Parrocchia S. Giorgio Ornano Grande

Parrocchia S. Giorgio Ornano Grande DOMENICA Santa Messa ore 9:00
GIOVEDI’ Santa Messa ore 18:00 FESTA DEL SANTO PATRONO SAN GIORGIO MARTIRE: 23 APRILE

MARTEDÌ 8 SETTEMBRE 2026Riflessioni sul Vangelo di oggi.Tutti noi veniamo da qualcuno. Nessuno comincia dal nulla. La no...
08/09/2026

MARTEDÌ 8 SETTEMBRE 2026
Riflessioni sul Vangelo di oggi.

Tutti noi veniamo da qualcuno. Nessuno comincia dal nulla. La nostra storia è fatta di persone che ci hanno preceduto, di volti, di scelte, di sì pronunciati prima ancora che noi potessimo pronunciare il nostro. Celebrare la Natività di Maria significa ricordarci innanzitutto questa verità: anche Gesù viene da una storia e questo perché egli è veramente uomo non solo veramente Dio. E se è veramente uomo, allora anche Lui ha voluto avere una storia umana. Non è apparso improvvisamente nel mondo. È entrato dentro una genealogia, dentro una famiglia, dentro una trama di volti e di vicende che lo precedono.
In questa storia Maria occupa un posto unico. In lei l'umanità che accoglie Cristo corrisponde in maniera singolare al progetto originario di Dio. È ciò che la fede della Chiesa esprime quando parla dell'Immacolata Concezione. Dio non sceglie Maria per usarla come uno strumento. Attende il suo sì. E quel sì diventa lo spazio umano attraverso cui il Figlio di Dio entra nella storia. Forse proprio qui possiamo comprendere qualcosa di importante: Amare qualcuno non significa possederlo, decidere al suo posto o costruirgli addosso il futuro che abbiamo immaginato per lui. Maria ama Gesù accogliendolo, custodendolo e, soprattutto, lasciandolo libero. Il suo «eccomi» non è soltanto disponibilità a diventare madre. È la disponibilità ad accogliere un progetto che non controllerà mai completamente. Maria dice sì senza mettere condizioni a Dio. Forse la Natività di Maria ci ricorda proprio questo: le storie più grandi cominciano quasi sempre dal sì di qualcuno. Anche noi siamo qui perché qualcuno, prima di noi, ha detto sì alla vita. E forse qualcun altro potrà incontrare qualcosa di decisivo proprio attraverso il sì che noi avremo il coraggio di pronunciare oggi.

07/09/2026

LUNEDÌ 7 SETTEMBRE 2026
Riflessioni sul Vangelo di oggi.

La scena raccontata dal Vangelo di Luca è molto semplice. Siamo in una sinagoga, quindi in un luogo sacro. Ci sono le Scritture, la preghiera, l'insegnamento, il culto. Ma in mezzo a tutto questo c'è anche un uomo che soffre, un uomo con una mano inaridita. Tutti lo vedono, ma sembra che nessuno si accorga veramente di lui. Gesù invece sì. «Àlzati e mettiti qui in mezzo!». Forse è questa la prima grande lezione del Vangelo di oggi. Gesù prende questo invisibile e lo mette al centro. Ci ricorda così che non esiste autentica esperienza religiosa se essa diventa incapace di accorgersi della sofferenza concreta delle persone. Possiamo avere luoghi sacri, conoscere perfettamente le Scritture, rispettare tutte le regole e celebrare correttamente il culto, ma se chi soffre rimane invisibile allora qualcosa di essenziale della fede è andato perduto. Il primo miracolo che Gesù compie, prima ancora di guarire quella mano, è restituire visibilità a quell'uomo. Gli restituisce il centro della scena, la dignità di una persona che merita di essere guardata e presa sul serio. Forse questo dovrebbe essere anche il primo miracolo del cristianesimo: rendere visibili gli invisibili. Accorgerci di chi rimane ai margini, di chi non ha voce, di chi porta una sofferenza che gli altri hanno ormai smesso di vedere. Ovunque ci troviamo, chi soffre ha diritto a non essere lasciato solo ai margini della nostra attenzione. Ma il racconto contiene anche un paradosso drammatico. L'uomo ha una mano inaridita, mentre coloro che lo osservano sembrano avere qualcosa di ancora più grave: un cuore inaridito. Sono talmente concentrati sulla regola da non riuscire più a gioire per il bene di una persona. Gesù guarisce la mano di quell'uomo, ma il Vangelo lascia davanti a noi una domanda molto più inquietante: chi guarirà il cuore di chi non prova più compassione?

