Si tratta di un antichissimo edificio sacro e pregevolissimo tra le opere d’arte napoletane dell’epoca costantiniana, segnatamente per la contemporaneità e le decorazioni musive poste in opera in quest’ambiente, tra il IV e V secolo dopo Cristo. Fu riportato all’uso di fonte battesimale dall’opera evergetica del Vescovo Severo nel periodo più prossimo alla fine della lotta Ariana nel meridione d’I
talia e la sua primitiva edificazione lo faceva sorgere isolato dall’episcopio come era d’uso secondo la liturgia del tempo. Resta utile ricordare che la diocesi napoletana a quel tempo fu in due gruppi separata: l’uno andato ad insediarsi nella zona tra i decumani inferiore di Spaccanapoli ed il Pendino e l’altra acquartierato nell’insula dei Vergini alle falde di Capodimonte, nella terra significativamente per quell’epoca ancora assai pagana, poi col tempo, via a via riadattato all’uso di necropoli per la sepoltura di rito cristiano, ed infine musealizzate dal ciclo delle Catacombe della Sanità, ovvero: San Severo, San Gaudioso e San Gennaro. Dunque si è tutti concordi nel riternere questo ambiente come la sede fisica del gruppo dei primi Cristiani, sommariamente introdotto nelle Leggi regio Costantiniane. Residenti qui dentro, si legge su alcuni documenti del tardo medioevo, "…a guardia della fede nascente", nascosti sotto terra, in tempi di crisi spirituale e politica, ad ordinare il sacramento del Battesimo per immersione, nel cuore dello spazio greco al centro della sala, oggi occupato dalla vasca, che affonda sotto il pavimento per circa sessanta centimetri3bis. Di chiara matrice orientale5 già sperimentata negli ambienti termali di Roma e nel Catabulum di Capua e nel più tardivo San Giovanni in Fonte di Marcellinianum ascrivibili al V, VI secolo d.C.6, il suo ingresso è stato stabilito ch’era ad Oriente così, come lo dimostrerebbe il centro fisico e concettuale della composizione musiva espressa nella sigla di Cristo, iscritta nel clipeo centrale, emisferico, assai depresso, collocata giusto in mezzo delle due lettere apocalittiche per eccellenza: l’Alfa e l’Omega. Ha un impianto quadrangolare raccordato ad un tamburo ottagonale mediante cuffie angolari ed è coperto da una cupola a calotta estradossata poggiante su dei pilastri ad L7. La decorazione, composta essenzialmente di ricche bande musive, nella parte sua residua, con larga campitura geometrica vivacizzata da lussureggianti serti vegetali ed abitata da numerosi volatili, si dispone oltre che sulla calotta anche sul tamburo e sulle cuffie angolari, costituita da un clipeo attorno al quale si dispone soave un circuito mirabile di otto riquadri trapezoidali figurativi dei quali soltanto quattro di essi son leggibili e quindi, chiaramente rappresentativi del tema centrale dell’ambiente
Una minuta serie di pastori e di agnelli ad abbeverarsi alla fonte chiude la composizione ed il tetramorfo nelle cuffie angolari. La volta dell’edificio ritrae un cielo notturno di blu scuro, illuminato da settanta stelle di varie dimensioni, tra le quali, spicca una Croce, con la mano del Padre che La incorona con un serto d’alloro gemmato. Questo tipo di composizione è un tema già presente in un contesto battesimale a Doura Europos. A completare l’enorme complessità dei significati medesimi è stata realizzata in corrispondenza della mano del Padre, nella fascia decorativa circolare, tra pavoni, quaglie e fagiani, araldicamente disposta ai lati di ceste colme di frutti, una Fenice, bestia mitologica estratta dal variegato mondo antico e pagano ed impiegato dai Padri della Chiesa, Clemente, Tertulliano, Romano e Ambrogio, come simbolo della Resurrezione della Carne. Anche se solitamente questa bestia è raffigurata tra le volte celesti, qui, in questo contesto, fatto assai raro, è presente tra le fiamme. La figurazione fortemente simbolica del gruppo d’appartenenza resta indice della centralità della catechesi del IV e V secolo, contestualizzata dalla tematica dello Spirito Santo, l’Acqua battesimale e la Gran Croce Monogrammatica, la quale trova nell’oggetto di questa discussione stretto confronto con quelle rinvenute sulle colonne della basilica eretta dal vescovo Severo, non molto distante dall’episcopio napoletano, oggi la monumentale chiesa di San Giorgio Maggiore a Forcella. Le scene principali del programma decorativo del Fonte si dispongono ad est con la rappresentazione musiva di un Personaggio maschile frammentario, a Nord Est con la Samaritana al Pozzo indossa una dalmatica col capo scoperto altrimenti diverso dalla donna che occupa la scena a Nord Ovest, che dialoga col Cristo appena appena conservato, vestito di caffettano o tunica ed un pallio stende la mano ad indicazione di chiedere acqua dal Pozzo. A Sud Ovest la Resurrezione e a Sud, in corrispondenza dell’ingresso nella sua forma attuale scene di due miracoli del lago e a Sud Est la Traditio legis. (Testo tratto dalla pagina web: https://www.storiacity.it/guide/316-battistero-san-giovanni-in-fonte-napoli)