Santa Messa tradizionale Orvieto

Santa Messa tradizionale Orvieto La Santa Messa tradizionale si celebra la seconda e la quarta domenica di ogni mese alle 17:30.

LA SANTA DI FERROIl 10 settembre si ricorda sant'Elia Pulcheria, nipote di Teodosio I e Augusta dell'Impero Romano.Pur e...
10/09/2026

LA SANTA DI FERRO

Il 10 settembre si ricorda sant'Elia Pulcheria, nipote di Teodosio I e Augusta dell'Impero Romano.
Pur essendo Imperatrice e reggente di suo fratello Tedosio II, fece voto di castità e durante il suo regno epurò i pagani dall'amministrazione imperiale e fece cacciare gli ebrei da Costantinopoli, distruggendo le sinagoghe.
Particolarmente degne di merito furono la lotta contro l'eresia di Nestorio, patriarca di Costantinopoli, che negava la cooperazione fra le due nature di Cristo, e la divina maternità di Maria, e la lotta contro i Monofisiti, che negavano le due nature di Cristo.

Assieme al Papa san Leone Magno e al suo sposo Marciano (la coppia, forse in virtù del voto di Elia Pulcheria, non ebbe figli), l'imperatrice organizzò il Concilio di Calcedonia, che segnò la vittoria della Vera Fede contro le menzogne del Monofisismo.
In questo concilio venne dichiarato martire ed ortodosso san Flaviano, patriarca di Costantinopoli ucciso dagli eretici nestoriani; la cosa fu sancita dalla lettura della lettere che lo stesso Papa aveva scritto per condannare le tesi dei Monofisiti. Davanti al testo del Vicario di Cristo, che insegnò infallibilmente ribadendo la Verità, le accuse a Flaviano, formulate dagli eretici, decaddero e lui fu riconosciuto ortodosso e martire.
La conseguenza di questo atto fu la condanna del secondo concilio di Efeso, concilio invalido nel quale gli eretici avevano ribadito dottrine erronee che avevano condotto proprio alla condanna di San Flaviano e all'affermazione del Monofisismo.

Carica di meriti, Sant'Elia Pulcheria si addormentò nell'ortodossia romana nel luglio del 453.

9 settembre 2026:  SANTI GORGONIO E DOROTEO martiriGorgonio e Doroteo, santi, martiri in Nicomedia, il Diario Romano (19...
09/09/2026

9 settembre 2026: SANTI GORGONIO E DOROTEO martiri

Gorgonio e Doroteo, santi, martiri in Nicomedia, il Diario Romano (1926) vuole il primo sepolto a S. Silvestro in Capite e il secondo a S. Pietro. Gorgonio probabilmente potrebbe essere il santo, martire di Roma, già venerato nel IV secolo nel cimitero dei Ss. Pietro e Marcellino sulla Via Labicana, del quale si conoscono ben due traslazioni. La prima sarebbe avvenuta al tempo di Paolo I che avrebbe donato le reliquie al vescovo Crodegango di Metz (760-766), il quale le portò a Gorze in Lorena. La seconda lo vuole donato, dallo stesso pontefice, a S. Silvestro in Capite. Da questa basilica Gregorio IV (827-844) prelevò gran parte delle reliquie e le ripose a S. Pietro in Vaticano, dove gli dedicò un altare in una piccola abside ricavata nella parete all’inizio della navata sinistra. Gorgonio è ricordato come sepolto nella chiesa di S. Silvestro in Capite da una lapide posta nell’atrio della basilica.
M.R.: 9 settembre - A Nicomedia la passione dei santi Martiri Doroteo e Gorgonio, i quali, avendo ottenuto grandissimi onori presso Diocleziano Augusto, e detestando la persecuzione che egli faceva ai Cristiani, alla sua presenza, furono prima fatti sospendere e straziare con flagelli per tutto il corpo; quindi, scoperte le viscere col togliere la pelle, furono fatti cospargere di aceto e sale, e in tal modo arrostire sulla graticola; e finalmente furono fatti strangolare. Dopo qualche tempo il corpo del beato Gorgonio fu portato a Roma, e deposto sulla via Latina, e di là fu poi trasferito alla Basilica di san Pietro.

[ Tratto dall'opera «Reliquie Insigni e "Corpi Santi" a Roma» di Giovanni Sicari ]

08/09/2026

FESTA DELLA NATIVITÀ DI MARIA SANTISSIMA

PROPRIO DELLA S.MESSA

INTROITUS
Sedulius.- Salve, sancta Parens, eníxa puérpera Regem: qui coelum terrámque regit in saecula sæculórum. ~~ Ps 44:2.- Eructávit cor meum verbum bonum: dico ego ópera mea Regi. ~~ Glória ~~ Salve, sancta Parens, eníxa puérpera Regem: qui coelum terrámque regit in saecula sæculórum.

