Gli Amici Della Terza Eta'

Gli Amici Della Terza Eta' Progetto nato grazie al parroco della Chiesa Sacri Cuori Gesù e Maria di Cavalleggeri PADRE ENRICO, in collaborazione con l'Associazione PARTHENA

21/03/2014

LE MALATTIE DELLA TERZA ETA'

Alzheimer
La malattia di Alzheimer
La malattia o morbo di Alzheimer è una patologia che colpisce la memoria e altre funzioni cognitive, come il parlare e il pensare, altera le normali attività della persona in seguito a uno stato di confusione, comporta cambiamenti di umore e disorientamento spaziale e temporale.
Essa si manifesta con una lieve diminuzione delle capacità di ricordare, imparare nuovi concetti ed esprimersi. In seguito, si manifestano anche alterazioni del carattere e della personalità e difficoltà nei rapporto con il mondo esterno.
Col progredire della malattia, i sintomi diventano sempre più percettibili, e cominciano a interferire con le attività giornaliere personali e sociali, fino a impedire al malato di fare molte cose, come camminare e lavarsi da solo, costringendolo a dipendere completamente dagli altri: come accade nella fase conclusiva della malattia.
Una diagnosi tempestiva è estremamente importante perché permette di:
formare in modo corretto e completo i familiari;
programmare gli interventi assistenziali;
distinguere la malattia di Alzheimer da altre forme di demenza;
impostare subito il trattamento farmacologico.
La diagnosi della malattia è possibile anche nella fase precoce della malattia, quando cioè si manifestano i primi sintomi.
Terapie
Al momento non esistono terapie risolutive, per l'Alzheimer. Ma alcuni farmaci consentono di rallentarne il decorso, Parallelamente, si cerca di intervenire sui pazienti con interventi comportamentali, di supporto psico-sociale e di training cognitivo (allenamento della mente). Tra i metodi adottati, si possono citare forme specifiche di musicoterapia ed arteterapia.
Positivo sembra essere anche l'effetto di una moderata attività fisica e motoria - soprattutto nelle fasi intermedie della malattia - sul tono dell'umore, sul benessere fisico e sulla regolarizzazione dei disturbi comportamentali, del sonno e alimentari.
Fondamentale è inoltre la preparazione ed il supporto, informativo e psicologico, rivolto ai parenti e al personale assistenziale del paziente ("caregivers"), che sono sottoposti a stress fisici ed emotivi significativi, in particolare con l'evoluzione della malattia.

Artrite reumatoide
Di origine autoimmunitaria, l’artrite reumatoide è una patologia infiammatoria che colpisce le articolazioni. Le cause sono ancora sconosciute, quindi non è possibile prevenire la sua comparsa anche se è molto importante fare una diagnosi precoce che permette di iniziare tempestivamente le cure che permettono di contrastare in modo efficace la malattia.
Come si sviluppa. A causa di un malfunzionamento del sistema immunitario dell’organismo gli anticorpi riconoscono come estranea al corpo la pellicola sinoviale che riveste internamente tutte le articolazioni. Attaccandola, la distruggono lentamente. Con il progredire della malattia vengono distrutte cartilagine e tessuti delle articolazioni, fino alla superficie delle ossa nello stadio più avanzato. Col tempo l’organismo sostituzione i tessuti danneggiati con nuovi tessuti cicatriziali che sono i responsabili delle rigidità e delle deformazioni tipiche di questa malattia.
I sintomi dell’artrite reumatoide: debolezza muscolare e anemia, gonfiore e dolore alla articolazioni, stanchezza, perdita di peso e febbre. La patologia colpisce le articolazioni in modo simmetrico: ad esempio entrambi i polsi, o i gomiti o le ginocchia.

