13/10/2021
EVANGELIZZATO DAI POVERI.
San Vincenzo è stato chiamato e invocato "Padre dei poveri". Fece tanto per loro. Ma anche i poveri fecero tanto per lui. Senza i poveri egli non avrebbe capito il Vangelo. La ca**tà non è qualcosa che si impara sui libri. La si impara dalla vita. I poveri sono stati i maestri di SV. Gli hanno insegnato come ci si rivolge alle persone nei bisogno, come non si deve reagire alle loro intemperanze, come sopportare le fatiche e le preoccupazioni che comporta organizzare la ca**tà. Sono stati i suoi maestri perché li ascoltò.
I poveri capovolsero la scala dei valori del Santo perché egli li guardò come Cristo. In essi vide Cristo e in Cristo vide il Volto del Padre. Per cui possiamo dire che a sua volta è stato evangelizzato dai poveri. Ora, se Vincenzoè nostro maestro, dobbiamo confessare di essere i discepoli dei suoi maestri. Nei confronti de, Santo della Ca**tà non dobbiamo essere ripetitori delle sue parole e dei suoi gesti, non dobbiamo avere una venerazione fanatica di ogni sua affermazione.
Non dobbiamo fare o dire quello che direbbe o farebbe oggi. Come ha ripetuto di recente Papa Francesco: " Il centro non è il carisma, il centro è uno solo: è Gesù!" e " tutta la spiritualità, tutti i carismi netta Chiesa devono essere decentrati". Il suo cuore era Gesù Cristo, la sua mente era impregnata di Cristo, ma n sue orizzonte, il fine della sua opera sono stati i poveri: "lo sono qui per catechizzare, istruire, assistere i Poveri...".
IL CARISMA VINCENZIANO, PROFEZIA E MISSIONE.
L'intuizione profetica di San Vincenzo ha preso carne nell'esperienza di ciascuno di noi vincenziani che abbiamo incarnato nel tempo il suo carisma. Chiediamoci: chi siamo?. Qual è la nostra identità di vincenziani?. Il carisma vissuto da SV vibra ancora nel nostro servizio?... Fare memoria non significa semplicemente ricordare una data, un evento del passato, ma rivivere nell'oggi, in modo nuovo, quella profezia dalla quale è scaturita la storia della ca**tà. Una memoria segnata dall'amore per l'uomo sofferente e bisognoso di calore umano. SV non è l'uomo del passato, ma era ed è l'uomo del futuro... Non è dietro di noi, come un monumento, un quadro... ma è davanti a noi!!!Come possiamo definire il carisma vincenziano? E' la sintesi di aspetti evangelici sperimentati personalmente da Vincenzo e consegnati all'esperienza personale e comunitaria di ciascuna di noi.
Possiarno condensare il nostro carisma in due punti:
- Cristo Evangelizzatore dei Poveri e Regola della Famiglia Vincenziana. Il carisma vincenziano nasce da un'esperienza viva e profonda di Cristo che ha rivelato a Vincenzo il Suo Volto e la Sua Volontàattraverso l'esperienza drammatica dei Poveri. Vincenzo. Annunciando la buona notizia dello salvezza ai Poveri( l'esperienza della confessione) riceve, a sua volta,l'annuncio - rivelazione del Cristo da parte degli ultimi. Per Vincenzo c'è un'unica forza guida: la Persona di Gesù Cristo, Regola della Missione, Centro della vita e dell'azione. Scrive al Padre Portai! il I maggio 1635: " Ricordatevi, Signore, che noi viviamo in Gesù Cristo per la morte di Gesù Cristo e che dobbiamo morire in Gesù Cristo per la vita di Gesù Cristo e che la nostra vita deve essere nascosta in Gesù Cristo e piena di Gesù Cristo e che, per morire come Gesù Cristo, bisogna vivere come Gesù Cristo..".
Questa cristologia esperienziale di Vincenzo mette in evidenza la comunione: tutto il nostro agire deve assumere Io stile di Cristo evangelizzatore.L'azione vincenziana nasce dalla passione per il Vangelo e diventa irradiazione della Ca**tà di Cristo per ogni uomo.
- Amare i Poveri in Cristo e Cristo nei Poveri. Vincenzo ha incontrato prima di tutto i poveri eia povertà nel suo ambiente familiare e solo dopo un duro travaglio, segnato anche da rinnegamenti, ha assunto e riconosciuto le sue umili origini. Vincenzo ricorda con rammarico il suo atteggiamento verso il padre in una Conferenza sull'obbedienza: "... Ci pensavo poco fa... e mi ricordavo che quando era ragazzetto e mio padre mi conduceva con sé in città, mi vergognavo di andare con lui e di riconoscerlo come padre perché era mal vestito e un po' zoppo...".