Sedulius.- Salve, o Madre Santa, che hai dato alla luce il Re: che governa il cielo e la terra nei secoli dei secoli. ~~ Ps 44:2.- Erompe da mio cuore una fausta parola: io canto le mie opere al Re. ~~ Gloria ~~ Salve, o Madre Santa, che hai dato alla luce il Re: che governa il cielo e la terra nei secoli dei secoli.

Gloria

ORATIO
Orémus.
Fámulis tuis, quaesumus, Dómine, coeléstis grátiæ munus impertíre: ut, quibus beátæ Vírginis partus éxstitit salútis exórdium; Nativitátis eius votíva sollémnitas pacis tríbuat increméntum. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo.
O Signore, Te ne preghiamo, concedi ai tuoi servi il dono della grazia celeste, affinché, a quanti il parto della beata Vergine fu principio di salvezza, la votiva festa della sua natività procuri incremento di pace. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

LECTIO

Léctio libri Sapiéntiæ.

Prov 8:22-35

Dóminus possédit me in inítio viárum suárum, ántequam quidquam fáceret a princípio. Ab ætérno ordináta sum, et ex antíquis, ántequam terra fíeret. Nondum erant abýssi, et ego iam concépta eram: necdum fontes aquárum erúperant: necdum montes gravi mole constíterant: ante colles ego parturiébar: adhuc terram nonfécerat et flúmina et cárdines orbis terræ. Quando præparábat coelos, áderam: quando certa lege et gyro vallábat abýssos: quando aethera firmábat sursum et librábat fontes aquárum: quando circúmdabat mari términum suum et legem ponébat aquis, ne transírent fines suos: quando appendébat fundaménta terræ. Cum eo eram cuncta compónens: et delectábar per síngulos dies, ludens coram eo omni témpore: ludens in orbe terrárum: et delíciæ meæ esse cm fíliis hóminum. Nunc ergo, fílii, audíte me: Beáti, qui custódiunt vias meas. Audíte disciplínam, et estóte sapiéntes, et nolíte abiícere eam. Beátus homo, qui audit me et qui vígilat ad fores meas cotídie, et obsérvat ad postes óstii mei. Qui me invénerit, invéniet vitam et háuriet salútem a Dómino.

Il Signore mi possedette dal principio delle sue azioni, prima delle sue opere, fin d’allora. Fui stabilita dall’eternità e fin dalle origini, prima che fosse fatta la terra. Non erano ancora gli abissi e io ero già concepita: non scaturivano ancora le fonti delle acque: i monti non posavano ancora nella loro grave mole; io ero generata prima che le colline: non era ancora fatta la terra, né i fiumi, né i càrdini del mondo. Quando preparava i cieli, io ero presente: quando cingeva con la volta gli abissi: quando in alto dava consistenza alle nubi e in basso dava forza alle sorgenti delle acque: quando fissava i confini dei mari e stabiliva che le acque non superassero i loro limiti: quando gettava le fondamenta della terra. Ero con Lui e mi dilettava ogni giorno e mi ricreavo in sua presenza e mi ricreavo nell’universo: e le mie delizie sono lo stare con i figli degli uomini. Dunque, o figli, ascoltatemi: Beati quelli che battono le mie vie. Udite l’insegnamento, siate saggi e non rigettatelo: Beato l’uomo che mi ascolta e veglia ogni giorno all’ingresso della mia casa, e sta attento sul limitare della mia porta. Chi troverà me, troverà la vita e riceverà la salvezza dal Signore.

GRADUALE

Benedícta et venerábilis es, Virgo Maria: quæ sine tactu pudóris invénta es Mater Salvatóris.

V. Virgo, Dei Génetrix, quem totus non capit orbis, in tua se clausit víscera factus homo.

Benedetta e venerabile sei tu, o Vergine Maria: che senza offesa al pudore diventasti Madre del Salvatore.

V. O Vergine, Madre di Dio, nelle tue viscere, fatto uomo, si chiuse Colui che tutto l’universo non può contenere.

ALLELUIA

Allelúia, allelúia.

Felix es, sacra Virgo María, et omni laude digníssima: quia ex te ortus est sol iustítiæ, Christus, Deus noster. Allelúia.

Allelúia, allelúia.

