Parrocchia Sant'Angelo Martire Osidda

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09/06/2026

"SCEGLIERE DI FARE IL BENE":

Sapete cosa mi ha ricordato quasi subito questo passaparola? Quel siparietto di Gesù quando, nel Vangelo, ammonisce gli apostoli di non impedire un'opera di bene fatta qualcuno che non era del loro gruppo.
Una affermazione semplice e illuminante per spiegare che il bene è sempre il bene, non importa da che parte venga o chi sia che lo compia.
"Non glielo impedite... Chiunque infatti darà un solo bicchiere d'acqua fresca nel mio nome, non perderà la sua ricompensa" (Marco 9,39).
Nel mio nome, ossia nel nome dell'Amore, anche se non conosce Gesù.
Una risposta senza frontiere, una spinta a fare il bene a 360 gradi, perché il nostro scopo non è fare proselitismo e far crescere il nostro gruppo, ma essere sempre e ovunque a servizio del bene, cercando di far crescere il numero di coloro che, in mille maniere, seminano il bene e quindi il Regno di Dio che, essendo amore, sempre è giustizia, gioia, libertà, pienezza di vita.
Basta regalare un sorso di vita, un bicchiere di acqua fresca!
Questo atteggiamento ci fa essere fermento di fraternità universale accanto a tutti gli uomini e le donne anche diversamente credenti o non credenti che hanno a cuore la vita, si appassionano per essa e sono capaci di inventare "miracoli d'amore" per suscitare un sorriso e una speranza sul volto di un bambino, sia esso ucraino, russo, palestinese, israeliano, iraniano, italiano, brasiliano ecc.... perché siamo tutti fratelli.
Un pò d'acqua, ossia un “quasi niente”, perché il bene non si quantifica, ma si qualifica per l'amore.
Di fronte al dilagare del male, dei carri armati, delle bombe e dei droni; di fronte alle distruzioni e alle lacrime noi, con infantilità divina, non smettiamo di proporre il nostro "bicchiere d'acqua", credendo ciecamente alle possibilità infinite dell'amore e alla certezza che l'ultima parola sarà sempre il bene.
È questa fede che ci aiuta ad alzare lo sguardo oltre il cortile delle nostre case per non perdere gli orizzonti della speranza, vedendo quante persone lottano e rischiano la vita contro ogni tipo di invasione, di violenza e di distruzione.
Non importa se non frequentano la messa domenicale o non sono iscritti nei libri dei battezzati: il bene è sempre il bene, la profezia sempre è profezia e ogni uomo, di qualunque colore, razza, religione, sempre sarà la passione di Dio, l'oggetto incondizionato del Suo amore, e può diventare luce nella storia anche solo grazie ad un… bicchiere di acqua fresca.
Se solo curiamo una piaga, se solo asciughiamo una lacrima, se solo accogliamo un rifugiato, diventiamo voce profetica di denuncia del male.
E se anche non riusciamo a cambiare il mondo e le strutture del male che producono ingiustizia, armi, violenza, invasioni, inoculiamo però nelle sue vene la certezza che la violenza e il dominio dei forti non sono invincibili e che nessun pianto resterà senza consolazione, che nessuna piaga è incurabile e che il grido dell'amore mai smetterà di attraversare i cuori.
Come è incredibile il Vangelo: un bicchiere d'acqua contro i carri armati!
Il passaparola di oggi ci invita a guardare la storia con gli occhi di Dio, con la certezza che i violenti e i fautori del male prima o poi si autodistruggeranno e dalle macerie vedremo spuntare qualche sconosciuto profeta, con un bicchiere di acqua in mano…
E la speranza va...

