30/05/2026
Omelia per la domenica della Ss. Trinità- 31/5/26
Naturalmente voi siete convinti che io, povero prete rottamato, vi spieghi cosa sia la Trinità. Meglio se vi rivolgete altrove, di sicuro ci sarà da qualche parte un prete serio che con fiero cipiglio, movenze studiate e altisonante retorica sappia illustrarvi tutti i misteri dell’universo. Visto però che siete arrivati fin qui, cerco di accontentarvi, ma lo faccio ovviamente alla mia maniera, partendo da un esempio bizzarro. Io amo il rugby: lo amo perché è uno sport da delinquenti giocato da gentiluomini, a differenza del calcio che è uno sport da gentiluomini giocato da delinquenti. Nel rugby si avanza sempre tutti assieme, tutti assieme devono spingere spalla contro spalla nei pacchetti di mischia per recuperare qualche centimetro (frase rubata ad Al Pacino, che lo dice ai suoi giocatori in “Ogni maledetta domenica”), tutti nello stesso fango, tutti pronti a rischiare di farsi male per i compagni. Tutta la squadra si fa carico dei falli commessi da un giocatore, tutta la squadra avanza sulla stessa linea, e si stringe quando è in difesa. La squadra ha un unico obiettivo, portare oltre una linea in fondo al campo una palla che non è rotonda ma ovale che non sai mai da che parte rimbalzi, un po’ come la vita, che non sai mai cosa ti presenti. Nel rugby non ci sono avversari, ma gente che gioca con te anche se ha un’altra maglia addosso, e lo fa rispettando le tue stesse regole, con lealtà e onore. Alla fine della partita poi c’è il “terzo tempo”, in cui si beve (tanto) e si mangia (un po’ meno) tutti assieme, sia in campo che sugli spalti. Ecco, la Trinità funziona allo stesso modo, solo con un po’ meno birra: la Trinità è composta da tre persone distinte che giocano assieme con ruoli diversi, proprio come il rugby, dove servono quelli grossi come armadi, quelli agili come scoiattoli, quelli veloci come ghepardi, quelli che sanno ti**re una palla a 50 metri di distanza nel centro di una grande “acca”. Tre persone, si diceva; e qui parte la raffinata citazione del vostro umile scrivano. La parola “persona” fu applicata per la prima volta alla Trinità da un tizio nato dalle parti di Cartagine, attuale Tunisia, nel III secolo e che si chiamava Quinto Settimio Florente, ma ad un certo punto della sua vita si accorse di essere tre volte più bravo di Cicerone e iniziò a farsi chiamare Tertulliano, cioè tre volte Tullio (Cicerone). Questo capolavoro vivente di modestia utilizzò un termine preso dal teatro: “persona” difatti era la maschera che contraddistingueva gli attori nelle commedie classiche. Persona a sua volta deriva dalla lingua etrusca, ma nonostante la sua antichità è tutt’ora in uso, nei film e nelle commedie ci sono “personaggi ed interpreti”. Persona è un ruolo all’interno di una commedia e ha senso in relazione ad altri ruoli, simili ma distinti. Il termine col tempo passò ad indicare ogni singolo individuo, e con questo significato è arrivato a noi. Tertulliano aveva un gran cervello ma era tutt’altro che umile, e difatti prima lasciò la chiesa cattolica per entrare in un gruppo molto rigoroso, dopo un po’ abbandonò pure quello per fondare un gruppuscolo ancora più intollerante al limite del fanatismo. Anche se Tertulliano era decisamente bislacco, le sue intuizioni erano corrette, noi infatti siamo fatti ad immagine e somiglianza di un Dio che è comunione, e difatti noi per stare bene abbiamo bisogno della compagnia di altre persone. Essere soli per la fede cristiana non è mai stata una cosa bella, chi entra in monastero non fugge l’umanità ma se la porta dietro, offre la sua vita in preghiera per le anime. Christianus unus christianus nullus: un cristiano che vuol restare solo non è un cristiano. Non si gioca a rugby da soli, ma accanto a 14 compagni di squadra che darebbero la vita per te. Nessuno di noi “si è fatto da sé”, ognuno di noi è nato da una relazione, cresciuto grazie alle relazioni, qualcuno ci ha insegnato a leggere e scrivere, a mangiare da soli, ad allacciarci le scarpe ed abbottonarci la camicia. Poco alla volta ci ha insegnato ad affrontare la vita, e diventare capaci di essere una parte nella grande recita della vita, ad essere persone in mezzo ad altre persone. Così è la Trinità: Dio Padre crea il mondo in vista di suo Figlio Gesù, che viene nella carne umana per rendere visibile e comprensibile a tutti la volontà del Padre Suo, mentre lo Spirito Santo ci permette di capire e ricordare tutta questa storia, di parlarne ai fratelli ed alle sorelle, di renderla viva e vera ai giorni nostri. Non so se sono riuscito a spiegare bene la Trinità, perlomeno ci ho provato. In ogni caso, siamo tutti un popolo in cammino, pronti a sacrificarci per dare una mano a chi fa fatica, fino a quando riusciremo a portare la palla oltre la linea di meta e faremo festa tutti assieme.