egoismo, alleggerendoci del peso di dover sempre bastare a noi stessi o di dover dimostrare qualcosa al mondo.
Ci insegna anche a fidarci, lasciando perdere il controllo di tutto, scoprendo così che la vera forza risiede nella condivisione.
La libertà, quella vera, non consiste nel non avere legami, ma nello scegliere consapevolmente quelli che ci fanno respirare a pieni polmoni, scoprendo che è l'amore, quello vero, l'unico legame che non costringe e non soffoca, anzi è l'unico legame che ci “apre le ali”.
Allora, quasi come riassumendo:
1- L'amore vero non trattiene mai, tutt'altro: ci prende per mano e ci indica orizzonti sempre nuovi.
2- Siamo veramente liberi non quando non abbiamo legami ma quando scegliamo, amando e nella comunione reciproca, quei legami che ci fanno volare.
3- Niente ci rende più forti, più autentici e più liberi del sapere che solo amando possiamo essere veramente noi stessi, senza riserve.
Allora, senza paura: lasciamoci avvolgere dai legami dell'amore e scopriamo ogni giorno di più che non esiste libertà più grande di questa.

Don Nino Carta
7.9.2026

06/09/2026

"VOLERE IL BENE DI CHI MI È VICINO":

Anche se a volte lo scambiamo per un sentimento semplice, volere il bene di chi ci è vicino tante volte è un atto d'amore di un ordine superiore che richiede una grande maturità spirituale ed emotiva.
Infatti non significa desiderare che gli altri siano felici a modo nostro, né voler proiettare su di loro le nostre aspettative o il nostro modo di pensare e di vivere.
Il vero voler bene non si impone e non giudica, ma sa ascoltare e sa accogliere lasciando gli altri liberi anche quando le loro scelte non coincidono con le nostre e ci è difficile comprenderle.
Tante volte infatti il bene che dobbiamo offrire a chi ci è vicino non consiste nel voler risolvere i loro problemi o nel dare consigli che non sono richiesti, ma nell'essere una presenza serena e silenziosa.
È quella presenza che tra amici è chiamata "capacità di esserci", ossia un punto fermo nella tempesta, una spalla sicura e misericordiosa nei momenti di fragilità e, chissà, uno specchio limpido che sa riflettere la loro bellezza nei momenti nei quali non riescono a vederla.
Per questo volere veramente il bene di chi ci è vicino richiede il coraggio della gratuità, del donare senza aspettarsi niente in cambio, come anche di saper gettare con umiltà e fiducia i semi della nostra presenza piena di bontà, sapendo che la gioia più pura e feconda di un rapporto non nasce da quello che tratteniamo per noi, ma dalla luce che riusciamo ad accendere negli occhi e nel cuore di chi cammina accanto a noi: questo sì è un voler il bene di chi ci sta accanto in modo serio e duraturo.
Concludendo: volere il bene di chi ci sta vicino è aiutarlo a scoprire la sua vera felicità, non la nostra idea di come dovrebbe essere felice.
L'importante è il nostro impegno di voler essere umilmente un porto sicuro nei giorni di tempesta e, chissà, anche una brezza favorevole per aiutarli a camminare con fiducia.
Sì! Se vogliamo veramente il bene di chi ci è vicino dobbiamo "esserci" per amore!

Don Nino Carta
6.9.2026

04/09/2026

"AVERE IL CORAGGIO DI CAMBIARE":