Don Nino Carta
9.6.2026

08/06/2026

"METTERE DA PARTE L'ORGOGLIO":

Per cercare di combattere l'orgoglio è fondamentale saper sostituire il bisogno che ogni tanto abbiamo di superiorità e di perfezione, per saperci accettare come siamo, privilegiando l'ascolto e l'empatia verso gli altri.
È un vero percorso di crescita personale da vivere, nel quale maturiamo lentamente attraverso passi concreti, senza pretendere di salvare a tutti i costi la propria immagine e le proprie idee.
Una cosa è certa: l'orgoglio è uno dei peccati più subdoli che tante volte si nasconde addirittura sotto forma di umiltà.
Per questo è fondamentale esaminarci sempre, perché solo riconoscendo i nostri sbagli possiamo spalancare la nostra vita ad un incontro serio e profondo con Dio.
Pensate a quanta miseria ha causato l'orgoglio nella storia dell'umanità! Quando siamo orgogliosi infatti pensiamo di sapere e di capire più degli altri e di saperne addirittura più di Dio.
Domandiamoci allora: come possiamo riconoscere sempre meglio l'orgoglio che è in noi?
Prima di tutto ce ne possiamo accorgere nella normalità del quotidiano, soprattutto quando nell’interagire con gli altri proviamo momenti di risentimento, di invidia o di lamento verso gli altri: la radice di questi sintomi è proprio l'orgoglio.
E ce ne accorgiamo ancora di più se cerchiamo di vivere in profondità il nostro incontro con Dio, soprattutto nell'ascolto serio della Parola vissuto in comunione con altri che ci dona la possibilità di avere in noi la presenza dello Spirito Santo.
Infatti è vivendo la comunione che abbiamo la luce dello Spirito, che ci aiuta a capire quando e quanto siamo attaccati a noi stessi e alle nostre certezze. Per questo è fondamentale non allontanarci dalla luce della comunione che ci illumina e ci purifica proprio per la presenza di Gesù tra noi riuniti nel Suo nome.
Allora sì possiamo notare come qualche volta ci lamentiamo dentro di noi perché ci sembra di essere stati trattati al di sotto dell'importanza che pensiamo di avere, oppure quando le cose non vanno tra noi come avremmo voluto...
Per terminare allora: come vincere queste tentazioni?
Con certezza il vero antidoto all'orgoglio è essere umili dal profondo del cuore, pronti a mettere le nostre certezze e i nostri desideri alla presenza di Gesù tra noi, sapendo perdere per amore non solo le nostre certezze ma il nostro modo di vedere le cose e le persone.
Solo nell'obbedienza vera allo Spirito Santo, che Gesù ci dona quando siamo riuniti nel Suo nome, possiamo vincere il nostro orgoglio, proprio per la luce della Sapienza dello Spirito che, donandoci i suoi frutti d'amore, fa diventare normale dire con gioia: "Non la mia volontà sia fatta, ma la Tua!".
Questo non vuol dire essere timidi o inattivi, ma essere con gioia strumenti d'amore nelle mani di Dio.
Si allora! Mettere da parte l'orgoglio vuol dire credere pienamente nella comunione, con la convinzione che Gesù tra noi non mortifica il bello che è in noi, anzi lo moltiplica.
Fatene l'esperienza e quasi subito potere dire con stupore: "Ma è proprio vero!".
Avanti allora...

Don Nino Carta
8.6.3026

07/06/2026

"DIO CI AMA IMMENSAMENTE":

Siccome è una frase che ho sentito per la prima volta tanti anni fa da Chiara Lubich, mi permetto di scrivere alcuni pensieri su queste parole, attingendo direttamente dagli scritti di Chiara che ci donano la sua esperienza, diventata ormai una luce splendida per tantissimi nel mondo.
Ecco allora direttamente alcuni spunti di Chiara:
"È difficile per me esprimere qualcosa di intimo e profondo come il mio rapporto con Dio.
Un Dio, riscoperto Amore e Padre, si era affacciato a me come il sole, all'alba di un mondo che stava ritrovando la pace alla fine della seconda guerra mondiale.
Avevo 23 anni e pur cristiana e praticante, ero alla ricerca di ciò che potesse saziare la mia sete di verità, la sete di un amore per Dio sempre più vero e profondo.
Facevo ancora scuola e un sacerdote mi chiede di offrire un'ora della mia giornata per le sue intenzioni.
Rispondo: ‘Perché non tutta la giornata?’.
Colpito da questa generosità giovanile, mi dice: ‘Si ricordi che Dio la ama immensamente’.
Queste parole rivoltemi da un ministro di Dio sono state per me come una folgore: Dio mi ama immensamente...
Da quel momento la vita vissuta in precedenza mi appare come adombrata di orfanezza.
Scorgo Dio presente dappertutto col suo amore.
C'è sempre, c'è in ogni luogo e mi spiega che tutto è amore, ciò che sono e ciò che mi succede...
Che sono figlia Sua ed Egli mi è Padre, che nulla sfugge al suo amore, nemmeno gli sbagli che commetto, perché Egli li permette per un bene.
Ora so chi è Dio: Dio è amore, è Padre!".