DOMENICA 6 SETTEMBRE 2026SANTA MESSA ORE 18:00Anche questa Domenica abbiamo un percorso abbastanza lineare. "Ti ho posto...
05/09/2026

DOMENICA 6 SETTEMBRE 2026
SANTA MESSA ORE 18:00

Anche questa Domenica abbiamo un percorso abbastanza lineare. "Ti ho posto come sentinella", leggiamo nella prima lettura. Sono sempre in primo piano, gli occhi, lo sguardo nella Bibbia, questo vedere. "Della sua morte domanderò conto a te", continua Ezechiele; ecco la responsabilità: rispondere dell'altro, non possiamo essere indifferenti. E san Paolo dice: "Pienezza della legge è la carità"; la legge di Dio in realtà è l'amore, finché non arriviamo a quel livello vuol dire che ancora non abbiamo toccato il tasto centrale. "Ammoniscilo fra te e lui solo": nel Vangelo abbiamo questa attenzione nei confronti dell'altro, questa discrezione che a volte - dobbiamo dirci la verità - ci manca. E infine: "Se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo"; il Vangelo ci fa capire che la priorità è sempre quella della riconciliazione, il mettersi d'accordo, "mettersi d'accordo con l'avversario", dice Gesù. Anche noi abbiamo questa grande responsabilità della pace. Noi siamo fatti per la pace, il paradiso sarà pace, e dunque tutto questo in qualche modo deve già cominciare qui.
Andiamo avanti con fiducia.

SABATO 5 SETTEMBRE 2026Riflessioni sul Vangelo di oggi.Le spighe raccolte dai discepoli in giorno di sabato diventano mo...
05/09/2026

SABATO 5 SETTEMBRE 2026
Riflessioni sul Vangelo di oggi.

Le spighe raccolte dai discepoli in giorno di sabato diventano motivo di rimprovero nei confronti di Gesù. Ma proprio questa contestazione offre al Signore l'occasione per ricordarci una verità che rischiamo continuamente di dimenticare: «Il Figlio dell'uomo è signore del sabato». In altre parole, persino una regola giusta deve rimanere a servizio della persona e non trasformare la persona in una schiava della regola. Questo non significa che le regole non servano. Una vita senza regole diventa inevitabilmente una vita affidata caos che distrugge. Le regole sono necessarie proprio perché custodiscono qualcosa di prezioso. Ma quando dimentichiamo ciò che dovrebbero custodire, possono trasformarsi nel contrario di ciò per cui sono nate. Accade nelle nostre famiglie quando, pur di avere una casa perfettamente ordinata, rendiamo impossibile la vita a chi vi abita. Che senso ha avere tutto al proprio posto se nessuno si sente più a casa? Accade nelle amicizie quando una questione di principio diventa più importante della persona che abbiamo davanti. Possiamo persino avere ragione e, proprio per difendere quella ragione, perdere qualcuno a cui vogliamo bene. Accade nel lavoro quando l'efficienza, i risultati e le aspettative diventano così assoluti da far vivere le persone nella continua sensazione di non essere mai abbastanza. Una regola che dovrebbe aiutare a lavorare meglio può trasformarsi in una prigione che genera soltanto paura e ansia. Gesù ci insegna invece a recuperare continuamente il fine delle cose. Il sabato è un dono di Dio per l'uomo. La legge serve a custodire la vita, non a soffocarla. Le regole servono a rendere possibile una comunità, non a rendere impossibile la vita delle persone che ne fanno parte. Forse dovremmo domandarci quante volte, per difendere un principio, abbiamo dimenticato una persona. E quante volte abbiamo preteso dagli altri il rispetto di uno schema senza accorgerci della loro fatica concreta. Il Vangelo di oggi non ci invita a vivere senza regole. Ci invita a ricordare perché esistono. Ogni regola autenticamente buona dovrebbe custodire la dignità, la libertà e il bene delle persone. Quando invece una regola comincia a schiacciare ciò che avrebbe dovuto proteggere, abbiamo perso di vista il suo significato. Perché agli occhi di Dio una persona vale sempre più di uno schema.

