La comunità parrocchiale di Novi e tutta la cittadinanza novese sta soffrendo in questi giorni le conseguenze di un tremendo terremoto, che ha avuto proprio nel nostro territorio il suo epicentro. Le tremende scosse sentite nella domenica 20 maggio e martedì 29 maggio, hanno danneggiato irreparabilmente la chiesa, il campanile, le strutture del centro parrocchiale Emmaus e tante case nel paese. La
ferita grave recata alla chiesa nel suo interno lascia vedere un cumulo di macerie, che danno la sensazione di una rovina desolante e di un patrimonio artistico irrimediabilmente perduto. A queste rovine materiali si aggiunge la paura, tuttora costante, ogni volta che avvertiamo una nuova scossa e ci viene da chiedere quando finirà questa tensione. Sembra che a Novi il tempo si sia fermato in questi giorni: tutto ciò che avevamo in programma, come matrimoni, battesimi, chiusura dell’anno catechisteco, etc hanno avuto una brusca interruzione. Abbiamo iniziato a ritrovarci alla domenica per la celebrazione dell’Eucarestia all’aperto nell’area cortiliva della scuola materna parrocchiale, che per fortuna non ha avuto danni. E così di domenica in domenica ci si ritrova, si prega insieme, si ascolta la parola del Signore e si celebra l’Eucarestia. Anche se la nostra mente si pone tanti interrogativi, a cui non sappiamo dare una risposta, il messaggio positivo che ci viene da questa realtà mutata delle cose è che siamo noi il vero tempio di Dio, i mattoni viventi della Chiesa. I giovani, gli educatori ACR ed i catechisti stanno pensando all’attività estiva del GrEst per i ragazzi dai 6 ai 14 anni. Non si vuole assolutamente rinunciare anche al campo estivo dell’ACR e ai campi diocesani per i giovani ed i giovanissimi di AC. Effettivamente sono sempre i giovani che danno speranza e continuità per il futuro. Ci sentiamo uniti a tutte le altre comunità parrocchiali della diocesi, che in conseguenza del terremoto si trovano nelle stesse condizioni. Le forze della natura, che si sono scatenate così violentemente nel nostro territorio, ci hanno privato dei luoghi di culto e delle strutture parrocchiali a noi care. Ma il Signore ci ha risparmiato la vita perché noi potessimo continuare il nostro cammino di fede.