I poveri per San Vincenzo sono il segno di Dio, rivelano nella precarietà della loro esistenza e lo rendono visibile. Vede i Poveri alla luce di Cristo. fa una lettura cristologica della povertà. Vede nelle trame del maltrattato, dell'affamato, dell'ultimo... la vita di Cristo " disprezzato, uomo dei dolori che ben conosce il patire.." (Isaia).
Il poveroè colui che non produce, quindi inutile, dannoso, fastidioso. I vincenziani sono chiamati ad annunciare e a praticare la condivisione che include il povero nella vita sociale e non lo escludedi povero ci fa vivere l'amore vero, quello donativo che porta i segni indelebili di Dio e Lo rendono visibile a noi: l'accoglienza, la compassione, la semplicità, la misericordia... Il povero ci parla dell'Amore di Dio attraverso la sua umile condizione di vita, la sua poverta rivela una pienezza ALTRA, divina... Diceva SV: " Per l'esperienza che ne ho e secondo il concetto che me ne sono fatto, la vera religione, signori, la vera religione è tra i poveri, Dio l'arricchisce di una fede viva. Essi credono, toccano, gustano le Parole di vita. I Poveri, contemplati con gli occhi della fede, si rivelano veri maestri che insegnano, con la loro presenza, l'Amore infinito e creativo di Dio per l'umanità. Stare accanto a loro diventa per noi occasione di grazia, di conversione, di rinascita".
LA MISTICA VINCENZIANA.
Nella vita di San Vincenzo la mistica è contemplazione dell'Amore divino che nel mistero di Cristo si fa ultimo e consacra la sua vita ai poveri per amore di Cristo. La sua esperienza mistica è "lasciarsi amare" che diventa affinità con l'Amato. Una mistica che non è passività. ma azione fattiva dell'amore di Dio verso l'umanità. La carit-è di Vincenzo"è un amore elevato ai di sopra del senso e della ragione, per mezzo del quale ci si ama a vicenda con lo stesso fine dell'Amore di Cristo per l'uomo".
Vincenzo vive la mistica con la coscienza che solo l'amore effettivo, concreto è credibile e amabile, dunque bello, è educare e agire come Gesù per farsi voler bene dai più poveri e rendere Dio amabile. Vincenzo ha avuto ta rivelazione di Dio come Amore nella Ca**tà del servizio concreto. Anche noi siamo chiamati ad essere ogg, "contemplativi", attivi nel servizio, che nasce dalla contemplazione dell'Amore. SV è un profeta ispirato dai Cristo degli ultimi, si è fatto voce di coloro che non avevano voce. Si è lasciato guidare dai poveri, si è messo dalla loro parte, ha consegnato alla Famiglia Vincenziana la grande profezia di servire con la ca**tà e l'evangelizzazione le membra sofferenti.
LO STILE DEI VINCENZIANi
- Il coraggio della ca**tà, osare nell'andare oltre il minimo. Il coraggio è il primo dono dello Spirito Santo, è torza che spinge ad andare con l'energia della ca**tà e della giustizia, nei luoghi più difficili...
- Contatto vitale con le necessità umane.teologia dell'incontro con l'uomo. Il vincenziano sceglie di toccare con mano la povertà, non è lo studioso che la studia. E' il ricercatore instancabile della povertà per poi abitarla e non solo studiarla. Instaura con il povero un contatto vitale, infonde in esso la vitalità che è la speranza scaturita da una presenza amica, come la visita a domicilio, gli fa sentire una presenza che non giudica, ma accompagna il fratello nel cammino di riacquisto della propria dignità.
- Solidarietà con gli altri,comunione — compassione. In un mondo individualista il vincenziano proclama con la sua vita la corresponsabilità, la familiarità, la prossimità, l'integrazione e l'accoglienza... E' il buon samaritano di ogni tempo che si ferma e dà tutto se stesso per la situazione drammatica del povero.
Essere vincenziani è un caso serio. Chi accetta di esserlo sì assume la responsabilità di custodire gelosamente i poveri dalle avversità.SV non ha usato né giocato con la vita dei poveri, ma li ha "semplicemente aiutati, promossi" portandoli dalla periferia al centro del suo cuore. Possiamo definire San Vincenzo "profeta di ca**tà', perché rimanendo accanto aí poveri, caricandosi delle loro pene, ha potuto con loro e per loro gridare la sofferenza della povertà e dell'ingiustizia. Anche noi dobbiamo avere il coraggio di sporcarci le mani nella storia drammatica dei poveri. Per essere veri vincenziani, credibili. " Voi andate ad istruire gli orfani e ad insegnare loro le cose necessarie a salvarsi, non soltanto per istruirli, ma anche per educarli, così cne questa sarà un'altra delle grandi opere fatte da voi..." (San Vincenzo a due FdC).