Parrocchia San Francesco d'Assisi Oria

Parrocchia San Francesco d'Assisi Oria La parrocchia di San Francesco d'Assisi in Oria è stata canonicamente eretta il 22 agosto 1947

 # # # *Please come back*Anche quest’anno Ferragosto mi ha riportato a Roma.  Città svuotata, asfalto che trema di caldo...
16/08/2026

# # # *Please come back*

Anche quest’anno Ferragosto mi ha riportato a Roma.

Città svuotata, asfalto che trema di caldo e con me i ragazzi della parrocchia.
Mani che servono alle mense Caritas.

In questi giorni ho taciuto.
Ho guardato.
Ho pregato.
Ho fatto silenzio,
per lasciare che la fatica mi lavasse dentro.

Oggi però cercavo una parola, una sola, per dire tutto e all’uscita della mensa,
tra il profumo di pane e il rumore dei vassoi ancora nella mente,
i miei occhi hanno incontrato un rosso.
Secco.
Assoluto.
*Divieto d’accesso.*

Eppure, sopra il "no",
storto, con un nastro,
qualcuno aveva scritto un "sì":

*"Please come back".*
_Per favore, ritorna._

Quella immagine mi ha trafitto perché il divieto diceva:

*Non entrare.* Ti farai male.

*Non entrare.* Non è la tua strada.

*Non entrare.* Ti perderai.

E la frase sopra appiccicata rispondeva:

*Per favore ritorna.*

È la legge che custodisce.
È la grazia che chiama.
È Dio che sussurra: "Attento"
e nello stesso respiro: "Ti aspetto".

_"Dove devo tornare?"_
mi sono chiesto.
Convertirsi è difficile
quando ci si perde in angoli bui della storia.

Ma poi mi sono ridetto che se ti chiede di tornare
è perché il tuo posto è vuoto.
Nel cuore di Dio
nessuno può sedersi al tuo posto... il tuo posto ti aspetta.
È ancora tuo.

Nel sonno del pomeriggio
mi è parso di vederlo.
Dio affacciato al balcone della storia,
come il Padre della parabola,
gli occhi sull’orizzonte,
la voce che si spezza:

*_"Please come back"...
per favore, ritorna._*

Don Giuseppe

*Acqua fresca*Ho fatto tanti servizi fra i poveri.  Ho lavato pentole che non finivano mai.  Ho tagliato pane.  Ho servi...
12/08/2026

*Acqua fresca*

Ho fatto tanti servizi fra i poveri.
Ho lavato pentole che non finivano mai.
Ho tagliato pane.
Ho servito piatti caldi, con le mani che sapevano di sugo.
Ma oggi è stata la prima volta che ho dato da bere.

Oggi non avevo altro da fare, solo prendere le brocche e portarle ai tavoli.
Solo acqua.

Mi sembrava il compito più facile.

Fuori Roma scottava. 40 gradi e l’asfalto che tremava; dentro la mensa l’aria era ferma e l’acqua nei bicchieri diventava tiepida in fretta.
Troppo in fretta.

Bevevi e la sete restava.

Passi avanti e indietro.
Le braccia pesanti.
Non per portare acqua.
Per portare _acqua fresca_.

E mentre i miei piedi facevano su e giù fra i tavoli,
come in un affresco svelato dalla polvere
ho rivisto la Samaritana al pozzo a mezzogiorno.
Lo stesso sole a picco.
Lo stesso caldo addosso.
L’eco identico nelle mie orecchie:
_"dammi da bere"_
Sembrava che questa volta Gesù lo dicesse a me, quasi per saggiare la mia sete.

Ma quella dei miei amici non era sete solo di acqua.
Era sete di ombra.
Sete di fresco.
Sete di riparo.
Di 5 minuti seduto senza bruciare.
Di uno sguardo che non ha fretta.

E nel mezzo di quei passi,
fra un "grazie" mormorato e un bicchiere riempito,
lieve come un soffio
ho sentito di nuovo il vento della mano di Dio
che mi accarezzava la fronte.
Non faceva rumore.
Rinfrescava.

Poi alle 18:00 è arrivato.
Un acquazzone forte ha lavato Roma, ha spento il caldo e per un attimo la città intera
ha avuto la stessa sete placata.

Ho capito.
A volte non serve un fiume ma basta una goccia fresca
data con cura.
Può fare da ombra.
Può fare da fresco.
Può fare da riparo.

Il mondo ha sete.
Io ho sete.

Don Giuseppe

San Lorenzo 2026
10/08/2026

San Lorenzo 2026

02/08/2026
I RAGAZZI RACCONTANO...E dopo quattro anni di missione romana i volti non sono cambiati poi così tanto, persone che si r...
19/07/2026

I RAGAZZI RACCONTANO...

