Buddismo Nichiren Indipendente e Unitario

Buddismo Nichiren Indipendente e Unitario Pagina dedicata alla propagazione del Buddismo del Sutra del Loto come lo ha insegnato Nichiren Daishonin.

Perche' un occidentale dovrebbe praticare il buddismo?
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19/05/2026

IL SUTRA DEL LOTO, testo da leggere e studiare o LITURGIA DA RECITARE?

L’Indipendenza e la Gioia di Possedere il Gohonzon. Verso un Buddismo Senza Confini: Riconquistare la Propria Natura di ...
04/05/2026

L’Indipendenza e la Gioia di Possedere il Gohonzon. Verso un Buddismo Senza Confini: Riconquistare la Propria Natura di Buddha Oltre il Dogma Istituzionale.

Nella via spirituale tracciata da Nichiren Daishonin, il Gohonzon non è un semplice
oggetto decorativo o un talismano magico: è la mappa del nostro tesoro interiore, lo
specchio in cui riflettiamo la nostra suprema dignità. Tuttavia, per secoli, l’accesso a questo specchio è stato mediato, regolato e talvolta limitato da istituzioni che
rivendicavano la sua proprietà esclusiva. Oggi, il praticante indipendente scopre una nuova dimensione: la gioia di accogliere il Gohonzon nella propria vita come atto di pura libertà.

Il Cuore della Fede Oltre la Burocrazia
Molte scuole tradizionali sostengono che un Gohonzon è “valido” solo se conferito da
un’autorità sacerdotale. Ma la vera validità non risiede in un timbro o in un’approvazione formale. Nichiren stesso insegnò che il potere del Gohonzon scorre dalla nostra
fede. Scrisse: “Non cercare mai questo Gohonzon fuori da te stesso.”
Quando un credente, mosso da sincero desiderio e profonda ricerca, sceglie di
accogliere un Gohonzon—forse una fedele riproduzione di un originale scritto da
Nichiren per l’umanità—egli o ella compie un atto di indipendenza spirituale. La gioia risultante non è solo quella della pratica, ma quella della scoperta che la connessione con la Legge Mistica è diretta, immediata e non richiede intermediari.

Attivazione attraverso la Devozione
La “consacrazione” di un oggetto di culto non è un rito magico riservato a pochi eletti. Nel
silenzio della propria stanza, davanti a una Mandala trattata con il massimo rispetto, è il
praticante stesso che “apre i suoi occhi” all’oggetto di culto.
Ogni volta che recitiamo l’Odaimoku con determinazione, stiamo attivando il Gohonzon.
Non è la carta che ci beneficia, né l’inchiostro; è la nostra vita che vibra all’unisono con
l’Universo. In questo senso, avere il coraggio di scegliere il proprio oggetto di culto
significa assumersi piena responsabilità per il proprio illuminamento. È la fine della
delegazione e l’inizio dell’autopadronanza.

Una Gioia Che Rifiuta le Catene
Avere il proprio Gohonzon in completa indipendenza significa anche liberarsi dalla paura delle “offese alla Legge” spesso usate per legare i seguaci alle organizzazioni. Se
l’intento è il rispetto, se la cura della Mandala è suprema e se la pratica è costante, non può esserci blasfemia. La vera offesa contro la Legge sarebbe impedire a un essere umano di connettersi con la propria natura di Buddha a causa di regole amministrative.
La gioia di accendere una candela e offrire acqua davanti a un Gohonzon scelto
con amore è un’emozione che nutre l’anima. È la celebrazione di un incontro tra il Maestro
(Nichiren) e il discepolo, un incontro che avviene nello spazio sacro del proprio cuore,
senza muri o legami di appartenenza.

L’Attivazione: Chi “apre i suoi occhi” alla Mandala?
La “consacrazione” di un oggetto sacro non è un rito magico riservato a pochi eletti. È un
processo interno. Senza una struttura di supervisione, il credente assume una maggiore
responsabilità: attivare il sacro attraverso la propria determinazione. Per coloro che desiderano stabilire questo legame in completa autonomia, ecco la guida per una cerimonia solenne e autentica.