Beata sei, o santa Vergine Maria, e degnissima di ogni lode: poiché da te nacque il sole di giustizia, Cristo, Dio nostro. Allelúia.

EVANGELIUM

Initium ✠ sancti Evangélii secúndum Matthaeum.

Matt 1, 1-16

Liber generatiónis Iesu Christi, fílii David, fílii Abraham. Abraham génuit Isaac. Isaac autem génuit Iacob. Iacob autem génuit Iudam et fratres eius. Iudas autem génuit Phares et Zaram de Thamar. Phares autem génuit Esron. Esron autem génuit Aram. Aram autem génuit Amínadab. Amínadab autem génuit Naásson. Naásson autem génuit Salmon. Salmon autem génuit Booz de Rahab. Booz autem génuit Obed ex Ruth. Obed autem génuit Iesse. Iesse autem génuit David regem. David autem rex génuit Salomónem ex ea, quæ fuit Uriæ. Sálomon autem génuit Róboam. Róboam autem génuit Abíam. Abías autem génuit Asa. Asa autem génuit Iosaphat. Iósaphat autem génuit Ioram. Ioram autem génuit Ozíam. Ozías autem génuit Ióatham. Ióatham autem génuit Achaz. Achaz autem génuit Ezechíam. Ezechías autem génuit Manássen. Manásses autem génuit Amon. Amon autem génuit Iosíam. Iosías autem génuit Iechoníam et fratres eius in transmigratióne Babylónis. Et post transmigratiónem Babylónis: Iechonías génuit Saláthiel. Saláthiel autem génuit Zoróbabel. Zoróbabel autem génuit Abiud. Abiud autem génuit Elíacim. Elíacim autem génuit Azor. Azor autem génuit Sadoc. Sadoc autem génuit Achim. Achim autem génuit Eliud. Eliud autem génuit Eleázar. Eleázar autem génuit Mathan. Mathan autem génuit Iacob. Iacob autem génuit Ioseph, virum Maríæ, de qua natus est Iesus, qui vocátur Christus.

Libro della generazione di Gesú Cristo, figlio di Davide, figlio di Abramo. Abramo generò Isacco, Isacco generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuda e i suoi fratelli. Giuda generò Fares e Zara da Tamar. Fares generò Esron, Esron generò Aram, Aram generò Amínadab, Amínadab generò Naasson, Naasson generò Salmon, Salmon generò Booz da Raab. Booz generò Obed da Ruth, Obed generò Iesse. Iesse generò il re Davide, Davide generò Salomone da colei che era stata di Uria. Salomone generò Roboamo, Roboamo generò Abia, Abia generò Asa, Asa generò Giosafat, Giosafat generò Ioram, Ioram generò Ozia, Ozia generò Ioatam, Ioatam generò Achaz, Achaz generò Ezechia, Ezechia generò Manasse, Manasse generò Amon, Amon generò Giosia, Giosia generò Geconia e i suoi fratelli al tempo della deportazione in Babilonia. Dopo la deportazione in Babilonia Geconia generò Salatiel, Salatiel generò Zorobabele, Zorobabele generò Abiud, Abiud generò Eliacim, Eliacim generò Azor, Azor generò Sadoc, Sadoc generò Achim, Achim generò Eliud, Eliud generò Eleazar, Eleazar generò Matan, Matan generò Giacobbe, Giacobbe generò Giuseppe, sposo di Maria, da cui nacque Gesù chiamato Cristo.

Credo

OFFERTORIUM

Beáta es, Virgo María, quæ ómnium portásti Creatórem: genuísti qui te fecit, et in ætérnum pérmanes Virgo.

Beata sei, o Vergine Maria, che hai portato il Creatore di tutti: hai generato chi ti ha fatta e resti Vergine in eterno.

SECRETA

Unigéniti tui, Dómine, nobis succúrrat humánitas: ut, qui natus de Vírgine, matris integritátem non mínuit, sed sacrávit; in Nativitátis eius sollémniis, nostris nos piáculis éxuens, oblatiónem nostram tibi fáciat accéptam Iesus Christus, Dóminus noster:Qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus per omnia saecula saeculorum. Amen.

Ci soccorra, o Signore, l’umanità del tuo Unigenito: affinché, Egli, che nato da una Vergine non diminuí l’integrità della madre, ma la consacrò; nella festa solenne della sua Natività, spogliandoci delle nostre colpe, Ti renda accetta la nostra oblazione, Gesú Cristo nostro Signore:Lui che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

COMMUNIO
Beáta víscera Maríæ Vírginis, quæ portavérunt ætérni Patris Fílium.