Nella dimensione del Vangelo il cambiamento non è mai una semplice decisione umana o uno sforzo di volontà, ma è prima di tutto una risposta.
Quando camminando lungo il lago Gesù dice "Seguimi…" non chiede di ritoccare qualche dettaglio della vita, ma di riorientare l'intero cammino.
Chiaramente cambiare fa paura perché ci strappa dalle nostre sicurezze, dai nostri ritmi collaudati e dalle nostre abitudini che, per quanto strette, ci sembrano rassicuranti; ma la Parola di Dio ci ricorda continuamente che la vita dello Spirito non è una palude stagnante, ma un fiume sempre in corsa.
Avere il coraggio di cambiare significa credere che ciò che Dio ha in serbo per noi è infinitamente più grande e più bello di ciò che ci lasciamo alle spalle.
La conversione è una vera "metanoia" che dona uno sguardo nuovo e un cuore di carne che sostituisce un cuore di pietra, rendendoci disponibili a lasciarci scombinare i piani dalla grazia di Dio.
Dio non ci chiama a perdere tempo custodendo le ceneri del passato, ma ad alimentare il fuoco dello Spirito che sempre fa nuove tutte le cose: anche oggi!
Ogni volta che perdoniamo un torto, che abbandoniamo un pregiudizio o che scegliamo la speranza invece di rassegnarci al "si è sempre fatto così", stiamo esercitando il coraggio evangelico del cambiamento.
Il coraggio di cambiare non nasce dalla forza della nostra volontà, ma dalla certezza di essere amati per primi: se ci sentiamo al sicuro tra le braccia di Dio non abbiamo paura di smarrirci lungo le strade sempre nuove che Lui ci propone e, sforzandoci di vivere in Dio-Amore, il cambiamento mai è una punizione, ma la grazia di camminare sulla via per la quale siamo stati creati.
Dio infatti non pretende che siamo perfetti prima di partire, ma ci chiede di muovere il primo passo: dicendo il nostro "si" fiducioso al futuro smettiamo di custodire i nostri limiti e iniziamo a dare spazio all'infinita fantasia di Dio.
Carissimi, in questi giorni un pò difficili per me per tanti motivi e in particolare per la salute un pò ballerina, questo passaparola è una vera benedizione e penso che lo Spirito Santo lo abbia mandato prima di tutto per me.
Nino, scrivere è anche facile, ma vivere... Beh!
Gesù grazie: oggi ci voleva proprio!

Don Nino Carta
4.9.2026

03/09/2026

"FIDARSI":

Fidarsi è sì un atto di coraggio, ma al tempo stesso una necessità ancestrale. Senza fiducia infatti non possono esistere relazioni profonde, progetti a lungo termine o la possibilità di vivere il quotidiano senza un soffocante carico di ansia.
Fidarsi infatti significa accettare la vulnerabilità, ossia consegnare a qualcun'altro una parte della nostra tranquillità, sapendo che esiste sempre il rischio che venga ferita. Ma è proprio questo rischio che dà valore al gesto del fidarsi!
Attenzione però, non è certamente un gesto che equivale ad essere ingenui. La fiducia cieca infatti può essere sprovvedutezza, mentre quella matura è una scelta consapevole, basata sull'osservazione di quanto accade intorno a noi, con un ascolto attento.
Un fidarsi così, maturo, si costruisce a piccoli passi, verificando la coerenza tra le parole e i fatti, anche se può capitare che possono bastare pochi secondi per veder crollare tutto.
Ma, se è vero che quando la fiducia viene tradita la ferita brucia e la reazione d'istinto è quella di erigere dei muri per proteggerci, penso che il vero pericolo non sia tanto il soffrire per la scorrettezza degli altri, ma lasciare che la delusione e lo scoraggiamento ci portino a isolarci dal mondo.
Chi smette di fidarsi del tutto finisce per privarsi della bellezza dell'incontro con gli altri e per questo della vita di una comunità.
Per questo il "fidarsi" di nuovo, dopo una delusione, è come fare un vero percorso a ritroso che parte da noi stessi; ma soltanto se abbiamo stima e fiducia nelle nostre capacità di superare gli imprevisti saremo pronti ad aprirci di nuovo agli altri senza paura.
Si! Fidarci è veramente un vero atto di fede, non di calcolo, per cui se cerchiamo certezze assolute fuori da Dio finiamo per non fidarci mai di nessuno.
Solo chi vive di fede sa fidarsi veramente di Dio e così anche quando tutto sembra buio e non si vede nemmeno la strada, la fede in Dio illumina la meta.
Ecco, è questo il segreto per non aver mai paura: credere che la Sua mano non ci lascia mai soli!
Ricordate quante volte Gesù ripete nel Vangelo il verbo "Non temere"? Dio è più grande delle nostre paure!
Ecco allora una piccola preghiera, per i momenti di difficoltà:
"Mio Signore, non capisco tutto, ma mi fido di Te! Per questo non ti chiedo nemmeno di mostrarmi tutta la strada: mi basta solo sapere che Tu cammini con me!".
Questo sì è un fidarsi vero, frutto del nostro... affidarci!
Coraggio!