La Cerimonia del Kaigen (Apertura degli Occhi) per il Praticante Indipendente
Questa cerimonia sposta il focus del sacro dall’istituzione alla tua fede. Il “sacerdote”
sei tu; l’altare è il centro del tuo universo.

Preparare lo Spazio
Posiziona il Gohonzon in un luogo pulito ed elevato. Prepara le offerte: acqua fresca, incenso,
una candela e vegetazione (sempreverdi). Assicurati che la stanza sia silenziosa in modo che tu possa
dedicarti completamente all’atto.
L’Offerta e l’Intento
Accendi la candela e l’incenso. Fai tre inchini profondi (Gassho). Recita a bassa voce:
“Con profonda gratitudine, offro questa luce e questo profumo per aprire i miei occhi alla mia
natura di Buddha riflessa in questa Mandala.”
La Recitazione (Il Corpo della Cerimonia)
Recita il Namu-Myoho-Renge-Kyo con voce profonda e ritmo costante per almeno 15-20 minuti. Visualizza la tua vita che fluisce verso il Gohonzon e la saggezza dei caratteri del Mandala che fluisce verso di te. Non c’è più separazione.
La Dichiarazione di Validità (Parole di Nichiren Daishonin)
Dopo la recitazione, rimani in silenzio e leggi solennemente questo passaggio:
“Io, Nichiren, ho versato la mia vita nel sumi [ink] per scrivere il Gohonzon, quindi
credici con tutto il cuore. La volontà del Buddha è il Sutra del Loto, ma lo spirito
di Nichiren non è altro che Nam-myoho-renge-kyo. […] Non cercare mai questo Gohonzon fuori da te stesso. Il Gohonzon esiste solo nei corpi di noi persone ordinarie che abbracciamo il Sutra del Loto e cantiamo Nam-myoho-renge-kyo.”
Il Voto Solenne e la Conclusione
Con le mani giunte, pronuncia il tuo impegno:
“Oggi, davanti all’Universo e al Maestro Nichiren, apro i miei occhi a questo Gohonzon.
Prometto di onorarlo come il ritratto della mia vita illuminata. Mi impegno a praticare per la mia felicità e quella degli altri, camminando con indipendenza. Da oggi in poi, lascia che questo specchio sia il testimone della mia vittoria.”
Recita tre daimoku finali e inchinati profondamente.
Conclusione: La Libertà del Nuovo Millennio
Avere il coraggio di scegliere il proprio Gohonzon e “aprire i suoi occhi” da soli non è un atto di orgoglio, ma di umiltà verso la propria natura divina. La vera offesa contro la Legge sarebbe impedire a un essere umano di connettersi con il Buddha a causa di regole amministrative.
La capacità di accedere agli originali rotoli del Daishonin e portarli nella propria
casa è un dono della modernità che non dobbiamo temere. L’indipendenza non è
isolamento, ma maturità spirituale.
Il Buddismo appartiene alle persone libere. Scegliere il proprio Gohonzon, curarlo e
praticare con gioia è il modo più alto per onorare il messaggio originale del Daishonin: la
chiave dell’illuminamento è già nelle tue mani, e non ha bisogno di alcun permesso per
splendere.

MIRKO (Palermo)

01/05/2026

I 7 CHACKRA- MERIDIANI E I 7 CARATTERI DEL DAIMOKU:
NA MU MYO HO REN GE KYO
RIALLINEAMENTO E BENESSERE PSICOFISICO.

COME SI PRATICA IL BUDDHISMO?                        Consigli per principianti e praticanti più esperti.Se vuoi sperimen...
28/04/2026

COME SI PRATICA IL BUDDHISMO?
Consigli per principianti e praticanti più esperti.

Se vuoi sperimentare immediatamente il potere riformatore e rivitalizzante della pratica buddhista, puoi iniziare a recitare NA MU MYO HO REN GE KYO per 10-15 minuti al mattino e alla sera, utilizzando anche le registrazioni audio nella sezione Daimoku di del sito: https://nichirenworldwide.net/it/home/

In seguito, prova ad aumentare la pratica a 30-60 minuti al mattino e 30-60 minuti alla sera. Proverai forza vitale, saggezza e buona fortuna. Nichiren chiama questo la PRATICA ESSENZIALE.