Scusate... ma trovo tutto questo stupendo. Un pò dell'anima di questa grande donna del nostro tempo che ha trascinato dietro di sé migliaia e migliaia di persone indipendentemente dall'età, dalla religione, dalla razza.
E noi, perché no? Perché non lasciarci trasportare dall'incanto di Dio Amore?
Mi capita ogni tanto qui a Osidda, passeggiando in mezzo al parco di fronte a casa, di prendere in mano il rosario e pregare invece che con le 50 Ave Maria, proprio con queste parole "Dio mi ama immensamente", sillabandole e per questo assaporandole come se fossero caramelle venute dal Paradiso.
A questo punto penso che una giovane di Buddusò che conosco molto bene, non solo avrebbe pregato ma anche cantato e ballato, proprio con le parole di San Filippo Neri: " Paradiso, Paradiso… preferisco il Paradiso...".
Se infatti Dio ci ama immensamente, come non rispondergli trasformando in Paradiso ogni momento della nostra vita?

Don Nino Carta
7.6.2026

06/06/2026

"GENEROSITÀ VERSO I FRATELLI/SORELLE":

Tante volte ho sentito dire che la generosità è il fiore all'occhiello del donare e quindi dell'amore.
Profumata dalla nobiltà del cuore, si manifesta attraverso il disinteresse, l'altruismo, la prontezza al sacrificio e la bontà: per questo il generoso sempre dà più di quello che potrebbe dare.
Un altro incanto della generosità è mostrarsi verso di noi non solo come espressione del dare e del condividere, ma anche del farlo con gioia, con delicatezza, senza mettere clausole: il vero generoso è generoso sempre e basta!
E tutto questo ha un effetto liberante e illuminante sulla stessa vita, perché ci prepara al sacrificio e al dono di noi stessi e delle nostre cose, mettendo in primo piano l'altro, i fratelli e le sorelle.
Molte volte scopriamo di avere in noi un cuore molto generoso in circostanze speciali, soprattutto quando arrivano delle sfide, dei momenti difficili, delle provocazioni dolorose.
In queste circostanze sembra scattare una molla dentro che libera un qualcosa che era nascosto, dormiente, sprigionando una luce nuova che illumina la gioia grande di essere generosi con gli altri, come se il cielo avesse preso possesso della nostra vita.
I momenti storici che stiamo vivendo sono una prova entusiasmante di tutto questo, perché le sfide più difficili liberano l'intimità più bella e profonda del cuore umano.
E noi italiani questo lo abbiamo nel DNA, è per questo che tantissimi di noi si trovano a vivere nell'eroicità della generosità.
Che poi... diventa contagiosa, vero "virus" di bontà che sempre ha salvato l'umanità dalle derive delle guerre, delle epidemie, dei disastri.
È quello che sta capitando anche in questi tempi che stiamo vivendo: essendo la generosità qualcosa di divino ma che tante volte possediamo come nascosta dentro, essa spunta al momento opportuno quando l'imprevedibilità stende il suo velo di dolore nella nostra vita.
La generosità infatti è come un raggio di sole che abbaglia, per cui non vediamo né volti, né colore, né religione, né amici e né nemici, ma soltanto un "sole intensissimo" che abbaglia, trasfigura, divinizza il cuore e lo fa esplodere di felicità nell'essere generosi con tutti, a prescindere.
Sì veramente, mai saremo esageratamente generosi: quando ci sembra di essere arrivati al massimo, ecco nuovi orizzonti che si aprono all'infinito.
E sarebbe strano il contrario: possono esistere infatti limiti all'amore generoso di Dio?
Coraggio: lasciamoci incantare!