Beate le viscere di Maria Vergine, che portarono il Figlio dell’eterno Padre.

POSTCOMMUNIO
Orémus.
Súmpsimus, Dómine, celebritátis ánnuæ votíva sacraménta: præsta, quaesumus; ut et temporális vitæ nobis remédia praebeant et ætérnæ. Per Dominum nostrum Iesum Christum, Filium tuum: qui tecum vivit et regnat in unitate Spiritus Sancti Deus, per omnia saecula saeculorum. Amen.

Preghiamo.
Abbiamo ricevuto, o Signore, i sacramenti destinati a celebrare la votiva solennità; fa, Te ne preghiamo, che ci procurino i rimedii temporali e quelli della vita eterna. Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con te, in unità con lo Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.

8 settembre, Natività di Maria Santissima.Alla Casa San Pio X di San Martino dei Mulini: S. Messa ore 18,30.Gloriosissim...
08/09/2026

8 settembre, Natività di Maria Santissima.

Alla Casa San Pio X di San Martino dei Mulini: S. Messa ore 18,30.

Gloriosissima Vergine e clementissima Madre di Dio, Maria, eccomi prostrato ai tuoi santissimi piedi, coer essere Madre di Dio, rinasca anch’io alla Grazia per essere tuo figlio, in modo che amando te dopo Dio sopra ogni altra cosa creata e servendoti fedelmente sulla terra, possa un giorno ve**re a lodarti e benedirti per sempre in Cielo. Così sia.

06/09/2026

QUINDICESIMA DOMENICA DOPO PENTECOSTE

PROPRIO DELLA S.MESSA

INTRÓITUS
Ps.85,1 et 2-3 - Inclína, Dómine, áurem tuam ad me, et exáudi me: salvum fac servum tuum, Deus meus, sperántem in te: miserére mihi, Dómine, quóniam ad te clamávi tota die. Ps. 85, 4 - Lætífica ánimam servi tui: quia ad te, Dómine, ánimam meam levávi. Glória Patri… Ps.85,1 et 2-3 - Inclína, Dómine, áurem tuam ad me,…


Sal. 85,1 e 2-3 - Volgi il tuo orecchio verso di me, o Signore, ed esaudiscimi: salva il tuo servo che spera in Te, o mio Dio; abbi pietà di me, o Signore, che tutto il giorno grido verso di Te. Sal. 85, 4 - Allieta l’ànima del tuo servo: poiché a Te, o Signore, levo l’ànima mia. Gloria al Padre… Sal. 85,1 e 2-3 - Volgi il tuo orecchio verso di me, o Signore,…



ORÁTIO

Ecclésiam tuam, Dómine miserátio continuáta mundet et múniat: et quia sine te non potest salva consístere, tuo semper múnere gubernétur. Per Dóminum nostrum Iesum Christum, Fílium tuum, qui tecum vívit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia sǽcula sæculórum.
M. - Amen.



O Signore, la tua continua misericordia purífichi e fortífichi la tua Chiesa: e poiché non può essere salva senza di Te, sia sempre governata dalla tua grazia. Per il nostro Signore Gesú Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i sécoli dei sécoli.
M. - Amen.



EPISTOLA

Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Gálatas, 5, 25-26; 6, 1-10



Fratres: Si spíritu vívimus, spíritu et ambulémus. Non efficiámur inánis glóriæ cúpidi, ínvicem provocántes, ínvicem invidéntes. Fratres, et si præoccupátus fúerit homo in áliquo delícto, vos, qui spirtuáles estis, huiúsmodi instrúite in spíritu lenitátis, consíderans teípsum, ne et tu tentéris. Alter altérius ónera portáte, et sic adimplébitis legem Christi. Nam si quis exístimat se áliquid esse, cm nihil sit, ipse se sedúcit. Opus áutem suum probet unusquísque, et sic in semetípso tantum glóriam habébit, et non in áltero. Unusquísque enim onus suum portábit. Commúnicet áutem is, qui catechizátur verbo, ei, qui se catechízat, in ómnibus bonis. Nolíte erráre: Deus non irridétur. Quæ enim semináverit homo, hæc et metet. Quóniam qui séminat in carne sua, de carne et metet corruptiónem: qui áutem séminat in spíritu, de spíritu metet vitam ætérnam. Bonum áutem faciéntes, non deficiámus: témpore enim suo metémus, non deficiéntes. Ergo dum tempus habémus, operémur bonum ad omnes, máxime áutem ad domésticos fidei.
M. - Deo grátias.