Successivamente, approfondisci e inizia a recitare il Sutra del Loto di Shakyamuni Buddha, padroneggiando i due capitoli più importanti (il 2° e il 16°) insieme al daimoku. Questa è la PRATICA ABBREVIATA.

In seguito, quando vuoi approfondire e andare fino in fondo, quando hai bisogno di una spinta extra, recita tutti i 28 capitoli, circa uno al giorno. Questa è la PRATICA ESTESA.

Puoi recitarlo, sempre ad alta voce, nella tua lingua, se è più facile per te.

In questo modo, la recitazione diventa anche studio e comprensione.

È anche fantastico recitare il sutra in sino-giapponese o antico cinese, per percepire lo spirito e l'illuminazione del Buddha (che è dentro di te!). Anche qui, puoi utilizzare le registrazioni audio dalla sezione Sutra del Loto.

Ora è giunto il momento di stampare il Gohonzon originale di Nichiren Daishonin. È anche chiamato oggetto di culto per osservare la mente, grazie al quale la nostra pratica diventa più profonda e più focalizzata, e quindi più efficace e appagante. Il Gohonzon è un Mandala = perfettamente dotato, accumulo di benefici. Può essere stampato dai file del sito web, su carta pergamena o tela di cotone. In questo modo, la tua casa diventa un luogo di culto e la tua vita è illuminata.

Una delle fondamenta della pratica buddhista è anche la lettura e lo studio del Gosho di Nichiren Daishonin, che è una costante lode e spiegazione approfondita del Sutra del Loto.

A questo punto della tua esperienza, è anche importante condividere con gli altri la tua gioia nel praticare e le tue trasformazioni nella vita quotidiana.

Questo consiglio è contenuto nel Sutra del Loto stesso, dove le seguenti regole sono ripetute più volte: accogliere, abbracciare e proteggere il Sutra, poi leggere, studiare e recitare il Sutra, e infine copiare, diffondere e insegnare il Sutra.

Auguri per l'illuminazione e la tua piena realizzazione.

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:Sono come strati della mente, dal più superficiale al più profondo.I primi cinque sono i sensi: vista, udito, olfatto, gusto...

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E'

Lo HONMON DAIMOKULento, disteso, profondo e solenne.Quando si parla di *Honmon Daimoku, non si intende semplicemente il ...
02/02/2026

Lo HONMON DAIMOKU
Lento, disteso, profondo e solenne.

Quando si parla di *Honmon Daimoku, non si intende semplicemente il *Daimoku in generale, cioè la recitazione di Namu Myōhō Renge Kyō, ma *un modo preciso di recitarlo. È una forma **lenta, distesa, solenne, molto diversa dal daimoku ritmico e continuo più diffuso nella pratica quotidiana. Qui non conta la quantità né l’energia accumulata, ma la **qualità del suono*, del respiro e della presenza.

L’Honmon Daimoku nasce dall’idea che il Daimoku non sia una formula da “dire”, ma una *voce da far vivere. Ogni sillaba viene lasciata risuonare, una alla volta, come se avesse bisogno di tempo per manifestarsi. Non si corre verso il risultato: si **rimane* dentro il suono. È una recitazione che unisce corpo, voce e mente in un unico atto, molto raccolto e consapevole.

Un punto fondamentale è che *questa modalità non nasce dal nulla, né da una tecnica inventata a posteriori. La sua origine è **visiva e calligrafica. Su **alcuni Gohonzon, infatti, i caratteri di *namu myōhō renge kyō sono *allungati, distesi nei tratti, quasi “aperti”. In quel contesto la calligrafia non è decorazione: è insegnamento. L’allungamento dei caratteri indica che anche il Daimoku **deve essere allungato*, lasciato espandere nel tempo, non pronunciato in modo rapido o meccanico.