Don Nino Carta
3.9.2026

02/09/2026

"METTERCI AL SERVIZIO":

Il tema del servizio è uno dei pilastri più potenti e paradossali che attraversa non solo la nostra spiritualità di cristiani, ma anche la filosofia e la cultura di ogni tempo.
Mentre la cultura moderna sottolinea il fatto che servire equivale a sottomettersi, a perdere la libertà o addirittura a farsi calpestare, il "mettersi a servizio" alla luce del Vangelo ci parla di tutt'altra esperienza, sottolineando che il servizio non è una punizione ma il punto più alto della grandezza: "Il più grande tra voi sia il vostro servitore" (Mt 23,11).
Mettersi al servizio allora non deve essere uno sforzo opprimente, ma un atto di amore che ci libera dal nostro egocentrismo.
Questa visione è sottolineata anche dalla filosofia, come per esempio Socrate:
"Il servizio verso la comunità è ciò che rende l'uomo davvero realizzato. Mettersi a disposizione degli altri da un senso profondo alla nostra esistenza, perché ci mette in armonia con il mondo".
Si! Se vogliamo dare un senso profondo alla nostra esistenza non possiamo vivere come isole, ma dobbiamo metterci a disposizione degli altri.
Quando ci preoccupiamo del bene degli altri il nostro "io", da ingombrante con le sue ansie e paranoie, si ridimensiona e possiamo trovare una serenità immediata proprio perché smettiamo di stare a girare intorno ai nostri problemi.
Oltretutto il servizio gratuito è contagioso: un piccolo gesto di attenzione e di cura scompagina l'egoismo del mondo, invitando chi lo riceve a fare lo stesso.
E questo senza fare grandi gesti eroici, ma facendo con cura il nostro dovere, per esempio ascoltando chi è vicino a noi o offrendo un sorriso o un aiuto... senza chiedere il conto!
Un metterci al servizio così è la forma più alta di libertà, perché è scegliere di... "regalarci"!
Come è proprio vero che c'è più gioia nel dare che nel ricevere e per questo "metterci a servizio" è la forma più intelligente di vivere nella gioia.

Don Nino Carta
2.9.2026

01/09/2026

"AGIRE CON PASSIONE" :