Le malattie respiratorie croniche: bronchite, asma ed enfisema

Bronchite, enfisema e asma, sono le difficoltà respiratorie croniche di cui soffre più del 20% della popolazione over 65. Tra i fattori che favoriscono l'insorgenza delle patologie dell'apparato respiratorio in primo luogo è il fumo seguito dai danni dell'inquinamento atmosferico.
La bronchite è un'infiammazione dei bronchi, la più frequente malattia delle vie respiratorie ed è caratterizzata da tosse, difficoltà di respirazione, febbre e dolore al torace.
L'enfisema polmonare è una malattia che colpisce gli alveoli dei polmoni, piccole cavità dalle pareti sottili che si trovano, a grappoli, all'estremità delle ramificazioni dei bronchi e sono circondate da vasi capillari. La funzione ridotta degli alveoli non assicura un giusto apporto di ossigeno all'organismo. Di solito l'enfisema colpisce più spesso i pazienti anziani e nei casi più gravi provoca una forte difficoltà di respirazione. Tra i sintomi dell'enfisema sono mancanza di respiro, tosse cronica e difficoltà di respirazione caratterizzata dalla tipica sensazione di "fame d'aria".
L'asma è una malattia infiammatoria delle vie respiratorie. L'attacco d'asma è caratterizzato dalla difficoltà di passaggio dell'aria nei bronchi, cioè da un'ostruzione bronchiale.
I suoi sintomi sono difficoltà a respirare e a far fuoriuscire il catarro che si forma nei bronchi infiammati, tosse, respiro sibilante. Le cause dell'asma possono essere varie. Tra queste le sostanze allergiche presenti nell'aria come gli acari e pollini, ma anche conseguenze di altre infezioni respiratorie.
Per prevenire le affezioni croniche dell'apparato respiratorio (bronchite, asma ed enfisema) è importante smettere di fumare perché oltre l'80% dei casi è da ricondurre al consumo di si*****te che causano danni irreversibili al tessuto polmonare. È bene anche evitare il fumo passivo, gli ambienti inquinati e polverosi. Un'alimentazione sana e il movimento all'aria aperta e pulita contribuiscono a evitare le infiammazioni. Particolarmente consigliato il vaccino antinfluenzale, soprattutto nelle persone anziane per le quali questa forma di prevenzione è gratuita.

Cancro del colon retto
Il cancro del colon retto riguarda una delle due porzioni dell’intestino, il tenue e il crasso. Quest’ultimo si divide a sua volta in due sezioni: colon e retto. Da qui il nome della malattia.
I sintomi
Il cancro del colon retto è caratterizzato dai seguenti sintomi:
presenza di sangue nelle feci;
costipazione o diarrea senza motivo;
perdita di peso, apparentemente senza motivo;
dolore all’addome o all’ano;
sensazione di non aver svuotato sufficientemente l’intestino, dopo aver evacuato le feci;
malessere, costipazione, dolore colico e sensazione di pienezza all’addome, sono i sintomi che si hanno quando il carcinoma causa un blocco o un’ostruzione dell’intestino.
Se si riscontrano uno o più segni indicati sopra, è necessario rivolgersi immediatamente al medico, per eseguire gli opportuni esami diagnostici.
I fattori di rischio
Tra i fattori di rischio individuati, vanno citati principalmente:
alimentazione scorretta, in particolare caratterizzata da un alto consumo di grassi animali e di proteine e basso consumo di fibre;
obesità,
casi di tumore del colon-retto o polipi intestinali in famiglia: l'ereditarietà è causa di circa il 5 per cento del totale dei tumori;e
età: il rischio aumenta oltre 50 anni;
mancanza di attività fisica.
Prevenzione
Ai fattori di rischio si collega la giusta prevenzione. In particolare, è importante seguire una dieta sana, povera di grassi animali e proteine e invece ricca di fibre, frutta e verdura.
È altrettanto consigliato, soprattutto dopo i 50 anni, stare attenti a eventuali segnali di allarme, come la presenza di sangue nelle feci, ed eseguire periodicamente controlli approfonditi. Il metodo di screening più consolidato è il test del sangue occulto fecale (SOF) raccomandato a tutti gli over 50, uomini e donne, anche senza fattori di rischio specifici. La colonscopia, invece, è un esame particolarmente indicato soprattutto per la sorveglianza dei pazienti ad alto rischio e per accertamenti di secondo livello, nei casi positivi al test di screening.
La Lilt, Lega italiana per la lotta contro i tumori, dalle pagine del suo sito, ricorda che il Servizio Sanitario Nazionale, attraverso le Regioni, offre a tutti gli uomini e le donne, dai 50 ai 70 anni di età, la ricerca del sangue occulto nelle feci ogni due anni, assicurando la gratuità anche di tutti gli esami di approfondimento e di terapia necessari, in primis la colonscopia.
Nei casi di storia familiare di tumori o polipi del colon retto, è quanto mai opportuno, fin dalla giovane età (dai 40 anni in poi), rivolgersi a specialisti in gastroenterologia per controlli ed esami endoscopici periodici.