VENERDÌ 4 SETTEMBRE 2026Riflessioni sul Vangelo di oggi.Il rimprovero rivolto a Gesù a causa dei suoi discepoli diventa ...
04/09/2026

VENERDÌ 4 SETTEMBRE 2026
Riflessioni sul Vangelo di oggi.

Il rimprovero rivolto a Gesù a causa dei suoi discepoli diventa nel Vangelo di oggi un grande esame di coscienza anche per noi: «I discepoli di Giovanni digiunano spesso e fanno preghiere, così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono!». Dietro questa obiezione c'è una domanda seria: che cosa rende veramente religiosa la vita di una persona? Gesù risponde mettendo al centro non una pratica, ma una presenza. I suoi discepoli hanno lo Sposo con loro. La loro fede nasce innanzitutto dal rapporto con Qualcuno. È questa forse la differenza più radicale del cristianesimo: prima delle regole, delle pratiche e persino delle devozioni, c'è la persona di Gesù Cristo. Dovremmo allora domandarci con molta sincerità: che cos'è la fede per noi? Una serie di cose che facciamo oppure una relazione viva con Cristo? Questo non significa che la preghiera, il digiuno, il Rosario, la liturgia e tutte le altre pratiche della vita cristiana non siano importanti. Al contrario, sono preziosissime quando esprimono e alimentano una relazione. Diventano problematiche quando prendono il posto della relazione. Possiamo infatti recitare molte preghiere senza pregare veramente. Possiamo pronunciare le parole del Rosario e contemporaneamente tenere il cuore lontano da Cristo. Il Rosario non serve a evitare l'incontro con Gesù, ma ad aiutarci a entrare più profondamente in rapporto con Lui. È la stessa differenza che esiste tra parlare di una persona e parlare con una persona. Possiamo sapere moltissime cose su qualcuno senza avere nessun rapporto reale con lui. Anche con Dio può accadere così. Possiamo conoscere il catechismo, frequentare la Chiesa, osservare pratiche religiose e, nello stesso tempo, non permettere mai veramente a Cristo di entrare nelle nostre decisioni. Come possiamo capire se la nostra fede è una relazione autentica? Il Vangelo ci offre un criterio molto concreto: dai cambiamenti che produce. Dalla conversione, dalle scelte, dal modo in cui impariamo ad amare, perdonare, giudicare meno, servire di più. Se dopo anni di pratica religiosa rimaniamo esattamente uguali, forse dovremmo avere il coraggio di porci qualche domanda.

GIOVEDÌ 3 SETTEMBRE 2026Riflessioni sul Vangelo di oggi.Che cos'è un discepolo? Forse la pagina del Vangelo di oggi ci s...
03/09/2026

GIOVEDÌ 3 SETTEMBRE 2026
Riflessioni sul Vangelo di oggi.

