10/08/2026
Invito al pellegrinaggio comunitario alla Madonna dell'Alto nella vigilia dell'Assunta
Carissimi fedeli della comunità di Santa Caterina e delle Cenate, e voi tutti, pellegrini, visitatori e devoti che in questo tempo estivo condividete la vita parrocchiale, la solennità dell'Assunzione della Beata Vergine Maria rappresenta un momento di altissimo significato, in cui il tempo presente si ricongiunge con le radici più profonde della nostra fede. Rinnoviamo anche quest'anno un gesto di comunione profonda, mettendoci in cammino verso lo sperone di roccia che domina il nostro mare e custodisce le memorie mariane più antiche dell'intera città di Nardò: la Chiesa di Santa Maria dell’Alto.
Salire a questo "santuario" significa compiere un pellegrinaggio rigoroso nella storia. Se infatti la tradizione locale e la memoria popolare attribuiscono la fondazione della chiesa all'anno 1125 come ex-voto del nobiluomo Guidone Vermiglio, scampato a un terribile naufragio (da qui il titolo di Madonna dell'Alto), la certezza documentaria e storica ci offre un quadro ancora più ricco e affascinante.
Le fonti storiche accettate attestano che questo luogo è stato la culla di un antichissimo insediamento monastico. La prima fase fu italo-greca, legata ai monaci di rito bizantino: ne è testimonianza sublime lo splendido affresco della Vergine sul modello iconografico dell'Odigitria, ovvero «Colei che indica la Via». Questa pittura bizantineggiante, che ancora oggi brilla sull'altare cinquecentesco, custodisce una teologia visiva straordinaria: Maria vi è raffigurata in posa solenne e regale mentre rivolge lo sguardo direttamente a noi fedeli; con la mano destra compie il gesto centrale di indicare il Bambino Gesù, tenuto sul braccio sinistro, per mostrarlo al mondo come unica Via di salvezza. Il Cristo non è dipinto come un neonato, ma come un piccolo adulto — il Logos incarnato — che reca in mano il rotolo della Legge e con l'altra benedice, mentre la Vergine indossa il tipico maphorion porpora, simbolo della dignità divina di cui è stata rivestita.
A questa prima presenza italo-greca seguì l'avvicendamento dell'insediamento benedettino (collegato all'abbazia di S. Maria de Nereto nel centro di Nardò, attiva prima della fondazione della diocesi di Nardò), che impresse al monastero la sua celebre regola di preghiera e lavoro. Questo cammino secolare è rigorosamente confermato dai documenti papali e d'archivio:
_Nel 1373, i registri delle decime conservati nell'Archivio Segreto Vaticano (oggi Archivio Apostolico) censiscono ufficialmente il cenobio dell'Alto e la sua piena attività.
_Nel 1470, i documenti dell'Archivio Vescovile di Nardò descrivono la piena operatività della struttura e le sue pertinenze territoriali.
_Tra il 1491 e il 1507, i verbali della Visita Pastorale del vescovo Gabriele Setario descrivono l'insediamento monastico come un monastero fortificato, circondato da ben nove ettari di terra sulla collina, un baluardo di fede a difesa dalle incursioni saracene prima che il tempo lo trasformasse nella storica Masseria dell'Alto e poi in dimora di villeggiatura.
Camminare insieme lungo i sentieri del colle, oggi cuore del Parco di Porto Selvaggio, sarà il nostro modo di fare memoria viva di questa eredità millenaria. D'altra parte, come dice Goethe, “quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo davvero”. Pertanto, invito tutta la comunità e i graditi ospiti a questa serata di spiritualità e di connessione con la nostra storia religiosa per riguadagnarsi e possedere davvero una così bella eredità secondo il seguente programma:
🗓️ L'appuntamento: Venerdì 14 agosto, vigilia della solennità dell'Assunta.
📍 La partenza: Ore 19:00, sul sagrato della Chiesa delle Cenate, per il pellegrinaggio a piedi.
⛪ L'arrivo: Ore 20:00, presso la Chiesa della Madonna dell'Alto.
🕊️ La celebrazione: All'arrivo alla masseria dell'alto, celebreremo solennemente la Santa Messa della Vigilia dell'Assunta. Uniremo le nostre voci a quelle dei monaci e dei pellegrini che per quasi mille anni hanno cantato le lodi di Maria Odigitria.
d. Francesco