Comunità di Sant'Egidio - Novara

Comunità di Sant'Egidio - Novara La Comunità di Sant'Egidio di Novara è amica di tutti e particolarmente di chi ha più bisogno nella nostra città.

1 settembre - Festa di Sant'EgidioEra giunto da Atene per vivere come eremita in un bosco presso la foce del Rodano, nel...
01/09/2026

1 settembre - Festa di Sant'Egidio

Era giunto da Atene per vivere come eremita in un bosco presso la foce del Rodano, nella Francia meridionale, così da attendere con più dedizione al servizio di Dio. Il tempo lo trascorreva nella preghiera, fra austerità e digiuni. Si nutriva di erbe, di radici, di frutti selvatici, dormiva sulla nuda terra e suo cuscino era un sasso. Impietosito da tanto sacrificio, il Signore avrebbe mandato ad Egidio una cerva che gli fornisse latte ogni giorno. Ma durante una battuta di caccia l’eremita venne scoperto da Flavio, re dei Goti, ed entrò nelle sue grazie. Infatti, il sovrano, scagliata una freccia per colpire la cerva, ferì il Santo presso il quale l’animale si era rifugiato. Tra i due nacque un’amicizia e il re che era stato mosso a compassione per l’accaduto, decise di offrire ad Egidio una distesa di terra nella quale costruire un’abbazia. Qui, l’anacoreta, in cambio della solitudine irrimediabilmente perduta, ebbe il conforto di veder prosperare un'attiva comunità di monaci, di cui divenne il padre spirituale fino alla morte, il 1 settembre del 720.
Insieme ai suoi monaci, Sant’Egidio affrontò una grande opera di evangelizzazione e incivilimento della regione, l’attuale Linguadoca. Dissodò campi, fertilizzò terreni fino allora incolti, aprì vie di commercio e specialmente predicò il Vangelo convertendo i peccatori e inducendoli a penitenza. Per i molti miracoli operati, Egidio fu conosciuto in tutta la Francia sotto il nome di “santo taumaturgo”. Ma il suo culto si estese, come mostrano numerose testimonianze, anche in Belgio, Olanda e Italia e nell’Europa orientale, in particolare in Slovacchia, Polonia e Ungheria.

La Comunità di Sant'Egidio ha preso il nome dalla chiesa a lui dedicata a Roma.

02/08/2026

"Se vedete che ci sacrifichiamo e che mettiamo a rischio la nostra vita è perché in Africa si soffre troppo. Noi abbiamo la guerra, le malattie, la mancanza di cibo. In Africa e in Guinea in particolare abbiamo carenza di educazione e di istruzione. Nonostante ciò noi vogliamo studiare e vi chiediamo di aiutarci a studiare per essere come voi, in Africa. È per questo che noi, i bambini e i giovani africani, vi chiediamo di creare una grande organizzazione efficace per l'Africa, che ci permetta di progredire."

Queste parole, scritte a mano su una lettera indirizzata "Alle loro Eccellenze i membri e responsabili dell'Europa", portano la data del 1999. Gli autori erano Yaguine Koita e Fodè Tounkara, due ragazzi guineani di 14 e 15 anni.
Il 2 agosto di quello stesso anno, i loro corpi furono ritrovati nel carrello di atterraggio di un aereo diretto a Bruxelles. Avevano affrontato il freddo estremo e la mancanza di ossigeno nel disperato tentativo di raggiungere l'Europa, portando con sé quel messaggio di speranza e richiesta d'aiuto.
Oggi, continuiamo a chiederci: quanto è cambiato da allora?
Le speranze dei giovani africani continuano a scontrarsi con una realtà spesso molto diversa da quella sognata.

📌 Per approfondimenti: https://bit.ly/4ca0yeA

Giornata mondiale dei nonni e degli anziani."Non abbiate paura della fragilità!" (Papa Leone)Festa dei santi Gioacchino ...
26/07/2026

Giornata mondiale dei nonni e degli anziani.

