Parrocchia S. Giorgio Ornano Grande

Parrocchia S. Giorgio Ornano Grande DOMENICA Santa Messa ore 9:00
GIOVEDI’ Santa Messa ore 18:00 FESTA DEL SANTO PATRONO SAN GIORGIO MARTIRE: 23 APRILE

10/06/2026

MERCOLEDÌ 10 GIUGNO 2026
Riflessioni sul Vangelo di oggi.

Troppo spesso crediamo che il cristianesimo sia una liberazione dalle regole. In realtà il Vangelo non ci libera dalle regole, ma ci libera da un modo sbagliato di viverle. Gesù non è venuto ad abolire la Legge, ma a mostrarne il significato più profondo. Le regole, quando sono sane, non servono a limitare la vita, ma a custodirla e a farla fiorire. Pensiamo a una ricetta: seguire alcune indicazioni non rovina la festa, ma rende possibile un buon dolce. Allo stesso modo, le regole della vita non sono ostacoli alla felicità, ma sentieri che ci aiutano a raggiungerla. Il problema nasce quando riduciamo tutto a un insieme di obblighi esteriori oppure, al contrario, quando pensiamo di poter vivere seguendo soltanto ciò che sentiamo nel momento. Gesù ci insegna un rapporto maturo con la Legge. Egli ci mostra che il centro non è la regola in sé, ma l'amore che quella regola vuole custodire. Per questo nel Vangelo combatte il legalismo, ma non l'obbedienza. Contesta il moralismo, ma non la verità. Denuncia l'ipocrisia di chi osserva esteriormente i comandamenti senza lasciarsi cambiare il cuore. Senza una regola, infatti, la nostra vita rischia di diventare un intreccio confuso di capricci, desideri, paure, entusiasmi e delusioni. Somiglia a un fiume in piena che travolge tutto ciò che incontra invece di scorrere verso una meta. Le regole autentiche sono come gli argini di quel fiume: non ne soffocano la forza, ma le permettono di diventare feconda. Per questo il Vangelo di oggi ci pone alcune domande decisive. Attorno a quale criterio sto costruendo la mia vita? La maturità cristiana consiste nel riscoprire che la vera regola è Cristo stesso. Quando Lui diventa il centro, la Legge non è più una catena, ma una strada che conduce alla libertà.

09/06/2026

MARTEDÌ 9 GIUGNO 2026
Riflessioni sul Vangelo di oggi.

“Voi siete il sale”. Che immagine straordinaria usa Gesù nel Vangelo di oggi. Il sale non serve a essere ammirato, ma a dare sapore. Nessuno si accorge del sale quando è presente nella giusta misura, eppure tutti se ne accorgono quando manca. Forse Gesù vuole dirci che il compito del cristiano non è occupare il centro della scena, ma rendere più vera, più bella e più umana la vita delle persone che incontra. Molto spesso pensiamo che testimoniare il Vangelo significhi convincere, vincere discussioni o imporre idee. Gesù invece ci indica un'altra strada. Il cristiano è chiamato a insaporire la realtà con la propria presenza, a introdurre nel mondo il gusto della speranza, della misericordia, della verità e della ca**tà. Dove passa un autentico discepolo dovrebbe aumentare la qualità della vita, non il rumore delle polemiche. Per questo Gesù affianca all'immagine del sale quella della luce. La luce non attira l'attenzione su di sé, ma rende visibili le cose. Non sostituisce la realtà, la rivela. Così dovrebbe essere anche la testimonianza cristiana. Un vero credente non vive per essere notato, applaudito o riconosciuto. Vive in modo tale che gli altri possano vedere il bene, la bellezza e la presenza di Dio che già operano nella loro esistenza. C'è però un avvertimento implicito nelle parole di Gesù. Il sale può perdere il suo sapore e una luce può essere nascosta. Accade quando il cristianesimo si riduce a un'abitudine, a un'etichetta o a una semplice appartenenza esteriore. Quando smettiamo di vivere un rapporto reale con Cristo, continuiamo magari a conservare la forma della fede, ma perdiamo la sua forza trasformante. Il sale e la luce diventano allora i segni distintivi di un vero discepolo. Non qualcuno che parla continuamente di Dio, ma qualcuno che, attraverso la propria vita, rende Dio più credibile. Non qualcuno che si impone agli altri, ma qualcuno che aiuta tutto ciò che lo circonda a esprimere il meglio di sé.