Fratelli: Se viviamo mediante lo spirito, camminiamo anche secondo lo spirito. Non cerchiamo la vana gloria, provocandoci e invidiandoci a vicenda. Fratelli, se avviene che un uomo cada in peccato, voi, che siete spirituali, riprendetelo con dolcezza, pensando a voi stessi, affinché non siate tentati anche voi. Porti l’uno il fardello dell’altro, e cosí adempirete la legge del Cristo. Infatti, se alcuno stima di essere qualcosa, mentre è niente, seduce se stesso. Ciascuno esamini la sua opera e allora, se è il caso, si glorierà in sé, e non in rapporto ad altri. Ciascuno infatti porterà il proprio fardello. Quegli poi che è catechizzato, dia parte dei suoi averi a colui che lo catechizza. Non ingannatevi. Dio non si lascia irridere. Infatti, quello che l’uomo ha seminato raccoglierà. Cosí chi semina nella sua carne, dalla carne raccoglie la corruzione: chi invece semina nello spirito, dallo spirito raccoglie la vita eterna. Non tralasciamo di fare il bene: a suo tempo mieteremo, se non ci saremo stancati. Dunque, finché è tempo, facciamo del bene a tutti, specie ai compagni di fede.
M. - Deo grátias.



GRADUALE

Ps. 91, 2-3 - Bonum est confitéri Dómino: et psállere nómini tuo, Altíssime. Ad annuntiándum mane misericórdiam tuam, et veritátem tuam per noctem.



Sal. 91, 2-3 - È cosa buona lodare il Signore: inneggiare al tuo nome, o Altissimo. È bello proclamare al mattino la tua misericordia, e la tua fedeltà nella notte.



ALLELÚIA

Allelúia, allelúia. Ps. 94, 3 - Quóniam Deus magnus Dóminus, et rex magnus super omnem terram. Allelúia.



Allelúia, allelúia. Sal. 94, 3 - Poiché il Signore è Dio potente e Re grande su tutta la terra. Allelúia.



EVANGÉLIUM

Sequéntia S. Evangélii secundum Lucam, 7, 11-16



In illo témpore: Ibat Iesus in civitátem, quæ vocátur Naïm: et ibant cm eo discípuli eius, et turba copiósa. Cum àutem appropinquáret portæ civitátis, ecce defúnctus efferebátur fílius únicus matris suæ: et hæc vídua erat, et turba civitátis multa cm illa. Quam cm vidísset Dóminus, misericórdia motus super eam, dixit illi: Noli flere. Et accéssit, et tétigit lóculum. (Hi áutem, qui portábant, stetérunt.) Et ait: Adoléscens, tibi dico, surge. Et resédit qui erat mórtuus, et coepit loqui. Et dedit illum matri suæ. Accépit áutem omnes timor: et magnificábant Deum, dicéntes: Quia prophéta magnus surréxit in nobis: et quia Deus visitávit plebem suam.
M. - Laus tibi Christe.



In quel tempo: Gesú andava verso una città chiamata Naim, seguito dai suoi discepoli e da gran folla. E giunse vicino alla porta della città mentre si portava a seppellire il figlio unico di una vedova, la quale era accompagnata da un gran numero di persone. Vedutala, il Signore, mosso a compassione di lei, le disse: Non piangere. Si avvicinò alla bara e la toccò. (Quelli che la portavano si fermarono) Egli disse: Giovinetto, a te dico, alzati. Il morto si alzò a sedere, e cominciò a parlare, e Gesú lo rese a sua madre. Tutti furono presi da gran timore e glorificavano Dio, dicendo: Un profeta grande è apparso tra noi, e Dio ha visitato il suo popolo.
M. - Laus tibi Christe.



ANTÍPHONA AD OFFERTÓRIUM

Ps. 39, 2, 3 et 4 - Exspéctans exspectávi Dóminum, et respéxit me: et exaudívit deprecatiónem meam: et immísit in os meum cánticum novum, hymnum Deo nostro.



Sal. 39, 2, 3 e 4 - Ebbi ferma fiducia nel Signore, il quale si volse verso di me e ascoltò il mio grido: e pose nella mia bocca un càntico nuovo, un inno al nostro Dio.



SECRÉTA

Tua nos, Dómine, sacraménta custódiant: et contra diabólicos semper tueántur incúrsus. Per Dóminum nostrum Iesum Christum, Fílium tuum, qui tecum vívit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia sǽcula sæculórum. M. - Amen.



I tuoi sacramenti, o Signore, ci custodiscano e ci difendano sempre dagli assalti del demonio. Per il nostro Signore Gesú Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i sécoli dei sécoli. M. Amen.