"Non abbiate paura della fragilità!" (Papa Leone)

Festa dei santi Gioacchino e Anna, progenitori del Signore. Ricordo di tutti gli anziani che con amore comunicano la loro fede ai più giovani.

In questo giorno non dimentichiamo di visitare gli anziani, soprattutto i più bisognosi di affetto perché soli o bloccati in casa da una malattia.
Come hanno fatto i bambini della Scuola della Pace al Villaggio Dalmazia e i giovani alla Casa Simeone e Anna. Come stiamo facendo e faremo nelle RSA.
Come hanno fatto i detenuti dei Laboratori di Pace di Sant'Egidio nel carcere di Vercelli. Non potendo muoversi loro, hanno invitato gli anziani ad andare da loro dentro il carcere, offrendo un pomeriggio di compagnia e di riflessione assieme ad un gelato e bibite fresche per vincere il caldo. Riportiamo di seguito il saluto che Francesco e Francesca, anche a nome degli altri anziani, hanno rivolto ai detenuti.

FRANCESCO
"Buongiorno a tutti, sono Francesco e vorrei darvi il saluto anche a nome degli altri anziani e anziane che sono con me qui oggi. Sono molto contento di essere qui con voi per la seconda volta, proprio nel cuore dell'estate, per rafforzare l'amicizia stretta con il pranzo che avete offerto così gentilmente nel mese di marzo. Siamo anziani, chi più chi meno, e come potete facilmente immaginare la nostra vita non è sempre facile: oscilliamo tra alti e bassi, i problemi di salute non mancano e a volte si soffre il peso della solitudine e l'incertezza del futuro. lo vivo a casa mia, come vedete ho qualche difficoltà a camminare, però quando mi sento meglio prendo il mio scooter elettrico per anziani ed esco a fare la spesa: così, sfrecciando per i viali della città, prendo un po' d'aria in queste giornate così calde. Le giornate, però, sono a volte interminabili ed è bello poter ricevere una visita o una telefonata.
Cari amici, noi, nonostante i problemi, non ci abbattiamo, non ci deprimiamo ma vogliamo vivere col sorriso e la serenità nel cuore. La Comunità di Sant'Egidio ci aiuta a non scoraggiarci, ci dà sempre un'iniezione di giovinezza, e anche questo nostro incontro di oggi, così particolare, è per noi di grande aiuto. Siamo venuti oggi a salutarvi a dirvi che vi siamo vicini nelle difficoltà che certamente anche voi affrontate in carcere. Sia noi che voi abbiamo le sbarre: le vostre sono sbarre vere e proprie, le nostre sono sbarre virtuali perché a volte il cuore e le gambe non funzionano e a volte siamo costretti a rimanere chiusi in casa aspettando che qualcuno venga a trovarci. Per questo siamo fratelli: ci accomuna una situazione che non vorremmo vivere. E per questo ci aiutiamo e ci sorreggiamo a vicenda, contando tutti sulla vicinanza del Signore e degli amici della Comunità di Sant'Egidio. Vi ringrazio per la vostra accoglienza di oggi e la vostra amicizia, vi assicuro che vi ricorderemo sempre nelle nostre preghier e vi abbraccio tutti con affetto. Grazie"

FRANCESCA
"A volte i pensieri più belli e profondi nascono proprio nei luoghi più inaspettati. Il vostro è stato molto di più un gesto speciale che ci ha ricordato che anche dietro quelle mura battono cuori capaci di una generosità immensa e di un affetto vero e profondo, desideriamo dirvi grazie di cuore, uno per uno, per il tempo e il pensiero che ci avete dedicato, la speranza più grande che portiamo dentro è che questo vostro gesto possa far tornare a ciascuno di voi almeno un po’ della stessa gioia, del calore e della luce che avete regalato a noi oggi. Vi mandiamo un abbraccio fortissimo carico di gratitudine con grandissimo affetto.
Gli amici di Sant’Egidio nei nostri cuori sempre."

Cosa possiamo dire se non "W gli anziani !!"

"Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche". (Vangelo di Matteo)

Consegna dei diplomi agli studenti della Scuola di Lingua e Cultura italiana di Sant'EgidioUPO NovaraCon la partecipazio...
08/07/2026

Consegna dei diplomi agli studenti della Scuola di Lingua e Cultura italiana di Sant'Egidio
UPO Novara
Con la partecipazione del rettore Menico Rizzi, della presidente di Sant'Egidio Piemonte Daniela Sironi e della professoressa Carla Ferrario.
UPO Novara nella sede di via Perrone ha ospitato tutto l'anno i corsi pomeridiani e serali, tutti gratuiti perché tenuti da insegnanti volontari, che Sant'Egidio organizza a Novara ormai da più di 30 anni.
Ringraziamo il Rettore che ha voluto essere presente alla cerimonia e festa di consegna degli attestati finali dopo la sessione di esami finali a giugno.

Memoria del giovane di Sant'Egidio martire in Congo.Gli appuntamenti a Novara sono mercoledì 8 luglio nella chiesa di Og...
06/07/2026

Memoria del giovane di Sant'Egidio martire in Congo.
Gli appuntamenti a Novara sono mercoledì 8 luglio nella chiesa di Ognissanti
alle ore 10 per la celebrazione della Liturgia Eucaristica
alle ore 19 per la preghiera della sera

L’8 luglio la Chiesa ricorda il Beato Floribert Bwana Chui, giovane congolese ucciso nella notte tra il 7 e l’8 luglio 2007 perché aveva bloccato il passaggio di generi alimentari deteriorati che rappresentavano un pericolo per la salute della popolazione. Primo martire africano riconosciuto per essersi opposto alla corruzione, la sua memoria liturgica cade nel giorno della sua morte, come da tradizione della Chiesa.
Il 15 giugno 2025 a Roma, un lungo applauso ha riempito la Basilica di San Paolo fuori le Mura nel momento in cui il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero per le Cause dei Santi, ha proclamato, attraverso la lettura della lettera apostolica di Leone XIV, la beatificazione di Floribert Bwana Chui.
A distanza di poche settimane, l'8 luglio 2025, si è tenuta a Goma, città natale di Floribert, la prima memoria liturgica in onore del beato.
Dalla Quaresima di quest'anno, nella bellissima basilica romana di Santa Maria in Trastevere, un altare è dedicato alla memoria del beato Floribert Bwana Chui e custodisce la giacca che il giovane indossava al momento del martirio, che reca le tracce delle torture subite. Nella ca****la, insieme alla reliquia, è stata posta un'icona raffigurante il beato Floribert con in mano la Bibbia aperta sul versetto della lettera ai Romani (12,21) "Non lasciarti vincere dal male, ma vinci il male con il bene".