Don Nino Carta
6.6.2026

05/06/2026

"IMPARARE A PERDONARE":

Proprio così: dobbiamo imparare a perdonare.
Perdonare non significa soltanto dimenticare o giustificare un torto, ma è un vero cammino di liberazione dal rancore.
Per questo è necessario conoscere ed elaborare il dolore, riconoscendo le nostre emozioni e accettando la realtà del passato che non può essere cambiata, accogliendola consapevolmente per non lasciarci consumare dalla rabbia e dal rancore.
Chiaro che in tutto questo processo sperimentiamo il dolore dell'accaduto, ma superandolo, senza aspettarci che l'altro si scusi o che il danno possa essere cancellato, si arriva ad un importante risultato: il rancore passa.
Per arrivare a questo obiettivo è Importante distinguere il fatto in sé dal rancore che suscita in noi, pensando che anche se il fatto è ormai capitato, io vado avanti lo stesso guardando al futuro come fosse completamente nuovo.
Cosi "imparare a perdonare" diventa una vera purificazione di noi stessi, più che un perdere tempo a ricordare il torto subito, un vero atto di coraggio che, liberandoci dal passato, apre strade nuove alla serenità e alla pace interiore.
Perdonare è un vero atto di eroismo, come sottolineava molto bene Gandhi: "I deboli non riescono a perdonare, perché il perdono è l'attributo dei forti".
Ecco qualche sprazzo di saggezza sul perdono:
1- "Il perdono è l'attributo chiave che apre la porta della nostra libertà e per questo del dialogo" (Tich Nhat Hamh).
2- "Come non esiste amore senza perdono, cosi non esiste perdono senza amore" (Bryant H. McGill).
3- "Il perdono, un concetto ormai del passato, ma che allarga il futuro " (Lewis B. Sincler).
Perdonare allora è liberare il nostro cuore dai suoi errori e dalle sue debolezze per poter sempre ricominciare.
È per questo che Dio non si stanca mai di perdonare, siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono.
Quando ci riusciamo però, subito ci rendiamo conto che perdonare è respirare un’aria che purifica la nostra mente e il nostro cuore, vero antidoto contro i rancori e l'odio che inquinano la nostra vita.
Abbiamo sempre in cuore le parole di Gesù alla Maddalena: "Molto ti è stato perdonato, perché molto hai amato".
Proprio cosi: ogni giorno, ogni momento, colorando così di Cielo la nostra storia.

Don Nino Carta
5.6.2026

04/06/2026

"CURARSI DEI POVERI":

Curarsi dei poveri, ossia prendercene cura, è un atto di profonda umanità e solidarietà che si concretizza attraverso il dono del nostro tempo, dei nostri beni e del nostro supporto affettivo, ma soprattutto riconoscendo loro la dignità di fratelli, impegnandoci a farli sentire parte integrante e necessaria della società, restituendo loro la speranza.
Chiaro che molte volte l'aiuto immediato passa per piccoli gesti, come il dono di un pasto caldo, di qualche coperta o indumento a chi si incontra per la strada nei giorni di freddo, o anche semplicemente offrendo ascolto e vicinanza per chi si sente emarginato.
Ecco quanto scrivono sui poveri alcuni leader spirituali e alcuni personaggi importanti della storia:
1- "Non condividere i propri beni con i poveri è derubarli e privarli della vita. Ciò che possediamo non è nostro, ma loro (San Giovanni Crisostomo).
2- "La misura della grandezza di una società si determina dal modo con cui tratta i suoi membri più vulnerabili" (Mahatma Gandhi).
3- "Per favore non dimentichiamoci dei poveri. Sogniamo un mondo nel quale l'acqua, il pane e le medicine non siano un privilegio ma un diritto di tutti" (Papa Francesco).
4- "Chiunque si prende cura dei poveri sta imprestando a Dio che gli restituirà tutto in abbondanza" (Madre Teresa).
Si! Perché curarsi dei poveri non è solo un imperativo morale, religioso e sociale, ma prima di tutto un garantire il rispetto della dignità umana promuovendo la fraternità, creando così una società più giusta, più umana e più in pace.
Papa Francesco definisce i poveri "il cuore del Vangelo” e per questo l'attenzione verso di loro non può essere solo una opzione, ma uno dei criteri fondamentali della nostra fede, riconoscendo in loro la presenza viva di Gesù.
Ricordate?
"… l'avete fatto a me!"