Che cos'è un discepolo? Forse la pagina del Vangelo di oggi ci suggerisce una risposta molto semplice: è qualcuno che presta la barca della propria vita a Gesù perché Egli possa salirvi sopra. Pietro mette a disposizione ciò che possiede, la sua barca, il suo lavoro, la sua quotidianità. E proprio lì, dentro ciò che sembrava ordinario, accade qualcosa di straordinario. La vita spirituale comincia esattamente così: permettendo a Cristo di entrare nella nostra vita reale. Non in quella che vorremmo avere, non in quella ideale, ma in quella che abbiamo adesso, con le sue fatiche, le sue delusioni, le sue reti vuote. Pietro, infatti, ha lavorato tutta la notte senza prendere nulla. Conosce bene quella sensazione che conosciamo anche noi quando abbiamo dato tutto e ci ritroviamo comunque con le reti vuote. Possiamo sperimentarla in un matrimonio, in un'amicizia, nel lavoro, in una vocazione. Ci impegniamo, tentiamo, ricominciamo, eppure dentro rimane un senso di insoddisfazione. Gesù non cambia la barca di Pietro. Non gli dà un altro mare e nemmeno un'altra vita. Sale sulla sua stessa barca e gli chiede di prendere nuovamente il largo. È questo il miracolo della fede. Quando Cristo entra veramente nella nostra esistenza, le stesse cose che prima sembravano vuote possono cominciare a riempirsi di un significato nuovo. Le reti dell'insoddisfazione possono riempirsi di gratitudine e di gioia. Molto spesso, invece, quando qualcosa non funziona pensiamo immediatamente di dover cambiare tutto. Cambiare lavoro, relazione, ambiente, situazione. A volte certamente è necessario. Ma altre volte il problema non è cambiare barca. È capire chi c'è sulla nostra barca. Per questo il segreto della vita cristiana non consiste semplicemente nel comportarsi meglio. Il cristianesimo non è una tecnica per diventare persone più efficienti. È una relazione con Cristo capace di raggiungere la radice della nostra esistenza. Noi siamo bravissimi a curare i sintomi. Tentiamo di aggiustare continuamente ciò che non funziona all'esterno, ma raramente ci domandiamo che cosa stia accadendo nel profondo. Forse allora, prima di cambiare tutto, dovremmo cominciare dalla preghiera. Perché pregare significa precisamente questo: far salire Gesù sulla propria barca. E quando Lui è davvero a bordo, non è detto che cambi immediatamente il mare. Ma certamente comincia a cambiare il modo con cui noi navighiamo.

02/09/2026

MERCOLEDÌ 2 SETTEMBRE 2026
Riflessioni sul Vangelo di oggi.

La guarigione della suocera di Pietro, raccontata nel Vangelo di oggi, nasce dentro una preghiera di intercessione. Qualcuno parla a Gesù di questa donna malata e Gesù si avvicina a lei. Ma ciò che colpisce è soprattutto la tenerezza concreta del suo gesto. Non pronuncia grandi discorsi. Si accosta, la raggiunge nella sua fragilità e la rimette in piedi. Ed è proprio ciò che accade subito dopo a rivelarci che cosa significhi veramente essere guariti: «Levatasi all'istante, cominciò a servirli». Potremmo pensare che il servizio sia semplicemente il prezzo da pagare dopo aver ricevuto un miracolo. In realtà è esattamente il contrario. Il fatto che questa donna ricominci a servire significa che è tornata padrona della propria vita. Prima era costretta a subire la malattia, ora può nuovamente scegliere che cosa fare di se stessa. E sceglie di donarsi. Forse è questa una delle prove più concrete dell'incontro con Cristo: tornare in piedi. Smettere di vivere semplicemente come vittime di ciò che ci è accaduto e ricominciare a sentirci protagonisti della nostra esistenza. Essere protagonisti, però, non significa mettere noi stessi al centro. Il Vangelo ci offre un paradosso bellissimo: diventiamo veramente protagonisti quando diventiamo capaci di dono. Finché usiamo gli altri, le cose, le relazioni e persino Dio soltanto per stare meglio noi, rimaniamo ancora prigionieri del nostro egoismo. La guarigione più profonda di cui abbiamo bisogno è allora essere liberati dal vittimismo e dall'egoismo. Non possiamo sempre cambiare ciò che ci è accaduto, ma possiamo decidere che cosa farne. Cristo ci rimette in piedi perché la nostra vita possa tornare a essere un dono. C'è poi un ultimo particolare. Mentre la fama di Gesù cresce, Egli decide di andare altrove. Non vuole trasformare il successo in una prigione. La sua missione è annunciare il Regno di Dio e per questo deve continuare il cammino. È una lezione decisiva anche per la Chiesa e per ciascuno di noi. Quando pensiamo di essere arrivati, quando ci sistemiamo, quando cominciamo soltanto a difendere ciò che abbiamo costruito, rischiamo di tradire la logica del Vangelo. Cristo guarisce per rimettere in cammino. Ci rimette in piedi perché possiamo amare, servire, partire. In fondo, essere guariti significa proprio questo: smettere di vivere ripiegati su ciò che ci manca e ricominciare a fare della nostra vita qualcosa di buono.