La storia di Floribert Bwana Chui si svolge a Goma, nel cuore di una Repubblica Democratica del Congo ferita da anni di guerre e corruzione.
Nel 2007, Floribert fu ucciso per aver pronunciato un semplice “no” a un tentativo di corruzione, sollevando una domanda morale profonda: è possibile restare onesti in un contesto che sembra premiare solo il cinismo?
Nelle metropoli come Kinshasa, la sopravvivenza ha spesso imposto “regole” brutali: non avere compassione per nessuno e rassegnarsi all’idea che il Paese sia impossibile da “raddrizzare”. In questo scenario, l’uomo onesto viene deriso come uno stupido (yuma), mentre il furbo sembra trionfare attraverso la prevaricazione.
Eppure Floribert ha scelto di non piegarsi a questa normalità disumana. Ha rappresentato l’altra faccia del Congo: quella di una società civile vitale e profonda, che continua a sperare nonostante tutto.
Rifiutando di pensare solo a se stesso, ha scommesso sul riscatto collettivo, cercando di correggere le storture della sua terra. Sebbene il suo sacrificio non abbia ancora trasformato l’intera nazione, la sua integrità ha toccato e cambiato la vita di molti, dimostrando che resistere al male è una via possibile.
Floribert Bwana Chui bin Kositi nasce a Goma il 13 giugno 1981, figlio di Deogratias Kositi Bazambala e Gértrude Kamara Ntawiha, primogenito di tre fratelli, Jean Claude e Tresor. Battezzato il 26 maggio del 1990 nella Parrocchia dello Spirito Santo a Goma, dove ricevette lo stesso giorno anche la prima comunione, e dove l’anno successivo, il 19 maggio, ricevette il sacramento della confermazione.
Floribert si distingue per la sua intelligenza vivace e piena di iniziative: iscritto all’Università di Goma nella facoltà di Giurisprudenza viene eletto leader degli studenti cattolici.
L’incontro, nel 2001 con la Comunità di sant’Egidio, segna profondamente Floribert tanto da spingerlo a iniziare con altri giovani a Goma una Comunità animando la preghiera comune e il servizio ai più poveri, in particolare i bambini di strada alla Scuola della Pace, verso i quali si prodiga per dare loro da mangiare, reinserirli nei cicli scolastici e favorire i ricongiungimenti familiari.
Nella fedeltà ai poveri e alla Parola di Dio matura la consapevolezza di essere chiamato a “fare cose grandi, incidere nella storia, per trasformare la realtà.” Con la Comunità di Sant’Egidio coltiva il sogno di un mondo pacificato in cui mettere “tutti i popoli seduti alla stessa tavola”. Dalle testimonianze raccolte emergono i tratti di un giovane che crede fortemente nel valore della parola e del dialogo. Lontano da logiche identitarie e nazionaliste si impegnava per appianare le contese e favorire l’incontro tra le persone di diversa estrazione sociale ed etnica.
Dopo la laurea in legge del dicembre 2005, segue a Kinshasa una formazione professionale in seguito alla quale ottiene nel 2007 un impiego come Commissario delle Avarie presso la dogana di Goma. Qui il giovane funzionario, dopo aver fatto distruggere alcune partite di alimentari nocivi alla salute della popolazione, fu oggetto di tentativi di corruzione e minacce da parte di gente senza scrupoli, che volevano costringerlo a far passare prodotti avariati. Floribert rispose sempre con un rifiuto, motivato dalla propria fede in Cristo e dall’amore per i fratelli, soprattutto i più deboli e indifesi. “Come cristiano – affermò – non posso permettere che si sacrifichi la vita della gente. È meglio morire piuttosto che accettare quei soldi”.
Il 7 luglio 2007 venne rapito da ignoti. La mattina del 9 luglio fu rinvenuto il suo corpo con i segni delle torture e delle percosse ricevute: fu ucciso la notte tra l’8 e il 9 luglio in odio alla fede e alle virtù ad essa collegate, della ca**tà e della giustizia e si riconosce in lui un esempio di fedeltà al vangelo che illumina con il martirio il nostro tempo.

Tutte le Comunità di Sant’Egidio celebrano la festa del Beato Floribert, nostro giovane fratello della Comunità di Sant’Egidio di Goma con gratitudine per la sua testimonianza evangelica e con la gioia di accogliere gli amici che si uniranno in questa occasione

Per info e contatti:
Daniela Sironi responsabile della Comunità di Sant’Egidio di Novara
Cell. 3395065030
[email protected]

Per approfondire la storia di Floribert e per ulteriori immagini e video:
https://www.floribertbwanachui.org/

Per segnalare una grazia ricevuta o per condividere una testimonianza:
[email protected]

Festa per la consegna degli attestatidella Scuola di Lingua e Cultura ItalianaMartedì 7 luglio - ore 17Aula CP01Universi...
04/07/2026

Festa per la consegna degli attestati
della Scuola di Lingua e Cultura Italiana
Martedì 7 luglio - ore 17
Aula CP01
Università del Piemonte Orientale
via Perrone 18, Novara
Interverrà il Rettore UPO prof. Menico Rizzi