Da qui nasce l’intuizione dell’Honmon Daimoku: *recitare come è scritto*. Se la Legge si manifesta in una forma distesa, allora anche la voce deve rispettare quella forma. Il suono non attraversa il tempo, lo occupa. Non consuma il Daimoku, lo fa emergere.

Il termine Honmon rimanda proprio a questo livello “essenziale”: non qualcosa da raggiungere in futuro, ma la dimensione in cui la Buddità è già presente. La lentezza non serve a concentrarsi di più in senso psicologico, ma a *riconoscere* ciò che è già lì. In questo senso l’Honmon Daimoku non è una pratica separata o alternativa, ma una *lettura profonda del Daimoku stesso*.

Storicamente, questa forma di recitazione è stata preservata soprattutto in contesti più formali e sacerdotali, in particolare nella *Nichiren Shōshū, spesso all’interno di cerimonie o momenti di pratica molto concentrata. **Nichiren* non codificò un metodo “lento” distinto, ma insistette più volte sul fatto che il Daimoku dovesse essere vivo. L’Honmon Daimoku nasce proprio come sviluppo coerente di questa idea: non cambiare le parole, ma *cambiare il tempo in cui le si fa vivere*.

In sintesi, l’Honmon Daimoku è il Daimoku *lasciato respirare. È la voce che si accorda alla Legge invece di trascinarla, il suono che rimane invece di passare. Non è migliore o peggiore del daimoku più veloce: serve a un’altra dimensione dell’esperienza. Ma quando lo si pratica, si ha la sensazione che **non si stia recitando il Daimoku* — sia piuttosto il Daimoku a *recitare chi lo pronuncia*.

Al prossimo passo possiamo entrare ancora più a fondo nel *rapporto tra grafia, respiro e tempo*, oppure nel perché alcune sillabe vengano sentite come più “lunghe” di altre nella tradizione.

L'honmon Daimoku dà molta energia e svolge funzione di trampolino di lancio per il Daimoku normale

L'honmon Daimoku fa parte della tradizione della scuola Fuji
Un tempo riservato ai soli monaci, oggi sta trovando larga diffusione tra tutti coloro che seguono l'inserimento di Nichiren
L'honmon Daimoku dà molta energia e svolge funzione di trampolino di lancio per il Daimoku normale

# # Significato del testo di lode al Hon’inmyō DaiHonzon

# # # 1. Significato generale della lode iscritta da Nichiren Daishōnin

Il fondatore della Scuola, Nichiren Daishōnin, lasciò inciso un testo di lode dedicato al Honzon Supremo del Vero Origine (Hon’inmyō DaiHonzon). In tale lode si afferma che sono trascorsi più di duemiladuecentoventi anni dall’ingresso nel nirvana del Grande Illuminato, l’Onorato del Mondo. Questo riferimento colloca storicamente l’insegnamento e, al tempo stesso, indica che ciò che viene rivelato non appartiene soltanto al passato, ma acquista pieno significato nell’epoca successiva, in particolare nell’Era della Legge Senza Precedenti.

Il “Grande Illuminato” si riferisce al Buddha Śākyamuni, presentato come manifestazione provvisoria (shakumon). Tuttavia, il significato profondo della lode non si arresta a questa figura letterale, bensì rimanda alla rivelazione del principio eterno della vita che sta alla base di tutte le manifestazioni buddhiche.

# # # 2. Il Sutra del Loto come rivelazione della realtà essenziale della vita

La realtà essenziale della vita si manifesta pienamente attraverso il Sutra del Loto (Myōhō Rengue Kyō). In esso viene rivelata la grande personalità del Buddha pienamente illuminato, colui che si risveglia da sé, limpido specchio dell’auto-illuminazione.

Questo insegnamento raggiunge il suo culmine nel capitolo sedici, La durata della vita del Così Venuto. Qui, mediante la parabola del buon medico — saggio, intelligente ed esperto nella preparazione di rimedi capaci di curare ogni malattia — viene illustrato il funzionamento stesso della vita: il Buddha non agisce dall’esterno, ma risponde alle condizioni degli esseri, guidandoli verso la loro guarigione interiore.