Don Nino Carta
4.6.3026

03/06/2026

"VIVERE L'AMORE SCAMBIEVOLE":

Ancora l'amore, ancora... vivere l'amore, in queste giornate calde e un pò troppo afose per essere ancora primavera.
Ma la vita continua nel suo tran tran quotidiano, nelle cose da fare in casa o cercando di scrivere qualcosa per l'immancabile passaparola, pregando e celebrando come preparando qualcosa da mangiare, andando a visitare qualche malato o anziano, o accogliendo con gioia e disponibilità chi viene in casa per qualsiasi motivo, convinto profondamente che l'amore scambievole illumina ogni azione di una presenza specialissima di Dio.
E il passaparola di oggi ci invita a declinare la parola amore insieme alle parole "vivere" e "scambievole", perché è il vivere l'amore scambievole tra noi che rafforza e fa crescere sempre di più il desiderio di amare.
Sì, proprio “scambievole", perché l'amore vero è amore che va e amore che viene e che per questo si nutre di incontri, di accoglienza, di ascolto, di attenzioni e di sorrisi.
Scambievole, perché sempre attenti a leggerci e a sorreggerci, a correggerci e aiutarci, a comprenderci e a sorprenderci, a confrontarci e confortarci.
Un amore, quello scambievole, che non si rafforza volendo possedere o opprimendo, ma piuttosto non condannando e per questo comprendendo e apprendendo.
"Vivere l'amore scambievole" tra noi è essere coscienti che l'amore non ha una scadenza come i prodotti da supermercato e, soprattutto per noi cristiani, che più che un qualcosa è un… Qualcuno che nasce in mezzo a noi se siamo uniti nel Suo nome, sforzandoci di vivere in comunione tra noi.
"Vivere l'amore scambievole" è fuggire continuamente dal suo contrario, che non è l'odio ma la voglia di primeggiare e dominare che ammazza l'ideale evangelico del vivere gli uni come dono per gli altri.
È il vivere così che rafforza i rapporti tra noi e diventa opportunità per un crescere vicendevole anche nei momenti di difficoltà, non ignorando i problemi, anzi condividendoli con amore per trasformarli così in momenti di crescita.
E badate bene, questo senza perdere lo stupore e la gioia della continua oblatività, del continuo perderci negli altri con un amore scambievole già qui in terra, come in cielo.
Non è questo il messaggio della festa della Trinità di qualche giorno fa?
Allora, perché aspettare?
Avanti subito, senza perdere nemmeno un minuto!

Don Nino Carta
3.6.2026

02/06/2026

"CAMMINARE INSIEME":