Intervistiamo il direttore della scuola, il prof. Gianfranco Giromini.
Cosa significa per gli studenti il raggiungimento dell'attestato?
L’incontro per la consegna dei diplomi della Scuola di Lingua e Cultura Italiana sottolinea un traguardo importante raggiunto ed è un momento significativo per gli studenti che hanno sostenuto gli esami, presso l’UPO e alla Casa della Solidarietà, sede di Sant’Egidio al quartiere di Sant’Andrea.
Dal 1982, da quando cioè si iniziò a Roma con la prima attività didattica, sono state oltre 130.000 le persone che – in tutta Italia – hanno studiato alle scuole di Sant'Egidio, alcune migliaia delle quali a Novara.
La Scuola di Lingua e Cultura Italiana della Comunità di Sant’Egidio nasce infatti a Roma nel 1982, mentre a Novara prende avvio trentasette anni fa, nel 1989. Iniziata con un piccolo gruppo di giovani senegalesi impiegati in agricoltura nel medio novarese, la Scuola è diventata, nel tempo, un importante punto di riferimento, uno spazio di accoglienza, aiuto e amicizia, un luogo in cui tante storie di vita – in questi anni – si sono intrecciate.

La scuola è anche un ottimo osservatorio sul fenomeno dell'immigrazione, come è cambiata nel tempo?
Dagli anni Novanta l’emigrazione è cambiata e così gli iscritti della nostra scuola. Nei primi anni erano principalmewnte uomini soli impegnati nell’industria o nel commercio, provenienti soprattutto da Marocco, Albania o Senegal. L’afflusso di molte donne dall’est, soprattutto dall’Ucraina, ha rovesciato il rapporto tra i sessi. Nei primi anni Duemila lo sviluppo della logistica ha portato un nuovo afflusso di migranti da Bangladesh e Pakistan che piano piano hanno potuto portare la famiglia in Italia attraverso I ricongiungimenti familiari. Negli ultimi anni infine è ripreso l’afflusso di profughi dall’Ucraina mentre si è sviluppata una corrente sempre più forte dall’America Latina e in particolare dal Perù.

Nelle immagini allegate al post:
- Il quadro delle nazionalità più rappresentate tra gli iscritti della scuola nell’anno scolastico 2025-2026:

- Il numero degli iscritti: a Novara e provincia in quest’anno scolastico gli iscritti sono stati 580, in maggioranza donne.

Il quadro dell’appartenenza religiosa dei nostri studenti.

Il panorama culturale dei nostri iscritti è molto vario con la presenza di culture e religioni diverse. Qui è il valore dell’esperienza della scuola per la costruzione di percorsi di pace e di integrazione.

​Qual'è il bilancio al termine di quest'anno?
Al termine di quest’anno scolastico sono 199 coloro che hanno conseguito l’attestato di Sant’Egidio, 137 dei quali a Novara. Si sono distribuiti sui vari livelli della lingua da quello basilare A1 a quello più alto del B2.
La scuola di Sant’Egidio permette anche ai propri studenti di sostenere l’esame di certificazione CELI dell’Università per stranieri di Perugia. Questa certificazione ufficiale permette di avere un titolo valido per ottenere il permesso di soggiorno a tempo indeterminato (con l’esame di livello A2) o la cittadinanza (con il livello B1). Nella sessione di maggio 2026 sono stati 83 i nostri studenti che hanno affrontato le prove di questi livelli. A giugno un gruppo più ristretto di 16 studenti ha affrontato l’esame di livello B2 e siamo in attesa dei risultati.

Quali sono le caratteristiche principali e i "segni distintivi" della scuola di Sant'Egidio?
La gratuità è la “cifra” principale della scuola. A sant'Egidio, chi fa scuola proviene da mondi professionali diversi. Non sempre è insegnante di professione, ma sempre si qualifica per insegnare l'italiano come seconda lingua.
A Sant’Egidio, i corsi sono gratuiti e nessuno viene pagato per insegnare. Questo fatto interroga gli studenti, che – aiutati attraverso la scuola – a loro volta sentono la responsabilità di aiutare chi è più in difficoltà. Se a Sant’Egidio sentiamo la responsabilità nei confronti di coloro che sono stati costretti a lasciare il loro Paese, anche chi è aiutato sente la necessità di aiutare gli altri.
E poi il "metodo” della scuola nasce dentro le situazioni della vita quotidiana: si inizia dalle frasi di uso quotidiano e pratico - come chiedere un’informazione stradale o comprare un chilo di pane in un negozio. Facciamo comprendere, però, quanto sia importante formulare le frasi con gentilezza; allora lasciamo da parte la parola “voglio” e preferiamo "vorrei". Ed è altrettanto importante, per fare un altro esempio, capire i contesti nei quali “dare del tu” e quando “dare del lei”.
Ma il metodo della scuola è - sostanzialmente - vivere insieme. Non si tratta solo di insegnare la lingua. La scuola è lingua e cultura, cioè stare insieme fra diversi.
Per Sant’Egidio, la scuola è oggi insegnare le parole che aiutano a vivere in Italia. Ed oggi, più che mai, le parole della pace.