Scompenso cardiaco
Lo scompenso cardiaco si ha quando il muscolo cardiaco, il cuore, non riesce più a pompare con la giusta forza il flusso del sangue che deve ossigenare e nutrire a sufficienza i tessuti e gli organi di tutto il corpo.
Tra le cause più comuni dell'indebolimento del cuore rientrano l'infarto e la pressione alta, o ipertensione.

Ecco i primi sintomi dello scompenso cardiaco
difficoltà a respirare che inizialmente si manifesta solo dopo sforzi anche leggeri come fare una rampa di scale, una salita o trasportare un sacchetto della spesa
tachicardia
stanchezza muscolare
gonfiore ai piedi e alle gambe
Come prevenire questa malattia? Seguendo un'alimentazione equilibrata povera di sale e di grassi, soprattutto animali. È necessario anche ridurre gli sforzi ma mantenere un'attività fisica moderata e regolare. E ancora, non si deve fumare e bere alcolici. È importante abbassare il livello di glicemia e colesterolo nel sangue con diete mirate, tenere sotto controllo la pressione sanguigna, tenersi in forma e muoversi, ma senza esagerare: fare quindi delle passeggiate a piedi o in bicicletta, sempre su consiglio del proprio medico.

Ictus cerebrale
L’ictus cerebrale si ha quando il flusso di sangue non arriva in modo corretto al cervello e le cellule di quest’ultimo subiscono un danno dovuto alla mancanza di ossigeno. Quando il flusso si riduce o s’interrompe le cellule nervose perdono in parte o completamente le loro funzioni con conseguenze importanti come infermità che richiedono assistenza sia da parte della famiglia che di strutture specializzate.
L’ictus può essere di due tipi:
ischemico, quando si restringe o si chiude improvvisamente un’arteria che porta il sangue al cervello con conseguente sofferenza o morte di cellule cerebrali;
emorragico, quando si rompe un’arteria cerebrale a causa dell’aumento della pressione sanguigna arteriosa o per una malformazione di una parete dell’arteria stessa.
I sintomi
I sintomi dell’ictus si presentano all’improvviso e sono dovuti alla perdita temporanea o definitiva di alcune funzioni cerebrali, che dipendono dalla parte del cervello danneggiata dall’interruzione del flusso di sangue.
In particolare, è necessario rivolgersi immediatamente al pronto soccorso medico quando si riscontrano uno o più di questi segnali che riguardano o la parte sinistra o quella destra del corpo:
perdita di sensibilità di una parte del corpo o del volto;
difficoltà a muovere o paralisi di un lato del corpo o del volto;
perdita della vista o visione sdoppiata;
difficoltà a parlare o articolare il linguaggio;
vertigini, vomito o perdita dei sensi, mal di testa acuto.
La prevenzione
Prevenire l’ictus è molto importante. Questa patologia rappresenta infatti la terza causa di mortalità in Italia. E allora è essenziale:
non fumare;
controllare la pressione arteriosa, soprattutto quando si soffre di ipertensione;
tenere sotto controllo il livello del colesterolo e quello della glicemia, con una dieta sana ed equilibrata e con un giusto esercizio fisico.

Cardiopatie: angina pectoris e infarto
L’angina pectoris e l’infarto del miocardio sono due cardiopatie che interessano il cuore. L’angina è una sofferenza del muscolo cardiaco, una sindrome dolorosa che si verifica quando il flusso del sangue e l’ossigeno che arrivano al cuore sono insufficienti. Di solito è una conseguenza dell’arteriosclerosi, accumulo di grassi sulle pareti interne delle arterie che, per questo, si restringono e impediscono il corretto afflusso di sangue al cuore.
L’angina pectoris, dal latino dolore di petto, di solito si presenta sotto sforzo, quando aumenta la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa.
L’infarto si ha quando una parte del cuore viene danneggiata irrimediabilmente e "muore", a causa dell’arteriosclerosi delle coronarie, l’otturazione delle arterie che forniscono il sangue al muscolo cardiaco.
L’infarto si riconosce o si sospetta quando si sente un dolore intenso e protratto al centro del petto, dietro lo sterno. A questo si accompagnano una forte difficoltà a respirare e un’intensa sudorazione. Spesso il dolore s’irradia verso la gola, le braccia e lo stomaco.
Per prevenire angina pectoris e infarto è necessario smettere di fumare ed eliminare o ridurre il sovrappeso. È altrettanto importante tenere sotto controllo la pressione arteriosa e il livello di glicemia nel sangue; seguire una dieta equilibrata e povera di grassi (colesterolo) e uno stile di vita sano con la pratica di un regolare e moderato esercizio fisico