PREFAZIO DELLA SS. TRINITÀ



COMMÚNIO

Io. 6, 52 - Panis, quem ego dédero, caro mea est pro sǽculi vita.



Giovanni, 6, 52 - Il pane che darò è la mia carne per la vita del mondo.



POSTCOMMÚNIO

Mentes nostras, et córpora possídeat, quǽsumus, Dómine, doni coeléstis operátio: ut non noster sensus in nobis, sed iúgiter eius prævéniat efféctus. Per Dóminum nostrum Iesum Christum, Fílium tuum, qui tecum vívit et regnat in unitáte Spíritus Sancti, Deus, per ómnia sǽcula sæculórum.
M. Amen.



L’azione di questo dono celeste dòmini, Te ne preghiamo, o Signore, le nostre menti e nostri corpi, affinché prevalga sempre in noi il suo effetto e non il nostro sentire. Per il nostro Signore Gesú Cristo, tuo Figlio, che è Dio, e vive e regna con Te, nell’unità dello Spirito Santo, per tutti i sécoli dei sécoli.
M. Amen.

6 settembre, San Zaccaria Profeta (VI-V secolo a. C.).“"In Palestina san Zaccaria Profeta, il quale, già vecchio, ritorn...
06/09/2026

6 settembre, San Zaccaria Profeta (VI-V secolo a. C.).

“"In Palestina san Zaccaria Profeta, il quale, già vecchio, ritornato dalla Caldea nella sua patria, ivi morì, e giace sepolto presso il Profeta Aggeo" .

6 settembre 2026:  DOMENICA  QUINDICESIMA  DOPO  LA  PENTECOSTE    MESSA    La decimaquinta domenica dopo Pentecoste pre...
06/09/2026

6 settembre 2026: DOMENICA QUINDICESIMA DOPO LA PENTECOSTE

MESSA

La decimaquinta domenica dopo Pentecoste prende il nome dal commovente episodio della vedova di Naim. L'Introito ci suggerisce la forma delle preghiere che in tutti i nostri bisogni dobbiamo rivolgere al Signore.

L'Uomo-Dio promise domenica scorsa di provvedere sempre a tali bisogni, alla sola condizione di essere da noi servito con fedeltà nella ricerca del suo regno. Mostriamoci pieni di confidenza nella sua parola, come è doveroso esserlo quando eleviamo le nostre suppliche, e saremo esauditi.



EPISTOLA (Gal. 5, 25-26; 6, 1-10). - Fratelli: se viviamo di spirito, camminiamo secondo lo spirito, senza essere bramosi di vanagloria, senza provocarci o invidiarci a vicenda. Fratelli, se uno fosse caduto in qualche fallo, voi che siete spirituali istruitelo in spirito di dolcezza, e bada bene a te stesso, tu che pure non sei tentato. Portate gli uni i pesi degli altri e così adempirete la legge di Cristo. Se poi uno crede di essere qualche cosa, mentre non è nulla, questi illude se stesso. Ciascuno invece esamini le proprie opere ed avrà così da gloriarsi soltanto in se stesso e non in altri; perché ciascuno porterà il proprio peso. Chi poi è catechizzato nella parola faccia parte di tutti i beni a chi lo catechizza. Non vogliate ingannarvi: Dio non può essere schernito; quel che uno avrà seminato quello pure mieterà; quindi chi semina nella sua carne, mieterà dalla sua carne la corruzione; chi invece semina nello spirito, dallo spirito mieterà la vita eterna. E non ci stanchiamo nel fare il bene, perché, se non ci stanchiamo, mieteremo a suo tempo. Facciamo dunque del bene finché abbiamo tempo, a tutti, ma specialmente a quelli che per la fede sono della nostra famiglia.



Perseveranza nella lotta.

La santa Chiesa riprende la lettura di san Paolo al punto in cui l'interruppe otto giorni fa. Oggetto degli insegnamenti apostolici è ancora la vita spirituale, la vita prodotta nelle anime nostre dallo Spirito Santo, per sostituire la vita della carne. Domata la carne, non è compiuto l'edificio della nostra perfezione e anche dopo la vittoria la lotta deve continuare; se non vogliamo vederne compromessi i risultati, occorre vegliare perché l'una o l'altra delle tre concupiscenze, sfruttando il momento in cui l'anima è impegnata in altri sforzi, non si riprenda e infligga ferite tanto più dannose quanto meno temute. Bisogna soprattutto sorvegliare attentamente la vanagloria, sempre pronta ad inquinare del suo sottile veleno perfino le opere di umiltà e di penitenza.