SOLENNITÀ DEL CORPUS DOMINI PER PAPA LEONE XIV IN SPAGNA
07/06/2026

SOLENNITÀ DEL CORPUS DOMINI PER PAPA LEONE XIV IN SPAGNA

DOMENICA 7 GIUGNO 2026SOLENNITÀ DEL CORPUS DOMINISANTA MESSA ORE 9:00La solennità del Corpus Domini ci dà un percorso be...
06/06/2026

DOMENICA 7 GIUGNO 2026
SOLENNITÀ DEL CORPUS DOMINI
SANTA MESSA ORE 9:00

La solennità del Corpus Domini ci dà un percorso ben preciso. "Egli ti ha umiliato", si legge nel Deuteronomio. Tutto parte dall'umiltà, perché l'umiltà apre la via verso ciò che siamo veramente. E infatti subito dopo si dice: "Per sapere quello che avevi nel cuore". Dall'umiltà alla verità, è un passaggio obbligato. E poi ancora: "L'uomo non vive di solo pane". Qui subentra la nostra scelta: non vivere di materialismo, aprirci una dimensione diversa. Qual è questa dimensione? Lo dice Gesù nel Vangelo: "Io sono il pane vivo". È Lui il nutrimento vero della vita. "E colui che mangia me, vivrà per me": dobbiamo assimilare Cristo. La fede cristiana non è spiritualismo, è accogliere Cristo nella sua interezza, questo ha scandalizzato i suoi contemporanei. Ma non può scandalizzare noi oggi.
Andiamo avanti con fiducia.

VENERDÌ 5 GIUGNO 2026Riflessioni sul Vangelo di oggi.“Come mai gli scribi dicono che il Messia è figlio di Davide?” Con ...
05/06/2026

VENERDÌ 5 GIUGNO 2026
Riflessioni sul Vangelo di oggi.

“Come mai gli scribi dicono che il Messia è figlio di Davide?” Con questa domanda Gesù sembra voler condurre la folla a una riflessione teologica più profonda, semplicemente per trasmettere loro una questione molto importante: il Messia, quindi lui stesso, non è soltanto un discendente come altri della famiglia di Davide, ma è qualcuno di più grande, a cui lo stesso Davide attribuisce un'autorità che supera ogni appartenenza umana. Potremmo sintetizzare così la pagina del Vangelo di oggi: Dio agisce nelle cose di questo mondo, ma è sempre più grande delle cose di questo mondo. Egli entra nella nostra storia senza lasciarsi rinchiudere dalla storia. Assume un volto umano senza smettere di essere il Signore. Spesso anche noi corriamo il rischio di ridurre Gesù alle nostre categorie, alle nostre idee o alle nostre aspettative. Lo vorremmo comprensibile, prevedibile. Invece il Vangelo ci ricorda che Cristo appartiene certamente alla nostra storia, ma non si esaurisce in essa. È vicino a noi, eppure rimane infinitamente più grande di noi. La fede nasce proprio quando accettiamo questa sproporzione: quando smettiamo di costruirci un Dio a nostra misura e ci lasciamo invece sorprendere da un Dio che supera continuamente le nostre misure. Per questo ogni autentico incontro con Cristo allarga il cuore, apre la mente e ci libera dalla tentazione di ridurre il mistero di Dio a qualcosa che possiamo possedere o spiegare completamente. Il Vangelo di oggi ci invita dunque a riconoscere che Gesù non è soltanto un personaggio della storia della salvezza, ma il Signore della storia. E soltanto quando gli riconosciamo questo primato possiamo comprendere davvero chi siamo e quale direzione dare alla nostra vita.

04/06/2026

GIOVEDÌ 4 GIUGNO 2026
SANTA MESSA ORE 18:00
Riflessioni sul Vangelo di oggi.