Arteriosclerosi
L’alterazione patologica di arterie e vasi sanguigni, l’arteriosclerosi, è una delle cause principali dell’insorgere di malattie cardiovascolari tra cui angina pectoris, ictus e infarto.
L’arteriosclerosi si ha quando grassi (lipidi) e colesterolo si depositano sulle pareti interne dei vasi sanguigni e delle arterie facendole degenerare e restringendo il condotto dove passa il flusso del sangue pompato dal cuore.
Le conseguenze di questa patologia sono alcuni importanti disturbi circolatori: quando il sangue scorre con fatica nei suoi naturali condotti (i vasi) si possono formare coaguli o trombi, cioè ostruzioni dei vasi sanguigni che portano all’infarto se sono localizzati a livello del cuore o ictus, se sono a livello cerebrale.
L’arteriosclerosi non dà sintomi e si sviluppa lentamente nel corso della vita. Per prevenire l’arteriosclerosi è importante avere un corretto stile di vita: non bisogna fumare, avere un’alimentazione ricca di grassi, essere obesi o sedentari.
Una volta individuata, l’arteriosclerosi può essere tenuta sotto controllo con un cambio di abitudini e stili di vita e con farmaci specifici.

Il morbo di Parkinson
Il morbo di Parkinson è una delle malattie neurodegenerative frequenti nelle persone anziane. È caratterizzato principalmente da disturbi del movimento muscolare.
Sintomi
I sintomi tipici della malattia sono:
tremore, generalmente è il primo sintomo del Parkinson e si riscontra quasi nel 70% dei pazienti. All'inizio il tremore può coinvolgere un solo lato del corpo e le mani più delle gambe;
lentezza dei movimenti, con difficoltà a camminare;
rigidità muscolare del tronco e degli arti;
instabilità posturale, che porta ad un aumento del rischio di cadute.
Cause
Le cause del morbo di Parkinson dipendono da una degenerazione delle cellule cerebrali che producono la dopamina, una sostanza chimica importante per un controllo preciso dei movimenti.
In chi è colpito dalla malattia, la mancanza di dopamina crea uno squilibrio all’interno dei centri nervosi che controllano i movimenti automatici. Generalmente, la malattia interessa le persone over 50, con un picco fra i 59 e i 62 anni, ma sempre più spesso si verificano dei casi tra gli adulti di età compresa tra i 20 e i 40 anni. Il morbo di Parkinson colpisce in eguale misura uomini e donne. In Italia il Parkinson colpisce circa 400 mila persone.
Cura
Non esiste una cura per questa malattia, anche se ci sono dei farmaci che possono alleviarne i sintomi. Ma è sicuramente importante associare alla terapia farmacologia un’alimentazione corretta. Gli alimenti consigliati sono: i cereali integrali, la frutta e la verdura, le proteine a basso tenore di grassi, le fibre. Per prevenire un abbassamento dei livelli di sostanze nutritive e calorie, è meglio consumare, nell’arco della giornata, pasti piccoli e frequenti.
Inoltre, è bene fare esercizio fisico: camminare, fare stretching, usare la cyclette e, se necessario, ricorrere alla fisioterapia.