E dopo quattro anni di missione romana i volti non sono cambiati poi così tanto, persone che si ricordano di me, di noi ragazzi e altre persone che anche se non ci avevano mai visto si sono subito fidati, ci hanno subito ringraziato. Eppure l'impatto con la realtà ti devasta ogni volta: il caldo asfissiante della mensa e l'odore forte, acre e pungente della strada sotto il porticato di San Pietro ci hanno sbattuto in faccia una miseria che il mondo fuori finge di non vedere. Lì, dove i senzatetto diventano invisibili all'ombra dei monumenti, ci siamo sentiti piccoli, impotenti e disarmati davanti a un bisogno così immenso. Toccare con mano quella carne sofferente ti fa sentire n**o, quasi in colpa per le tue comodità, mentre ti accorgi che la vera cecità è quella di una società che passa oltre senza guardare. Ma quegli sguardi colmi di una gioia pulita e quella gratitudine quotidiana ci hanno disarmato l'anima, insegnandoci che l'amore vero non ha bisogno di filtri e si nasconde proprio dove l'aria si fa pesante. Oggi torniamo a casa con la certezza che non siamo stati noi a salvare loro, ma il Signore che ha salvato noi attraverso questo dono immenso, crudo e unico.
Desirè

Guardare negli occhi chi non ha più nulla, offrendo un pasto caldo nelle mense o un pezzo di pizza sotto il colonnato di San Pietro, ha spogliato l'anima di ognuno di noi da qualunque certezza.
Quest'esperienza mi ha aiutato a scoprire che la vera povertà non è la fame, ma l'invisibilità, e che un pezzo di pane spezzato insieme ha il potere di restituire dignità a chi l'ha smarrita.
In quei luoghi si impara che aiutare non è un atto di condiscendenza, ma il miracolo di riconoscersi uguali nell'estremo bisogno di amore e di ascolto.
Ismaele

Servire un pasto caldo non significa solo riempire un piatto, ma guardare le persone negli occhi, scambiare un sorriso e farle sentire ascoltate. In fila c'erano storie diverse: anziani soli, persone che hanno perso il lavoro e giovani in difficoltà. Questa esperienza mi ha insegnato quanto siano preziosi la solidarietà e il senso di comunità, e mi ha ricordato di non dare mai nulla per scontato.
Giuseppe

L’esperienza a roma mi ha portato a capire che le cose non vanno date per scontate e sottovalutate.
Alessia

Questa per me è la seconda volta che vengo a roma per le missioni romane. Servendo in mensa ho potuto notare con felicità ma anche con tristezza che molti volti non mi erano nuovi, volti sempre carichi di stanchezza e disperazione ma a più di qualcuno quando vedeva noi giovani brillavano gli occhi, forse perchè vedevano in noi la loro adolescenza ,ripensando a tutta la loro vita, o semplicemente perchè li stavamo servendo un piatto caldo. Oggi noi andiamo via ma la loro routine rimarrà sempre la stessa, ma almeno per una settimana hanno visto qualcuno di nuovo che li aiutava non solo per il dovere ma per il piacere di farlo.
Adriano

è stata un'esperienza molto bella e significativa. Mi sono trovata bene e ho vissuto momenti di condivisione e aiuto. Porterò con me un bellissimo ricordo di questa esperienza.
Asia

Tra le strade storiche di Roma, il nostro gruppo si è unito con dedizione per tendere una mano a chi ne aveva più bisogno. Abbiamo condiviso momenti di profonda umanità, portando un aiuto concreto e un sorriso a chi vive la fragilità della strada. È stata un'esperienza che ci ha arricchito profondamente, trasformando il nostro impegno in un gesto collettivo di vicinanza e solidarietà. Tornare a casa con la consapevolezza di aver fatto la differenza è il ricordo più prezioso di questa missione.
Paolo

*"Sotto" una c-Chiesa*Nei corridoi della fantasia, pensando alla Chiesa, ci immaginiamo cose nascoste, cose che nessuno ...
18/07/2026

*"Sotto" una c-Chiesa*

Nei corridoi della fantasia, pensando alla Chiesa, ci immaginiamo cose nascoste, cose che nessuno può sapere, intrighi di palazzo e chi più ne ha più ne metta.
Da tale sottile tentazione distruttiva non è esente neanche chi è consacrato e praticante. Perché si sa che pensare porta l’uomo lontano... spesso però lontano dalla verità.

Oggi le strade di Roma mi hanno portato nel seminterrato di una parrocchia a fare un servizio umilissimo quanto necessario: le docce.
Sì, chi non ha fissa dimora non ha bisogno semplicemente di cibo, ma ha bisogno di lavarsi.
Circa 4 ore passate lì a scambiare parole, dare asciugamani, biancheria intima, preparare una merenda e ad avere pazienza, perché l’agitazione di chi ha bisogno di lavarsi e sente caldo non può essere descritta.