“Qual è il comandamento più grande?» È a questa domanda che risponde Gesù nella pagina del Vangelo di oggi. E la sua risposta è tanto semplice quanto rivoluzionaria. Egli unisce in un unico movimento l'amore di Dio e l'amore del prossimo, mostrando che non possono essere separati. «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza» e «Amerai il tuo prossimo come te stesso». Gesù non sta semplicemente elencando due comandamenti. Sta dicendo che esiste un'unica grande legge capace di dare unità alla nostra vita: l'amore. Per questo non si può dire di amare Dio ignorando il prossimo. E non si può amare veramente il prossimo senza attingere continuamente all'amore di Dio. Le due cose stanno insieme. Infatti il rischio più grande della vita spirituale è dividere ciò che Gesù ha unito. Possiamo rifugiarci in una religiosità fatta di pratiche e devozioni, ma senza attenzione concreta agli altri. Oppure possiamo dedicarci agli altri senza mai nutrire il nostro cuore della relazione con Dio. In entrambi i casi manca qualcosa di essenziale. Gesù ci ricorda che la misura autentica della fede è sempre l'amore. Non le parole che diciamo, non le idee che professiamo, ma la capacità concreta di amare. In pratica soltanto dall'equilibrio di questi tre amori nasce una vita buona: l'amore di Dio, l'amore del prossimo e il sano amore di sé. Chi non ama Dio fatica a trovare il fondamento del proprio amore. Chi non ama il prossimo chiude il cuore. Chi non ama sé stesso finisce per vivere relazioni fragili e distorte. Forse dovremmo fare spesso un semplice esame di coscienza: come sto amando Dio? Come sto amando gli altri? Come sto amando me stesso? Tutta la nostra vita sarà giudicata sulla verità di questi tre amori.

ORARIO ESTIVO MESSE FERIALIIL GIOVEDÌ ORE 18:00
03/06/2026

ORARIO ESTIVO MESSE FERIALI
IL GIOVEDÌ ORE 18:00

03/06/2026

MERCOLEDÌ 3 GIUGNO 2026
Riflessioni sul Vangelo di oggi.

Può davvero stupire, nella pagina del Vangelo di oggi, la domanda che viene posta a Gesù: di chi sarà moglie, nella vita futura, una donna che è stata sposata con più uomini? È una domanda che nasce da una mentalità che continua a ragionare secondo le categorie di questo mondo e che fatica a comprendere la novità della risurrezione. Gesù, infatti, risponde spostando completamente la prospettiva. Dice che nella risurrezione non si prende né moglie né marito, perché la vita eterna non è una semplice continuazione della vita presente. È una realtà nuova, trasfigurata, pienamente immersa nell'amore di Dio. Ma dietro questa domanda si nasconde anche qualcosa di più profondo. Questa donna, infatti, viene trattata quasi come un oggetto da assegnare a qualcuno. È come se la sua persona contasse meno del problema teorico che i suoi interlocutori vogliono porre a Gesù. La risposta del Signore restituisce invece dignità alla persona. Gesù non ragiona in termini di possesso, ma di vita. Non guarda questa donna come qualcuno da attribuire a un uomo, ma come una persona chiamata alla pienezza della risurrezione. Quante persone, ancora oggi, possono sentirsi come lei: messe ai margini, ferite, utilizzate, considerate più per il ruolo che ricoprono che per la loro dignità. Quante persone, soprattutto le più fragili, finiscono per sentirsi definite dalle circostanze della loro vita anziché dal loro valore davanti a Dio. La grande novità del Vangelo è che nessuno è riducibile alla propria storia. La risurrezione significa anche questo: Dio restituisce a ciascuno la propria verità più profonda. Nessuno è destinato a rimanere prigioniero delle ferite, delle ingiustizie o delle etichette che il mondo gli ha imposto. Vivere nella logica della risurrezione significa allora imparare a guardare le persone come le guarda Dio. Significa aiutare chi è stato emarginato a rialzarsi, chi è stato usato a ritrovare la propria dignità, chi è stato ferito a riscoprire la propria bellezza. Perché il Dio annunciato da Gesù non è il Dio del possesso, ma il Dio della vita. E davanti a Lui ogni persona vale infinitamente più di qualsiasi ruolo, condizione o storia che porta con sé.