L’osteoporosi
L’osteoporosi è una patologia provocata da una progressiva riduzione di calcio nelle ossa, che causa un indebolimento e una maggiore fragilità dell’osso, con conseguente rischio di fratture sia spontanee sia provocate da cadute o traumi. Le cause della malattia sono prevalentemente naturali, perché, dopo i 40 anni, il processo di distruzione dell'osso prevale su quello ricostruttivo.
Come si riconosce
L’osteoporosi colpisce molto più le donne degli uomini, per diversi motivi: la menopausa; una minore quantità di calcio contenuto nelle ossa; la maggiore durata della vita. L’indebolimento della struttura ossea nelle donne è spesso già riscontrabile intorno ai 55-60 anni, e diventa costante dai 75 anni in su.
I sintomi dell’osteoporosi sono difficilmente riconoscibili. Il dolore osseo dovuto all’osteoporosi viene spesso confuso con l’artrosi. Tuttavia, il dolore dell’artrosi si manifesta all’inizio di un movimento, dopo un periodo di immobilità; in particolare, al mattino, quando ci alziamo dal letto, poi tende a diminuire. Mentre il dolore dell’osteoporosi si manifesta e aumenta quando si sta in piedi e in movimento, e spesso è localizzato nella parte lombare della colonna vertebrale.
Come prevenirla
Per prevenire l’osteoporosi, è essenziale seguire una corretta alimentazione e svolgere un’adeguata attività fisica. Ecco alcuni consigli utili da seguire:
fin dall’adolescenza, e per tutto il periodo della crescita, è importante seguire una dieta ricca di calcio, contenuto prevalentemente nel latte, formaggio, verdure verdi, legumi secchi;
ogni tanto bisogna prendere un po' di sole, poiché i suoi raggi aiutano la produzione di vitamina D, essenziale per l'assorbimento del calcio;
bisogna assolutamente evitare di fumare: le donne forti fumatrici, ad esempio, vanno incontro ad una menopausa precoce (circa 2-3 anni prima);
non bisogna esagerare con il caffè e con l’alcol, perché aumentano la perdita di calcio con le urine;
va fatto quotidianamente esercizio fisico, il quale aumenta la massa ossea e riduce il riassorbimento del calcio nelle ossa, è sufficiente camminare di buon passo per mezz’ora al giorno.
È consigliabile, a partire dai 50 anni, eseguire una mineralometria ossea computerizzata (Moc), un esame che misura con esattezza la massa minerale ossea, permettendo la diagnosi precoce dell’osteoporosi.

La depressione senile
La depressione è una malattia caratterizzata da una alterazione del tono dell’umore che si manifesta con malinconia, tristezza, voglia di piangere senza motivi precisi, tendenza ad isolarsi dal resto del mondo, perdita di interesse per le cose abituali come leggere i giornali, guardare la televisione, frequentare gli amici, uscire di casa; colpisce il 15 per cento della popolazione anziana.
Importanza della dieta
È possibile prevenire la depressione cercando di evitare o risolvere eventuali fattori di rischio, ma anche seguendo una dieta sana ed equilibrata che aumenta il benessere generale dell’organismo. Recenti studi hanno svelato che, nel piatto, non devono mancare cibi ricchi di sali minerali, in particolare ferro e selenio, presenti nelle verdure verdi a foglia larga e nella golosa cioccolata. Abbondante deve essere anche l’apporto di vitamina C, di cui sono ricche le arance. Dal Giappone i ricercatori fanno sapere che un consumo di 4 tazze di tè verde al giorno migliora l'umore e allevia i sintomi della depressione in tarda età.
Sintomi e caratteristiche
La depressione senile è causata solitamente da malattie dovute all’invecchiamento fisico e mentale, oppure a situazioni sociali ed economiche disagiate.
I principali fattori sono:
isolamento sociale;
invalidità e dipendenza dall'aiuto di altre persone;
diminuzione delle risorse economiche;
perdita del proprio status sociale;
perdita del lavoro;
ripetute esperienze di lutto o di perdita;
cattivo adattamento alle malattie;
cattivi meccanismi di difesa dall'angoscia della morte.
I sintomi che caratterizzano uno stato depressivo nelle persone in età avanzata sono gli stessi che si manifestano nelle persone più giovani: senso di debolezza al minimo sforzo, mal di testa, palpitazioni, dolori, vertigini, dispnea, difficoltà respiratorie. Tuttavia, identificare la depressione senile non è sempre facile, perché i primi sintomi depressivi negli anziani vengono spesso collegati a problemi fisici e mentali dovuti all’età. Gli anziani depressi inoltre, diversamente dalle persone affette da demenza, che mostrano evidenti e frequenti disturbi del comportamento, difficilmente si fanno notare e la loro condizione di disagio raramente viene rilevata e trattata adeguatamente.
Prevenzione e cura
Quando l’alterazione del tono dell’umore si presenta più volte in un anno e in episodi di lunga durata allora, diventa indispensabile rivolgersi a chi può fornire un aiuto a risolvere questo problema: il primo riferimento è il medico curante che può valutare i sintomi in base alla lunga conoscenza della persona e ai problemi clinici; inoltre, il rapporto di fiducia tra medico e paziente, facilita il colloquio, strumento indispensabile per la diagnosi.

Per curare la depressione senile, prima di ricorrere all’uso dei farmaci, è importante analizzare l’ambiente in cui l’anziano vive, i fattori psicologici, sociali e ambientali che lo circondano. Spesso la vecchiaia viene vissuta come una malattia, con rassegnazione e senza stimoli verso il mondo circostante, ci si chiude in sé stessi, si vive di ricordi e ci si ammala di depressione. Per evitare che si inneschi un quadro depressivo, è importante che ci sia qualcuno accanto alla persona anziana, in grado di circondarla di affetto e di considerazione.

La glicemia e il diabete
La glicemia è la quantità di glucosio nel sangue, la principale fonte di energia e di nutrimento per l’organismo. La glicemia è regolata da un ormone, l'insulina, prodotta dal pancreas, organo dell'apparato digerente. Se l'insulina non agisce in modo corretto, o non è presente nella giusta quantità, si ha un accumulo di glucosio nel sangue: è questa una condizione di iperglicemia, sintomo principale delle varie forme di diabete.
In base alle cause che ne sono all’origine, si distinguono alcuni tipi di diabete. I più comuni sono:
il diabete di tipo 1, chiamato anche diabete mellito insulina dipendente. In questa forma l'insulina non è prodotta, poiché il sistema immunitario, che normalmente difende l'organismo da sostanze estranee, attacca e distrugge le cellule del pancreas che producono l'insulina; i principali fattori di rischio per questo tipo di diabete sono: la familiarità; la dieta; le infezioni;
il diabete di tipo 2, o diabete mellito non insulina dipendente. In questo tipo di diabete l'insulina è prodotta in quantità non sufficiente. Inoltre, le cellule possono diventare "resistenti" all'insulina: aumenta cioè la quantità di insulina necessaria affinché le cellule ricevano l'informazione di assorbire il glucosio dal sangue; i principali fattori di rischio per questo tipo di diabete sono: la familiarità; il sovrappeso; la sedentarietà l'appartenenza ad alcune etine;
il diabete da gravidanza è una forma che si sviluppa quando altri ormoni messaggeri, prodotti durante la gravidanza, rendono le cellule resistenti all'insulina.
I sintomi
Alcuni sintomi determinati dall'iperglicemia sono l’aumento di sete o di fame, la frequente necessità di urinare, la perdita di peso, la sensazione di affaticamento. Se non viene curata, l'iperglicemia può portare a problemi più complessi di tipo cardiovascolare, epatico, nervoso, e complicazioni della vista.
Più in generale, sintomi tipici del diabete possono essere: iperglicemia; dispepsia; poliuria (emissione di una eccessiva quantità di urina) e conseguente polidipsia (sete intensa); polifagia paradossa (pur mangiando molto, si dimagrisce); perdita di peso; nausea; vomito; senso di fatica, irritabilità; astenia (riduzione della forza muscolare al punto che i movimenti, anche se effettivamente possibili, sono eseguiti con lentezza e con poca energia); cefalea, parestesie (alterazione della sensibilità degli arti con eventuale formicolio); ulcere cutanee; acantosi nigricans (manifestazione cutanea caratterizzata da zone iperpigmentate, mal delimitate, che compaiono tipicamente a livello delle pieghe cutanee); xerodermia (cute secca, quasi desquamata.); prurito; xantelasmi (disturbi cutanei sulle palpebre) e xantomi (degenerazione della pelle di colore giallastro).
La prevenzione
Tra i fattori di rischio per la comparsa del diabete c’è l’obesità, quindi per il controllo di questa malattia è fondamentale tenere sotto stretto controllo la glicemia, il livello degli zuccheri nel sangue e mantenere il proprio peso forma. Tra le altre cause che possono favorire la comparsa del diabete ci sono: la pressione alta, un alto livello di colesterolo nel sangue, casi di diabete in famiglia, sedentarietà.
La prevenzione e la diagnosi precoce sono fondamentali per ridurre al minimo i danni provocati dal diabete. Per questo è raccomandato alle persone di età superiore a 45 anni di eseguire una o due volte all’anno un esame del sangue per controllare la glicemia. Valori di glicemia nella norma sono compresi tra 70 e 100 milligrammi di glucosio per decilitro di sangue, mentre valori superiori a 126 mg/dl possono dare la conferma di una diagnosi di diabete.

La pressione alta o ipertensione
La pressione alta, o ipertensione, è uno dei fattori di rischio più importanti per le persone anziane: a questa è strettamente legata la frequenza di ictus, di deterioramento delle arterie e di varie malattie cardiovascolari, che rappresentano in Italia la prima causa di morte e tra le prime di disabilità.
Per prevenire problemi alla circolazione avere un’alimentazione sana ed equilibrata è il primo passo fondamentale. In tavola non possono mancare: frutta e verdura fresche; legumi e cereali che ricchi di proteine, possono sostituire tranquillamente le carni grasse; il pesce e i condimenti a base di olio extravergine d’oliva; le carni magre come pollo e tacchino, vitello e coniglio. Da limitare il consumo di: insaccati; formaggi stagionati, meglio freschi in sostituzione di carne o pesce; dolci; uova ricche di colesterolo; sale; bevande zuccherate e alcoliche.
Ma vediamo di conoscere meglio questo fattore di rischio. L’ipertensione si riferisce alla pressione che il sangue esercita sulle arterie quando circola nell'organismo, spinto dalla contrazione del cuore. Questa pressione, misurata in millimetri di mercurio (mmHg), è massima durante la contrazione del cuore, la pressione sistolica, e scende al minimo quando il cuore si riempie di sangue, la pressione diastolica. La pressione alta è definita come una pressione massima pari o maggiore di 140 mmHg o una pressione minima pari o maggiore di 90 mmHg.
La prevenzione inizia con il controllo periodico della pressione sanguigna almeno una volta l'anno, o più frequentemente secondo le indicazioni del proprio medico di fiducia.
La misurazione della pressione può essere fatta in farmacia ma anche da soli a casa con l'apparecchio sfigmomanometro, osservando alcuni semplici accorgimenti:
bisogna essere seduti su una sedia con lo schienale, che permette di appoggiare la schiena e di essere in posizione rilassata;
il braccio deve essere disteso in posizione orizzontale ed appoggiato su un tavolino;
non è consigliabile bere caffè o fumare per almeno trenta minuti prima della misurazione;
la pressione deve essere misurata dopo almeno 5 minuti di riposo;
la pressione minima e quella massima vanno misurati entrambe. A volte solo una delle due ha valori fuori norma;
è importante fare almeno due misurazioni ad intervallo di circa 2 minuti l'una dall'altra. Se le due misure differiscono per più di 5 mmHg, è opportuno ripetere la misurazione una terza volta;
l’accuratezza dello strumento di misura deve essere controllata periodicamente, comparando la loro lettura con un'altra effettuata con uno strumento manuale.