# # # 3. Il Vero Origine e il Buddha Originale

La radice di questa attività vitale dell’illuminazione proviene dall’Honmon, ossia dal Myōhō del Vero Origine. Questo principio va compreso come la funzione del Buddha Originale (Honbutsu).

La vita del Buddha Originale non è un’entità esterna o trascendente, ma l’energia fondamentale — una vibrazione primordiale — dalla quale scaturisce il vero significato dell’esistenza umana. Riconoscere questa vibrazione significa riconoscere se stessi come portatori della Legge.

Per questo motivo, il nome “Buddha” attribuito a Śākyamuni va inteso come una denominazione funzionale: è la modalità con cui il Myōhō del Vero Origine si manifesta e si rivela agli esseri. In questa funzione, il Buddha appare come buon medico, padre compassionevole e messaggero, qualità condivise da tutti i Buddha delle tre esistenze (passato, presente e futuro).

# # # 4. Orientamento corretto della vita e simbolismo di Amaterasu

Il Sutra del Loto insegna che i contenuti dottrinali trasmessi costituiscono l’orientamento corretto dello spirito e della vita dell’intera umanità. Questo orientamento consente di eliminare le “memorie errate”, ossia gli schemi distorti che generano sofferenza.

Fin dall’antichità, questo principio fu venerato simbolicamente nella figura di Amaterasu Ōmikami. Il cielo alto e vasto che copre e illumina la terra rappresenta la chiarezza che orienta la mente ed esclude le inclinazioni erronee. Ciò che viene definito “divino” non è altro che la manifestazione e la comunicazione di energia positiva, specchio dell’intento della dottrina corretta.

# # # 5. Gli ottantaquattromila dharma e la trasformazione reale della vita

Dal riconoscimento dell’essenza della vita nasce l’insegnamento degli ottantaquattromila depositi del Dharma. Tuttavia, essi non producono trasformazione di per sé. Solo quando una persona coglie l’essenza della propria vita può avvenire un cambiamento reale.

La fonte di questa trasformazione risiede nel Vero e Meraviglioso Origine. Per questo, nella lode al Hon’inmyō DaiHonzon si afferma:

> «Io, il padre compassionevole, con la saggezza del Buddha, conosco il Honzon Supremo del Vero Origine; il Daimoku del capitolo essenziale rimane nascosto».

Ciò indica che il principio fondamentale non si rivela immediatamente, ma richiede una relazione viva tra la Legge e la vita del praticante.

# # # 6. L’invocazione del Myōhō e la metafora della risonanza

Invocare il Myōhō del Vero Origine è paragonabile a effettuare una chiamata telefonica: la qualità della “connessione” dipende da una vibrazione estremamente sottile, simile al loto. Questa vibrazione genera una catena di risonanze corrette, dalle quali scaturiscono le ottantaquattromila trasformazioni potenziali non ancora manifestate.

Tali risonanze variano a seconda dell’ambiente, delle condizioni e dello stato mentale di chi pratica. Il “corpo di loto” della vita è profondamente influenzato dalle forme del pensiero, dando origine a interpretazioni, azioni e trasformazioni che corrispondono alle molteplici modalità insegnate nel Sutra del Loto.

# # # 7. Vita, morte e stati di esistenza

Fin dai tempi più antichi, l’umanità possiede la capacità di cogliere il principio fondamentale del Myōhō del Vero Origine. Quando la vita quotidiana si riempie del “loto del Myōhō”, diventa visibile lo specchio che rivela le cause della fortuna e della sventura.

Così, ciò che chiamiamo nascita e morte sono trasformazioni della vita in base a come la Legge viene mantenuta in essa. Queste trasformazioni si ripetono nelle successive manifestazioni vitali. Inferno e Cielo non sono luoghi esterni, ma stati che sorgono quando il Myōhō si esprime con chiarezza oppure, al contrario, si mescola con confusione e rumore.

# # # 8. Risshō Ankoku e la responsabilità storica

L’ambiente più elevato creato dal Myōhō del Vero Origine è il principio di Risshō Ankoku, “stabilire ciò che è corretto e garantire la pace del paese”. Ciò che è corretto dipende dal fatto che la vita sia o meno connessa allo specchio del Sutra del Loto.