Questo passaparola, agire con passione ossia con entusiasmo, è veramente straordinario.
La parola "entusiasmo" infatti che poi nell'etimologia greca originale significa avere una forza divina dentro, è l'energia pura che trasforma ogni nostro "dover fare", in un atto di gioia, di invenzione e di vera creazione....
Per questo, a un agire così con entusiasmo, non importa aspettare per agire, che le circostanze siano perfette, ma va sempre avanti portando in esso la propria luce, la propria positività e il proprio entusiasmo.
Essere entusiasti e appassionati infatti è una vera scelta del cuore e una energia vitale che nasce dalla gratitudine per la presenza di Dio con noi in ogni momento.
Infatti, quando affrontiamo la giornata con questa luce e questa forza, anche i gesti più piccoli e abitudinari si vestono di nuova luce e di un nuovo significato.
Purtroppo troppo spesso lasciamo che la routine o la stanchezza spengano il nostro slancio vitale, dimenticando che ogni momento è una opportunità irripetibile.
Ecco perché l'agire con entusiasmo significa guardare il mondo con occhi di meraviglia, come se ogni nostra azione fosse una pennellata su una tela che stiamo dipingendo ogni momento.
Non importa allora, quanto possa essere complessa la sfida che abbiamo di fronte a noi, quando il nostro entusiasmo diventa il carburante che rende leggero il cammino, abbattendo difficoltà e tristezze.
Coraggio allora: mettiamo in ogni azione e in ogni sfida, l'entusiasmo di un cuore sempre nuovo.
Mettiamo passione nel nostre parole, cura nei nostri gesti e un sorriso sempre nelle nostre intenzioni.
Risvegliamo ogni giorno in noi quella scintilla interiore che sa trovare la bellezza in tutto ciò che facciamo, per riuscire così a contagiare con la nostra gioia chi ci sta accanto.
L'entusiasmo infatti non dipende da ciò che riceviamo dall'esterno, ma da quanto decidiamo di essere dono in ogni momento della nostra giornata.
Viviamo allora ogni momento con entusiasmo senza paura di inventare, così anche la vita risponderà a queste meravigliose vibrazioni.
Entusiasmo! Passione! Coraggio! :
Mi rifiuto di credere, anzi ne sono certo, che noi così insieme, non siamo più travolgenti di quelli che invece purtroppo ambiscono il potere, il piacere e l'accumulare: sarebbe un non credere alla Risurrezione!
Beh! Il mio Si a Cristo è un credere nel Risorto fino alla fine:
E il vostro?

Don Nino Carta
1.9.2026

31/08/2026

"ASCOLTARE":

È il primo momento dell'amare, mentre il non-ascolto è la tragedia dei rapporti umani.
Oggi si parla tanto di dialogo tra sordi proprio perché chi non si dispone ad ascoltare, silenziando tutto di sé e in sé, mai potrà capire l'altro, del suo modo di pensare e di essere e, per questo, mai lo potrà amare veramente.
Al massimo potrà amare le sue idee, se coincidono con le proprie: questo però non è amore ma... egoismo puro.
Il grande appello del Dio biblico sempre è stato "shemà Israel", ascolta Israele… e le grandi tragedie di Israele sono sorte sempre dal suo non ascoltare.
Anche il dramma del nostro tempo è che nessuno ascolta gli altri ma solo sé stesso, chissà forse perché si ha troppa fretta per stare a "perdere tempo"... ascoltando.
Ma, se non ci ascoltiamo, mai ci potremo conoscere; e se non ci conosciamo, come riusciremo a metterci d'accordo?
Il non ascoltare è il primo e forse il muro fondamentale dei tanti che oggi costruiamo affinché l'altro, sia esso una persona o un popolo, non venga a disturbare la nostra quiete e il nostro "status quo".
Ecco perché una delle grandi tragedie di oggi è il costruire muri per dividere, invece che ponti per unire.
E a questo purtroppo contribuiscono anche tanti nostri atteggiamenti di tutti i giorni. Qualche esempio?
- la mania e la schiavitù del cellulare. Anche se è indiscutibile la sua utilità, però quante e quante ore p***e in un mondo virtuale, tante volte senza senso e di tanta e tanta violenza...
- la TV accesa all'ora dei pasti. Ma noooo! Cari babbo e mamma, cari tutti di casa, abbiamo bisogno gli uni degli altri, di te fratello e di te sorella, non di un quadro parlante e tante volte alienante! Per favore, non è il momento! E quanto dobbiamo crescere tutti noi per creare un clima di ascolto anche in famiglia...
Proprio cosi: dobbiamo imparare ogni giorno ad ascoltare e ad ascoltarci, perché solo così, sorella e fratello mio, possiamo diventare paradiso gli uni per gli altri!

Don Nino Carta
31.8.2026

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Osidda
08020

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