In che senso le "parole della Pace"? Ci spieghi meglio.
Papa Leone, nella sua enciclica Magnifica humanitas, insegna che cosa significa disarmare le parole:
“Il potere delle parole è enorme e ne facciamo esperienza nella comunicazione quotidiana, quando qualcuno ci dice qualcosa che cambia il nostro stato d’animo, in positivo o in negativo. «La pace comincia da ognuno di noi: dal modo in cui guardiamo gli altri, ascoltiamo gli altri, parliamo degli altri; e, in questo senso, il modo in cui comunichiamo è di fondamentale importanza: dobbiamo dire “no” alla guerra delle parole e delle immagini, dobbiamo respingere il paradigma della guerra». Tutti dobbiamo quindi fare un esame di coscienza sulle parole che usiamo …”.

Un messaggio finale?
Con le parole e la cultura, con gli studenti e i "maestri" della Scuola di Lingua e Cultura Italiana, guardiamo con fiducia il futuro del nostro paese e del mondo. Insieme costruiamo un futuro di pace.

A Lumellogno apre una nuova casa della Comunità di Sant’Egidio per famiglie fragili: un luogo di accoglienza e speranza....
01/07/2026

A Lumellogno apre una nuova casa della Comunità di Sant’Egidio per famiglie fragili: un luogo di accoglienza e speranza.
Le opere degli artisti dei Laboratori d’Arte “Gli Amici” colorano gli ambienti della casa.
È la 27ª casa aperta a Novara da Sant'Egidio nell'ambito del progetto «Verso casa mia» che ha dato una casa a ormai più di 80 persone. In tutto il Piemonte le case solidali gestite da Sant'Egidio sono 49.
Un "grazie" speciale ai 4 Rotary Club di Novara, al Distretto 2031 e a quanti hanno reso possibile questo segno di solidarietà.
Per le famiglie che lo abiteranno sarà un luogo di incontro, rinascita e speranza.

MORIRE DI SPERANZAParrocchia di Sant'Agabio - Comunità di Sant'EgidioUna veglia di preghiera in memoria delle vittime de...
29/06/2026

MORIRE DI SPERANZA
Parrocchia di Sant'Agabio - Comunità di Sant'Egidio
Una veglia di preghiera in memoria delle vittime delle migrazioni.
Ogni nome è una vita. Ogni vita è un volto. Ogni volto è un fratello o una sorella.
Ci siamo ritrovati in preghiera per ricordare le migliaia di uomini, donne e bambini che hanno perso la vita lungo le rotte della migrazione, cercando un futuro di pace e di dignità.
La loro speranza non può morire nell'indifferenza.
Preghiamo perché il Signore accolga chi non è arrivato a destinazione, sostenga chi continua a fuggire da guerra, fame e persecuzione e apra il cuore di tutti noi all'accoglienza, alla fraternità e alla pace.

«Il vostro dramma deve diventare un esame di coscienza».«Ogni barca che arriva non porta solo migranti; porta con sé una...
21/06/2026

«Il vostro dramma deve diventare un esame di coscienza».
«Ogni barca che arriva non porta solo migranti; porta con sé una domanda: che mondo abbiamo costruito, se tanti fratelli devono rischiare la morte per cercare la vita?»
[Papa Leone - Isole Canarie]

Indirizzo

Vicolo Ognissanti 2
Novara
28100

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