Nichiren Daishōnin, come padre compassionevole, non ebbe altra scelta se non quella di rivelare questo insegnamento. Per questo dichiara: «Io sono il padre compassionevole, il Grande Saggio».

La lode al Honzon Supremo del Vero Origine afferma inoltre che questo insegnamento, nascosto dalla saggezza del Buddha, sarà ampiamente propagato negli ultimi cinquecento anni dal Bodhisattva Jōgyō, guida dei Bodhisattva emersi dalla Terra.

# # # 9. Trasmissione, Kanjin no Honzonshō e la Legge Senza Precedenti

Il Kanjin no Honzonshō conferma che, dall’inizio alla fine, il “padre compassionevole” è Nichiren Daishōnin. Il carattere Nichi (sole) del suo nome è simbolicamente collegato ad Amaterasu, esprimendo la funzione di illuminare la vita umana.

La trasmissione diretta del Honzon Supremo del Vero Origine giunge al venerabile Nichimoku Shōnin, completando la grande questione della Legge. Questa trasmissione viene presentata come una successione legittima che va da Dainichi Nyorai (imperatore Ōjin) fino a Nichiren.

All’inizio dell’Era della Legge Senza Precedenti, quando il provvisorio sostituisce il vero e il Honzon viene perduto, cielo e terra si rovesciano e le funzioni protettrici scompaiono. In quel momento, i Bodhisattva emersi dalla Terra appaiono per propagare i cinque caratteri di Myōhō Rengue Kyō.

Sebbene alcuni calunnino e cadano in stati negativi, coloro che accettano il Honzon Supremo del Vero Origine ottengono beneficio. Questi praticanti sono identificati come i discepoli originali del Buddha, incaricati di realizzare, nell’Era della Legge Senza Precedenti, l’unione mistica tra autorità e Legge, condizione indispensabile per sradicare la radice della sofferenza collettiva e dell’egemonismo.

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Honmon Daimoku

IL SUTRA del NIRVANA con traduzione italiana del 1919.UNO STRAORDINARIO DOCUMENTO STORICO E DOTTRINALEè pubblicato ora n...
19/01/2026

IL SUTRA del NIRVANA con traduzione italiana del 1919.
UNO STRAORDINARIO DOCUMENTO STORICO E DOTTRINALE
è pubblicato ora nella biblioteca ( cartella 10 ) del sito: https://nichirenworldwide.net/

Il Buddha Shakyamuni, al culmine della sua vita e della sua propagazione, tramandò dapprima il Sutra del Loto, supremo insegnamento che spiega la via diretta all' illuminazione e infine Il Sutra del Nirvana, impartito ai suoi discepoli nei suoi ultimi istanti di vita.
Esso insegna come trascendere dal ciclo di vita di morte.
C'è una frase dagli scritti di Nichiren che recita: “I desideri terreni sono illuminazione e le sofferenze di nascita e morte sono Nirvana”. Ecco che, se Il Sutra del Loto ci dà le istruzioni per raggiungere e mantenere l'illuminazione in questa vita, il Sutra del Nirvana ci insegna come superare la sofferenza della morte.
In questo sutra Il Budda impartisce gli ultimi consigli e gli ultimi ammonimenti ai propri discepoli e, dato che si sente prossimo alla morte, prova il desiderio di insegnare ai suoi successori come vincere il dolore uscendo dal circolo di vita e morte e raggiungendo il Nirvana.
Viene quindi descritto il suo sontuoso funerale e la cremazione degna di un re o di un Imperatore.
Questo testo è scritto in un italiano aulico e piacevolissimo da leggere.
Un consiglio per i lettori: è evidente che un libro così antico (oltre 2500 anni fa) non si riesce a prendere alla lettera, specie quando parla di ferree regole monastiche.
D'altronde, nello stesso sutra, Il Budda dice: “accettate solo ciò che comprendete e rigettate il resto e non se ne faccia parola alcuna”.
Buona lettura.
Chi avesse ulteriori traduzioni del Sutra del Nirvana in italiano è pregato di condividerle.
Grazie

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