Il servizio, nella sua semplicità, era scorrevole... sotto il grande ponte che passava accanto alla chiesa servivamo la colazione e la merenda, e poi si andava alle docce.

A causa di lavori sotto il porticato di San Pietro — dove in passato ho fatto questo servizio — le docce le facevano in questo parrocchia che per me era un luogo nuovo.
Soffrendo il gran caldo, per trovare un po’ di riposo sono andato in chiesa a sedermi qualche istante. Lì mi sono reso conto che le docce erano proprio nel seminterrato della Chiesa... Sotto i miei piedi.
Stavo pregando e non davo importanza semplicemente a Gesù, ma a Gesù sopra il luogo dove gli uomini trovano refrigerio.
Avevo di fronte a me il fonte battesimale, ma sotto i miei piedi avevo invece quelli che la storia chiama "poveri" e che in questi giorni sono stati la fonte della mia fede, fonte che ha riempito ancora una volta il mio battesimo.
Già, sotto una chiesa, nelle sue fondamenta non ci sono intrighi e segreti. Ci sono i poveri.

Poi, quasi sorridendo, mi sono reso conto...
le docce erano sotto una chiesa, abbiamo dato da mangiare sotto il ponte, e di notte sotto il porticato di San Pietro.
La mensa dove abbiamo servito i pasti era sotto un’altra chiesa, e noi stessi abbiamo dormito nelle camere sotto un’altra chiesa ancora.
L’unica visita che abbiamo fatto è stata la nella necropoli vaticana... sotto la stessa tomba di Pietro.
Insomma avete capito... questo viaggio mi ha portato a vivere _sotto_ la Chiesa e non _sopra_, come spesso cerco.

E perché lo racconto?
Perché mi è stato chiesto: "Raccontaci cosa vedi".
Cosa ho visto?
Quello che c’è sotto la Chiesa...
E ho visto Gesù.

*La mia preghiera*La giornata scorreva come sempre fra racconti, sorrisi, ascolti e servizio. Impegnativa, come sempre d...
17/07/2026

*La mia preghiera*

La giornata scorreva come sempre fra racconti, sorrisi, ascolti e servizio. Impegnativa, come sempre direi

Mentre passavano le ore, cercavo nella mente una prima sintesi di questi giorni. Mi chiedevo: "cosa sto facendo qui, cosa sono venuto a fare e cosa mi porterò a casa?"

Pensavo e riflettevo, fino a quando è arrivato il nostro turno di mangiare.
Alla fine di ogni servizio ci si siede insieme con tutti i volontari e si condivide un pasto frugale in compagnia. Oggi al mio fianco c’era una suora e insieme parlavamo di tutto, fino a quando è arrivato discutere sul tema della preghiera.

Non sto a scrivere tutto quello che ci siamo detti, ma ci prendevamo in giro sulla necessità di pregare di più e su quel lavoro quotidiano che a volte ti toglie il gusto di questo "necessario dovere".

Ad un tratto è intervenuta anche la buddista che era con noi. Ha detto: "Io non esco di casa se non ho fatto la mia meditazione". La suora ha sorriso e ha risposto: "Io non esco senza la mia preghiera". E io ho le ho guardate ed ho detto: "Io non mi muovo al mattino di solito senza aver celebrato l’Eucaristia".

Ci siamo guardati e ci siamo alzati da tavola in silenzio, portando nel cuore la stessa idea sottile: che forse tutto questo non basta alla nostra felicità.
Una sensazione nuova, mai avvertita prima.

Dopo ho rimesso in ordine le ultime cose e, prima di uscire, sono tornato a salutare la suora.
Le ho detto sorridendo, continuando le battute di prima: "Sorella, prega di più, che qua perdiamo la vocazione".

Lei mi ha guardato e mi ha risposto: "Oggi sei stato tu la mia preghiera".

Non le ho chiesto cosa volesse intendere. Non serviva. Quella frase mi ha accarezzato il cuore, perché ho capito. Il mio lavoro non è stato preghiera per me ma è stato preghiera per qualcun altro, ha ispirato preghiera in qualcun altro e ha suscitato, in chi mi guardava, il desiderio di Dio.

Allora mi sono apparse nella mente Marta e Maria.
Maria si era scelta la parte migliore.
Marta invece lavorava, perché qualcuno potesse scegliere quella parte migliore.
Oggi Marta si è riscattata nella mia logica evangelica.

Cosa sono venuto a fare qui?
A scegliere la parte migliore e a suscitare in qualcun altro il desiderio di quella parte migliore.

Roma ... nel ❤️
16/07/2026

Roma ... nel ❤️

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