Fuga della vanagloria.

Il condannato, che con la flagellazione si fosse sottratto alla meritata pena capitale, commetterebbe una grossa follia gloriandosi dei colpi di flagello segnati nella sua carne! Non commettiamo noi questa follia! Pare tuttavia che noi possiamo purtroppo commetterla, perché l'Apostolo ai consigli sulla mortificazione fa tosto seguire la raccomandazione di evitare la vanagloria. E infatti a questo riguardo saremo pienamente sicuri solo se l'umiliazione fisica inflitta al corpo trova la sua radice nell'umiliazione dell'anima convinta della sua miseria. Anche gli antichi filosofi avevano le loro massime sulla repressione dei sensi e con la pratica di tali massime il loro orgoglio si elevava fino al cielo. Essi erano in questo molto lontani dai sentimenti dei nostri padri nella fede, i quali indossando il cilicio e prostrati in terra (I Par. 21, 16), esclamavano nel segreto del cuore: Pietà di me, o Signore, secondo la tua grande misericordia, perché fui concepito nella iniquità e il mio peccato mi sta sempre innanzi (Salm. 50, 3, 5-7).



Le opere della carne.

Infliggere sofferenza ai corpi per trarne vanità non è forse, come dice san Paolo oggi, seminare nella carne, per raccogliere a suo tempo, cioè nel giorno in cui saranno manifestati i pensieri dei cuori (I Cor 4, 5), non la vita e la gloria, ma confusione e vergogna eterna? Fra le opere della carne elencate nell'Epistola precedente non sono infatti soltanto atti impuri, ma anche contese, dissensi, gelosie (Gal. 5, 19, 21), che sorgono troppo spesso dalla vanagloria sulla quale l'Apostolo richiama adesso la nostra attenzione.

Il prodursi di questi frutti detestabili è segno certissimo che la linfa della grazia ha fatto posto alla fermentazione del peccato nelle nostre anime e che, ritornati schiavi, dobbiamo di nuovo contare sulla legge e sulle sue terribili sanzioni. Non ci si burla di Dio e la confidenza, che giustamente dona a chi vive dello Spirito la sovrabbondante fedeltà dell'amore, in queste condizioni si riduce ad una ipocrita falsificazione della santa libertà dei figli dell'Altissimo. Figli infatti sono soltanto coloro che lo Spirito Santo conduce (Rom. 8, 14) nella ca**tà (Gal. 4, 13): gli altri restano nella carne e non possono piacere a Dio (Rom. 8, 8).



La ca**tà fraterna.

Se invece vogliamo un segno certo che l'unione divina ci appartiene, non prendiamo occasione di insuperbirci vanamente per i difetti e gli errori dei nostri fratelli, ma siamo indulgenti verso di essi, tenendo presente la nostra miseria; e quando cadono porgiamo loro una mano soccorrevole e discreta. Portiamo, aiutandoci vicendevolmente, i nostri pesi nel cammino della vita e allora, avendo adempita la legge del Cristo, sapremo (I Gv. 6, 13) che noi siamo in Lui ed Egli è in noi.

San Giovanni, che ha riferito queste parole ineffabili, usate da Gesù per caratterizzare la sua intimità futura con chi mangia la carne del Figlio dell'uomo e ne beve il sangue al divino banchetto (Gv 6,57), le riprende una per una nelle sue Epistole, per applicarle a colui che nello Spirito Santo osserva il comandamento dell'amore verso i fratelli (I Gv. 3, 23-24; 4, 12-13).

Risuoni continuamente al nostro orecchio questa parola dell'Apostolo: Finché abbiamo tempo facciamo del bene a tutti! Verrà infatti il giorno e ormai non è lontano in cui l'angelo dalla livrea misteriosa farà echeggiare la sua voce nello spazio e, levata al cielo la mano, giurerà per Colui che vive in eterno che il tempo è finito (Apoc. 10, 1-6). L'uomo raccoglierà allora nella gioia quello che ha seminato nel pianto (Salm. 125, 5), raccoglierà nella luce sfolgorante del giorno eterno il bene compiuto nelle tenebre dell'esilio.