MARTEDÌ 1 SETTEMBRE 2026Riflessioni sul Vangelo di oggi.La parola di Gesù non è una parola come tutte le altre. Il Vange...
01/09/2026

MARTEDÌ 1 SETTEMBRE 2026
Riflessioni sul Vangelo di oggi.

La parola di Gesù non è una parola come tutte le altre. Il Vangelo di oggi sottolinea che Egli parlava «con autorità». Ma che cosa significa davvero questa espressione? Significa che la sua parola non si limita a spiegare qualcosa, ma produce conseguenze concrete nella vita di chi l'ascolta. La parola di Cristo cambia la realtà. La reazione dell'uomo posseduto da uno spirito impuro ne è la dimostrazione. Davanti a Gesù il male comincia a gridare. È come se non riuscisse a sopportare quella parola, perché sa che quando Cristo parla seriamente nella vita di qualcuno, tutto ciò che lo tiene prigioniero comincia a perdere potere. È questa forse una delle ragioni più profonde per cui dovremmo leggere ogni giorno il Vangelo. Qualcuno potrebbe domandare: perché tornare continuamente su quelle pagine? Perché leggere e rileggere parole che magari conosciamo già? Perché il Vangelo non serve soltanto a conoscere meglio Gesù. Serve a lasciare che Gesù parli dentro la nostra vita. Ci sono infatti prigioni che nessun ragionamento riesce ad aprire. Pensieri negativi che ritornano continuamente, paure che condizionano le nostre scelte, sensi di colpa che ci tengono inchiodati al passato, rancori che non riusciamo ad abbandonare, logiche sbagliate che lentamente diventano il nostro modo abituale di pensare. Molte volte tentiamo di discutere con tutto questo. Gesù, invece, nel Vangelo pronuncia una parola molto più radicale: «Taci! Esci da lui!». Leggere il Vangelo ogni giorno significa allora permettere a questa voce di diventare più forte delle voci che ci imprigionano. Forse la vera domanda non è semplicemente quanto Vangelo conosciamo, ma quanta autorità permettiamo alla parola di Cristo di avere nella nostra vita. Perché quando quella Parola viene davvero accolta, qualcosa dentro di noi comincia a diventare libero.

DOMENICA 30 AGOSTO 2026XXII DEL TEMPO ORDINARIO SANTA MESSA ORE 9:00C'è un percorso particolare in questa XXII Domenica....
29/08/2026

DOMENICA 30 AGOSTO 2026
XXII DEL TEMPO ORDINARIO
SANTA MESSA ORE 9:00

C'è un percorso particolare in questa XXII Domenica. Geremia parla di seduzione: "Mi hai sedotto Signore, mi sono lasciato sedurre". Il primo incontro col Signore è sempre straordinario, rimane impresso nel cuore, poi dopo cominciano le difficoltà. Geremia dice: "Sono diventato oggetto di derisione"; il credente subisce attacchi dai non credenti, questo è una sorta di luogo comune, dunque è tentato di scoraggiarsi ma, come dice Geremia, "nel mio cuore c'era un fuoco ardente". Dunque il Signore mette dentro di noi in realtà un desiderio di Lui che va oltre gli ostacoli, San Paolo ci aiuta dicendo: "Non conformatevi ma lasciatevi trasformare"; ecco, in fondo alla fine è solo il Signore che opera se noi gli apriamo la porta. E infine, Gesù dice: "Rinneghi se stesso"; questo significa che noi dobbiamo rinunciare all'autodifesa, all'autoconservazione, dobbiamo semplicemente avere fiducia in Dio, perché Lui ci sarà vicino, Lui ci salverà.