Nella Bibbia il cercare Dio, il Dio di Gesù, il Dio della Trinità, è raccontato come un viaggio al ritmo della carovana, tanto comune nei deserti della Palestina, al passo di una piccola comunità che cammina insieme, attenta sì alle stelle, ma soprattutto attenta a camminare insieme, alzando sì gli occhi verso il cielo ma anche -eccome- fissando gli occhi ed il cuore verso chi cammina al fianco, rallentando o accelerando il passo sulla misura e il ritmo degli altri, soprattutto di quelli che faticano di più.
È questa la dinamica del cercare Dio che si ripete ogni volta che Lui chiama qualcuno a mettersi in viaggio. La chiamata è un continuo uscire, un continuo mettersi in cammino sullo stile e sulle orme di Abramo, nostro padre nella fede e con tutti gli altri dopo di lui, ed è raffigurata in modo particolare in quell'invito a uscire dall'Egitto, vera epopea di popolo, di vittorie e sconfitte, di entusiasmi e delusioni, di fame e sete, sempre con l’ideale di una terra dove poter vivere nella pace e nella prosperità.
Tutto questo con la difficoltà di doversi “disinstallare” ad ogni chiamata, anche con momenti di ribellione, come per esempio con Giona e con tanti altri profeti che addirittura "bisticciano con Dio", chiedendo di essere lasciati in pace.
Ma questo è impossibile!
“Uscire” per poter veramente "essere" è il mantra continuo di un popolo speciale, come modello per tutti i popoli, che Gesù poi ha proposto come ideale di vita e di società non a partire dalla forza e dalle armi, ma dall'amore e dal donare la vita, facendoci comprendere che solo camminando insieme, sinodalmente, possiamo diventare il suo Regno d'amore, sale della terra e luce del mondo.
Ecco allora la nostra vita come un continuo viaggio aperto al futuro che, se entusiasma, anche spaventa per le sue incertezze.
In questi tempi nei quali milioni e milioni di persone si mettono in cammino alla ricerca di una vita più degna, rimango stupito dallo "stupore" di tanti ormai "installati" in un benessere, che storicamente è frutto di guerre e di conquiste, di sfruttamento e di schiavitù, che non si rendono conto che tutti siamo essenzialmente un popolo di nomadi, di viandanti e di pellegrini, oggi come ieri, alla ricerca di un mondo migliore.
La nostra stessa esistenza è una realtà in continua mutazione, così come deve esserlo sempre anche la Chiesa, per cui noi rimaniamo fedeli a noi stessi e al progetto di Dio su di noi non quando difendiamo quello che abbiamo raggiunto, ma quando abbracciamo la profezia del rimetterci in cammino.
Già Aristotele, uno dei grandi saggi della cultura greca, scriveva: "La vita è nel momento... Per questo anche il nostro vivere non è arrivare e raccogliere (anche!), ma soprattutto partire e seminare".
Il passaparola di oggi però sottolinea anche, in linea con gli sforzi, le esigenze e le dinamiche della Chiesa di oggi, che il nostro partire e il nostro camminare deve essere sempre insieme.
Mi ricordo che quando sono partito in missione, per consolarmi, gli amici mi dicevano: "Si, Nino, hai ragione: veramente partire è un pò morire".
Oggi, ancora in missione dopo 50 anni, queste delle parole mi sembrano un pò stonate e mi piace cambiarle in queste altre:
"No, partire più che morire, è la continua opportunità di poter rinascere!".
Ossia riacquistare una vera verginità del cuore, che non è lotta per conservarla a tutti i costi ma un riconquistarla ogni giorno, insieme a tanti che grazie a Dio fanno la stessa scelta e affrontano profeticamente sfide sempre nuove.
L'unità e la comunione, come nella Trinità, mai sono un possedere, ma sempre un donare, un uscire da noi stessi per poter ricominciare, e per questo un sognare, un albeggiare e un lasciarsi accarezzare dalla brezza del mattino, sempre insieme, mano nella mano, cuore nel cuore, spaziando continuamente nei raggi dell'amore trinitario, nell'eternità che continuamente si fa storia per aiutarci a portare insieme le preoccupazioni del cammino, ma soprattutto per farci vivere l'ebbrezza del ricominciare, del seminare e del fare della vita una continua missione.
L'avverbio più importante che non può mancare mai dal nostro vocabolario è... "Insieme"!
Allora sì, via... a pieni polmoni!