VANGELO (Lc. 7, 11-16). - In quel tempo: Gesù andava ad una città chiamata Naim: e i suoi discepoli e una gran folla andavano con Lui. E quando fu vicino alla porta della città, ecco era al portato al sepolcro uno che era figlio unico di sua madre, e questa era vedova; e con lei v'era molto popolo della città. E il Signore, vedutala, ne ebbe compassione e le disse: Non piangere! E accostatosi toccò la bara (i portatori si fermarono). Ed egli disse: Giovanetto, te lo dico io, levati! E il morto si alzò a sedere e cominciò a parlare. E lo rese alla madre. Allora tutti furono invasi da sbigottimento, e glorificarono Dio esclamando: Un grande Profeta è sorto in mezzo a noi, e Dio ha visitato il suo popolo.



La morte spirituale.

Nell'Omelia letta oggi a Mattutino, sant'Agostino commenta questo Vangelo e ci dice: "Se la risurrezione del giovane riempie di gioia la vedova sua madre la Chiesa nostra madre gode ogni giorno vedendo risorgere spiritualmente gli uomini. Il figlio della vedova era morto della morte del corpo e gli uomini erano morti della morte dell'anima. Si piangeva visibilmente per la morte del primo e non si notava affatto la morte invisibile di questi.

Nostro Signore Gesù Cristo voleva che fossero intesi in senso spirituale i miracoli da Lui operati nel corpo. Egli non faceva il miracolo per il miracolo, ma voleva che, suscitata l'ammirazione degli astanti, il miracolo fosse pieno di verità anche per coloro che ne comprendevano il significato... I testimoni oculari dei prodigi del Cristo, che non hanno compreso ciò che i prodigi significavano per le anime illuminate, hanno ammirato il fatto materiale del miracolo, altri però ne hanno ammirato il fatto e ne hanno compreso il significato e a questi, alla scuola di Cristo, noi dobbiamo assomigliarci...

Ascoltiamo dunque Cristo e sia frutto, per quelli che sono vivi, il conservare piena la loro vita e, per quelli che sono morti, ricuperarla al più presto (sant'Agostino, Disc. xcviii).



Il buon zelo.

Cristiani, preservati dalla caduta per la misericordia del Signore, dobbiamo prendere parte alle angosce della Chiesa e aiutarla in tutte le attività che lo zelo suo svolge per salvare i nostri fratelli. Non basta non essere i figli insensati che addolorano la madre (Prov. 17, 25) e disprezzano il seno che li ha portati (ibid. 30, 17). Se anche non sapessimo dallo Spirito Santo stesso che onorare la madre è assicurarsi un tesoro (Eccli. 3, 5) il ricordo di quanto le costò la nostra nascita (Tob. 4, 4) deve bastare ad indurci ad approfittare di tutte le occasioni per asciugare il suo pianto. Essa è la Sposa del Verbo alle nozze del quale anelano anche le anime nostre e, se è vero che noi siamo uniti al Verbo, come essa lo è, dimostriamolo manifestando nelle nostre opere il pensiero e l'amore che lo Sposo comunica nelle sue intimità, cioè il pensiero della gloria del Padre, che deve essere rinnovata nel mondo e l'amore per i peccatori, che devono essere salvati.


PREGHIAMO

La tua misericordia, o Signore, purifichi e fortifichi continuamente la tua Chiesa; e giacché non può sussistere senza di te, sia sempre governata dalla tua grazia.



da: P. GUÉRANGER, L'anno liturgico. - II. Tempo Pasquale e dopo la Pentecoste, trad. it. L. ROBERTI, P. GRAZIANI e P. SUFFIA, Alba, Edizioni Paoline, 1959, pp. 489-492.

4 settembre 2026:  in ricordo di SANTA ROSA DA VITERBO vergineNacque a Viterbo intorno al 1234 presso una famiglia benes...
04/09/2026

4 settembre 2026: in ricordo di SANTA ROSA DA VITERBO vergine

Nacque a Viterbo intorno al 1234 presso una famiglia benestante. Desiderava ardentemente farsi clarisse, ma dopo avere avuta una visione, entrò a 17 anni nell’ordine delle terziarie francescane. In questo periodo fece diversi pellegrinaggi e soprattutto una dura penitenza. Mentre si faceva intensa la guerra tra Guelfi e Ghibellini insieme alla famiglia fu esiliata, ma tornò a Viterbo. La tradizione viterbese vuole che Rosa si de:sse da fare per rifornire di pietre i suoi concittadini che dall'alto delle mura lottavano contro l'invasore, Federico II. Fu colpita al braccio sinistro da una freccia, che lei stessa estrasse strappandola con la bocca. Il suo corpo è stato ritrovato intatto alcuni anni dopo la sua morte.

Indirizzo

Via Belisario
Orvieto
05018

Orario di apertura

16:00 - 19:00

Telefono

+393495465100

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Santa Messa tradizionale Orvieto pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi