22/08/2026
Omelia per domenica 23 agosto
Papa Giovanni XXIII, nel suo diario personale, racconta che qualche notte faceva fatica ad addormentarsi perché qualche preoccupazione lo perseguitava. Si girava e rigirava nel letto, poi si trovava a pensare che avrebbe potuto chiedere al Papa un parere, poi si ricordava che il Papa era lui. Anni fa mi capitò in mano un libro intitolato “Le Chiavi Pesanti”, era una biografia accurata di Papa Paolo VI, morto da pochi mesi. Nella mia immaginazione, il Papa viveva, come si dice, da papa: sta nel lusso, ha decine di servitori, tutti lo acclamano, tutto il mondo lo ascolta. Quel libro, abbastanza amarognolo ma ben documentato, mi fece scoprire l’altra faccia della medaglia: sono molto, molto pesanti le chiavi affidate da Cristo a San Pietro. Il Papa è chiamato a guidare oltre un miliardo di persone sparse nei cinque continenti, ad essere voce dell’umanità sofferente presso i potenti della Terra, a parlare di Vangelo ad un mondo frenetico ed annoiato, convulso e distratto, affascinato dalle chimere, attratto dal canto insidioso delle sirene di una modernità illusoria e spietata, evanescente come un miraggio nell’affollato deserto di relazioni che abbiamo costruito. Il Papa è un uomo finito in una gabbia d’oro, affrescata da Michelangelo e Tiziano ma pur sempre una gabbia. Appena eletto il futuro Papa viene lasciato solo per qualche minuto in una piccola ca****la attigua alla grande Ca****la Sistina, chiamata “ca****la delle lacrime” perché in quel luogo, di solito, piange. Per tutto il resto della sua vita non sarà più libero di andare dove vuole, di fare una passeggiata, di andare a cena con un amico, perché sarà inseguito da giornalisti e fotografi, ogni suo gesto verrà esaminato al microscopio, ogni sua parola pesata, confrontata, discussa e giudicata, ogni suo sguardo valutato. Famose furono le fughe dal Vaticano di Giovanni Paolo II, che ogni tanto andava a sciare; Papa Francesco inizialmente voleva andare a vivere nel palazzo del Laterano e andare tutte le mattine in Vaticano usando la metropolitana, come faceva a Buenos Aires da arcivescovo; dovettero faticare a convincerlo, ma preferì restare a vivere in una pensione, non dormì mai nel Palazzo Apostolico. Anche i Papi avevano bisogno di sentirsi persone normali, di chiamare al telefono un amico o di andare di persona a farsi cambiare le lenti. La Parola di Dio oggi ci parla di Gesù che consegna le Chiavi del Regno dei Cieli a San Pietro, cioè ad un uomo peccatore, che dimostrerà presto di non saper pensare secondo Dio ma ancora secondo gli uomini. Nella storia della Chiesa furono numerosi i Papi dalla vita quantomeno discutibile, citiamo solo Bonifacio VIII messo da Dante all’inferno mentre era ancora vivo. Ma che autorità ha davvero il Papa? Quante divisioni ha il Romano Pontefice, per citare una famosa frase di Stalin. L’autorità del Papa non sta nella sua persona, ma nel suo ruolo di guida visibile di una comunità di credenti che si sentono uniti tra loro da legami spirituali. La Chiesa è la veste di Gesù senza cuciture, è la rete piena di grossi pesci che non si rompe, è un’esperienza di fede diffusa su tutta la faccia della terra. Mi è capitato qualche volta di celebrare la Messa di fronte a persone che parlavano un’altra lingua, ma che mi ascoltavano lo stesso, sapevano cosa stavo dicendo. Siamo una famiglia, non un partito politico; come capita in tutte le famiglie, siamo molto diversi fra noi ma abbiamo tutti lo stesso padre. Non è facile avere il compito di guida: per più di 20 anni sono stato parroco, nella mia minuscola esperienza ho potuto capire la solitudine di chi è chiamato a decidere per il bene di una comunità. È necessario, anche solo per un semplice parroco, affidarsi ogni giorno al Signore, chiedergli continuamente un conforto ed un consiglio. Obbedire al Papa significa obbedire al Signore Gesù, e chi pone in dubbio l’autorità del Papa pone in dubbio la verità del Vangelo. Preghiamo per il Papa, perché non fugga per paura quando arrivano i lupi: sono parole di Papa Benedetto XVI che ancora oggi mettono i brividi. Preghiamo per il Papa, perché non tema le fatiche e la solitudine, ma offra la sua vita ogni giorno al Signore che lo ha chiamato ad un così alto e prezioso compito. Ovviamente c’è un film da vedere: una pellicola del 1968, che anticipava di 10 anni l’elezione di un Papa proveniente dall’Europa Orientale. In italiano ha il bizzarro titolo “L’uomo venuto dal Kremlino”, il titolo originario era “Le scarpe del Pescatore”. Anthony Quinn, un sacerdote rinchiuso in un gulag sovietico, viene liberato e mandato a Roma; diviene cardinale e poi eletto Papa col nome di Pio XIII. L’ex Zampanò de “La Strada” di Fellini, attore consumato, vincitore di 2 Oscar, riempie la scena con la sua figura imponente, con la sua figura ieratica, con i suoi sguardi profondi, con le sue parole cariche di speranza e forza. Un film da vedere, ci fa intuire quanto sia complesso essere il Parroco del Mondo. Preghiamo ogni Giorno Maria, Madre della Chiesa, perché sostenga e protegga da ogni male Papa Leone XIV, Servo dei Servi di Dio e Vicario di Gesù Cristo, 267° Successore di San Pietro.