Don Nino Carta
2.6.2026

26/05/2026

Lo stesso passaparola del 30 aprile scorso. Non posso non sottolinearlo, riproponendovelo:

"METTERE IN RILIEVO L'ALTRO/A:

Mettere in rilievo: una vera sfida d'amore per valorizzare non solo le cose, ma soprattutto le persone, stando attenti alle loro esigenze, alle loro qualità e alla loro storia, invece di stare a perdere tempo accarezzando egoisticamente il nostro "ego".
È mettendo in rilievo gli altri che miglioriamo il nostro incontro e dialogo fraterno, mettendo in pratica non solo un ascolto attento e attivo, ma riconoscendo le loro qualità e i loro meriti, costruendo così legami autentici ed evitando di focalizzare l'attenzione sempre su di noi.
Ecco allora concretamente:
- dimostrare un sincero interesse per quello che dicono, evitando di interrompere e di voler parlare sempre di noi.
- riconoscere e lodare i meriti degli altri, insieme alle loro qualità e abilità.
- sforzarci di comprendere i loro punti di vista e i loro bisogni facendoci “uno” con loro per amore, ossia mettendoci nei loro panni.
- vivere il rapporto con gli altri senza dimenticare i loro interessi e le loro necessità.
- condividere, al momento giusto, anche la nostra esperienza, senza voler manipolare o controllare le aspirazioni degli altri, mettendoci nei loro panni.
Si! "Mettere in rilievo l'altro/a" richiede un cambio di prospettiva: passare dal desiderio di sentirci speciali e importanti all'umile riconoscimento del valore altrui, favorendo così un clima di rispetto reciproco.
Quelli che ho accennato possono essere spunti per cercare di mettere in rilievo gli altri, coscienti che non riusciremo mai a capire in profondità una persona finché non analizziamo le cose dal suo punto di vista.
Ecco come Thomas Campbell sottolinea questo concetto: "Capire che esistono altri punti di vista è l'inizio della saggezza".
Se è vero che viviamo sotto lo stesso cielo, non è detto che tutti contempliamo lo stesso orizzonte. Gli orizzonti infatti, più che nella realtà, esistono nei nostri occhi e nel nostro cuore.
Si! Saper mettere in rilievo gli altri è veramente un segno di profonda sapienza!

Don Nino Carta
26.5.2026

25/05/2026

"ESSERE MADRI/PADRI DI TUTTI":

Il passaparola di oggi ci invita ad abbracciare una genitorialità universale, ossia la capacità e l'incanto di prenderci cura, proteggere e guidare chiunque incrociamo, anche per caso, sul nostro cammino, superando confini biologici, di nazionalità, di razza e di religione per offrire ascolto, empatia e dialogo, facendoci carico del benessere umano, emotivo, familiare e sociale del prossimo, alimentando così la speranza di un futuro.
Essere madri e padri significa fare tutto questo senza pretese, senza aspettarsi in ritorno chissà che cosa, amando il prossimo così come è, a fondo perduto.
Si diventa così dei punti di riferimento solidi, che trasmettono valori universali come il rispetto, la gentilezza e la fraternità.
È un abbraccio vero, reale e vivo, anche se metaforico, a chi si sente solo, smarrito e vulnerabile, una forma di paternità e maternità reale: l'essere “genitori” va oltre il legame di sangue, radicandosi profondamente nell'amore verso il prossimo, aiutando le persone a maturare nell'amore.
Oltretutto sperimentare la paternità e la maternità del cuore arricchisce non solo la vita di chi riceve, ma anche di chi, donandosi, la dona!
Questa è un’esperienza che lentamente trasforma ogni comunità in una grande famiglia allargata, dove ciascuno può sentirsi parte di uno stile di vita che non solo protegge, ma fa sperimentare l'amore vero.
Un vero allargare il cuore per perdonare, comprendere e accogliere tutti, un allenamento quotidiano che, nutrendosi di piccoli gesti, trasforma l'ambiente e la storia intorno a noi.
Come sarebbe incantevole un mondo così!
Dai allora, iniziamo noi!

Don Nino Carta
25.5.2026

Indirizzo

Via Sant'Angelo
Osidda
08020

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