VENERDÌ 28 AGOSTO 2026Riflessioni sul Vangelo di oggi.La memoria liturgica di sant'Agostino è accompagnata oggi dalla pa...
28/08/2026

VENERDÌ 28 AGOSTO 2026
Riflessioni sul Vangelo di oggi.

La memoria liturgica di sant'Agostino è accompagnata oggi dalla parabola delle dieci vergini. Cinque sono definite sagge e cinque stolte. Ma la cosa interessante è che la differenza tra loro non consiste nella fragilità. Tutte, infatti, a un certo punto si addormentano. È un particolare consolante: la santità non consiste nel non essere mai stanchi, nel non sbagliare mai, nel non attraversare mai momenti di debolezza. La vera differenza è altrove. Le vergini sagge hanno portato con sé dei piccoli recipienti con l'olio. Sembra un dettaglio insignificante, eppure proprio quel dettaglio decide tutto. Forse Gesù vuole ricordarci che le cose più importanti della vita non si reggono quasi mai sui grandi gesti, ma sulla fedeltà alle piccole cose. Un matrimonio non dura grazie a un unico gesto eroico d'amore, ma attraverso la cura quotidiana, l'attenzione, una parola detta nel momento giusto, un perdono continuamente rinnovato. Una vocazione non rimane viva grazie agli entusiasmi iniziali, ma attraverso la fedeltà nascosta di ogni giorno. Un'amicizia non resiste perché una volta abbiamo fatto qualcosa di straordinario, ma perché continuiamo a esserci. Noi invece siamo spesso affascinati dall'eroismo. Vorremmo essere capaci di grandi imprese e ci dimentichiamo che siamo semplicemente esseri umani. Sbagliamo, cadiamo, ci stanchiamo, qualche volta persino ci addormentiamo. Ma possiamo sempre custodire il nostro piccolo recipiente d'olio. Sant'Agostino ha trascorso una parte della sua vita cercando lontano ciò che in realtà gli era vicinissimo. Nelle Confessioni arriverà a riconoscere che Dio era più intimo a lui di quanto egli lo fosse a se stesso. È forse questa una delle grandi lezioni della sua conversione: possiamo cercare la felicità dappertutto e non accorgerci che il luogo decisivo dell'incontro con Dio è il nostro stesso cuore. Possiamo essere intelligenti, brillanti, persino geniali, e perdere proprio ciò che conta di più: Dio abita il piccolo vasetto d’olio del nostro cuore. La saggezza evangelica consiste forse nel comprendere il valore delle piccole fedeltà. Una preghiera fatta anche quando non ne abbiamo voglia. Un gesto di tenerezza. Una parola buona. Un dovere compiuto con amore. Un perdono. Qualche minuto di silenzio. È questo l'olio che mantiene accesa la lampada. E quando arriverà lo Sposo, forse scopriremo che l'eternità è stata preparata proprio attraverso tutte quelle piccole cose che ogni giorno abbiamo scelto di fare con amore.

Indirizzo

Via S. Giorgio, Fz. Ornano Grande
Ornano Grande
64042

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 12:00
Martedì 08:30 - 12:00
Mercoledì 08:30 - 12:00
16:00 - 18:00
Giovedì 08:30 - 12:00
Venerdì 08:30 - 12:00
16:00 - 18:00
Sabato 08:30 - 12:00
Domenica 08:30 - 11:30

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