🇮🇹 𝐙𝐮𝐩𝐩𝐢 𝐚 𝐌𝐚𝐭𝐭𝐚𝐫𝐞𝐥𝐥𝐚: "𝐋’𝟖𝟎° 𝐚𝐧𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚"In occasione dell’𝟖𝟎° 𝐚𝐧𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝...
02/06/2026

🇮🇹 𝐙𝐮𝐩𝐩𝐢 𝐚 𝐌𝐚𝐭𝐭𝐚𝐫𝐞𝐥𝐥𝐚: "𝐋’𝟖𝟎° 𝐚𝐧𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚"

In occasione dell’𝟖𝟎° 𝐚𝐧𝐧𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚, il 𝐜𝐚𝐫𝐝. 𝐌𝐚𝐭𝐭𝐞𝐨 𝐙𝐮𝐩𝐩𝐢, presidente della CEI, ha inviato un messaggio al presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, esprimendo, a nome delle Chiese in Italia, "gratitudine, affetto e responsabilità condivisa".

Nel testo, il cardinale ricorda come la Repubblica sia nata dal coraggio di donne e uomini che, dopo la guerra, hanno scelto di ricominciare insieme, rifiutando ogni forma di fascismo e costruendo un futuro fondato sul bene comune e sulla democrazia.

Di fronte alle ferite del presente – dalla povertà crescente alla denatalità, dalle disuguaglianze alla sfiducia sociale – Zuppi richiama la responsabilità comune di custodire la democrazia e costruire comunità di pace.

"L’80° anniversario non può essere solo memoria: deve diventare promessa. Non basta celebrare ciò che abbiamo ricevuto; occorre rinvigorirlo, preservarlo e mantenerlo vivo", scrive il presidente della CEI.

🙏 Nel rinnovare gratitudine al Capo dello Stato per il servizio al Paese, le Chiese in Italia assicurano la preghiera per le istituzioni della Repubblica e per l’Italia.

LUNEDÌ 1 GIUGNO 2026Riflessioni sul Vangelo di oggi.“Un uomo piantò una vigna, vi pose attorno una siepe, scavò un torch...
01/06/2026

LUNEDÌ 1 GIUGNO 2026
Riflessioni sul Vangelo di oggi.

“Un uomo piantò una vigna, vi pose attorno una siepe, scavò un torchio, costruì una torre, poi la diede in affitto a dei vignaioli e se ne andò lontano». Mi sembra un’immagine bellissima quella che Gesù ci consegna nella pagina del Vangelo di oggi. In fondo, la vita è una vigna che non abbiamo piantato noi, ma che ci è stata affidata. Nessuno di noi ha scelto di nascere. Ci siamo ritrovati dentro una storia, dentro un tempo, dentro una famiglia, dentro una rete di relazioni che ci precede. Tutto questo è un dono. E tutte le volte che dimentichiamo che la vita è un dono, dimentichiamo anche che dobbiamo esercitare una custodia e non un dominio. La parabola raccontata da Gesù ci mette in guardia proprio da questa tentazione: credere di essere padroni di ciò che, in realtà, abbiamo soltanto ricevuto. I vignaioli della parabola dimenticano di essere amministratori e si comportano come proprietari. È il peccato più antico dell’uomo: sostituirsi a Dio e pensare di bastare a sé stesso. Ma Dio non si arrende. Continua a mandare i suoi servi e, infine, manda il Figlio. È un amore ostinato quello di Dio, che non smette di cercarci anche quando ci allontaniamo da Lui. Forse il messaggio più importante del Vangelo di oggi è proprio questo: la vera gioia non nasce dal possedere, ma dall'affidarsi. Chi pensa di essere padrone del mondo vive inevitabilmente nell’angoscia, perché deve difendere continuamente ciò che crede suo. Chi invece si scopre figlio e fiduciario vive nella libertà, perché sa che tutto è dono. Per questo la fede non consiste nell’aggrapparsi alle cose, ma nell’imparare a fidarsi. Forse la santità consiste anche in questo: trattare tutto ciò che abbiamo ricevuto con gratitudine, sapendo che nulla ci è dovuto e che tutto ci è stato consegnato perché impariamo ad amare.

Indirizzo

Via S. Giorgio, Fz. Ornano Grande
Ornano Grande
64042

Orario di apertura

Lunedì 08:30 - 12:00
Martedì 08:30 - 12:00
Mercoledì 08:30 - 12:00
16:00 - 18:00
Giovedì 08:30 - 12:00
Venerdì 08:30 - 12:00
16:00 - 18:00
Sabato 08:30 - 12:00
Domenica 08:30 - 11:30

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