Tumore della prostata, ipertrofia e prostatite
La prostata: una preziosa ghiandola dell’apparato genitale maschile. Posta sotto la vescica urinaria, ha la funzione di produrre, insieme ad altri organi, il liquido seminale in cui sono contenuti gli spermatozoi nell’eiaculazione.
La sua posizione, a metà tra l’apparato genitale e quello urinario, rende quest’organo "famoso" specialmente durante il processo di invecchiamento, per i problemi di salute che può comportare. Sono comuni, soprattutto in età avanzata, patologie di tipo infiammatorie (la prostatite), o derivate da ingrossamenti della ghiandola (l’ipertrofia), o ancora trasformazioni maligne dei tessuti (tumori e carcinomi).
I sintomi
Tra le conseguenze più comuni di tali malattie, specialmente se sono in fase avanzata, c'è la difficoltà nell’urinare: la prostata malata preme sulla vescica e sull’uretra, il canale urinario, è provoca vari disturbi. Sono tra i più comuni l’impellente e frequente bisogno di urinare, il getto di urina debole e intermittente, la sensazione di non completo svuotamento della vescica, anche dopo aver appena urinato.
L'importanza della diagnosi precose
Particolare attenzione deve essere posta al tumore alla prostata: nella fase iniziale, le cellule cancerose crescono molto lentamente, non manifestando segni di malattia. In alcuni casi, ciò può non rappresentare un problema: quello di alcuni tumori che crescono molto lentamente o per le persone molto anziane. Altri tipi di tumori possono essere molto dannosi, invadendo anche altre parti del corpo e provocando sintomi di malattia solo quando diventa troppo tardi. È in questi casi che la cultura della prevenzione e la diagnosi precoce sono di vitale importanza: nelle fasi iniziali, essa aumenta sensibilmente la possibilità di guarigione o, quantomeno, di rallentamento dello sviluppo della malattia.
La diagnosi
Per prevenire, dunque, è opportuno che soprattutto le persone più anziane consultino periodicamente un medico urologo, con il quale stabilire l’opportunità di eseguire accertamenti. Gli esami medici diagnostici più comuni sono:
l’esplorazione rettale, attraverso la quale l’urologo può palpare la parte esterna della prostata, individuando eventuali ingrossamenti del tessuto;
l’analisi del Psa (antigene specifico della prostata) presente nel sangue: il PSA è una proteina che normalmente è prodotta dalla prostata nel liquido seminale per renderlo più fluido. Parte di questa proteina è presente nel sangue, in forma libera o associato ad altre sostanze. È stato visto che la quantità di PSA nel sangue aumenta quando la prostata è malata;
l’ecografia prostatica: una sonda, inserita nel retto, può fotografare il tessuto prostatico, rilevando eventuali tumori, anche di piccole dimensioni;
la biopsia del tessuto: un esame di conferma della presenza di un tumore. Attraverso un ago, è possibile prelevare un piccolo pezzo di tessuto da sottoporre a test clinici che rivelano la presenza di cellule cancerose.
La prevenzione
La prevenzione, però, inizia dall'alimentazione. La Società italiana di urologia consiglia a chi soffre di prostata di mangiare con moderazione il peperoncino, gli insaccati e le aragoste e limitarsi con birra, spezie, pepe, superalcolici e caffè. Nella dieta sono da preferire i cibi antiossidanti e ricchi di fibre, per esempio le carote, gli spinaci e i pomodori. È importante anche fare un po' di movimento ogni giorno e avere un’attività sessuale regolare, evitando lunghi periodi di astinenza.

l’ospedalizzazione domiciliare
L'ospedalizzazione domiciliare è un tipo di assistenza a domicilio che consente di garantire al paziente tutte le prestazioni che normalmente vengono erogate in ospedale. A differenza di quanto avviene nell'assistenza domiciliare integrata, la responsabilità della cura del malato non ricade sul medico di medicina generale, ma sulla divisione ospedaliera che lo mantiene in carico.
L'ospedalizzazione domiciliare presenta un doppio vantaggio, rispetto alla degenza in ospedale: da un lato, consente alla persona malata di godere di una qualità della vita nettamente superiore; dall'altro, permette al Servizio Sanitario Nazionale di sopportare costi inferiori. Ciò nonostante, è attiva in poche regioni.
Che cosa offre
Tipicamente, l'ospedalizzazione domiciliare garantisce:
2 ore al giorno di presenza infermieristica;
una visita giornaliera da parte di un medico dell'ospedale (o del medico generico, in collegamento con la divisione ospedaliera di riferimento);
un collegamento telefonico permanente con l'equipe ospedaliera;
la possibilità di visite specialistiche;
una segreteria organizzativa.
Quando vi si ricorre
Le patologie rispetto alle quali risulta più opportuno ricorrere all'ospedalizzazione domiciliare sono le malattie cerebrali croniche, i tumori, le ischemie cardiache, le malattie dei vasi sanguigni periferici, le complicanze di stati prolungati di immobilità. Essa rappresenta inoltre una soluzione idonea anche per i malati cronici anziani e per i malati in fase terminale.
Altrimenti, si ricorre all'ospedalizzazione domiciliare in caso di degenza prolungata, per ridurne gli effetti negativi, anticipando le dimissioni dall'ospedale.

Indirizzo

Piazza Neghelli
Naples
80124

Orario di apertura

16:30 - 18:30

Telefono

0815703894

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